Sulla Poesia

È stato assegnato il Nobel per la Letteratura alla poetessa americana Louise Gluck. Bene, cercherò di procurarmi una delle sue raccolte di versi: Ararat, Ottobre, L’Iris selvatico… che già il titolo rinvia all’amato mondo dei fiori. Che in questa edizione sia stato privilegiato un poeta anziché un autore di romanzi mi pare un buon segno, perché la poesia è un bene universale, considerato a torto un prodotto di nicchia. Ma i sentimenti e le emozioni che si esprimono in versi appartengono al vissuto di ognuno e connettersi con l’anima di chi scrive può essere salutare. Parlo per esperienza diretta e indiretta. Casomai si potrà obiettare sullo stile di un autore, ma se riesce a toccare le corde interiori l’obiettivo emozionale è raggiunto. Io scrivo da piccola, ma solo l’età adulta mi ha fornito lo sprone per esprimermi in versi (può darsi che neanche lo siano, non ho conseguito la patente…). Nel mio caso la complessità della vita è stata il substrato su cui innescare qualche pensiero condensato, senza pretese, per liberarmi e connettermi con qualcuno che sia nella mia lunghezza d’onda. Quando succede, è un grande dono, una complicità di anime che non ha eguali. Per me diventa anche una terapia contro il distanziamento sociale e la solitudine. Provare per credere. Senza attendere riconoscimenti ufficiali (se vengono, ok) ma per mettersi in pace con se stessi.

Una storia d’amore

Tanti anni fa andare a vedere una sposa era un evento. Adesso c’è meno trasporto, anche in relazione al divieto di assembramento. Sarei andata a vedere Annu, mia cara ex alunna indiana, se si fosse sposata nel tempio del Canova, come sperava abitando a Possagno, paese natale del famoso scultore. Invece Annu si è sposata in Germania ed è poi convolata col suo sposo in Canada. Stamattina mi è arrivato il video delle nozze, sontuose e colorite come piace agli indiani. Annu esordisce dicendo “Amore mio”, poi prosegue in rapido inglese di cui colgo lo spirito e immagino il contenuto. Indossa due abiti: quello fastoso da sposa e successivamente un sari rosso con inserti dorati che fa risaltare la carnagione scura. I capelli medio lunghi sono raccolti a elegante chignon basso, abbellito da un fermaglio. Del marito, molto indiano, mi colpiscono la cravatta color bordeaux su completo blu light e la voce, determinata e avvolgente. Credo che il rito sia ortodosso. La musica successiva al clou della cerimonia è indiana, interpretata dagli invitati in stile bollywoodiano. Questa almeno è la mia impressione. Comunque, al di là dell’originalità delle nozze, mi piace pensare al percorso umano di questa giovane donna che ha mantenuto la grazia di quand’era ragazza e ha dimostrato un coraggio notevole nel perseguire un sogno d’amore… non proprio a portata di mano: India, Europa, America. Si merita tutto il bene possibile. La ringrazio di avermi fatta partecipe della sua felicità. Tanti auguri di cuore!

Evasione

Sono stata all’IKEA a Padova, su invito di mio figlio: per curiosare più che altro. Mio desiderio era trovare dei pirottini alti per fare i muffin, una spesa irrisoria che abbiamo allargato con altri modesti acquisti. La prima tappa è stata al ristorante, che mi è sembrato piuttosto una tavola calda dove un giovane cuoco di colore mi ha gentilmente consegnato i contorni più sfiziosi: flan di zucca e timballo di zucchine, a mio dire deliziosi che proverò a replicare a casa. Ho completato il resto del pranzo con scaloppina di pollo e patate fritte, non osando provare le accattivanti proposte di pesce, rinviate alla prossima volta. L’atmosfera mi ha riportato alla mensa universitaria di oltre quarant’anni fa: quella quasi dolente per la lunga fila di studenti in paziente attesa del pranzo, cui qualche volta mi aggregavo anch’io; questa quasi festosa, con persone sorridenti da sopra la mascherina, forse contente di fare o aver fatto l’acquisto desiderato. Per quanto mi riguarda, ribaltando i ruoli, mi sono sentita… allieva di mio figlio, che si muove con molta disinvoltura in ambienti complessi. Ci siamo poi incamminati a vedere l’esposizione dei vari settori con miriade di oggetti, posti in vendita nel pianoterra, dove abbiamo fatto le nostre spesucce. In un paio d’ore ho fatto una vacanza: ho pranzato in compagnia di mio figlio, ho comprato ciò che mi serviva e anche qualcos’altro, ho camminato in lungo e in largo per i padiglioni. Tornata a casa, mi sono allungata sulla mia poltrona relax… e ho ringraziato il cielo di avermi concesso un paio d’ore di evasione, in tempo di allerta covid!

Arte e Valori

Ho visto l’affresco “Carabinieri nella tormenta a Feltre”, che mi era stato segnalato da un amico carabiniere e pittore. Quando l’arte sostiene l’Arma, sensibilizza l’utenza che può coniugare disciplina e bellezza. In tutti gli uffici pubblici sarebbe auspicabile ammirare opere d’arte, specie in quelli soggetti alla sofferenza fisica o psicologica. In tempi passati erano le chiese a elevare lo spirito attraverso le narrazioni pittoriche. Adesso che l’uomo è diventato più laico, può nutrirsi di valori ovunque si svolga la vita civile. Io non sono esperta di arte, ma cerco di interrogare l’opera, per carpirne il messaggio. L’autrice dell’affresco trasmette in sostanza una storia di alto contenuto morale, ambientata a Feltre, sotto la protezione dei santi Vittore e Corona: due carabinieri procedono nell’esercizio del dovere, ostacolati dalla tormenta di neve, che è reale ma anche simbolica, perché sottintende i sacrifici, talvolta sottostimati, sostenuti dai rappresentanti dell’Arma. Ecco, le parole sacrificio e dovere mi suonano come reminiscenze scolastiche che mi inteneriscono e mi commuovono. Andrebbero usate più spesso, senza paura di essere considerati parrucconi. Coi tempi che corrono, il recupero anche linguistico oltre che artistico non può che fare del bene.

LACCI… d’amore

Ieri pomeriggio ho visto il film LACCI, appena uscito, una storia di amore tradito. Quasi banale nell’argomento di base, molto intrigante nel trattare le complicazioni psicologiche che si allargano a tutti i componenti della famiglia, per decenni. In questo senso eccessivo, a mio dire, perché soluzioni diverse, tipo separazione, avrebbero impedito il radicarsi di frustrazioni e delusioni. Azzeccato il titolo e bravissimi gli interpreti, gatto compreso che nella storia ha una sua funzione equilibratrice. Personalmente sono uscita dallo spettacolo con la convinzione che sia preferibile la solitudine a convivenze traumatiche. Detta in altri termini, se l’amore finisce meglio girare pagina e non ostinarsi a tenere in piedi un legame che diventa laccio costrittivo anche per i figli. Per fortuna conosco coppie separate che hanno superato il trauma della rottura con dignità e desiderio di ricostruire legami-lacci importanti. Certo il film non incoraggia in questo senso. Ma può essere un buon deterrente a riflettere bene su… dove ti porta il cuore! Ho cercato nella simbologia dei fiori, quello che rappresenta il tradimento: pianta di Giuda, calendula, sambuco. Non avendo a disposizione foto di riferimento, propongo l’osmanto che ho in giardino, i cui fiorellini bianchi assomigliano a quelli del sambuco. Naturalmente con il beneficio di inventario. E buone relazioni a tutti!

Autunno bifronte

Grazie a Dio, oggi è una bella giornata di sole. Esco per andare a ordinare un bancale di legna, faggio nello specifico, per la stufa che accendo da qualche sera. Non urge ancora avviare i termosifoni, ma dopo il tramonto intiepidire le stanze risulta gradevole. Lo apprezzano anche le gatte che scelgono di stare in casa, anziché uscire. Il cane non si pone il problema, perché sta dove sono io. Il momento clou del beneficio termico è dopo cena, quando accendo la stufa e mi distendo sulla mia poltrona relax, sentendo i ciocchi scoppiettare e percependo attorno un profumo di legna secca. Ammetto che questo rituale del fuoco mi affascina e mi ben dispone, forse mi ricorda qualcosa dell’infanzia, quando la mamma accendeva la stufa, non di maiolica come la mia, ma di ghisa, dove scaldava le vivande, precedentemente cotte sul gas accanto. Sembra un’altra epoca, da dove mi giungono ricordi misti, talvolta positivi. Non appartengo alla schiera di persone che, interpellate sul passato vorrebbero tornare indietro. Vivo il presente con l’atteggiamento del pescatore che attende con pazienza che abbocchi all’amo il pesce giusto. Sono per il recupero di ciò che era buono decenni fa, anche riguardo all’abbigliamento. Ho diversi capi, riadattati che svolgono ancora un buon servizio, mi pare che questa modalità si chiami vintage, tradotto da me in recupero. Sembra che la parola abbia una sfilza di significati non proprio esaltanti, tipo démodé, out, fuori moda, sorpassato, antiquato, superato… Beh, non mi tocca più di tanto: con il distanziamento sociale le occasioni mondane sono azzerate, di sera non esco quasi mai e mi godo la stufa. Se indosso un capo retrò, tanto meglio. Che ci stia dentro dopo vent’anni mi procura un’intima soddisfazione. Con buona pace di chi avesse da ridire.

Spesa rivisitata

– Come d’abitudine, vado a fare la spesa il lunedì mattina, in un supermercato in un paese vicino, dove c’è anche il mercato, che mi sta bene se ho bisogno di comperare qualcosa di non commestibile, tipo scarpe o magliette. A dire la verità, utimamente trascuro le bancarelle, a favore della grande distribuzione. E mi dispiace, perché il colore, i profumi e la vivacità del commercio al minuto non li percepisco affatto spingendo il carrello per metri e metri, incrociando altri carrelli muti. Se prima mi elettrizzava fare la spesa settimanale, adesso un poco mi rattrista. Incrocio altri clienti con il foglietto in mano, semicoperto il volto dalla mascherina, poco inclini a parlare e probabilmente interessati a sbrigarsi. Forse anche desiderosi di uscire per togliersela, la mascherina e respirare un po’ di aria pura. Pura? Chissà, non voglio approfondire l’argomento, perché temo che potrei ulteriormente rattristarmi. Causa covid, i presìdi sanitari condizionano la nostra vita e dobbiamo farcene una ragione. Però era così bello il cicaleccio da mercato prima della pandemia, che pare intenzionata a mettere radici. Ma farò il possibile per non darle spago, ricorrendo alle mie iniezioni di fiducia: piante, fiori, animali e qualche contatto sensibile. Il blog mi aiuta, perché dietro a ogni visitatore immagino un potenziale amico. Se poi qualcuno mi risponde, allora la soddisfazione raddoppia. E tante grazie ai lettori!

Buon Compleanno!

Un tramonto brillante: ecco cosa auguro a Maria Pia e a me stessa, che la seguo nel percorso in discesa della vita! Attenzione: lei è proprio la dimostrazione che età anagrafica e biologica non coincidono. Curata, abbronzata, attiva… va in palestra e in bicicletta. A pranzo elabora manicaretti sfiziosi e arreda la tavola sempre con un bouquet di fiori che raccoglie in giardino. Ha molti amici ma convive serenamente anche da sola. Dietro il sorriso lungimirante nasconde ferite, che l’hanno piegata ma non abbattuta. Credo che la sua dote distintiva sia la sensibilità, che è un’arma a doppio taglio se esonda dal medio sentire. Quanto al nostro rapporto amichevole, è sostenuto da una condivisione della letteratura: io scrivo e lei legge, fornendomi commenti mirati e generosi che mi riempiono di gratitudine e mi spronano a continuare a mettere su carta le mie emozioni. Insomma, è una mia fan che mi onoro di conservare tra le persone positive della mia vita. Che sia nata il giorno di san Francesco è una premonizione, dato il suo stile di vita equilibrato e rasserenante. In tema di amicizia, adeguata mi sembra la definizione di Marcel Proust, che faccio mia: “Dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici, sono gli affascinanti giardinieri che fanno fiorire la nostra anima”. Quindi, grazie Maria Pia della tua amicizia e luminoso compleanno!

Potere del tempo e dei fiori

Credo proprio di essere meteoropatica: è bastato intravedere un pezzetto di azzurro nel gran concerto di nuvole per cambiare umore, oggi piuttosto al ribasso. Stamattina pioggia battente, gatte nervose dentro e cane appisolato. I canarini taciti in ripostiglio, incerti se nutrirsi oppure no della foglia di radicchio. Per vedere una passerella cromatica sono andata dalla fiorista, che ha confezionato un cesto regalo per il compleanno domani della mia amica Maria Pia. Ho comperato per me quattro vasi di pansè o viola del pensiero, che ho messo nell’aiuola metallica in giardino, per avere qualcosa di bello sotto gli occhi: i colori dominanti sono viola e giallo, a mio dire assortiti molto bene da Madre Natura. Nel linguaggio dei fiori, pare che dentro i petali della viola del pensiero sia possibile scorgere il volto della persona amata: meglio di un selfie! Data la stagione, sarà sempre più arduo immortalare fiori, salvo concentrarsi sulle piante grasse o d’appartamento, che danno comunque soddisfazione, ad osservarle. Ad esempio, la mia talea di Ficus, dotata di 4/5 foglie, ha srotolato una lucidissima piccola foglia in punta, che è una meraviglia! Credo che non mi mancherà la compagnia del verde, sebbene dovrò rinunciare ai bouquet dei fiori recisi da mettere in vaso. Mi restano comunque le foto, che saranno una consolazione durante il rigore invernale. Ma per quello c’è ancora tempo!

Festa dei nonni

I nonni, che risorsa! Io li ho goduti pochissimo e neanche tutti. Non ho conosciuto il nonno paterno, morto prima della mia nascita e quello materno è mancato quando avevo cinque anni. Le foto me lo restituiscono preciso della mamma, piccolo e tozzo, con baffetti alla Marx! Vendeva pesce porta a porta, stipato in cassette posizionate sul portapacchi della bicicletta. Di nome Giacomo, per il suo lavoro era conosciuto come “Giacomin del pese”. Adelaide, “Aide” per lui, era sua moglie e mia nonna materna: magra, elegante, ieratica con un bel profilo greco e i lunghi capelli intrecciati a chignon. Le ero molto affezionata. Quando è mancata avevo dodici anni ed è stata una grande perdita. La mamma di mio padre si chiamava Regina, nome a mio dire bellissimo, però ridimensionato a Gina. Era sempre ben pettinata e con un sereno sorriso stampato sul volto rotondo. Mi ha lasciato sottrarle un quadro con un bel Gesù dipinto, di cui mi ero innamorata. Venendo a me, non sono ancora nonna, a differenza di alcune mie coetanee e la cosa non mi dispiace, perché non mi sento ancora pronta per un ruolo tanto prestigioso. Mi guardo attorno, osservo e prendo appunti, per quando capiterà a me. Sperando di essere all’altezza dei nonni migliori: quelli che hanno mantenuto dentro il cuore un bambino.