Festa dei nonni

Per scrivere il mio post quotidiano, quando sono a corto di notizie cerco in internet se la giornata è dedicata a qualche evento particolare e scopro informazioni talvolta curiose, come quella di oggi, pare dedicata ai nonni e ai nipoti. Premetto che io persi i nonni da bambina e alla data attuale non ricopro a mia volta il ruolo, per cui nutro un misto di nostalgia e di ammirazione per chi si è potuto spendere in questo senso. Stamattina verso le dieci sono stata a salutare una coetanea, che di nipoti ne ha già cinque; la più grande, Margherita, a giorni sosterrà l’esame di terza media, nella unica versione del colloquio, causa misure introdotte per contenere la pandemia. La fanciulla stava al computer, ripassando qualcosa e la nonna rimestava tra le pentole, essendo una cuoca provetta che nutre diversi familiari a pranzo. Ho provato una sottile invidia, più per la nipote che per la nonna, essendo io negata per la cucina e portata a sperimentare situazioni nuove, com’è d’obbligo per i giovani. La relazione nonno-nipote è molto importante per una crescita serena, e se viene a mancare per svariate circostanze, lascia il segno, come è capitato a me che ho avuto poco tempo per godermi nonna Adelaide, cui ero legatissima. La stessa cosa è successa ad altre persone, tipo alla mia amica Lucia, assai affezionata alla nonna Marta. Per ragioni genetiche abbiamo ereditato caratteristiche simili, nel mio caso l’attitudine a scrivere, che rafforzano le nostre radici. La pianta come metafora delle origini è sempre di effetto. Idem per il proverbio correlato: “La mela non cade mai lontano dall’albero”. Anche se ci siamo frequentate poco, devo a mia nonna materna buona parte della mia personalità. Intanto cerco nonne adottive virtuose, come Gina, la nonna di Manuel, per riempire i miei vuoti. Per l’altra metà del cielo, ho dedicato il mio ultimo libro Il Faro e La Luce, a un nonno ideale, il mio professore di liceo. Pertanto auguri a tutti i nonni e le nonne: di ieri, di oggi… e di domani!

Incidente nautico sul Garda

Chi può godersi il mare da una barca è un privilegiato. Salvo morirci, come è capitato alla giovane coppia a Salò: lei 25enne studentessa universitaria, bellissima, lui il suo bel compagno 37enne, una coppia affiatata che rientrava dalla cena con il natante, investito in pieno da un motoscafo condotto da due tedeschi che non si sono accorti dell’incidente (!) e pertanto non li hanno nemmeno soccorsi. Lui morto sul colpo, col ventre squarciato dall’elica, lei ripescata in acqua con gli arti inferiori parzialmente recisi. Bruttissima storia, che ne evoca altre successe in mare, a danno di ignari bagnanti o natanti. Quando si dice la jella (mi verrebbe da usare una parolaccia accreditata tra i giovani e non solo): i due sfortunati erano giovani, belli, innamorati, presumibilmente in vacanza, sportivo amatoriale lui proprietario della piccola imbarcazione in legno… e vedi che fine hanno fatto! I due turisti sul motoscafo a nolo che si erano allontanati senza prestare soccorso, sono ora indagati per omicidio colposo e omissione di soccorso, praticamente altre due vite messe a soqquadro, anche se non private dell’esistenza. Di solito gli incidenti si verificano sulla strada, cielo e terra non ne sono esenti… ma in un posto bello come il lago non dovrebbe succedere. L’acqua è un elemento vitale: penso alla Venere del Botticelli che sorge dalle acque, alle poesie dedicate al mare, alla simbologia di riferimento… ai versi “Chiare, fresche et dolci acque” del Petrarca che vengono offuscati dai gravi incidenti causati dall’imperizia e dalla superficialità umana. Quando va bene.

La prima Rettrice dell’università di Padova

Accolgo con grande piacere la notizia che è stata eletta la prima Rettrice dell’Università di Padova: Daniela Mapelli, 55 anni, docente di Neuropsicologia e riabilitazione psicologica, madre di due figli. Dopo 800 anni dalla fondazione del prestigioso ateneo, ben venga, anche se la neo eletta ha tenuto a precisare: “Mi piacerebbe che un giorno si parlasse di competenza non più di genere”. Del resto Padova annovera la prima donna laureatasi al mondo: in Filosofia, nel 1678, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, simbolo di emancipazione femminile. Nata nel 1222, l’università di Padova è una delle più antiche, dove insegnò anche Galileo Galilei come dottore di Matematica e Fisica, durante “i 18 anni migliori di tutta la mia vita” (parole sue), dal 1592 al 1610. In Prato della Valle, tra le 78 statue dei padovani illustri che cingono l’isola Memmia c’è anche lui, che pure era nato a Pisa, nel 1564. Sono stata diverse volte in visita di istruzione al Bo, sede storica dell’Università, con i miei studenti e la cattedra lignea da cui teneva le lezioni il grande pisano era uno degli obiettivi più interessanti. Era oggetto di riflessione anche il motto: Universa Universis Patavina Libertas = la libertà di Padova è universale e per tutti, a sottolineare la libertà di pensiero che la contraddistingueva. La mia Laurea in Lettere risale al 1976 ed ha rappresentato una tappa importante della mia vita. Oggi credo che molte cose siano cambiate, dopo il covid e le lezioni da remoto. Percepisco nuove difficoltà di relazione tra docenti e discenti e l’approccio allo studio si è in parte disumanizzato. Tuttavia rimane la grande opportunità di .migliorare il proprio bagaglio culturale, accedendo a uno dei tanti corsi universitari, per soddisfare il bisogno di specializzarsi in un qualche ramo del sapere. Condividendo il motto di Socrate: “La vera saggezza sta in colui che sa di non sapere”… quindi non si finisce mai di imparare!

Progetti a breve termine

Penultimo sabato di giugno, l’estate si è finalmente fatta avanti e l’Italia è quasi tutta in zona bianca; la campagna vaccinale procede e i contagi diminuiscono: mi sembrano buoni indizi per un cambio di marcia e ben sperare in un futuro alleggerito di preoccupazioni. In ogni caso la prudenza è d’obbligo e pertanto anch’io mi adeguo, concedendomi libertà col contagocce, cercando di valorizzare ciò che ho sottomano per disporre il mio umore al meglio. Ad esempio la luce, che filtra attraverso gli scuri di prima mattina, poi il canto dei canarini del vicino e il tubare delle tortore nei paraggi. Quando spalanco le imposte, il profumo intenso dei gelsomini solletica le mie narici, favorendo delle inspirazioni profonde. L’aroma del primo caffè del mattino dà la scossa al corpo ancora impigrito. Il mio giretto per il giardino si limita al controllo: è un’emozione constatare che stanno per sbocciare i primi tre Gladioli rossi, mentre ho raccolto ieri le prime Ortensie. Le Rose sono sempre generose, sebbene abbiano vita breve. Penso a una puntata al mare in compagnia di Adriana e Lucia come premio per la segregazione pesante di questi ultimi mesi, poi scenderò con mia nipote Cristina ad Alba Adriatica per qualche giorno… ma prima, giovedì 8 luglio, ore 20.30 in Centro Sociale a Castelcucco, ci sarà la presentazione del mio ultimo impegno letterario, il romanzo Il Faro e La Luce, che di suo predispone al benessere: per la copertina solare e per il contenuto emozionante. Incrocio le dita e vi aspetto!

Una bella storia

Tra tante notizie di cronaca più nera che bianca, stamattina ne leggo una confortante, di quelle che fanno bene al cuore, direi di un colore dorato: in provincia di Padova Greta, una bimba di otto anni, rinuncia alle sue trecce bionde perché possano essere trasformate in parrucche da destinare alle donne che hanno perso i capelli, a causa delle cure per combattere il cancro. Una bella storia, encomiabile la ragazzina, sensibilizzata al problema dal padre che lavora allo IOV (Istituto Oncologico Veneto); quando si dice che la mela non cade mai distante dall’albero! Anche il Presidente della Regione Veneto si è complimentato con Greta, che farà scuola a tante amichette, e non solo. Immagino l’attenzione mediatica che si sposterà su di lei, per un gesto di altruismo che suona straordinario in un periodo di confinamento sociale, per questo ancora più apprezzabile. In ambito femminile, i capelli sono una cornice del volto; lo afferma una che non può contare su dati estetici strepitosi, ma le chiome mi sono care e le curo con particolari attenzioni. Ho sempre avuto i capelli lunghi, con la scriminatura sulla fronte: raccolti a trecce da ragazzina, sciolti e ondulati sulle spalle da giovane, raccolti a coda sulla nuca da studentessa, a chignon da adulta. Sono una parte di me cui non rinuncio, forse legata alle scelte della mia vita: concentrano volontà e determinazione… in forma leggera, come ogni singolo capello nel contesto della chioma (siete autorizzati a ridere!). Tornando al gesto altruistico di Greta, i suoi capelli biondi ricresceranno in fretta e tornerà a goderseli, forse inanellandoli tra le dita, come fanno molte ragazze. Spero che il suo gesto di piccola grande donna produca altrettanta generosità.

TEMPO CHE TORNA

Da tanto non tornavo al mercato di Bassano, che frequentavo quasi tutti i giovedì quando ero in servizio a scuola: allora era un diversivo liberatorio che mi distraeva dagli impegni scolastici. A distanza di sei anni, devo ammettere che non trovo più tanto attraente zampettare per le piazze tra la calca di mezza mattinata, anche perché nel frattempo è partito il mercato locale nel mio paese ed è emerso il problema dell’artrosi all’anca che mi limita nella deambulazione. Comunque ogni tanto ci ricasco ed approfitto dell’occasione. Il progetto era di fare una toccata e fuga, ma è andata diversamente. Ero sul posto alle 8 e sono tornata verso mezzogiorno, con un caldo insopportabile, acuito da un paio di soste obbligate sull’asfalto rovente, causa lavori in corso. Di strada mi sono fermata a fare la spesa e al mercato ho comperato varie cosette. L’obiettivo primario era la consegna di alcuni miei libri in biblioteca al Museo per Francesco e in farmacia (cura dell’anima…) per Bruno, quale estensione dell’incontro con l’autore avvenuto lunedì. Per un caso fortunato, grazie a un indizio della mia amica Nadia, dott.ssa Pavin, al Pick bar ho incontrato il dottor Santagati – per me Tanino – che mi ha ragguagliata su come affrontare l’intervento di protesi all’anca, che lui ha subìto tempo fa e per me temo non più procastinabile. Non ci vedevamo da circa… quarant’anni: io l’ho riconosciuto, lui no! Qualcosa vorrà pur dire… però è bello che sia stato riannodato il filo: il tempo che ritorna può essere stupefacente. D’altronde il mio penultimo scritto si intitola TEMPO CHE TORNA, quasi una presagio!

Buon Compleanno, Cristina!

Il mio blog sta per compiere un anno, precisamente alla fine del corrente mese. Non ho mai mancato un giorno di scrivere: qualche volta ho postato tardi, per impegni vari, finché mi sono stabilizzata nel primo pomeriggio. Può essere che dopo mi conceda una pausa, ma non intendo rinunciare al piacere dello scambio di pensieri ed emozioni con i miei affezionati contatti. Ultimamente ho scritto per il compleanno di persone care… dopotutto blog significa diario e dentro ci sono le trame della mia rete affettiva. Oggi è il compleanno di mia nipote Cristina, cui faccio auguri di ogni bene. Lei è una bella persona, dentro e fuori. Fisico da modella, curata senza esagerare, era informatore farmaceutico prima del prestigioso lavoro attuale che ha un corrispettivo verbale in lingua inglese, ma non me lo ricordo. Comunque non è al suo lavoro che intendo fare pubblicità, quanto al suo carattere per cui la trovo: elegante, dinamica, forte, capace di gestire in contemporanea più problematicità, che in questo ultimo periodo sono state molte, soprattutto nel privato. Amante della natura, è affezionata – ricambiata – a uno splendido Cocker di nome Cocò. Io preferisco i gatti ma vale lo stesso. Le piace come scrivo… e gradisce le mie polpette, apprezzamento che, fatto a una cuoca negata, mi lusinga. D’altronde c’è sempre tempo per imparare e per cambiare, l’età è una buona consigliera. Cara Cristina, goditi la tua splendida maturità e torna presto a trovarmi!

Rimpatriata scolastica

Ritrovarsi dopo cinquant’anni è stato emozionante! Da tanto non vedevo i miei compagni di liceo Simonetta, Bruno e Walter. Con Riki (Riccarda) e Lele (Costanza) la distanza temporale risaliva all’ultimo incontro conviviale, risalente a oltre dieci anni fa. Per fortuna vedo più spesso Amedeo, Francesco, Anna e Gigliola. Se vado al mercato a Bassano saluto Paolo al suo banco e posso intravedere Luciano diretto in biblioteca. Nadia c’è ma quasi non si vede, mentre Paola mi segue sul blog da Nazareth. A conti fatti, sono in buona compagnia: grazie amici, che condividete con me un tuffo nel passato, da cui emergo contenta e rasserenata. Il sacrificio profuso durante i cinque anni del Ginnasio Liceo mi ha forgiato il carattere e aperto l’orizzonte mentale. La location dell’attuale Brocchi è a dir poco superba: lo scoperto conta isole verdi con statue e giardinetto, l’interno si avvale di lucidi pavimenti e vani spaziosi. A un colpo d’occhio, la struttura somiglia a un castello. L’incontro con l’autore (me) avviene in biblioteca, dove i banchi sono distanziati. Prendo posto con Francesco in fondo alla sala, dove la gentile bibliotecaria Paola ha posizionato delle ortensie rose che ingentiliscono l’ambiente. Le attenzioni fanno sempre piacere. Accomodata su un banco di scuola, Adriana – che stamattina ha fatto esami – sembra una studente. Lucia è tutta presa dall’evento. Ognuno ha compilato modulo di presenza ed indossa la mascherina, compresa Roberta, la mia dottoressa che è un piacere incontrare qui piuttosto che in ambulatorio: vorace lettrice è anche una generosa critica letteraria. A pochi minuti dall’inizio, fa il suo ingresso uno spilungone riccioluto attrezzato di cavalletto e videocamera: nonostante che l’auto gli abbia giocato uno scherzetto, Manuel, mio ex super alunno non mi abbandona mai! Autografo alcune copie del romanzo Il Faro e La Luce e prende la parola quel luminare di Francesco, che fa un excursus storico magistrale degli anni Settanta, quando noi eravamo liceali del Brocchi. Io lo seguo, ricordando la persona dell’uomo e del docente che mi è caro. In chiusura, la fine lettrice Lisa legge due episodi dedicati all’uomo di scuola e di vita Armando Contro. D’obbligo, la foto ricordo con i compagni di scuola intervenuti. Dedico questo blog a chi c’era e a chi non ha potuto intervenire.

Male infinito

Sgomento: è la parola giusta che prendo dal titolo di un articolo del Corriere odierno, riguardo alla tragedia successa a Roma, dove due fratellini di cinque e dieci anni e un pensionato accorso in loro aiuto sono stati freddati in un parchetto da uno squilibrato che poi si è tolto la vita. Con un tempismo sempre tardivo, e in possesso di un’arma che apparteneva al padre, guardia giurata deceduta mesi fa, che non avrebbe dovuto essergli accessibile. L’omicida, un giovane ingegnere, era stato in cura per problemi psichiatrici e soggetto a Tso (trattamento sanitario obbligatorio), quindi una persona disturbata che attaccava briga con facilità. Particolare che rende il misfatto ancora più terribile: i bambini erano ospiti della nonna, per godere dei giochi all’aperto, conclusa la scuola. Non oso immaginare come si sentirà questa signora e i sensi di colpa che proverà, magari per non avere trattenuto in casa i nipotini, costretti causa pandemia a un lungo confinamento domestico, appena concluso. Vale anche per i genitori degli sfortunati bimbi. Conosco persone fragili, che combattono con la depressione e disturbi maniaco ossessivi… un paio si sono inferte la morte, senza coinvolgere però familiari o vicini di casa, per fortuna di chi rimane. Perché è l’eredità di questo gesto malsano che fa la differenza: restare isolato a chi lo compie, oppure diventare distruttivo se ingloba altre vittime innocenti. Certo il cervello rimane ancora parecchio sconosciuto e limitati gli interventi per curarne le ferite. Sarebbe già qualcosa non sentirsi omissivi, riguardo alle cautele da prendere: tipo segnalare la presenza di armi in casa, da sottrarre a soggetti fragili. Cosa che pare non sia avvenuta, con danno irreparabile.

Buon Compleanno, Antonietta!

Cara Antonietta, questo post è per te! Ti immagino sotto l’ombrellone a conversare con Gigi o mentre ti godi la spiaggia ancora silenziosa di prima mattina, quando protagonista è il mare con il luccichio delle morbide onde. Finalmente l’estate è arrivata e possiamo nutrirci di ciò che la natura e il paesaggio ci offrono. Condivido “da remoto” il tuo benessere, confidando di venire a salutarti di passaggio a Bibione, appena Adriana avrà concluso i suoi impegni scolastici. Noi pensionate facciamo parte della categoria che ha dato e ora ci godiamo i frutti della semina, senza strafare, sostenendo moralmente le colleghe in servizio attivo. Ci conosciamo da una quindicina d’anni, grazie alla scuola dove siamo state colleghe, poi diventate amiche. Mi hai onorato della tua presenza, durante la presentazione del mio primo libro nel 2008, hai steso una toccante prefazione del romanzo che mi è più caro… ti sei complimentata per le mie foto: a buon titolo sei la mia sorellina ideale, che non vedo spesso ma abita stabilmente il mio cuore. La torta con le candeline è superata, ma gli auguri di buon compleanno nel giorno di Sant’Antonio te li faccio davvero volentieri: te ne mando un vagone o una nave dato che sei al mare, da distribuire secondo le tue esigenze. Con un grandissimo grazie per essermi amica. Evviva evviva evviva! Lunga vita ad Antonietta!