Inforco la bici alle nove, direzione bar dove faccio la seconda colazione e leggo il quotidiano. Mi soffermo su due articoli in qualche modo legati, che mi riportano indietro nel tempo, quando quasi ogni famiglia aveva l’orto e si andava a fare la spesa dal casoin sotto casa. Per i pochi che non lo sapessero, casoin indica la tipica bottega o negozietto di alimentari di paese. Molto diffusi prima dell’avvento dei moderni supermercati erano ubicati spesso nella stessa abitazione dei proprietari. Da giovinetta, è capitato più volte che andassi a comperare qualcosa su richiesta dei miei genitori con ‘il libretto’, una sorta di registro dove il negoziante annotava la spesa che poi mio padre avrebbe saldato a fine mese. L’articolo di Francesco Pacifico che si lega a quanto sopra è intitolato: Il commercio cambia pelle Torna la spesa sotto casa. Magari, aggiungo io. Mi disturba tutto ciò che è troppo ampio, fuori misura, spesso distribuito a posta per adescare il cliente e fargli aprire la borsa. Per non parlare del clima nordico imposto dalla conservazione dei surgelati, a rischio cervicali. L’altro articolo riguarda il furto di ortaggi avvenuto a Volpago nell’orto di via Cadorna, a danno di due anziani proprietari, non è dato sapere se per goliardate di buontemponi, oppure dovuti a fame vera. La storia si ripete da settimane. “I ladri rubano la sera tardi o la mattina prima delle 5.30”. Non è neanche una novità, un malaffare che al danno materiale aggiunge il danno morale. Potrei avere un orto, ma sarebbe impegnativo per me sola, quindi preferisco dedicarmi a piante e fiori.Tuttavia in due fioriere stanno maturando melanzane e pomodori datterini, già gustati in insalata e con la pasta. Ammetto che il sapore dei prodotti made in casa propria è inconfondibile.
Categoria: Hobbies
Dietro il banco
Penultimo mercoledì di Luglio. Prima che scoppiasse il caldo, in tarda mattinata andavo in palestra che sta per chiudere i battenti. Mi spiace e ne sento la mancanza, anche se in alternativa ho inforcato la bicicletta, una Frejus rosa ritinta di blu con cui vado al bar Viceversa. Nel cestino ci portavo mio figlio piccolo, che adesso è bello grande, perciò è come se ripercorressi un pezzetto di passato. Approfitto per salutare gli Istruttori Andrea e Martina che conto di rivedere alla riapertura a Settembre. Esco in piazza per pagare una bolletta, passando prima per il bar. A distanza ravvicinata, ce ne sono tre: uno è chiuso per ferie. Opto per il bar Montegrappa, dove ho festeggiato il mio compleanno giusto quattro mesi fa. È gestito da Luca, in condivisione col figlio Luis, un mio bravo ex allievo che al momento è assente. Al banco c’è Noemi, una gentile presenza. Quando mi appresto alla cassa, le chiedo a che ora si alzi la mattina. Con un sorriso spiazzante mi risponde alle quattro e mezza! Presumo che il bar apra alle sei, come altri del resto. La levataccia è uno dei motivi per cui non invidio chi sta dietro il banco. Mi prendo la confidenza di chiederle se recupera sonno al pomeriggio e mi risponde: “A volte”. La risposta mi rasserena e mi conferma che trattasi di bella gioventù. È risaputo che il bar per molti è una sorta di seconda famiglia. Per me è un’alternativa alla biblioteca dove do una scorsa ai quotidiani. Peccato che qui abbiano fatto la scelta di non tenerli, favorendo una clientela piuttosto ‘fluida’ che non si trattenga molto. Parola di Luca, il titolare. Comunque ci sono riviste che riguardano lo sport, gli alpini e il servizio di ristorazione. È un arricchimento anche scambiare due parole con chi sta dietro il banco e gentilmente risponde.
Punto e a capo
Sono trascorsi 30 anni da quando fu eletta Miss Italia Denny Mendez, insultata per il colore della pelle. L’elezione di Marta Bunda a Miss Bologna 2026 ha scatenato l’odio social che pontifica: “Non sarai mai italiana”. Marta, 24 anni, è nata a Imola da genitori di origine congolese. Al Corriere della Sera ha rivendicato il suo diritto di essere italiana, con le seguenti parole: “Bologna è una città che mi rimane nel cuore perché sono cresciuta sotto i suoi portici e non potrei essere più contenta di questo titolo”. Partecipando al concorso di bellezza, aveva messo in conto che qualcuno non avrebbe gradito, ma ritiene gratuite le accuse più pesanti, cui risponde: “Penso che l’appartenenza ad un Paese ti venga data dalla tua storia. Io sono nata e cresciuta qui e quindi non penso che le mie origini mi rendano meno italiana. Le origini possono essere un valore aggiunto, ma non ti tolgono l’italianità “. Dopo 30 anni, siamo di nuovo punto e a capo. Mi torna in mente Princess, una mia allieva delle medie davvero bellissima, indubbiamente nera, con una voce straordinaria. Non mi ricordo il Paese di origine, ma il padre vive in Veneto da parecchio tempo con il resto della famiglia. In classe non si sono verificati episodi di intolleranza, ma non escludo che fuori le cose andassero diversamente. Sul suo bel volto aleggiava sempre un velo di tristezza. Suppongo fosse invidiata perché bella, buona e brava, e che il colore della pelle fosse un pretesto per fargliela pagare. Tanto può l’invidia. Di lei conservo una bella foto e un caro ricordo. È desolante constatare come l’integrazione vada a passo di lumaca, nonostante il percorso in salita compiuto in svariati ambiti. La bellezza è una dote innata. Altre necessitano di esercizio.
Domenica rinfrescata
Per fortuna ha rinfrescato ed il mio umore si è impennato! Corsetta in bici, con gradevole arietta sul viso. Alle nove, dal bordo strada sui campi mi arriva il canto di qualche cicala ancora assopita e il verso di un uccello. Il percorso è breve e lineare, ripeterlo ogni mattina aumenta il benessere psico fisico che nutre la mia giornata. Al bar Viceversa Laura e Valentina sono come due fiori freschi e la consumazione è un piacere. Approfitto per augurare buon nubilato a Valentina che si godrà una pausa al mare, con riapertura del locale in via San Gaetano, 54 giovedì prossimo. Il buonumore mi induce a dare seguito alla promessa di scrivere una poesia riguardo al caldo, protagonista della poesia Meriggiare di Montale, nominata nel post di ieri. Detto per scherzo e per chiudere il post, lungi da me l’ardire di cimentarmi coi grandi della letteratura. Siccome diversi contatti mi hanno chiesto di scriverne una sul tempo attuale, mi è venuto IL MIO MERIGGIO Proteggo i fiori/col giornale/al mezzodì di Luglio/il sole cocente fa male./ Brucia le foglie/piega i capolini/sugli steli arroccati/ come soldatini./L’umore ne risente/ci si irrita per niente./Infine il cielo si oscura/donando agogn4ata frescura.// Credo si percepisca meglio la frescura in riva al mare di Caorle o Bibione, col ‘borino’ (versione estiva e mite della classica bora) che rinfresca la pelle. Più o meno, un vento cugino di quello che mi accarezza il volto di primo mattino in bicicletta. È la parte buona dell’estate che ci dà una mano. Conviene accontentarsi, dato che la giornata è lunga.
“Meriggiare pallido e assorto…”
Com’è vero che le arti si compenetrano, pittura e letteratura ne sono un esempio. Un amico Pittore mi dice che è stato influenzato dalla poesia Meriggiare pallido e assorto di Eugenio Montale ed ha trasferito sulla tela il suo sentire in un torrido pomeriggio di Luglio. Il risultato è un’opera di ‘Astrattismo Fatato’ resa con i toni del cielo terso e luminoso, molto più rasserenante dei versi di Montale – premio Nobel per la Letteratura nel 1975 – che sono andata a rivedere. Conobbi il poeta ai tempi dell’Università; la sua raccolta Ossi di Seppia (1925) parve aspra e malinconica alla persona “briosa e spumeggiante” come mi aveva definita il mio stimato prof di Liceo Armando Contro. Del resto il titolo stesso della raccolta Ossi di Seppia simboleggia una vita arida, di cui l’osso di seppia è un simbolo. Il poeta descrive un assolato pomeriggio in Liguria, mentre osserva il paesaggio immobile. “Meriggiare pallido e assorto/presso un rovente muro d’orto,/ascoltare tra i pruni e gli sterpi/schiocchi di merli, fruscio di serpi./ Il muro della prima strofa è la metafora centrale dell’opera e rappresenta l’incomunicabilità, il “male di vivere” e l’impossibilità umana di scoprire il vero senso dell’esistenza. Beh, non sono versi allegri e tuttora mi lasciano l’amaro in bocca. Preferisco di gran lunga la poesia Ho sceso dandoti il braccio dedicata alla moglie Drusilla. Ma gli riconosco una grande capacità descrittiva che mi restituiace la Liguria – sono stata a Savona un paio di volte – come una cartolina. Anche Gabriele D’Annunzio ha scritto una poesia sullo stesso argomento, intitolata Meriggio, ma non la conosco. Va a finire che provo a scriverne una anch’io. Porte aperte ai lettori! Q
Cronaca mattutina
Da quando fa caldo, i tre gatti di notte stanno fuori. Diversamente da ieri sera, quando i due più giovani, Fiocco e Pepita sono rimasti dentro. Ho pensato che forse il tempo sarebbe cambiato. Alle cinque e un quarto, la micetta bicolore grattava sulla porta della camera, e le ho aperto. Nessun segno di Fiocco che è entrato dalla porta principale quando ho aperto il portoncino. Quindi è saltato dalla finestra della camera contigua alla mia, facendo un bel salto dal balcone. Non è la prima volta, diavolo di un gatto rosso. Come invidio la sua flessibilità e agilità. Influenzata dal felino, prima delle otto inforco la bici e vado al bar Viceversa dove faccio colazione e do una scorsa al quotidiano. Nessuna notizia di rilievo su cui scrivere il post odierno, perciò mi butto sul personale, ‘vivacizzato’ dalla breve pedalata, su un percorso piano e poco trafficato. A metà mattina sono già di ritorno. Ho saltato tre appuntamenti in palestra, causa il caldo che mi ha procurato pressione bassa e debolezza. Per fortuna coltivo l’hobby della scrittura e non mi annoio, però ho accantonato il cruciverba che facevo in passato. Se ho il momento buono, sperimento qualche ricetta di dolci al cucchiaio o di bibite rinfrescanti. A proposito, ho fatto la scoperta dell’acqua calda: inserire negli scomparti del portagiaccio una fogliolina di menta e un pezzetto di limone. Riempire d’acqua e mettere in freezer. Sperimentati, li trovo carini e dissetanti. Si potrebbero anche dolcificare, ma dissetano meno. Da considerare anche il latte e menta, per chi non è intollerante al latte. Beh, dissetatevi come credete, anche una fetta d’anguria… cade a fagiolo! 🍉
Stella/e nello sport
Nel torrido pomeriggio festivo vedere le finali di Ginnastica Ritmica è equivalso ad una boccata di ossigeno. Una maratona che concentra bellezza e bravura, sia per le performance individuali che per le esibizioni a squadre dove interagiscono cinque ginnaste di diverse nazioni. Vedo interamente gli esercizi con le clavette, attrezzo che richiede grande coordinazione e destrezza, offerti da Barbara, Arina, Daniela, Darja, Alona, Tara Dragas (argento alla palla ) e Sofia Raffaeli (oro al cerchio). Chi commenta parla di “esercizio ritmato” e di “bella composizione” rammaricandosi di qualche errore che io non colgo. Per me è uno spettacolo per gli occhi e per l’umore, sostenuto anche dalla musica che accompagna le esibizioni. Talvolta viene inoltrato da un concorrente un ricorso che può avere esito favorevole, oppure no. Dai palchi la gente partecipa con striscioni, tipo quello dedicato a Sofia “Forza Formica Atomica” e lanciando pupazzi di peluche. La Raffaeli sul podio ripete l’Inno Nazionale, diffuso mentre la bandiera sale dietro di lei che appoggia la mano destra sul cuore. Momento toccante. La campionessa di ginnastica ritmica, soprannominata “Formica Atomica” per la sua corportura minuta è alta 1.57 m e pesa circa 37 chili. La campionessa ha iniziato a praticare ginnastica artistica all’età di quattro anni. Adesso ne ha 22 (Chiaravalle, 16 gennaio 2004) e si allena dalle 8 alle 10 ore al giorno presso la palestra della Ginnastica Fabriano (Ancona) dove vive. Ha conseguito il Diploma di Maturità presso il Liceo delle Scienze Umane all’Istituto Paritario Leonardo di Civitanova Marche. Successivamente si è iscritta a un corso di Laurea online in Psicologia. Beh, non ho parole per esprimere la mia ammirazione per una giovane di grande talento, esempio di bella gioventù.
Est modus in rebus/Il giusto equilibrio
Un po’ ha rinfrescato, ma solo un po’. Mentre mi accingo a scrivere il post odierno, verso le dodici il termometro segna 29 gradi. È in corso in paese la Gara Ciclistica Giovanile 14esimo Trofeo Monte Grappa, “gara famosa per la sua selettività”. Chiusura temporanea di varie strade, compresa Via dei tigli dove abito. Quindi posso godermi lo spettacolo perché le ondate di ciclisti passano davanti al mio cancello. In verità mi fa tenerezza vederli spingere sui pedali, mentre dal bordo strada qualche esagitato tifoso/allenatore/ familiari incita a correre di più. Anzi, i più sfegatati stanno all’ombra sotto le piante e lasciano la postazione privilegiata solo per urlare parole di incitamento. Mi chiedo se sia tifo ciò che alle mie orecchie suona come maleducazione. Dubito sia salutare gareggiare con temperature tanto alte, in ore centrali quando l’asfalto diventa incandescente. Mi auguro che i giovani ciclisti riescano a completare il percorso “senza colpo ferire”. Per molti genitori, l’impegno dei figli sui pedali è la proiezione di un loro desiderio irrealizzato. Perciò non mi stupirei se la prole, crescendo si dissociasse. Da ragazzino, mio figlio non ha prricato calcio né ciclismo, ma parecchia musica, con fisarmonica e chitarre varie. Viceversa, non glielo avrei impedito. Di certo lo avrei sostenuto, senza sgolarmi. Tutte le attività ricreative sono salutari, se praticate senza imposizione e con un occhio di riguardo alla misura, perché Est modus in rebus/C’è una misura nelle cose, come diceva il poeta Orazio nelle Satire. L’ invito alla moderazione è sempre valido, ricordando che il giusto equilibrio si trova evitando gli eccessi.
Stavolta… un piatto speciale!
Ci sono persone che diventano familiari, anche se stanno dietro lo schermo del televisore. Una di queste è Benedetta Rossi, la famosa food blogger che dall’agriturismo “La Casa di Benedetta” nella campagna delle Marche insegna a cucinare svariati piatti con garbo e naturalezza. Anch’io, piuttosto negata ai fornelli, l’ho seguita più volte, come si potrebbe fare con una parente provetta in arte culinaria. Stavolta però la blogger stupisce per una notizia che riguarda il suo privato, da lei stessa affidatio ai social. Lei e il marito Marco Gentili stanno per compiere”Il viaggio più importante” della vita, ovverosia adottare due sorelline. Proprio stamattina, durante la trasmissione A Sua Immagine è stato trattato l’argomento Adozione, che per Benedetto e consorte “è stato un percorso durato anni, anni di attesa, silenzio e speranze. Abbiamo compilato carte, superato esami e affrontato le montagne russe del cuore”. Adesso il sogno di diventare genitori si sta compiendo e partecipano le loro intenzioni: “Spegneremo gli schermi e terremo i telefoni in tasca, saremo lontani da qui e dalla dimensione pubblica…. A tempo debito condivideremo con voi il racconto di questa meravigliosa avventura”. Auguri di buon viaggio, fisico ed emotivo verso le due creature che troveranno dei genitore accoglienti e preparati. Benedetta ha 53 anni, un volto gioviale e una buona parlantina. Il marito, coetaneo e imprenditore sembra un gigante buono, sempre sorridente. Trattandosi di una cuoca – e che cuoca – di certo conosce il proverbio “Non tutte le ciambelle escono col buco”, che vale in pasticceria, ma talvolta anche nell’educazione dei figli che deludono talvolta le aspettative dei genitori, naturali o adottivi che siano. A Benedetta auguro tanta dolcezza umana.
“Era il tempo delle more”… 🎵
Finite le albicocche, ho fatto una scorpacciata di more che maturano in piena estate, tra Luglio ed Agosto. Le mie sono selvatiche (rovi) e di una dolcezza che si scioglie in bocca, se raccolte nel momento giusto, cioè quando si staccano al primo tocco. Inevitabile per me pensare alla canzone Era il tempo delle more, di Mino Reitano (Fiumara, 7 dicembre 1944 – Agrate Brianza, 27 gennaio 2009)) che tanto piaceva a mia mamma. Il testo, scritto da Luciano Beretta e interpretato da Mino Reitano è del 1971. Parla dell’estate attraverso immagini poetiche legate alla natura e ai ricordi. Riporto l’inizio. Era il tempo delle more./E al fiume ti portai./Una luna quasi nuova./Com’era nuova la voglia di te./Le tue braccia come l’acqua./E i grilli intorno a noi./ La voce calda e avvolgente del cantante calabrese faceva il resto, cosicché la canzone è diventata uno dei suoi più grandi successi discografici. Personalmente ne apprezzo soprattutto la dimensione poetica riservata alla bellezza della natura, come nei versi “Fiordalisi e papaveri /stesi con gli occhi in su/che guardavano il cielo/coperto di nubi blu/. Tornando alle more, sono frutti ipocalorici, ricchi di fibre, con un potente potere antiossidante, antiinfiammatorio e ipoglicemizzante. Vitamina C in abbondanza e benefici per la salute. Non mi ricordo chi scelse di metterle nello scoperto destinato all’orto che io ora chiamo ‘boschetto’, ma riconosco che è stata una buona idea. Insieme a fragole, lamponi e mirtilli non serve che vada dal fruttivendolo e neanche che assuma integratori per la vista e la pelle. Ho buoni motivi per essermi affezionata alla casa che mi nutre di bellezza e di bontà. Tra dentro e fuori ci sto proprio bene, e non sento il bisogno di evasioni. Come Pietro, le migliori vacanze le trascorro a casa.
