Sentiero benessere

Tempo fa, la domenica mattina portavo in passeggiata Astro, il cane. Poi sono intervenute le limitazioni per il covid, la pigrizia, il caldo e ho ridotto il percorso. Però il viottolo tra i campi esiste ancora, immerso nella natura e generoso di relax. A suo tempo gli dedicai una poesia, intitolata SENTIERO BENESSERE, che mi suggerisce una riflessione su cosa significhi questa parola. In parte la poesia lo chiarisce: Un viottolo di campagna,/la torre campanaria,/il silenzio e il canto degli uccelli,/,tanto verde e la frescura:/ecco la cura/contro ansia e stress! Provo ad aggiungerci dell’altro, dopo essermi documentata. Secondo una statistica, il benessere viene valutato in base a dodici variabili, che comprendono salute, istruzione, lavoro, relazioni sociali, patrimonio culturale… e ambiente. Quindi ci siamo: dove si vive conta eccome, la natura non è solo un contenitore ambientale ma influenza la qualità della vita in maniera sensibile. Detta in altre parole, la salute psico fisica della persona è legata a doppio nodo con l’habitat. Non serve un grande sforzo per condividere un concetto intuito dagli antichi; penso ad esempio alle Bucoliche e alle Georgiche di Virgilio, in letteratura. Il problema, se mai sorge quando il rapporto si sfalda a causa delle aggressioni umane all’ambiente… ma su questo oggi preferisco non argomentare. Do una voce al cane: prima che il caldo aumenti esco per la passeggiata, con meta il sentiero benessere.

Souvenir dalla montagna

Da oggi rivaluto la montagna, senza scordare il mare. Obiettivo Fiera di Primiero, in compagnia degli amici Lucia e Gianni. Il paesaggio è di un verde scuro rilassante, le pareti colorate degli edifici introducono la musica dei colori mentre le fioriere nelle piazze e i vasi dai balconi sono un gradito biglietto da visita. I turisti si muovono rilassati e composti, senza interferire con il passo altrui. Il momento del pranzo è uno spettacolo per gli occhi ed il palato: eccellenze locali servite su taglieri di legno profumato. D’altronde il legno in montagna è di casa, negli arredi e nelle suppellettili, come i supporti per i fiori che vegetano a meraviglia grazie al microclima montano. Visito una mostra di composizioni floreali che ha per protagonisti i fiori seccati e utilizzati come decori di svariati oggetti: quadri, vassoi, tovagliette per la colazione, minuterie di buon gusto e a poco prezzo. Mi trattengo con Cornelia Lott, l’autrice dell’esposizione, una cordiale signora in età non più evergreen ma dal cuore fanciullo. Se non fosse così, come potrebbe aver dedicato tanto tempo alla raccolta dei fiori, pazientemente essiccati, pressati ed inseriti in composizioni destinate a diventare imperiture? Lavoro magistrale di pazienza e di buongusto, da estendere alle generazioni digitali. Non mi sorprende che l’artista abiti in zona dove è allestita la mostra. Sono orgogliosa di portarmi a casa una tovaglietta americana dove alloggiano ciclamini, velo da sposa e altri fiori. Proseguendo la passeggiata, nei pressi di una cartoleria da un espositore penzolano già i calendari per l’anno prossimo (come corre veloce il tempo), con accattivanti soggetti di flora e fauna alpina: impossibile resistere, ne compro un paio. Tra quattro mesi sarà tempo di renderli protagonisti, con la speranza che ci saremo dimenticati questo annus horribilis!

Non “Fare di tutta l’erba un fascio”

Nel passato sognavo spesso di essere al mare, non a occhi aperti, proprio durante il sonno. Probabilmente il mio inconscio faceva emergere un luogo dell’anima che mi attraeva fin da bambina, per la vastità e il senso di benessere che favoriva. Da grande sono stata spesso in località marine, per staccare dal quotidiano e ricaricarmi. Quest’anno ho fatto un paio di puntate a Bibione, privilegiando più lo stabilimento termale che la spiaggia. Oggi vado in montagna, molto gettonata in questi giorni, più rassicurante riguardo assembramenti. Turista per un giorno, in compagnia di amici. Porterò a casa foto ed impressioni. Dubito che tra i soggetti dell’obiettivo ci sarà l’Oleandro, pianta tipica delle località marine. A suo tempo ne avevo coltivato in vaso due, uno rosa e uno rosso, che cedetti a un’amica quando seppi che le foglie sono molto pericolose, se ingerite da bambini o animali domestici. E non potevo correre il rischio. Comunque le piante donate hanno attecchito e si sono sviluppate meravigliosamente, dimostrando che non si può “Fare di tutta l’erba un fascio”.

Oggi, mare!

Oggi, giornata di mare. Non comodissimo, dato che dista da casa un centinaio di chilometri, ma sempre desiderato per auto rigenerarmi. Il protagonista è lui, col suo gioco di onde che si infrangono sulla rena, ma anche altri dati strettamente legati all’ambiente, come gli oleandri e le cicale. Sono queste ultime ad accogliermi, appena scesa dall’auto, con un frinire stratosferico che mi avvolge come una musica festosa. Dall’alto dei pini marittimi, le signore dell’estate si godono un panorama terso e salutare. Poca gente, qualche vociare di bimbi, il cigolio delle biciclette. Forse i vacanzieri devono ancora affrontare la spiaggia, oppure proprio non ci sono. Quest’anno saranno vacanze di prossimità, per chi potrà farle. Inspiro l’aria balsamica mentre mi avvio in spiaggia, quasi deserta, e mi chiedo cosa farò io, quest’estate 2020, che con l’età e la pandemia me ne sto di più a casa mia. Eppure il mare è gratis, come lo sono i fiori, i colori, le emozioni. Basterà identificare il superfluo… e buttarlo a mare, per così dire. Oggi faccio un pieno di iodio e poi si vedrà!

Un pezzetto di cielo

A volte basta osservare le cose da una prospettiva diversa, per cambiare umore. È ciò che succede a me quando mi rifugio sotto il glicine e osservo un pezzetto di cielo, meravigliandomi della bellezza concentrata in uno spazio ridotto, quello che può cogliere la mia vista limitata. Anche i colori fanno la loro parte: azzurro, bianco e verde, un trio elegante. Elemento di passaggio la nuvola, spumosa come una meringa: prende posto tra le foglie del ciliegio e quelle del glicine e si ferma davanti a me per darmi un salutino e raccontarmi del suo viaggio nel cielo. Ci scambiamo pensieri e sorrisi, finché una bava di vento scuote le foglie, che sembrano gradire e, come piccole mani applaudire. Gli insetti laboriosi continuano a ronzare indisturbati tra i fiori profumati. Calma assoluta, silenzio totale nel caldo pomeriggio estivo. Poi il rumore di un aereo giunge da lontano, suggerendo altri pensieri: chi trasporta, chissà dove andranno… Io resto qua, coi piedi per terra a fantasticare tra le foglie e una nuvola di passaggio.

Un gioiello incastonato nella natura

La chiesetta di santa Lucia a Castelcucco è un gioiello incastonato nella natura: linee essenziali, pulite… che favoriscono il raccoglimento. L’ottima acustica ha esaltato varie performance musicali, apprezzate anche dai forestieri. Purtroppo il distanziamento sociale imposto dal coronavirus l’ha relegata per ora nel silenzio, che a ben vedere ha una sua voce. La considero una vicina speciale, abitando poco distante. Quando nel 2000 da Possagno mi trasferii a Castelcucco, dal balcone dello studio la scorgevo emergere tra la vastità dei campi. Devo dire che era un bel vedere, rasserenante e protettivo. Successivamente qualche struttura si è frapposta ad ostacolarne la vista diretta, ma so che è là e questo mi rincuora. Un giovedì mattina di qualche anno fa mi ero messa in macchina, con destinazione Bassano, per fare un giretto al mercato e staccare dagli impegni scolastici, dato che giovedì era il mio giorno libero dalle lezioni. Credo fosse ottobre, prima delle nove. Con la coda dell’occhio, all’altezza della chiesetta mi sorprende un “quadro” di una nitidezza estrema dalla parte a levante, mentre il lato a nord era protetto dall’ombra, come se un pittore avesse progettato geometricamente dove far cadere luci e ombre. In breve, uno spettacolo gratis che andava immortalato. Mi sono fermata e ho valutato da dove fotografarla, zampettando qua e là tra i campi attorno. Il mio obiettivo era coglierla nella cornice naturale, esaltando la cromia. Le ho girato attorno da ogni lato, nutrendomi di tanta bellezza. Quella mattina calzavo scarpe nuove che nella terra umida hanno fatto un battesimo non proprio salutare. Ma la foto è espressiva e riconosco che ne è valsa la pena!

Cedro custode

Nelle vicinanze di casa mia, a circa 200 metri si trovano la bella chiesetta di santa Lucia ed il maestoso cedro. Oggi mi concentro sul cedro, che impropriamente chiamavo pino, finché non mi è giunta l’imbeccata giusta da un’esperta. Il contesto è agreste, con panorama sui colli asolani, molto rilassante e a tratti poetico. Meta delle mie passeggiate col cane, riconosco che a beneficiarne sono anche io, che mi immergo nella natura cogliendone aspetti in apparenza marginali: fiori di campo con cui prendo confidenza, sassi di svariate forme che talvolta raccolgo per usare come fermacarte, odori muschiati che mi allargano le narici. D’estate le lucertole si godono il sole lungo la parete di pietra della millenaria chiesetta, oppure corrono veloci sul portone laterale, saettando tra gli infissi. Per la sua posizione d’ingresso, il cedro, a mio dire, assume la funzione di custode, allungando i lunghi rami sul campo di granturco. Proseguendo l’escursione nei pressi, mi sono anche imbattuta in un gruppo di serene mucche al pascolo. Oppure ho raccolto le more di gelso, generosamente cadute sull’asfalto. Una prelibatezza è risultato il risotto con le ortiche, raccolte sulla cunetta durante il percorso. Mentre scrivo mi è venuta nostalgia della passeggiata, rallentata durante l’emergenza sanitaria. Prendo mascherina e guinzaglio, chiamo il cane e ci avviamo contenti.

La foto del cedro è sulla copertina del mio romanzo Passato Prossimo, ambientato negli Anni Settanta a Castelcucco, disponibile su richiesta a casa mia.