Giornata importante per noi il 25 aprile, ma da un paio di mesi è come se il nastro della storia si fosse riavvolto e fermato al tempo delle imboscate e dei bombardamenti dell’ultima fase della seconda guerra mondiale, chiamata Resistenza. Ora però serpeggia il timore che la guerra in corso tra Russia e Ucraina abbia tempi lunghi e non si intravede la fine. Ogni giorno scorrono immagini di distruzione e di morte, vecchi che si stringono al cane, passeggini svuotati, condomini distrutti. Mi torna in mente la poesia di Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968; Nobel per la Letteratura 1959) Milano, agosto 1943 che inizia così: Invano cerchi tra la polvere,/povera mano, la città è morta./ Il poeta descrive la desolazione cui fu sottoposta la città, dove lavorava nel settore editoriale, bersaglio di una serie di bombardamenti da parte degli alleati anglo-americani. Purtroppo la storia si ripete. Seguo la cerimonia odierna all’Altare della Patria, luogo simbolo della Resistenza e mi chiedo cosa provino il nostro Presidente della Repubblica, le autorità, i civili allora coinvolti e chi nacque dopo quegli eventi, che ora drammaticamente si ripetono altrove, non lontano da qui, dove mi auguro venga concessa almeno una tregua, per consentire ai sopravvissuti di lasciare i bunker e ai bambini costretti nel ventre della acciaieria di uscire a giocare alla luce. Forse è chiedere troppo, considerata l’escalation del conflitto. Però non posso gioire per la Liberazione conquistata dai nostri nonni e padri 77 anni fa, sapendo che eventi parimenti drammatici si stanno rinnovando in Europa (e anche fuori d’Europa). Considerata il vecchio continente, una parte di Europa risulta dura di comprendonio. Non resta che attendere che rinsavisca, con l’aiuto del Cielo.
Magnifici 80 anni!
Oggi compie 80 anni Barbra Streisand (Brooklyn, 24.04.1942), una donna per me mitica: cantante, attrice, compositrice, regista e produttrice cinematografica statunitense. Nel corso della carriera lunga sei decenni, ha vinto numerosi premi, tra cui 52 dischi d’oro e 31 di platino. Diva partita dal nulla, è impegnata anche politicamente, vista la sua attività di grande sostenitrice del Partito Democratico con grandi raccolte di fondi. L’anno scorso ha pubblicato il suo ultimo album, “Release Me 2” e ora è impegnata a finire la sua autobiografia. Una carriera inimitabile e una voce inconfondibile. Oltre alle indubbie qualità artistiche, deve avere un carattere di ferro, che le ha consentito di esibire con orgoglio il naso importante e i denti storti. Di lei mi piace ricordare l’interpretazione del brano “Woman in love” e quella del film drammatico “Pazza”, del 1987 con Richard Dreyfuss (una squillo di lusso uccide un cliente), che a suo tempo mi impressionò parecchio. Interessante la vita dell’artista, che 15enne perde il padre, stimato professore e si diletta a imitare i divi che vede in televisione. Curioso: madre e zii tentano di dissuaderla dal cantare, per il suo aspetto ritenuto non particolarmente gradevole. Il che è incredibile, considerato che diventerà un vero e proprio “sex symbol”. Da ultimo, pensarla mentre scrive la sua autobiografia a ottant’anni è incoraggiante, perché tutto si può ancora fare in età avanzata, se benedetti da mente e salute. Un bell’esempio di creatività che induce a valorizzare ogni momento della vita, compresi i difetti fisici. Grande Barbra, lunga vita a te e a chi ti assomiglia! 🌷 ,
Arte e Libertà
Nessun paese esiste senza cultura: sono le profetiche, a mio dire, parole espresse da un artista ucraino all’ingresso del padiglione riservato al suo Paese, alla vigilia dell’inaugurazione della Biennale d’Arte, la 59esima. Vi espongono 213 artisti di 58 nazioni (di cui 26 italiani), con una presenza femminile record, pari all’80%, dato che la curatrice Cecilia Alemanni evidenzia. Il titolo di questa edizione è: “Il latte dei sogni” che mi fa pensare a qualcosa di rassicurante come il latte, ma anche immaginifico, come il sogno. Scopro che il titolo si rifà a un libro di favole di Leonora Carrington (1917 – 2011), artista surrealista che descrive un mondo magico dove la vita viene costantemente reinventata attraverso l’immaginazione. Apertura al pubblico da oggi 23 aprile fino al 27 novembre 2022. Mai avuto il piacere di parteciparvi. Scopro che il biglietto costa parecchio e per visitare tutti i padiglioni ci vorrebbero due giorni. Vedo alcuni video sul web. Non ho la cultura idonea per giudicare, ma non distribuirei a pioggia il mio assenso. Diciamo che sono vicina a quanto espresso da Marco Goldin e letto sul quotidiano un paio di giorni fa: “Se un’opera d’arte merita, allora scatta la stellina. Per arrivare a tre, che è il massimo nella sua scala di apprezzamento deve essere un capolavoro”. Curioso, anch’io durante le interrogazioni a scuola usavo lo stesso sistema di valutazione. Goldin, classe 1961, trevigiano ha curato oltre 400 esposizioni e le sue parole, per me valgono oro. Al di là di cosa vedere alla mostra, avendone la possibilità, ritorno al pensiero iniziale dell’importanza della cultura per ogni paese. “La tirannia teme il potere dell’arte” è emerso dal discorso di Zelensky a Venezia. Dati i tempi tempestosi, l’arte a sostegno della libertà è importante. Fondamentale a tutela della Pace.
Pro Madre Terra
Giornata mondiale della Terra 2022 (per l’esattezza Giornata Internazionale della Madre Terra): dal 1970 si celebra ogni anno il 22 aprile, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera; è la più grande manifestazione ambientale dedicata al Pianeta. Nata come movimento universitario, ogni edizione ha il suo tema. Quello di questa edizione, che è la 52esima, è: Investire nel nostro Pianeta (= Invest In Our Planet), che fa amaramente sorridere, pensando alla guerra in corso in Ucraina, e chissà dove. Leggo che, per proteggere il nostro Pianeta, servono energie nuove e parole nuove, atte a rinnovare anche il mondo del turismo, dov’è in crescita l’interesse verso esperienze di viaggio più sensibili all’ambiente. Mi viene in mente che era gettonata a scuola una traccia per svolgere il compito di Italiano che diceva all’incirca così: Cosa faresti conoscere ad un amico lontano, in visita nel tuo ambiente? In realtà la traccia era molto più articolata, ma finalizzata a fare emergere bellezze sconosciute. Ritengo che l’amore per l’ambiente si veda soprattutto dai comportamenti rispettosi. Ma si esprima anche attraverso l’arredamento. A proposito mi capita stamattina di andare a Pederobba, per farmi sostituire delle lenti: in pratica adattare alla vecchia montatura che ormai fa parte di me le lenti di un paio di occhiali di riserva. Il posto si chiama LIÒ FACTORY STORE sulla feltrina, che avevo frequentato in precedenza. In questa circostanza, dovendo attendere una ventina di minuti per il trasferimento delle lenti da un occhiale all’altro ho avuto modo di apprezzare l’arredamento, che utilizza molto legno chiaro un po’ dovunque: sugli espositori delle montature, sugli specchi, sui tavoli e sui sedili, sul “recinto” per bambini attrezzato di matite colorate e un pupazzetto artigianale… In fondo alla sala, la gigantografia di un paesaggio montano reca la seguente scritta: Nulla di ciò che costruiamo è più bello di quello che troviamo in natura. Condivido in pieno la frase e mi sembra opportuno valorizzarla oggi che è la Giornata della Madre Terra. Complimenti a chi l’ha creata e a chi ne condivide lo spirito. Esco indossando gli occhiali rinnovati e la soddisfazione di condividere un bene comune.
Compleanni super
Il 21aprile del 753 a. C. Romolo avrebbe fondato la città di Roma, che pertanto vanta la bella età di 2775 anni. Si tratta di una festività del tutto laica. Con la locuzione Ab urbe condita (= dalla fondazione della città) venne calcolata la cronologia romana, risultato dei calcoli astrologici del matematico Lucio Taruzio Firmano, del I secolo a. C. Fu l’imperatore Claudio il primo a festeggiare il Natale di Roma, che divenne una ricorrenza riconosciuta in tutta Italia, dopo la Breccia di Porta Pia, nel 1870. Pertanto buon compleanno alla città eterna! Ma oggi è anche il compleanno della Regina Elisabetta, nata il 21 aprile 1926, che compie oggi 96 anni, 70 dei quali trascorsi da regina: un traguardo notevole! A proposito, per chi fosse interessato, il programma Ulisse condotto da Alberto Angela, le riserva la puntata di sabato prossimo che mi propongo di seguire, perché mi attrae il personaggio: ciò che rappresenta per il suo lunghissimo regno, per la tenuta, per la longevità…per le lotte interne ed esterne affrontate e sostenute. Tornando al compleanno, per me è una data importante…da cui scaturiscono tutte le altre da segnare sul proprio calendario personale. Per quanto mi riguarda: la data di laurea e la nascita di mio figlio, cui aggiungere avvenimenti privati significativi, nel bene e nel male (intendo perdita di persone care). Sinonimo arcaico di compleanno è genetliaco (= relativo alla nascita), che ho sentito nominare qualche volta. Dopo questa breve incursione in due super compleanni, vado ad aggiornare le date di nascita dei miei amici, che sono le stampelle metaforiche della mia anzianità.
Donne combattenti
“Sono all’inferno ma va bene così”, scriveva Olena Kushnir (il suo account è Alona Noviska), sergente maggiore e medico della Guardia nazionale ucraina, morta in battaglia a Mariupol il giorno di Pasqua. Vedova del marito, morto negli scontri dei primi giorni di occupazione russa, era riuscita a mettere in salvo il figlioletto, attraverso un provvidenziale corridoio umanitario. In una chat a un’amica diceva: “Non compatitemi, sono un medico, una combattente, sono ucraina, faccio il mio dovere”, parole riportate anche da un servizio giornalistico in tivù. Tra l’altro una bella ragazza, pelle chiara, lineamenti fini, grandi occhi espressivi, sui trent’anni forse meno. Una delle cento combattenti di Mariupol. Ecco, ci sono donne eccezionali che meritano di entrare nella storia, anche se Olena credo sperasse di ricongiungersi al figlio, ora orfano di entrambi i genitori. La sergente aveva girato un video appello per “scuotere l’occidente”, in cui descrive la distruzione totale della città e la catastrofe umanitaria di chi, assediato, è costretto a vivere sottoterra e ha bisogno di tutto. In combattimento, tra le regioni di Donetsk, il 3 marzo era morta Olga Semidyanova, ucraina, 48 anni, medico e madre di 12 (dodici) figli. La famiglia chiede la restituzione del corpo… Chissà se è avvenuta e/o se avverrà. Mentre scrivo, sento un groppo alla gola. Già essere madre in tempo di pace mi sembra un compito difficile, non oso immaginarlo raddoppiato addirittura per dodici…con le conseguenti preoccupazioni materne e in campo di battaglia. Chiaro che un pensiero pietoso va agli orfani; chissà quante domande si faranno una volta cresciuti e quanto inciderà l’assenza della madre sulle loro vite. La testimonianza delle mamme ucraine fa riflettere sul ruolo genitoriale, ritenuto totalizzante anche per me. Ma non a scapito di altri valori, come Olena e Olga insegnano.
Buonsenso in vacanza
“Il buonsenso potrebbe risolvere molte cose”, è il pensiero di un un vigile del fuoco sull’incidente accaduto il giorno di Pasquetta sul lago di Braies (Bolzano): 14 persone cadute in acqua, per il cedimento della sottile lastra di ghiaccio dove si erano avventurate per scattare o farsi scattare una foto. Tra queste, un bimbo di solo sette mesi che di certo non aveva deciso di posare. Ah, i numerosi cartelli dissuasori sono stati ignorati e il salvataggio dei malcapitati (più adeguato chiamarli incoscienti) ha richiesto l’intervento dei sommozzatori. Mi auguro che le vittime del bagno fuori stagione vengano adeguatamente sanzionate. Il posto è fra le perle delle Dolomiti, famoso anche per essere il set cinematografico naturale della serie televisiva “Un passo dal cielo” con Terence Hill. Mi chiedo: ma non era sufficiente godersi lo spettacolo naturale, senza rischiare di finire nel lago ghiacciato? I turisti in gita non si portano dietro il buonsenso? Resto allibita da tanta leggerezza, giustifico in parte solo chi si è avventurato d’istinto ma non equipaggiato per prestare soccorso agli sprovveduti, restando a sua volta intrappolato. Se il lago potesse parlare, ne avrebbe di richiami da fare, e potrebbe arrabbiarsi di brutto, perché la natura va rispettata ma non provocata. Anche se una ritorsione comunque è avvenuta contro le incaute scarpe sulla superficie cristallina del lago. Immagino che qualcuno degli avventati turisti avesse in mano il telefonino, che avrà subito un bagno devastante, azzerando le foto-ricordo. Oppure no, così avrà un documento su cui riflettere per rinsavire.
Pasquetta
Luisa mi manda una bellissima foto della chiesetta di San Rocco a Possagno, dove abita e dove io abitai in passato, che mi riporta alla Pasquetta sul colle, di cui conservo piacevole memoria. Premetto che la foto è stata scattata alle 6.20 di venerdì scorso, al sorgere del sole che infatti si vede sbucare da est, stendendo pennellate dorate sui cipressi e il complesso religioso. Dallo spazio semicircolare antistante l’ingresso della chiesa lo sguardo spazia sull’ampio panorama sottostante che procura distensione e benessere. Gli alti e secolari cipressi formano una sorta di corridoio naturale che conduce il fedele in chiesa, ma anche il turista di passaggio è catturato dall’accoglienza del posto. Silenzioso durante tutto l’anno, si anima in occasione di festività religiose che restituiscono ai possagnesi – ma anche ai forestieri che se ne ricordano – emozioni buone e occasioni di incontro. Grazie alla foto, recupero momenti vissuti sul colle, dove con la vecchia Panda color pavone portai anche Luna col cucciolo Astro che ora ha 18 anni. Un altro momento vissuto festosamente è il giorno dopo ferragosto, che coincide con la ricorrenza di San Rocco, che ha dato il nome al colle: una rimpatriata paesana, per gustare insieme pranzo e giochi all’aperto, ovviamente dopo la funzione religiosa. Ma il tempo talvolta guastò la festa: un anno scese dal cielo una grandinata che lasciò il segno sulla capotta della mia auto nuova per molto tempo, finché il carrozziere non ci pose rimedio. Un angolo del colle che mi è molto caro è la grotta della Madonna, ai cui piedi ho deposto anch’io selezionati pensieri e preghiere. Beh, che dire: il programma di oggi mi porta a Crespano, ma sono lieta di essere stata mentalmente lassù dove mi propongo di ritornare. Da sola oppure in compagnia, perché San Rocco a Possagno è un angolo di paese che in ogni stagione profuma di meraviglia.
“Pasqua”, secondo Ada Negri
Non sapevo che la mia omonima Ada Negri (Lodi, 3.2.1870 – Milano, 11.1.1945 ) fosse ritenuta la “poetessa della classe operaia” e la “maestra proletaria” perché denunciava, attraverso la scrittura la miseria contadina. Tutta colpa del mio nome che non mi è mai piaciuto: palindromo (si legge da destra e sinistra allo stesso modo), troppo breve, carico di ricordi angosciosi legati alla prematura scomparsa di zia Ada a 19 anni… Adesso devo pacificarmi, anche grazie alla poetessa di simpatie comuniste che, col trascorrere degli anni, divenne più intimista. Tra l’altro, è stata la prima e unica donna ad essere ammessa all’Accademia d’Italia. Stamattina leggo sul tablet la sua poesia “Pasqua”, dedicata alla rinascita, quattro strofe di quattro versi endecasillabi ognuna, con rime incrociate. L’inizio è da palcoscenico: Io canto la canzon,/ di primavera,/andando come libera gitana/in patria terra ed in terra lontana,/con ciuffi d’erba ne la treccia nera./ Anche il seguito non è male, ma consiglio di andarselo a vedere per non influenzare troppo con il mio punto di vista. In sintesi, il testo si offre al lettore come un canto di vita, dove la poetessa si identifica in una “libera gitana”, personificazione della primavera. Ho già scritto della simpatia che nutro per le donne libere, evidenziata in una mia poesia intitolata PALCOSCENICO, a corredo di un campo di papaveri. L’invito a godere della natura si espande nel giorno di Pasquetta, quando la gente si abbandona alle scampagnate, tempo permettendo. La bella stagione è avviata, pur con i ripensamenti climatici e le intemperie umane. Il rinnovo della natura, sotto gli occhi di tutti e la resurrezione divina celebrata oggi sono un doppio dono che ci predispone al bene. La poesia di Ada Negri ci ricorda l’inestimabile valore della rinascita e della pace. La cultura può fare miracoli, insieme con la fede. Buona Pasqua a tutti! 🌷
Il silenzio è d’oro
Ricevo un messaggio con questo breve testo: “È il giorno del silenzio. Tutto tace: neanche le campane battono più le ore”. Dei girasoli con un fiocco color ecru decorano l’augurio di Buon Sabato Santo e la data odierna, 16 aprile. Il girasole è simbolo di rinascita; l’ho scelto un paio di anni fa come icona del mio blog. Ho scoperto di recente che è il fiore simbolo dell’Ucraina. Il silenzio è in tema con la morte di Cristo ed è ingrediente indispensabile per fermarsi, riflettere e pregare. Un mio collega di Educazione Musicale diceva che anche il silenzio è musica e non potremmo apprezzare le note se non fossimo in grado di apprezzare il silenzio. Non sono in grado di argomentare sull’argomento, ma provo ad esprimere delle impressioni. C’è silenzio e silenzio, il mio preferito è quello non imposto ma costruito da dentro, base per: riflessioni, dialoghi con se stessi, premessa per organizzazioni future, atmosfera creativa, recupero dell’equilibrio…e relazione con il soprannaturale. Devo indagare se qualche artista se n’è occupato, ma immagino proprio di sì. Adesso che ci penso, la biblioteca di Bassano del Grappa, che frequentavo di giovedì mattina quando insegnavo (perché il giovedì era il mio giorno libero) era tappezzata da molti pannelli con scritto SILENZIO a caratteri cubitali (poi qualcuno faceva rumore sbattendo lo sportello del deposito cose personali). Va da sé che il silenzio è d’obbligo in ospedale e chiesa, dove tuttavia non è scontato che si mantenga. Insomma, più facile parlarne che esercitarlo. Voglio pensarlo come il fratello gemello della parola, spesso sovrabbondante e perciò poco considerata. Io che scrivo devo stare attenta di non esagerare. Concludendo, ho bisogno di entrambi: del silenzio e delle parole. Sperando di non fare danni.
