Oggi non c’è verso di farmi aiutare dal web per scrivere il mio quotidiano post. Provo a cercare notizie, ma sullo schermo del computer leggo ‘impossibile collegarsi al sito’ perciò consulto il calendario, anzi i calendari perché ne ho più di uno in giro per casa, retaggio di quando ero in servizio e super affaccendata. Vedo che è San Roberto e il compleanno di Marta. Intanto auguri alle Roberta che conosco, dato che non esiste la forma femminile del nome ed altrettanti auguri a chi lo porta al maschile (per pignoleria, mi risulta ci sia anche un san Roberto Bellarmino il 17 settembre), poi mi sposto sul compleanno odierno di Marta, entrata a gamba tesa tra i miei contatti speciali, per le qualità che le riconosco: simpatica, gentile, servizievole. Quest’ultimo aggettivo è raddoppiato per il numero di persone che cura e accudisce, macinando chilometri e dedicando loro non poco tempo. Qualche volta ci scambiamo ‘doni’ fatti in casa: io muffin e lei uova dal guscio bianchissimo. Spesso mi invita a bere il caffè a casa sua, mentre lei si ferma al cancello di casa mia, perché è di passaggio verso il dovere dettatole dal cuore. Ammiro il suo spirito di servizio, piuttosto latitante altrove. Marta impersona la pietà, sentimento poco di moda. Ma spero di sbagliarmi. Se necessitata ad occuparmi come lei di un familiare anziano e/o di un amico in difficoltà, il suo impegno mi sarebbe di riferimento e di aiuto. Penso che molti volontari siano impegnati in vari ambiti con lo stesso spirito, basti pensare ai molti giovani e meno giovani attivi nelle zone alluvionate dell’Emilia Romagna. Perciò l’augurio più calzante che posso fare a Marta è di custodire la sua umanità, sperando che il suo esempio non rimanga circoscritto. Auguri di cuore, Marta! 🥂
Categoria: Emozioni e pensieri
Dietro le quinte del blog Verba Nostra
La nascita del blog Verba Nostra alla data di oggi si intende avvenuta. Come un neonato che emette il primo vagito e poi è tutto un concentrato di cure, così questo diario online sarà nutrito dagli scritti delle autrici, me compresa che mi considero una zia. Il padre putativo è Manuel, senza il quale non ci sarebbe neanche il blog Verba Mea che sta per compiere due anni. Ieri il mio prezioso ex studente ha caricato alcuni testi per così dire di presentazione, in uno scorcio temporale… dovuto al temporale abbattutosi sul bassanese che gli ha consentito di defilarsi dalla fiera di elettronica cui partecipava e di fiondarsi da me. Stanco lui, incompetente io abbiamo anche riso parecchio, pasticciando coi nomi e coi cognomi delle autrici del blog: Veronica e Valentina talvolta si scambiavano i cognomi simili, il mio per assonanza richiamava quello di Sara ed alla fine Cusin, con una punta di malizia trasformando la vocale u in a ci faceva scompisciare dalle risa. Insomma, il dietro le quinte della nascita di un blog composto da sei persone offre degli spunti per narrazioni frizzanti. Personalmente sono ammirata della bravura di ognuna del gruppo che è come il lato di un esagono colorato, oppure il fiore in boccio di un bouquet, come lo ha rappresentato poeticamente Francesca. Cosa ci aspettiamo dal blog, ognuna lo dice in apertura dopo essersi presentata: sono biglietti da visita genuini che preludono a racconti, poesie e storie emozionanti. Ognuna conta sul sostegno dell’altra e insieme contiamo di ricevere visite e commenti costruttivi. Le più giovani sapranno cavarsela col computer meglio della sottoscritta che rinnova un grazie stratosferico a Manuel per l’apporto fornito da remoto e in presenza. Entro la fine del mese, il mio tecnico informatico, studente di Ingegneria elettronica a Cesena deve sostenere un bel po’ di esami, in vista della laurea in autunno. Dopo faremo festa grande! 🥂
Un film capolavoro
Rivedo per l’ennesima volta il film Il Postino, che avevo proposto anche alle mie terze durante il servizio scolastico. Non mi sono ancora stancata, lo ritengo un capolavoro; mi fa bene ogni volta che mi capita di rivederlo, come è successo ieri pomeriggio su rete 4. Il film è del 1994, perciò ha quasi trent’anni, tuttavia cattura l’attenzione come fosse sempre nuovo: dev’essere un privilegio dei classici. Quattro nomination per l’Oscar nel 1996, un premio Oscar per la colonna sonora a Luis Bacalov, Massimo Troisi miglior attore protagonista, miglior regia a Michael Radford erano già un segnale. Superlativa anche l’interpretazione di Philippe Noiret nei panni di Pablo Neruda, il poeta delle donne e del popolo, come precisa il capoufficio del piccolo ufficio postale dell’isola dove è stato mandato in esilio il poeta cileno per le sue idee comuniste. La morte di Troisi (19.02.1953 – 4.06.1994) il giorno dopo che fu girata l’ultima scena del film – che uscirà il 22.09.1994 – ha ulteriormente accresciuto l’alone di meraviglia che lo avvolge, meraviglia che esce dagli scorci panoramici, dalla timidezza del protagonista Mario Ruoppolo, dal fascino mediterraneo di Beatrice/Cucinotta, dall’energia grezza della zia… dall’amicizia tra il grande poeta e il postino quasi analfabeta che si emancipa. Nell’insieme un omaggio alla ricerca della bellezza e di ciò che eleva lo spirito. Ma ognuno può farne la lettura che crede e ricavare la sua lezione. Se ispirata, anch’io scrivo poesie e per me questo film è una miniera di suggerimenti. Perciò grazie a chi l’ha pensato, interpretato e giustamente premiato. Vale la pena di vederlo e rivederlo. Provare per credere!
A chi fuma
Di tutte le specie di Nicotiana – genere di pianta della famiglia Solanaceae – la più comune e sfruttata per la produzione di foglie di tabacco da fumare è la Nicotiana tabacum, così chiamata in onore di Jean Nicot che nel 1561 presentò il tabacco alla corte reale francese. Oggi 31 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità celebra la “Giornata Mondiale senza tabacco”, incentrata quest’anno sul tema “abbiamo bisogno di cibo non di tabacco”. Il tabacco danneggia l’ambiente ed è pericoloso. Fatta l’introduzione, adesso mi espongo. Mio padre era un grande – in certi periodi grandissimo – fumatore ed è morto d’infarto a 58 anni, oltre quarant’anni fa. Di certo il fumo non gli fece bene, anche se può darsi sia stato una concausa, più che una causa della morte improvvisa. Nessuno in famiglia fumava, ma ricordo l’odore acre del fumo che aleggiava in casa. Anche le litigate di mia madre perché smettesse, cosa che avvenne tardivamente quando fu operato all’anca, nel tardo autunno di un paio d’anni prima di andarsene. Allora le sigarette furono sostituite dai mandarini e il gradevole profumo degli agrumi disperse quello delle sigarette (nazionali senza filtro, se ricordo bene). Mi sono permessa questa digressione, perché mio padre è mancato troppo presto, non lo conoscevo ancora del tutto. Se fosse vissuto almeno altri vent’anni, avremmo potuto frequentarci e oggi non rimpiangerei la sua rapida uscita di scena. Mia intenzione è fare giungere il messaggio alle persone care che fumano, di non sottovalutare il rischio che corrono: di perdere la vita anzitempo, ma anche di provocare un vuoto incolmabile. Vale anche per le persone che non conosco, cui riconosco comunque la facoltà di scegliere come vivere la vita, una e irripetibile.
Belle parole
Solidarietà, che bella parola: contiene la radice di sole e rima con serietà (chiedo scusa per la libera analisi linguistica). Evoca tante persone diverse che si danno da fare per un bene comune, quindi solidarietà va a braccetto con Comunità (Tra l’altro, oggi è la Giornata della Legalità che lascio alla riflessione privata). Sento citare le belle parole riguardo il clima di grande dedizione che accarezza chiunque si sta impegnando per superare la fase due dell’alluvione in Emilia Romagna. Jacopo Morrone in diretta ringrazia le aziende che stanno dando una mano, in buona compagnia con migliaia di volontari, di cui molti giovani, giunti da ovunque. 14 morti e 26.000 sfollati lo esigono. Una parola a ruota con le due succitate, sebbene non in rima è Ricostruzione che fa rima con Prevenzione, questa sì trascurata, pare da vari decenni. Di ricostruzione sentiremo parlare parecchio e la metteranno in agenda i Ministri convocati oggi per un Consiglio dei Ministri dedicato ai primi urgenti provvedimenti relativi agli interventi da attuare per la devastante alluvione. Credo che lo spirito vitale dei romagnoli non si lascerà abbattere, tuttavia sono altresì persuasa che non tutti abbiano voglia di cantare ‘Romagna Mia’, meglio se mi sbaglio. La distruzione provocata dall’alluvione (oggi le rime mi perseguitano) ha tolto tutto o quasi il frutto dei sacrifici di una vita: azienda, animali, case, cose…vite! E tra gli sfollati molti sono in là con gli anni. Solo da pensionata io ho cominciato a percepire la casa come bene materiale, ma soprattutto di valori quali sacrificio, impegno, cura, manutenzione… cosicché a poco a poco ho cominciato ad affezionarmici, tanto che sto pensando di restarci anche Dopo, magari sotto il profumato e contorto glicine dove mi rifugio di preferenza per leggere e/o scrivere. Non riesco a immaginare come mi sentirei se un catastrofico evento natura!e o peggio, un difetto di costruzione me la portassero via.
Mamme e uccelli migratori
Domenica 14 maggio, festa della mamma e giornata mondiale degli uccelli migratori: l’associazione mi piace, perciò provo a dire qualcosa di sensato al riguardo. Intanto auguri alle mamme della mia rete amicale: Lucia, Marcella, Marta1 e Marta2, Serapia, Francesca, Vilma, Antonietta, Valentina1 e Valentina 2, Paola… e auguri a chi mamma lo è nello spirito. Sul ruolo di mamma avrei così tanto da dire, che ci sto scrivendo un romanzo. È troppo edulcorato dalla pubblicità e poco sostenuto nelle necessità, distribuite a tempo indeterminato. Inoltre la mamma fa sovente da capro espiatorio se il figlio sgarra e/o si comporta male. La figura del padre ‘che lavora’ è meno coinvolta nell’educazione. Insomma, mamma multitasking sempre! Nel mondo animale la cura della prole è limitata nel tempo e questo dovrebbe suggerirci qualcosa. Anche le mamme hanno bisogno di deporre il carico e fare come gli uccelli migratori: girare pagina e impegnare le energie altrove. Conosco persone che si sono calate nei panni di ‘mamma della mamma’ dei nipoti, raddoppiando le fatiche e gli impegni, il che mi sembra onestamente esagerato. Salvo che la mamma impegnata a oltranza non stia bene nei panni della super mamma. Io sono pienamente appagata del ruolo di mamma in pensione, nel senso che non sono più in servizio attivo come genitore e ringrazio mio figlio, ora adulto di avermi restituito del tempo per fare ciò che mi piace. Ovviamente resto a disposizione per sostenere il legame parentale, con reciproco benessere, ma senza ‘ricatti affettivi’, a volte addotti perché fanno comodo a una delle parti. La libertà è una grande cosa, anche quella affettiva. Credo me l’abbia trasmessa mia mamma, donna battagliera, mancata nel 2007, cui va il mio pensiero oggi. I suoi profumatissimi garofani bianchi sono sbocciati stamattina, una presenza discreta e costante.
L’ultimo tratto del viaggio
Giovedì penso di andare in biblioteca, anziché al bar che è piccolo e immagino affollato. Biblioteca chiusa, causa maltempo! Quindi rimedio col bar, dove Antonella, la titolare è totalmente afona: l’abbassamento di temperatura non risparmia nessuno. Chissà come ha fatto la signora Adele Fava Biasi ad arrivare fino a 102 anni… anzi lo dice lei stessa, attraverso le parole della figlia Lorenza: “Il segreto per vivere a lungo è tenere allenata la mente, esercitare la memoria e la fantasia”. Lo leggo sul quotidiano che le riserva l’articolo “La decana dei presidi trevigiani”. Nata a Oderzo nel 1920, laureatasi in Lettere classiche alla Cattolica di Milano, insegnante di Italiano e Latino per oltre vent’anni e poi reggente scolastica per altrettanti. Madre di tre figlie: Lorenza, Maria e Raffaella. Certo la signora avrà avuto un gran daffare tra casa e scuola. Un faro di riferimento in versione femminile (l’allusione è riferita al mio penultimo romanzo Il Faro e la Luce, dedicato al mio professore di Liceo, disponibile su Amazon). Per il lavoro svolto a scuola, la considero una collega che riteneva l’allenamento mentale una pratica conservativa dell’intelletto, la luce della mente. Mi sarebbe piaciuto conoscerla. È risaputo che ho grande stima dei vecchi lucidi e sereni, come Camilla mancata a 97 anni, cui avevo dedicato la poesia Longevità. Data la mia età non più evergreen, ne consegue che anch’io mi pongo delle domande riguardo l’ultimo tratto del viaggio. La risposta nei seguenti versi: Vorrei invecchiare come te,/che parli del passato senza nostalgia/e del futuro in modo incoraggiante./Vorrei invecchiare come te,/che ti commuovi per un fiore,/un prato e un cielo stellato./Bene, i modelli non mancano. Avanti tutta!
“Se si insegnasse la bellezza”
Ieri 9 maggio è stato ricordato Peppino Impastato, giornalista e attivista antimafia, ucciso a Cinisi (Palermo) il 9 maggio 1978. Mi sono chiesta dov’ero quando successe, avevo 25 anni ed ora ne ho compiuti da poco 70. Non ricordo il luogo dove mi giunse la tragica notizia, ma lo stupore, la desolazione non sono scemati nel tempo. Per fortuna non si è persa la memoria dei valori che perseguiva il giovane, assassinato per ordine di Gaetano Badalamenti e simbolo della lotta alla mafia. Ho visto e rivisto il film I Cento Passi che ricostruisce la sua vita e rende la forza indomita della madre Felicia. Il ministro Valditara lo ha ricordato, insieme a tutte le vittime del terrorismo. A me piace siano state ricordate le sue parole che faccio mie: “Se si insegnasse la bellezza alla gente la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”. Quindi curiosità e stupore contro l’abitudine e la rassegnazione. Peppino sarebbe stato un ottimo insegnante di Arte o di Lettere. Invece è diventato un monumento di Cittadinanza con il coraggio e la voglia di voltare pagina. Significativo che facesse parte di una famiglia legata a Cosa nostra, da cui aveva preso le distanze. La sua eredità è fertilizzante per i giovani e le persone che credono nei suoi valori. Suo malgrado è diventato un eroe. La citazione di Bertold Brecht “Fortunato il paese che non ha bisogno di eroi” (in Vita di Galileo) dimostra quanto sia lunga e tortuosa la strada per la convivenza pacifica. La bellezza intesa come dimensione interiore, oltre che qualità estetica è un faro rivoluzionario.
Corpo e Mente
Chi mi conosce sa che ho una particolare simpatia per i vecchi, frutto probabilmente di una mancanza, dato che non ho conosciuto i nonni e poco le nonne. Anche gli studi classici hanno influito nel farmi un’idea della vecchiaia come stagione virtuosa della vita, salute permettendo. Ho dedicato il mio penultimo lavoro Il Faro e la Luce al mio compianto professore di Liceo Armando Contro, mancato all’età di 96 anni. Nella rubrica QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE di Natalia Aspesi sul settimanale il venerdì di Repubblica in corso, leggo la lettera Quando inizia la vecchiaia? cui la giornalista risponde col solito acume, condito di sano realismo. In sintesi dice che dipende da come ci si arriva e fa un distinguo tra 70 e 90 anni. Lei ha 93 anni e di recente ha subìto – e superato – un ictus che non le ha impedito di tornare a rispondere ai suoi lettori, compreso quello della domanda sui tempi della vecchiaia. Della signora invidio la lucidità e lo spirito, che me la fa immaginare una combattente nata. Di lei ho letto e gustato la raccolta di lettere con relative risposte, che ho prestato a un’amica ora ricoverata perché trovi spunti di riflessione sulla varia umanità. Pacifico che la ricchezza sta nella varietà e che al mondo c’è posto per tutti, tuttavia riconosco che non tutti i vecchi sono campioni di saggezza, così come molti giovani sono la negazione della vitalità. Per me è una questione di mente e di cuore: se sono state allenate a dovere, il tramonto può essere strepitoso. Del resto è ciò che sostiene Vittorino Andreoli nel suo ultimo Lettera a un vecchio (da parte di un vecchio). Il noto psichiatra ha 83 anni. Papa Bergoglio, oggi in Ungheria, nel “cuore dell’Europa” dove condanna gli “infantilismi bellici” ne ha 86. Per me sono esempi di longevità di spirito, di accettazione del quotidiano con tutte le sue variabili, acciacchi compresi. E qui mi soccorre la frase di una grande scienziata, Nobel per la medicina nel 1986, Rita Levi Montalcini (mancata il 31.12.2012 a 103 anni): “Io non sono il corpo: io sono la mente e il corpo faccia ciò che vuole”. Super!
Salute e Benessere
Con la giornata soleggiata, l’ora che volge al tramonto è quella che preferisco, verso le diciannove. Da sotto il portico mi godo la natura circostante, partendo dal mio giardino e spaziando poi sui colli e le creste dei monti. I raggi del sole creano riverberi tra le foglie del roseto aggrappato al traliccio di ferro e la cima della siepe di fotinia sembra abbia ricevuto una mano di rosso da un pittore. Il rombo lontano di un aereo e la camminata ritmica di un runner lungo il marciapiede fanno da sottofondo al canto a squarciagola dei canarini. Non so come sia fatto il paradiso ma in questo angolo di terra ci sto proprio bene. Il vicino camposanto che vorrei fosse dipinto d’azzurro è a due passi per ricordarmi che sono di passaggio. La vita è un dono e la salute un diritto fondamentale che va tutelato, come recita l’articolo 32 della nostra Costituzione, tante volte ricordato a scuola. Il 28 aprile è la Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul lavoro. Gli infortuni e i morti in questo ambito sono sempre troppi ed è bene che se ne parli, ma più ancora che si operi perché i buoni propositi non rimangano sulla carta. Ma anche nel privato, non mancano le occasioni per farsi male. Basta poco per mettere un piede in fallo, cadere da una scala o tagliarsi maneggiando maldestramente un coltello in cucina. L’altro giorno sono caduta di schiena, scivolando sopra del cibo che il gatto aveva tirato fuori dalla ciotola. Per fortuna senza danno, salvo la sorpresa e lo spavento che mi costringono ad essere più prudente. La salute è indispensabile per stare bene da soli e con gli altri, salute del corpo e dello spirito. Ovvio che tutti i giorni non sono uguali – sarebbe anche monotono – ma quello che possiamo fare, tenendo rette le antenne è parecchio. Come fa la chiocciola che osservo mentre sale sulla facciata tiepida della mia casa: appena la sfioro percepisce un pericolo e si ritira nel suo guscio. Ma poi esce.
