PONTE DEI MORTI

Pare che dieci milioni di Italiani siano in movimento per il ponte di Ognissanti, mentre l’87,5 per cento non andrà in vacanza nonostante l’occasione del ponte ed il bel tempo che è davvero strabiliante. Io sono tra questi ultimi, però mi sono mossa di più. Sono stata tre giorni di seguito in cimitero dove ho scoperto che qualcuno ha asportato il vasetto destinato all’acqua per i fiori dalla lapide di mia mamma. Per camuffare la sottrazione, ha riempito di sassolini il vaso di peltro fisso sulla lapide che conteneva il vaso più piccolo destinato ai fiori. Nell’immediatezza ho pensato al gioco di un bamnimo incustodito, ma dopo ho dovuto ricredermi, perché l’operazione era stata fatta con cura, onde non far dondolare il bouquet finto che vi alloggiava. Ma si può essere tanto meschini? E non è nemmeno la prima volta che si registrano episodi simili nei cimiteri. Addirittura una persona prelevava i fiori migliori che poi andava a rivendere! Ho provato a togliere i primi sassi con le dita, ma ho desistito presto, tornando più tardi con un cucchiaio per togliere l’ingombrante contenuto. Ho anche apposto un invito a non asportare arredi funerari…per quello che può servire. Solo un disturbo della psiche potrebbe giustificare il gesto, tipo quello che aveva Lina Campagna, la protagonista del mio romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio che si portava a casa dal cimitero come souvenir vasi, lumini e quant’altro. In un cartello nei pressi della chiesetta leggo che l’ambiente è da considerarsi un ‘museo a cielo aperto’ dove le esperienze individuali si fondono con quelle della comunità. Sottoscrivo, però temo che i frequentatori dei musei siano ancora in minoranza e al camposanto manca un custode. Tornata a casa piuttosto indisposta, per rimediare al resto della giornata penso di fare una torta con le mele: la offrirò idealmente ai cari estinti e materialmente a chi passerà per casa mia in un giorno che dovrebbe essere di festa, senza annotazioni di… cadute di stile. Comunque è la vita, come un libro con tante pagine e diverse testimonianze. Ecco cosa ci vuole: una fetta di torta e un buon libro tra le mani (da scrivere e/o da leggere).

Foscolo e ‘fatal quiete”

Mi piace il crepuscolo che piaceva al Foscolo nella celeberrima poesia ALLA SERA, una riflessione sulla morte, suggerita dall’immagine della giornata che volge al termine. Un sonetto in linea con la giornata odierna di Ognissanti e della Commemorazione dei defunti domani. Forse perché della fatal quiete/Tu sei l’immago a me sì cara, vieni,/O Sera! Nel componimento il poeta dialoga con la sera, metafora della morte, ‘fatal quiete’ che non viene percepita in senso negativo, ma come un rifugio, il posto in cui si torna. La sera appare come un momento di raccoglimento e di pace, lo stato necessario per poter riflettere e scrivere, che è ciò che capita anche a me. Concordo che la sera rappresenti anche il tempo ultimo, la fine della vita terrena e l’inizio di un’altra dimensione, un po’ come ritenevano gli Etruschi. Il feeling tra vivi e trapassati è oggi protagonista, lo testimonia la folla in visita ai cimiteri, musei a cielo aperto. Ci vado di prima mattina, per poter dialogare con i defunti senza essere distratta. Sosto presso i miei e poi faccio uno slalom tra le tombe tirate a lucido. Mi concentro sui nomi. Le foto mi restituiscono le fattezze di persone che ho conosciuto di cui conservo un particolare, una gentilezza: Camilla mi chiamava ‘perla’, Gentile mi preparava un ottimo caffè, Assunta mi dava le uova delle sue galline. Per affinità, il pensiero mi restituisce nonna Adelaide, le colleghe Marta e Gianna, l’amica ecuadoregna Zulay, mia madre Giovanna. In situazioni di difficoltà mi chiedo come si sarebbero comportate al posto mio, e in qualche modo procedo, come se si fosse accesa una lampadina: riemergono il sorriso mesto di Marta, la risata liberatoria di Gianna, la voce angelica di Zulay, lo sguardo fiero di Giovanna, il silenzio espressivo di Adelaide. Ognuno ha i suoi angeli custodi, che ci illuminano il cammino. Buon Ognissanti!

Povera Spagna

“Il riscaldamento globale amplifica gli eventi estremi che ci sono sempre stati”: parole del climatologo Luca Mercalli, a commento del nubifragio avvenuto a Valencia e nella Spagna del Sud. In otto ore la pioggia di un anno, almeno 95 morti, molti dispersi. Gli assomiglia quanto verificatosi di recente in Liguria, anche se di minore entità. Roba da non credere, se le immagini che entrano in casa dallo schermo non fossero reali. ‘Alluvione’ e ‘nubifragio’ sono parole ormai purtroppo ricorrenti, cui si aggiunge ‘apocalisse d’acqua’. Una catastrofe senza precedenti. In Spagna, proclamato il lutto nazionale per tre giorni. Interi paesi sommersi dal fango. Il torrente di macchine accatastate le une sulle altre non ha bisogno di commenti. Una ragazza sul tettuccio dell’auto attende di essere salvata dall’elicottero. Dei giovani in vacanza nel sud del Paese rispondono desolati al microfono di un giornalista. Sembra che l’allerta meteo sia arrivata in ritardo. Secondo me, siamo noi in ritardo a considerare il cambiamento climatico, con annessi e connessi. Veniamo alle odierne previsioni del tempo in Italia: stabile e soleggiato ovunque. Temperature superiori alla media, ieri raggiunti 26 gradi, perfino troppo. Sono confusa e preoccupata. Non ci resta che adattarci agli sbalzi di temperatura, ma non è scontato. Io stessa devo ancora fare il cambio degli armadi e in camera si alternano indumenti estivi a quelli più pesanti. Piante e fiori ne risentono, il secco intenso prima e le piogge estenuanti poi hanno infierito sulla maturazione dei frutti. Ad esempio, il mio Melograno che lo scorso autunno aveva dato molte melagrane, quest’anno ne ha una di numero, pure piccina! Per fortuna ad altri è andata meglio: me lo conferma la foto arrivata propizia per accompagnare il post odierno.

Halloween incombe

Col ritorno del bel tempo mi sono data al giardinaggio e mi sono totalmente scordata che ottobre sta per finire. Ci pensa il telegiornale mattutino a ricordarmi che siamo alla vigilia di halloween, festa d’oltre manica mai ‘digerita’. Diffidente vado a controllare sul calendario: al 31 è riportato santa Lucilla – Halloween, quest’ultima parola scritta in rosso, non so se per valorizzare la ‘festa’ oppure per mettere sul chi va là. Il nome Lucilla, diminutivo di Lucia deriva da ‘luce’ e significa ‘nata all’alba’. In epoca antica veniva attribuito a molte giovani romane nate al sorgere del sole. Di santa Lucilla, vergine e martire a Roma con suo padre Nemesio sotto Valeriano non è dato sapere altro. Ma mi incuriosisce più di halloween, che mi indispone per lo sfondo di mostri, sangue, scherzi…si salvano le zucche! L’origine celtica della festa prevedeva che il 31 ottobre gli spiriti dei morti potessero unirsi al mondo dei vivi, perciò si accendevano falò e si indossavano costumi per allontanare i fantasmi. Beh, se l’incontro potesse avvenire, io lo vedrei in tutt’altra atmosfera, serena e conciliante. Magari potessi trattenermi a tu per tu con i miei defunti che sono già parecchi: fiori, sorrisi e profumi farebbero da accogliente cornice. In cartoleria, ammodernata da poco c’è una strega ‘terrificante’ che accoglie i clienti: probabile che i bambini si divertano, io non vedo l’ora che la ripongano in uno sgabuzzino. Non sono paurosa, piuttosto infastidita dall’imposizione di mode esterofile. Per non parlare del famigerato ‘dolcetto o scherzetto’, sostenuto perfino dai genitori dei pargoli in sfilata tra i cancelli. Posto che il mondo è bello perché vario, mi dissocio dai comportamenti che ignorano la sensibilità altrui. Quanto ai trapassati, a saperli ascoltare credo che abbiano da insegnarci a vivere. 🎃

Nascere e vivere

Ammiro il professor Silvio Garattini che domenica pomeriggio parla di longevità durante il programma ‘Rebus” su Rai 3. Nato a Bergamo il 12 novembre 1928, tra poco compirà 96 anni: mangia poco e cammina tanto (5 km al giorno). Il suo ultimo libro si intitola ‘Vivere bene’ che è tutto dire. Durante il servizio, con la presenza di Michele Mirabella e Barbara Alberti si parla però anche di natalità. Non trovo la cosa disgiunta, dato che per vivere a lungo bisogna prima nascere. Il 1964 è stato l’anno del baby boom, con oltre un milione di nascite, mentre l’anno scorso in Italia si è raggiunta appena quota 350.000. Si parla di denatalità e di inverno demografico, legati alla difficile situazione socio-politica-ambientale. Le trasformazioni in ambito familiare sono note a tutti. Ho toccato l’argomento, senza entrarci a gamba tesa nel mio ultimo breve romanzo intitolato Ricami e Legami. Ne sintetizzo la trama: una donna in carriera desidera diventare madre, ma la natura non la asseconda. Dopo varie titubanze, decide di ricorrere alla Gpa (gestazione per altri) e trova in Ucraina Dorina, una donna che accetta di prestare il suo utero per il progetto di vita. Ma scoppia la guerra ed emergono altre problematiche. Molti bambini rimasti orfani e/o soli arrivano in Italia attraverso i canali umanitari.Tra le righe si intuisce che il desiderio di maternità potrà esprimersi in altro modo. Il racconto privato va di pari passo con gli eventi sullo sfondo, così da offrire una doppia lettura: narrativa e giornalistica. Ho affrontato l’argomento, pensando alla frustrazione delle donne che non hanno la possibilità di generare, ma hanno amore da dare. Ne conosco diverse, qualcuna limitata dalla privazione di figli propri. Il mio pensiero a riguardo è lo stesso della grande giornalista Oriana Fallaci – di cui è appena stato presentato il film Miss Fallaci – che riporto nella Nota dell’autrice: “Essere madre non è un mestiere, non è nemmeno un dovere: è solo un diritto tra tanti altri’. Il momento straordinario della gravidanza è esaltato dal dipinto in copertina di Noè Zardo ‘che intende essere un omaggio rivolto alla bellezza femminile’.

Vaniglia, la regina delle spezie

Vaniglia, la regina delle spezie. Ne parla un servizio del programma ‘Passaggio a Nord Ovest’, trasmissione di Rai Cultura ideata da Alberto Angela, in onda ogni sabato alle 15 su Rai 1. Intanto la vaniglia è un’orchidea originaria del Messico. I suoi frutti – delle capsule erroneamente chiamate baccelli – sono la spezia nota come vaniglia, coltivata la prima volta dal popolo dei Totonachi 900 anni fa. Le piante di vaniglia crescono spontaneamente solo nelle foreste tropicali. Oggi, la maggior parte delle piante di vaniglia del mondo è coltivata in Madagascar che pertanto è il primo produttore di vaniglia al mondo, oltre che esportatore, nonostante la concorrenza di altri paesi come Tahiti e l’Indonesia. La vaniglia risulta avere proprietà calmante e anti-stress, utile contro l’insonnia e la fame nervosa. Sembra sia in grado di combattere le infezioni. È un ingrediente fondamentale in pasticceria perché conferisce un profumatissimo aroma a torte e dolci. Quella in commercio è solitamente di origine sintetica. Usata anche a freddo per semifreddi e gelati. Quando capita, una pallina di gelato gusto vaniglia insieme con una di liquirizia per me sono una delizia. Nella preparazione dei muffin, alle polveri aggiungo sempre una bustina di vanillina, ottenuta dai semi di vaniglia. Quando i dolcetti escono dal forno, una volta raffreddati li ricopro con lo zucchero vanigliato che ha una marcia in più rispetto allo zucchero a velo. Beh, a questo punto le mie narici sono stuzzicate abbastanza. Una tisana alla vaniglia è ciò che ci vuole: l’aroma è in grado di elevare l’umore e promuovere una sensazione di benessere generale.

Transizione ambientale e umana 🐨

Ultima domenica di ottobre. Mi sveglio alla solita ora, ma stamattina la sveglia segna le sette anziché le otto: no problem, si sapeva del ritorno dell’ora solare che ci farà compagnia fino al 30 marzo prossimo. Il disagio per me si manifesterà stasera col buio anticipato, me ne farò una ragione. Sento le previsioni del tempo che per la settimana entrante sembrano buone, il che mi bendispone. Ma l’umore schizza in alto quando vedo sul tablet che mi ha scritto Manuel (alle ore 01.19), allegando una sfilza di immagini: Felicità è il commento di un’amica, che condivido. Ne posto una su Instagram e provo a descrivere le altre, scattate in un parco tra bambini, animali locali e un dolcissimo koala che Manuel riesce a tenere in braccio: una specie di gattone. Koala o coala, detto anche ‘piccolo orso’ è un mammifero marsupiale arrampicatore, icona del continente australiano. Le sue impronte digitali sono sorprendentemente simili a quelle umane ‘esempio straordinario e notevole di convergenza evolutiva”. Adry potrebbe chiarire. È un animale territoriale e non è molto socievole, il che mi richiama lo spirito felino. Le foglie di eucalipto sono la sua unica fonte di alimentazione. Invidiabile la sua capacità di rimanere immobile per più di 18 ore al giorno.Torno Manuel, il mio pupillo: vestito di bianco, scarpe da ginnastica, zainetto in spalla, macchina fotografica al collo e immancabile sorriso. Mi sembra la persona giusta nel posto giusto dove la relazione uomo ambiente si trasforna in comprensione e rispetto. Credo che in Italia la cultura ambientale vada sostenuta e vedrei il settore attrattivo per molti giovani, altrimenti ‘a spasso’, oltre che per adulti disoccupati. Magari invierò il post al Ministro dell’Ambiente, chissà mai! 🍀

Oh tempora, oh mores!

Delitto dell’ex vicesindaco di Garzeno, qualche centinaio di abitanti in provincia di Como. Candido Montini, 76 anni, la vittima gestiva un piccolo negozio di generi alimentari. Fermato un 17enne, il cui sangue risulta compatibile con la traccia trovata sul coltello con cui sono state inferte le 28 coltellate. Un delitto per il rifiuto di cambiare 300 euro contraffatti che l’assassino voleva incassare. Per farne cosa, poi… La vittima era una persona sola, vedovo, dallo sguardo buono, anche imparentato alla lunga con il suo aggressore. Ci sarebbero gli elementi per imbastirci un racconto sinistro, se la realtà non fosse già tanto deprimente. Penso a questo signore che aveva un bellissimo nome – Candido – e all’assurdità della morte violenta per un pugno di denari. Il suo portafoglio vuoto era stato trovato poco lontano dalla casa e dal negozio. Pur essendo in pensione, ogni mattina alzava la saracinesca della sua bottega, fors’anche per continuare a rendersi utile alla comunità. I paesani erano abituati a ricevere le ceste del pane che lui stesso preparava e consegnava casa per casa. Un servizio d’altri tempi, emozionante anche solo a immaginarlo. Un’infamia la fragranza del pane lordato dal coltello da cucina dell’assassino che ha confessato. La nonna aveva cercato di fornirgli un alibi, forse inconsapevole. Anche il padre davanti ai microfoni aveva detto: “Ho le mani pulite” modificato poi al plurale: “Io e mio figlio abbiamo le mani pulite”. Mi chiedo se davvero conoscesse suo figlio, uscito di casa con un’arma, non un giocattolo. Chissà cosa ha provato Candido sotto i fendenti del ragazzo che il giorno prima aveva tentato di imbrogliarlo, rifilandogli banconote contraffatte. Minorenne già al servizio della malavita. Oh tempora, oh mores!

Giuggiole…e Petrarca!

La festa delle giuggiole si celebra la prima e la seconda domenica di ottobre ad Arquà Petrarca, sui Colli Euganei. Il paese si chiama così in onore del poeta che vi trascorse gli ultimi anni della sua esistenza. Nato ad Arezzo il 20 luglio 1304 e morto ad Arquà il 19 luglio 1374, Petrarca è considerato il precursore dell’Umanesimo e uno dei pilastri della Letteratura italiana. Ma il servizio è dedicato alla giuggiola, il frutto (drupa) del giuggiolo o zizzolo, noto anche come dattero cinese. In cucina si presta per fare il risotto con le giuggiole e il ‘giuggiolone’, una specie di pinza. Nel parlato, l’espressione ‘Andare in brodo di giuggiole’ significa, all’incirca ‘andare in solluchero’ cioè essere felicissimi. Un servizio della trasmissione pomeridiana Geo e Geo mi dà notizie su questo frutto autunnale ormai desueto. Chissà se l’autore di “Chiare, fresche et dolci acque”, canzone n. CXXVI (126) del Canzoniere, scritta tra il 1340 e il 1341 le conosceva. Di certo si era ‘innamorato’ del posto nei Colli Euganei che oggi fa parte dell’associazione ‘I borghi piu belli d’Italia” ed ha ottenuto la bandiera arancione del Touring Club Italiano. Tornando alle giuggiole, sono frutti che maturano generalmente durante il mese di settembre. Hanno proprietà anti-infiammatorie e anti-spastiche. Alcuni studi hanno dimostrato che forniscono un valido aiuto nella salute cardiovascolare. Mangiata fresca, essiccata o in tisana la giuggiola può aiutare contro l’insonnia, l’ansia e lo stress. Assunta insieme con una lieve poesia del Petrarca può fare davvero bene.

Sindaca denigrata

Da non credere: sindaca di Latina insultata sui social per il suo aspetto fisico. Le offese pubbliche: “Labbra a canotto”, “Il lifting non ha funzionato”. Lo sento durante il telegiornale delle otto e resto basita. Matilde Celentano, 65 anni, laureata in medicina, attualmente dirigente medico della ASL di Latina e sindaco di Latina dal 17 maggio 2023 ha deciso di “mettere fine al chiacchiericcio e agli haters che scrivono che mi sono fatta il botulino, era cortisone. Ho avuto un tumore, ora sono guarita, e da oggi farò testimonianza come medico, come sindaco, per la cura, per la prevenzione”. Grande donna, meschini i “leoni da tastiera” sulla cui dimensione civica sorvolo. Tanto livore forse alimentato anche da pubblico femminile non viene riservato ai politici maschi non apollinei. Vero che la nostra è la società dell’immagine e che spopola la superficialità. Molto preoccupante immaginare chi si celi dietro critiche effimere. Non so che età possano avere i “leoni da tastiera” che sarebbe più idoneo ridimensionare a pecore – con tutto il rispetto per gli ovini – dato che si trincerano dietro uno schermo per le loro critiche distruttive. Trovo che la signora in questione sia pure di bell’aspetto, ma non credo che questo sia stato l’elemento fondamentale per la sua elezione comunale avvenuta con il 70 per cento dei voti e che l’ha elevata a prima donna sindaco di Latina. Nata a Carbonia, in Sardegna il 14 ottobre 1959 da padre campano e madre abruzzese, si trasferisce all’età di 11 anni con la famiglia nella provincia di Latina. Immagino che il suo percorso sia costellato di inciampi, ma anche soddisfazioni. Tutta la mia solidarietà al suo operato e al suo coraggio. Che sia di origini sarde, per me è un valore aggiunto: mi fa pensare all’amata Grazia Deledda, scrittrice sarda unica donna italiana a vincere il Nobel per la Letteratura nel 1926, avendo ripetuto la quinta elementare. Quando il talento sovrasta ogni piccolezza.