– Prima del crepuscolo, gli uccellini si danno appuntamento sulle estremità degli alberi e fanno convegno. Li ho sentiti sugli abeti nei pressi di una chiesetta, sui tigli in prossimità del cimitero, tra il fogliame dei platani nel parchetto vicino a casa mia e mi sono chiesta: cosa mai si diranno, con tanto entusiasmo, gli uccellini al calar della sera? Si daranno informazioni sul tempo, sui luoghi da visitare l’indomani, sulle avventure vissute… un po’ come succede (o dovrebbe succedere) nelle buone famiglie. Ovviamente è una mia proiezione, un botanico direbbe altre cose. A ben pensarci, è un conforto sentire il loro cicaleccio vibrante, non coperto dal frastuono delle auto cittadine, dopo la chiusura delle fabbriche la sera. La Pedemontana del Grappa offre ancora questi spettacoli sonori gratis, che in tempo di corona virus vale la pena di tesorizzare. Chissà, magari loro, gli uccellini, avrebbero altri insegnamenti da trasmetterci: fate squadra come noi, guardatevi bene dai predatori, valutate bene le briciole che trovate disseminate lungo il viale… perché aguzzare la vista non è un optional! Dopo questa immaginaria lezione degli abitanti del cielo, rifletto sulle mie abitudini e convengo che si può sempre migliorare.
Categoria: Fiori e frutti
Emozioni autunnali
Adriana mi ha regalato dei finferli e un bel porcino che preparo per pranzo. Fuori piove e tira vento, dubito che ci saranno le bancarelle del mercato locale. Per pranzo farò tagliatelle ai funghi. Ho il prezzemolo, l’aglio e la materia prima, custodita in un sacchetto da pane dove è attaccato lo scontrino con il nome della rivendita, LA BOTTEGA DEL BORGO. Ecco, la parola “borgo” mi colpisce e mi riporta a una dimensione umana temo persa, quando le persone si trovavano allegramente fuori casa, per fare la spesa e scambiare quattro chiacchiere. Un medioevo temporale ed emozionale ritenuto oscuro, scavalcato da altre abitudini. Facciamo decine di chilometri per andare a fare acquisti – spesso solo a curiosare – nei supermercati/ipermercati, mentre il piccolo negozio, la bottega appunto chiude o ha chiuso da tempo. La rivoluzione industriale ha rivoluzionato a oltranza, ed ora presenta il conto. Magari ci voleva un fermo, per guardarci indietro e recuperare qualche istruzione del passato che possa rivitalizzare il presente tormentato. Il messaggio che mi viene dall’etichetta dell’umile sacchetto di pane mi persuade a riprendere vecchie abitudini: esco a piedi e vado in panificio, augurandomi di percepire la fragranza del pane appena sfornato. Poi preparerò le tagliatelle ai funghi, che mentalmente mi porteranno nel bosco, a gustare profumi, colori, suoni. E soprattutto il silenzio.
Una foglia
Com’è tenera una foglia che nasce! Una talea di Ficus elastica, messa a dimora diversi mesi fa, dà segni di aver attecchito. Me ne accorgo dall’involucro sulla punta contenente una nuova foglia, che si srotola e finalmente si stacca dalla guaina protettiva: un parto silenzioso, chissà se anche doloroso. La neonata foglia è molto piccola rispetto a quelle sottostanti, circa un terzo, di un bel verde brillante, liscia e perfino luminosa. Sicuramente è nata con un potenziale che promette bene. L’osservazione di questo processo mi commuove, perché è metafora della nascita, grazie alla quale siamo nati tutti… e la foglia stessa, nel suo percorso è simbolo vitale. Ci sono foglie di tutti i tipi, come ci sono persone di vario genere, con tante storie e diversi percorsi esistenziali. Adesso che ci penso, uno dei miei romanzi si intitola UNA FOGLIA INCASTONATA NEL GHIACCIO. Di qualche anno fa , mi ha dato una certa soddisfazione, perché le alunne di terza media che lo avevano adottato, ci hanno costruito attorno un raffinato spettacolo, con l’aiuto di Carmen, la loro insegnante di Lettere, che è stato rappresentato con successo alla fine dell’anno scolastico. Beh, senza tirare in ballo competenze che non ho, mi sento di dire che anche un’umile foglia può fare compagnia e portare lontano. Senza scomodarsi da casa.
Ciclamino, fiore d’autunno
Marcella mi ha ricordato che da qui a tre mesi sarà capodanno! Caspita, come cammina il tempo… nessuno avrà nostalgia di questo anno infernale. Oltretutto ho sentito che l’emergenza sarà prolungata, causa risalita dei contagi. Non mi resta che emettere un sospiro di delusione frammista a sopportazione. Non mi sono ammalata, sono stata attenta e fortunata. Però mi sono immalinconita, il distanziamento sociale condiziona eccome le relazioni sociali. Mi butto sui fiori e sui frutti autunnali, per distrarmi e sorridere. Stamattina, al mercato locale la bancarella dei vivaisti era una passerella di ciclamini, grandi e piccoli, bianchi, rosa, rossi e screziati. Mi piacciono quelli molto piccoli, perché posso incastrarli tra la soia e il balcone, che chiudo di sera. Ne ho anche diversi vasetti in giardino sotto l’abete, ma sono in ritardo rispetto a quelli messi in vendita. Fiore autunnale interessante, il Ciclamino, dall’indole riservata… credo che un po’ mi assomigli. In ogni caso porta una nota di colore, e talvolta di profumo (mi riferisco a quelli coltivati, gli altri è vietato raccoglierli) che fa bene agli occhi e alla mente. Mia madre li amava molto: ne comperava vari esemplari, che si godeva giusto il tempo della fioritura, perché non resistevano più di tanto (temo li bagnasse troppo). In ogni caso rappresentavano un allegro ingresso in famiglia. Insieme alle talee di Gerani, mi occuperò dei Ciclamini vecchi e nuovi, per dare un po’ di colore alle prime nuvolose giornate autunnali.
Mela, frutto di Eva
Fatta la presentazione del mio ultimo libro, mi concedo lo svago dolciario dei muffin alle mele, che cadono in quantità dal mio albero in prossimità dell’orto, peraltro trasformato in una zona mista tra fiori e frutti. Secondo un rituale noto ai contadini, le piante da frutto producono ad anni alterni, e questo è quello buono per il mio melo che non è stato trattato con prodotti chimici contro le consuete malattie, cosicché i frutti sono “ruspanti”, spesso ammaccati e con sgradevoli macchie. Ma quello che resta di commestibile è naturale e gustoso! Per recuperare il prodotto che cade per terra e sottrarlo alle lumache, urge raccoglierlo e trasformarlo in fretta. Poco fa ho provveduto facendo i muffin, stasera farò mele cotto e domani magari la composta di mele e cannella. Se farà brutto tempo, potrebbe scapparci anche lo strudel, ovviamente di mele! Il profumo che si diffonderà per la zona giorno donerà una nota allegra alla domenica. Ho già in mente i destinatari delle mie leccornie: Lucia, Lara, Adriana, Marcella… senza dimenticare le mie colazioni mattutine. Succede che qualche volta resti senza muffin fatti in casa e mi adatti a consumare un prodotto industriale… ma non c’è storia. Il mio palato si è abituato alle mie leccornie, con ingredienti dosati e controllati, grassi compresi. Anche il mio colesterolo ringrazia. Io ringrazio madre natura e il frutto di Eva!
Ospiti non del tutto graditi
Oggi sono a corto di foto e pure di idee. Approfittando della bella giornata, ho fatto il bagno al cane e ho rinnovato l’aiuola di metallo in giardino. Sbocciato e sfiorito l’ultimo gladiolo, era diventata un agglomerato di lunghe foglie e steli verdi, oramai in sofferenza per l’arsura e anche per la colonia di lumache, nel frattempo stabilitesi tra gli anfratti e i bordi dei quattro contenitori. La presenza di questi molluschi in orti e giardini non è una novità, nemmeno a casa mia. Nella zona ombreggiata davanti alla cucina, dopo la pioggia, di sera è una processione di chiocciole che devo evitare di calpestare quando esco, per tirare giù la tenda a cappotto nella parte nord della casa. Fanno un colpo d’occhio di famiglia questi gasteropodi in libera uscita, proiettati a scalare i vasi di fiori che ho posizionato ben alti, per impedirne l’assalto, con modesti risultati. Una fioriera più esposta ha subito l’assalto e la demolizione perfino di un peperoncino, per cui adesso non ci metto più niente e lascio che venga invasa dall’edera sottostante. In altre occasioni ho provato ad attrarre le lumache nella birra, oppure ho disseminato di gusci d’uovo la base della pianta… tuttavia ho solo limitato il danno, visto che gli esserini mollicci con casetta incorporata sono tornati a farmi visita. Ormai li considero “ospiti non del tutto graditi”. Dopotutto anche loro hanno diritto di cittadinanza in questa terra (e sono pure preziosi per la loro bava). Vedrò di farmene una ragione e studierò per loro un percorso senza fiori.
I fiori sono poesie…
In tarda mattinata vado da Lina, per prendere dei rametti da una bellissima rosa baccara color velluto, da consegnare a Serapia, che ne farà delle talee. Chiaro che i fiori sono un ottimo collante delle relazioni, oltre che un piacere per gli occhi. Guarda caso, stamattina mi è arrivato un saluto da Annamaria, con la seguente scritta, riportata su un coppo decorativo: “I fiori sono poesie che parlano al cuore delle anime sensibili”. Beh, parlo per me: i fiori mi nutrono dentro e mi fanno buona compagnia. A ruota ci sono i frutti, belli da vedere e da gustare. Lina mi prepara un presente di uva fragola bianca – squisita – e dolcissimi fichi viola, mentre io giro per il giardino a caccia di bellezze da immortalare: un’altera rosa, un ibisco, un fiore di canna indica bicolore giallo-arancio… finché non vengo attratta da un dorato fiore di zucca che spicca tra una moltitudine di campanelle/ipomee blu: una meraviglia che attrae anche laboriosi insetti ronzanti nei paraggi. Peccato non poterlo cogliere per metterlo in vaso, che non è il suo destino. Fritto sarebbe da solo un saziante contorno, da quant’è grande, il che mi consente di ricordare che ci sono anche i fiori eduli. Il colore di intenso giallo è di per sé una iniezione di fiducia. Con tanto malloppo torno a casa contenta, appagata dai fiori e dal fiore dell’amicizia.
Dolce raccolto
Non è proprio stagione di fragole, ma sono contenta che le mie piante in vaso continuino sorprendentemente a produrne. Durante il mio giretto mattutino, è una soddisfazione arricchire la mia colazione all’aperto, staccando qualche fragola rossa, che penzola dal fogliame e sembra che mi chiami per essere gustata. Il cane condivide con me questo bocconcino, perché gli piace la parte verde del colletto. Se non ci sono fiori da raccogliere per mettere in vaso, sono contenta lo stesso, perché ho ricevuto il mio regalo quotidiano dalla natura. Resistono i gerani, sebbene attaccati dalle lumache. Sboccia ancora qualche rosa, che tengo in conto prezioso. Tengo d’occhio una serie di vasetti di ciclamini, posizionati all’ombra sotto il glicine, in attesa che spuntino i fiori, altrove già fioriti. Peccato per l’uva fragola, che quest’anno ha dato forfait! Vorrà dire che aprirò la confettura fatta l’anno scorso e la spalmerò sulle fette di pane casereccio. Adesso che sono in pensione, posso permettermi il lusso di fare colazione, senza i minuti contati. Del resto, non è la felicità fatta di piccole cose? Se non è proprio felicità, è benessere, un parente di primo grado.
Ci sono mele e mele
– Scarseggiano i fiori e avanzano i frutti. È il caso delle mele. In un angolo del giardino, posizionato a sud ho un piccolo albero strapieno di mele verdi che stanno acquistando colore. Varietà antica, croccanti al morso, ottime per fare strudel e confetture. Mi piace osservarle così aggruppate come appaiono nel momento che le fotografo, quasi una metafora del detto “l’unione fa la forza”. Molte sono cadute, per un eccesso di produzione e andranno a fare la gioia di Edna, una capretta di mia conoscenza. Per quanto riguarda il gusto, al momento preferisco centrifugarle insieme con le carote, oppure grattugiarle. Col cambio di stagione, trionferanno nella classica torta di mele. Per adesso, a pezzettini nell’impasto per fare i muffin sono… la ciliegina sulla torta! Ho cercato qualche informazione sul significato simbolico di questo frutto, che ne ha molti: la mela è conoscenza, religione, tentazione e seduzione. Simbolo della perfezione, per via della sua forma rotondeggiante e della bellezza. Mi sovvengono alla mente la fiaba di Cenerentola con la mela avvelenata e la guerra di Troia scatenata dal risultato del concorso di bellezza scritto su una mela. Per non parlare del peccato di Eva e di altre applicazioni di questo frutto anche in ambito tecnologico. Ma non voglio fare pubblicità a un’azienda arcinota (se mai al suo compianto fondatore). Oggi intendo rimanere in ambito privato e dare visibilità semplicemente alle mie mele, per il piacere degli occhi, del palato e della mente. –
Prugne e Fragole
Stamattina ho raccolto prugne e fragole, un bel vedere e una dolce merenda a costo zero. Ero una habitué del bar dove puntualmente consumavo cappuccino e cornetto, prima di dedicarmi alla lettura del quotidiano. Questo prima dell’emergenza sanitaria, il distanziamento sociale ha colpito eccome: niente giornali nei bar, salvo qualche lodevole eccezione, di cui approfitto se mi trovo in zona. Mi manca un po’ questa abitudine, anche se mi aggiorno in altro modo. Però non è più lo stesso: mi mancano il saluto e la battuta della cameriera, la confidenza spiattellata a voce alta da un’amica, la risata sonora del giocatore di carte che fa punti sul compagno che impreca a denti stretti. Un piccolo mondo vitale e godereccio. Mi rendo conto di essermi intristita. Non so quanto durerà questa situazione limitante, cerco di adattarmi e mi concentro su altro. Scrivere mi aiuta e condividere punti di vista allarga il mio orizzonte. Vivo da sola ma non sono sola. Tuttavia la situazione attuale non incoraggia gli assembramenti, neanche per motivi culturali e nemmeno le rimpatriate con amici e parenti. Mi restano i fiori, ospiti fedeli del mio giardino, ora in naturale quiescenza. Vorrà dire che oggi mi farò una scorpacciata di fragole e prugne!
