Il mese di Giugno si chiude con temperature molto elevate, facendoci boccheggiare. E non possiamo neanche lamentarci più di tanto, visto che nel resto del mondo la situazione è anche peggiore: singolare che in Canada gli orsi cerchino refrigerio nelle piscine! In Pedemontana del Grappa si sta bene mattina e sera: di giorno dentro casa, con o senza climatizzatore. Io preferisco tenere porte e finestre aperte, tende da sole abbassate e balconi socchiusi. Mi infastidisce la ventola del clima, ostica anche al gatto. Il mio posto ideale rimane la pergola del glicine, che ora è in seconda fioritura, escluse le ore centrali del giorno quando non si muove foglia. Mi ha colpito sentire dai notiziari che 3000 medici se ne andranno in pensione nei prossimi anni e ci saranno notevoli problemi nel coprire i posti vacanti. Significa che non potremo ammalarci? Personalmente faccio il possibile per stare alla larga dagli ospedali e contatto il mio medico di base tramite app o mail, incrociando le dita nella speranza di non averne urgenza. L’ultima volta che sono stata in ambulatorio, in epoca pre-covid, è stata una sofferenza per l’attesa inaudita, a causa del super affollamento. Certo che fare il medico oggi significa stare in prima linea, sia che il professionista lavori in ospedale oppure sia medico di base. Se sarà incentivata la sanità territoriale, tanto meglio. La riforma del settore è una delle più urgenti… insieme con altre che i cittadini attendono. L’ opportunità offerta dal Recovery Plan (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) non dovrà essere disattesa. Ci sono i soldi e ci sono le proposte: basta aggiungere entusiasmo e buona volontà da tutte le parti, per avviare una vera ripartenza. Senza timore di essere trascurati, se per caso il medico… a sua volta si è ammala!
Categoria: Tempo
Progetti a breve termine
Penultimo sabato di giugno, l’estate si è finalmente fatta avanti e l’Italia è quasi tutta in zona bianca; la campagna vaccinale procede e i contagi diminuiscono: mi sembrano buoni indizi per un cambio di marcia e ben sperare in un futuro alleggerito di preoccupazioni. In ogni caso la prudenza è d’obbligo e pertanto anch’io mi adeguo, concedendomi libertà col contagocce, cercando di valorizzare ciò che ho sottomano per disporre il mio umore al meglio. Ad esempio la luce, che filtra attraverso gli scuri di prima mattina, poi il canto dei canarini del vicino e il tubare delle tortore nei paraggi. Quando spalanco le imposte, il profumo intenso dei gelsomini solletica le mie narici, favorendo delle inspirazioni profonde. L’aroma del primo caffè del mattino dà la scossa al corpo ancora impigrito. Il mio giretto per il giardino si limita al controllo: è un’emozione constatare che stanno per sbocciare i primi tre Gladioli rossi, mentre ho raccolto ieri le prime Ortensie. Le Rose sono sempre generose, sebbene abbiano vita breve. Penso a una puntata al mare in compagnia di Adriana e Lucia come premio per la segregazione pesante di questi ultimi mesi, poi scenderò con mia nipote Cristina ad Alba Adriatica per qualche giorno… ma prima, giovedì 8 luglio, ore 20.30 in Centro Sociale a Castelcucco, ci sarà la presentazione del mio ultimo impegno letterario, il romanzo Il Faro e La Luce, che di suo predispone al benessere: per la copertina solare e per il contenuto emozionante. Incrocio le dita e vi aspetto!
Riguardo… l’uscita di scena
Che idea bizzarra farsi ibernare, per risvegliarsi magari dopo 400 anni! Eppure qualcuno la persegue, pagando anche una bella cifra. Ne sento parlare di primo pomeriggio per televisione, nel primo sabato di giugno (ieri). Fuori la temperatura è finalmente estiva e mi concedo un riposino dentro, con il programma in sottofondo. Succede in America, dove non mancano le idee stravaganti. Ovviamente parlo per me che già questa vita mi riempie e, ora come ora, non vorrei averne una “extension” in un futuro lontano e ignoto. Un conto è allungare le chiome per una serata di festa, un altro ritardare l’uscita di scena, certa e irrinunciabile. L’argomento può sembrare futile o fantascientifico, ma al momento l’unica resurrezione riuscita mi risulta sia quella di Gesù Cristo. Mi piacerebbe un ritorno materiale dei cari scomparsi, magari per un chiarimento o un saluto, ma progettare un prolungamento della mia vita in un tempo lontano dalla mia esperienza terrena, non se ne parla. Non oso immaginare il disorientamento, del resto ipotizzato da certo cinema futurista. Vivo il momento attuale, sperando di fare un buon raccolto di ciò che mi viene offerto, magari lasciando un’impronta positiva per chi resta. La natura rimane una maestra affidabile: i fiori, le piante, gli animali, gli esseri viventi seguono un ciclo che prevede un inizio e una fine, per i credenti una trasformazione. Comunque sia, vivere è una grande occasione che dipende da noi valorizzare al meglio. Lasciando alla Provvidenza l’uscita di scena.
I giorni non sono tutti uguali
Mezzogiorno dell’ultima domenica di maggio: suonano le campane, cinguettano gli uccelli sui tigli a bordo strada, cantano i miei canarini. La gatta controlla dalla siepe il passeggio, ancora piuttosto ridotto, forse per l’imminente ora di pranzo. C’è il sole ma non fa ancora caldo, che arriverà oramai il mese prossimo. È piovuto tanto le scorse settimane e l’erba dei fossi è alta. La natura estrinseca le contraddizioni che agitano le persone in questa fase che vorremmo ci portasse finalmente fuori della pandemia. Non è stato un bel periodo e voglio sperare che a breve ci sarà il riscatto. Può essere che tra pochi giorni il Veneto passi in zona bianca, un colore che mi inquieta… ma è una percezione mia, forse legata a un trauma infantile. In giardino i garofani bianchi di mia madre sono un bel vedere e un gradevole odorare! Un resoconto mensile mi spiattella più eventi negativi accaduti, che positivi. Mi concentro su questi ultimi che prendono in considerazione la salute, la libertà, i miei amici, gli animali, i fiori, scrivere… mi sento già meglio. Del resto poco fa ho tagliato delle rose corallo che sprigionano buonumore. I panni colorati della vicina sventolano al sole. Il mese prossimo tornerò alle terme con Adriana e Lucia: un massaggio shatsu mi toglierà di dosso la momentanea apatia e torneremo ad abbracciarci!
Urge pedalare…
Dopo otto mesi di inattività, finalmente mio figlio ha ripreso a lavorare in palestra. Dopo altrettanto tempo, la mia amica Marcella riprende oggi il suo corso di ginnastica antalgica in altra palestra. Per sottolineare la circostanza, ho fatto qualcosa di dolce, i muffin con pere e cioccolato, che hanno un retrogusto amaro per via del cacao miscelato con la farina. Anche nel caso dell’attività motoria in palestra, potrebbero esserci delle sorprese negative, dovute alla cinghia ristretta della borsa e al fatto che durante la bella stagione le persone preferiscono allenarsi all’aperto. Insomma, una specie di long covid applicato al mondo del lavoro. Incrocio le dita per mio figlio e per tutti gli addetti alle strutture del settore riguardanti il benessere psico-fisico. I Latini dicevano “Mens sana in corpore sano” e uno spot salutare invita ad allenare mente e fisico, che è la stessa ricetta dei nostri predecessori. Dovrò adeguarmi anch’io, che in queste ultime settimane ho abbandonato il tapis roulant: perché pioveva sempre e mi intristiva scendere in cantina, perché mi sentivo demotivata, perché mi mancava la spinta energizzante del sole, latitante in questo maggio lacrimoso. Sospetto di essere meteoropatica, come confidato in altro post e provata da tanti mesi di confinamento sociale. Ma il mese in corso volge al termine e tra una settimana non avrò più scuse: dal garage faccio uscire la bicicletta, monto in sella e pedalo!
Riflessioni sul compleanno
Oggi compie gli anni Luisa, la mia vicina di casa ospite di un pensionato a una decina di chilometri. Trattandosi di una signora, mantengo il riserbo sull’età: gli anni non sono pochi, ma portati elegantemente e nel complesso in buona salute. Intanto cari auguri, che speravo di farle personalmente… ma le ferree leggi anti covid consentono l’accesso in struttura dopo il completamento del ciclo vaccinale, che nel mio caso avverrà a fine luglio. La mia simpatia nei confronti di Luisa non viene meno, mentre cresce il disagio di dover sopportare ancora limitazioni, nonostante il vaccino astrazeneca che mi è stato inoculato il 4 maggio protegga dopo i primi dieci giorni. A malincuore, devo farmene una ragione. Certo mi sentivo più utile alla mia vicina, quando andavo a farle la spesa e lei ricambiava con un corroborante caffè. La sua scelta di essere seguita in un posto con personale specializzato anche per le emergenze è del tutto ragionevole, al netto di una perdita di libertà personale. La sua condizione mi fa pensare a cosa mi potrà succedere domani. In pensione da qualche anno, mi considero una “giovane anziana”, abbinamento verbale chiamato ossimoro in grammatica, perché associa due parole di significato contrastante, in questo caso giovinezza e anzianità. Ed è proprio il mix emozionale che ne esce, a produrre sentimenti contrastanti: da una parte la preoccupazione per un futuro che intravedo all’orizzonte, e dall’altra il desiderio di spendere energie ancora presenti. Il tutto permeato dalla consapevolezza che siamo fili d’erba, come asseriva il filoso Blaise Pascal (1623 – 1662), autore dei Pensieri, da cui estrapolo questo: “… che cos’è l’uomo nella natura? Un nulla in confronto all’infinito, un tutto in confronto al nulla, un qualcosa di mezzo fra nulla e tutto”. Auguri Luisa e buona vita finché ci siamo.
Instabilità
Oggi sono senza argomenti, o meglio ce ne sarebbero diversi di attualità, ma tutti sulla cronaca nera o giù di lì, perciò preferisco evitare. Anche il tempo lascia a desiderare: stamattina era discreto e ora si è annuvolato. Può essere che piova anche oggi, già gocciola! Stamattina ho sentito tirare in ballo un proverbio che avevo dimenticato: “Se piove il dì dell’Assenza (Ascensione) per quaranta dì no semo senza”, non so quanto scientifico… ma pare che ci azzecchi! L’erba cresce rapidamente e si consolano gli allergici che, grazie alla pioggia starnutiscono di meno. I meteoropatici come me si intristiscono, perché hanno bisogno della luce e del calore. Avevo tolto una coperta dal letto e ho dovuto rimetterla, ieri sera ho pure riacceso la stufa. Sogno il mare a occhi aperti, e l’atmosfera di distensione che regala. Incrocio le dita e chissà che alla fine di giugno (quando si compiranno i fatidici 40 giorni) possa tornare a Bibione, in compagnia di Lucia e Adriana, che ha bisogno di ossigenarsi più di me! Nel mentre non mi resta che adattarmi alle bizze del tempo, magari paragonandole a quelle degli adolescenti, di cui non ho più la responsabilità diretta. A proposito di proverbi legati al tempo, ho sentito dire spesse volte che “Il tempo è rimasto scapolo per fare quello che vuole”, il che non è proprio una promozione per le coppie fisse. Chissà se il buontempone che l’ha inventato era coniugato o meno… mi pare di percepire una sorta di invidia per chi è libero da vincoli… la mente potrebbe anche essere una donna! Mentre sto concludendo il mio post, intravedo tra le nuvole una certa luce: vuoi vedere che tra un paio d’ore uscirà il sole?
18 anni (ieri e oggi)
Oggi compie 18 anni Gaia, la sorella di Manuel, il mio braccio destro informatico e presenza confortante nella mia vita di pensionata: tanti cari auguri a questa dolce fanciulla, impegnata a scuola, in famiglia e nella pallavolo. Mi stavo chiedendo come potrei omaggiarla… finché ho deciso di dedicarle il post di oggi, che mi consente di fare delle riflessioni sulla maggiore età, che ai miei tempi si conseguiva a 21 anni. Ricordo che allora ricevetti in dono da una coetanea una trousse di trucchi per gli occhi! Le mie coetanee Marcella e Norina erano fidanzate e coltivavano progetti matrimoniali, mentre io frequentavo il penultimo anno delle superiori, come oggi Gaia. Non conosco i suoi sogni, che intuisco, ma ricordo quali fossero i miei: indipendenza alla terza potenza, da raggiungere non a breve termine, ma senza perdere tempo. Professionalmente parlando, il sogno si è concretizzato dopo il concorso per l’immissione in ruolo come insegnante e l’esperienza fatta sul campo, che mi ha consentito di ponderare le restanti scelte, in ambito privato. Oggi sono soddisfatta del percorso fatto. Non credo di essere stata fortunata: sono stata impegnata. Sulla parola impegno, temo caduta in disuso, vorrei stabilizzare gli auguri più utili da destinare a Gaia, accompagnati magari da un ideale muffin alla fragola e a un piatto rotto di proposito! (lei sa perché)
Previsione
Il lunedì mi dà la carica. È il giorno della settimana che preferisco, destinato a fare la spesa e a sbrigare pratiche burocratiche, inframezzato da una rapida visita a Lina, dove sono in fioritura gli iris, fiori che mi piacciono molto. Infatti, nel mio neonato romanzo mi sono data il nome di Iris. Secondo la mitologia corrisponde a Iride che era la messaggera degli dei, una mediatrice tra la terra e l’olimpo. Infatti il significato di questo nome è portatrice di buona notizia, che non è niente male, dato che siamo tutti in ansiosa attesa di tempi migliori. Dunque, ora c’è il sole e questo va bene. I canarini maschi stanno cantando e immettono nell’aria note di gioia. È finalmente piovuto e anche questo evento è stato una benedizione per la terra. L’indice di diffusione del covid è al ribasso e speriamo continui la sua discesa fino… al suo esaurimento. Se dovessi fare l’elenco delle cose che non vanno, temo che cambierei umore, perciò non lo faccio e mi concentro su quello che mi offre di positivo la giornata. Durante la mia visita a Lina, in uno scatolone in cucina ho visto due micini appena nati, amorevolmente accuditi dalla mamma gatta, che mi ha riportato ai trascorsi della mia infanzia quando nacque la mia attrazione per questi splendidi animali, senza i quali non mi sentirei a mio agio. Tra me e loro c’è un autentico feeling. Prima di andarmene, gentilmente Lina ha raccolto un mazzo di iris e me li ha donati. Dunque, tirando le somme nel cuore del pomeriggio, diciamo che la settimana è partita bene. Incrociamo le dita e chissà che succeda qualcosa di buono entro sera. Ma se anche restasse così, mi accontento.
Contrasto
Ieri sera sono andata a letto che pioveva di brutto. La terra ha avuto la sua dose di pioggia, spero non rovinosa. Il Po si sarà rimesso in sesto, domani tornerà primavera. Certo che vedere la neve sui monti dalla finestra, mentre in giardino è in fioritura il ciliegio giapponese e si sono aperte le camelie fa un certo effetto: un contrasto inquietante. Alle sette di mattina, la temperatura sotto il portico è di 7 (sette) gradi, una ventina in meno di circa tre settimana fa, quando ho fatto il bagno al cane che si era asciugato al sole. Se è primavera, di fatto si comporta come fosse inverno. Forse la stagione in corso ha assorbito i nostri umori al ribasso e ce li restituisce sotto forma di giornate shock! Del resto, da tempo si pontifica che non ci sono più le stagioni di una volta… ci sarà pure una ragione! Chissà che la reclusione in casa indotta dalla pandemia e gli sbalzi termici inducano a riflessioni profonde sul cambiamento climatico, effetti collaterali compresi. Mi è capitato di pensare a come sarebbe bello vivere in un posto a temperatura mite costante, senza sconvolgimenti climatici e naturali, magari a braccia nude e piedi scalzi… ma poi mi ricredo, pensando a quanto successo quando lo tsunami si abbattè sul sud-est asiatico. Era il 26.12.2004, “uno dei più catastrofici disastri dell’epoca moderna e ha causato centinaia di migliaia di morti” (Wikipedia): sembra l’altro ieri. Non so cosa riserverà il futuro ai nostri nipoti, mi auguro che il presidente Biden consideri l’argomento con il dovuto riguardo – negato dal suo predecessore – e che tante piccole Greta Thunberg smuovano le coscienze. Per oggi mi godo il ciliegio giapponese e le camelie, aspettando che la neve sulle cime dei monti si sciolga dolcemente.
