La bellezza salverà il mondo

Come ogni domenica sera, su Rai3, Fabio Fazio intrattiene i suoi ospiti con garbo su alcuni fatti di attualità. Piuttosto sgarbata – ma è una comica – è Luciana Littizzetto, che tra una battuta e l’altra pensa alla grande, sconfinando in cielo. È ciò che si è inventata ieri sera, scrivendo una lettera addirittura al Padreterno, a causa della recentissima guerra in Ucraina. Temo che la sua audacia le attirerà degli strali, ma comprendo lo spirito di chi gioca l’ultima carta, non sapendo a chi appellarsi. D’altronde non offende nessuno, anche se fa nomi e cognomi di chi ha scatenato il putiferio e deve rinsavire. “A mali estremi, estremi rimedi” dice un proverbio, e non c’è ombra di dubbio che la guerra in Europa non era prevista (ma prevedibile). Tra l’altro, se ho inteso bene, apprendo stupefatta che Putin ha accennato a una “allerta nucleare”…giusto per non farsi mancare nulla! Non so come quest’uomo dorma di notte – se dorme – se ha degli affetti… ambizioni tantissime sì, e a lungo termine. Evidentemente l’avanzare del tempo non lo spaventa, si ritiene votato alla longevità. Che abbia fatto un patto col diavolo? Allora sì che la lettera strampalata, ma non troppo della Littizzetto giunge opportuna! La trasmissione AGORÀ informa che a breve è previsto un incontro Russia-Ucraina per “Trattativa nucleare” che auspichiamo salvifica. La parola nucleare mi inquieta, mentre trattativa mi predispone a sperare. Emetto un sospiro di sollievo e spengo il televisore. Ho bisogno di staccare dalle notizie pesanti. Dato che è lunedì vado al mercato di Fonte. La mia prima bancarella è quella dei fiori che offrono uno spettacolo di serena e gratuita bellezza. Sperando che la frase di Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo” si avveri.

L’attimo fuggente

Mattina soleggiata. Tra un paio d’ore esco, perciò mi affetto a sbrigare un paio di faccende domestiche. Dopo aver servito la colazione alla gatta, al cane, a me stessa e ai canarini (l’ordine è fisso, perché Grey è bulimica e guai se non le allungo subito la manciata di croccantini) procedo per rifarmi il letto. Alle 8.30 la luce inonda tanto la mia camera, che si trova a est della casa, che devo accostare mezzo balcone. Penso con soddisfazione che tra sei giorni sarà marzo e l’avvento della primavera metereologica mentre per quella astronomica bisogna aspettare il 20 marzo. A proposito di astronomia, oggi è il compleanno della mia cara collega di matematica e scienze, che di astronomia si intende parecchio. Lei apprezza molto i miei muffin con carote e mandorle: per me è un piacere profumare la cucina con i dolcetti che sono diventati la mia specialità (preciso unica, perché sono negata ai fornelli…per quanto col tempo qualcosa ho imparato). Come convenuto, passo da lei che insiste per tagliare la torta, sebbene io ne farei a meno. Il dolce – un saint’honoré – è così buono che mi addolcisce il seguito della mattinata. Di passaggio, mi fermo a dare un salutino a un’altra collega, piacevolmente circondata da gatti che si rincorrono o che fanno le capriole sul porfido tiepido delle undici. Mafalda, la bellissima gatta grigia con gli occhi gialli ci osserva mentre parliamo, finché si distende sul muretto tra i vasi e i germogli delle giunchiglie, come una dea egizia. Troppo bello il messaggio che mi manda, per non fermarlo. Tablet alla mano, le scatto un paio di foto che mi guarderò al ritorno. Mi guarda: forse vorrebbe chiedermi qualcosa, oppure condividere qualcosa. Ciò che colgo è che bisogna godere dell’attimo fuggente, come fa lei. Una farfalla cattura la sua attenzione e l’incanto finisce. Anzi, continua in un’altra zona del giardino.

Festa del Gatto 🐱

Se credessi nella reincarnazione, direi che in una precedente vita avrei potuto essere un gatto, tanta è l’ammirazione per questo animale simbolo d’indipendenza, di eleganza…e pure di mistero. Oggi è la Giornata Internazionale del Gatto e non posso sottrarmi dal dedicargli un post. Sono cresciuta con molti gatti, ad alcuni dei quali mi sono particolarmente affezionata: Briciola, Sky, Puma gli ultimi, preceduti da decine di altri che hanno accompagnato la mia infanzia e giovinezza. Una foto in bianco e nero mi ritrae bimba di pochi mesi mentre tiro la coda a un micino, la prima di una lunga serie di scatti, estesi anche a cani e uccelli, passioni paterne che ho ereditato. Di recente ho ricordato nel mio prossimo libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI (attualmente in tipografia) che in confessione, a sei anni circa, chiedevo al parroco se nell’aldilà avrei incontrato i miei amici felini, il che fa intendere la mia attrazione per questo animale con cui realizzo un’intesa spesso perfetta. Preciso quasi, perché ogni individuo ha il suo temperamento, come capita agli umani. In generale, c’è più feeling con i maschi, più accomodanti e affettuosi. Per fortuna, condivido con diverse amiche la simpatia per la regale creatura: Serapia, che me l’ha ricordato stamattina, Antonietta che stravede per il suo Agamennone (Aga per gli amici), Adriana con Giallo, Lina con Nuccio, Mafalda e altri morbidi soggetti, Lisa e Roberta con le gatte in casa e la colonia che accudiscono fuori casa, Erica contornata da numerosi baffi e fusa, Vilma in compagnia della fedele Nerina…e chiedo venia se ho scordato qualcuno/a. Tornando alle caratteristiche della specie, del gatto mi piace proprio tutto, anche quando graffia perché se lo fa ne ha motivo. Un simpatico aneddoto riguarda una gattina di pochi mesi che tenevo in braccio, schizzata via come una saetta all’udire il soffio della pentola a pressione: l’istinto le suggerì di mettersi al riparo senza tanti complimenti…e a me di considerare il suo udito finissimo! Nella storia, è risaputo che il gatto ha vissuto periodi felici, ad esempio presso gli Egizi ed infausti durante il Medioevo. Voglio sperare che ora goda di buona considerazione, perché è tra gli animali da compagnia preferiti. Purché la dedizione duri tutta la vita, rispettosa delle reciproche esigenze…di libertà.

I quattro sentimenti

La parola riordino mi suona molto ostica: sto meglio nella confusione che in un asettico mondo ordinato. Però quando è troppo è troppo. Ammetto di avere ritardato operazioni che andavano fatte appena pensionata, invece mi sono data alla scrittura creativa, di cui peraltro non mi pento perché mi fa stare bene. Succede che sposti le poltrone in salotto per usufruire di una luce migliore e, già che ci sono faccia lo stesso con le due scrivanie in studio, attorniate da vari scatoloni di libri di scuola, per lo più copie omaggio dei rappresentanti editoriali che cercavano di accaparrarsi il cambio del testo di storia, di geografia e di antologia in uso. Va da sé che, avendo insegnato per una trentina d’anni, l’omaggio cartaceo è cresciuto a dismisura, ed ora non so come smaltirlo senza mandarlo al macero. Se qualcuno ha un’idea, per favore me ne metta al corrente. Oltre ai volumi, sto vagliando fogli e carte in quantità quasi industriale, conservate “perché potrebbero ancora servire”, non in classe ovviamente dove non ci sto più, ma per rinfrescare la memoria. In una cartellina gialla ho rinvenuto il materiale usato per il progetto accoglienza, che si proponeva agli studenti delle tre classi i primi giorni di lezione, perché affrontassero in maniera soft l’anno scolastico. Orbene, mi soffermo su un foglio intitolato I QUATTRO SENTIMENTI, che esplicita obiettivi, istruzioni, possibili sviluppi. I sentimenti sono: FELICITÀ, TRISTEZZA, PAURA, RABBIA. Leggo velocemente e mi torna tutto chiaro: Che cosa vi rende felici? Che cosa vi rende tristi? Che cosa vi spaventa? Che cosa vi fa arrabbiare? Gli studenti potevano scriverlo o disegnarlo nella pagina apposita. Un sorriso mi prende, pensando a ciò che succedeva e sconfinava in discussioni animate. Non mi dispiace l’idea di rifare l’esercizio in privato, e confrontarlo con alcune risposte dei ragazzi che ho trattenuto. E che credo non cestinerò, per una sorta di rispetto generazionale dei sentimenti.

San Valentino

14 febbraio, San Valentino, vescovo e martire cristiano (Terni, 175 d. Cristo – Roma, 14 febbraio 269), patrono degli innamorati e protettore degli epilettici. Mi sento un po’ imbarazzata ad affrontare questo argomento: per l’età non più evergreen e perché mi sono innamorata poche volte nella vita, credo tre, numero perfetto secondo Dante, piuttosto contenuto per ritenermi un’esperta in materia. Mi soccorre Arletta che mi invia uno scatto fatto al Louvre dell’opera AMORE E PSICHE di Antonio Canova (di cui quest’anno ricorre il bicentenario della morte). Emetto un respiro di sollievo, osservo il gruppo marmoreo e deduco quanto segue: se il grande scultore ha messo le ali sulla schiena di Amore, Eros o Cupido che dir si voglia, oltre al mito, suppongo che abbia pensato alla sublimazione del sentimento, capace di elevare dalla terra al cielo. Allora posso spaziare anch’io e considerare l’amore riferito a tutte le creature senzienti, fiori e animali compresi. In tal caso mi sento coinvolta; eccome, considerato che vivo da sola, in serena compagnia di cane, gatta e canarini, circondata da piante dentro e fuori casa. Tornando all’opera del Canova (realizzata tra il 1787 e il 1793), mi piace come l’artista ha reso l’abbandono di Psiche al partner, destinatario dell’abbraccio. Certo che in clima di pandemia, chi ha sofferto per l’allontanamento dal compagno vivrà questa giornata con particolare intensità. Ma c’è anche il rovescio della medaglia, di chi è “scoppiato” in casa a contatto forzato con il compagno/a. Diciamo che il covid ha fatto come da cartina al tornasole. La mia percezione è che si siano rafforzate le coppie salde, e sgretolate quelle fragili. Chi è single, guarda con simpatia e un po’ di invidia le coppie autentiche, mentre prende ulteriormente le distanze da legami posticci. Chissà cosa pensa lui, il santo caricato da tante aspettative e tante domande. Chiudo gli occhi e provo a interrogarlo: mi metto in coda, perché la risposta non sarà immediata! Buon San Valentino a tutti!

Ancelle del benessere

Trasloco in casa: quello che ho fatto (fare) in salotto e in studio, il pezzo forte: decine di scatole piene di libri miei, cioè opere mie che sono rimaste invendute negli ultimi due anni e anche prima con il ricco contorno di libri di scuola che i rappresentanti editoriali lasciavano in visione agli insegnanti, contando in una nuova adozione. Si tratta di volumi di Storia, di Geografia, di Antologie dalla copertina patinata, rimasti intonsi, alcuni ancora ricoperti dal cellophane. Li ho selezionati e trasferiti in un’altra stanza, in attesa di migliore destinazione. Ma a chi? I destinatari sarebbero studenti di prima, seconda e terza media…ma anche chi frequenta circoli ricreativi, scuole serali, biblioteche. Ho pensato di metterli a disposizione di qualche mercatino, donarli. Se qualcuno è interessato, si faccia avanti. A me non servono più, o meglio mi basta trattenerne qualche copia. Riguardo quelli di narrativa che ho scritto io, devo trovare un canale per la distribuzione. Ciò detto, rimango affezionata alla carta stampata, a mio dire più avvincente dello schermo. Non nego l’utilità del digitale (sto scrivendo il post sul tablet) che offre molti vantaggi, ma ho nostalgia di quando andavo in biblioteca a Bassano e scrivevo i miei testi con carta e penna, magari dopo aver consultato un volume. Eravamo in molti, alcuni con qualche tic nervoso, ma tutti rispettosi della parola SILENZIO che campeggiava sulle gambe dei tavoli. Molte cose sono cambiate, ma le buone abitudini tentano di riemergere, indicando una soluzione al problema del troppo e ammucchiato. Beh, credo di essere sulla buona strada, dato il maquillage impresso al mio studio, la stanza più importante della casa. Se prima ci entravo come fosse un luna park, a breve ci entrerò con aria reverenziale: per ossigenarmi attraverso la lettura e la scrittura, ancelle del mio benessere.

Erano solo Italiani

Oggi giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalnata: migliaia di vittime scaraventate nelle fosse carsiche e 250.000 persone costrette ad abbandonare la loro terra: dramma nel dramma, per chi si opponeva all’annessione dei territori orientali alla Jugoslavia di Tito. Pulizia etnica, forse: violenza inaudita senza dubbio. Tra l’altro tenuta nascosta per molto tempo. Ero stata con gli alunni delle classi terze a Basovizza, circa dieci anni fa. Fu in quella occasione che venni a conoscenza della canzone 1947, magistralmente interpretata da Sergio Endrigo che divenne per me una sorta di consulente storico. “Da quella volta non l’ho rivista più/cosa sarà della mia città…Vorrei essere un albero/che sa dove nasce e dove morirà/”. Un testo che parla da solo, un’interpretazione struggente. Da qualche anno i media parlano dello spinoso argomento e possiamo vedere alcune aree del Magazzino 26, ora Museo della Memoria, che custodisce le masserizie degli esuli, per lungo tempo raccolte nel Magazzino 18: pile di sedie, quadri, letti…oggetti mai più recuperati ed accatastati fino all’inverosimile. Scorrendo il quotidiano odierno, nell’ultima pagina leggo la lettera di Federica Haglich, esule di Lussianpiccolo, intitolata: “Il dovere di ricordare il sacrificio degli Italiani di Istria e Dalmazia”. Oltre al vagabondare suo e dei genitori, l’autrice ricorda la drammatica fine dello zio 30enne, torturato insieme a due amici 19enni, poi uccisi e finiti in fondo al mare Adriatico. Dopo il recupero dei resti, custoditi nel cimitero di San Martino, sulla lapide è stata incisa la loro “colpa”: Erano Solo Italiani

Bentornata Erica e lunga vita ai gatti!

Il lunedì pomeriggio, su Rete4, dopo Forum seguo il programma Dalla parte degli animali, durante il quale vedo il servizio I GATTI DEL VERANO. Per una gattofila come me è uno spettacolo: centinaia di mici d’ogni forma e colore che abitano il cimitero di cui sono praticamente i custodi, a ragione soprannominati “I custodi della pace”. I volontari si occupano delle bestiole per passione…trasformatasi in missione, come afferma una signora intervistata. Zampettando tra una tomba e l’altra, donano fusa e colore agli ospiti in visita. Trovo che l’idea di autorizzare una colonia felina in un camposanto sia vincente, perché vivacizza il luogo e non manca di rispetto ai defunti, che così hanno sempre compagnia, in un abbraccio tra creature. Un’amica che abita a Milano mi informa che in città, a breve prenderà il via la Rassegna “La città dei gatti” in concomitanza con la Giornata del gatto, il 17 febbraio prossimo, per la diffusione della cultura felina. Programma che proseguirà fino al 13 marzo, denso di iniziative culturali, compreso “Il concerto in miao”, del 19 febbraio, con musiche di Rossini, Mozart, Ravel e altri compositori. Vale la pena valorizzare questo splendido animale e sensibilizzare chi ancora non ne apprezzasse le caratteristiche. La letteratura è piena di gatti, soggetti presenti in pittura, scultura… spesso usati anche dalla pubblicità. Personalmente è l’animale che preferisco: lo ritengo una creatura complessa e affascinante, indipendente e libera. Non è un caso che le mie amiche abbiano dei gatti! A nominarle, l’elenco sarebbe lungo. Ma Erika sì, devo menzionarla perché del felino, destinatario di sette vite ha mantenuto la vitalità ed è ritornata alla vita, dopo un grave incidente. I gatti suoi e quelli rimasti soli che si è portati a casa sono stati premonitori e le fanno onore. Bentornata Erica e lunga vita ai gatti!

Saluto ad un amico

L’ Amaryllis svetta verso il cielo, tanto che non è stato facile fotografarlo. L’altezza spropositata dei due fiori rossi vuole ricordarmi che il loro proprietario sta in cielo, ma il fiore chiuso che si intravede nello stelo più corto allude ai suoi cari che sono in terra. Mi permetto di inserirmi tra loro. Lui è Luigi, un amico che se n’è andato alla chetichella alla vigilia di Natale. La modalità della sua dipartita mi fa tornare in mente la canzone L’ Arcobaleno, di Mogol, composta per la morte di Lucio Battisti e interpretata da Celentano: un viaggio d’urgenza che impedisce di salutare gli amici, ma suggerisce le strade alternative per rincontrarsi: le foglie, il vento, l’arcobaleno… l’Amaryllis! Luigi conviveva con gli esiti di un ictus ed ultimamente trascorreva buona parte del tempo a letto, assistito dalla moglie e in compagnia degli amati gatti. Eppure, quando andavo a trovarlo mi chiedeva sempre di raccontargli qualcosa di bello, richiesta che mi disorientava perché succedeva che fossi a corto di buone notizie. So che leggeva le mie poesie e ne ha anche imparate a memoria! È stato lui a darmi l’idea di un calendario con foto scattate a fiori e paesaggi, realizzato l’anno scorso. Credo ammirasse il mio lato letterario, che lo portò alla presentazione di una mia opera (forse più di una). Sono stata sua ospite a pranzo in diverse occasioni…ed anche nel suo appartamento al mare a Caorle, dove una sera quando tolsero la corrente, nel terrazzino composi la poesia Voci del Mare. Apprezzavo in lui la semplicità e la tenacia dell’uomo costruitosi da solo, che richiamava spesso le origini umili e i sacrifici compiuti fin da ragazzo per meritarsi il benessere materiale, non disgiunto da un accumulo di valori. Caro Luigi, anche se non ho potuto dirti addio ti ringrazio di avermi considerato una persona vicina alla tua sensibilità. Di certo non ti dimenticherò. E cercherò di trovare qualcosa di bello anche nelle giornate grigie, secondo la tua costante richiesta.

Una “romantica” trovata

Quando sono dalla parrucchiera, sotto il casco leggo, oppure scrivo. Stamattina ho lasciato a casa il tablet in carica e mi dedico alla lettura del quotidiano la Repubblica di ieri, dimenticato in macchina. Trascuro le prime pagine dedicate alle ormai note e stancanti vicissitudini parlamentari e mi soffermo su un articolo curioso a pag15, di Gianluca Modolo: Il capo come Cupido, il noto dio dell’amore. In Giappone è la app a cercare l’amore tra colleghi d’ufficio. La creatrice China Toyoshima, 36enne di Tokyo, grazie all’intelligenza artificiale stabilisce la compatibilità della futura coppia, favorendo contemporaneamente la crescita dell’azienda. Da considerare che il progetto è stato pensato e realizzato in un tempo complicato dalla pandemia che rende tutti più tristi e distanti. Verrebbe da dire “magnifico”, se non fosse per l’invadenza della tecnologia perfino nelle pieghe più intime delle persone. Insomma, una specie di agenzia matrimoniale sul posto di lavoro per favorire incontri…a chilometro zero. L’ app è già stata scelta dalla Mitsubishi e da altre compagnie, al fine “di rendere i dipendenti felici e di aumentare la produttività sul lavoro”. Se fosse adottata anche da noi, non so cosa ne nascerebbe: di sicuro confusione, ambito in cui siamo campioni. I giapponesi sono molto più obbedienti e ordinati di noi, sempre col fuoco dentro. Può essere che l’app da loro funzioni. C’è anche un preoccupante risvolto statistico: il numero dei matrimoni in Giappone è diminuito del 12,3% e le nascite del 2,8%. Anche da noi i dati sono preoccupanti. Tuttavia mi limito a sorridere, considerando l’aspetto romanzesco della trovata. In ogni caso, per ora i pensionati sono esclusi.