A ridosso del pranzo, mi capita di sentire su Rai3 per Quante Storie una breve intervista a Michela Murgia, di cui in questi giorni si fa un gran parlare. Era successo anche sabato sera, quando Gramellini ha informato che sarà sua ospite durante la trasmissione LE PAROLE. Qualcosa sapevo di questa scrittrice 50enne sarda, che aveva vinto il premio Campiello nel 2010 con il libro “Accabadora”. Ora per Mondadori è appena uscito “Tre Ciotole, storie da usare come rituali”, una raccolta di racconti. Una decina di giorni fa, in una lunga intervista al Corriere, lei stessa ha dato la notizia-bomba di essere affetta da carcinoma renale in fase avanzata. Scelta legittima, tanto quanto quella di tacere. Leggo diverse opinioni al riguardo e penso al brivido che provai quando sentii la notizia della morte di Fabrizio Frizzi, visto giorni prima in tivù a condurre l’amata trasmissione con il pubblico. Legittima anche la sua scelta di discrezione e silenzio. Immagino che parlare di un grave problema sanitario richieda grande coraggio, specie in un’epoca dove prevale l’immagine. La scrittrice si mostra con un bizzarro copricapo colorato che nasconde la perdita dei capelli a causa delle cure oncologiche, ha il viso gonfio e un velo di malinconia nello sguardo. È una persona provata che lotta contro la malattia e coraggiosamente ne parla, sdoganando il tabù del fine vita. Mi auguro che in questo difficile percorso sia sostenuta da persone di cuore e di scienza, come lei stessa sottolinea in riferimento al suo terapeuta. Ammiro la sua forza, ma non credo che mi esporrei come lei perché ritengo la sofferenza una faccenda privata, alla stregua dell’amore. Comunque offre una lettura innovativa della gestione della malattia. Seguirò il suo caso e le auguro di tenere duro.
Autore: Ada Cusin
Pomeriggio di sole
Meteorologicanente parlando, oggi è l’incontrario di ieri. Era previsto, e mi dispiace perché ho bisogno di caldo e di luce. Maggio finora è una delusione, sembra la personificazione di certi comportamenti umani contraddittori, di chi fa il bello e il brutto tempo. Comunque andiamo avanti, anzi torno indietro, a ieri quando ho trascorso diverso tempo all’aperto. Per comprendere con quanta soddisfazione, recupero ‘l’appello delle emozioni’ usato a scuola, prima di avviare la lezione di italiano, storia/cittadinanza o geografia che fosse. In pratica, l’alunno interpellato, accanto al ‘presente’ doveva comunicare il suo umore, in base a una scala che andava da 0 a 10, motivando a sua discrezione il punteggio. Le risposte mi servivano per ridimensionare l’atmosfera della classe, introducendo eventualmente qualche variante al programma. Direi che ha funzionato per il gruppo; ora torna utile anche a me ripropormelo. Perciò ho valutato con un bel nove il lungo pomeriggio di ieri, trascorso ieri all’aperto. Spiego a fare cosa: ho messo in vaso due piantine di pomodori (altre otto sono in terra), tre di prezzemolo, una di basilico speciale, trasferito in un vaso più grande la salvia (ma ne ho dell’altra in terra, perché questa pianta mi piace molto), spuntato l’erba cipollina…e soprattutto sono riuscita a mettere in moto la tosaerba elettrica, dando una ripassatina al giardino, in precedenza riordinato da Reginaldo con il tagliabordi e la vecchia tosaerba, che solo lui riesce ad avviare, tirando il filo per l’accensione. Quella ‘nuova’ si avvia, premendo un pulsante…ma dopo la pausa invernale non è scontato. Infatti prima di partire ha gracchiato un po’, ma alla fine sbuffando si è mossa (beh, anche questo attrezzo merita una personificazione, che potrei riferire a me stessa). Dopo un paio d’ore di giardinaggio ero accaldata e pure affamata. Ma avevo pensato a prepararmi per tempo la cena: seppioline ripiene gratinate, con zucchine al forno. È bastato impostare il tempo di cottura e verso le 19.30 ho cenato soddisfatta.
Bandiere Blu
Sarà che la primavera arranca, sarà che desidero rivedere il mare, ma è una soddisfazione leggere che in Veneto sono state premiate le spiagge di: Bibione, Caorle, Eraclea, Jesolo, Cavallino Treporti, Lido di Venezia, Sottomarina (in provincia di Venezia), Rosolina e Porto Tolle (in provincia di Rovigo). Sono state confermate anche le Bandiere Blu a Grado (Gorizia) e Lignano Sabbiadoro (Udine). Per ottenere il riconoscimento di Bandiera Bluh bisogna soddisfare 32 requisiti, tra cui spiccano ‘qualità delle acque e dei servizi’. Bene, sono contenta che la mia regione e quella confinante offrano tanto ben di Dio. Non vedo l’ora di fare una puntatina a Caorle oppure Bibione, in compagnia di Lucia e Adriana. Neanche farlo a posta, stamattina appena alzata, dalla radio di mamma che accendo prima di scendere in cucina sento la canzone di Tiziano Ferro ‘Destinazione Mare’, uscita il 5 maggio, potenziale tormentone estivo. Del testo, gradevole faccio miei i versi: ‘Ho chiuso la vita invernale/do fiducia alla nuova stagione/che tarda ad arrivare./Non smetto mai/non smetto mai di sperare/destinazione mare/. Anche il video su YouTube che accompagna il testo non è male. Credo che il prodotto abbia intercettato bene il desiderio di molte persone di liberarsi da pesi e frustrazioni accumulati durante il lungo inverno. Non sono una critica e il mio parere è frutto di un’intuizione. Di sicuro il mare a me piace molto, specie nella versione ‘selvaggia’, magari visitato da un branco di cavalli sulla battigia, come mi capitò di vedere diversi anni fa. Per me simboleggia la vastità, il movimento, la carezza delle onde sulle caviglie, l’incontro con l’immensità. Gli ho dedicato la poesia Corteggiamento del mare nella raccolta Natura d’oro, disponibile su Amazon. Per rimanere in tema letterario, il mare per me è un racconto avvincente, senza fine.
Mamme e uccelli migratori
Domenica 14 maggio, festa della mamma e giornata mondiale degli uccelli migratori: l’associazione mi piace, perciò provo a dire qualcosa di sensato al riguardo. Intanto auguri alle mamme della mia rete amicale: Lucia, Marcella, Marta1 e Marta2, Serapia, Francesca, Vilma, Antonietta, Valentina1 e Valentina 2, Paola… e auguri a chi mamma lo è nello spirito. Sul ruolo di mamma avrei così tanto da dire, che ci sto scrivendo un romanzo. È troppo edulcorato dalla pubblicità e poco sostenuto nelle necessità, distribuite a tempo indeterminato. Inoltre la mamma fa sovente da capro espiatorio se il figlio sgarra e/o si comporta male. La figura del padre ‘che lavora’ è meno coinvolta nell’educazione. Insomma, mamma multitasking sempre! Nel mondo animale la cura della prole è limitata nel tempo e questo dovrebbe suggerirci qualcosa. Anche le mamme hanno bisogno di deporre il carico e fare come gli uccelli migratori: girare pagina e impegnare le energie altrove. Conosco persone che si sono calate nei panni di ‘mamma della mamma’ dei nipoti, raddoppiando le fatiche e gli impegni, il che mi sembra onestamente esagerato. Salvo che la mamma impegnata a oltranza non stia bene nei panni della super mamma. Io sono pienamente appagata del ruolo di mamma in pensione, nel senso che non sono più in servizio attivo come genitore e ringrazio mio figlio, ora adulto di avermi restituito del tempo per fare ciò che mi piace. Ovviamente resto a disposizione per sostenere il legame parentale, con reciproco benessere, ma senza ‘ricatti affettivi’, a volte addotti perché fanno comodo a una delle parti. La libertà è una grande cosa, anche quella affettiva. Credo me l’abbia trasmessa mia mamma, donna battagliera, mancata nel 2007, cui va il mio pensiero oggi. I suoi profumatissimi garofani bianchi sono sbocciati stamattina, una presenza discreta e costante.
Vecchiaia attiva
Mi è proprio simpatico Bruno, il 94enne che a Milano ha sventato un tentativo di stupro ai danni di una condomina. Lo leggo sul quotidiano la mattina e vedo in tivù il servizio che lo riguarda alla sera: un anziano in salute e sveglio che non si perde d’animo e tiene in scacco il malintenzionato con una pistola a salve, fino all’arrivo dei Carabinieri. È successo lunedì mattina quando un giovane extracomunitario è riuscito a entrare nel palazzo in centro, zona Washington e a infilarsi nell’appartamento della dottoressa sua vicina, alle cui grida di aiuto è subito accorso. Quando gli viene chiesto se si sente un eroe, nega e risponde: “Dovevo fare qualcosa”. Come vorrei averlo un nonno così, che si aggira per casa con disinvoltura, fa la spesa da solo e guida l’automobile. Un esempio di vecchiaia attiva e generosa. Oltretutto credo sia solo: in un periodo in cui si parla della solitudine come di una nuova pandemia, il signor Bruno è un esempio in controtendenza che fa ben sperare. Nonostante l’età avanzata, non si è girato dall’altra parte ed è intervenuto, a suo rischio e pericolo. Non mi sorprende che il palazzo dove vive lo consideri un eroe e che il suo coraggioso intervento sia balzato in cronaca. Alla faccia di chi crede che gli anziani non siano più utili. Vero che dipende dalle condizioni psico-fisiche, che per molti sono impedienti. La salute per me è bene primario quanto la libertà: vale la pena prendersene cura da giovani, allenandosi a star bene e facendo del bene, come sosteneva “La decana dei presidi trevigiani”, Adele Fava Biasi, mancata a 102 anni, protagonista del post di giovedì. Senza volerlo, faccio le mie riflessioni su un uomo e una donna anziani, senza distinzione di genere perché la generosità è neutra, spazia ovunque e non conosce limiti di età.
L’ultimo tratto del viaggio
Giovedì penso di andare in biblioteca, anziché al bar che è piccolo e immagino affollato. Biblioteca chiusa, causa maltempo! Quindi rimedio col bar, dove Antonella, la titolare è totalmente afona: l’abbassamento di temperatura non risparmia nessuno. Chissà come ha fatto la signora Adele Fava Biasi ad arrivare fino a 102 anni… anzi lo dice lei stessa, attraverso le parole della figlia Lorenza: “Il segreto per vivere a lungo è tenere allenata la mente, esercitare la memoria e la fantasia”. Lo leggo sul quotidiano che le riserva l’articolo “La decana dei presidi trevigiani”. Nata a Oderzo nel 1920, laureatasi in Lettere classiche alla Cattolica di Milano, insegnante di Italiano e Latino per oltre vent’anni e poi reggente scolastica per altrettanti. Madre di tre figlie: Lorenza, Maria e Raffaella. Certo la signora avrà avuto un gran daffare tra casa e scuola. Un faro di riferimento in versione femminile (l’allusione è riferita al mio penultimo romanzo Il Faro e la Luce, dedicato al mio professore di Liceo, disponibile su Amazon). Per il lavoro svolto a scuola, la considero una collega che riteneva l’allenamento mentale una pratica conservativa dell’intelletto, la luce della mente. Mi sarebbe piaciuto conoscerla. È risaputo che ho grande stima dei vecchi lucidi e sereni, come Camilla mancata a 97 anni, cui avevo dedicato la poesia Longevità. Data la mia età non più evergreen, ne consegue che anch’io mi pongo delle domande riguardo l’ultimo tratto del viaggio. La risposta nei seguenti versi: Vorrei invecchiare come te,/che parli del passato senza nostalgia/e del futuro in modo incoraggiante./Vorrei invecchiare come te,/che ti commuovi per un fiore,/un prato e un cielo stellato./Bene, i modelli non mancano. Avanti tutta!
Una star “sui generis”
Conosco l’attrice e regista Isabella Rossellini che al Quirinale ha ricevuto il premio speciale alla carriera David di Donatello. “È un regalo questo premio… sono onorata”. Donna molto bella, è stata top model negli Anni Ottanta ed è comparsa su infinite copertine di Vogue. Ignoravo che si fosse laureata in Etologia (o biologia comportamentale, studia il comportamento animale) a sessant’anni – è nata a Roma il 18 giugno 1952 – Notevole! Una vera imper-attrice del cinema Italiano. D’altronde non sorprende, se si considera che è figlia di due leggende del cinema mondiale: il padre, Roberto Rossellini, grande regista neorealista italiano e la madre, Ingrid Bergman, attrice svedese. Isotta, sua sorella gemella è docente di Letteratura Italiana alla Columbia University. Isabella vive in una fattoria di Brookhaven, a Long Island, New York, con i figli Elettra e Roberto Jr. In America è diventata un’icona del cinema americano, ma ha conservato la sua italianità: notevole anche questo! Sintetizzo: una star del cinema che coltiva spinaci e asparagi, alleva razze rare di polli e spiega “che anche gli animali sono esseri senzienti e pensanti”. Una diva passata dalla vita metropolitana a quella di campagna, tornata sui banchi di scuola per studiare il comportamento animale. Beh, che dire: una gran bella donna, dentro e fuori! È la dimostrazione che bellezza ed intelligenza non si escludono, come si vociferava in certi ambienti. Tra l’altro ammiro la sua capacità di reinventarsi ed il desiderio di imparare. Smessi i panni della top model, si sporca le mani, lavorando la terra in prima persona. Dato il suo stile di vita ed il rispetto per la natura che la contraddistingue le auguro di vivere a lungo e di esportare il suo messaggio dovunque, di qua e di là dell’oceano, davanti e dietro la macchina da presa.
“Se si insegnasse la bellezza”
Ieri 9 maggio è stato ricordato Peppino Impastato, giornalista e attivista antimafia, ucciso a Cinisi (Palermo) il 9 maggio 1978. Mi sono chiesta dov’ero quando successe, avevo 25 anni ed ora ne ho compiuti da poco 70. Non ricordo il luogo dove mi giunse la tragica notizia, ma lo stupore, la desolazione non sono scemati nel tempo. Per fortuna non si è persa la memoria dei valori che perseguiva il giovane, assassinato per ordine di Gaetano Badalamenti e simbolo della lotta alla mafia. Ho visto e rivisto il film I Cento Passi che ricostruisce la sua vita e rende la forza indomita della madre Felicia. Il ministro Valditara lo ha ricordato, insieme a tutte le vittime del terrorismo. A me piace siano state ricordate le sue parole che faccio mie: “Se si insegnasse la bellezza alla gente la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”. Quindi curiosità e stupore contro l’abitudine e la rassegnazione. Peppino sarebbe stato un ottimo insegnante di Arte o di Lettere. Invece è diventato un monumento di Cittadinanza con il coraggio e la voglia di voltare pagina. Significativo che facesse parte di una famiglia legata a Cosa nostra, da cui aveva preso le distanze. La sua eredità è fertilizzante per i giovani e le persone che credono nei suoi valori. Suo malgrado è diventato un eroe. La citazione di Bertold Brecht “Fortunato il paese che non ha bisogno di eroi” (in Vita di Galileo) dimostra quanto sia lunga e tortuosa la strada per la convivenza pacifica. La bellezza intesa come dimensione interiore, oltre che qualità estetica è un faro rivoluzionario.
Compagni di viaggio
Una bella storia quella che ha per protagonista un cervo e Giovanni, un allevatore di capre che lo ha trovato abbandonato appena nato, sul greto del torrente Mallero, in Valmalenco (Sondrio). Per quasi due anni lo ha accudito, sviluppando con l’ungulato un legame particolare. Però la scorsa estate Bambi era stato prelevato dalle autorità e trasferito in una struttura idonea ‘per animali selvatici’. Ma Giovanni Del Zoppo non si è dato per vinto e con dei volontari dell’associazione Ecofaunistica Valmalenco ha realizzato una vera e propria “Casa di Bambi” immersa nel verde, che consentirà al cervo di stare vicino alla sua famiglia adottiva. La vicenda dimostra come sia possibile la convivenza tra specie ‘selvatiche’ e l’uomo. Mi viene da aggiungere che dipende dall’uomo e dall’animale. È chiaro che tra Giovanni e il cervo si è stabilito un feeling, cosa non scontata e ammirevole. Ad esempio, il detto “Essere come cane e gatto” riferito a due persone che non vanno d’accordo, a casa mia non ha avuto riscontro, perché hanno convissuto da sempre cani, gatti e perfino uccellini. Lo documentano le foto in bianco e nero della mia infanzia e i ricordi. L’ultima testimonianza di serena convivenza tra animali presunti ostili me l’ha offerta il cane Astro, mancato lo scorso luglio a 18 anni e gli ultimi gatti Fiocco e Pepe, allora di pochi mesi: mangiavano, dormivano e giocavano insieme. Situazione che riscontro anche altrove, dove gli animali sono accolti e allevati con amore. Talvolta mi arrivano dei video con cuccioli di uomo che interagiscono con quelli umani e non mi stupisco che venga utilizzata la ‘pet therapy’ in situazioni di disagio psico-fisico. Pare anzi che la particolare sensibilità di alcuni cani prevenga l’uomo nello scoprire l’insorgere di alcune malattie. Insomma, tutto concorre a considerarli compagni di viaggio su questa terra.
La perfezione non è un dettaglio
Sono stata a pranzo da due sorelle, mie amiche. Lisa, la minore ha compiuto gli anni di recente: una cifra tonda. Roberta, la sorella più grande si è data da fare perché il compleanno si trasformasse in una grande festa: con amici, parenti, addobbi, fiori… e poesia. Sono stata contattata, in incognito, per scriverne una per l’occorrenza. Ci ho pensato su e l’ho intitolata Ritratto, specchio della persona gentile e sensibile che ho fortunatamente conosciuto anni fa. Interessante il percorso tortuoso affrontato dalla sorella per contattarmi, attraverso la mediazione di una cugina per mantenere la sorpresa fino al giorno fatidico. L’effetto è stato talmente grandioso… che Lisa ha innaffiato di calde lacrime tutta la giornata del compleanno. Roberta ha imparato a memoria la mia poesia che la solerte cugina ha recitato durante il banchetto. Onorata di aver contribuito alla festa, ricevo in omaggio una plendida ortensia, notevole per capolini ed eleganza. La giornata mi offre lo spunto per valorizzare la ‘sorellanza’, la solidarietà tra sorelle che non è scontata. Infatti ho percepito tra le due mie amiche un legame profondo, che parte da lontano, frutto dell’ educazione attenta dei genitori, entrambi mancati ma sempre presenti. La mamma Bruna che ho avuto il piacere di conoscere era anche un’ottima cuoca. Ecco che Roberta ha rispolverato le sue ricette e si è impadronita dei fornelli; d’altro canto Lisa ha ereditato il pollice verde della mamma, cosicché la casa compete con la fioreria per abbondanza di piante verdi e fiorite. Una storia di eredità affettiva passata dai genitori ai figli. Un dettaglio cromatico mi illumina: quando entro in soggiorno, noto la tavola apparecchiata con piatti celesti: immagino che il celeste sia il colore preferito della festeggiata che invece mi sorprende, dicendo che l’ha scelto perché è il colore del cielo e rappresenta un modo per connettersi coi suoi cari. Lo trovo un gesto di grande delicatezza, un dettaglio che fa la perfezione. I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio. Parola di Leonardo.
