Una star “sui generis”

Conosco l’attrice e regista Isabella Rossellini che al Quirinale ha ricevuto il premio speciale alla carriera David di Donatello. “È un regalo questo premio… sono onorata”. Donna molto bella, è stata top model negli Anni Ottanta ed è comparsa su infinite copertine di Vogue. Ignoravo che si fosse laureata in Etologia (o biologia comportamentale, studia il comportamento animale) a sessant’anni – è nata a Roma il 18 giugno 1952 – Notevole! Una vera imper-attrice del cinema Italiano. D’altronde non sorprende, se si considera che è figlia di due leggende del cinema mondiale: il padre, Roberto Rossellini, grande regista neorealista italiano e la madre, Ingrid Bergman, attrice svedese. Isotta, sua sorella gemella è docente di Letteratura Italiana alla Columbia University. Isabella vive in una fattoria di Brookhaven, a Long Island, New York, con i figli Elettra e Roberto Jr. In America è diventata un’icona del cinema americano, ma ha conservato la sua italianità: notevole anche questo! Sintetizzo: una star del cinema che coltiva spinaci e asparagi, alleva razze rare di polli e spiega “che anche gli animali sono esseri senzienti e pensanti”. Una diva passata dalla vita metropolitana a quella di campagna, tornata sui banchi di scuola per studiare il comportamento animale. Beh, che dire: una gran bella donna, dentro e fuori! È la dimostrazione che bellezza ed intelligenza non si escludono, come si vociferava in certi ambienti. Tra l’altro ammiro la sua capacità di reinventarsi ed il desiderio di imparare. Smessi i panni della top model, si sporca le mani, lavorando la terra in prima persona. Dato il suo stile di vita ed il rispetto per la natura che la contraddistingue le auguro di vivere a lungo e di esportare il suo messaggio dovunque, di qua e di là dell’oceano, davanti e dietro la macchina da presa.

“Se si insegnasse la bellezza”

Ieri 9 maggio è stato ricordato Peppino Impastato, giornalista e attivista antimafia, ucciso a Cinisi (Palermo) il 9 maggio 1978. Mi sono chiesta dov’ero quando successe, avevo 25 anni ed ora ne ho compiuti da poco 70. Non ricordo il luogo dove mi giunse la tragica notizia, ma lo stupore, la desolazione non sono scemati nel tempo. Per fortuna non si è persa la memoria dei valori che perseguiva il giovane, assassinato per ordine di Gaetano Badalamenti e simbolo della lotta alla mafia. Ho visto e rivisto il film I Cento Passi che ricostruisce la sua vita e rende la forza indomita della madre Felicia. Il ministro Valditara lo ha ricordato, insieme a tutte le vittime del terrorismo. A me piace siano state ricordate le sue parole che faccio mie: “Se si insegnasse la bellezza alla gente la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”. Quindi curiosità e stupore contro l’abitudine e la rassegnazione. Peppino sarebbe stato un ottimo insegnante di Arte o di Lettere. Invece è diventato un monumento di Cittadinanza con il coraggio e la voglia di voltare pagina. Significativo che facesse parte di una famiglia legata a Cosa nostra, da cui aveva preso le distanze. La sua eredità è fertilizzante per i giovani e le persone che credono nei suoi valori. Suo malgrado è diventato un eroe. La citazione di Bertold Brecht “Fortunato il paese che non ha bisogno di eroi” (in Vita di Galileo) dimostra quanto sia lunga e tortuosa la strada per la convivenza pacifica. La bellezza intesa come dimensione interiore, oltre che qualità estetica è un faro rivoluzionario.

Compagni di viaggio

Una bella storia quella che ha per protagonista un cervo e Giovanni, un allevatore di capre che lo ha trovato abbandonato appena nato, sul greto del torrente Mallero, in Valmalenco (Sondrio). Per quasi due anni lo ha accudito, sviluppando con l’ungulato un legame particolare. Però la scorsa estate Bambi era stato prelevato dalle autorità e trasferito in una struttura idonea ‘per animali selvatici’. Ma Giovanni Del Zoppo non si è dato per vinto e con dei volontari dell’associazione Ecofaunistica Valmalenco ha realizzato una vera e propria “Casa di Bambi” immersa nel verde, che consentirà al cervo di stare vicino alla sua famiglia adottiva. La vicenda dimostra come sia possibile la convivenza tra specie ‘selvatiche’ e l’uomo. Mi viene da aggiungere che dipende dall’uomo e dall’animale. È chiaro che tra Giovanni e il cervo si è stabilito un feeling, cosa non scontata e ammirevole. Ad esempio, il detto “Essere come cane e gatto” riferito a due persone che non vanno d’accordo, a casa mia non ha avuto riscontro, perché hanno convissuto da sempre cani, gatti e perfino uccellini. Lo documentano le foto in bianco e nero della mia infanzia e i ricordi. L’ultima testimonianza di serena convivenza tra animali presunti ostili me l’ha offerta il cane Astro, mancato lo scorso luglio a 18 anni e gli ultimi gatti Fiocco e Pepe, allora di pochi mesi: mangiavano, dormivano e giocavano insieme. Situazione che riscontro anche altrove, dove gli animali sono accolti e allevati con amore. Talvolta mi arrivano dei video con cuccioli di uomo che interagiscono con quelli umani e non mi stupisco che venga utilizzata la ‘pet therapy’ in situazioni di disagio psico-fisico. Pare anzi che la particolare sensibilità di alcuni cani prevenga l’uomo nello scoprire l’insorgere di alcune malattie. Insomma, tutto concorre a considerarli compagni di viaggio su questa terra.

La perfezione non è un dettaglio

Sono stata a pranzo da due sorelle, mie amiche. Lisa, la minore ha compiuto gli anni di recente: una cifra tonda. Roberta, la sorella più grande si è data da fare perché il compleanno si trasformasse in una grande festa: con amici, parenti, addobbi, fiori… e poesia. Sono stata contattata, in incognito, per scriverne una per l’occorrenza. Ci ho pensato su e l’ho intitolata Ritratto, specchio della persona gentile e sensibile che ho fortunatamente conosciuto anni fa. Interessante il percorso tortuoso affrontato dalla sorella per contattarmi, attraverso la mediazione di una cugina per mantenere la sorpresa fino al giorno fatidico. L’effetto è stato talmente grandioso… che Lisa ha innaffiato di calde lacrime tutta la giornata del compleanno. Roberta ha imparato a memoria la mia poesia che la solerte cugina ha recitato durante il banchetto. Onorata di aver contribuito alla festa, ricevo in omaggio una plendida ortensia, notevole per capolini ed eleganza. La giornata mi offre lo spunto per valorizzare la ‘sorellanza’, la solidarietà tra sorelle che non è scontata. Infatti ho percepito tra le due mie amiche un legame profondo, che parte da lontano, frutto dell’ educazione attenta dei genitori, entrambi mancati ma sempre presenti. La mamma Bruna che ho avuto il piacere di conoscere era anche un’ottima cuoca. Ecco che Roberta ha rispolverato le sue ricette e si è impadronita dei fornelli; d’altro canto Lisa ha ereditato il pollice verde della mamma, cosicché la casa compete con la fioreria per abbondanza di piante verdi e fiorite. Una storia di eredità affettiva passata dai genitori ai figli. Un dettaglio cromatico mi illumina: quando entro in soggiorno, noto la tavola apparecchiata con piatti celesti: immagino che il celeste sia il colore preferito della festeggiata che invece mi sorprende, dicendo che l’ha scelto perché è il colore del cielo e rappresenta un modo per connettersi coi suoi cari. Lo trovo un gesto di grande delicatezza, un dettaglio che fa la perfezione. I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio. Parola di Leonardo.

Armi e minori

Sono esterefatta per quanto successo a Belgrado: otto ragazzini e la guardia di sicurezza uccisi dal tredicenne Kosta, nell’istituto primario “Vladislav Ribnikar” dove l’alta borghesia iscrive i propri figli. Il governo serbo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, dal 5 al 7 maggio. Era già desolante sentire di fatti simili accaduti in America, ma la strage si è paurosamente avvicinata in Serbia, definita ‘provincia d’America’ dall’inviato Fabio Tonacci del quotidiano la Repubblica di venerdì. Il giornalista intervista Andy, amico di Kosta, descritto come un tipo calmo, un po’ introverso. Bullizzato perché bravo. “Lo chiamavano nerd (= secchione sfigato) perché è uno studente modello che prende sempre il massimo dei voti”. Un killer bambino che accompagnava il padre Vladimir, noto radiologo e cacciatore appassionato di armi al poligono. La madre è una scienziata. Kosta ha fatto una lista dei compagni da eliminare. Ha sottratto due pistole al padre e messo in atto il suo progetto di morte. Da restare annichiliti, increduli che possa succedere. È risaputo che dopo il lungo periodo del lockdown sono emerse nuove fragilità, amplificate dalla guerra in corso. L’ OMS ha dichiarato la fine della pandemia, per quanto il virus circoli ancora. Siamo tutti in ansiosa attesa della Pace. Nel mentre mi inquieta pensare alle esplosioni di violenza raccapriccianti come quella successa venerdì ad opera di Kosta. La scuola è stato il mio ambiente di lavoro per oltre trent’anni e mi tocca ciò che succede, dentro e fuori il Paese. Nel finale della trasmissione Le Parole, Massimo Gramellini ieri sera ha esposto il fatto, chiedendosi come mai il padre si portasse appresso il figlio al poligono, segnalando il pericolo incombente del culto delle armi. Non vorrei essere nei panni del padre di Kosta, né in quelli dei genitori delle sue vittime. Di fronte all’enorme desolazione, non resta che pregare. E magari prevenire, per quello che si può.

Poetica del colore

Oggi 6 maggio è la giornata mondiale del colore. È anche il giorno dell’incoronazione di Carlo III d’Inghilterra. A ricordarcelo ci pensano i media già da giorni, perciò volo basso: mi soffermo in ambito cromatico e artistico dove mi sento più a mio agio. La giornata mondiale dedicata al colore nasce nel 2008 con lo scopo di sensibilizzazione soprattutto i bambini verso i coetanei che vedono il mondo “in bianco e nero”, quindi è un’iniziativa volta a valorizzare il senso della vista, tanto importante nella nostra psiche. Ogni colore infatti evoca sensazioni e influenza il nostro modo di fare. Lo sa bene il mondo del marketing e dell’armocromia, parola salita alla ribalta i giorni scorsi, in riferimento a Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico dal 12 marzo scorso che paga profumatamente una persona perché le indichi i colori degli abiti da indossare (credo che molte donne, di ieri e di oggi se la siano cavata usando il buon gusto). Ma io resto nel mio brodo e presento i colori che preferisco: il giallo e il blu, in tutte le nuance. A volte prevale uno e a volte l’altro. Suppongo corrispondano alle due ‘facce’ del mio mondo interiore, ‘brioso e spumeggiante ‘ – come lo definiva il mio compianto professore di Liceo – ma desideroso d’altro canto di tranquillità e di pace. Le parole sono il mio pane quotidiano, tuttavia sono attratta anche dal mondo della pittura, dove ho la fortuna di conoscere degli amici pittori: Pio e Noè Zardo, Renato Zanini, Mary Vardanega. Maria Cusin, mia zia paterna trasferiva sulle tele volti, fiori e animali. Di recente ho conosciuto – per ora da remoto – Lurdes Silvia, di cui è in corso la mostra ‘Colori ed Emozioni ‘ a Casier, mentre a Cortina d’Ampezzo ieri ha chiuso i battenti ‘La poetica del colore’ su Aldina Manaigo (1928 – 2010), pittrice e poeta ampezzana, organizzata dal figlio Sisto. “Aldina sarebbe stata contenta di aver trasmesso con i suoi colori tante emozioni”, parole di chi l’ha conosciuta bene. Che la pittura interagisca con la poesia, se n’era già accorto il grande Leonardo Da Vinci, definendo la pittura una poesia muta, espressione azzeccatissima. A mio avviso, in ambito espressivo, i colori corrispondono ai battiti del cuore dell’artista. Lunga vita all’arte, a chi la fa e a chi la consuma!

Storie di donne

Conosco lo scrittore Italo Calvino, ma scopro oggi che Eva Mameli Calvino, sua madre era una celebre botanica, di fama internazionale. Lo sento di sfuggita su Rai3 di primo pomeriggio, in tre minuti dedicati a Storie di donne italiane straordinarierie, riemergendo dal mio riposino pomeridiano. Soprannominata La signora dei gladioli , tanto mi basta per cercare altre notizie. Eva, all’anagrafe Giuliana Evelina, nasce a Sassari nel 1886, quarta di cinque figli in una famiglia alto-borghese. Dopo il liceo – unica ragazza – nel 1905 si diploma in matematica, all’Università di Cagliari e nel 1907 si laurea in Scienze Naturali all’Università di Pavia dove aveva raggiunto il fratello Efisio, colà docente di Fisica Organica. Curiosità: tra i suoi maestri Rina Monti, prima donna a ricoprire il ruolo di professore ordinario nel Regno d’Italia. Insomma: era chiaro che con un retaggio così avrebbe fatto strada. Conosce Mario Calvino, direttore della stazione agronomica sperimentale di Santiago de LAS Vegas, che sposa nel 1920. I coniugi si imbarcano alla volta dell’America dove trascorrono in sodalizio scientifico-matrimoniale gli anni fino al 1925, quando rientrano in Italia, a Sanremo, la città di Mario, che assume la direzione della Stazione Sperimentale di Floricultura. L’anno dopo la moglie vince la cattedra di botanica all’università di Cagliari. Bella storia di due appassionati di botanica. Nel 1923 era nato Italo, che diventerà il famoso scrittore che conosciamo. Ritorno a sua madre, la scienziata innamorata delle piante e dei fiori che diceva di se stessa: “Sembravo timida ma non lo ero per niente. Dentro di me sentivo una gran voglia di imparare… Desideravo scoprire per essere utile”. Ecco, oggi mi sono trovata un’altra maestra con cui condividere l’amore per i fiori.

Giorno di mercato…e di compleanno!

Oggi 4 maggio è una bella giornata di sole. È anche il compleanno della mia amica Lucia che commenta ogni giorno il mio post da quando è nato il blog, il 27.06.2021. Quindi di proposito, per scrivere il mio pezzo ignoro l’attualità e rimango nel privato, raccontandole la mia mattina, dato che Lucia è ricoverata in clinica a Mestre per intervento al ginocchio, con esito positivo e imminente rientro a casa. In paese oggi è giorno di mercato dove andiamo spesso insieme: una sosta qua, una sosta là, l’incontro di un/una conoscente, due chiacchiere davanti il banco dei fiori o della frutta… la mattinata scorre via piacevole e profumata anche dagli odori del fritto presso il bancone del pesce, molto frequentato. Stamattina però lo salto, perché sono a posto. Piuttosto mi fermo da Matteo e compero dieci bulbi di gladioli di vari colori che distribuirò nelle mie aiuole. Spero che faranno germogliare i fiori che la siccità dell’estate scorsa ha penalizzato. Alla postazione di fronte compero una ricotta e dello stracchino che metterò in tavola per cena. Contorno pronto: zucchine trifolate preparate ieri sera, perciò tiro dritto davanti al banco della verdura dove Evelyn, la titolare mi saluta cordiale anche se non acquisto niente. Mi affretto per tornare a casa, dove in uno spazio circoscritto Reginaldo ha messo in terra quattro piantine di pomodori e tre di zucchine, per un mini orto domestico. Se le cose andranno per il verso giusto, potrò raccogliere i prodotti e gustarmeli tra qualche settimana. Di rimpetto ai pomodori ci sono le fragole in fioritura: promettono bene! Pregusto la macedonia che potrò farne, con vino o limone, con o senza panna da offrire sotto il glicine, in amabili conversari. Perciò, Lucia tieniti pronta! 🍓🍓🍓🍓🍓🍓🍋🍋 Dolci Auguri! 🍰🥂

Altri tempi, stessa gavetta

Quando sono al bar a Fonte, tra i vari quotidiani mi capita tra le mani anche LIBERO, che non mi dispiace. Ammetto che ammiro il suo direttore, Vittorio Feltri che sta per compiere 80 anni. Lo confida lui stesso durante la trasmissione pomeridiana DIARIO DEL GIORNO su Rete 4 che seguo spesso, perché coincide col mio tempo relax. Oggi l’argomento del dibattere tra gli ospiti è il lavoro, anzi il lavoro che viene evitato e di cui c’è grande bisogno, soprattutto nel campo della ristorazione, con la stagione estiva alle porte. Mi sorprende per la franchezza il consiglio che Feltri snocciola per chi ha problemi di denaro: Consiglio ai poveri di diventare ricchi, esposto con il solito piglio. Al di là della battuta, su cui dopo torno, ammiro gli anziani che non temono di esporsi. In fondo, uno dei vantaggi dell’età avanzata è quello di esprimersi con disinvoltura, anche a scapito del fastidio che il proprio dire può suscitare. Adesso riprendo il filo. Sono un’insegnante felicemente in pensione da oltre un lustro. Mio figlio 34enne lavora in palestra come tecnico, con un contratto di collaborazione, cioè pagato a ore ma senza previdenze. In precedenza ha svolto vari lavori temporanei. Ha il diploma di Grafico pubblicitario che non gli interessa utilizzare. Gli piace il lavoro che fa, per cui ha anche il fisico adatto, coltivato sul campo. Da un anno e mezzo vive fuori casa, a due passi dalla palestra. Suppongo che sbarcare il lunario non gli consentirà di diventare mai ricco. Per lui, come per me non si sceglie il lavoro per il compenso in danaro, ma per la soddisfazione che procura. Inoltre la vita riserva sempre sorprese, strada facendo si può cambiare. Come madre, per me è prioritario il suo benessere psico-fisico. Chi non vive da solo e si trova capofamiglia di un nucleo allargato, dovrà fare altre valutazioni. Considerato ciò che offre il convento, si dovrà giocoforza adattare. Questa è saggezza. Se fossi giovane oggi, dovrei aggiungere forza e coraggio a quelle messe in campo quarant’anni fa, quando la situazione non era comunque rose e fiori. Ad esempio, per sbarcare il lunario da laureata dovetti adattarmi a fare l’applicata di segreteria in una scuola media per quattro anni, posticipando l’insegnamento. Altri tempi, stessa gavetta!

Vacanze sì e no

Oggi non ci sono i quotidiani, ma vado lo stesso al bar dove trovo i settimanali allegati, perché ieri sono stata tutto il giorno a casa: al mattino in preziosa compagnia di Manuel che mi ha sistemato alcuni problemi al computer e al pomeriggio tra relax e scrittura. Il tempo non era da scampagnate, come nel resto d’Italia. Stamattina è ancora incerto, ma mi farà bene fare due passi. Penso a chi per il ponte si è allontanato, facendo anche molti chilometri lungo il Belpaese. Io sono stata fino a Mestre per trovare la mia amica Lucia in ospedale e non è stato un viaggio di piacere, per traffico e lavori in corso. Non ho mai girato volentieri, nemmeno in treno. Una volta in aereo per scendere in Puglia. Più rilassante il viaggio in crociera verso la Grecia, diluito in una settimana e con mamma al seguito. Faccio l’ordinazione al bar e prelevo due riviste che mi porto al tavolo più distante dall’ingresso, per leggere in santa pace. A pag.42 del settimanale 7 del 21 aprile trovo il servizio che fa per me: VACANZE ITALIANE di Manuela Croci. Leggo che: “La regione in cui è previsto il maggior numero di arrivi è il Veneto (19 milioni), seguito da Lombardia con 15,8 milioni, Toscana (14 milioni) e Trentino Alto Adige (12,1milioni)”. A corredo del servizio, una manciata di scatti su alcune regioni di Massimo Siracusa. Beh, sono contenta di abitare nella regione più ‘appetìta’, con qualche angolo da me ancora inesplorato. Qualcosina conosco di alcune altre, mentre mi rimane del tutto inesplorata fisicamente la Sardegna, dove nacque Grazia Deledda, scrittrice da me amata soprattutto in gioventù… e dove ci abita Massimiliano, un caro collega di Scienze Motorie con cui ho avuto il piacere di lavorare qualche anno fa nella locale scuola media. Lui mi invia anche delle bellissime foto della sua isola che mi fanno sognare. Per ora da casa, che già è molto. In futuro si vedrà!