Dai frutti alla marmellata

È andata come pensavo: stamattina ho fatto la confettura di mele. Non me la sono sentita di lasciarle dentro il secchio della raccolta, in preda ai moscerini golosi… così ho proceduto. Adesso ho aggiunto una decina di vasetti a quelli custoditi nella dispensa in cantina e mi sono messa il cuore in pace. Se non le userò io, ho un prodotto artigianale da donare alle amiche. Anzi, sono lieta di averne sottratti un paio dal gruppo e averli portati in omaggio alle care amiche Lisa e Roberta che apprezzano le cose genuine, compresa l’amicizia, dono reciproco. Al vicino supermercato ho fatto una rapida spesa e sono rientrata per il pranzo: la cucina profumava di mele e cannella! Dedico il pomeriggio al relax, perché la temperatura si è parecchio abbassata: per fortuna c’è il sole e le nuvole in cielo sembrano giganti spumiglie. Prima di sera porterò Astro in passeggiata e forse vedrò la luna piazzarsi nella volta blu come un disco dorato: così mi è apparsa ieri sera. Mi occuperò dello strudel nei prossimi giorni. Tanto mele ce ne sono ancora!

Mela, frutto di Eva

Fatta la presentazione del mio ultimo libro, mi concedo lo svago dolciario dei muffin alle mele, che cadono in quantità dal mio albero in prossimità dell’orto, peraltro trasformato in una zona mista tra fiori e frutti. Secondo un rituale noto ai contadini, le piante da frutto producono ad anni alterni, e questo è quello buono per il mio melo che non è stato trattato con prodotti chimici contro le consuete malattie, cosicché i frutti sono “ruspanti”, spesso ammaccati e con sgradevoli macchie. Ma quello che resta di commestibile è naturale e gustoso! Per recuperare il prodotto che cade per terra e sottrarlo alle lumache, urge raccoglierlo e trasformarlo in fretta. Poco fa ho provveduto facendo i muffin, stasera farò mele cotto e domani magari la composta di mele e cannella. Se farà brutto tempo, potrebbe scapparci anche lo strudel, ovviamente di mele! Il profumo che si diffonderà per la zona giorno donerà una nota allegra alla domenica. Ho già in mente i destinatari delle mie leccornie: Lucia, Lara, Adriana, Marcella… senza dimenticare le mie colazioni mattutine. Succede che qualche volta resti senza muffin fatti in casa e mi adatti a consumare un prodotto industriale… ma non c’è storia. Il mio palato si è abituato alle mie leccornie, con ingredienti dosati e controllati, grassi compresi. Anche il mio colesterolo ringrazia. Io ringrazio madre natura e il frutto di Eva!

Resoconto sulla serata dedicata all’incontro con l’autore (me)

Stamattina mi sento più leggera. Nonostante il tempo da lupi, la presentazione del mio libro TEMPO CHE TORNA ieri sera ha avuto un certo successo. La quarantina di persone presenti era partecipe e in consonanza con il mio spirito, “brioso e spumeggiante”, a detta del mio compianto prof di Liceo. Leggo la poesia destinata al quadro Sguardo Antico di Noè Zardo, riportato in copertina. Con l’appoggio di Serapia, amante come me di gatti e fiori, di Lucia, nostalgica del Sudamerica e del babbo, di Adriana, botanica che parte dal concreto per interessare gli studenti, mi sono sentita compresa e sostenuta. Gli interventi dal pubblico – non scontati – mi hanno restituito una dimensione amicale della serata: ho apprezzato la testimonianza di Federico, ex alunno modello di alcuni decenni fa e ora insegnate, nonché scrittore di storia, come l’intervento di Gigliola, ex compagna di Liceo classico, ora convinta paladina dell’uso della lingua italiana: come contraddirla? Roberta, la mia dottoressa, mi ha sorpreso: ha letto e riletto il libro, tanto da farne una recensione coi fiocchi, da vera critica letteraria, mettendo in evidenza ciò che era sfuggito a me! Un fiore all’occhiello dell’amministrazione è Novella, che tra fiori e oggetti dimenticati ha incontrato di nuovo Leopardi. L’assessore alla cultura Giampietro, col suo stile garbato si espande in complimenti che sono un toccasana. Il sindaco Adriano Torresan non perde occasione per elogiare, anche se conteso da mille impegni. E Antonella? Tra ospiti da registrare e copie da vendere, mi cede il ruolo di moderatrice, che assumo senza merito. Dietro le quinte (del tendone verde scuro, tipo sipario) Manuel, il mio salvatore informatico, fa il video della serata che lo occuperà per le prossime ore a migliorare la ripresa, compromessa dalla pessima acustica. Del resto non tutte le ciambelle riescono col buco. Però il sapore della serata è alquanto appagante.

Oggi, san Pacifico…

Consulto spesso i nomi dei santi in calendario, per cercare quello più idoneo da dare ai miei personaggi letterari, più che per devozione. Oggi è san Pacifico e mi sta proprio bene, per ridimensionare le ansie da incontro con l’autore, che stasera sarò io. Poco fa sono stata a fare un sopralluogo in Centro Sociale a Castelcucco, dove le sedie sono già state distanziate. Con Manuel, il mio ex alunno talentuoso diventato mio assistente tecnico-informatico, abbiamo fatto delle prove audio, peraltro sul momento non riuscite. Confidiamo nella benevolenza del pubblico se qualcosa andrà storto, anche perché l’ampia sala “risponde” in maniera diversa, a seconda che sia vuota o popolata. Perbacco, quante quisquiglie bisogna considerare! Giovanni, il lettore più giovane coinvolto nel reading, tredici anni appena compiuti, mi ha chiesto come si deve vestire… percependo che l’incontro con l’autore non è cosa di tutti i giorni. Ho apprezzato la delicatezza che ha generato la domanda. Come sto io, che un collega ha definito “veterana” di questi eventi? Bene, in apparenza… se non fosse che da tre mattine mi sveglio verso le quattro e poi non riesco a prendere più sonno. Diciamo che mi do da fare perché la serata riesca bene. Ho anche comperato un’azalea rosa salmone che si intona col dipinto SGUARDO ANTICO di Noè Zardo, riprodotto in copertina, che mi farà compagnia accanto al tavolo della rappresentanza. Se possibile, avanti sera aggiungerò qualche dettaglio, perché “I dettagli fanno la perfezione, la perfezione non è un dettaglio.” Parole sante, di Leonardo da Vinci!

Incontro con l’autore Ada Cusin

Stamattina mi sono svegliata incredibilmente presto: l’ansia lavora, per la presentazione della mia ultima opera letteraria, domani sera, in Centro Sociale a Castelcucco, dove abito. Ho presentato altri libri in precedenza, ma questo è diverso, per genere e per contenuto. Inoltre, per la prima volta in copertina non c’è una mia foto, ma un espressivo dipinto dell’amico Noè Zardo, che ne costituisce un valore aggiunto. L’argomento del libro emerge da una somma di episodi, descrittivi e introspettivi, somigliante a un diario, però scritto a ritroso, dal presente al passato. Il titolo TEMPO CHE TORNA, vuole evidenziare il vero protagonista della lunga confidenza spalmata in 46 brevi episodi, che fa riemergere dal passato oggetti, persone, emozioni. L’opera non è stata progettata, è nata da sé mentre ero impegnata a sgomberare la cantina da un ammasso di scatoloni, in attesa da vent’anni di restituirmi il loro contenuto: foto, la tesi di laurea, giocattoli, compiti, quaderni, libri… un mondo accantonato ma ancora in grado di emozionare. Le cose più care ritrovate? La foto di mia nonna Adelaide, da cui ho preso l’amore per le parole e il braccialetto sanitario di quando ho dato alla luce mio figlio. Ah, lui è il responsabile inconsapevole di questo mio nono libro, perché sua è stata la richiesta di sgomberare la cantina… che adesso mi godo anch’io. Quando si dice il caso!

Una sposa… in cammino!

Sono andata a trovare Annu, mia ex alunna. Indiana, a giorni si sposa, non in Italia dove vive da quando era ragazzina e come avrebbe desiderato, ma in Germania; suo futuro sposo, un connazionale che vive in Canada. Un percorso matrimoniale tortuoso, per effetti legati al covid e alla numerosa presenza di invitati, com’è uso nella tradizione del suo Paese d’origine. Ovviamente l’amore supera qualunque ostacolo e Annu è pronta ad affrontare viaggi ed orizzonti nuovi. La trovo, radiosa come me la ricordavo, circondata da un grande numero di parenti, distribuiti i maschi in una stanza dell’appartamento, le donne in un’altra, arredata con palloncini rosa e decori festosi. Senza volerlo, confronto questo allegro assembramento con la quasi tristezza di certe unioni solitarie. Lo ammetto, essendo nubile non posso avere voce in capitolo, ma resto piacevolmente stordita dal clima di festa prenuziale prodotto da grandi e piccoli ospiti, a favore della prossima sposa. Chissà cosa succederà durante le nozze, cui peraltro la normativa anti covid ha imposto il dimezzamento degli ospiti. Ho visto qualche film di ambientazione indiana: credo che l’opulenza si accorderà con la sobrietà, considerata l’emergenza sanitaria in corso. D’altronde ad Annu interesserà la sostanza del rito, perché l’ho conosciuta come una ragazza che bada all’essenza delle cose. Con un corpo da modella e due grandi occhi neri pieni di luce. Tanti auguri, Annu!

Vacanze dell’anima

Ultimo giorno d’estate, dato che domani inizia l’autunno astronomico. Pare che siano in arrivo piogge e abbassamento della temperatura, tuttavia credo che potremo godere ancora di belle giornate, da vivere all’aperto. Di certo è stata un’estate sacrificata, il perché lo sappiamo. Mi sono concessa due rapide uscite al mare e due in montagna, con rientro serale a casa quasi contenta di poter riappropriarmi dei miei spazi, cui la pandemia mi aveva relegato. Durante il lockdown ho intensificato il giardinaggio e sono riuscita a riprodurre una decina di gerani, con una certa soddisfazione. Ho messo mano ad armadi e cassetti, che mai sarebbero stati riordinati, se non in circostanze speciali. Ho stretto amicizia col cane, ridimensionando il mio amore per i gatti, ho seguito le covate dei canarini… purtroppo infruttuose. Ho letto e soprattutto ho scritto, facendomi cullare dalle parole. Le poesie rimangono private mentre destino la prosa alle stampe. In settimana presenterò la mia ultima opera letteraria, TEMPO CHE TORNA, una lunga confidenza che parte dal presente per spaziare nel passato. Comunque vada, mi sono liberata. Grazie fin da ora a chi vorrà connettersi con il mio dire e il mio sentire. Diciamo che quest’estate ho fatto le vacanze dell’anima.

Un film impegnato

Ho la fortuna di andare al cinema con Serapia, una vera cinefila, così ogni visione è motivata e soddisfacente. Solo che ieri sera pensavamo di vedere un film italiano, LE SORELLE MACALUSO, ma per una mia svista sulle date il film è stato proiettato la settimana scorsa. Piuttosto deluse, abbiamo deciso di restare e farci un’idea sul film in programma: NON CONOSCI PAPICHA, una produzione franco-algerina del 2019 (annullamento dell’uscita in patria) che si è rivelato stupefacente, straordinario. Non a caso ha vinto due premi Cesar e credo altri ne riceverà. Protagoniste giovani donne in cerca d’indipendenza durante il tormentato 1997 ad Algeri. Nedjma, soprannominata Papicha (ragazza bella e indipendente) studia dall’università e sogna di diventare una stilista. Sostenuta dalle amiche, intende organizzare una sfilata, però deve lottare contro i terroristi e le donne intenzionate ad appoggiare il governo islamico. Insomma, una storia di ribellione sociale nel lungo cammino delle donne verso l’emancipazione e il riconoscimento dei vari diritti. Mi pare opportuno ricordare che le donne italiane, oggi e domani alle urne, ottennero il diritto di voto nel non lontanissimo 1946… Molta strada è stata fatta ma il percorso per l’uguaglianza di fatto temo non sia del tutto concluso.

Oggi, Ficus!

Il sabato mattina è un bel momento perché vado dalla parrucchiera, che è anche un’amica di vecchia data. Lei si occupa dei miei capelli e io la aggiorno sulla settimana trascorsa. Capita che parliamo anche di piante e di fiori. Addossata alla parete ovest del negozio, c’è una longeva pianta di ficus che Lara ebbe in dono oltre trent’anni fa, da cui sono state ricavate diverse talee. Una di queste, a suo tempo messe a dimora a casa mia, ha generato altre piante di ficus. La generosa pianta originaria, trovata la posizione ideale nell’ampia e luminosa sala della parrucchiera che la tiene costantemente d’occhio, ha distribuito bellezza e soddisfazione in molte case. La catena della riproduzione non si è interrotta e stamattina ho deciso di mettere mano alla pianta donatami da Lara vari anni fa, ormai sofferente: perse le foglie lungo il fusto (forse per scarsa luce) si era divaricata in due braccia legnose, portanti alcune foglie vitali. Mi sono documentata su come procedere ed ora ho tre talee di ficus che spero radicheranno. Saprò tra 15/20 gg se l’esperimento avrà funzionato. Diciamo che il giardinaggio è un hobby secondario, rispetto alla scrittura. Però ammantato di affettuose corrispondenze, se si maneggia una pianta ricevuta in dono, che non ci vuole lasciare e si rinnova in altre giovani piante. Adesso che ci penso, in giardino ho le roselline di Lina, la calla di Adriana, l’ibisco di Serapia, la camelia di mia mamma… Circondata da tanta bellezza, non posso sentirmi sola. Grazie ai fiori e alle amiche.

Ospiti non del tutto graditi

Oggi sono a corto di foto e pure di idee. Approfittando della bella giornata, ho fatto il bagno al cane e ho rinnovato l’aiuola di metallo in giardino. Sbocciato e sfiorito l’ultimo gladiolo, era diventata un agglomerato di lunghe foglie e steli verdi, oramai in sofferenza per l’arsura e anche per la colonia di lumache, nel frattempo stabilitesi tra gli anfratti e i bordi dei quattro contenitori. La presenza di questi molluschi in orti e giardini non è una novità, nemmeno a casa mia. Nella zona ombreggiata davanti alla cucina, dopo la pioggia, di sera è una processione di chiocciole che devo evitare di calpestare quando esco, per tirare giù la tenda a cappotto nella parte nord della casa. Fanno un colpo d’occhio di famiglia questi gasteropodi in libera uscita, proiettati a scalare i vasi di fiori che ho posizionato ben alti, per impedirne l’assalto, con modesti risultati. Una fioriera più esposta ha subito l’assalto e la demolizione perfino di un peperoncino, per cui adesso non ci metto più niente e lascio che venga invasa dall’edera sottostante. In altre occasioni ho provato ad attrarre le lumache nella birra, oppure ho disseminato di gusci d’uovo la base della pianta… tuttavia ho solo limitato il danno, visto che gli esserini mollicci con casetta incorporata sono tornati a farmi visita. Ormai li considero “ospiti non del tutto graditi”. Dopotutto anche loro hanno diritto di cittadinanza in questa terra (e sono pure preziosi per la loro bava). Vedrò di farmene una ragione e studierò per loro un percorso senza fiori.