Lunga vita ai gatti 🐈‍⬛

8 Agosto, Giornata Internazionale del Gatto, istituita nel 2002 dall’ International Fund for Animal Welfare per sensibilizzare l’opinione pubblica sul benessere del gatto e favorire adozioni responsabili. Quanto vorrei essere nata in questo giorno che comunque è molto importante per me perché l’otto Agosto ho messo al mondo mio figlio. Pertanto, Buon Compleanno a Saul che non a caso ha il nome di un re, il primo re d’Israele ed è anche il nome ebraico dell’apostolo Paolo, prima della conversione. Il significato etimologico del nome Saul è “richiesto/desiderato” e lo sottolineo perché “il nome è un dono, come la vita è un dono”. Grey, Pepita e Fiocco sono i miei conviventi, benvoluti anche da mio figlio, nonostante sia allergico al pelo del gatto. Direi che gli riconosco alcune qualità feline, l’indipendenza soprattutto di cui vado fiera anch’io. Non a caso, tra i miei contatti molte persone hanno o hanno avuto mici per casa, di cui conosco i nomi: Nerina, Lollimy, Viola, Giallo, Nuvola, Max, Lupin, Keyla, Margy, Pepe, Pif, Merlino, Tone, Pellegrino… e l’elenco potrebbe allungarsi. Nelle case italiane si stima ci siano 12 milioni di gatti, cui si aggiungono gli altri animali da compagnia, con Napoli città più ‘felina’ d’Italia per numero di gatti registrati e migliaia di colonie feline. La pubblicità si serve spesso di gatti, protagonisti nelle opere di molti artisti, come Henri Matisse: Gatto e pesci rossi del 1914 è l’opera in cui il pittore francese ritrae un felino. Ma anche in letteratura non si scherza. Hanno scritto versi sui gatti Rodari, Baudelaire, Bucowski, Neruda… e chissà quanti altri. Io mi aggiungo in coda, avendo scritto Al mio amatissimo gatto, Spirito felino e Panoramica, dedicate rispettivamente a Sky, Micia e Puma. Auguri a Saul, lunga vita ai gatti e a chi li ama! .

Il vecchio e il bambino, di F. Guccini

È mancato a 86 anni Francesco Guccini, cantautore, scrittore e attore italiano, nato a Modena il 14 giugno 1940. Con un suo brano ho lavorato a scuola, una quarantina d’anni fa durante le ore in compresenza con il collega di Educazione musicale. Si tratta del testo “Un vecchio e un bambino”, uscito nel 1972 all’interno dell’album Radici. Premetto che allora non ero una sua fan. In breve entrò nelle mie grazie per l’intensità espressa attraverso le parole, in perfetto connubio con la voce. Infatti Guccini ne è autore e interprete. Il testo riflette sulla distruzione della natura causata dall’uomo e sul passaggio di consegne tra generazioni. Canzone considerata tra i grandi classici, insieme con La locomotiva e Canzone per un’amica. Tornando al testo, si tratta di sette strofe, ognuna di quattro versi con rima, di cui riporto l’inizio, lasciando al lettore il piacere di rivedere integralmente il tutto. Un vecchio e un bambino si presero per mano/e andarono insieme incontro alla sera,/la polvere rossa si alzava lontano/e il sole brillava di luce non vera;/l’immensa pianura sembrava arrivare/fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare/e tutto d’intorno non c’era nessuno,/solo il tetro contorno di torri di fumo… L’ultimo verso è messo in bocca al bambino che chiede al vecchio: Mi piacciono le fiabe, raccontane altre. Infatti, in maniera poetica è raccontata la fine del mondo contadino. Guccini ha fatto anche l’insegnante e credo che abbia lasciato il segno tra i suoi allievi. Ha insegnato per vent’anni lingua italiana agli studenti americani del Dickinson College a Bologna. Mi sarebbe piaciuto averlo come collega, ma di fatto il suo talento mi è servito, agli esordi del mio lavoro di insegnante. La sua poesia continua a nutrire il mio benessere. .

Nuoto stellare

Sono in corso i Campionati Europei di Nuoto 2026 a Parigi, iniziati il 31 Luglio. Oggi ultima giornata di gare per il nuoto artistico, tuttavia non è l’ultimo giorno in assoluto per gli sport acquatici (tuffi, nuoto in acque libere e nuoto in vasca). La fine delle singole discipline credo sia il prossimo 16 Agosto. Ho seguito alcune gare su Raidue, spettacolo emozionante e psicologicamente rinfrescante in queste torride giornate agostane. Ammetto che non ho le competenze per riconoscere le abilità degli atleti: a me sembrano tutti bravi, anche quando “sporcano l’acqua”, alla fine di un tuffo dal trampolino o dalla piattaforma. Mi sono goduta lo spettacolo offerta da Chiara Pellacani che “ha vinto due ori in due ore”. Infatti la 24enne romana, domenica sera ha trionfato dal trampolino da un metro, “impeccabile nel controllo e pulitissimo l’ingresso in acqua”. Ma due ore prima aveva dominato nel sincro misto da tre metri insieme con Matteo Santoro. E non si è fermata. Ieri sera ha conquistato il quarto oro dai tre metri con una gara di puro dominio. Sempre emozionante sentire l’inno di Mameli e sentirlo cantare dai tifosi degli Azzurri. Ieri pomeriggio ho seguito l’esibizione delle otto nuotatrici del nuoto artistico (in passato nuoto sincronizzato), dove la squadra italiana ha guadagnato il bronzo, alle spalle delle eccellenti Russia e Spagna. Durante la performance, a volte prevalevano le acrobazie con le gambe, altre movimenti sinuosi sott’acqua, talaltra i volti sempre radiosi e sorridenti. Mi permetto di fare una considerazione squisitamente femminile che riguarda i costumi indossati – bellissimi – le capigliature raccolte e decorate, il trucco vistoso pertinente con l’ambiente acquatico. Uno spettacolo che dura pochi minuti per cui un nuotatore agonista si allena mediamente da 15 a 25 ore alla settimana. Tanto di cappello a tutti i nuotatori che ci regalano momenti di assoluta bravura non improvvisata. Le sorprese non sono finite. Domani Chiara potrebbe andare oltre e realizzare un magico en plein.

Diritto d’autore e AI

Due articoli mi riportano in ambito letterario, di cui faccio parte anch’io, dal momento che scrivo. Riguarda la Vita da scrittore quello di Paolo Malaguti intitolato Libri in auto e casse di Soave L’autore e la sfida dell’incontro nel quotidiano la tribuna di stamattina. Trovo l’altro nel Corriere e riguarda un fatto avvenuto in Usa dove è stato ritirato l’atteso thriller dell’esordiente Jerry Falcade, per sospetto uso di ntelligenza artificiale nella realizzazione del manoscritto. Il titolo è esplicito: “Scritto con l’AI”. E l’editore rifiuta il bestseller. L’autore nega ed anzi ipotizza si tratti di un pregiudizio editoriale verso gli autori di colore. A marzo era successo qualcosa di analogo verso il libro horror Shy Girl della scrittrice americana Mia Ballard, bloccato in Usa e ritirato nel Regno Unito per sospetto uso di AI. Non so come siano andate effettivamente le cose, ma il percorso creativo di un’opera non è affatto semplice e nemmeno lineare. Parlo per me che scrivo praticamente da sempre e ho stampato 14 testi quasi tutti in autonomia, nel senso che non ho un editore di riferimento – che peraltro mi farebbe comodo – ma finora ho gestito da me promozione e distribuzione del libro, presentazioni comprese: un lavoro assai dispendioso in termini di stress fisico e psicologico. Siccome io scrivo per diletto, guardo di profilo il mercato del libro, sommerso da una moltitudine di titoli, mentre i lettori scarseggiano. Non mi spaventa il confronto con altri autori, perché c’è posto per tutti… ma non ci sto ad avere come rivale la AI. Il diritto d’autore è un privilegio che spetta a chi ha prodotto l’opera col suo ingegno, magari stracciando varie volte l’esordio, modificando la traccia e analizzando con la lente i personaggi. Viceversa non ha senso il firmacopie.

Bentornato ventaglio! 🪭

Complice il caldo insopportabile di questi giorni, è tornato in auge un oggetto caduto in disuso: il ventaglio! Non mi stupisce, ne ho uno piuttosto prezioso anch’io, sebbene preferisca farmi aria con una cartolina – diventate piuttosto rare anche queste – o con il lato di una scatola di pasta o riso. A tratti uso il clima che però infastidisce i gatti. Un servizio in coda al telegiornale riporta alla ribalta il ventaglio, nato in epoca antichissima in Oriente e in Egitto come oggetto rigido in foglie o piume, per farsi aria o scacciare gli insetti. Il modello pieghevole fu inventato in Asia tra il VIl e il IX secolo, come oggetto sacro e di potere, per giungere in Europa nel Cinquecento e diventare un accessorio di grande moda ed eleganza. Il ventaglio ha un profondo significato esoterico e spirituale, legato all’elemento aria e al soffio vitale. Simboleggia la protezione energetica, la capacità di neutralizzare la negatività e il risveglio interiore grazie al movimento del vento. Nel corso dei secoli e tra diverse culture, questo oggetto ha assunto ruoli differenti, passando da simboli di autorità a raffinato strumento di seduzione. In Spagna è un simbolo della cultura tradizionale, spesso associato anche al ballo del flamenco, utilizzato per esprimere emozioni, creare ritmo e aggiungere eleganza ai ballerini. È protagonista anche in letteratura. Si intitola Il Ventaglio, una famosa commedia in tre atti di Carlo Goldoni del 1763 e rappresentata nel 1765. Perfino Eugenio Montale, premio Nobel per la Letteratura nel 1975 ha scritto una poesia intitolata Il Ventaglio, inclusa nella raccolta La bufera e altro. Attraverso l’immagine di un oggetto familiare, l’autore riflette sulla memoria e il tempo passato. 🪭

Vietati i pic-nic sul Piave

Ritorno al Piave. Idealmente, nel senso che ne avevo parlato in un recente post. Me lo suggerisce l’articolo di Luca Vecellio che leggo sul Gazzettino stamattina: “Sul Piave vietati anche pic-nic e tintarelle sugli isolotti: maxi multe” che, nello specifico vanno da 25 a 500 euro. Il provvedimento arriva dopo l’ultimo incontro tra i sindaci, finalizzato ad aumentare la sicurezza sulle “spiaggette abusive” in seguito alle recenti morti, quasi tutte di giovani. Il fiume non perdona, neanche se ha un altro nome. È il caso del Po dove “Da ieri pomeriggio un padre di 36 anni risulta disperso nel Grande fiume, dopo aver salvato la figlia di sei anni e l sua amichetta di dieci” che stavano giocando sulla spiaggia con un pallone, a un certo punto finito in acqua. Coinvolte due famiglie di origine moldava, residenti nel bolognese. Forse ignoravano che “il Po non perdona. Sotto la superficie che sembra calma, si nascondono correnti e mulinelli pericolosissimi”. Sono dispiaciutissima per questo giovane genitore, tra l’altro non il primo a rimanere vittima di un salvataggio. Non so se queste disgrazie siano aumentate nel tempo, ma quando andavo io al Piave non se ne parlava. Anzi, per un certo periodo mi ero attribuita lo pseudonimo di Fiume, giocando con il mio nome, simile a quello del fiume Adda, privato di una d. Altri tempi, meno complicati ma vissuti con prudenza e accettazione di ciò che offriva l’ambiente, senza esigenza di stravolgerlo. Adesso, a causa dell’overtourism o simile, bisogna pagare anche per accedere in spiaggia, passando per i tornelli, come successo negli stabilimenti balneari di Livorno. Cose un tempo inaudite. Mi piacerebbe conoscere il punto di vista della natura. Nel mentre rimango a casa.

I “Custodi sociali”

I “custodi sociali” Sul quotidiano la tribuna di Treviso leggo l’articolo di Salima Barzanti Anziani, mutuo aiuto contro l’isolamento Ecco i custodi sociali, iniziativa che coinvolge i territori di Valdobbiadene, Segusino e Vidor per abbattere l’isolamento degli anziani, come precisa il sindaco di Valdobbiadene Luciano Fregonese. Il punto d’incontro nell’ex ospedale Guicciardini, via Roma 38, aperto ogni mercoledì dalle 16 alle 17.30 (nel mese di Agosto). Da ieri è attivo il numero del custode sociale che risponderà in orario di apertura al numero: 389 521 63 98 In sintesi, anziani volontari adeguatamente formati si mettono a disposizione di altri anziani, anche recandosi a casa di quelli più isolati, in una sorta di mutuo aiuto tra anziani. “i custodi sociali sono volontari qualificati che hanno scelto di mettersi all’ascolto, proponendosi come tramite ideale tra gli anziani, le persone fragili e i servizi del territorio”. Iniziativa lodevole che mi fa pensare alla Banca del tempo, in essere nei paraggi anni fa (che non so che fine abbia fatto). In pratica, i custodi sociali prendono il posto di un familiare assente o mancato, coprendo lo spazio occupato nei decenni passati da un membro della famiglia patriarcale. Di sicuro la struttura della famiglia si è sgretolata e la solitudine è aumentata. Si vive di più, ma è peggiorata la qualità della vita. Ben venga ogni iniziativa rivolta a contenere il problema, e magari a risolverlo. Siccome si parla tanto di prevenzione, io proporrei di prevenire la solitudine, agendo già in età adulta quando la gente si affanna anche per niente o poco, rinviando l’argomento vecchiaia, considerato tabù quasi come la morte. Parlarne per tempo, e non “in camera caritatis” (un discorso fatto in privato) offrirebbe un salvagente da usare a tempo debito. Sorte permettendo!

“La vita bene spesa”

Terzultimo giorno di Luglio. Corsetta in bici e alle otto sono già al bar Viceversa. In attesa della consumazione, scorro velocemente i titoli del quotidiano. Un paio mi riportano indietro nel tempo, quando facevo l’insegnante di Lettere. Morto a 92 anni Emilio Gallina il poeta dialettale di Santa Bona è il primo articolo, a firma di Brando Fioravanzi. Avevo appreso ieri la notizia sul tablet: la memoria era andata al garbato rappresentante editoriale di testi scolastici conosciuto in ambito professionale, disponibile e mai invasivo. Noto tra i docenti, il suo nome ricorre in diversi volumi che abitano la mia libreria. Ignoravo si dilettasse di poesia. “La passione per la lettura e la scrittura lo ha accompagnato fin da giovane”, il che aumenta la mia simpatia nei confronti del suo buon operato. Sue le sillogi A me tèra, A me zénte, Scondicùco, Me pareva pena jèri. L’altra notizia riguarda Federico Piscopo, un mio ex super allievo oggi storico “da anni impegnato nello studio dell’entourage canoviano” che lo stesso giornalista succitato Brando Fioravanzi considera nell’articolo Minette, che fece innamorare Antonio Canova. Sono orgogliosa che Federico continui a raccogliere successi, perché mi è nota la sua applicazione dai tempi delle medie, accompagnata sempre dal sorriso. Emilio e Federico, entrambi testimoni di doti umane messe a disposizione della collettività, per sostenerne animo e mente. Mi spiace non aver approfondito il rapporto con il poeta Emilio, lacuna che colmerò attraverso le sue opere. Mantengo i contatti con il giovane storico Federico, le cui ricerche mi riempiono di soddisfazione. L’aforisma di Leonardo Da Vinci “Un vita bene spesa” è un obiettivo invitante e rasserenante.

Viaggio olfattivo

Qualche goccia di Micene numerio 5 è l’accattivante articolo di Cinzia Dal Maso che leggo sul settimanale il venerdì. Le studiose Silvia Ferrara e Laura Bellinato hanno decifrato antiche tavolette d’argilla, scoprendo le ricette per riprodurre profumi greci di 3500 anni fa. Ne parlano nel saggio Il profumo degli dei (Il Mulino), profumo che potrà essere pronto e in commercio per il prossimo autunno. “Abbiamo realizzato tre fragranze diverse: alla salvia, profondo e intenso; alla rosa, fresco come la primavera; al miele, non troppo dolce e avvolgente”. Data la mia simpatia per la salvia, vedrò di accaparrarmi la prima versione. Invidio cordialmente queste ricercatrici che hanno compiuto un viaggio olfattivo tra gli olii profumati micenei. Un argomento in apparenza marginale, che però consente al lettore di entrare nell’intimo dei palazzi di Cnosso, Pilo, Micene dove gli artigiani che lavoravano per la produzione di cosmetici e di profumi erano ultraspecializzati. Come utilizzavano il profumo i micenei? ‘Lo offrivano agli dei o ungevano statuine o oggetti sacri. Poi per se stessi, per “purificare” i momenti liminali della vita, la nascita e la morte. Per sedurre, ovviamente. E per farsi belli e brillare proprio come gli dei: il profumo è un inno alla vita, è ambire all’immortalità”. I profumi erano prodotti di prestigio e le ceramiche micenee erano famose e raffinate. I nomi dei profumieri tramandati dalle tavolette sono tutti maschili, ma famose erano anche le profumiere assire. Nell’Egitto ellenistico Maria la Giudea ideò il sistema di riscaldamento controllato, chiamato ‘a bagnomaria’, tanto per dire come il contributo femminile sia stato notevole. In attesa di sperimentare le fragranze micenee, proverò a fare un profumo alla salvia in casa.

Addio a Zeudi Araya

Uscita alle otto, alle nove sono già a casa. Non ho trovato nulla di notevole tra le righe su cui scrivere il mio post odierno, salvo la pagina dedicata dal Gazzettino alla Mostra del cinema ‘Una finestra sempre aperta sul mondo’. Dopo 37 anni, Nanni Moretti tornerà a Venezia con “Succederà questa notte”. Anche il quotidiano la Repubblica dedica la pagina degli spettacoli al ritorno di Moretti. In una intervista, Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dice: “Questa Mostra sarà una finestra su un mondo in crisi” e non ho motivo per dissentire. Mi piace il buon cinema, pur non considerandomi una cinefila. Certo decenni fa era diverso, quando Zeudi Araya interpretava La ragazza dalla pelle di luna (1972) visto sul grande schermo. Proprio ieri ho letto sul tablet che l’attrice e produttrice cinematografica eritrea, naturalizzata italiana è morta a Roma un paio di mesi fa, a 75 anni. Di una bellezza stratosferica, era considerata la Venere Nera più famosa d’Italia negli Anni Settanta. Sposata con il produttore Franco Cristaldi, ebbe una bambina nel 1992, deceduta poco dopo la nascita. Michelangelo Spano è il figlio avuto nel 1995 con il regista Massimo Spano che ha dato la notizia della morte avvenuta il 24 maggio scorso, a seguito di una lunga malattia, senza specificare ulteriori dettagli. La sua perdita mi procura tristezza, essendo una persona ancora giovane. Di più, il riferimento alla lunga malattia. Nel mio immaginario, la lego a un periodo di aspettative coronate con la Laurea nel 1976. Il fatto che fosse nera e strepitosamente attraente era un valore aggiunto, essendo io di indole anti convenzionale. Attrice tra le più note del cinema sensuale italiano, la vita non le aveva risparmiato sofferenze, a riprova del proverbio: “La vita con un mano ti dà, con l’altra ti toglie”.