Oggi sono in ritardo con il post, perché sono stata dal dentista per l’estrazione di un dente, operazione per fortuna divenuta quasi indolore negli ultimi tempi. Non me ne voglia la categoria, tra cui annovero un’amica del Liceo, ma non frequento volentieri lo studio di questi professionisti. Rincuorata dall’esito dell’operazione, ho fatto una puntatina al supermercato per prendere due cosucce e non ho visto ressa. All’ingresso uno zelante controllore si è accertato che non fossi in compagnia di altri familiari. Nel mentre è scesa la sera e ho visto uno spicchio di luna acquistare colore nel cielo che imbruniva. Durante il rientro, qualche alberello luccicava con moderazione. Spero che anche nei prossimi giorni prevalga la misura, sia negli spostamenti che negli acquisti. Sento per televisione la reclame di vari prodotti e una merita il mio apprezzamento: un bambino in età scolare scrive la letterina a Babbo Natale, esprimendo il desiderio di non vedere più le persone con la mascherina e di poter abbracciare i nonni senza timore: come non condividere? A volte calarsi nei panni dei più piccoli accorcia le distanze espressive e restituisce il piacere della comunicazione che ho l’opportunità di esercitare nel blog. Approfitto anzi per fare gli auguri a chi mi segue e a chi commenta, da estendere anche a chi non lo fa ma forse lo farà in seguito. Dopo sei mesi dall’apertura, mi permetto di fare un bilancio: le statistiche dicono che il “traffico” aumenta e la cosa mi conforta. Grazie lettori, siete la mia famiglia adottiva!
Un compleanno speciale
Sorpresa: oggi 17 dicembre ho fotografato un bocciolo di rosa gialla, con la rugiada che lo ricopre: chissà se sboccerà… la stagione è troppo avanzata e il sole, quando c’è, non si può dire che scaldi. Comunque è stata una consolazione vedere che la natura ci prova a rinnovarsi, anche in condizioni difficili, per non dire proibitive. In altri contesti avrei reciso il fiore, ma in questo caso preferisco non separarlo dalla pianta madre. Idealmente lo dedico a papa Francesco, che compie oggi 84 anni. Sicuramente un esempio di resistenza anche lui, in un mondo ecclesiastico dove c’è chi gli rema contro, procurando lacerazioni e ferite come le spine di una rosa colta incautamente. Il santo padre mi ricorda spesso il poverello di Assisi, di cui non a caso ha adottato il nome. Nel suo fare e dire mi sembra molto umano, attento alla sostanza più che alla apparenza, come si addice a un uomo di chiesa, pur non essendo io una esperta in materia. Mi è giunta notizia che da giovane argentino, anziché demonizzarlo apprezzasse il tango, danza che anch’io ho volentieri praticato da ragazza: un altro indizio che me lo rende simpatico e, oserei dire familiare. Il riferimento alla musica argentina mi ricorda lo strumento di eccellenza per suonarla, la fisarmonica, che in questo periodo prenatalizio ho ripreso in mano. Per Natale vorrei suonare decentemente “Tu scendi dalle stelle”, anche senza pubblico, nel rispetto del distanziamento. Per omaggiare qualunque nascita.
“Quando ti alzi al mattino…”(Marco Aurelio)
Se non ho a portata di mano il tablet, ho l’abitudine di appuntarmi frasi significative dovunque, tipo sul retro degli scontrini e su ritagli di ricevute e fogli vari che poi accantono, con l’intenzione di trascriverle al computer, cosa che non succede sempre. Se capita di ripescarle, mi congratulo con me stessa, perché sono pensieri densi di saggezza, come quello che è ricomparso da un coacervo di carte, provvisoriamente sistemate dentro una scatola di buste di cibo per gatti, che riporto: “Quando ti alzi al mattino, pensa quale prezioso privilegio è essere vivi: respirare, pensare, provare gioia e amare”. Un concentrato di buonsenso dell’imperatore filosofo Marco Aurelio (121 -180 d. C), autore dei “Colloqui con sé stesso”, ritenuto il quinto dei cosiddetti “buoni imperatori”. Suo malgrado, dovette affrontare conflitti bellici (guerre partiche e marcomanne), carestie e pestilenze. Probabile che essere a contatto frequente con la morte abbia affinato la sua visione della vita, tutt’altro che superata, direi anzi di attualità. Se non vado errato, papa Bergoglio ha detto che stiamo affrontando una sorta di terza guerra mondiale a rate, dove il nemico non si vede ma c’è e falcidia vittime senza sconti. Mi sembra un esempio calzante. Comunque più che il contesto della frase trovo appropriato lo spirito sereno di guardare al presente, con la possibilità di provare sensazioni ed emozioni talora sottovalutate, tipo appunto quelle nominate da Marco Aurelio: respirare, pensare, provare gioia e amare.
La luce in fondo al tunnel
Leggo sul quotidiano che tra qualche settimana inizierà il piano vaccinale, su base volontaria degli Italiani. Io ci sarò, spero. Dopo tanti mesi vissuti col fiato sul collo, tra ansie timori e restrizioni, mi sembra una liberazione da accettare con la speranza di venirne fuori. Conosco i dubbi di chi esita, rispettabilissimi. Io mi fido degli scienziati che si occupano dell’efficacia dei vaccini e che non sono degli sprovveduti. Poi incrocio le dita e penso positivo (non senza qualche cedimento). Mi sembra lo spirito giusto per accogliere l’anno prossimo, che ci auguriamo tutti seppellisca questo drammatico 2020. Nello stesso giornale leggo la lettera di una persona affetta da una seria problematica che la costringe a lunghe degenze ospedaliere, impedendole di stare a casa, da dove molti domenica scorsa si sono allontanati, riversandosi in massa nelle piazze e nei centri commerciali. Tra l’altro per distrarsi e curiosare, più che per fare acquisti. Non ho argomenti per bacchettare nessuno, la situazione è complessa e penosa da tutte le angolazioni. Ma sono disposta a rinunciare al superfluo, a salvaguardia della mia e altrui salute.
La voce del silenzio
Lassù, sulle vette imbiancate avvolte dal silenzio penso che saremmo molto più veri. Spesso rivolgo un pensiero all’Ossario in Cima Grappa che custodisce le spoglie di tanti giovani sacrificati alla Patria. Nella purezza dell’atmosfera, accarezzati dal vento e protetti dal silenzio assoluto, i resti di uomini che non volevano diventare eroi hanno trovato una sede di elezione, dove la folla chiassosa è fuori luogo. Mi sono persuasa che anche il silenzio parli, può raccontare molte storie e dare utili suggerimenti. In una società complessa e dinamica è difficile isolarsi spontaneamente, ma quest’anno il covid ci ha costretto a rallentare, anzi a fermarci proprio e ad ascoltare delle voci prima sottovalutate, come quella del silenzio. Con conseguenze sorprendenti, talora in senso positivo. Durante il distanziamento sociale, c’è chi rischia la depressione e chi si scopre artista. Mi viene spontaneo pensare alla grande anima di Alda Merini che in ospedale psichiatrico poetava, tanto quanto Vincent van Gogh dipingeva, con ottimi risultati. Per dire che non sempre la reclusione porta male, può anche succedere il contrario. Non escludo di esprimermi così, per aiutarmi a tenere duro nell’ultima fase della pandemia, paragonata all’ultimo miglio della marcia del maratoneta. So che sono in buona compagnia di milioni di Italiani, oramai sfiniti da dieci mesi di emergenza sanitaria, incautamente interrotta d’estate con l’illusione che fosse finita. Le imminenti festività natalizie non possono farci dimenticare le tante troppe vittime del contagio. Non siamo in guerra e i caduti che riposano lassù, sulle vette innevate e silenziose ci suggeriscono che abbiamo ancora una chance per venirne fuori salvi!
Oggi, Santa Lucia
Lucia, la santa della luce, ci regala una giornata luminosa. Finalmente il sereno, dopo tanti giorni di pioggia! A duecento metri da casa mia, in mezzo ai campi c’è la bellissima chiesetta dedicata alla santa siracusana, nei confronti della quale nutro viva simpatia, anche per essere protettrice della vista. Mi piace pure il suo nome, breve ed onomatopeico, che ha la radice latina lux, luce appunto. Arrivata da Possagno a Castelcucco vent’anni fa, vedevo la chiesetta da casa mia, prima che lo spettacolo fosse compromesso da edifici successivamente edificati. Però so che c’è, silenziosa e accogliente, come una discreta vicina di casa. Per caso, o forse no, ho la fortuna di avere una vicina di casa che porta lo stesso nome, Lucia, di cui sono diventata amica. Oggi pertanto è il suo onomastico che nel pomeriggio festeggeremo insieme. Lucia è una persona sensibile e buona che mi rasserena. È anche uno stimolo per i miei progetti letterari e condivide i miei post sul blog, senza perderne uno. A mio dire, possiede l’occhio interno per vedere oltre le apparenze, che di questi tempi contrari è un’ottima bussola per non cadere nel fosso, metaforicamente parlando. Le sono grata per l’amicizia e per l’equilibrio che sa trasmettere. Mi piace pensarli come doni offertimi dalla santa che, secondo la leggenda, con l’asinello e il carretto appresso, lascia a domicilio i regali per chi è stato buono, nella notte più lunga dell’anno (per la cronaca, pare che quest’anno cadrà il 21 dicembre, con il solstizio d’inverno). Buon Onomastico, Lucia!
Amiche Foglie
Foglie gialle, verdi, rosse, viola… quanti colori e quanta bellezza nelle foglie. Stamattina ho fotografato gli esemplari che tappezzano l’area di contenimento del piazzale davanti alla Gipsoteca di Possagno. Pare si tratti di Hydrangea quercifolia. Ortensia a forma di quercia. Ringrazio le amiche Serapia, Erica e Adriana per avermi messo sulla giusta strada. Sia come sia, anche se ero di fretta non ho resistito dal fotografarle, come se mi avessero chiamato: mi sono distratta dai quotidiani affanni e mi sono immaginata una conversazione “sui generis” con queste amiche vegetali, dove ho intravisto padre, madre, sorelle, zie… vite passate e ammonimenti per il presente ed il futuro. Non a caso un mio romanzo si intitola UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Dopo gli scatti, mi è tornato il buonumore, come se mi fossi intrattenuta in famiglia, quando i componenti erano tutti presenti, senza i tagli introdotti dal tempo e dagli eventi. Certo la foglia è vulnerabile, e caduca come la vita umana. Ma durante il ciclo vegetativo sa comunicare parecchio, a saperla ascoltare. Mi conforta che molti artisti, nelle varie espressioni pittoriche letterarie musicali abbiano dato spazio a queste creature imparentate con i fiori. Un confronto interessante tra i due regni lo fa Rabindranath Tagore, quando afferma: “I fiori sono parole, le foglie silenzio… tutto raccolto attorno a essi”. Beh, data la stagione avanzata verso l’inverno, possiamo goderci ancora un poco queste amiche dei fiori, che qualcuno per conservarle inserisce ancora romanticamente tra le pagine dei volumi. Perché le cose più belle sono spesso nascoste.
Finalmente sereno!
Finalmente stamattina è ricomparso il sole! Dopo dieci giorni di pioggia, vento, umidità e cappa plumbea provo la soddisfazione di uscire per fotografare l’effetto dei raggi sui monti e sulle piante che costeggiano la strada che conduce al camposanto, vicino a casa mia. Prima delle otto, gli operai del vicino cantiere sono già al lavoro e uno canta. Incrocio un barboncino col suo padrone per la consueta passeggiata mattutina, entrambi predisposti a fermarsi per uno scambio di saluti. Dopo gli scatti rientro perché fa freddo, sull’erba noto la brina. Decido che mi merito un giretto in macchina verso Bassano, per qualche acquisto di conforto, però prima mi fermo a fare la seconda colazione e a leggere il quotidiano nel bar accanto al negozio di abbigliamento che intendo visitare. Ops, è chiuso “Per motivi familiari”, successivamente svelati e riconducibili al famigerato virus. Mi tengo il languorino e accedo al negozio, dopo che un giovane dalla carnagione scura mi rileva la temperatura. Un rapido giretto tra i capi femminili, belli ma troppo sintetici per la mia pelle e i miei gusti. Butto l’occhio su delle maglie in offerta: se ne prendo due, pago metà la seconda. Ne provo due, una turchese e l’altra verde, giusto per indossare qualcosa di nuovo a Natale, per sentirmi addosso un po’ di colore, e il turchese è fantastico! Contenta del mio modesto acquisto, passo in profumeria perché mi serve uno smalto per le unghie; intanto mi documento su ciò che offre il “convento” per la cura del viso e del corpo. Verso le tredici sono di ritorno, spesa compresa, anche di piatti pronti che in situazioni di emergenza come oggi tornano assai comodi. La sorpresa più bella me la consegna un corriere: sono i calendari che ho ordinato online, con le foto dei miei fiori, da donare ai miei amici. Arrivati prima del previsto, ho tutto il tempo per confezionarli e farli giungere ai destinatari. Una volta tanto senza patema d’animo per la puntualità!
Giornata Mondiale dei Diritti Umani
Di prima mattina, mentre sorseggio il cappuccino fatto in casa ascolto il notiziario. Cane gatte e canarini sono stati rifocillati, perciò mi trattengo a carpire qualche altra notizia, zampettando da un canale all’altro. Trovo su Rai 3 ciò che mi stimola a scrivere il post odierno: oggi è la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, tra i quali c’è la Salute! Questa informazione si collega col discorso accorato che Angela Merkel ha rivolto ieri alla nazione, invitando a fare le rinunce indotte dalla pandemia. Premetto che non sono iscritta a nessun partito e non saprei dove collocarmi politicamente. Dai tempi del liceo ho una propensione per il diverso, ma in tempi ribaltati come gli attuali potrebbe corrispondere a una linea dritta. Di sicuro apprezzo le donne che si sono battute per un obiettivo, rinunciando magari a scelte più comode. Nei confronti della cancelliera tedesca, in carica dal 2005 c’è qualcosa di più, perché siamo quasi coetanee ed anche fisicamente somiglianti: non donne immagine, ma immagino (mi scuso per il bisticcio) in grado di usare testa e cuore. I tedeschi si sono meravigliati che si sia accalorata per raccomandare le rinunce durante le imminenti festività, perché lo chiedono 590 vittime di covid al giorno. Hanno preso atto che la cancelliera ha un cuore, peraltro dimostrato in altre occasioni. È una primadonna capace e sensibile, un modello che in politica è piuttosto raro. Inoltre è una donna che come milioni di altre donne fa la spesa al supermercato, rispettando la fila. Che il suo abbigliamento sia monotono e non ricercato mi fa pensare al tenente Colombo, in apparenza sciatto, ma con un cervello fino, in grado di meritarsi la stima altrui. E quella non si compra, ma si guadagna sul campo!
Maltempo e boccioli
Anche oggi, tempo da lupi! Ieri sono rimasta tappata in casa tutto il giorno e non ho visto anima viva. Stamattina esco per prendere il pane (che consumo di rado), giusto per incontrare qualcuno e rompere l’atmosfera di pesante torpore. All’andata non incrocio nessuno, piove discretamente e ogni tanto l’ombrello si gira, assecondando le raffiche di vento. Il bar dove talvolta leggo il giornale è chiuso per covid: maltempo più pandemia hanno messo in fuga le persone. Di solito c’è la fila fuori dal forno, che oggi è quasi vuoto, nonostante gli invitanti panettoni artigianali pronti per essere gustati. Perfino il pane mi sembra privato della fragranza che mi catturava tornando da scuola e mi costringeva ad entrare. Compro tre bocconcini di pane scuro, ideali per spalmarci sopra la marmellata. Copro i duecento metri circa del ritorno in solitaria, superando un’aiuola dove ammiro dei boccioli di rosa color crema, che non sono riusciti a sbocciare ed ora sono alla mercé della pioggia abbondante. incrocio verso casa la mia vicina, con cui scambio qualche battuta. Su cosa? Il maltempo e la situazione scolastica, che la preoccupa particolarmente, avendo due figlie alle medie e una alle superiori dove la situazione è molto liquida (per stare in tema col tempo!). Prima di congedarsi, esce con una battuta su cui rifletto: “Se non moriamo di covid, c’è il rischio che moriamo di depressione”. È un’esagerazione, ma contiene del vero. Sorrido amaramente e penso alla resilienza dei boccioli per farmi coraggio.
