Trump se n’è andato e Biden si è insediato. Senza spargimento di sangue: bene! Auguro buon lavoro a lui e a tutta la squadra, che comprende molte donne, in primis la vice presidente Kamala Harris, bella donna di origini giamaicane, vestita di viola, il colore delle suffragette. Bella persona anche Jill, la moglie del Presidente, vestita di celeste, che continuerà a fare l’insegnante. Ho rivisto volentieri Michelle Obama, di rosso scarlatto vestita… e ho apprezzato l’interpretazione canora di Lady Gaga. Ma la presenza femminile che mi ha commosso è stata quella dell’attivista (ha già parlato ad eventi pubblici) e poetessa 22enne Amanda Gorman, che ha letto i versi “The Hill We Climb”, ispirati all’assalto di Capitol Hill del 6 gennaio, durante la cerimonia. Dettaglio non trascurabile: da bambina, prima del successo scolastico, soffriva di disturbi del linguaggio. Afro-americana, sguardo intenso, empatica: una presenza bene augurante per affrontare i tanti problemi di un’America divisa. Biden ne è consapevole e chiede unità e concordia. La prima sfida è sconfiggere la pandemia, e poi tanto altro. Questo Presidente 78enne, il secondo cattolico dopo Kennedy, dal vissuto pieno di perdite e di sofferenze mi suscita tenerezza: deve avere un coraggio da leone per affrontare le tante prove che lo attendono. La partenza è avvenuta, carica di emozioni. E, come dice il proverbio, “Chi ben comincia è a metà dell’opera”. Auguri, Presidente!
Categoria: Attualità
Inauguration Day
Oggi 20 gennaio 2021, insediamento del 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden alla Casa Bianca, evento che sarà visibile in Italia a partire dalle 17, definito “surreale” dal quotidiano la Repubblica, causa covid e per quanto accaduto il 6 gennaio scorso. Sono state adottate misure draconiane, per evitare possibili episodi di contestazione. La parola draconiane mi richiama alla mente un personaggio conosciuto al Liceo classico, Dracone appunto, che sono andata a rivisitare. Dal suo nome, il termine draconiano viene utilizzato come sinonimo di severo, duro, spietato. Vediamo perché. Arconte (= magistrato) e legislatore di Atene, autore del primo codice scritto della città (forse datato 631 a. C.), è rimasto celebre per la sua estrema severità (neanche al tempo della polis aristocratica erano rose e fiori). In modo particolare mise per iscritto le leggi riguardo il diritto penale, per evitare faide legate agli omicidi. Fondamentale il distinguo tra delitto intenzionale, cui era comminata la pena di morte, e delitto involontario, che prevedeva l’esilio. L’unico omicidio permesso era quello di una donna infedele, aberrante anche se riferito al VII secolo avanti Cristo. Dracone stabilisce inoltre il principio della schiavitù per debiti, che può ridurre in schiavitù un aristocratico insolvente verso un popolare (provvedimento questo più comprensibile). Sintetizzando, fu il primo a parlare di “responsabilità personale”. Il suo codice fu poi sostituito da quello di Solone (VI secolo a. C.). Alla fine di questo preambolo, mi stuzzicano due domande: – Come esercitano la responsabilità personale i nostri parlamentari, in tempo di pandemia e di crisi politica? – Cosa hanno imparato, dai lontani tempi della Grecia classica, culla di democrazia? Ovvio che il quesito riguarda anche i politici della Comunità internazionale.
Discorso del Presidente Conte
Dall’aula del Senato, ho seguito stamattina le comunicazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla situazione politica italiana, per circa un’ora. All’inizio attentamente, poi mi sono spostata dalla cucina al ripostiglio dove ho acceso la radio per i canarini che, invogliati, hanno iniziato a cantare. Così alternavo il cinguettio dei miei pennuti con l’intenso discorso di Conte, che si sente essere avvocato, tendenzialmente prolisso anche se del tutto in buona fede. Del lungo discorso ho estrapolato alcuni punti: crisi inopportuna, marzo è già domani, Procida nuova capitale della cultura italiana, servono persone capaci di fare politica “la più nobile delle arti”, Recovery Plan (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio), sforzo collettivo per la ripresa economica… per concludere citando il Presidente Mattarella, l’anima degli antichi Greci e la disponibilità a fare la sua parte. Un discorso onesto, a mio dire, anche se mi ha coinvolto di più l’intervento del senatore Ferdinando Casini, che apre la discussione successiva. Esordisce affermando che “Nessuno ha il pregio della infallibilità”. Come dargli torto? Oltretutto il Presidente del Consiglio si sta facendo le ossa sul campo, per di più minato e pressoché digiuno di esperienza. Ribadisco che non faccio politica e non ho una linea riguardo l’appartenenza a un preciso schieramento. Vado un po’ a naso, fidandomi più delle persone che dei programmi, con un sentore di disincanto verso le promesse esagerate. Certo era meglio evitare la crisi in tempo di pandemia, che picchia ancora duro. Mi auguro che avanti sera la situazione si chiarisca a favore di una ricomposizione e che a breve possiamo accantonare (si fa per dire) i nostri guai, per vedere cosa succederà alla Casa Bianca dove mi auguro che il passaggio di consegne avvenga senza colpo ferire.
Pizza e buonumore
Ieri era la Giornata Mondiale della Pizza ed era anche Sant’Antonio Abate, patrono dei pizzaioli (non lo sapevo), la cui Arte è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio culturale dell’umanità. La mia preferita è la pizza Margherita: una leggenda narra sia stata creata in onore della regina Margherita di Savoia, in visita a Napoli nel 1889 e che si ispiri alla bandiera italiana quanto ai colori. In Frasi, citazioni e aforismi sulla pizza consultati nel web, trovo utile segnalare i seguenti: La parola pizza ha un’etimologia che si perde nella notte dei tempi. Potrebbe derivare dal greco “pitta” che significa schiacciata o dal latino “pistus” che equivale al mattarello per spianare la pasta. (Gabriele Benincasa). Simpatica anche questa definizione: “La pizza è il nirvana di Pitagora! Un cerchio tagliato in triangoli, all’interno di un quadrato. (Anonimo) Fatta questa premessa, dico la mia. Non sono una patita di questa pietanza, che però ultimamente è entrata nelle mie grazie: perché è buona (merito di chi la fa) e perché mi fa stare bene (merito delle persone con cui la consumo). Peccato che l’ultima in compagnia l’abbia gustata circa tre mesi fa, per le subentrate limitazioni anti-covid e abbia mangiato l’ultima, in solitaria, la settimana scorsa. Per fortuna, in paese funziona l’asporto della Pizzeria Montegrappa e posso togliermi lo sfizio al bisogno. Il prodotto è sempre gustoso, pasta sottile e croccante come piace a me, magari addizionato di porchetta e filadelfia… ma condividerlo a un tavolo in piacevole compagnia è tutta un’altra cosa! C’è chi dispone di un forno a legna e fa la pizza a casa, come i miei amici Manuel e Martina, ma sono delle invidiabili eccezioni. Una volta ho provato anch’io, da cuoca negata, con risultati che si possono immaginare. Se Lucia mi offre l’opportunità di ripetere l’esperimento, ci sto… in attesa di tornare alle buone vecchie abitudini, con la ripartenza delle pizzerie ed il ritorno del buonumore!
Omaggio a Dante
Di domenica mattina mi piace seguire il programma PAESI CHE VAI… oggi dedicato a Verona ed al soggiorno che vi fece “Il divin poeta” Dante Alighieri, di cui ricorre il 700esimo anniversario della morte. Sempre utile rinfrescare le meningi, specie quando si tratta di personaggi di prestigio. Dei tre grandi del Trecento, da liceale la mia preferenza andava al Boccaccio – che tra l’altro è stato il primo biografo di Dante – seguito a ruota da Petrarca. Molto più facile leggere una novella del Decameron o immedesimarsi nell’atmosfera di una poesia del Petrarca che decodificare una terzina della Divina Commedia, capolavoro assoluto che non ha perso il fascino dell’avventuroso viaggio dentro di sé. È risaputo che le cose proposte a scuola hanno bisogno di tempi lunghi per essere metabolizzate. Ai miei tempi la lettura dell’Inferno mi accompagnò in prima liceo, mentre in seconda e terza dovetti “sorbirmi” le altre due Cantiche, con tutta la dovizia di spiegazioni: una modalità rigorosa ma opprimente, almeno per me. Da adulta l’atteggiamento si è ammorbidito, apprezzando di Dante anche le altre opere scritte: il DE MONARCHIA, che riassume il suo pensiero politico, la VITA NOVA, una sorta di autobiografia, il DE VULGARI ELOQUENTIA, scritto in latino ma per conferire più dignità al volgare italiano. E non è mica finita qua… perché il nostro scrisse altro, anche RIME! A me però intriga la sua vita di esule (oggi diremmo immigrato) costretto per beghe politiche ad abbandonare Firenze e a bussare a svariate porte, così da scoprire “quanto sa di sale lo pane altrui” (Paradiso, Canto XVII) e infine morire a Ravenna, dove sono custodite le sue spoglie. Insomma, credo proprio che sia doveroso ricordare ed omaggiare il padre della Letteratura Italiana.
Adolescenti smarriti
Stamattina c’è il sole, mi dovrebbe bastare per risollevare il morale… eppure una notizia mi disturba: dei giovinastri sere fa hanno disturbato parecchio con petardi in zona camposanto e vicinanze, provocando pure qualche danno materiale al cassonetto delle immondizie. Come altri che nel paese confinante si sono permessi di tagliuzzare il telo della struttura servita per fare lo screening anti-covid un mese fa. Sullo stesso piano chi ha danneggiato la palestra di una vicina scuola media, scaricando due estintori. Un emerito psicoanalista ha detto la sua in tivu poche ore fa, a proposito della crisi esistenziale degli adolescenti, costretta a causa dell’emergenza sanitaria a stare a casa. Magari ci restassero, dico io, organizzando il tempo di studio e di ricerca, piuttosto che abbandonarsi ad atti sconsiderati e potenzialmente pericolosi. Oppure si rendessero disponibili per qualche servizio a favore di persone impossibilitate a uscire, per salute o quarantena. Non nego le privazioni che anche i giovani devono subire: la casa non corrisponde sempre a quella della pubblicità del Mulino Bianco e quando il nucleo è numeroso, di conseguenza si complica la convivenza. Ma da qui a trasformarsi in teppistelli ce ne vuole. Un dubbio inquietante mi assale, pensando ai genitori di tali soggetti: dove sono e dove stavano quando i figli minorenni si sfogavano a danno dell’ambiente e della comunità? Una risposta sarebbe salutare. Soprattutto per loro.
Bentornato al quadro DANZA CAMPESTRE
Stamattina mi colpisce una notizia buona, seguita da interrogativi inquietanti: è tornato a casa, cioè alla Galleria Borghese da dove era stato trafugato, il quadro DANZA CAMPESTRE, di Guido Reni (Bologna, 1575 – 1642), un dipinto di genere campestre, con molti personaggi e un bellissimo cielo blu dove l’artista ha dipinto due mosche che sembrano vere. Non sono competente in materia, anche se attratta dall’arte in generale che in Italia abbonda. Infinite opere sono confinate in spazi angusti e altre alimentano il mercato di quelle trafugate. La cosa che mi scandalizza è che il dipinto succitato è stato comprato per la cifra di 800.000 (ottocentomila) euro! Il che mi pare una beffa: se era stato rubato, a mio modesto dire doveva rientrare a casa gratis! Un’altra domanda che mi pongo – e gradirei essere contraddetta – riguarda la difesa del nostro enorme patrimonio artistico: non sarebbe utile proteggere meglio i nostri beni culturali, assumendo tanta gente, sia tra i giovani disoccupati, sia tra quelli che il lavoro lo hanno perso? Non riesco a immaginare la folla immensa che potrebbe essere assunta con 800.000 euro… certo sono un’ingenua perché intuisco soltanto quello che c’è dietro il mercato dell’arte. Poco tempo fa mi era venuta l’idea perfino di investire del denaro in questo ambito. Per fortuna, un amico pittore mi ha dissuasa, facendo un utile distinguo tra opera d’arte e mercato dell’arte. Concludo, dicendo che lo spirito ha bisogno di nutrirsi di bellezza e dato che in Italia ne abbiamo a oltranza, vale la pena di custodirla per goderne in serenità e pienezza.
Ci mancava la crisi…
Non ci facciamo mancare niente, neanche la crisi di governo in tempi di pandemia. Non che nel resto del mondo fili tutto liscio, basti pensare a quanto successo in America di recente. Neanche nel passato era tutto rose e fiori. Per studi classici e reminiscenze scolastiche legate a traduzioni dal greco, mi è tornata in mente la figura di un uomo politico che oggi definiremmo carismatico: Alcibiade, che sono andata a rivedere. Alcibiade (Atene, 450 – Melissa, 404 a.C.), brillante politico, grande condottiero… e l’uomo più bello della Grecia! Allevato dallo zio Pericle, apprezzato da Socrate per la sua vivacità intellettuale, fu contestato e diffamato da parecchi per certe ombre del carattere, tra cui l’egocentrismo. Ma lo storico Tucidide, vissuto nella sua stessa epoca, lo elogia. Certo non ebbe vita facile, né carriera trasparente. Accusato di sacrilegio e condannato in contumacia a morte, di ritorno da una spedizione militare in Sicilia contro la città di Siracusa, riesce a scamparla. Ma deve affrontare altre dure prove, tra cui l’esilio in Frigia, dove viene ucciso da emissari spartani. La sua parabola mi fa pensare a quella di Napoleone, nella famosa Ode IL CINQUE MAGGIO, scritta dal Manzoni nel 1821 in occasione della morte del generale esiliato a sant’Elena. Tra i due personaggi, un tempo lunghissimo e la storia che si ripete. Cosa c’entra con la crisi di governo? Mi piacerebbe che la risposta venisse dai nostri politici, certo non all’altezza di Alcibiade e neanche profondi come Tucidine, però dotati di mezzi allora impensabili per risolvere le crisi. Non faccio politica e non mi identifico in nessun partito. Vorrei che lo spirito di Pericle aleggiasse nel nostro Parlamento e inducesse i nostri rappresentanti a occuparsi seriamente della cosa pubblica, accantonando la poltrona.
Un episodio riprovevole
Lia Tagliacozzo, figlia di due sopravvissuti alla Shoah, durante la presentazione online del suo libro “La generazione del deserto”, organizzata dall’Istoreto e dal centro studi ebraici di Torino è stata oggetto di minacce naziste. L’ho sentito per televisione e ho pensato che è vicino il 27 gennaio, Giorno della Memoria, per commemorare le vittime dell’Olocausto. Quando ero in servizio a scuola, qualche anno fa, tutte le classi dell’Istituto Comprensivo di Asolo erano coinvolte nelle rappresentazioni a teatro legate al tema ed erano momenti di autentico pathos. Di acchito ho pensato appropriata e puntuale l’uscita dell’opera della scrittrice, che ha come sottotitolo “Storie di famiglia, di giusti e di infami durante le persecuzioni razziali in Italia”. Non ho parole per quanto accaduto, che è stato denunciato sui social dalla figlia Sara, che scrive: “Sono Sara, sono ebrea, figlia di madre ebrea. Laica, anzi lontana dalla religione, anzi molto critica nei confronti dell’ebraismo… Vivo immersa nella coscienza della seconda generazione. Non mi sconvolge parlare dei miei morti. Ma quello che è successo oggi mi ha sconvolta”. Come darle torto? Dobbiamo essere arrabbiati e indignati per quanto accaduto. Mi rammarica non poterne parlare a scuola. Ma comprerò di sicuro il libro di Lia Tagliacozzo, LA GENERAZIONE DEL DESERTO, per solidarietà e per fare pubblicità al bene che dà fastidio al male.
Coco Chanel
Cinquant’anni fa, il 10 gennaio 1971 moriva Coco Chanel, celebre stilista francese, pseudonimo di Gabrielle Bonheur Chanel. L’hanno ricordato i notiziari. Qualcosa sapevo su questa donna speciale, ma ho voluto saperne di più e ho cercato informazioni in Internet, che sintetizzo di seguito. Figlia di una sarta e di un venditore ambulante, nasce in un ospizio per indigenti. Non va mai a scuola (incredibile, se si pensa alla straordinaria carriera successiva). La madre muore quando Coco ha 11 anni ed è costretta ad andare in orfanotrofio con le due sorelle, dove impara a cucire, sviluppa il gusto per l’austerità, e per il bianco e nero. La sua prima attività è legata ai cappelli, che confeziona per sé e per le amiche. Nel 1910 ottiene la licenza da modista e apre un negozio, Chanel Modes, in una via centrale di Parigi. Da lì è una escalation: è la testimonial del famoso profumo Chanel N.5 e fonda la casa di moda che ha il suo nome, che conta 4000 dipendenti, diventando una delle donne più ricche al mondo. Sua intenzione è vestire le donne comuni come le milionarie. Il suo stile rivoluziona il concetto di femminilità, liberando le donne da corsetti, piumaggi e crinoline a favore di gonne corte, pantaloni comodi, sobri abitini neri, valorizzati dagli accessori: molteplici fili di perle finte, borsetta a tracolla, una camelia, il suo fiore preferito. Grazie a lei, finalmente l’idea del nero è associata a raffinatezza e non più a disgrazia. A 71 anni presenta la sua ultima collezione, disegnando abiti fino alla morte. Una donna con le idee chiare, dotata del coraggio e degli strumenti per realizzarle.
