Sabato mattina dalla parrucchiera, come di consueto. Ma oggi più impegnativo, per la tinta sulla ricrescita dei capelli che richiede tempi supplementari. Stare troppo seduta mi condiziona l’anca e ogni tanto devo alzarmi. Cerco di distrarmi leggendo e guardandomi attorno: conosco le piante, Lara che si alterna tra me e un’altra cliente, colgo qualche battuta su ciò che è successo in paese… finché la mia attenzione viene catturata da un’anziana signora, accompagnata dalla badante. Non è una novità, anzi fa piacere che le signore in età frequentino il salone dell’amica Lara, ma questa cliente, gesticolando con pollice indice e medio, fa intendere che le manca poco per arrivare ai cent’anni! Mi viene naturale interrogarmi dove sarò io tra trent’anni… forse qualcuno leggerà i miei post, ne sarei lusingata! Tornando alla signora, piccola, con un bastone d’appoggio e i capelli bianchi, scopro che si chiama Lina. In età adulta ha sposato un vedovo ora deceduto e non ha avuto figli. Sostenuta dai vicini, vive insieme con tre badanti che si alternano durante la giornata. Oggi è venuta a farsi bella, per festeggiare insieme a loro il suo recente compleanno: uno scambio di emozioni e di piaceri, alla soglia dei cento anni! Invidiabile davvero! Da sotto il casco, con la coda dell’occhio la vedo congedarsi soddisfatta, con la collana di perle sul golfino nero e il sorriso radioso dietro le lenti scure: mi trasmette l’idea di una lunga vita, ancora in grado di apprezzare le piacevolezze dell’esistenza. Grazie e tanti auguri, signora Lina!
La bellezza non basta
Madre Natura non mi ha fatto dono della bellezza, ma non me ne sono fatta un problema, salvo disturbarmi da ragazza quando mi confrontavano con mia sorella più giovane, stupendosi che fossimo parenti. Ho investito in altro, coltivando le mie attitudini. Col senno di poi e la maturità mi sono convinta che la bellezza esteriore, come la intendevo io allora, può essere addirittura un intralcio, una sorta di biglietto da visita fuorviante. Viceversa, non mi spiego il crollo psicologico e, nei casi peggiori, il suicidio di donne belle e corteggiatissime. Come è capitato a Isabella (una profezia nel nome), bellissima 37enne di Crocetta del Montello, che ha deciso di uscire di scena, nonostante l’aspetto da star. Leggo sul quotidiano che doveva rispondere per l’ammanco stratosferico di denaro, sottratto alla madre invalida, di cui era curatrice. Immagino che fosse circondata da borse, vestiti, profumi… forse gioielli che, come dice Marilyn Monroe in un celebre film, sono i migliori amici delle donne. A proposito di amici: chissà se ne aveva, disinteressati della sua bellezza! La sua fine mi ricorda quella di altre donne, sopraffatte dal successo o dall’invidia per averlo raggiunto. Mi torna in mente la fiaba di Cenerentola che però ha un lieto fine. Nel privato, ho un figlio maschio piuttosto aitante. Non so come mi sarei comportata, se fosse nata una femmina, ma dubito che avrei ceduto su cose effimere e apparenti: a reggere i colpi della vita aiuta assai più possedere un temperamento strutturato di un bel corpo e uno splendido volto.
Il Faro e La Luce
Scritto il libro, non è finita: bisogna promuoverlo! Ed è quello che mi accingo a fare, con un po’ di trepidazione perché un’opera prodotta è una propria creatura che va seguita e non ti abbandona mai, secondo il mio saggio amico Giancarlo. Non è la prima e non sarà l’ultima, prevedo, ma questa mi è particolarmente cara per due ragioni: l’ho scritta in memoria del mio professore di liceo, Armando Contro, mancato un anno fa, e si è avvalsa del contributo di una schiera di persone a me care: quindi è un prodotto artistico d’insieme. Il titolo, IL FARO E LA LUCE, allude al ruolo dello stimato docente, divenuto una sorta di guida spirituale e alla luce dell’intelletto che egli ha saputo diffondere, con garbo ed ironia. L’ambientazione marina del dipinto in copertina di Noè Zardo induce a pensare a una buona pesca, come ritengo sia avvenuto nel mio caso, grazie agli stimoli ed agli incoraggiamenti dell’uomo e del Maestro, che ho avuto l’onore di frequentare anche fuori di scuola, partecipando alle vicende dolorose della sua vita. Pugliese trapiantato in Veneto, vi insegna dieci anni nel prestigioso liceo classico G.B.Brocchi (geologo e paleontologo, Bassano del Grappa, 18.02.1772 – Khartum, 25.09.1826), raggiunge infine la Romagna dove dirige i due licei scientifici di Rimini fino alla pensione, guadagnandosi stima e simpatia. Nel privato subisce la perdita prematura dei due figli maschi, sostenuto dalla tenace moglie Liana, dal volontario Massimo e dall’effetto di innumerevoli ex alunni, me compresa. Una vicenda umana intensa, intessuta di soddisfazioni e di dolore. Provo a restituire con la mia scrittura, coadiuvata da vari artisti, parte di quello che ho appreso. Immagino che lui mi sorrida benevolo, illuminando il resto della strada. Grazie, professore!
Non chiamiamole ragazzate!
Chissà cosa pensavano i ragazzi sfaccendati che sabato sera hanno imbrattato con pennarello e bomboletta spray, nonché inciso con le chiavi il legno del Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, monumento storico nazionale, restaurato dopo sette anni di interventi e sette milioni di euro. Da Montebelluna sono arrivati col treno in città, dove si sono trattenuti oltre il coprifuoco… per fare una “bravata” che ha indignato l’intero Paese. Due hanno fatto l’affare sporco e gli altri sono stati a guardare, comprese le due ragazze, sotto l’occhio attento delle telecamere (per fortuna). Non si tratta proprio di ragazzini: 19 e 21 anni, operai e studenti universitari… e si parla di abbassare la maggiore età ai sedicenni! Mi sa che costoro non erano bravi studenti, quantomeno totalmente ignari di Educazione Civica e anche di senso civico, magari con un bisnonno che ha combattuto durante la Grande Guerra! L’esclamazione di Cicerone “O tempora o mores (che tempi che costumi)” è di sconcertante attualità. La cosa che mi indigna di più è l’uso della parola “ragazzata”, dietro la quale si cela il tentativo di giustificare qualsiasi danno arrecato alla comunità, in nome dell’età, quando l’uso della ragione si acquisisce assai presto. I danni sono danni, anche se a produrli è un anziano, o addirittura vegliardo. Che la noia sia una compagna pericolosa capisco, ma mettere in atto comportamenti teppistici, oltretutto di notte senza essere osservati, mi fa supporre che dietro ci sia una voragine di valori da colmare. Meglio se mi sbaglio.
Bagno di sole…domestico
Con un mese di ritardo rispetto all’anno scorso, causa le bizze del tempo, verso le undici esco in giardino e mi metto a prendere il sole, nel contempo sbrigando un po’ di corrispondenza. La siepe di fotinia (photinia) mi protegge da sguardi indiscreti, per cui mi spoglio abbastanza: se non ricordo male la pelle è un organo che beneficia del sole su tutta la sua superficie, pertanto approfitto della bella giornata e mi concedo un inizio di abbronzatura. Sul mezzodì arriva pure una bava di vento, c’è silenzio e una rondine mi sfreccia davanti. Chissà se è quella che ha nidiato dalla mia collega a Crespano, di cui invidio il portico pieno di svolazzi e pigolii. Di recente mi ha inviato la foto degli ultimi nati, ancora incerti sul filo della luce… neanche Giallo, il gatto di casa si permette di inportunarli! Dalle mie parti imperversano i merli, tozzi e simpatici, cui dedicai tempo addietro una poesia che iniziava così: Merlo dal becco giallo/che zampetti lassù/tra i frutti golosi (ciliegie)/come son dolorosi/i miei rientri da scuola/… stagione da me archiviata ma emotivamente ancora presente, causa l’aggiornamento delle colleghe in servizio, cui va tutto il mio sostegno morale. Le lezioni sono finite, è tempo di esami, aggiornati nei tempi e nei modi. Ma tra un mese la vasca idromassaggio delle terme di Bibione ci restituirà il piacere di un bagno rigenerante, in un’atmosfera soffusa di note aromatiche. Certo che i nostri predecessori, i Romani, avevano scoperto per tempo i benefici termali: non solo condottieri ma attenti al benessere psico-fisico. Tutto torna, manteniamo le buone abitudini.
Quadratura del cerchio
Primo giorno di esami per la licenza media, prova quest’anno solo orale, che non significa semplificata: diversa, come diverso è stato l’anno scolastico, parte in presenza e parte da casa. I candidati presenteranno un elaborato multidisciplinare, che hanno preventivamente sottoposto alla commissione esaminatrice. Insomma, un’unica prova, senza gli scritti di Italiano, Matematica e Lingua straniera. Non ho nipoti in età scolare e sono fuori dal giro, ma di una cosa sono sicura: gli esaminandi proveranno la stessa emozione di quando io sostenni gli esami di terza media, che provo a ricordare. Se non ricordo male, tra gli scritti c’era anche una prova artistica: io feci un disegno che rappresentava il fondo del mare (non mi stupisco, data la mia simpatia per l’ambiente…) e sostenni anche la prova di latino. All’orale dovetti recitare l’ultima poesia dettata e imparata a memoria (allora si faceva) la Preghiera di san Bernardo alla Vergine, canto XXXIII del Paradiso dantesco, con incursione poi nelle tre guerre d’indipendenza. Fui licenziata con il nove (c’erano i voti) e un leggero ammonimento che avrei potuto fare di più! Mah, sono delle frasi superflue perché, se tornassi indietro, mi impegnerei un po’ meno e distribuirei le mie energie in vari settori, non solo in ambito scolastico. Essere impegnata a scuola mi è servito per la prosecuzione degli studi al Liceo classico, percorso strutturante, e poi per frequentare la facoltà di Lettere, da autodidatta all’università patavina, dove mi sono laureata a 23 anni, con 107/110: effettivamente avrei potuto fare un ultimo sforzo per rimediare il massimo… ma va bene così. Anche perché l’esperienza mi fa ritornare da pensionata a scuola, in quella più dura: lunedì prossimo, alle 17, presenterò il mio ultimo impegno letterario, il romanzo Il Faro e La Luce, nella biblioteca dell’istituto G.B.Brocchi di Bassano del Grappa (VI), in memoria del professore di Italiano Armando Contro che insegnò per un decennio a schiere di studenti volenterosi, me compresa. L’edificio non è più lo stesso, ma è rimasto intatto il prestigio che si è meritato nel tempo, grazie al servizio profuso da docenti e studenti.
Riguardo… l’uscita di scena
Che idea bizzarra farsi ibernare, per risvegliarsi magari dopo 400 anni! Eppure qualcuno la persegue, pagando anche una bella cifra. Ne sento parlare di primo pomeriggio per televisione, nel primo sabato di giugno (ieri). Fuori la temperatura è finalmente estiva e mi concedo un riposino dentro, con il programma in sottofondo. Succede in America, dove non mancano le idee stravaganti. Ovviamente parlo per me che già questa vita mi riempie e, ora come ora, non vorrei averne una “extension” in un futuro lontano e ignoto. Un conto è allungare le chiome per una serata di festa, un altro ritardare l’uscita di scena, certa e irrinunciabile. L’argomento può sembrare futile o fantascientifico, ma al momento l’unica resurrezione riuscita mi risulta sia quella di Gesù Cristo. Mi piacerebbe un ritorno materiale dei cari scomparsi, magari per un chiarimento o un saluto, ma progettare un prolungamento della mia vita in un tempo lontano dalla mia esperienza terrena, non se ne parla. Non oso immaginare il disorientamento, del resto ipotizzato da certo cinema futurista. Vivo il momento attuale, sperando di fare un buon raccolto di ciò che mi viene offerto, magari lasciando un’impronta positiva per chi resta. La natura rimane una maestra affidabile: i fiori, le piante, gli animali, gli esseri viventi seguono un ciclo che prevede un inizio e una fine, per i credenti una trasformazione. Comunque sia, vivere è una grande occasione che dipende da noi valorizzare al meglio. Lasciando alla Provvidenza l’uscita di scena.
In armonia con la natura
Oggi 5 Giugno ricorre la Giornata Mondiale dell’Ambiente, giunta alla 47esima edizione. Quindi non una novità, che quest’anno propone come tema il ripristino degli ecosistemi. Molti volontari di varie associazioni ambientaliste, ma anche comuni cittadini sono impegnati a ripulire viottoli, valli, spiagge, ambienti inquinati da plastiche e micro plastiche. Iniziative lodevoli, finalizzate a sensibilizzare chi ancora recalcitra per mettersi nell’ottica della salvaguardia dell’ambiente, la culla che ci ospita. Non ho il polso della situazione, ma mi pare che nel complesso qualche punto di rispetto sia stato guadagnato. Vivo in Pedemontana del Grappa, in un paese tranquillo e pulito. Cerco di mantenere potata la siepe che delimita il perimetro di casa mia, perché non ostacoli il passeggio sul viale, curo le mie piante e annaffio col contagocce, consapevole che l’acqua è un bene primario. Faccio la raccolta differenziata da molto tempo e accedo di frequente all’oasi ecologica comunale, in occasione di sgomberi e pulizie varie. Mi godo ciò che mi regala il giardino, dove zampetta Astro, il vecchio cane e Grey, la giovane gatta, si rotola sulla terra sotto il glicine che trasmette una visione boschiva. A conti fatti, ci ho messo un bel po’ di tempo per stare bene a casa mia. Con un po’ di fortuna, tanta pazienza, sacrificio e adattamento devo ammettere che mi sono ritagliata un angolo fatto su misura per me, in armonia con la natura.
Esami di terza media
Mi sono trovata in piazza all’ora della ricreazione. Ho dato una sbirciatina al cortile della scuola, per incrociare lo sguardo di qualche collega addetta alla vigilanza… ma poi ho tirato dritto perché avevo i minuti contati. Oggi è il penultimo giorno di scuola e da domani gli studenti delle classi intermedie saranno in vacanza. Tour de force solo per chi dovrà sostenere l’esame di terza media, che quest’anno sarà solo orale ma verterà su tutte le materie, una novità che preoccupa gli studenti – a quanto sento – e pure gli insegnanti, che saranno costretti ad allungare il colloquio. Come docente in pensione, posso permettermi delle considerazioni “di breve durata”, nel senso che sono consapevole che “Tra dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Correggere gli elaborati degli esaminandi (ca una ventina) in un solo pomeriggio era impegnativo ma anche gratificante: corrispondeva a raccogliere quanto seminato. D’altro canto il parlato, per forza di cose, era subordinato all’esito degli scritti nelle materie che lo prevedevano, e pertanto era un po’ sminuito d’importanza. Adesso diventa prioritario, per esporre competenze acquisite e dimostrare padronanza nella gestione della emotività. Il che non è proprio male, dato che comunicare è essenziale, specie dopo tanti mesi di confinamento sociale tra quattro mura e/o dietro il monitor. Mi auguro che gli studenti la prendano per il verso giusto e che i colleghi, come sempre, sappiano fare di necessità virtù. Con l’augurio di archiviare definitivamente la pandemia e di affrontare insieme una nuova rinascita.
Cronaca nera: una costante!
In gioventù ho fatto per un anno la corrispondente per il Gazzettino, esperienza che ha migliorato la mia scrittura. Conservo gelosamente il tesserino, tessera n. 1417 del 1.04.1980 con la migliore foto che mi sia stata fatta. Avrei voluto farlo diventare un lavoro a tempo pieno, ma era forte, e più facilmente attuabile il richiamo dell’insegnamento. Inoltre la cronaca nera mi metteva in difficoltà, specie se le vittime erano di mia conoscenza, come nel caso di un vicino di casa e addirittura di mio padre, Arcangelo Cusin, “globe trotter” morto per infarto. Non so come avrei retto a notizie riguardanti tragiche storie familiari, tipo quella di stamattina: suocero spara in faccia alla nuora e poi si suicida. Pare, infastidito dal cane che abbaia troppo e che si chiama Leone, sebbene di piccola taglia. Assiste allo scempio la nipotina dodicenne, dettaglio che rende ancora più angosciante la drammatica vicenda successa a Spresiano. Scorrendo l’articolo, suocero e nuora abitavano sotto lo stesso tetto, non però in armonia. Il che mi fa rivalutare lo stato di solitudine anche fisica, talvolta lamentato dalla sottoscritta, che invidia le unioni familiari riuscite. Non per nulla mi è cara la frase latina: “Beata solitudo sola beatitudo” (= Beata solitudine, sola beatitudine). Tornando alla tragedia succitata, la vittima più danneggiata è sicuramente la ragazzina, che ha assistito impotente all’assassinio della madre Bruna, 51enne, per mano del nonno, fors’anche amato. Non so cosa succeda nella testa delle persone… che perdono la testa, magari per un nonnulla come l’abbaio di un cane. Certo sarebbe stato meglio che il nonno si fosse suicidato prima di diventare un assassino, così la nipote avrebbe ancora sua madre.
