Oggi piove. Durante la visita al mercato, una folata di vento mi ha storto l’ombrello azzurro, irrimediabilmente compromesso. Sono avvilita, un po’ per l’ombrello, a suo tempo scelto per il colore, in tono con la Panda azzurra, di più perché l’opera di promozione del mio ultimo impegno sta inciampando su imprevisti scogli. Se le cose non cambiano, la sera del previsto incontro con l’autore, per presentare il libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, potrebbe esserci un altro accattivante invito. Preciso che la data di venerdì 24 giugno mi è stata offerta su un piatto d’argento, non senza valutare pro e contro. Forse è sfuggito a qualcuno il calendario degli eventi, ma assicuro che proporne due in contemporanea garantisce un flop al 50%. Tanto è difficile perseguire la strada dell’equilibrio, o dell’aurea mediocritas come la intendevamo i Latini. Dopo l’esperienza estenuante fatta per quest’ultima mia creatura letteraria, consegno le insegne e abbandono il campo, non proprio di battaglia ma nemmeno di gioco. La mia passione è scrivere e passo il testimone ad eventuale agente letterario che si assuma l’onere di rappresentarmi. Durante il travagliato percorso degli ultimi tre mesi per presentare l’opera, sostenuta dall’energia positiva di Vilma Cunial, figlia del protagonista ho conosciuto persone disponibili e attente, ma anche altre distratte e/o interessate ad altro. Il mondo è bello perché è vario, dice il proverbio (e talvolta avariato, corregge un buontempone su WhatsApp). Con l’età che avanza meglio selezionare gli impegni. Parlo per me, che concentrerò le energie su ciò che mi fa stare bene. Il mio maestro Enrico Cunial, cui dedico l’opera, artisticamente rappresentata in copertina dall’amico Noè Zardo, credo non mi risparmierebbe un buffetto sulla guancia e un sorriso di compiacimento sotto i baffi!
Categoria: Emozioni e pensieri
Biblioteca, luogo dell’anima
Lunedì dopo pranzo (ieri), in coda al telegiornale su Rai 2, la rubrica Costume e Società manda in onda un servizio sulle biblioteche, che a mio dire è un cameo: non solo perché presenta il meglio di molti Paesi in questo settore, ma perché conclude la carrellata su questi preziosi luoghi del sapere, dicendo che la Biblioteca Marciana di Venezia è la più bella al mondo. Sarà mia cura andare a visitarla almeno in video. Una persona intervistata, amante della cultura si figura il paradiso come una biblioteca, che è un gran bel paragone. Io ci aggiungerei ampi spazi ombreggiati e fioriti, dove sostare, magari conversando con persone vicine al mio cuore e alla mia mente. Comunque ho apprezzato l’atmosfera accogliente della biblioteca da quando ho cominciato a frequentarla non per motivi di studio, ma per il piacere di sentirmi sostenuta nell’introspezione e poi esposizione dei miei pensieri. Sono nati così i miei primi racconti, qualche poesia, poi i primi romanzi, nella splendida cornice del chiostro del Museo di Bassano del Grappa. Poi la sede è stata spostata e si è vestita di un abito più moderno, ma io rimpiango quella originaria, forse perché legata ad una mia predisposizione particolare. Anche la biblioteca del mio paese è accogliente, con la lunga scala in legno e i finestroni che guardano sulla piazza, con le postazioni dove mi sono esercitata al computer. Adesso ho a disposizione una discreta biblioteca a casa mia, niente di eccezionale ma parecchio a portata di mano. Quello che non ho, lo cerco in internet. Non sarebbe male che le biblioteche diventassero mete di visite da parte di studenti di tutte le fasce d’età – cosa che in parte avviene – e luoghi privilegiati per gli incontri con l’autore, ma anche per corsi di recitazione nonché iniziative volte a favorire la lettura e il bel parlato. Dopo due anni di pandemia, è tempo di tornare a nutrirsi di cultura, ovunque si trovi.
Arte e Natura
Sono sempre più contenta di abitare in Valcavasia, nella Pedemontana del Grappa, ricca di luoghi suggestivi capaci di parlare al cuore delle persone sensibili e al pennello degli artisti. Me lo conferma la visita alla mostra di Renato Zanini ‘POETICHE della NATURA’, a Cavaso del Tomba, in via Obledo 12, nella prestigiosa Villa Premoli, risalente al XVII secolo. Interessante anche la ristrutturazione del palazzo. La location non potrebbe essere più accogliente, con piante secolari, parco con un antico pozzo veneziano, le scuderie e una pregevole barchessa con loggiato, da cui si gode una magnifica vista sui colli asolani. È l’ideale contenitore delle opere esposte, con protagonista la pianta, in cui si è insinuata e saldata l’essenza dell’artista. Alla piacevolezza dei quadri, Renato aggiunge notizie legate alla sua formazione, partita da molto lontano, quando la sua maestra delle elementari, Silvia Ferracin – scrittrice e poetessa – ne intuì il talento e lo stimolò chiedendogli di fare dei disegni, divenuti premonitori del futuro artista. Dopo aver passato in rassegna i circa trenta dipinti esposti – ma Renato ne ha realizzate diverse centinaia – scatto qualche foto da abbinare al post che ho in mente di scrivere e poi postare nel mio blog verbameaada.com: mi attraggono soprattutto i quadri a tinte calde, in particolare uno che rappresenta una serie di piante, posizionato vicino a tre grandi finestre, di cui chiedo il titolo, delegato dall’artista al visitatore. Ci penso un attimo e credo possa rendere l’idea intitolarlo ‘Autunno Pittore’, anche se non è molto originale. Nessun dubbio nel riconoscere la chiesetta di San Martino a Castelcies di Cavaso, splendido gioiello architettonico posizionato in un pianoro con vista sul paese sottostante. L’abbraccio con le piante è il tema dominante, evocativo di simbiosi emozionali che l’artista vive dentro di sé e poi trasferisce nelle opere. ‘Quando dipingo sto bene’ è la risposta alla domanda di chi indaga sulla spiritualità dell’artista, che condivido perché è alla base della mia scrittura. Altre parole chiave dello spirito creativo sono: paesaggio, arte, spiritualità. Ma anche coscienza e armonia, molto vicine al mio sentire. Valeva proprio la pena di venire a ricaricarsi di bellezza, esteriore ed interiore, in questo angolo di paese fortunatamente recuperato e messo a disposizione della comunità. Gratis, come lo sono le cose più belle, a saperle cogliere.
La maleducazione non ha età
Sono in pensione dal settembre 2015, quasi anziana, oppure ‘giovane anziana’ come scherzosamente mi definisco, pertanto dovrei difendere la categoria delle persone all’incirca mie coetanee, per via di un riguardo che si attribuisce a chi è giunto a un’età avanzata. D’accordo, ma bisogna valutare come, perché non sempre si migliora con l’età adulta o durante la vecchia che per noi italiani si aggira sugli ottant’anni. Mi offre l’occasione di parlarne un episodio di cronaca grigia (il colore è quello dei capelli non trattati), accaduto a Santa Lucia di Piave dove un’anziana signora, costretta a muoversi col deambulatore imbratta con frasi offensive cofani di incauti parcheggiatori che occupano il marciapiede. Comprendo il disagio della signora, ma dissento sul modo di regolare la cosa. Di recente mi sono capitati due episodi di… maleducazione senile, che mi hanno amareggiato. Al mercato, un signore anziano mi ha scavalcato alla bancarella della frutta e verdura, ignorandomi. Ho incassato, perché non lo conosco e ho attribuito la sua arroganza a un disturbo legato all’età, sui novant’anni. Poi sono stata aggiornata che è così da sempre: e nessuno glielo ha fatto notare? Nel secondo caso sono intervenuta, perché conosco la persona, una ex direttrice d’azienda che soffre di protagonismo e non ha perso il vizio di criticare. Durante la presentazione del mio ultimo libro, si è abbandonata a chiacchiere durante la lettura di alcuni brani, lamentandosi del fatto che i pilastri in sala ostacolavano il flusso delle parole: vero, ma avrebbe potuto accomodarsi più avanzi, e soprattutto zittirsi durante la declamazione della raffinata lettrice. Voglio tenermi distante dalle defaiance di questi anziani che in corso d’opera si sono dimenticati le buone maniere.
Solitudine e Creatività
La mattina ha un sapore speciale. Alle otto ho già fatto giardinaggio: trasferito due piante esauste di Margherita in un vaso più grande, piantumato tre talee di Geranio incautamente spezzate, dato da bere ai Pomodorini in vaso, raccolto Fragole, scattato foto… dopo aver dato la colazione (ricotta sbriciolata dentro pezzettini di carne umida) ai due nuovi micetti che alternano pappa e sonno. Sono deliziosi, ieri sera gli ho scritto una poesia, invidiando la loro vitalità. La giornata è partita col sole in poppa, non so cosa mi riserverà il resto del giorno, ma almeno mi sono ‘ricaricata’ le pile del buonumore, tanto contrastato da eventi dolorosi. Giusto ieri un contatto mi ha ricordato un pensiero attribuito a Charlie Chaplin, vissuto fino a 88 anni, secondo il quale i sei migliori dottori del mondo sono: sole, riposo, esercizio, dieta, autostima, amici. Sul primo non possiamo intervenire, ma conviene goderne quando c’è. Sui restanti cinque credo possiamo avere voce in capitolo, quantomeno relativamente agli amici, che possono irrobustire la nostra autostima. Per quanto mi riguarda, credo di averne pochi ma buoni, con cui condivido il piacere della lettura e scrittura. Da quando ho il blog, mi sento in costante collegamento con Lucia, Pia, Martina, Manuel, Adriana, Antonietta…e tramite whatsapp ricevo i saluti delle mie cugine e amiche vicine e lontane. Poi c’è il gruppo riservato di chi mi contatta in privato, per motivi di privacy e sfiducia dei social. La settimana scorsa, dal 16 al 22 maggio ho avuto 581 visite, 199 visitatori e 35 commenti che mi lusingano. Sono dati che mi vengono comunicati senza chiederli, perciò ne prendo atto e me li segno. Non ho interesse ad ampliare le statistiche, ma mi conforta sentirmi in compagnia, tanto più che vivo sola. Sintetizzando, solitudine per creare e condivisione dell’opera creata.
Nuovi arrivi
Una ventata di allegria è entrata a casa mia, sotto le forme di due tenere creature, due gattini di circa otto settimane: uno rosso sfumato, l’altro bianco e grigio, entrambi a pelo piuttosto lungo. Sesso ancora incerto, ma spero che almeno uno sia maschio, per favorire la compatibilità con Grey, femmina di anni sei che al momento gli soffia contro. Ma essendo una gatta che ama molto starsene fuori e rientra solo per i croccantini, non la considero un problema. Mentre scrivo li tengo d’occhio: quello chiaro, più ‘grande’ di una settimana, saetta in ripostiglio da una scatola all’altra, correndo di sbiego, mentre l’altro/a miagola di tanto in tanto, forse in cerca di una stabilità o perché non gli va di giocare. Sto valutando i nomi da assegnargli, ‘importanti’ come Champagne e Silver, oppure caserecci tipo Fiocco e Pepe. Chiarito il sesso – non è scontato – provvederò. Ho distribuito cestini vari per il loro relax, ma loro preferiscono arrampicarsi sugli scatoloni e sulle sedie, scegliendo di dormire sulla base di legno di un vecchio carrello porta televisore. Si spaventano quando cade qualcosa, causa le loro incursioni, ma è questione di un attimo. Poi si concedono lunghe pennichelle, abbracciati l’un l’altro. Un cinema gratis, che mi distrae e mi intenerisce. Nella mia vita ci sono sempre stati gatti e ritengo di avere uno spirito felino, che è anche il titolo di una poesia scritta per la splendida persiana di mia madre. Anzi, mi sovviene che domattina andrò in terza e quarta elementare, plesso di Castelcucco, a parlare di gatti e di poesia: che bello! Così racconterò agli alunni di questi miei nuovi micetti. Sono così piccoli, eppure così vivaci che è quasi impossibile fotografarli: ci provo, ma averli che saltellano come pazzi tra i piedi è imparagonabile! Sento grattare dentro una scatola…hanno delle unghiette incredibili, anche i dentini sono aghi…se gli va fanno anche le fusa. Chissà se la loro mamma ne sente la mancanza…loro non credo. Ma nemmeno lei: adesso possono andare alla scoperta del mondo (quasi) da soli!
Riflessioni domenicali
Domenica mattina, ore otto: i grilli cantano (più corretto friniscono) e le tortore tubano. L’insolito silenzio è rotto dallo sfrecciare in alto di un aereo, mentre in giardino sull’erba fresca di taglio svolazza un moscone e un merlo ramingo zampetta in cerca di ghiottonerie. Sarebbe bello che questo stato di grazia durasse più a lungo, senza l’invasione dei rumori quotidiani legati al lavoro e/o agli spostamenti. Ma non posso lamentarmi, perché abito in una zona nel complesso favorita dal vicino cimitero a ovest e dalla vivacità della piazza a est, in perfetto equilibrio. Non ci avevo mai pensato; a suo tempo, cioè ventidue anni fa, fui la prima ad acquistare il lotto in una zona divenuta poi assai urbanizzata…ma che rimane protetta dal lato a ponente proprio dal vicino camposanto. Mi chiedo se il fatto sia casuale, oppure possa caricarlo di altri significati… per ora mi godo la quiete da una parte e la vivacità operativa che mi giunge dalla piazza, dove al giovedì è protagonista il mercato locale, altro evento stimolante a portata di mano. Ore dieci: si è dissolta l’aria rarefatta di prima mattina, i grilli si sono zittiti e cantano a squarciagola i canarini. Di ritorno dalla piazza dove ho fatto colazione, incrocio un giovane runner a petto nudo, occhiali da sole e cuffiette. A breve suoneranno le campane per la funzione delle undici; spiritualmente la destino a mia madre che oggi, nel giorno di santa Rita da Cascia – la santa delle cause impossibili – compiva gli anni e a mia sorella maggiore, mancata giusto un anno fa. Sempre di più la vita mi appare come un miscuglio di essenze, alcune dolci e altre amare. Non resta che prenderne atto e lasciarsi invadere, senza farsi sopraffare.
Girotondo mentale
Non sono nuova alla presentazione di un’opera letteraria, però è sempre un’emozione trovarsi a tu per tu con il pubblico che ti ascolta interessato. Certo merito dell’argomento, degli interventi mirati, dell’accoglienza affettuosa dell’amministrazione…ma secondo me c’è qualcosa che va oltre e lega i protagonisti dell’incontro che diventa un’isola felice dove i presenti si danno la mano in un girotondo mentale. La sensibile dottoressa Roberta Bolzonella apprezza le ‘pennellate’ della mia scrittura e Gigliola Maso – mia compagna di liceo – intravede nel dipinto riportato in copertina un viaggio interiore: due interventi che fanno la differenza. Il sindaco Adriano Torresan si compiace del mio flusso narrativo e Giampietro Mazzarollo, vice sindaco e caro collega mi attribuisce capacità mnemonica che non pensavo di avere. Che dire della declamazione di Lisa Frison che ‘ha dato alla lettura un tocco incantevole?’ (parole di Pia Zabbai). Su Giancarlo Cunial c’è poco da aggiungere, a quanto si sa già: è un asso nella manica, uno storico che sa scendere dallo scranno per coinvolgere il pubblico in atmosfere ricche di patos. Da ultimo, ma non ultime le persone che, senza parlare mi hanno prestato ascolto e dimostrato condivisione: Lucia, Pia, Adriana 1 e 2 (due care colleghe con lo stesso nome), Irene, Norina con Alessandra, Marcella, Alda, Sara, Serapia con Ellene, Mariangela, Novella, Antonella, Caterina, Maria Rosa, Manorita, Gianna…altre che non ho riconosciuto e poi i maschi, pochi ma buoni: Francesco, Renato, Valter, Paolo, il figlio della dottoressa… Noè Zardo, cui va uno speciale ringraziamento per mettere la sua arte pittorica al servizio della comunità, in un abbraccio cosmico come quello che include gli elementi del dipinto ‘Ruralità Poetica’ esposto durante l’incontro. La mia percezione? Il maestro Enrico Cunial ci sorrideva compiaciuto dal bordo della nuvola dorata!
Lunedì alternativo
Lunedì mattina diverso: niente mercato, sono stata alla scuola elementare di Castelcucco, su invito delle maestre, come ‘esperto’ esterno di poesia, a parlare di gatti, fiori e della chiesetta di Santa Giustina, rispettivamente nelle classi seconda, prima e quinta. In un prossimo giro sarò nelle terze e quarte. Esperienza entusiasmante: bambini attenti, educati, partecipi, creativi. Le maestre contente del loro potenziale umano ed intellettuale, gli scolaretti una meraviglia! Se tornassi indietro, insegnerei alle elementari dove i virgulti sono in crescita mirabile, grazie alle insegnanti piene di pazienza e di capacità di ascolto; grazie anche ai genitori, suppongo collaboranti e non ostacolanti il lavoro del docente, come talvolta succede. In classe seconda, alla fine dell’intervento una bimba bionda mi regala un disegno fatto a tempo di record, dove su un foglietto 10 per 5 ha infilato il sole giallo, una nuvola celeste e due fiori blu con il centro giallo, riprodotti anche sul retro con la scritta: TI VOGLIO BENE DA PARTE DI LUCIA e un cuoricino rosso. Stupefacente la capacità di sentire e di esprimere emozioni a questa età! Certo sono stimolati bene, proprio come dei germogli da un accorto giardiniere…si nota anche da come sono abbellite le porte delle varie aule, che riproducono in questo periodo la primavera, concentrato di fiori, forme e colori. Non mancano nemmeno i profumi, perché sul tavolo di una maestra, da un vaso pende una bella rosa bicolore che annuso, riportandone un’intensa fragranza. Dato il mio interesse, diverse manine si alzano a raccontare dei fiori che hanno a casa (anche dei soffioni che sembrano un tappeto…) e gli interventi continuerebbero a pioggia, se non suonasse la ricreazione. Beh, grazie maestre e grazie bambini: mi avete regalato una bella soddisfazione. Se invitata, tornerò molto volentieri a raccontarvi come nascono le mie poesie.
Sulle Mamme
Mi trovo sul tablet la poesia di Giuseppe Ungaretti La Madre (composta nel 1930), veramente toccante, considerata in varie occasioni a scuola. Oggi, festa della mamma, scelgo di ricordare le mamme che non ci sono più, perché ognuno ha avuto una mamma, anche se non ogni donna ha generato. Io penso alla mia: Giovanna, battagliera, indipendente, dotata di uno spirito felino come il mio. Ungaretti pensa alla sua, che si chiamava Maria, umile e forte mentre lo attende alle soglie del paradiso, per condurlo davanti al Signore e fargli ottenere la salvezza. Nella visione del poeta, la madre morta diventa un simbolo, un’ esaltazione dell’amore materno: stupenda! Mi fa piacere che venga ricordata, perché molte sono le mamme trapassate, di cui manteniamo un ricordo struggente. Non so cosa succederà nell’aldilà, ma sarebbe sublime riabbracciarle! Anche karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II ne aveva scritta una in ricordo della madre Emilia che inizia così: Sulla tua bianca tomba/sbocciano i fiori bianchi della vita. Poesia di infinita dolcezza. Anch’io ne ho scritte su mia madre. In quella intitolata Eppure sembra ieri, concludo dicendo: Scovo il bene nascosto/nelle piccole cose/un sorriso, una gentilezza,/la bellezza del Creato/che anche Tu hai amato.// A proposito di piccole cose, che fanno bene al cuore, vado al bar Mirò da Gabriella, per una rapida scorsa al quotidiano. Non serve che ordini la consumazione perché sono cliente quasi fissa. La sorpresa arriva disegnata sulla schiuma del cappuccino: AUGURI MAMMA. Ecco, una lodevole attenzione della gentile barista – che è mamma – per un ruolo decantato e talvolta banalizzato, che dura tutta la vita. Le piccole cose sono anelli di congiunzione con gli altri. Grazie Gabry e auguri a tutte le mamme! 🧡
