Protagonista la Poesia

Il Gazzettino odierno, a pag. 18 propone un articolo che cattura la mia attenzione: Tre giorni di poesia in Borgo Valbelluna. Se non fossi impedita dalle stampelle ci andrei, perché la poesia è un po’ il mio sostentamento quotidiano. Rappresenta, per così dire, il companatico di un pranzo ideale dove primeggia la prosa. Incuriosita leggo l’articolo e l’autore, Gian Luca Favetto fa delle considerazioni che mi trovano pienamente d’accordo e che provo a riassumere: “Poesia è il modo di guardare il mondo. È un ascoltare, un sentire e un agire. Per, poi, scrivere”. Nel mio caso, il bisogno di scrivere è di lunga data, ma solo con la maturità lo esprimo in versi, suggestionata dalla natura soprattutto, e dalle emozioni, che non mancano mai. Provo a dire le cose come stanno, usando un linguaggio accessibile, se capita modulato dalla rima. Non cerco effetti straordinari, piuttosto un’eco di ritorno di quanto vedo e sento. Anni fa, partecipai a qualche concorso, più che altro per contattare persone interessate come me al genere letterario. In un paio di occasioni ho avuto dei riconoscimenti. Sono stata a Milano, a Savona e a Pontedera, per altrettanti concorsi che mi hanno consentito di maturare stilisticamente e umanamente. Poi ho tirato i remi in barca, convinta che c’è posto per tutti al mondo, quando si ha qualcosa da dire, senza pretesa che sia di valore sopraffino e/o riconosciuto da una patente. Magari potessi condividere questa esigenza con qualcuno di pari sentire. Tuttavia non mi riconosco poeta, quanto una persona che si esprime, cercando di toccare le corde del cuore. In questo senso, mi procura grande soddisfazione chi si connette con me sull’onda delle emozioni, dentro e fuori il blog, che non a caso si chiama verba mea (= parole mie). Pertanto fatevi sotto, amici del blog: in palio non ci sono beni materiali, ma il piacere della condivisione. Che non è poco.

Spazio all’arte

Bella giornata di sole, posso muovermi fino in piazza, ovviamente con le stampelle. Sosta breve in cartoleria e poi al bar, dove cerco sul quotidiano una notizia che mi ispiri il post di oggi: niente da fare, attualità e cronaca nera si ripetono. Ho bisogno di qualcosa che mi carichi, chissà che succeda qualcosa di piacevole, tornando a casa. Di strada, mi fermo a salutare Lucia che mi allunga le stampelle, perché non assuma la posizione “ingobbita”. Lei ha fatto l’intervento prima di me e mi fa da maestra. Rientro a casa, con la sensazione di aver impegnato un bel po’ di energie, perché camminare con le stampelle affatica. Per fortuna non devo occuparmi del pranzo che mi arriva dai volontari del Servizio Sociale del Grappa, caldo e buono. Ieri ho rivisto volentieri Mary, che si premura di consegnarmi i vari piatti sigillati fin davanti la porta, per evitare che scivoli, causa la pioggia. Benedetti volontari e Servizio Ristorazione Aita di Crespano del Grappa! Tornando a oggi, la sorpresa energizzante mi arriva tramite un corriere SDA che mi consegna un pacco, contenente materiale fotografico, in arrivo da Riccione (la località marina mi mette già di buonumore): si tratta di un cuscino artistico che ho ordinato, per l’imminente compleanno dell’amico pittore Noè Zardo, autore del dipinto a pastelli Il Faro e La Luce, in copertina all’omonimo mio romanzo, uscito a primavera e ora stampato sul cuscino. Lui non lo sa ancora, ma spero di fargli una gradita sorpresa. Inoltre ritengo che sia buona cosa far circolare l’arte, affinché sollevi lo spirito e consenta di riconciliarsi con la bellezza, in qualunque forma si esprima. Specie in un periodo inquieto e inquietante come l’attuale. Il Faro e La Luce ci illuminino!

L’eredità secondo me

Il tempo ieri nebbioso e la convalescenza mi hanno costretta a rimanere a casa tutto il giorno, gradendo molto le telefonate e le visite di mio figlio (con le pastine) e di Lucia. Nel mezzo ho guardato un po’ la televisione, che solitamente mi concilia il riposino pomeridiano. Durante il programma Domenica In con Mara Venier ho assistito al “dramma” di Gina Lollobrigida, una star del nostro cinema ed apprezzata fotoreporter (ha intervistato anche Fidel Castro). Me la ricordo come la Fata Turchina nello sceneggiato tivù Le avventure di Pinocchio, di Luigi Comencini (1972). Nel 2007 ha organizzato la sua prima mostra di scultura a Pietrasanta, di cui è cittadina onoraria. Longeva e poliedrica, sex simbol degli anni 1950 e 1960 a livello internazionale, 94enne ancora bellissima (nata a Subiaco, 8 luglio 1927), la Lollo si lamentava di non poter gestire i propri soldi e di essere stata giudicata incapace, per intervento dell’unico figlio maschio, Andrea Milko Skofic. È uscita con dolenti espressioni del tipo: “Ho il diritto di vivere e anche di morire in pace” e simili, che hanno toccato il cuore della conduttrice, e anche il mio. Al di là di come stiano effettivamente le cose, ho sempre pensato che sia meglio avere pochi soldi, anziché viceversa. Se in aggiunta la persona è famosa, come nel caso della Lollobrigida, gli interessi altrui (forse più appropriato dire avvoltoi) si moltiplicano, forse anche tra i consanguinei. Interprete di famosi film in bianco e nero, tra cui quello dove impersonava “la bersagliera”, epiteto che le è rimasto addosso, l’attrice sembrava ieri una persona fragile, bisognosa di affettuosa comprensione; come chiunque, ma di più per le persone in là con gli anni. A supportarla c’era anche l’avvocato, che segue la causa che la riguarda. Non vorrei essere nei panni del figlio… Spero di non aver bisogno, un domani, che mio figlio si occupi di me e di amministrare, a mio nome, ciò che resterà della buonuscita concessami a fine carriera di docente, dopo oltre trent’anni di insegnamento. Già ora mi procura malessere gestire il modesto tesoretto. Non escludo di liberarmene in qualche modo, al netto di ciò che destinerò alla mia vecchiaia. Conto su una eredità di altro genere, che rappresenti le mie attitudini e zero il conto in banca.

“Pensa che un albero canta e ride” (Alda Merini)

Oggi 21 novembre 2021, Giornata nazionale degli alberi. Istituita dal Ministero dell’ambiente nel 2013, intende promuovere la tutela dell’ambiente, la riduzione dell’inquinamento e la valorizzazione degli alberi. Ho ricordi lontani di messa a dimora di piante a ridosso della primavera e ricordi più vicini nel tempo dei cartelloni realizzati dagli studenti a scuola, dove l’albero simboleggia la vita nel suo divenire, partendo dalle radici fino a espandersi nella chioma frondosa. Dice Erri De Luca: “Amo gli alberi. Sono come noi. Radici per terra e testa verso il cielo”. Giuseppe Ungaretti sintetizza in un verso la condizione umana: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Sia che venga trattato in maniera scientifica, sia che l’approccio sia letterario, l’argomento risulta avvincente. “Mostra il tuo lato green” è il tema della Festa dell’Albero 2021, che coinvolge molti istituti scolastici di ogni ordine e grado ed anche il mondo dei social network che invita a celebrare gli alberi con un piccolo gesto: piantare un seme, una piantina, un fiore e farlo sapere ai propri contatti. Io scrivo il post e attendo che frutti. Al di là della battuta, credo di celebrare ogni giorno la mia simpatia per le piante e i fiori, che abitano casa mia, dentro e fuori. Dallo studio vedo il ciliegio giapponese da fiore, il nocciolo e il ciliegio che quest’anno non ha prodotto frutti. Il susino e il melo stanno sul lato sud-ovest della casa. Il vento ha portato i semi del fico selvatico che ha messo dimora, è cresciuto e d’estate fa ombra alle ortensie dal lato della cucina; un armellino si è insinuato tra la siepe di fottinie, regalando d’estate deliziosi frutti color oro. La magnolia di mamma resiste all’usura del tempo e la camelia tra un paio di mesi fiorirà. Il glicine strepitoso mi accoglie per il mio ritiro letterario. Nel giro di vent’anni – abito a Castelcucco dal 2000 – il mio spazio verde si è popolato, sia per intervento mio, che per scelta naturale. In altre occasioni ho avuto modo di dire che il pregio della mia casa proviene più dall’esterno che dall’interno. Cerco tra gli aforismi un pensiero da condividere e quello di Alda Merini mi pare il più adeguato: “Pensa che in un albero c’è un violino d’amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita”. Buona Festa degli Alberi!

San Benigno

Il mio calendario riporta come santo del giorno San Benigno; il nome proprio, al minuscolo è un aggettivo che significa buono, benevolo, amabile, mite… Riguardo all’etimologia, deriva dal latino benignus, formato da bene cioè “bene” e da gignere ossia “generare”, quindi significa “che genera il bene”. È il santo appropriato per presentare le due persone per le quali ieri ho fatto i muffin: la mia amica Marcella, sempre disponibile e affidabile, e Gina, la nonna di Manuel che oggi spegne…un bel numero di candeline! Tanti cari auguri alla signora coi capelli grigiazzurri (il riferimento alla fata dai capelli turchini non è casuale) che ho “adottato” come parente e tanto di cappello a Marcella, che se serve si occupa anche della mia chioma. In questo periodo di convalescenza mi fa soprattutto da autista e da spalla, dopo essersi occupata dei miei amici animali durante la degenza in ospedale. Riconosco che questo periodo di parziale inabilità mi ha fatto toccare il cuore di diverse persone, che costituiscono la tessitura della mia rete affettiva. In presenza o tramite messaggi e telefonate mi sono state vicine, trasformando un periodo potenzialmente difficile ed impegnativo in una mezza vacanza, come l’ha definito Lara, la mia storica parrucchiera (ma lei è ancora giovane). Valutando com’è andata la prima fase della mia convalescenza, ammetto che ho raccolto molto più di quanto ho dato: dovrei aprire una pasticceria, per ricompensare quanti mi hanno dimostrato attenzione e affetto. Credo che San Benigno abbia un occhio di riguardo anche per me, da come sono andate le cose. Pertanto oggi è un’ottima vigilia della festa della Madonna della Salute, cui mi raccomando e raccomando i miei amici. Gina fa da apripista, dato che oggi è il suo compleanno: auguri di ❤️ e grazie tante agli amici vicini e lontani!

Artista senza età

Oggi sono in ritardo: mattinata dedicata alle cure riferite al recente intervento e alla dolceria, come chiamo la realizzazione dei muffin, infornati in doppia dose e con due ripieni diversi, destinati a due persone speciali che svelerò domani. Ricollegandomi al post di ieri, dove ricordo la “ricetta” di Schopenhauer per elevarsi: arte, morale, ascesi… mi concedo una ripassatina delle mie poesie recenti e ne scelgo una, che trascrivo per dare sostanza al mio pomeriggio volto frettolosamente al crepuscolo. Il titolo la dice lunga: Artista senza età. L’ho composta un paio di mesi fa, dopo aver conosciuto Pio Zardo, un anziano signore dal cuore fanciullo che ancora dipinge e recita a memoria le poesie. Una testimonianza invidiabile di creatività e di longevità, che sarebbe un dono potessi copiare. Ecco il testo: Se avrò la fortuna/d’invecchiare/vorrei diventare/tale e quale l’artista/smemorato/del tempo e dello spazio/alla sua opera/applicato/con fanciullesca/tensione./La creazione/prende vita/sotto le flessuose dita/intinte nel colore/mentre il cuore/dell’artista/senza età/vaga tra una/e l’altra amenità//. Se vi va, ditemi cosa ne pensate. Grazie, a domani!

Diamo voce alla Filosofia

Oggi 18 novembre 2021 Giornata Mondiale della Filosofia. Creata dall’Unesco, fu celebrata la prima volta nel novembre 2002. Filosofia deriva dalla parola greca phílosophía, che significa “amore della saggezza” e si occupa dello studio della natura, della realtà e dell’esistenza: aspira a cogliere il senso stesso della vita e ci fornisce gli strumenti per un pensiero critico, analitico e creativo. Personalmente ritengo che il ruolo della Filosofia in questo lungo periodo di crisi non sia marginale, anche se ai tempi del Liceo circolava la frase accomodante: “La filosofia è quella cosa con la quale e senza la quale si vive lo stesso”. Suppongo sia stato un buontempone a metterla giù. Come professore di tale disciplina, circa un paio di ore a settimana, avevo Roberto Roberti, che già nel nome evoca qualcosa di speciale. La materia non mi dispiaceva, anche se non mi sono appassionata, privilegiando la Letteratura in generale: greca, latina, italiana e un cenno di staniera. Le mie simpatie andavano per Arthur Schopenhauer (filosofo tedesco, 1788 – 1860), per un’identità di sentire, più che di pensare. Fautore del “pessimismo cosmico”, individua tre vie di liberazione dal dolore: l’arte, la morale e l’ascesi…che non mi pare male. Sue queste frasi: “Non v’è rimedio per la nascita e la morte, salvo godersi l’intervallo”; !”Dall’albero del silenzio pende il suo frutto, la pace”; “Solo la luce che uno accende a se stesso risplende in seguito anche per gli altri”. Poi all’Università mi sono iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia, con Laurea in Lettere moderne, conseguita giusto 45 anni fa (era il 30/11/1976; ero una ragazzina di 23 anni… Adesso che ci penso, credo che le lezioni di Filosofia siano state produttive più da adulta che da studente liceale, nel senso che hanno agito nella formazione del mio carattere, come l’acqua che scava nella roccia. Perciò ben venga una giornata che invita ad interrogarci su chi siamo e dove andiamo. Alla ricerca di una identità nel mondo che cambia.

Longevità

Seconda puntata al bar con le stampelle. Sfoglio di fretta il quotidiano, in piedi per non affaticarmi, giusto il tempo di riassaporare il cappuccino, con il decoro di un fiore gentile fatto dalla gentile titolare Gabriella. Mi spiace che lei abbia a che fare con un dolore alla spalla…giusto per condividere qualche “magagna” e confortarci a vicenda. Secondo me, il servizio al tavolo (che io consumo più comodamente su uno sgabello alto con la seduta rossa) prevede anche uno scambio emozionale con la clientela, che in questo locale avviene. D’altronde il bar non è una biblioteca dove prevale il silenzio. Mi colpisce una notizia che riguarda un compleanno speciale in zona: compie 100 anni una signora, di cui mi sfugge il nome, ospite della Casa di Riposo Aita di Crespano del Grappa. Un traguardo ambìto, ma da pochi raggiunto. Leggendo il trafiletto dedicato alla centenaria che sarà festeggiata sabato, estrapolo una notizia in controtendenza: l’unico figlio della signora è mancato qualche tempo fa, quindi si è verificato un passaggio di consegne, per così dire anomalo, perché naturalmente il genitore dovrebbe andarsene prima del figlio. Non so se la signora abbia parenti che la sostengano, me lo auguro. Di certo la comunità le avrà costruito attorno una rete affettiva di supporto che allevierà le sue pene. Diciamo che la notizia su cui mi sono soffermata è dolce e triste insieme: dolce per la longevità della signora, triste perché non le è stato risparmiato un grave lutto. Personalmente sono molto attratta dai vecchi invecchiati bene, che ritengo una miniera di risorse. Che un figlio muoia prima di un genitore mi pare uno sberleffo del destino, ma è successo e succede. Concludo con un pensiero posto sotto il titolo del mio ultimo impegno letterario POST PER UN ANNO: Ieri è storia, domani è mistero, oggi è un dono. Pertanto godiamoci ciò che ci offre la vita, senza fare progetti a lunga scadenza, questi in mano al destino o alla Provvidenza.

Sulla competenza

Nella sua rubrica “PASSIONI E SOLITUDINI” di ieri, lunedì, Alessandra Graziottin auspica “Il ritorno della competenza per migliorare la nostra vita”. Leggo l’articolo al bar, in piedi con le stampelle quasi appiccicate addosso, la prima uscita dopo l’intervento. Consumo un crodino perché sono le undici, gusto l’oliva e sorseggio l’ambrato aperitivo che trovo delizioso. Gabriella, la titolare, è appena andata via. Volevo ringraziarla di aver chiesto mie notizie. A breve, riprenderò le mie vecchie abitudini e potremo scambiarci i complimenti. Certo l’umore recuperato aiuta, l’articolo della specialista mi prende e lo adotto in pieno. Già la parola “competenza” è illuminante e la citazione di Antonio Gramsci ci sta a pennello: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza”. Secondo la sessuologa, la voglia di competenza sta crescendo, sostenuta dall’aumento di chi legge libri, e si sa quanto faccia bene allenare la mente a pensare. Palese è l’invito a studiare, conoscere, approfondire… per garantirsi una buona salute fisica e mentale. “Meno turpiloqui e banalità e più approfondimento, prima di argomentare”, suggerisce la dottoressa che porta come esempi, sul fronte dello sport gli atleti che hanno vinto in svariate discipline e le Farfalle della ginnastica ritmica. Successi che sono frutto di tanto impegno, perseveranza, sacrificio, prima di tradursi in competenza tecnica e ricchezza umana. Infine, un invito a coltivare i talenti che ognuno si ritrova, per contribuire in prima persona al benessere della comunità. Senza demandare ad altri, “esercizio” in cui cadiamo spesso.

Fisioterapia e Natura

Non pensavo che le sedute di fisioterapia fossero così rilassanti. Adesso che la riabilitazione me lo impone, mi gusto questo momento della giornata come un’iniezione di energia e di fiducia. Fa quasi tutto Federico Zalunardo, il fisioterapista, un uomo dal fisico prestante e dalle mani dolci, che ho cercato con il lanternino, sfruttando il passaparola. Anche il posto dove esercita ha il suo peso: in mezzo ai campi, in una struttura adattata alla professione, accogliente come una sobria spa (non sono esperta, ma ho frequentato volentieri quella delle Terme di Bibione): pareti arredate con sinuose tavole di legno, musica soft, finestroni affacciati sui campi circostanti, la cui visione predispone già al relax. Silenzio circostante e voce rilassante del professionista sono un valore aggiunto alla prestazione specialistica. Non so quante sedute farò, dipende da come reagisco. Il fisioterapista è contento di me e io di lui: finché servirà, ci torno volentieri. Mi accompagna un volontario/a del Servizio Sociale del Grappa, struttura che rappresenta un’altra risorsa del nostro territorio, alimentata da persone del posto con cui ho l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere durante il tragitto da Castelcucco a Pieve del Grappa, ammirando il foliage di questa stagione agli sgoccioli: sabato era uno spettacolo cromatico unico, di foglie rosse, gialle, verdi viranti a tonalità più leggere…una tavolozza degna di un eccellente pittore. Anche a casa mia seguo il processo di spogliazione delle piante: il ciliegio giapponese si è alleggerito, il nocciolo pure…regge bene il glicine, il mio rifugio letterario, anche se non ci stazioni più sotto. Ma tornerà la bella stagione e il ciclo vegetativo riprenderà, speriamo senza traumi per la Natura che rimane la nostra prima casa.