Trent’anni dopo

Inaugurata ieri all’aereoporto di Palermo la Mostra permanente per ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a trent’anni dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio del ’92. La vita dei due magistrati anti-mafia viene ricostruita attraverso le fotografie messe a disposizione dai familiari e dall’archivio fotografico dell’ANSA. Presenti le autorità e i rappresentati delle forze dell’ordine e degli enti negli aeroporti, mi piace soffermarmi sulla parola ‘permanente’ perché l’omaggio alla memoria e al sacrificio dei due magistrati deve essere imperituro. Quando successero gli attentati, abitavo a Possagno in un appartamento al secondo piano del Condominio all’inizio del Viale Canova: mio figlio non aveva ancora quattro anni e la notizia mi colpì molto. Nei giorni successivi mi procurai quotidiani e riviste che lessi freneticamente. Decisi che dovevo in qualche modo mettermi dentro casa la presenza dei due amici, tanto impegnati da essere soppressi. Così commissionai a mio cognato a Milano (là era più facile) di procurarmi un poster dei magistrati che tuttora sta in camera mia e mi aiuta a procedere sulla via della correttezza. Feci anche stampare la loro immagine su due magliette estive, una per me e una per il mio bambino. Mi interrogo su come loro avrebbero risposto a quesiti di ordinaria amministrazione, oppure a tematiche riguardanti la guerra Russia-Ucraina in corso… tipo ‘Inviare o no armi in Ucraina?’ – che risolvo per forza da sola. Ma con la percezione che una luce soffusa esca dal poster e venga ad alleggerirmi il cuore. Dopodomani estraggo dal cassetto la maglina con stampati i volti dei due amici-magistrati e la indosso. Sono sicura che mi sta ancora bene.

Girotondo mentale

Non sono nuova alla presentazione di un’opera letteraria, però è sempre un’emozione trovarsi a tu per tu con il pubblico che ti ascolta interessato. Certo merito dell’argomento, degli interventi mirati, dell’accoglienza affettuosa dell’amministrazione…ma secondo me c’è qualcosa che va oltre e lega i protagonisti dell’incontro che diventa un’isola felice dove i presenti si danno la mano in un girotondo mentale. La sensibile dottoressa Roberta Bolzonella apprezza le ‘pennellate’ della mia scrittura e Gigliola Maso – mia compagna di liceo – intravede nel dipinto riportato in copertina un viaggio interiore: due interventi che fanno la differenza. Il sindaco Adriano Torresan si compiace del mio flusso narrativo e Giampietro Mazzarollo, vice sindaco e caro collega mi attribuisce capacità mnemonica che non pensavo di avere. Che dire della declamazione di Lisa Frison che ‘ha dato alla lettura un tocco incantevole?’ (parole di Pia Zabbai). Su Giancarlo Cunial c’è poco da aggiungere, a quanto si sa già: è un asso nella manica, uno storico che sa scendere dallo scranno per coinvolgere il pubblico in atmosfere ricche di patos. Da ultimo, ma non ultime le persone che, senza parlare mi hanno prestato ascolto e dimostrato condivisione: Lucia, Pia, Adriana 1 e 2 (due care colleghe con lo stesso nome), Irene, Norina con Alessandra, Marcella, Alda, Sara, Serapia con Ellene, Mariangela, Novella, Antonella, Caterina, Maria Rosa, Manorita, Gianna…altre che non ho riconosciuto e poi i maschi, pochi ma buoni: Francesco, Renato, Valter, Paolo, il figlio della dottoressa… Noè Zardo, cui va uno speciale ringraziamento per mettere la sua arte pittorica al servizio della comunità, in un abbraccio cosmico come quello che include gli elementi del dipinto ‘Ruralità Poetica’ esposto durante l’incontro. La mia percezione? Il maestro Enrico Cunial ci sorrideva compiaciuto dal bordo della nuvola dorata!

Casa dolce casa

Mi sono trovata un posto impensato dove fare le mie riflessioni: vicino la compostiera, vicino al melo e di fronte all’aiuola con la rosa antica, liberata finalmente di piante autoctone che le erano cresciute attorno. Da qui posso sbirciare nell’angolo più rustico dove c’è l’albicocco longevo e generoso, spaziando oltre verso la legnaia. Constato che ho riempito bene il mio spazio esterno, creando degli angoli che, adeguatamente curati mi posso godere. Seduta sotto il melo, ne osservo il fusto con edera abbarbicata alla base che si apre su quattro braccia di rami da cui penderanno i frutti di Eva. Sotto ho posizionato un MIRTILLO GIGANTE AMERICANO PRECOCE: i futuri frutti – piccole campanelle bianche – ricordano i mughetti. Adesso li compero e tra un paio di mesi spero di averli ‘brevi manu’ (= a portata di mano). Le rose sono spinose e profumatissime, spettacolari soprattutto in boccio, lungo e stretto. Mentre osservo il mio ben di Dio si avvicinano Grey e Astro, per un giretto di controllo. Stamattina è stata tagliata l’erba e si zampetta in maniera diversa, più piacevolmente anche da parte dei merli che planano curiosi. Il merlo non è proprio di casa, ma da girovago si intrufola in cerca di qualche semino scartato dai canarini. A completare la compagnia, sento tubare delle tortore e verso sera si aggiunge il concerto dei grilli. Il passaggio di qualche auto non incide sull’insieme rilassante. Dubito che potrei trovare altrettanto in una struttura a pagamento. D’altronde questa mia dimora me la sono pagata per quindici lunghi anni e solo adesso mi rendo conto che ne valeva la pena. Casa dolce casa… meglio tardi che mai!

Bouquet

Confermo che raccogliere fiori è un’occupazione che mi dà la carica. Stamattina tocca a Iris, Rose e Garofani piccoli e profumatissimi. Oltretutto erano di mia madre e li ho trasferiti a casa mia quando lei se n’è andata, nel lontano 2007… ma loro ci sono ancora ed è come se attraverso di loro lei tornasse a salutarmi. Prima di metterli in vaso li fotografo; poi li allego ad un saluto destinato ai contatti più sensibili che mi restituiscono un pensiero e/o un’immagine in tema. Insomma, è un graditissimo traffico quello che si genera grazie ai fiori, ‘Una delle tre cose rimasteci del paradiso’ secondo un’espressione attribuita a Dante. Non è per caso che la mia ultima opera letteraria DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI inizi proprio con la poesia intitolata Bouquet, che dopo riporto sotto: tre strofe dedicate ai germogli che si trasformano in piantine autonome e originali, grazie alle cure dell’accorto giardiniere che simboleggia il maestro, altrettanto premuroso nel coltivare il sapere dei suoi scolari. Insomma, connessione ed interscambio di competenze che favoriscono il benessere spirituale di chi si sta formando, e non solo. In sintesi, è ciò che dirò – o meglio che mi propongo di dire – domani sera, durante la presentazione della succitata opera. Siete tutti invitati. Metto a disposizione dei lettori il testo, per un…gradevole anticipo. I fiori sbocciano/nel pieno fulgore,/profumati alcuni/altri colorati/di semplice fattura/oppure elaborati./Ognuno della natura/un autentico capolavoro,/frutto anche/dell’attenzione/del solerte giardiniere/che li ama e li cura./Pure il maestro/agli alunni dedica/tempo e pazienza./Qual fiore, la sapienza/ha bisogno/di mente e di cuore.// Arrivederci! 👋

Oggi Latino (e Greco)

Oggi martedi faccio quello che solitamente sbrigo al lunedì, spesa compresa, preceduta da sosta al bar, meno affollato perché non è giorno di mercato. Ho il Corriere tutto per me e spulcio con cura ciò che mi serve per il post, che trovo a pag. 27, nello spazio intitolato ‘Il personaggio’. Trattasi di Matteo, studente 18enne del Liceo Classico di Sarzana, che ha vinto il Concorso Certamen Ciceronianum Arpinas (trattasi di traduzione dal Latino, organizzata dal Centro Studi di Arpino – Frosinone), contro 230 studenti, alcuni stranieri e uno dalla Corea del Sud. La prestigiosa competizione si tiene dall’Ottanta, quindi deduco che la lingua latina, madre dell’Italiano goda di buona salute. Questo è già un conforto, come sapere che ci siano studenti interessati a mantenerla viva. Leggo nell’articolo che Matteo si scambia battute in latino con i compagni di studio, evitando di farlo, fuori dell’ambiente culturale, e si capisce. Il pezzo tradotto era da un’Orazione di Cicerone, famoso avvocato troppo osannato per i miei gusti. Io preferivo Giulio Cesare: semplice, lineare, chiaro come un buon giornalista dei giorni nostri. In ogni caso, essendomi esercitata per cinque anni anche in greco, mi sono affezionata di più a quella cultura e a quella lingua, che non a caso fecero scuola ai romani. Mi è rimasta impressa la frase: Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio = la Grecia conquistata (dai Romani) prese il selvaggio vincitore ed introdusse le arti nel Lazio contadino. Insomma, da qualunque parte si consideri, la nostra cultura deriva da lì, dove nacque pure la democrazia. Non sarebbe male ricordarlo, o meglio ricordarlo a qualcuno che tiene le fila del destino dell’Europa…Da ultimo, mi sovviene che parecchi anni fa comprai un corso di greco moderno, con la speranza di mettere piede in Grecia, dove sono stata di sfuggita. Magari ci torno da pensionata, con le mie amiche Adriana e Lucia. Per oggi, calimera (buongiorno in greco)!

Lunedì alternativo

Lunedì mattina diverso: niente mercato, sono stata alla scuola elementare di Castelcucco, su invito delle maestre, come ‘esperto’ esterno di poesia, a parlare di gatti, fiori e della chiesetta di Santa Giustina, rispettivamente nelle classi seconda, prima e quinta. In un prossimo giro sarò nelle terze e quarte. Esperienza entusiasmante: bambini attenti, educati, partecipi, creativi. Le maestre contente del loro potenziale umano ed intellettuale, gli scolaretti una meraviglia! Se tornassi indietro, insegnerei alle elementari dove i virgulti sono in crescita mirabile, grazie alle insegnanti piene di pazienza e di capacità di ascolto; grazie anche ai genitori, suppongo collaboranti e non ostacolanti il lavoro del docente, come talvolta succede. In classe seconda, alla fine dell’intervento una bimba bionda mi regala un disegno fatto a tempo di record, dove su un foglietto 10 per 5 ha infilato il sole giallo, una nuvola celeste e due fiori blu con il centro giallo, riprodotti anche sul retro con la scritta: TI VOGLIO BENE DA PARTE DI LUCIA e un cuoricino rosso. Stupefacente la capacità di sentire e di esprimere emozioni a questa età! Certo sono stimolati bene, proprio come dei germogli da un accorto giardiniere…si nota anche da come sono abbellite le porte delle varie aule, che riproducono in questo periodo la primavera, concentrato di fiori, forme e colori. Non mancano nemmeno i profumi, perché sul tavolo di una maestra, da un vaso pende una bella rosa bicolore che annuso, riportandone un’intensa fragranza. Dato il mio interesse, diverse manine si alzano a raccontare dei fiori che hanno a casa (anche dei soffioni che sembrano un tappeto…) e gli interventi continuerebbero a pioggia, se non suonasse la ricreazione. Beh, grazie maestre e grazie bambini: mi avete regalato una bella soddisfazione. Se invitata, tornerò molto volentieri a raccontarvi come nascono le mie poesie.

Telemarketing selvaggio addio

Mentre faccio colazione verso le sette, sento dalla tivù una notizia che ci voleva: Stop alle truffe e alle molestie telefoniche, dal prossimo luglio: basterà iscriversi al Registro delle opposizioni, cosa peraltro che io avevo fatto in tempi ormai lontani. Però da allora la persuasione occulta telematica si è fatta sottile ed è riuscita ad intrufolarsi abusivamente anche dove era stato posto uno stop. Tengo spento di proposito il cellulare – un vecchio e affidabile Nokia – per non rispondere alle svariate proposte commerciali che però si sono trasferite sul fisso, dove succede che a ‘parlarmi’ sia un disco: una voce registrata chiama nel bel mezzo della cena, per proporti contratti mirabolanti, in sostituzione di quelli in corso. Talora con accento marcatamente straniero, oppure con inflessioni dialettali. Ho dovuto essere scortese, per essere lasciata in pace, dichiarando che mi sta bene pagare di più e mantenere il mio gestore. Ciò nonostante non sono del tutto sicura di aver evitato una truffa recente, quando l’operatore di non so che mi chiedeva conferma dei dati personali, eccetera. Avendo il telefono in ingresso e trovandomi in camera, reduce dall’intervento all’anca, quasi mi azzoppavo per rispondere…con conseguenze che non oso immaginare. Ben venda un provvedimento drastico che impedisca di cadere dalla padella alla brace e lasci ai consumatori le scelte consapevoli. Se le truffe telematiche sono un effetto collaterale della globalizzazione, meglio fare un passo indietro e staccare il ricevitore o mettere in silenzioso il telefonino, per proteggere la privacy e gustare un salutare silenzio.

Quattro stagioni… solo in pizzeria!

Il sabato corre veloce e arriva il primo pomeriggio che devo ancora scrivere il post. Stamattina avevo cercato lumi sul giorno odierno e curiosato tra le frasi belle, escluso di parlare di guerra che comunque, buttata dalla porta rientra dalla finestra, attraverso questa pillola di saggezza: Goditi la vita, è tutto ciò che abbiamo (Morrissey). Preferisco navigare basso e colgo lo spunto da quest’altra: Fai sempre del tuo meglio. Quello che pianti oggi lo raccoglierai poi (Og Mondino). Secondo me, vale tanto per l’esterno che per il privato. Nel mio controllo mattutino riservato a piante e fiori, ho notato tra le fragole in fioritura, spuntare dei frutti rossi della specie fragoline di bosco, che si sono staccate facilmente e sono scivolare leste in bocca, procurandomi un’intima soddisfazione che riguarda sì il gusto, ma di più la consapevolezza di aver celato una delizia in casa. Poi sarà la volta di lamponi e mirtilli, prima ancora delle ciliegie, se il tempo non farà il matto. A proposito, stanotte è piovuto e da qualche parte ha grandinato: la temperatura è scesa e bisogna sempre avere a portata di mano… prendisole e golf. Le quattro stagioni perdurano solo in pizzeria, bisogna farsene una ragione. Capisco che le condizioni metereologiche siano l’argomento più dibattuto in casa e fuori casa, data anche la ripercussione sull’umore. Io sto dalla parte del caldo – non torrido però – e mi adatto alle perturbazioni, se non sono rovinose. Ammetto che è una bella giostra salire e scendere dal termometro, tuttavia non possiamo fare molto per armonizzare il processo. Oppure sì, evitando gli eccessi per scaldarci e/o rinfrescarci, accettando di buon grado che anche il tempo voglia avere voce in capitolo.

Insieme è meglio

Evviva, è scoppiato il caldo! Basta riscaldamento (divenuto costosissimo), finestre aperte, profumo di fiori, luce naturale fino a tardi. Mettiamo in conto anche il rovescio della medaglia: insetti, rumori, stanchezza…tutti piccoli fastidi da sopportare però senza mascherina (non più obbligatoria, ma raccomandata), tenendo sempre alto il livello di guardia. Tra i piaceri da recuperare c’è quello di ritrovarsi insieme, ad esempio al bar per ritemprare il corpo, e partecipare ad un incontro con l’autore per sollevare lo spirito. Me li permetto entrambi, ma ho bisogno della collaborazione altrui. Mi spiego: vado al bar Mirò, in piazza a Castelcucco dove Gabriella decora magistralmente il cappuccino. Sono un po’ di fretta e mi pare che il servizio tardi, ma quando arriva il vassoio con la croissant alla marmellata (lei sa quale, mi riferisco all’impasto) e il cappuccino, realizzo perché: sulla schiuma, l’accorta barista ha scritto nientemeno che il titolo del libro che presenterò giovedì 19, ore 20.30 in Centro Sociale sociale a Castelcucco, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI: idea brillante di una persona sensibile e creativa. Grazie mille, Gabriella! Quanto all’incontro letterario, lo immagino come una rimpatriata di ex alunni degli anni Sessanta che ebbero la fortuna di avere per maestro Enrico Cunial, me compresa: severo ma bravo, intuitivo e generoso, come emerge dalle interviste fatte. Senza farne un santino, ho individuato le molte capacità profuse anche nel sociale, dove si è speso come sindaco, giudice conciliatore, cavaliere del lavoro, presidente di seggio. Una intensa testimonianza, allargata anche al periodo del servizio militare come alpino e partigiano. Invito la comunità a partecipare, perché a mio avviso ne vale la pena. Grazie per l’attenzione, arrivederci!

Bouquet mattutino

Che bella occupazione raccogliere fiori la mattina, nel caso specifico Rose e Iris! Prima di farne bouquet, li fotografo e magari ci scrivo attorno dei versi o un post per il blog, come succede oggi. Tra una cosa e l’altra passa un’ora, che nel mio caso vale quanto un trattamento shiatsu (ne parlo con cognizione di causa perché l’ho provato) e mi spiana la strada per una giornata in salita che parte bene. Dato che la stagione è avviata, certi fiori si sono trasformati in frutti che stanno maturando: le ciliegie e le albicocche intanto, sperando che non intervenga un evento shock ad interrompere il processo, come è avvenuto l’anno scorso. Tra le piante autoctone che hanno scelto di insediarsi dentro il mio giardino ci sono un Susino a bordo siepe (che ha prodotto piccoli ma squisiti frutti gialli), un Ciliegio selvatico ed un Fico che fa ombra alle Ortensie. Abito in prossimità dei campi e ciò può aver favorito la trasmigrazione di pollini. Nel giro di vent’anni il mio scoperto si è riempito di piante: alcune introdotte da me e altre ‘ospiti’ che in qualche modo mi rappresentano e danno allo spazio esterno un’impronta personalissima. Il punto forte rimane la pergola del Glicine, dove mi rilasso, leggo e scrivo. Ovviamente non posso godere di questo bene di Dio durante l’inverno, quando rimedio all’assenza, occupandomi di piante d’appartamento, come il Ficus che ha già filato, perché la talea ha attecchito oppure della Natalina/Pasqualina che fiorisce più volte l’anno. Col senno di poi, se mia madre avesse saputo il mio trasporto per i fiori, avrei potuto chiamarmi Iris, Margherita, Rosa, Ortensia o anche Petunia, come una signora che conosco. Diciamo che dietro il palindromo (nome che si legge identico da destra e da sinistra) Ada, si nascondono tante forme e colori che allietano la vita.