Ho visto l’affresco “Carabinieri nella tormenta a Feltre”, che mi era stato segnalato da un amico carabiniere e pittore. Quando l’arte sostiene l’Arma, sensibilizza l’utenza che può coniugare disciplina e bellezza. In tutti gli uffici pubblici sarebbe auspicabile ammirare opere d’arte, specie in quelli soggetti alla sofferenza fisica o psicologica. In tempi passati erano le chiese a elevare lo spirito attraverso le narrazioni pittoriche. Adesso che l’uomo è diventato più laico, può nutrirsi di valori ovunque si svolga la vita civile. Io non sono esperta di arte, ma cerco di interrogare l’opera, per carpirne il messaggio. L’autrice dell’affresco trasmette in sostanza una storia di alto contenuto morale, ambientata a Feltre, sotto la protezione dei santi Vittore e Corona: due carabinieri procedono nell’esercizio del dovere, ostacolati dalla tormenta di neve, che è reale ma anche simbolica, perché sottintende i sacrifici, talvolta sottostimati, sostenuti dai rappresentanti dell’Arma. Ecco, le parole sacrificio e dovere mi suonano come reminiscenze scolastiche che mi inteneriscono e mi commuovono. Andrebbero usate più spesso, senza paura di essere considerati parrucconi. Coi tempi che corrono, il recupero anche linguistico oltre che artistico non può che fare del bene.
Autore: Ada Cusin
LACCI… d’amore
Ieri pomeriggio ho visto il film LACCI, appena uscito, una storia di amore tradito. Quasi banale nell’argomento di base, molto intrigante nel trattare le complicazioni psicologiche che si allargano a tutti i componenti della famiglia, per decenni. In questo senso eccessivo, a mio dire, perché soluzioni diverse, tipo separazione, avrebbero impedito il radicarsi di frustrazioni e delusioni. Azzeccato il titolo e bravissimi gli interpreti, gatto compreso che nella storia ha una sua funzione equilibratrice. Personalmente sono uscita dallo spettacolo con la convinzione che sia preferibile la solitudine a convivenze traumatiche. Detta in altri termini, se l’amore finisce meglio girare pagina e non ostinarsi a tenere in piedi un legame che diventa laccio costrittivo anche per i figli. Per fortuna conosco coppie separate che hanno superato il trauma della rottura con dignità e desiderio di ricostruire legami-lacci importanti. Certo il film non incoraggia in questo senso. Ma può essere un buon deterrente a riflettere bene su… dove ti porta il cuore! Ho cercato nella simbologia dei fiori, quello che rappresenta il tradimento: pianta di Giuda, calendula, sambuco. Non avendo a disposizione foto di riferimento, propongo l’osmanto che ho in giardino, i cui fiorellini bianchi assomigliano a quelli del sambuco. Naturalmente con il beneficio di inventario. E buone relazioni a tutti!
Autunno bifronte
Grazie a Dio, oggi è una bella giornata di sole. Esco per andare a ordinare un bancale di legna, faggio nello specifico, per la stufa che accendo da qualche sera. Non urge ancora avviare i termosifoni, ma dopo il tramonto intiepidire le stanze risulta gradevole. Lo apprezzano anche le gatte che scelgono di stare in casa, anziché uscire. Il cane non si pone il problema, perché sta dove sono io. Il momento clou del beneficio termico è dopo cena, quando accendo la stufa e mi distendo sulla mia poltrona relax, sentendo i ciocchi scoppiettare e percependo attorno un profumo di legna secca. Ammetto che questo rituale del fuoco mi affascina e mi ben dispone, forse mi ricorda qualcosa dell’infanzia, quando la mamma accendeva la stufa, non di maiolica come la mia, ma di ghisa, dove scaldava le vivande, precedentemente cotte sul gas accanto. Sembra un’altra epoca, da dove mi giungono ricordi misti, talvolta positivi. Non appartengo alla schiera di persone che, interpellate sul passato vorrebbero tornare indietro. Vivo il presente con l’atteggiamento del pescatore che attende con pazienza che abbocchi all’amo il pesce giusto. Sono per il recupero di ciò che era buono decenni fa, anche riguardo all’abbigliamento. Ho diversi capi, riadattati che svolgono ancora un buon servizio, mi pare che questa modalità si chiami vintage, tradotto da me in recupero. Sembra che la parola abbia una sfilza di significati non proprio esaltanti, tipo démodé, out, fuori moda, sorpassato, antiquato, superato… Beh, non mi tocca più di tanto: con il distanziamento sociale le occasioni mondane sono azzerate, di sera non esco quasi mai e mi godo la stufa. Se indosso un capo retrò, tanto meglio. Che ci stia dentro dopo vent’anni mi procura un’intima soddisfazione. Con buona pace di chi avesse da ridire.
Spesa rivisitata
– Come d’abitudine, vado a fare la spesa il lunedì mattina, in un supermercato in un paese vicino, dove c’è anche il mercato, che mi sta bene se ho bisogno di comperare qualcosa di non commestibile, tipo scarpe o magliette. A dire la verità, utimamente trascuro le bancarelle, a favore della grande distribuzione. E mi dispiace, perché il colore, i profumi e la vivacità del commercio al minuto non li percepisco affatto spingendo il carrello per metri e metri, incrociando altri carrelli muti. Se prima mi elettrizzava fare la spesa settimanale, adesso un poco mi rattrista. Incrocio altri clienti con il foglietto in mano, semicoperto il volto dalla mascherina, poco inclini a parlare e probabilmente interessati a sbrigarsi. Forse anche desiderosi di uscire per togliersela, la mascherina e respirare un po’ di aria pura. Pura? Chissà, non voglio approfondire l’argomento, perché temo che potrei ulteriormente rattristarmi. Causa covid, i presìdi sanitari condizionano la nostra vita e dobbiamo farcene una ragione. Però era così bello il cicaleccio da mercato prima della pandemia, che pare intenzionata a mettere radici. Ma farò il possibile per non darle spago, ricorrendo alle mie iniezioni di fiducia: piante, fiori, animali e qualche contatto sensibile. Il blog mi aiuta, perché dietro a ogni visitatore immagino un potenziale amico. Se poi qualcuno mi risponde, allora la soddisfazione raddoppia. E tante grazie ai lettori!
Buon Compleanno!
Un tramonto brillante: ecco cosa auguro a Maria Pia e a me stessa, che la seguo nel percorso in discesa della vita! Attenzione: lei è proprio la dimostrazione che età anagrafica e biologica non coincidono. Curata, abbronzata, attiva… va in palestra e in bicicletta. A pranzo elabora manicaretti sfiziosi e arreda la tavola sempre con un bouquet di fiori che raccoglie in giardino. Ha molti amici ma convive serenamente anche da sola. Dietro il sorriso lungimirante nasconde ferite, che l’hanno piegata ma non abbattuta. Credo che la sua dote distintiva sia la sensibilità, che è un’arma a doppio taglio se esonda dal medio sentire. Quanto al nostro rapporto amichevole, è sostenuto da una condivisione della letteratura: io scrivo e lei legge, fornendomi commenti mirati e generosi che mi riempiono di gratitudine e mi spronano a continuare a mettere su carta le mie emozioni. Insomma, è una mia fan che mi onoro di conservare tra le persone positive della mia vita. Che sia nata il giorno di san Francesco è una premonizione, dato il suo stile di vita equilibrato e rasserenante. In tema di amicizia, adeguata mi sembra la definizione di Marcel Proust, che faccio mia: “Dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici, sono gli affascinanti giardinieri che fanno fiorire la nostra anima”. Quindi, grazie Maria Pia della tua amicizia e luminoso compleanno!
Potere del tempo e dei fiori
Credo proprio di essere meteoropatica: è bastato intravedere un pezzetto di azzurro nel gran concerto di nuvole per cambiare umore, oggi piuttosto al ribasso. Stamattina pioggia battente, gatte nervose dentro e cane appisolato. I canarini taciti in ripostiglio, incerti se nutrirsi oppure no della foglia di radicchio. Per vedere una passerella cromatica sono andata dalla fiorista, che ha confezionato un cesto regalo per il compleanno domani della mia amica Maria Pia. Ho comperato per me quattro vasi di pansè o viola del pensiero, che ho messo nell’aiuola metallica in giardino, per avere qualcosa di bello sotto gli occhi: i colori dominanti sono viola e giallo, a mio dire assortiti molto bene da Madre Natura. Nel linguaggio dei fiori, pare che dentro i petali della viola del pensiero sia possibile scorgere il volto della persona amata: meglio di un selfie! Data la stagione, sarà sempre più arduo immortalare fiori, salvo concentrarsi sulle piante grasse o d’appartamento, che danno comunque soddisfazione, ad osservarle. Ad esempio, la mia talea di Ficus, dotata di 4/5 foglie, ha srotolato una lucidissima piccola foglia in punta, che è una meraviglia! Credo che non mi mancherà la compagnia del verde, sebbene dovrò rinunciare ai bouquet dei fiori recisi da mettere in vaso. Mi restano comunque le foto, che saranno una consolazione durante il rigore invernale. Ma per quello c’è ancora tempo!
Festa dei nonni
I nonni, che risorsa! Io li ho goduti pochissimo e neanche tutti. Non ho conosciuto il nonno paterno, morto prima della mia nascita e quello materno è mancato quando avevo cinque anni. Le foto me lo restituiscono preciso della mamma, piccolo e tozzo, con baffetti alla Marx! Vendeva pesce porta a porta, stipato in cassette posizionate sul portapacchi della bicicletta. Di nome Giacomo, per il suo lavoro era conosciuto come “Giacomin del pese”. Adelaide, “Aide” per lui, era sua moglie e mia nonna materna: magra, elegante, ieratica con un bel profilo greco e i lunghi capelli intrecciati a chignon. Le ero molto affezionata. Quando è mancata avevo dodici anni ed è stata una grande perdita. La mamma di mio padre si chiamava Regina, nome a mio dire bellissimo, però ridimensionato a Gina. Era sempre ben pettinata e con un sereno sorriso stampato sul volto rotondo. Mi ha lasciato sottrarle un quadro con un bel Gesù dipinto, di cui mi ero innamorata. Venendo a me, non sono ancora nonna, a differenza di alcune mie coetanee e la cosa non mi dispiace, perché non mi sento ancora pronta per un ruolo tanto prestigioso. Mi guardo attorno, osservo e prendo appunti, per quando capiterà a me. Sperando di essere all’altezza dei nonni migliori: quelli che hanno mantenuto dentro il cuore un bambino.
Ciclamino, fiore d’autunno
Marcella mi ha ricordato che da qui a tre mesi sarà capodanno! Caspita, come cammina il tempo… nessuno avrà nostalgia di questo anno infernale. Oltretutto ho sentito che l’emergenza sarà prolungata, causa risalita dei contagi. Non mi resta che emettere un sospiro di delusione frammista a sopportazione. Non mi sono ammalata, sono stata attenta e fortunata. Però mi sono immalinconita, il distanziamento sociale condiziona eccome le relazioni sociali. Mi butto sui fiori e sui frutti autunnali, per distrarmi e sorridere. Stamattina, al mercato locale la bancarella dei vivaisti era una passerella di ciclamini, grandi e piccoli, bianchi, rosa, rossi e screziati. Mi piacciono quelli molto piccoli, perché posso incastrarli tra la soia e il balcone, che chiudo di sera. Ne ho anche diversi vasetti in giardino sotto l’abete, ma sono in ritardo rispetto a quelli messi in vendita. Fiore autunnale interessante, il Ciclamino, dall’indole riservata… credo che un po’ mi assomigli. In ogni caso porta una nota di colore, e talvolta di profumo (mi riferisco a quelli coltivati, gli altri è vietato raccoglierli) che fa bene agli occhi e alla mente. Mia madre li amava molto: ne comperava vari esemplari, che si godeva giusto il tempo della fioritura, perché non resistevano più di tanto (temo li bagnasse troppo). In ogni caso rappresentavano un allegro ingresso in famiglia. Insieme alle talee di Gerani, mi occuperò dei Ciclamini vecchi e nuovi, per dare un po’ di colore alle prime nuvolose giornate autunnali.
Felicità calpestata
Felicità, che parolona! Ho cercato lumi nel web, essendo ancora incerta sulla definizione che più mi rappresenti. Si avvicinano al mio sentire le seguenti: “Se vuoi una vita felice, devi dedicarla a un obiettivo non a delle persone o a delle cose”, Albert Einstein. Oppure: “La felicità non è qualcosa di già pronto, ma viene dalle tue azioni”. Dalai Lama. Madre Teresa di Calcutta si esprime così: “La felicità è felicità. Meritala!” e potrei continuare. Se noto qualcuno felice, sono contenta per lui o loro: un bambino, una coppia di anziani ancora innamorati, dei fidanzati… che mi provocano forse nostalgia e ammirazione, mai invidia. Cosa può essere successo dentro al giovane studente di Scienze Infermieristiche che ha ucciso i due fidanzati, perché invidioso della loro felicità? Tra tanti fatti di cronaca nera, questo è davvero sconcertante, anche considerata l’età dell’assassino, reo confesso, che avrebbe avuto tutto il tempo per cercarla e costruirla la sua felicità. So che il male esiste, ma che abiti in un ragazzo poco più che ventenne mi lascia esterrefatta. Un pensiero di profonda pietà va ai due innamorati, oggetto di attenzione tanto malsana, il cui sogno d’amore è stato calpestato e azzerato. La vita spesso viene paragonata a una commedia, talvolta a una tragedia ma in questo drammatico evento assume l’agro sapore di una beffa! Mi unisco al cordoglio di un intero Paese.
Bentornato Sole!
Che meraviglia sentirsi ancora il sole sulla pelle! Anche se la temperatura è bassina, confortano la luce e il tepore delle ore centrali. Le mie talee di gerani, messe a dimora lo scorso marzo, esibiscono fiori dai colori sgargianti e foglie verde intenso. Col distanziamento sociale mi sono data al giardinaggio e posso ben dire che sono in compagnia delle piantine che ho creato da me! I canarini perdono le penne ma iniziano a cantare, il cane sonnecchia a tutte le ore. Quando sono fuori in giardino si rotola sull’erba e immagino che gioisca delle sue capriole. Le gatte sono nomadi di giorno mentre di sera si ritirano sul letto, tra cuscini e peluche. Tra non molto accenderò la stufa e allora so che mi faranno compagnia, a ragionevole distanza fra loro, ma prossime al tepore sprigionato dalla legna di faggio o di carpino, rimasta dall’inverno, non eccessivamente freddo. Mi sembra incredibile che tra tre mesi sarà quasi la fine dell’anno, un anno bestiale per molti versi. Non mi resta che incrociare le dita e impegnarmi per mantenere lo statu quo. Magari valorizzando la pillola di saggezza udita stamattina da Juppiter su Rai1 mentre sorseggiavo il mio cappuccino fatto in casa: “Prendi il meglio che esiste e miglioralo; se non esiste, crealo!”. È una parola!… ma si può provare.
