Premetto che non credo agli oroscopi. Se li leggo, lo faccio il giorno dopo, per vedere quanto ci avevano azzeccato. Però quello che leggo stamattina in una rivista che si occupa di cibo riflette bene il mio umore: Ariete – Ultimamente sei impegnato a fare il giocoliere con i birilli della vita quotidiana”. E chi non lo è di questi tristi tempi? Le parole “birilli” e “giocoliere” mi trasmettono una nota gaia, mi fanno pensare al circo e agli artisti di strada. Anche a una poesia che dettavo a scuola e piaceva agli studenti: Chi sono? di Aldo Palazzeschi, dove l’autore si interroga e risponde di essere “il saltimbanco dell’anima mia”. Il poeta dichiara di vendere la propria arte, come un acrobata che vende la sua arte nelle pubbliche piazze: è un’immagine colorita di chi si interroga sulla propria identità e sul ruolo della poesia. Mi sento coinvolta e rispondo: scrivere, in versi e in prosa per me è vitale. Non so fare altro che mi consenta di esprimermi altrettanto intimamente. Se qualcuno si connette con me per condividere le mie emozioni, sono felice. Da quando ho il mio blog verbameaada.wordpress.com su cui posto le mie riflessioni ogni giorno da tre mesi, mi sento “utile” e arricchita dai visitatori e dai commenti, pochi ma buoni. Perciò grazie a chi mi legge e mi sostiene. Buona domenica!
Mondo connesso e isolato
Superata la metà di Ottobre, spero che questo anno terribile si chiuda senza troppi dolori. Percepisco una legittima paura generale che degenera talora in panico, altrettanto pericoloso di una malattia. Anche mio figlio, che abita nell’appartamento contiguo al mio, mi richiama se non mantengo le distanze quando ci troviamo fuori in giardino. Va bene la prudenza, ma imbrigliare i sentimenti rattrista e snatura le emozioni. Non vorrei, con tutte le cautele del caso, trovarmi isolata anche affettivamente. Ho bisogno di sorridere e di concentrarmi sulle cose belle che ci sono ancora: fiori, colori, poesia, scrittura, buone relazioni… A darmi una mano, la notizia che la settimana prossima, se tutto va bene godremo di una “ottobrata”, cioè di buone giornate miti, che potrebbero addirittura prolungarsi fino all’estate di san Martino! Io sono meteoropatica e mi abbatto facilmente col brutto tempo, specie se cade di domenica, giorno in cui sento di più la privazione dei cari che non ci sono più. Col tempo la rete di sostegno affettiva si è assottigliata, un po’ come la pelle che si accontenta di una crema nutriente… ma non è altrettante semplice costruire buone relazioni a distanza. Non voglio scivolare nel lacrimoso, perciò chiudo in fretta, con l’impegno di valorizzare ciò che di bello scoprirò nei paraggi. Magari indossando gli occhiali più forti, quelli che uso per le lunghe distanze…
In medias res stat virtus
Oggi tempo incerto, ma almeno non piove. Esco per procurarmi le cartucce d’inchiostro per la nuova stampante: modello base, economica… ma le cartucce costano un botto, dovrò farne uso con parsimonia. Mi sposto di qualche chilometro, perché nei paraggi della cartoleria c’è un bar con diversi quotidiani, compreso quello che leggo più volentieri. Il cameriere sa già che mi apparto in un angolo, perché voglio leggere in pace. Dopo aver preso cappuccino e croissant, che consumo solo di rado; infatti il mio palato si è abituato ai muffin che preparo personalmente, con soddisfazione del colesterolo. Tra le tante notizie di cronaca, mi colpisce la vicenda umana di Jole Santelli, presidente della Calabria, morta a 51 anni. Bella donna, piena di coraggio e sempre sorridente, come confermano le foto. Mi interesso q. b. di politica che ha tante ombre e poche luci. Dai tempi del liceo, studiando la civiltà greca mi ero persuasa che fosse meglio non pagare i politici… ma in tal modo si tagliavano fuori i meritevoli non abbienti. Nella locuzione latina “In medias res stat virtus” si potrebbe magari cercare la soluzione… Tuttavia, per non disperdere il filo conduttore del mio pensiero, intendo rendere omaggio all’opera di questa donna, ancora giovane, dedicatasi alla politica per oltre vent’anni, durante i quali avrà fatto degli errori ma avrà anche seminato qualcosa, rinunciando a qualcos’altro. Ecco, il nocciolo del discorso riguarda il darsi: a chi, come, quando, dove e perché. Sono ricaduta nei panni dell’insegnante… che non insegna più, ma si interroga su come ha impiegato le sue facoltà. Il percorso dell’avvocato Jole mi stimola un esame di coscienza, che faccio in punta di penna, sperando di avere tempo per rimediare agli errori.
Emozioni autunnali
Adriana mi ha regalato dei finferli e un bel porcino che preparo per pranzo. Fuori piove e tira vento, dubito che ci saranno le bancarelle del mercato locale. Per pranzo farò tagliatelle ai funghi. Ho il prezzemolo, l’aglio e la materia prima, custodita in un sacchetto da pane dove è attaccato lo scontrino con il nome della rivendita, LA BOTTEGA DEL BORGO. Ecco, la parola “borgo” mi colpisce e mi riporta a una dimensione umana temo persa, quando le persone si trovavano allegramente fuori casa, per fare la spesa e scambiare quattro chiacchiere. Un medioevo temporale ed emozionale ritenuto oscuro, scavalcato da altre abitudini. Facciamo decine di chilometri per andare a fare acquisti – spesso solo a curiosare – nei supermercati/ipermercati, mentre il piccolo negozio, la bottega appunto chiude o ha chiuso da tempo. La rivoluzione industriale ha rivoluzionato a oltranza, ed ora presenta il conto. Magari ci voleva un fermo, per guardarci indietro e recuperare qualche istruzione del passato che possa rivitalizzare il presente tormentato. Il messaggio che mi viene dall’etichetta dell’umile sacchetto di pane mi persuade a riprendere vecchie abitudini: esco a piedi e vado in panificio, augurandomi di percepire la fragranza del pane appena sfornato. Poi preparerò le tagliatelle ai funghi, che mentalmente mi porteranno nel bosco, a gustare profumi, colori, suoni. E soprattutto il silenzio.
Una foglia
Com’è tenera una foglia che nasce! Una talea di Ficus elastica, messa a dimora diversi mesi fa, dà segni di aver attecchito. Me ne accorgo dall’involucro sulla punta contenente una nuova foglia, che si srotola e finalmente si stacca dalla guaina protettiva: un parto silenzioso, chissà se anche doloroso. La neonata foglia è molto piccola rispetto a quelle sottostanti, circa un terzo, di un bel verde brillante, liscia e perfino luminosa. Sicuramente è nata con un potenziale che promette bene. L’osservazione di questo processo mi commuove, perché è metafora della nascita, grazie alla quale siamo nati tutti… e la foglia stessa, nel suo percorso è simbolo vitale. Ci sono foglie di tutti i tipi, come ci sono persone di vario genere, con tante storie e diversi percorsi esistenziali. Adesso che ci penso, uno dei miei romanzi si intitola UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Di qualche anno fa , mi ha dato una certa soddisfazione, perché le alunne di terza media che lo avevano adottato, ci hanno costruito attorno un raffinato spettacolo, con l’aiuto di Carmen, la loro insegnante di Lettere, che è stato rappresentato con successo alla fine dell’anno scolastico. Beh, senza tirare in ballo competenze che non ho, mi sento di dire che anche un’umile foglia può fare compagnia e portare lontano. Senza scomodarsi da casa.
Amici a quattro zampe
Che meraviglia, il sole! Anche se la temperatura è bassa, godere della luce, della nitidezza del cielo, del tepore che si posa sulle mani e sul volto mezzo coperto dalla mascherina è un piacere garantito e gratuito. Sono stata a salutare un’amica, che mi ha regalato una piccola zucca, prodotto di stagione. Mentre noi ci scambiavamo quattro chiacchiere, i suoi gattini si rincorrevano felici tra le piante di rose ormai sfiorite e le pietre tiepide dell’ampio ingresso: Tigre, Mafalda, Nuccio… batuffoli bianco-grigi che sono parte integrante della famiglia. Priscilla, nera come la mia Puma, osservava altezzosa i giochi dei suoi consimili felini. Non a caso Lina ama i fiori e i gatti, come me e spero tante altre persone. Mi vien da considerare, che in tempo di allerta sanitaria e distanziamento sociale, gli animali da compagnia diventano perfino una terapia, se non per il fisico, sicuramente per lo spirito. Tra le eredità morali ricevute dai miei genitori, mi conforta l’attitudine a convivere con gatti, cani e uccellini. In tempi andati anche con tartarughe e criceti. Se fossi vissuta in campagna, avrei familiarizzato anche con altri animali, tipo caprette, oche e cavalli. Adesso che ci penso, non credo sia un caso che tra le mie frequentazioni, diverse persone vivano insieme con gli animali. Quando porto fuori Astro di sera, incrocio padroni con cane al seguito, e non sono pochi. Il che mi fa dedurre che la complicità uomo-animale sia fruttuosa. Mi è stato riferito che a Londra, durante la pandemia qualcuno si è addirittura procurato un cane, pur di poter uscire di casa. Presumo che il più fedele amico dell’uomo si sia adattato di buon grado…
La lanterna che illumina il cammino
Domenica fredda, piovosa e triste. Sono costretta a rinunciare a due uscite, causa maltempo. L’età non più green richiede prudenza, ma l’umore ne risente, specie se è domenica. Non posso contare su nipoti e parenti, in altre plaghe spalmati. Faccio affidamento su alcune amiche, però di domenica si dedicano giustamente ai loro cari, oppure non sono disponibili per altre ragioni, tipo il maltempo. Cerco di distrarmi in cucina, ma la giornata è lunga. Metto il viso fuori un paio di volte e controllo la temperatura: 10 gradi, non proprio da passeggio. Spero che nel pomeriggio cambi qualcosa, ma non succede. Le gatte escono ed entrano freneticamente, il cane è sempre la mia ombra. Mi sto scoraggiando, non ho voglia di leggere e nemmeno scrivere. Più tardi andrò a mangiare la pizza da sola, ovviamente con la mascherina… Mando qualche messaggio e faccio un paio di telefonate. Mentre avanza la sera, il cielo da lattiginoso diventa cupo. Un po’ come la mia anima. Tento un’ultima telefonata, Pia mi capirà. Così è, per fortuna. Lei ha messo la sua competenza professionale di infermiera a servizio degli altri, ma soprattutto la sua sofferenza che la rende ricettiva e incoraggiante. Secondo me ha pure un animo d’artista, perché usa parole appropriate e immagini poetiche. Sua la metafora che l’amico è come una lanterna che illumina il cammino… proprio quello che rappresenta lei per me, in un momento di scoramento. Mi sento rinvenire. Anche se non ho pranzato fuori e ho dovuto rinunciare al cinema, mi consola avere un’amica che mi illumina il percorso. Grazie, Maria Pia!
Sulla Poesia
È stato assegnato il Nobel per la Letteratura alla poetessa americana Louise Gluck. Bene, cercherò di procurarmi una delle sue raccolte di versi: Ararat, Ottobre, L’Iris selvatico… che già il titolo rinvia all’amato mondo dei fiori. Che in questa edizione sia stato privilegiato un poeta anziché un autore di romanzi mi pare un buon segno, perché la poesia è un bene universale, considerato a torto un prodotto di nicchia. Ma i sentimenti e le emozioni che si esprimono in versi appartengono al vissuto di ognuno e connettersi con l’anima di chi scrive può essere salutare. Parlo per esperienza diretta e indiretta. Casomai si potrà obiettare sullo stile di un autore, ma se riesce a toccare le corde interiori l’obiettivo emozionale è raggiunto. Io scrivo da piccola, ma solo l’età adulta mi ha fornito lo sprone per esprimermi in versi (può darsi che neanche lo siano, non ho conseguito la patente…). Nel mio caso la complessità della vita è stata il substrato su cui innescare qualche pensiero condensato, senza pretese, per liberarmi e connettermi con qualcuno che sia nella mia lunghezza d’onda. Quando succede, è un grande dono, una complicità di anime che non ha eguali. Per me diventa anche una terapia contro il distanziamento sociale e la solitudine. Provare per credere. Senza attendere riconoscimenti ufficiali (se vengono, ok) ma per mettersi in pace con se stessi.
Una storia d’amore
Tanti anni fa andare a vedere una sposa era un evento. Adesso c’è meno trasporto, anche in relazione al divieto di assembramento. Sarei andata a vedere Annu, mia cara ex alunna indiana, se si fosse sposata nel tempio del Canova, come sperava abitando a Possagno, paese natale del famoso scultore. Invece Annu si è sposata in Germania ed è poi convolata col suo sposo in Canada. Stamattina mi è arrivato il video delle nozze, sontuose e colorite come piace agli indiani. Annu esordisce dicendo “Amore mio”, poi prosegue in rapido inglese di cui colgo lo spirito e immagino il contenuto. Indossa due abiti: quello fastoso da sposa e successivamente un sari rosso con inserti dorati che fa risaltare la carnagione scura. I capelli medio lunghi sono raccolti a elegante chignon basso, abbellito da un fermaglio. Del marito, molto indiano, mi colpiscono la cravatta color bordeaux su completo blu light e la voce, determinata e avvolgente. Credo che il rito sia ortodosso. La musica successiva al clou della cerimonia è indiana, interpretata dagli invitati in stile bollywoodiano. Questa almeno è la mia impressione. Comunque, al di là dell’originalità delle nozze, mi piace pensare al percorso umano di questa giovane donna che ha mantenuto la grazia di quand’era ragazza e ha dimostrato un coraggio notevole nel perseguire un sogno d’amore… non proprio a portata di mano: India, Europa, America. Si merita tutto il bene possibile. La ringrazio di avermi fatta partecipe della sua felicità. Tanti auguri di cuore!
Evasione
Sono stata all’IKEA a Padova, su invito di mio figlio: per curiosare più che altro. Mio desiderio era trovare dei pirottini alti per fare i muffin, una spesa irrisoria che abbiamo allargato con altri modesti acquisti. La prima tappa è stata al ristorante, che mi è sembrato piuttosto una tavola calda dove un giovane cuoco di colore mi ha gentilmente consegnato i contorni più sfiziosi: flan di zucca e timballo di zucchine, a mio dire deliziosi che proverò a replicare a casa. Ho completato il resto del pranzo con scaloppina di pollo e patate fritte, non osando provare le accattivanti proposte di pesce, rinviate alla prossima volta. L’atmosfera mi ha riportato alla mensa universitaria di oltre quarant’anni fa: quella quasi dolente per la lunga fila di studenti in paziente attesa del pranzo, cui qualche volta mi aggregavo anch’io; questa quasi festosa, con persone sorridenti da sopra la mascherina, forse contente di fare o aver fatto l’acquisto desiderato. Per quanto mi riguarda, ribaltando i ruoli, mi sono sentita… allieva di mio figlio, che si muove con molta disinvoltura in ambienti complessi. Ci siamo poi incamminati a vedere l’esposizione dei vari settori con miriade di oggetti, posti in vendita nel pianoterra, dove abbiamo fatto le nostre spesucce. In un paio d’ore ho fatto una vacanza: ho pranzato in compagnia di mio figlio, ho comprato ciò che mi serviva e anche qualcos’altro, ho camminato in lungo e in largo per i padiglioni. Tornata a casa, mi sono allungata sulla mia poltrona relax… e ho ringraziato il cielo di avermi concesso un paio d’ore di evasione, in tempo di allerta covid!
