Oggi sono a corto di foto e pure di idee. Approfittando della bella giornata, ho fatto il bagno al cane e ho rinnovato l’aiuola di metallo in giardino. Sbocciato e sfiorito l’ultimo gladiolo, era diventata un agglomerato di lunghe foglie e steli verdi, oramai in sofferenza per l’arsura e anche per la colonia di lumache, nel frattempo stabilitesi tra gli anfratti e i bordi dei quattro contenitori. La presenza di questi molluschi in orti e giardini non è una novità, nemmeno a casa mia. Nella zona ombreggiata davanti alla cucina, dopo la pioggia, di sera è una processione di chiocciole che devo evitare di calpestare quando esco, per tirare giù la tenda a cappotto nella parte nord della casa. Fanno un colpo d’occhio di famiglia questi gasteropodi in libera uscita, proiettati a scalare i vasi di fiori che ho posizionato ben alti, per impedirne l’assalto, con modesti risultati. Una fioriera più esposta ha subito l’assalto e la demolizione perfino di un peperoncino, per cui adesso non ci metto più niente e lascio che venga invasa dall’edera sottostante. In altre occasioni ho provato ad attrarre le lumache nella birra, oppure ho disseminato di gusci d’uovo la base della pianta… tuttavia ho solo limitato il danno, visto che gli esserini mollicci con casetta incorporata sono tornati a farmi visita. Ormai li considero “ospiti non del tutto graditi”. Dopotutto anche loro hanno diritto di cittadinanza in questa terra (e sono pure preziosi per la loro bava). Vedrò di farmene una ragione e studierò per loro un percorso senza fiori.
Autore: Ada Cusin
Se il soggetto c’è, il resto vien da sé
Vado a Bassano, in giorno di mercato. Un rapido giro per le bancarelle della piazza e poi punto alla biblioteca, un tempo meta fissa per ricerche e letture. L’emeroteca sulla destra entrando, mesi fa era un accogliente studio aperto dove persone adulte e oltre si trovavano a sfogliare quotidiani in silenziosa compagnia. Chi era frettoloso, chi ci metteva ore, ognuno aveva il suo tempo. Se trovavo il quotidiano prescelto occupato, prendevo una rivista dall’espositore e mi accomodavo sulla poltroncina di pelle bianca, curiosando tra le pagine amene, in attesa che arrivasse il mio turno di lettura. Stamattina ho rilevato che quella stanza è stata dismessa ed è attualmente adibita a deposito libri: che tristezza, ci sono i libri ma mancano i lettori in carne e ossa! L’effetto covid ha azzerato abitudini piacevoli che vorremmo riprendere. Non è lo stesso applicarsi in solitudine da casa. Voglio sperare che la pandemia, finalmente nauseata dalle nostre rinunce, si dissolva e ci consenta di tornare a vivere non come prima, ma se possibile meglio. Poco distante dalla biblioteca, c’è la scuola elementare Giuseppe Mazzini, che di lotte se ne intendeva. Ci passo davanti e mi colpisce all’ingresso un bellissimo ibisco rosa in avanzata fioritura, con decine e decine di fiori violetti caduti a fargli da tappeto. Anche il tronco è interessante, i rami sembrano aperti in una sorta di confortevole abbraccio della sovrastante fioritura. Vabbè, lo ammetto, in certi momenti mi sento ispirata. Se il soggetto c’è, il resto vien da sé.
Acqua, dolce sentire!
Stamattina ho fatto volantinaggio “pro domo mea”, per dirla con Cicerone che non era tra i miei autori preferiti al liceo. Molto più apprezzato Giulio Cesare che andava dritto al nocciolo del discorso, senza tanto arzigogolare. In ogni caso, un po’ di latinità è rimasta nel parlare quotidiano. Dunque, faccio un giro nei paesi limitrofi, per appendere locandine e piazzare volantini riguardanti la presentazione del mio libro TEMPO CHE TORNA, prevista giovedì prossimo. Il libro non è un prodotto commestibile ed è pure poco commerciale, perciò devo interrogarmi su quale sia la destinazione più opportuna del mio materiale promozionale. Alla fine casco nel tranello emozionale e lo affido ai titolari di negozi che frequento come cliente: supermercato, parrucchiera, farmacia, erboristeria, cartoleria, bar, forno… meravigliandomi di quanto vivace sia il tessuto dinamico dei piccoli paesi di provincia, nonostante la stretta indotta dalla pandemia. Ad un certo punto sento un languorino che mi ricorda l’approssimarsi del mezzogiorno, troppo tardi per fare una pausa al bar: punto al supermercato più vicino dove risolvere il problema del pranzo è un gioco da ragazzi. E qui acquisto (gratis) benessere, davanti alla cascatella del torrente Caniezza, a Cavaso del Tomba dove mi fermo ad ascoltare l’acqua chiacchierina e ad immaginare scenari agresti. In altri momenti esplodeva una fioritura di corolle gialle e l’aria era pregna del profumo di lavanda, in prossimità del parcheggio. Fare la spesa qui non è un caso, piuttosto una scelta partita da lontano, visto che ho vissuto qui la mia infanzia, dove incontro volentieri persone con cui ho condiviso un pezzo di strada. La presenza della natura nella sua veste gentile è un ulteriore richiamo a fermarmi per gustarla. L’acquisto più importante è fatto. Poi riempirò anche il carrello.
Pane e companatico
Il cielo stamattina mi strappa un sorriso: per deformazione professionale mi fa pensare agli scolari che sciamano da scuola verso casa. Anche se l’uscita sarà meno caotica e festosa degli anni scorsi, sarà comunque addolcita dall’essere ritornati sui banchi, di qualunque grandezza essi siano. Per caso sonol stamattina in prossimità delle scuole verso le dieci: gli alunni delle elementari stanno facendo la ricreazione in cortile, con la mascherina, che a qualcuno penzola da un orecchio dopo una corsetta. Più tardi tocca agli studenti delle medie; immagino più silenziose le ragazzine, schermate dalla mascherina ma attente ad osservare l’esuberanza dei coetanei maschi. Ho fiducia che emergeranno gli effetti collaterali buoni, di questo tempo ingrato di leggerezza. Il tempo atmosferico è più che buono, non si percepisce ancora l’autunno astronomico: godiamoci la coda di quest’estate tormentosa. Sento la nostalgia del mare, ma percepisco benefico il venticello sulla pelle esposta al sole della tarda mattinata. Il cane sonnecchia in uno sprazzo d’ombra e una farfalla bianca volteggia tra le portulache, aperte come minuscoli imbuti per riempirsi di sole. Tra un poco mi alzo dalla seduta beata dove sto scrivendo, per andare a preparare qualcosa da mettere sotto i denti. A proposito di nutrimento, nel mio libro che presenterò a breve TEMPO CHE TORNA (giovedì 24 settembre ore 20, in centro sociale a Castelcucco), termino l’episodio a pag.91 intitolato LO STUDIO, nel seguente modo: In breve, i libri, i fiori, le foto, i ricordi sono il mio pane quotidiano. Poi c’è il companatico. Buon pranzo a tutti!
Omaggio a Francesco Sartor
Domenica sera, 13 settembre 2020: partecipo al concerto dell’Asolo Chamber Orchestra nel centenario della morte dello scultore Francesco Sartor (14.07.1865 – 13.09.1920), nella piazzetta a lui dedicata, vicino alla chiesa della Madonna della Salute, dove l’artista visse, a Cavaso del Tomba (TV). Parcheggio nelle adiacenze di piazza Caniezza e raggiungo il posto a piedi, lasciando sulla sinistra la piazzetta dedicata al maestro di Musica Michele Benedettini (07.01.1883 – 26.08.1970), un altro artista delle note che mi diresse bambina durante uno spettacolo dal palco delle Opere Parrocchiali. Ricordo ancora il suo sguardo incoraggiante da dietro il sipario. In poca distanza, sono già due i personaggi di spicco ricordati che hanno dato risalto al paese. Tornando alle iniziative messe in campo per l’artista scultore, un plauso va alla Commissione per le Celebrazioni Francesco Sartor che ha operato con zelo e accortezza, elaborando un programma di eventi che si prolungherà fino alla prossima primavera, con il concorso del Gruppo Ricerca Storica, della Pro Loco e della Parrocchia di Cavaso e Possagno, cui vanno aggiunti molti solerti volontari che si danno da fare per la riuscita della serata. Personalmente apprezzo molto le informazioni che vengono date sull’uomo e l’artista, sotto un cielo stellato in una calda serata settembrina e mi propongo di approfondirne la figura per mio conto. Quando la rinomata orchestra inizia a suonare, il campanile batte le ore ventuno che si sovrappongono alle note, ma per me non è un disturbo, bensì una compartecipazione musicale bene augurante. Anche lo scultore in vita avrà apprezzato il tocco familiare dal campanile dirimpettaio di casa sua. Tutto fila liscio fino alla conclusione, con rapido recupero delle sedie per gli ospiti, da parte dei volontari. Prima di andarmene, vado ad omaggiare la scultura di Francesco Sartor posta in un’ansa della strada, giusto di fronte a casa sua: raffigura uno scolaro con un quaderno tra le mani. Ottima occasione per incoraggiare tutto il personale scolastico, da oggi in piena attività e formulare buoni auspici.
Domenica dolce
Stamattina ho provato a fare delle tortine ripiene di mele, esperimento parzialmente riuscito perché non ho le mani… in pasta con la pasta frolla! Però ho le mele, croccanti e succose. Rimedierò nel pomeriggio con i muffin, che ormai faccio a occhi chiusi. Non so se sia un caso che mi applichi in cucina di domenica, forse il mio desiderio di dolcezza raggiunge punte esorbitanti il giorno di festa! Comunque escludo si tratti di gola, perché a me piace la procedura, più che il prodotto finale, che spesso regalo o offro a chi viene in casa per qualche necessità. Ho rinunciato da tempo alla colazione fatta al bar con cappuccino e croissant, per ridimensionare il mio colesterolo, che infatti è sceso e mi confeziono i dolcetti da me, senza burro e con poco zucchero. Il mio palato si è assuefatto e le mie amiche gradiscono, soprattutto Adriana che da domani, con l’avvio dell’anno scolastico avrà un gran bisogno di energie extra! L’alimentazione non è un optional, ma un progetto per il proprio benessere strettamente legato alla salute, di cui dobbiamo scientemente farci carico. A questo proposito, mi sovvengono le parole di Sant’Agostino, secondo il quale mangiare bene avvicina a Dio. Beh, noi Italiani ne sappiamo qualcosa. Non è male se valorizziamo questa nostra attitudine culinaria, per farci e fare del bene in un periodo funestato da tante altre preoccupazioni.
Tempo che torna e Sguardo Antico
– Pomeriggio prefestivo, giornata deliziosa: mentre scrivo, il sole mi scalda la pelle e un venticello mi scompiglia i capelli, raccolti perché fa ancora caldo. Essere al mare sarebbe fantastico, se il tempo tiene farò una capatina a breve. Stamattina sono stata occupata con il volantinaggio, per la presentazione della mia ultima opera letteraria, intitolata TEMPO CHE TORNA, il 24 settembre, ore 20, in Centro Sociale a Castelcucco, nel rispetto delle misure anti-covid. Si tratta di un diario a ritroso, con protagonista il tempo, presente e passato, che mi parla attraverso oggetti dimenticati, che tornano a rianimarsi e a provocare emozioni. Una scrittura intima, che doveva rimanere tale, finché ho realizzato che quanto capitato a me, poteva succedere in molte altre case. Oltretutto la pandemia ha costretto molte persone a fare ordine dentro armadi e cassetti, come io ho fatto in cantina per una legittima richiesta di riordino da parte di mio figlio. Per la cronaca, il lavoro non è ancora ultimato, ma ci siamo quasi (oggi ho pulito le finestrelle in alta e ribalta prospicienti le bocche del lupo… quando mai lo avrei fatto, se no?). Devo dire che, dopo vent’anni che ci abito, mi sto affezionando alla mia casa, seminterrato compreso. Non era proprio scontato, per un tipo piuttosto nomade come me! Mi sono trovata il mezzo per viaggiare con la fantasia. Quando scrivo mi libero e poi sono quasi contenta. Spero di trasmettere al lettore e a chi sarà presente all’incontro con l’autore, le emozioni provate durante la stesura del libro, sintetizzate anche nel dipinto SGUARDO ANTICO di Noè Zardo, in copertina. Come diceva il grande Leonardo, la pittura è una poesia muta e l’osservatore che si connette con l’artista la traduce a suo modo, in base a cuore e mente. Buona lettura a tutti!
I fiori sono poesie…
In tarda mattinata vado da Lina, per prendere dei rametti da una bellissima rosa baccara color velluto, da consegnare a Serapia, che ne farà delle talee. Chiaro che i fiori sono un ottimo collante delle relazioni, oltre che un piacere per gli occhi. Guarda caso, stamattina mi è arrivato un saluto da Annamaria, con la seguente scritta, riportata su un coppo decorativo: “I fiori sono poesie che parlano al cuore delle anime sensibili”. Beh, parlo per me: i fiori mi nutrono dentro e mi fanno buona compagnia. A ruota ci sono i frutti, belli da vedere e da gustare. Lina mi prepara un presente di uva fragola bianca – squisita – e dolcissimi fichi viola, mentre io giro per il giardino a caccia di bellezze da immortalare: un’altera rosa, un ibisco, un fiore di canna indica bicolore giallo-arancio… finché non vengo attratta da un dorato fiore di zucca che spicca tra una moltitudine di campanelle/ipomee blu: una meraviglia che attrae anche laboriosi insetti ronzanti nei paraggi. Peccato non poterlo cogliere per metterlo in vaso, che non è il suo destino. Fritto sarebbe da solo un saziante contorno, da quant’è grande, il che mi consente di ricordare che ci sono anche i fiori eduli. Il colore di intenso giallo è di per sé una iniezione di fiducia. Con tanto malloppo torno a casa contenta, appagata dai fiori e dal fiore dell’amicizia.
Meno tre…
La stampante ha segnalato che l’inchiostro a colori sta finendo. Era in previsione, dato che la cartuccia in uso è quella inclusa al momento dell’acquisto, risalente a qualche mese fa, giusto prima del lockdown. Perciò stamattina decido di procurarmi ciò che mi serve. Non ho altre spese da fare e voglio sbrigarmi in fretta, perché ho altre commissioni da fare. Per andare sul sicuro, ieri mi sono accertata che il prodotto ci sia, come in effetti è: tempo di chiedere in negozio e l’addetto al reparto mi consegna… l’oggetto del desiderio, in quattro e quattr’otto. Mi avvicino alla cassa e in pochi minuti potrei essere fuori… ma mi trattengo dinanzi a degli espositori colmi di materiale didattico: pacchi di quaderni colorati, sopra copertine fosforescenti, matite che sembrano giocattoli, temperini stravaganti… realizzo: la scuola sta per iniziare! Lunedì si riparte, con tante novità, speriamo anche belle. Innanzitutto, buon anno scolastico a tutti, docenti, studenti, personale ATA (se si chiama ancora così), presidi e pure i genitori di figli in età scolare, che non invidio, ma di cui immagino ansie e timori. Non ho nessun motivo per strapparmi i capelli, né per prendere alla leggera la situazione liquida in cui verte la scuola, il mio ambiente di lavoro per quarant’anni. Dalla mia esperienza posso affermare che i giovani sono pieni di risorse e a volte stupiscono per l’adattabilità, ostica alle persone grandi. Certo, la situazione non alletta a darsi pacche sulle spalle, ma credo che non sia l’atteggiamento giusto quello di gravare i giovani alunni e studenti anche delle nostre ansie. Ognuno combatte la sua piccola o grande battaglia quotidiana, per rendere interessante la vita che, come diceva Madre Teresa di Calcutta “La tua vita non è un gioco… ma è in gioco la tua vita!”.
Dolce raccolto
Non è proprio stagione di fragole, ma sono contenta che le mie piante in vaso continuino sorprendentemente a produrne. Durante il mio giretto mattutino, è una soddisfazione arricchire la mia colazione all’aperto, staccando qualche fragola rossa, che penzola dal fogliame e sembra che mi chiami per essere gustata. Il cane condivide con me questo bocconcino, perché gli piace la parte verde del colletto. Se non ci sono fiori da raccogliere per mettere in vaso, sono contenta lo stesso, perché ho ricevuto il mio regalo quotidiano dalla natura. Resistono i gerani, sebbene attaccati dalle lumache. Sboccia ancora qualche rosa, che tengo in conto prezioso. Tengo d’occhio una serie di vasetti di ciclamini, posizionati all’ombra sotto il glicine, in attesa che spuntino i fiori, altrove già fioriti. Peccato per l’uva fragola, che quest’anno ha dato forfait! Vorrà dire che aprirò la confettura fatta l’anno scorso e la spalmerò sulle fette di pane casereccio. Adesso che sono in pensione, posso permettermi il lusso di fare colazione, senza i minuti contati. Del resto, non è la felicità fatta di piccole cose? Se non è proprio felicità, è benessere, un parente di primo grado.
