Finalmente stamattina è ricomparso il sole! Dopo dieci giorni di pioggia, vento, umidità e cappa plumbea provo la soddisfazione di uscire per fotografare l’effetto dei raggi sui monti e sulle piante che costeggiano la strada che conduce al camposanto, vicino a casa mia. Prima delle otto, gli operai del vicino cantiere sono già al lavoro e uno canta. Incrocio un barboncino col suo padrone per la consueta passeggiata mattutina, entrambi predisposti a fermarsi per uno scambio di saluti. Dopo gli scatti rientro perché fa freddo, sull’erba noto la brina. Decido che mi merito un giretto in macchina verso Bassano, per qualche acquisto di conforto, però prima mi fermo a fare la seconda colazione e a leggere il quotidiano nel bar accanto al negozio di abbigliamento che intendo visitare. Ops, è chiuso “Per motivi familiari”, successivamente svelati e riconducibili al famigerato virus. Mi tengo il languorino e accedo al negozio, dopo che un giovane dalla carnagione scura mi rileva la temperatura. Un rapido giretto tra i capi femminili, belli ma troppo sintetici per la mia pelle e i miei gusti. Butto l’occhio su delle maglie in offerta: se ne prendo due, pago metà la seconda. Ne provo due, una turchese e l’altra verde, giusto per indossare qualcosa di nuovo a Natale, per sentirmi addosso un po’ di colore, e il turchese è fantastico! Contenta del mio modesto acquisto, passo in profumeria perché mi serve uno smalto per le unghie; intanto mi documento su ciò che offre il “convento” per la cura del viso e del corpo. Verso le tredici sono di ritorno, spesa compresa, anche di piatti pronti che in situazioni di emergenza come oggi tornano assai comodi. La sorpresa più bella me la consegna un corriere: sono i calendari che ho ordinato online, con le foto dei miei fiori, da donare ai miei amici. Arrivati prima del previsto, ho tutto il tempo per confezionarli e farli giungere ai destinatari. Una volta tanto senza patema d’animo per la puntualità!
Mese: dicembre 2020
Giornata Mondiale dei Diritti Umani
Di prima mattina, mentre sorseggio il cappuccino fatto in casa ascolto il notiziario. Cane gatte e canarini sono stati rifocillati, perciò mi trattengo a carpire qualche altra notizia, zampettando da un canale all’altro. Trovo su Rai 3 ciò che mi stimola a scrivere il post odierno: oggi è la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, tra i quali c’è la Salute! Questa informazione si collega col discorso accorato che Angela Merkel ha rivolto ieri alla nazione, invitando a fare le rinunce indotte dalla pandemia. Premetto che non sono iscritta a nessun partito e non saprei dove collocarmi politicamente. Dai tempi del liceo ho una propensione per il diverso, ma in tempi ribaltati come gli attuali potrebbe corrispondere a una linea dritta. Di sicuro apprezzo le donne che si sono battute per un obiettivo, rinunciando magari a scelte più comode. Nei confronti della cancelliera tedesca, in carica dal 2005 c’è qualcosa di più, perché siamo quasi coetanee ed anche fisicamente somiglianti: non donne immagine, ma immagino (mi scuso per il bisticcio) in grado di usare testa e cuore. I tedeschi si sono meravigliati che si sia accalorata per raccomandare le rinunce durante le imminenti festività, perché lo chiedono 590 vittime di covid al giorno. Hanno preso atto che la cancelliera ha un cuore, peraltro dimostrato in altre occasioni. È una primadonna capace e sensibile, un modello che in politica è piuttosto raro. Inoltre è una donna che come milioni di altre donne fa la spesa al supermercato, rispettando la fila. Che il suo abbigliamento sia monotono e non ricercato mi fa pensare al tenente Colombo, in apparenza sciatto, ma con un cervello fino, in grado di meritarsi la stima altrui. E quella non si compra, ma si guadagna sul campo!
Maltempo e boccioli
Anche oggi, tempo da lupi! Ieri sono rimasta tappata in casa tutto il giorno e non ho visto anima viva. Stamattina esco per prendere il pane (che consumo di rado), giusto per incontrare qualcuno e rompere l’atmosfera di pesante torpore. All’andata non incrocio nessuno, piove discretamente e ogni tanto l’ombrello si gira, assecondando le raffiche di vento. Il bar dove talvolta leggo il giornale è chiuso per covid: maltempo più pandemia hanno messo in fuga le persone. Di solito c’è la fila fuori dal forno, che oggi è quasi vuoto, nonostante gli invitanti panettoni artigianali pronti per essere gustati. Perfino il pane mi sembra privato della fragranza che mi catturava tornando da scuola e mi costringeva ad entrare. Compro tre bocconcini di pane scuro, ideali per spalmarci sopra la marmellata. Copro i duecento metri circa del ritorno in solitaria, superando un’aiuola dove ammiro dei boccioli di rosa color crema, che non sono riusciti a sbocciare ed ora sono alla mercé della pioggia abbondante. incrocio verso casa la mia vicina, con cui scambio qualche battuta. Su cosa? Il maltempo e la situazione scolastica, che la preoccupa particolarmente, avendo due figlie alle medie e una alle superiori dove la situazione è molto liquida (per stare in tema col tempo!). Prima di congedarsi, esce con una battuta su cui rifletto: “Se non moriamo di covid, c’è il rischio che moriamo di depressione”. È un’esagerazione, ma contiene del vero. Sorrido amaramente e penso alla resilienza dei boccioli per farmi coraggio.
Cielo grigio e foglie gialle
Atmosfericamente, oggi giornata deludente, direi proprio invernale. Tra l’altro ho il bruciatore in panne; per rimediare ho acceso la stufa, cosa che non succede mai di mattina. Esco per provvedermi della legna che ho nei pressi del garage e noto che il giardino è ricoperto di foglie gialle, cadute dalle mie piante e trasportate dalle raffiche di vento. Mi viene in mente il ritornello di una canzone in tema: “Cielo grigio su cielo grigio su/foglie gialle giù foglie gialle giù/cerco un po’ di blu cerco un po’ di blu/dove il blu non c’è dove il blu non c’è/”, brano Sognando la California, dei Dik Dik, uscito nel lontano 1969. Ero ancora una ragazzina, ma di lì a poco lo avrei sentito suonare in una sala da ballo dove ho mosso i miei primi passi da ballerina di liscio, con predilezione per il tango (modestamente ho vinto due gare di ballo, acqua passata). Tornando al pezzo Sognando la California, dal punto di vista cromatico ci siamo in pieno: foglie gialle e cielo grigio ritornano nella realtà e i due colori stanno anche bene insieme. Per quanto riguarda il sogno anticipato nel titolo della canzone, era in linea con gli Anni Settanta rivolti alla ricerca della Libertà, dell’Amore e della Pace. Capelli lunghi e coroncine di fiori sottolineavano le nuove aspirazioni giovanili. Oggi credo che i bisogni siano molto più concreti e a breve termine, orientati a viaggi più introspettivi che materiali. Rimangono le foglie, espressive della fragilità, caducità… ma anche della bellezza. Chiudo con una frase di Roberto Gervaso che condivido: “C’è più Dio in una foglia che in tutte le Sacre Scritture”.
Fiocco rosa
Anche oggi giornata grigia, ma con una piacevole nota di colore: mentre sto uscendo e rallento davanti al cancello automatico che si prende il suo tempo per aprirsi, butto l’occhio al di là della strada e noto che il poggiolo di una casa difronte esibisce nove fiocchi rosa. La nascita di una bambina è confermata da un grande decoro augurale sulla porta d’ingresso. La notizia mi mette di buonumore e mentalmente auguro alla piccina ogni bene. Procedo con la mia tabella di marcia. Faccio la fila alla posta, per pagare delle bollette. Pioviggina e sollevo il cappuccio della vecchia giacca grigia che mi fa ancora un buon servizio, anche se non si può dire che sia di moda. Di questi tempi, non ci bado proprio e comunque per me la comodità prevale sull’impatto visivo. Scambio due chiacchiere con il fratello di un amico che mi ha riconosciuto nonostante la mascherina. Quando arriva il mio turno, in posta il computer si spegne e per riattivarlo ci vuole pazienza. Intanto la fila fuori dell’ufficio si allunga e l’ingresso è consentito solo a due clienti per volta. Spero che i clienti in attesa non se la prendano perché mi attardo, dato che non è colpa mia. L’impiegato non sta con le mani in mano, ma deve attendere che ritorni la rete. In altre circostanze sbufferei, ma i fiocchi rosa visti poc’anzi mi hanno messo di buonumore. In tempi nel complesso accettabili, il problema si risolve e conduco a termine le mie pratiche. In cielo stazionano minacciosi nuvoloni grigi, è più prudente restare nei paraggi per la spesa, che di solito faccio in un paese vicino. Rinuncio al bar e ritorno a casa prima del previsto, sono al riparo. Scarico e sistemo la spesa. Prima di mezzogiorno esce pure il sole. I fiocchi rosa sul poggiolo della casa difronte si colorano di luce.
Domenica di festa
Oggi piove ma per me è comunque una bella giornata, per i seguenti motivi: in tempi rapidi si è concluso lo screening in paese per scovare il covid, con esito a mio dire buono, dato che su 1600 persone sottoposte a tampone, ne sono risultate positive 29, pari al 1,81 per cento; dopo circa un mese ho ripreso i contatti con Manuel, il mio geniale aiutante informatico, con cui ho elaborato il regalo di Natale per i miei amici; sono andata a pranzo con lui in paese, al ristorante Montegrappa, rinnovando una piacevole abitudine, per forza maggiore interrotta. La meringata all’amaretto e mascarpone era la fine del mondo! Mi andava di festeggiare il risultato dell’indagine sanitaria, uscendo in buona compagnia e degustando la specialità della casa: gnocchi all’angelico del Grappa (angelico = formaggio) su letto di funghi. Non accendere i fornelli di domenica, per me che sono una cuoca negata è già una soddisfazione (a mia parziale discolpa, me la cavo a fare muffin in tutte le salse). Durante il pranzo lui mi ha aggiornato sui suoi progetti futuri, tra cui sostenere un difficile esame universitario a gennaio, mentre io gli ho raccontato dei miei esordi nel mondo della scuola. In quarant’anni è cambiata la cornice, ma le ansie sono rimaste le stesse. Forse è giusto così, perché le difficoltà temprano il carattere. Al ritorno, Manuel mi dà uno strappo fino a casa con la sua originale auto bicolore bianco azzurra, che in frenata fa un rumore del demonio… ma lui ci ride sopra ed io pure. Bisogna essere dei maghi per trasformare in divertimento gli acciacchi di due vecchie signore… non ancora disposte a passare il testimone.
Cronaca di un sabato diverso
Mi sveglio alle sette e sento che piove. Mi alzo ed apro gli scuri: una pioggia costante e ritmica mi saluta. In bagno accendo una vecchia radio, sintonizzata su una frequenza che trasmette musiche per orchestra: un piacevole inizio di giornata. Verso le otto sbircio fuori e una colonna di auto in moto mi ricorda che oggi il paese è chiamato a sottoporsi allo screening per scovare il famigerato covid, cui aderisco anch’io. Ammetto che il rumore di un’auto accesa non può competere con il gorgoglio dell’acqua che si infila nella caditoia, e meno che mai può reggere il confronto con l’armoniosa musica di un’orchestra… ma riconosco, nell’adesione spontanea dei miei concittadini all’indagine sanitaria un confortante senso di responsabilità, che corrisponde a una disciplinata musica. Abito a due passi dalla postazione drive-in dove sono convocata alle 10.30. Dato l’afflusso di macchine, esco per tempo, infilandomi circa a metà serpentone, grazie al passaggio concessomi da una gentile persona, posizionata per necessità davanti al mio cancello d’uscita. Con voce ferma e rassicurante, un addetto al traffico si accosta ai vari finestrini che cautamente si abbassano, chiedendo il motivo della presenza, confermata dall’invito recapitato a casa. Le operazioni procedono in ordine, ma ci vuole il tempo necessario, che non sarà rapidissimo. Mentre attendo di avanzare a tratti, a motore spento do una sbirciatina al tablet e a una raccolta di poesie. Intanto continua a piovere, ma non mi disturba, anzi mi isola nel mio abitacolo in maniera protettiva. Sono in buona compagnia di chi mi precede e di chi mi segue. Senza quasi rendermene conto, mi avvicino alla postazione con gli operatori sanitari, bardati di visiera mascherina tuta copri calzari e quant’altro. Le macchine si dispongono su due file, a me tocca la sinistra dove mi raggiunge un giovane di cui vedo solo gli occhi scuri. Mi chiede conferma dell’identità e procede al prelievo, rapido e indolore. Con tono garbato e professionale risponde alle mie domande: se ci fossero problemi, ritorno a fare il molecolare in tempi brevissimi. Per fortuna non è successo. Spero altrettanto per le centinaia di persone che hanno condiviso con me questa esperienza di civiltà.
Fiori Libri, coppia vincente
Primo weekend di dicembre, pioggia e cielo grigio. Non è giornata favorevole a scattare foto, perciò cerco nell’archivio del mio tablet, dove trovo lo scatto che risponde al mio spirito odierno: uno sguardo al crepuscolo dentro lo studio, vigilato da un aitante Amaryllis sul davanzale. Il soggetto mi fa tornare in mente la frase di Confucio; “Al cielo non chiedo che una casa piena di libri e un giardino pieno di fiori”. I libri ci sono, i fiori c’erano. Anzi ci sono i Ciclamini sotto il portino, i Crisantemi nell’aiuola in giardino, i Pansè nelle ciotole… ma la stagione non è favorevole per i fiori da recidere e mettere in vaso che tanto mi piacciono. Così rimedio con le bulbose invernali, come Amaryllis e Giacinti che adesso compero, in attesa che tra un paio di mesi fioriscano quelli messi a dimora in terra. Una variante la offrono i Giacinti coltivati in acqua, che mi fanno compagnia per diverse settimane, offrendomi uno spettacolo a rate, che replico ogni anno di questa stagione. Ammetto che non mi stanco mai di occuparmi dei fiori, ci parlo anche (visto che sono sola e non desto preoccupazione di cedimento mentale)… ovvio che non mi rispondano! Però la relazione affettuosa che instauro non è a senso unico, perché a loro modo comunicano, regalandomi bellezza e serenità. Del resto sono creature abitanti la terra quanto me, con un loro scopo e non serve rileggere Il Cantico delle Creature di san Francesco, per convincersene. Ma rileggerlo per ossigenarsi fa sempre bene. Comunque l’abbinamento fiori libri mi sembra quanto mai azzeccato, e in questo periodo di limitazioni e di penitenza può essere assai salutare. Provare per credere…
Potere della musica
“Nessuno incrocia il nostro cammino per caso” è la frase che accompagna un messaggio di stamattina. Mi chiedo se sia estensibile alle cose. Mi piace pensarlo, nel caso della fisarmonica, che ho ripreso a suonare. Appartiene a mio figlio, che la suonava da ragazzino prima di passare alla chitarra elettrica, poi accantonata pure quella. Non ho voluto togliere i due strumenti dalla vista, in ricordo delle emozioni procurate; adesso arredano lo spazio d’ingresso della zona notte, in compagnia di leggio e spartiti. Mi auguro, un giorno o l’altro di sentirli nuovamente suonare, confidando nel ritorno della passione musicale accantonata. Un po’ per noia e un po’ per curiosità, mi sono accostata alla fisarmonica, da autodidatta, cercando di rispolverare i pezzi più semplici, sentiti a suo tempo interpretati da mio figlio: i primi semplici valzer e “Tu scendi dalle stelle”, un classico del tempo natalizio. Ecco, mi sono posta l’obiettivo di imparare a suonarlo (più realistico dire strimpellarlo) per Natale e proporlo all’ascolto indulgente delle mie amiche. Mia madre apprezzerebbe e immagino che da lassù mi sostenga nell’arduo progetto. Dopotutto non faccio male a nessuno e la fisarmonica, circa dieci chili di peso, mi consente un esercizio di equilibrio fisico e di coordinazione tra le due casse armoniche. Succede che Grey, la gatta più giovane, si intrufoli tra le gambe mentre mi esercito e strofini il muso sul polpaccio. Deduco che gradisca. Del resto anche l’amatissimo Sky si esercitava, a suo modo, con il popolare strumento musicale…
Prima neve
Stamattina è arrivata la neve, peraltro annunciata dai bollettini meteo. Non sono amante del bianco, ma ammetto che è sempre uno spettacolo veder volteggiare i fiocchi che imbiancano alberi tetti siepi, prima di depositarsi a terra. È un momento che sa d’infanzia e di leggerezza, anche di musica del silenzio. Gli operai del vicino cantiere hanno sospeso l’attività, non si odono le grida dei bambini del nido, di solito a quest’ora fuori per giocare, mentre gli studenti delle medie faranno la ricreazione dentro. A malincuore, si capisce. Sul paese è come calata un’atmosfera prenatalizia di raccoglimento, dal sapore lontano. L’emergenza sanitaria richiede la massima prudenza e non consente di abbandonarsi a chiassosi festeggiamenti, cui peraltro non sono avvezza. Mi impongo di essere ottimista e guardo al futuro con la speranza che ci lasceremo alle spalle gli effetti di questo anno nefasto, anche se il prossimo ci costringerà a nuovi e inevitabili sacrifici. Tra qualche giorno tirerò fuori dall’armadio due simboli artigianali del Natale: un alberello di legno porta candele e un mini presepe rotondo dell’Ecuador con i tipici personaggi disposti a girotondo, anche Gesù Giuseppe e Maria. Niente capanna. Non appenderò le lucette, sia perché mi sembrano stonate in questo periodo ancora di emergenza sanitaria, sia perché attraggono troppo le gatte. Con le conseguenze che si possono immaginare. Ecco, se a Natale ci sarà la neve ok. Viceversa penserò a quella scesa stamattina, che per un paio d’ore mi ha consentito di riconciliarmi con lo spirito della stagione e con il mio.
