Sinceramente me lo aspettavo: La cucina italiana è ufficialmente patrimonio immateriale culturale dell’UNESCO. È la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. Lo ha deliberato il Comitato Intergovernativo dell’UNESCO, riunitosi ieri a New Delhi in India che ha valutato oltre 60 dossier provenienti da diversi Paesi, inclusa la candidatura italiana per la cucina, approvata all’unanimità. Una bella soddisfazione, che non mi sorprende. Mi ritengo una buona forchetta, anche se non mi dà soddisfazione stare ai fornelli. Scherzando, spesso dico che avrei dovuto accompagnarmi a un cuoco! Comunque non mancano le possibilità di imparare dai diversi programmi culinari offerti dalla tivù dove i nostri chef sono delle autentiche star. Ma restando terra terra, ammetto che si mangia bene anche nei nostri Agriturismi e perfino sotto la tensostruttura in paese, a Castelcucco dove ho mangiato domenica scorsa e dove replicherò domenica 14, insieme ai miei coetanei per la Festa della Terza Età. Del resto, la convivialità è un ingrediente della motivazione del prestigioso premio, “che va oltre il semplice cibo, promuovendo convivialità, inclusione sociale, rispetto per la biodiversità, stagionalità e anti-spreco attraverso rituali familiari e generazionali”. Un riconoscimento a tutta la filiera dell’agro alimentare (conventi e nonne compresi)
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“Mettetemi/ tra gli scaffali di una libreria/”
Puntata di corsa al bar, perché ho diverse ‘incombenze domestiche’ da sbrigare. È una giornata limpida, il sole fa bene alle ossa e allo spirito. Dalla rapida scorsa del quotidiano, mi soffermo sulla notizia della morte di Anna Toscano, 55 anni (nata a Treviso e veneziana d’adozione), fotografa, poetessa, drammaturga, giornalista e critica culturale, docente “una figura estremamente poliedrica”. Non la conoscevo, ma emotivamente la considero una collega, per l’amore incondizionato alla parola. La scrittrice viveva in laguna da sette anni e amava Venezia. Commovente l’annuncio della dipartita che il marito Gianni Montieri, anch’egli poeta ne dà sui social: “La mia Anna, la mia adorata Anna, da stamattina è libera, è andata”. Trovo congeniale la definizione di “esploratrice della parola” che le viene attribuita e mi incuriosisce soprattutto il suo ruolo di poetessa. L’articolo si conclude con l’intensa poesia che ha il sapore del testamento spirituale: “Abbattetemi, seppellitemi/dove possa sentire il frusciare/delle pagine dei libri/che ho amato o non ho ancora letto./Ardetemi, mettetemi/tra gli scaffali di una libreria/bruciatemi con i miei zaini/quaderni e penne e occhiali./Voglio un’eternità/piena di parole, libere.” Per uno scrittore, la parola è la materia prima dell’arte e Anna la considera il suo vademecum per l’aldilà! Grandioso!
Cucina e Conventi
È noto che non mi piace stare ai fornelli, anche se non credo di essere poi così male come cuoca. Per caso mi capita di accendere la tivù verso le 17.30, mentre faccio una veloce merenda e assisto alla dimostrazione culinaria da parte di due frati, più un terzo per l’assaggio finale. Sì tratta di don Anselmo, don Salvatore e don Riccardo dell’abbazia benedettina di san Martino delle Scale, autori di Le ricette del convento con sottotitolo Fatele a casa e fatele bene. Simpatici e bravi. I tre monaci sono diventati popolari, grazie al programma omonimo, trasmesso su Food Network che non conoscevo, fino a ieri pomeriggio. Il connubio tradizione devozione è vincente. Mentre don Salvatore inserisce la cipolla e le alici nella pentola, per realizzare il riso, don Anselmo più anziano racconta di come mangiava da ragazzo. La successiva ricetta potrebbe essere un secondo, oppure un piatto unico e prevede l’uso di piselli e uova. Decido che sarà la mia cena… ma al momento di realizzarla mi mancano i piselli, perciò la rinvio ad altro giorno. Comunque non mi stupisce che molti piatti, tanto semplici che prelibati siano usciti dai conventi, data la propensione dei monaci per questo ambito. Tra pochi giorni, a Nuova Delhi l’UNESCO deciderà se la cucina italiana sarà patrimonio dell’umanità. Per me è di sicuro un valore, sostenuto anche dall’abilità dei monaci, sperimentata di persona nel Convento dei Cappuccini a Savona, diversi anni fa, in occasione del Concorso di poesia e narrativa “Insieme nel Mondo”. Partecipai alla 15esima edizione del 2017 e mi classificai Vincitrice per la silloge Natura d’Oro. Un bel ricordo che accarezza anima e palato.
La natura che cura
A proposito di fiori e piante, leggo su Pianeta 2030 del Corriere Della Sera l’intervista di Katia D’Addona a Kathy Willis, esperta di piante a livello internazionale, creata baronessa l’8 luglio 2022 dalla regina Elisabetta II. Il titolo dell’intervista contiene il messaggio, frutto delle ricerche della 61enne scienziata che insegna Biodiversità presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Oxford dove vive: La natura va assunta come farmaco: aiuta l’attenzione, combatte insonnia e assenteismo. Kathy caldeggia l’avvicinamento dell’uomo alla natura attraverso tutti e cinque i sensi, compresi olfatto e udito, attraverso i quali “la natura può curarci di più”. L’importanza del verde per la crescita cognitiva e comportamentale dì bambini e adolescenti è confermata dalla raccolta di numerosi studi compiuti dalla Willis, la quale ha scritto al riguardo il saggio La natura che cura. Perché vedere, annusare, toccare le piante ci rende più sani, felici e longevi. Intendo leggerlo. Nel mio privato, sperimento ogni giorno il benessere che mi viene da piante e fiori con i quali ho un rapporto emozionale. Vari locali della casa sono abitati da piante verdi o fiorite. In aggiunta ho i quadri di fiori a mezzo punto fatti da mia mamma e i dipinti floreali di Pio e di Noè Zardo: una salutare compagnia.
“Una preghiera, due preghiere pregherò…”
Una preghiera, due preghiere pregherò… Inizia così la canzone intitolata Sant’Allegria, interpretata magistralmente da Ornella Vanoni e Mahamud insieme. Il brano, del 1997 sta vivendo una nuova vita in radio e sui social, dopo la recente scomparsa della cantante. Mi piace molto, sembra una preghiera. Il testo descrive l’amore come un’emozione complessa dove si mischiano speranza e delusione, rappresentati da un “sole che sale” e una “stella che cade”. L’atmosfera è malinconica, a tratti struggente. Nei video che scorrono sul tablet la coppia, formata dall’anziana cantante e dal giovane collega fa tenerezza e dimostra come la qualità interpretativa non conosca età. Il tema della ciclicità della vita, insito nel testo trova la giusta cornice nei due interpreti. Ammetto che non avevo simpatia per la Vanoni cantante, altera e poco empatica. Ho riascoltato l’ultima intervista concessa a Fabio Fazio un mese fa e devo ricredermi: la trovo interessante come personaggio, più ancora che come cantante. Il suo fare un po’ distaccato – il padre Nino era un industriale farmaceutico – i diversi amori, il ruolo di madre poco presente per motivi artistici ne hanno sminuito la considerazione. L’età avanzata l’ha resa più morbida.
Un regalo al cervello
Stavolta il post mi viene suggerito dall’accattivante pubblicità Fai un regalo al tuo cervellio stampata sull’ultima pagina del settimanale il venerdì di Repubblica. In periodo prenatalizio è tempo di acquisti, per sé e per gli altri… ma chi mai pensa di fare un regalo al proprio cervello? Mi pare proprio un’ottima idea, sebbene lo scopo sia reclamizzare il block notes MOLESKINE The Legendary Notebook. Pensavo proprio di regalarmene uno, per smetterla di scrivere su fogli e foglietti che poi al bisogno non trovo. A convincermi sono le parole usate sotto lo schizzo: Scienziati di tutto il mondo affermano che usare carta e penna per scrivere, disegnare, persino scarabocchiare stimola tutte le parti del cervello che contribuiscono a pensare meglio e a creare più idee. Noi lo sappiamo bene, visto che nasciamo dai taccuini di menti geniali. Aspettiamo il tuo. Beh, non male come promozione. Siccome sono curiosa, sono andata a documentarmi e scopro che artisti e pensatori come Van Gogh, Picasso e Hemingway usavano taccuini, agende e accessori del genere. Il nome deriva dal francese ‘moleskine’ che significa ‘pelle di talpa’ riferito a un tipo di stoffa che imitava la pelle di talpa per la coperrtina dei taccuini neri legati a mano da artigiani francesi. Il regalo era in programma. Adesso non più dubbi e me lo farò!
Da Olimpia a Milano e Cortina
Mi piace tutto ciò che c’entra con la Grecia classica, influenzata dagli studi liceali. Ci sono pure stata, nel 2006, in crociera con mia mamma, un anno prima della sua dipartita. Mi piacerebbe tornarci, perché la ritengo un posto dell’anima, oltre che la culla della nostra cultura, dove si innescano i Giochi Olimpici, un ponte tra le antiche tradizioni greche e gli eventi moderni. La fiamma è uno dei simboli. L’altro giorno – Mercoledì 16 novembre 2025 – ad Olimpia c’è stata la Cerimonia di Accensione della Fiamma Olimpica che arriverà a Milano il 4 dicembre da dove inizierà il percorso per tutto il Paese. 10.000 tedofori coinvolti nella staffetta, durante il percorso di 12.000 chilometri in 63 giorni, attraverso tutte le regioni italiane, 60 città e oltre 300 comuni. Una grande celebrazione che simboleggia pace, purezza, lo spirito eterno dei Giochi e il valore culturale dello Sport. Dopo vent’anni le Olimpiadi tornano in Italia, un momento speciale per Milano – Cortina 2026. In attesa, mi lascio coinvolgere dal senso di comunità e di condivisione trasmessi dalle Sacerdotesse coinvolte nella Cerimonia di Accensione, uno spettacolo di sobria eleganza e raffinata purezza.
Olivo, simbolo di pace, saggezza e rinascita
Giornata Mondiale dell’Olivo, iniziativa promossa dall’UNESCO per celebrare l’importanza di questo albero. Castelcucco, il mio Comune è entrato a far parte dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio che intende valorizzare l’Olivocoltura e promuovere la qualità dell’olio locale. Anch’io ho un Olivo in un angolo del giardino, piuttosto malconcio a dire la verità, messo a dimora più per il significato simbolico che per i pochi frutti donati. Universalmente segno di speranza e resilienza, l’Olivo simboleggia soprattutto pace, saggezza e rinascita. A Pove del Grappa c’è la Conca degli Ulivi che regala extravergini di eccellenza. Amedeo Michele Alberton, mio compagno del Liceo – il primo dell’elenco – ne avrebbe da dire. Quando abitavo a Possagno, portavo mio figlio piccolo in una stradina laterale al Tempio del Canova dove c’erano, e credo ci siano ancora diversi Olivi. Quanto alle proprietà, ne ha diverse, specie quelle delle foglie, utli come antiossidanti, ipotensivi e ipoglicemizzanti. Le olive forniscono grassi monoinsaturi che aiutano la salute cardiovascolare, riducendo il colesterolo cattivo (LDL) e aumentando quello buono (HDL). Si possono mangiare circa 6 olive al giorno, l’equivalente di circa 2 cucchiaini d’olio d’oliva, di cui non sono grande consumatrice. Però mi prometto di migliorare. No
Non è mai troppo tardi (per il talento)
The Voice Senior, un bel programma del venerdì sera su Rai 1 che seguo dal suo esordio nel 2020. Antonella Clerici è la cordiale conduttrice, mentre la giuria è formata da Arisa, Loredana Bertè, Rocco con Clementino e Nek che ha preso il posto di Gigi D’Alessio. Sull’aggettivo senior, c’è da dire che i concorrenti vanno dai 60 anni ai 90 e oltre, come nel caso di Jacqueline, vedova del compositore Totò Savio, che porta splendidamente i suoi 91 anni e canta con trasporto Milord. Giovanna da Foggia, emula di Mina, cantava nelle navi da crociera e dice: “Se volete vedere una donna felice, guardate me che canto”. L”accompagna l’ex marito che la guarda ammirato da dietro le quinte. Trovo che la vita dei concorrenti sia interessante almeno quanto la loro voce. Come quella di Lele e Roberta che cantano insieme da tre anni, dopo aver superato ognuno delle disabilità che lui sintetizza in: “Dammi un occhio che ti do una mano” (lei ha perso la vista e lui la moglie). Interpretano in maniera briosa Storie brevi di Annalisa e Tananai che non conoscevo, dimostrando come la musica sia un’àncora di salvezza. Anna, da Roma si è trasferita a Salerno e farà 61 anni a Dicembre. Per lei cantare è un riscatto. Dopo l’emozionante esibizione sceglie il team di Arisa, per proseguire il suo percorso artistico. Curiosa anche la storia di Sergio, ex camionista di Brescia che aveva l’autoradio come compagna di viaggio; con voce graffiante canta un brano di Celentano, ma si emoziona parecchio. I coach non si girano, ma Nek gli dà una seconda chance e si presenterà per un’altra interpretazione. Del resto, i concorrenti sono uno più bravo dell’altro. È confortante constatare che non è mai troppo tardi per fare emergere dei talenti. Alla fine del programma, la conduttrice saluta augurando: “Buonanotte a tutti e viva la vita!” che è un bel modo per chiudere la giornata.
Adorabili gatti neri
Di primo mattino Erica mi aggiorna che oggi è la Festa Nazionale del Gatto Nero, messaggio che gradisco perché il gatto è l’animale che preferisco e si merita che gli dedichi un post. Al momento ne ho tre: Fiocco di pelo rosso, Pepita bianca e grigia, entrambi di tre anni e mezzo, Grey tigrata, di dieci anni. Prima di loro c’era Puma, che non a caso avevo chiamato così per il manto nero. Una sua bella fotografia riempie il salvaschermo del tablet che ho spesso sottomano, così mi pare che sia ancora tra noi. Era arrivata a casa mia malaticcia e ha avuto una vita breve, ma posso assicurare che emanava solo positività, contrariamente a quanto si riteneva nel Medioevo del gatto nero. Anzi, secondo me aveva una marcia in più, perché percepiva dove il mio corpo fosse più fragile e vi si acciambellava. Diverse mattine me la sono trovata sotto le coperte, all’altezza dell’anca artrosica, in seguito operata. Nerina, ovviamente nera è la gatta di Vilma ed ha la bellezza di 18 anni ben portati che le auguro di incrementare. Suppongo che ci siano diversi gatti neri nelle nostre abitazioni, spero ben trattati. La giornata odierna ha lo scopo di far conoscere “i numerosi pregi di questa pantera in miniatura, contrastare false dicerie e vecchie superstizioni” secondo l’AIDAA {Associazio Italiana Difesa Animali ed Ambiente). Il grande Leonardo Da Vinci, a ragione affermava che “Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro’. Senza distinzioni sul manto.
