Dalle zone di guerra, tra le tante infauste notizie arriva anche questa: le persone sono costrette a bere l’acqua infetta dei pozzi, che mi riporta a mia nonna materna Adelaide, friulana doc che perse in cinque giorni due figlie di 17 e 19 anni per il tifo, contratto bevendo l’acqua del pozzo. Correva l’anno 193; mia madre aveva 14 anni, subì la perdita delle amate sorelle e anche l’abbandono dei parenti, terrorizzati di un eventuale contagio. Mia nonna si chiuse in un patologico mutismo e mia madre dovette occuparsene come se fosse una sua figlia. Una tragica vicenda privata che mi ha lasciato in eredità il nome di una delle due sfortunate zie, Ada. L’altro, Lina, andò a mia sorella. Non oso immaginare cosa succederà in Ucraina e in Europa, a causa del conflitto in corso. Dopo 15 gg di duro combattimento, la pace è ancora un miraggio: aumentano profughi e vittime, molte seppellite alla svelta in fosse comuni. Continuano a nascere bambini sotto le bombe, e questo è recepito come un messaggio di speranza…ma venire al mondo è solo l’inizio della marcia verso il futuro. Se una malattia epidemica è incontrollabile, non altrettanto si può dire dell’aggressione di un paese vicino, qualunque siano le ragioni. Non si può accettare, dopo due guerre mondiali e milioni di morti, di essere coinvolti, direttamente o indirettamente in conflitti armati, se non addirittura nucleari. Mi sovviene l’espressione latina: homo homini lupus (l’uomo è un lupo per un altro uomo), attribuita al commediografo latino Plauto, che allude a una pessimistica condizione umana, basata sull’egoismo e la sopraffazione. Piuttosto in linea con la vicenda biblica di Caino e Abele. Che il Cielo ci aiuti!
Mese: marzo 2022
Fiori protagonisti
Sono in piedi molto presto, perché devo revisionare l’ultima bozza del mio prossimo lavoro, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, un centinaio di pagine che non sono un granché, se confrontate con le varie centinaia dei romanzi stranieri. Ne sto giusto leggendo uno, CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI, che di pagine ne ha 473. Mi mancano da leggere le ultime cento. Storia coinvolgente di una custode di cimitero che però si appesantisce verso la fine. Non oso immaginare la fatica dell’autrice, Valérie PERRIN, per tenere in piedi il racconto, né del correttore di bozze per ottimizzare la narrazione. Meno male che io ho fatto un altro lavoro, anche se agli esordi non avrei disdegnato un’offerta in una redazione. Con l’apertura del blog, mi sono presa una parziale rivincita, che da una parte mi tiene piacevolmente occupata e dall’altra mi impone aggiornamento e autocontrollo, sia delle fonti che della forma. Estrapolo la parola “fiori” dal titolo sia del mio prossimo lavoro sia dal librone che sto leggendo, per dire che ho fotografato il mio vecchio albicocco in fiore: una meraviglia, uno spettacolo che attrae gli insetti e infonde riconoscenza verso la natura. Gli dedico questi versi: L’albicocco in fiore/ mi allarga il cuore./Temevo di averlo perso/invece è riemerso/ alla fine dell’inverno/in tutto il suo fulgore.// Ritengo che i fiori rappresentino la poesia del creato e perciò si meritano le attenzioni degli artisti, ma anche di chi ha soltanto un animo sensibile per coglierne la bellezza. Mia madre per esempio, temperamento fumantino, si rilassava ricamando fiori a mezzopunto e io mi pregio di avere la casa abbellita dai suoi centri diventati opere d’arte. Affascinata da FIORI COLORI PENSIERI (titolo della mia mostra di foto-poesia, 2018), a me succede di scrivere dei versi, che giro alle amiche oppure custodisco in una cartellina, per ulteriori sviluppi. Concludendo, attingo energia e benessere da ciò che ho sotto gli occhi. Provvista di lenti per correggere la miopia.
Evento Letterario
È stato un 8 marzo misto di tristezza e di soddisfazione. Accantono l’emozione predominante, perché ho bisogno di ossigenarmi e mi concentro sull’evento “Primo Concorso Letterario Città di Vittorio Veneto”, tutto al femminile, cui ho partecipato, in buona compagnia di molte donne, e non solo. Accompagnata dalla fedele Lucia e dalla provetta pilota Adriana, raggiungiamo Ceneda di Vittorio Veneto quasi in orario per assistere alla cerimonia di premiazione in Sala Consiliare del Museo della Battaglia, location mirabile con affreschi e statue. Vengo gentilmente invitata a prendere posto in seconda fila, riservata agli invitati. Al tavolo d’onore identifico, nonostante la mascherina Aldo Bianchi, il presidente dell’associazione ZHENEDA e la coordinatrice del Concorso, Paola Alessandra Vacalebre che ho avuto il piacere di conoscere lo scorso autunno. Tra i numerosi presenti, che subito non individuo ci sono tre care cugine: Lucia, Giuliana, Luisa ed Elisa, una giovane amica scrittrice. Partecipano all’evento diversi Assessori dei paesi vicini, il CIF e la LILT di Vittorio Veneto, il Club artistico culturale Xinciso e il Circolo VITTORIESE ricerche storiche. La flautista Federica Lotti rallegra l’atmosfera con le sue proposte musicali e lo storico Giovanni Tommasi istruisce sull’affresco della parete laterale della sala – che ingloba tre donne combattenti – e su diverse figure femminili che hanno dato lustro alla città: molto interessante. Segue la parte riservata all’assegnazione dei premi, esaltata dalla lettura della Coordinatrice in veste di ottima Lettrice. Mi complimento con le premiate delle varie sezioni – ci sono anch’io, per la sezione Libri Editi con il romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio – e mi congratulo con chi ha elaborato ogni singola motivazione del premio, a mio dire una chicca da conservare. Provo un brivido di vero compiacimento quando viene invitata a ritirare il primo premio per la sezione racconti inediti Elisa, la mia giovane amica, per il testo DONNA DI PENNE dove “L’ Autrice tocca corde profonde e invita ad alzare lo sguardo per vivere nel mondo”. Alzare lo sguardo è ciò di cui abbiamo urgente bisogno. Grazie Elisa e grazie a tutte le donne!
8 marzo 2022
Giornata internazionale della donna che la cultura popolare chiama Festa della donna. Pare che l’8 marzo dell’anno 415 d.C. fosse morta Ipazia d’Alessandria, matematica, astronoma, filosofa greca che contribuì alla vita culturale di Alessandria d’Egitto durante il IV e V secolo. Dettaglio: fu uccisa – lapidata in una chiesa – per mano di fanatici religiosi. Simbolo della libertà di pensiero e dell’indipendenza della donna, oltre che come martire del paganesimo, è ritenuta una delle menti più avanzate esistenti allora, ovverosia 1600 anni fa. Non intendevo partire da così lontano, ma è risaputo che è lunghissimo il percorso fatto dalle donne per il riconoscimento dei loro diritti. Per restare in ambito culturale, il Consiglio comunale di Padova (dove mi sono laureata) realizzerà una scultura dedicata a Lucrezia Cornaro Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684), prima donna laureata al mondo. Quando insegnavo, un otto marzo passato era stato rallegrato dai disegni di un gentile alunno per le compagne di classe, pensiero che ben disponeva a immaginarne il futuro di serene relazioni con l’altro sesso. Ho seguito in parte il discorso del Presidente della Repubblica, certo un gentiluomo che ha ricordato innanzitutto le donne ucraine, costrette a indicibili sofferenze. Credo siamo tutti d’accordo di considerare la giornata attuale un momento di riflessione, e meno che mai una festa, anche se il fiore giallo rallegra la vista e addolcisce il cuore. Mi chiedo cosa potrei fare, con le mie modeste risorse, per sostenere la causa di tutte le donne che si impegnano quotidianamente, in silenzio e spesso oltre le loro forze, per i familiari, la comunità, il diverso, il forestiero…il profugo. Ognuna meriterebbe una storia, a futura memoria. Magari ci penso…Ciao Donne, vi abbraccio tutte!
Salute e Saluti!
Oggi, giornata internazionale della salute. Bel concetto, definito la prima volta nel 1948 dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Quindi, lo stato di benessere è strettamente legato a quello di salute. Gli aggettivi fisico, mentale e sociale complicano un po’ le cose perché non è scontato che coesistano, specie in tempi di turbolenza politica, e peggio. Salute e benessere sono indispensabili per lo sviluppo economico e sociale. La nostra Costituzione, all’articolo 32 – spesso da me ricordato in classe – riconosce la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”; pertanto è tra i diritti fondamentali della persona, a prescindere da età, genere e contesto socio-economico. Certo i legislatori ci avevano pensato bene, prima di mettere nero su bianco. Immagino l’impegno e la buona volontà per rendere comprensibili e attuabili concetti profondi. Il difficile è concretizzare, passare dalla teoria alla pratica! Per quanto mi riguarda, mi capita di chiudere spesso un messaggio oppure una mail con “Saluti e Salute”, che non vuole essere un congedo frettoloso, ma beneaugurante. Arthur Schopenhauer affermava: “La salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente” e per mantenerla Thich Nhat Hanh consiglia: “La mattina quando vi alzate, fate un sorriso al vostro cuore, al vostro stomaco, ai vostri polmoni, al vostro fegato. Dopo tutto, molto dipende da loro”. Vale la pena di provare, non costa niente. E se dobbiamo convivere con qualche acciacco, riflettiamo su quanto dice Emanuela Breda: “La salute ci consente di godere la vita, la malattia di comprenderne meglio il significato”. Lettori, Salute e Saluti!
Musica tra le bombe
MUSICA TRA LE BOMBE Finalmente una bella storia, nonostante il contesto. Non perché non ce ne siano da raccontare, ma perché restano sepolte chissà dove, o perché prima devono essere metabolizzate. Ne sento parlare al telegiornale e poi cerco conferme in internet. Riguarda un musicista di origini siciliane che suona il piano per i profughi. Nato e cresciuto in Germania, risponde al nome di Davide Martello. Il 40enne non è nuovo a simili lodevoli iniziative. È noto per viaggiare nelle zone di conflitto per suonare il pianoforte a coda, trainato dalla sua bicicletta, usando un rimorchio elettrico. Nel 2014 si era già esibito a Istambul, suonando “Bella Ciao” e “Imagine”, con sequestro del pianoforte da parte dei poliziotti. Suonò al Donetsk nel 2014 e l’anno dopo al Bataclan di Parigi dopo l’attentato. Ha fatto un viaggio di 15 ore prima di arrivare al confine tra la Polonia e l’Ucraina e suonare il suo pianoforte per i profughi ucraini. “Sono giorni che sentono bombe e mitragliate, è giusto che adesso sentano un po’ di musica” : straordinario! La gente si ferma ad ascoltarlo, si commuove, lo fotografa, gli porta da mangiare. Ho sempre ammirato gli artisti di strada, ci ho anche scritto attorno un lungo racconto intitolato Flamenco Therapy. Offrono il talento gratuitamente là dove serve, senza prenotazione e senza abito da sera, come fa Davide da quando era un bamino: un grande, come spero ce ne siano altri. Anche se molte storie rimangono oscurate, di proposito o per altri impedimenti, questa di Davide è simbolica e le rappresenta tutte. Il messaggio che ne ricevo è che l’eredità buona non si disperde e aleggia sopra di noi anche quando il male spadroneggia.
Acqua azzurra, acqua chiara
Mi sveglio con il profumo del brasato che sale dalla cucina. Nonostante la mia avversione ai fornelli, ieri mi sono dedicata a preparare questo secondo piatto che richiede una doppia cottura e, possibilmente, il Barolo che ho sostituito con il Rosso di Montalcino in offerta (tanto me lo mangio io, non ho ospiti a pranzo, almeno fino al 31 marzo quando finirà l’emergenza sanitaria). Durante la colazione, condivisa con i miei pets, ascolto l’interessante programma Il Caffè che ricorda Lucio Battisti (Poggio Bustone, 5.03.1943 – Milano, 9.09.1998), di cui oggi ricorrerebbe il 79esimo compleanno. Viene proposta l’interpretazione della canzone Acqua Azzurra, Acqua Chiara (brano del 1969, composto da Giulio Rapetti/Mogol/Battisti). Credo di aver sentito il brano per la prima volta in pullmann, durante una breve visita scolastica, alle superiori. Senza particolari emozioni allora, perché percepivo il cantautore socialmente distaccato, come credo fosse. Col tempo ho valorizzato di più i suoi testi, di una poesia avvincente. I versi “Acqua Azzurra, acqua chiara/con le mani posso finalmente bere” sono evocativi e profetici. Tra un paio di settimane, precisamente il 22 (tra l’altro mio giorno natale) sarà la Giornata Mondiale dell’Acqua, bene primario, essenziale per la vita in tempo di pace e di più in guerra. Inoltre i due aggettivi azzurra e chiara sono esemplari di uno stato di grazia emotivo e anche di una condizione ambientale favorevole. L’azzurro evoca il cielo e la serenità che dovremmo cercare nell’ambiente, anziché sfruttarlo e ferirlo. Negli anni passati, a primavera ricorreva la festa dell’ambiente, con piantumazione di piantine e pulizia di spiagge e fossi. Forse qualcosa è rimasto, oppure bisognerà farlo tornare. Se torna anche a piovere, dopo due mesi di siccità, la Terra ringrazia. E anche noi.
Vita contro morte
Dall’inizio della guerra sono nati 46 bambini, lo sento al telegiornale ed è una lieta notizia che fa a pugni con le bombe che cadono dal cielo, anzi sembra una sfida alla follia della guerra. “La guerra non ferma la vita che nasce” leggo su un’agenzia d’informazione. La foto della nascita di Mia, partorita nella metropolitana di Kiev mentre la città era assediata dalle truppe russe è diventata virale. Certo quei piccoli nati nei rifugi sotterranei sono in forte pericolo e fa un certo effetto vedere una donna con un neonato in braccio scendere nel ventre della terra. Un’altra, cui viene chiesto se fuggirà altrove risponde di no, che intende crescere suo figlio in una terra bellissima, sebbene martoriata. Un’altra si affida alla Madonna, fiduciosa che proteggerà l’Ucraina. Giovani madri coraggiose; altre madri chiedono un corridoio umanitario per poter recuperare i resti del figlio morto, cioè ucciso in una guerra assurda nel terzo millennio. La terra è una valle di lacrime, mentre potrebbe essere un paradiso. Non intendo scrivere ogni giorno post sul dramma iniziato otto giorni fa…tuttavia non posso esimermi dall’offrire uno spunto di riflessione per esprimere almeno la mia solidarietà a chi deve subire le conseguenze di decisioni prese dall’alto. Bertold Brecht (Augusta, 10.02.1898 – Berlino, 14.08.1956), intellettuale impegnato per la pace, esprimeva un concetto quanto mai attuale, nella poesia LA GUERRA CHE VERRÀ, che riporto: La guerra che verrà/non è la prima. Prima/ci sono state altre guerre./Alla fine dell’ultima/c’erano vincitori e vinti./Fra i vinti la povera gente/faceva la fame. Fra i vincitori/faceva la fame la povera gente egualmente.// Tornando ai neonati, mi auguro che sopravvivano alle macerie e che possano avere una vita lunga e lieta, nonostante l’esordio da brivido.
Senso storico
Bambini del Guscio (asilo nido) in passeggiata, nel giorno del mercato locale. Sono meno di una decina, maschi e femmine tra i due/tre anni, con berrettino e giacca colorata; si tengono a una corda improvvisata sostenuta alle estremità dalle maestre. Fanno un bel vedere e molta tenerezza. Sorrido di compiacimento, ma mi sale da dentro l’immagine di altri coetanei costretti alla fuga o al distacco dai genitori (se ancora li hanno), come è capitato a Margarita, cinque mesi, che nonna Elena è andata a prendere in Polonia, al confine con l’Ucraina, dove l’aspettativa la figlia Alessandra, dopo due giorni di coda in auto e 17 km a piedi! Adesso le tre donne sono a Jesi, nella casa dove vive nonna coraggio. Questa storia ha preso la piega giusta, ma chissà quante altre non potranno avere un lieto fine. Tornando ai bambini in passeggiata, auguro loro il meglio di una lunga vita. Quando saranno studenti delle scuole medie o superiori, chissà come gli verrà raccontata la brutta pagina di storia, scoppiata otto giorni fa. A proposito di storia, una delle discipline delle Materie Letterarie (con Ed. Civica, Geografia e Italiano), ho presente un testo intitolato Senso storico, che mi ha sempre incuriosito perché stimola a interrogarsi su cosa sia davvero il senso storico, domanda tuttora intrigante. Siccome la mia è una intuizione della risposta, cerco sostegno in chi ha le idee più chiare di me: “La mancanza di senso storico è un grave fattore di debolezza dei millenials” (Beniamino Piccone) e Massimiliano Panarari sulla Stampa è autore dell’articolo intitolato L’illusione di essere eruditi. L’ingrediente essenziale per fare sedimentare il sapere e sviluppare le facoltà critiche è il tempo. Quando non c’era il web, Socrate proclamava: “Io so di non sapere”. Molti opinionisti che affollano i salotti televisivi, distribuendo incertezza farebbero bene a ripassare il grande filosofo greco antico (470 a. C. – 399).
Si alzi forte in tutta la Terra il grido della Pace (Papa Francesco)
Desolazione è la parola appropriata per commentare i video della distruzione che giungono dalla zona di guerra. Da Kharkiv il corrispondente Andreiev Artiom parla dal rifugio del palazzo dove la gente cerca scampo durante il coprifuoco: cantine attrezzate alla meglio di giacigli dove si vedono sedie e tavolini colorati per i bambini, e anche il cagnolino dell’inviato che si trattiene dal piangere “perché sono un uomo”. Il presidente Biden ha promesso di confiscare le ricchezze degli oligarchi (magnati economici delle ex repubbliche sovietiche) e di proteggere le democrazie sotto attacco. Il Papa ha indetto per oggi, giorno delle Ceneri, una giornata di digiuno e di preghiera. Oggi è il settimo giorno di guerra e l’ansia per una rapida risoluzione aumenta. Macron ha detto che durerà a lungo. Le immagini che arrivano dalle città bombardate assomigliano a quelle nei libri di storia dell’ultima guerra. Mi tornano alla mente le poesie dei poeti ermetici…una in particolare, di Salvatore Quasimodo (1901 – 1968; Nobel per la Letteratura nel 1959), dalla raccolta Giorno dopo giorno, intitolata Uomo del mio tempo, dura condanna delle violenze della guerra e della bramosia di potere. La poesia inizia così: Sei ancora quello della pietra e della fionda,/uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,/… Chissà se Putin la conosce. Nonostante le conquiste della scienza e della tecnica, il progresso non ha migliorato l’uomo, rimasto moralmente “quello della pietra e della fionda”, da cui ci dissociamo. Sperando che gli altri sopravvivano e adottino il monito di Papa Francesco: Si alzi forte in tutta la Terra il grido della Pace!
