Mi sveglio con il profumo del brasato che sale dalla cucina. Nonostante la mia avversione ai fornelli, ieri mi sono dedicata a preparare questo secondo piatto che richiede una doppia cottura e, possibilmente, il Barolo che ho sostituito con il Rosso di Montalcino in offerta (tanto me lo mangio io, non ho ospiti a pranzo, almeno fino al 31 marzo quando finirà l’emergenza sanitaria). Durante la colazione, condivisa con i miei pets, ascolto l’interessante programma Il Caffè che ricorda Lucio Battisti (Poggio Bustone, 5.03.1943 – Milano, 9.09.1998), di cui oggi ricorrerebbe il 79esimo compleanno. Viene proposta l’interpretazione della canzone Acqua Azzurra, Acqua Chiara (brano del 1969, composto da Giulio Rapetti/Mogol/Battisti). Credo di aver sentito il brano per la prima volta in pullmann, durante una breve visita scolastica, alle superiori. Senza particolari emozioni allora, perché percepivo il cantautore socialmente distaccato, come credo fosse. Col tempo ho valorizzato di più i suoi testi, di una poesia avvincente. I versi “Acqua Azzurra, acqua chiara/con le mani posso finalmente bere” sono evocativi e profetici. Tra un paio di settimane, precisamente il 22 (tra l’altro mio giorno natale) sarà la Giornata Mondiale dell’Acqua, bene primario, essenziale per la vita in tempo di pace e di più in guerra. Inoltre i due aggettivi azzurra e chiara sono esemplari di uno stato di grazia emotivo e anche di una condizione ambientale favorevole. L’azzurro evoca il cielo e la serenità che dovremmo cercare nell’ambiente, anziché sfruttarlo e ferirlo. Negli anni passati, a primavera ricorreva la festa dell’ambiente, con piantumazione di piantine e pulizia di spiagge e fossi. Forse qualcosa è rimasto, oppure bisognerà farlo tornare. Se torna anche a piovere, dopo due mesi di siccità, la Terra ringrazia. E anche noi.
Autore: Ada Cusin
Vita contro morte
Dall’inizio della guerra sono nati 46 bambini, lo sento al telegiornale ed è una lieta notizia che fa a pugni con le bombe che cadono dal cielo, anzi sembra una sfida alla follia della guerra. “La guerra non ferma la vita che nasce” leggo su un’agenzia d’informazione. La foto della nascita di Mia, partorita nella metropolitana di Kiev mentre la città era assediata dalle truppe russe è diventata virale. Certo quei piccoli nati nei rifugi sotterranei sono in forte pericolo e fa un certo effetto vedere una donna con un neonato in braccio scendere nel ventre della terra. Un’altra, cui viene chiesto se fuggirà altrove risponde di no, che intende crescere suo figlio in una terra bellissima, sebbene martoriata. Un’altra si affida alla Madonna, fiduciosa che proteggerà l’Ucraina. Giovani madri coraggiose; altre madri chiedono un corridoio umanitario per poter recuperare i resti del figlio morto, cioè ucciso in una guerra assurda nel terzo millennio. La terra è una valle di lacrime, mentre potrebbe essere un paradiso. Non intendo scrivere ogni giorno post sul dramma iniziato otto giorni fa…tuttavia non posso esimermi dall’offrire uno spunto di riflessione per esprimere almeno la mia solidarietà a chi deve subire le conseguenze di decisioni prese dall’alto. Bertold Brecht (Augusta, 10.02.1898 – Berlino, 14.08.1956), intellettuale impegnato per la pace, esprimeva un concetto quanto mai attuale, nella poesia LA GUERRA CHE VERRÀ, che riporto: La guerra che verrà/non è la prima. Prima/ci sono state altre guerre./Alla fine dell’ultima/c’erano vincitori e vinti./Fra i vinti la povera gente/faceva la fame. Fra i vincitori/faceva la fame la povera gente egualmente.// Tornando ai neonati, mi auguro che sopravvivano alle macerie e che possano avere una vita lunga e lieta, nonostante l’esordio da brivido.
Senso storico
Bambini del Guscio (asilo nido) in passeggiata, nel giorno del mercato locale. Sono meno di una decina, maschi e femmine tra i due/tre anni, con berrettino e giacca colorata; si tengono a una corda improvvisata sostenuta alle estremità dalle maestre. Fanno un bel vedere e molta tenerezza. Sorrido di compiacimento, ma mi sale da dentro l’immagine di altri coetanei costretti alla fuga o al distacco dai genitori (se ancora li hanno), come è capitato a Margarita, cinque mesi, che nonna Elena è andata a prendere in Polonia, al confine con l’Ucraina, dove l’aspettativa la figlia Alessandra, dopo due giorni di coda in auto e 17 km a piedi! Adesso le tre donne sono a Jesi, nella casa dove vive nonna coraggio. Questa storia ha preso la piega giusta, ma chissà quante altre non potranno avere un lieto fine. Tornando ai bambini in passeggiata, auguro loro il meglio di una lunga vita. Quando saranno studenti delle scuole medie o superiori, chissà come gli verrà raccontata la brutta pagina di storia, scoppiata otto giorni fa. A proposito di storia, una delle discipline delle Materie Letterarie (con Ed. Civica, Geografia e Italiano), ho presente un testo intitolato Senso storico, che mi ha sempre incuriosito perché stimola a interrogarsi su cosa sia davvero il senso storico, domanda tuttora intrigante. Siccome la mia è una intuizione della risposta, cerco sostegno in chi ha le idee più chiare di me: “La mancanza di senso storico è un grave fattore di debolezza dei millenials” (Beniamino Piccone) e Massimiliano Panarari sulla Stampa è autore dell’articolo intitolato L’illusione di essere eruditi. L’ingrediente essenziale per fare sedimentare il sapere e sviluppare le facoltà critiche è il tempo. Quando non c’era il web, Socrate proclamava: “Io so di non sapere”. Molti opinionisti che affollano i salotti televisivi, distribuendo incertezza farebbero bene a ripassare il grande filosofo greco antico (470 a. C. – 399).
Si alzi forte in tutta la Terra il grido della Pace (Papa Francesco)
Desolazione è la parola appropriata per commentare i video della distruzione che giungono dalla zona di guerra. Da Kharkiv il corrispondente Andreiev Artiom parla dal rifugio del palazzo dove la gente cerca scampo durante il coprifuoco: cantine attrezzate alla meglio di giacigli dove si vedono sedie e tavolini colorati per i bambini, e anche il cagnolino dell’inviato che si trattiene dal piangere “perché sono un uomo”. Il presidente Biden ha promesso di confiscare le ricchezze degli oligarchi (magnati economici delle ex repubbliche sovietiche) e di proteggere le democrazie sotto attacco. Il Papa ha indetto per oggi, giorno delle Ceneri, una giornata di digiuno e di preghiera. Oggi è il settimo giorno di guerra e l’ansia per una rapida risoluzione aumenta. Macron ha detto che durerà a lungo. Le immagini che arrivano dalle città bombardate assomigliano a quelle nei libri di storia dell’ultima guerra. Mi tornano alla mente le poesie dei poeti ermetici…una in particolare, di Salvatore Quasimodo (1901 – 1968; Nobel per la Letteratura nel 1959), dalla raccolta Giorno dopo giorno, intitolata Uomo del mio tempo, dura condanna delle violenze della guerra e della bramosia di potere. La poesia inizia così: Sei ancora quello della pietra e della fionda,/uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,/… Chissà se Putin la conosce. Nonostante le conquiste della scienza e della tecnica, il progresso non ha migliorato l’uomo, rimasto moralmente “quello della pietra e della fionda”, da cui ci dissociamo. Sperando che gli altri sopravvivano e adottino il monito di Papa Francesco: Si alzi forte in tutta la Terra il grido della Pace!
In attesa dell’arcobaleno
Mi alzo di buonumore perché finalmente e’ Marzo, mese della primavera e della rinascita. Accendo la radio e sento la struggente canzone Caruso, di Lucio Dalla, mancato giusto dieci anni fa. Un paio di canarine si danno da fare con il muschio e i fili d’erba che ho messo a disposizione, per l’auspicato allestimento di un nido. Forse qualcosa cambia anche al tavolo delle trattative tra Russia e Ucraina, sebbene la guerra incalzi. Per un paio d’ore correggo la bozza del mio ultimo scritto DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, che predispone al pensiero positivo. Poi esco, con l’idea di leggere il Corriere al bar, che da oggi è in ferie. Siccome in piazza ce ne sono tre, devio per il Mirò e mi accaparro Il Gazzettino. Gabriella, la titolare, è corrucciata perché Martina, la giovane cameriera, non la aiuterà più nel servizio e lei dovrà rimettersi alla ricerca di una collaborazione stabile. Sfoglio il quotidiano e mi soffermo su una notizia locale confortante: Castelcucco, insieme con Segusino risulta un paese verde, in quanto l’incidenza del covid è scesa sotto la quota 250 casi perp 100.000 abitanti. Non male, anche se Monfumo (con San Zenone) a un tiro di schioppo da Castelcucco risulta sopra quota 1200 contagi. La pandemia sta per fare armi e bagagli, ma un’altra grave emergenza ha scosso l’Europa. Chissà come andrà a finire, siamo in molti a ritenere che una guerra è fuori luogo, e anche tempo, data la vicinanza temporale delle due guerre mondiali. Tornando alla stagione, in coda all’inverno, mi sovviene il proverbio: “Marzo pazzerello, vien col sole, va con l’ombrello”, per dire della volubilità atmosferica, spesso paragonata alle intemperanze adolescenziali. Magari ai tavoli della diplomazia fosse praticata la via di mezzo, per assegnare a ognuno dei contendenti qualcosa, un po’ di sole e un po’ di burrasca. In attesa dell’arcobaleno!
La bellezza salverà il mondo
Come ogni domenica sera, su Rai3, Fabio Fazio intrattiene i suoi ospiti con garbo su alcuni fatti di attualità. Piuttosto sgarbata – ma è una comica – è Luciana Littizzetto, che tra una battuta e l’altra pensa alla grande, sconfinando in cielo. È ciò che si è inventata ieri sera, scrivendo una lettera addirittura al Padreterno, a causa della recentissima guerra in Ucraina. Temo che la sua audacia le attirerà degli strali, ma comprendo lo spirito di chi gioca l’ultima carta, non sapendo a chi appellarsi. D’altronde non offende nessuno, anche se fa nomi e cognomi di chi ha scatenato il putiferio e deve rinsavire. “A mali estremi, estremi rimedi” dice un proverbio, e non c’è ombra di dubbio che la guerra in Europa non era prevista (ma prevedibile). Tra l’altro, se ho inteso bene, apprendo stupefatta che Putin ha accennato a una “allerta nucleare”…giusto per non farsi mancare nulla! Non so come quest’uomo dorma di notte – se dorme – se ha degli affetti… ambizioni tantissime sì, e a lungo termine. Evidentemente l’avanzare del tempo non lo spaventa, si ritiene votato alla longevità. Che abbia fatto un patto col diavolo? Allora sì che la lettera strampalata, ma non troppo della Littizzetto giunge opportuna! La trasmissione AGORÀ informa che a breve è previsto un incontro Russia-Ucraina per “Trattativa nucleare” che auspichiamo salvifica. La parola nucleare mi inquieta, mentre trattativa mi predispone a sperare. Emetto un sospiro di sollievo e spengo il televisore. Ho bisogno di staccare dalle notizie pesanti. Dato che è lunedì vado al mercato di Fonte. La mia prima bancarella è quella dei fiori che offrono uno spettacolo di serena e gratuita bellezza. Sperando che la frase di Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo” si avveri.
Arte e guerra
Mi arriva da Possagno su WhatsApp la foto di un’opera di Antonio Canova, LA PACE, che si trova al museo dell’arte di Kiev attualmente sotto assedio. In Gipsoteca si trova il gesso, danneggiato durante la guerra e ricostruito: parallelismo significativo. Mi soffermo un attimo sulla statua, considerata un’opera cardine dell’artista, per la qualità compositiva e per il forte significato allegorico e simbolico: la figura alata (alta quasi due metri), in piedi, schiaccia la testa di un serpente, simbolo della guerra, a significare la vittoria del bene sul male. Commissionata al Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822; quest’anno centenario della morte) dal principe russo Nicolaj Rumianzev, viene realizzata tra il 1811 e il 1815 e allude alle complicate vicende politiche di quegli anni in Europa. Ribadisco che il marmo si trova nel museo di Kiev, dove era giunto dalla Russia nel 1953. I parallelismi offerti dall’Arte dovrebbero indurre a pensare positivo e toccare l’animo dei governanti ossessionati da mire espansionistiche. A proposito di parallelismi, seguo la rassegna stampa in tivù e vedo che una testata mette a confronto il leader russo Vladimir Putin con Volodymyr Zelensky, ex attore e comico ucraino, dal 20 maggio 2019 Presidente dell’Ucraina. Mi colpisce di quest’ultimo il coraggio e l’intenzione di resistere, anziché mettersi al riparo con l’appoggio degli Americani. In una recente apparizione pubblica ha detto che poteva essere l’ultima volta che lo si vedeva vivo…sono dichiarazioni angoscianti, come le foto degli obiettivi colpiti, dei civili nascosti nei bunker, dei profughi in marcia. Senza contare che il peggio non ce lo fanno vedere. Eppure la Pace, l’Arte, la Cultura…la Vita delle persone sono gli obiettivi verso cui dovremmo convergere tutti. Se non si è preda del serpente velenoso ai piedi della Pace canoviana.
Il bicchiere mezzo pieno
Andrea Nicastro, inviato del Corriere, in collegamento da Mariupol ha riferito il pensiero di un soldato che mi ha colpito: “La guerra non è una partita di calcio”. Oggi terzo giorno di guerra, combattimenti feroci in Russia…ultimo sabato di febbraio 2022. Vorrei parlare di primavera, luce, aria nuova…del mio vecchio albicocco che si sta rinnovando: sui rami più alti ho notato stamattina le gemme rosate, come piccole perle beneauguranti. L’avevo dato per morto, invece mi darà consolazione anche quest’anno! Mi hanno commosso le immagini di sfollati con in braccio il cane o il gatto, fedele amico da portare nel rifugio per scampare alla morte che arriva dal cielo o dall’artiglieria. Stanotte, nel rifugio della stazione metropolitana di Kiev è nata Mia: un segno di rinascita! Stavamo per accantonare il problema covid che ci angustia da un paio d’anni, ora scavalcato da uno più grande, da attribuire non a un virus microscopico, ma alle mire espansionistiche di un leader innamorato del passato. Non so se la diplomazia farà il miracolo di congedare l’evento bellico in corso come guerra-lampo, vorrei dimenticare in fretta questa orribile pagina di attualità. Provo un moto di attrazione e repulsione per le notizie, timorosa di dover prendere atto di una escalation del male, con tutti gli annessi e connessi. Siamo stati già allertati, con l’aumento delle bollette e dei prezzi di dover tirare la cinghia e il futuro economico a medio termine non è certo roseo. Sulla tenuta psico-fisica delle persone ho delle riserve, a partire da me che mi scopro…scoperta (chiedo scusa per il gioco di parole), con dei momenti di scoramento quando vedo obiettivamente il bicchiere mezzo vuoto. Però un impulso che viene da lontano mi invita a considerarlo mezzo pieno. E così me lo bevo.
Male che torna
Sono riemerse nel quotidiano parole che si credevano confinate nel passato: attacco, sfollati, sanzioni, rifugi…morti. E tutto succede in un continente che ha subìto due guerre mondiali da non troppi decennni. Quando insegnavo, nelle classi terze affrontavo l’argomento della guerra – due guerre mondiali – da lontano, perché i ragazzi erano recalcitranti alle tematiche forti (oppure io non sapevo essere attrattiva); partivo da una lettura, oppure da una poesia di chi la guerra l’aveva vissuta sulla pelle, così rompevo il ghiaccio. Dai banchi arrivava la testimonianza di uno studente con un nonno o un parente deportato o sfollato. Ora che ci penso, anche Possagno dove ho abitato subì l’esperienza del profugato durante la grande guerra. Lo attesta una lapide sulla casetta attigua al municipio dove, a ricordo della guerra 1915-18 si legge: Da qui i Possagnesi partirono profughi per la Sicilia e altre città dell’Italia. Pochi testimoni ne hanno parlato, perché farlo significava riaprire una ferita. Tuttavia non è difficile immaginare il disagio di chi era ed è costretto ad abbandonare la propria casa, cari e abitudini, in seguito a eventi bellici o altri cataclismi. Di recente in un post ho ricordato l’esodo da Pola, magnificamente rappresentato in musica da Sergio Endrigo con la canzone 1947. Purtroppo la storia si ripete, anche se un poco spostata nello spazio, ma simile nelle ripercussioni. Non sono un’esperta di questioni internazionali e seguo quanto basta ciò che succede per sentirmi partecipe, senza tuttavia farmi troppo coinvolgere. Da amante dei felini, prendo le distanze da situazioni problematiche, ma non ignoro le ripercussioni a livello emozionale. Da ieri l’Europa è sconvolta dall’aggressione russa all’Ucraina, la cui bandiera ha i miei due colori preferiti: il giallo, che richiama il sole, il grano e il celeste, allusivo di pace e di serenità. Voglia il cielo che non si macchi di sangue.
Una regina inossidabile
La notizia è di qualche giorno fa, ma mi piace riprenderla (mi disgusta parlare di guerra): la regina Elisabetta II, 95anni (96 ad Aprile) e regnante da 70, è risultata positiva al covid, pare trasmesso dal figlio, il principe Carlo, risultato positivo al coronavirus per la seconda volta, assieme alla moglie Camilla. Fonti di palazzo confermano che giorni prima aveva incontrato la madre. Lo staff della sovrana riferisce che Sua Maestà ha sintomi simili a un raffreddore e continuerà a svolgere mansioni leggere dalla sua residenza nel castello di Windsor. Un malizioso commento letto da qualche parte sostiene che Carlo abbia passato il coronavirus alla madre, dato che lei non si decide a cedergli la corona. Ammiro la tenacia di questa donna inossidabile e mi unisco ai messaggi augurali che le giungono dal Regno Unito e dal resto del mondo. Tra l’altro ama i cani, i cavalli e la fotografia, anche i colori pastello, a quanto deduco dai suoi monocromatici tailleur, con cappellino abbinato. Credo che sia una persona piacevolissima, costretta ad essere autoritaria in pubblico mentre nel privato la immagino dolce e saggia. Mi piacerebbe essere una sua “suddita”, per renderle omaggio e magari intervistarla. Diciamo che è un modello di donna tenace vincente, oltretutto longeva, molto longeva e lucida, vedova recente dell’anziano consorte Filippo, con qualche terremoto nel privato, ora provocato da un nipote, ora dalla nuora, ora da un figlio: insomma, complicazioni come in tutte le famiglie che si rispettino. Per certi versi mi fa pensare a Rita Levi Montalcini, la nostra scienziata premio Nobel per la medicina, chiusa in una torre d’avorio/castello, sacrificatasi per la ricerca della salute psico-fisica, mancata a 103 anni. Che la regina Elisabetta possa eguagliarla!
