Prodigi del cavolo nero

In cucina ci sto poco volentieri, ma ammetto che è un luogo dove si può imparare molto, se arrivano gli stimoli. Tra i doni di Natale mi è arrivato del cavolo nero, a me quasi sconosciuto. Sento per televisione che quest’anno i cesti gastronomici sono stati tra i regali più apprezzati e questo aumenta il mio livello di gradimento, legato anche alla simpatia per Marta che mi ha donato il prodotto e alla figlia Veronica che me l’ha portato. Il nome deriva dal greco Kaulos, che significa gambo, fusto perché cresce con foglie lunghe, verde scuro e non sviluppa una testa centrale, a differenza dei cugini cavolfiore e broccolo. Viene chiamato anche cavolo a penna, cavolo palmizio o cavolo toscano, perché la Toscana lo ha valorizzato con ricette salutari, come la famosa ribollita. È un concentrato di sostanze benefiche, una fonte preziosa di sali minerali, utile per stomaco e intestino per la presenza di glutammina che funziona come un antiacido. Insomma, una miniera di qualità che invogliano ad introdurlo in svariate ricette: tortino di cavolo nero, zuppa di cavolo nero, ciambella di cavolo nero eccetera. Mi cimenterò in una di queste. Comunque la riflessione che mi viene da fare è che il cibo è un collante di amicizia e una fonte di arricchimento culturale. L’ espressione latina di Giovenale “Mens sana in corpore sano” (mente sana in un corpo sano) conferma il connubio tra l’alimentazione e la salute, intesa come benessere psico-fisico. Ne sono tanto persuasa che sto valutando di fare/farmi fare un angolo di orto. Anni addietro pensavo che fosse cosa da pensionati che hanno tempo di occuparsene, più che scelta motivata da ragioni salutari. Adesso sono pensionata anch’io, ho tempo, uno scampolo di terra, chi può darmi una mano…e la curiosità di sperimentare per produrre qualcosa di buono a metro zero. A fiori e frutti, aggiungerò qualche ortaggio. (Per la cronaca, ho fatto il tortino di cavolo nero: le mie papille gustative si sono deliziate)

‘Magia’ del Natale

Nei giorni precedenti ho sentito spesso nominare la ‘magia’ del Natale, su cui peraltro uno spiritoso vignettista ha costruito la sua vignetta in riferimento al denaro che sparisce facile, tra bollette e regali. La parola magia è di per sé accattivante e può indurre in errore, tanto che i suoi sinonimi non sono affatto tranquillizzanti. In sintesi, per magia si intende una tecnica che fa uso di gesti e rituali appropriati per influenzare o dominare gli eventi e l’essere umano. Quindi la magia del Natale dei messaggi pubblicitari consiste nell’imbonire, al fine di vendere svariati prodotti tipici del periodo natalizio noti a tutti. Ecco, da questa magia io mi discosto e tento di cercare quella del Natale dentro di me. Quando credo di averla trovata, la metto in versi che sono il mio dono odierno per chi vorrà gradire, titolo compreso. Su Instagram, sotto il mio nome trovate anche la versione incastonata nella foto, scattata da casa mia verso la chiesa di Castelcucco dove abito. SPERANZE SOTTO NATALE Un Natale lieve/come la neve/che si posa silenziosa/su ogni cosa./Un Natale frugale/che metta le ali/ai sentimenti/e dismetta i risentimenti./Tacciano le armi/avanzi prepotente/la considerazione/dell’ambiente./Che il male sparisca/dalla terra o almeno/venga compensato/da un impegno non blaterato./Un Natale trasparente/come l’acqua del torrente/che gorgoglia cristallina/sulle pietre del fondale./ Non sarebbe male/ridurre addobbi e lustrini/prestando attenzione/alla lezione della capanna.// Magico Natale a tutti! 💖🌲🌻

Effetti del dono

Non so se sia accettabile emozionarsi ancora alla mia età nello scartare regali. Penso che ognuno ha l’età che si sente e io ho momenti di gioventù, per non dire di adolescenza. Poi mi torna in mente la teoria del fanciullino di Giovanni Pascoli e i conti tornano, perciò mi assolvo. D’altronde ho vissuto un’infanzia caricata di responsabilità che mi hanno sottratto i giochi. Per un desiderio di compensazione, adesso mi trastullo con i regali fatti dalle persone care. Parto dagli ultimi ricevuti: due belle Nataline fiorite che Manuel mi consegna da parte sua e di sua nonna Gina che ho adottato idealmente. Valore aggiunto: la coda che il mio braccio destro – Manuel – ha dovuto fare al vivaio per acquistarle. Il tempo è prezioso, si sa e bisogna rendere merito a chi si sobbarca l’onere di questi tempi. Verso sera arriva Adriana, finalmente in vacanza (ma con qualche impiccio da risolvere ancora) con un gradito pacchettino: un completo da forno a stampa felina che sottolinea la mia perizia nel fare i muffin e la mia simpatia per i gatti. Stamattina, di strada verso la scuola per l’ultimo giorno di lezione, Veronica si ferma un attimo e mi consegna una borsa, riempita dalla generosa madre Marta di patate e cavolo nero, con cui mi farò una profumata zuppa. Sento già odore di famiglia e di cose buone. Di pomeriggio ricevo la gradita visita di Vilma e di Marcella: una ha pensato al mio rapporto con i fiori, e l’altra alla mia pelle delicata. A questi doni di giornata vanno aggiunti quelli ricevuti i giorni scorsi da Pia e da Piero. E sospetto che non sia finita. Confido sottovoce che mi sono fatta un regalo anch’io, grazie al supporto di mio figlio: una scopa elettrica – ordinata online e arrivata in un battibaleno – che funziona a meraviglia! Natale è imminente e ho già ricevuto molto, contraccambiando con prodotti Made in Ada facilmente immaginabili. Condivido il pensiero di Giuseppe Donadei che trovo sul Calendario Filosofico alla data odierna: Natale non è desiderare ciò che ti manca, ma illuminare ciò che hai. Buon tutto…a tutti!

Antivigilia di Natale

Stamattina cambio bar, pur restando in paese. Voglio osservare il presepe artigianale allestito vicino al bar Al Portego, dove tra i quotidiani c’è anche Il Corriere. Di strada entro in cartoleria e compero la Repubblica. Una breve sosta davanti alla natività dipinta su legno, un prodotto essenziale senza effetti speciali, per favorire il raccoglimento. Mentre sto per varcare l’ingresso del bar, noto dei singolari alberelli appesi alla sbarra cui si appoggia la tenda d’estate: sono costituiti da tappi di sughero connessi circolarmente, fino a creare un originale albero di Natale. Bella idea che ricicla il materiale disponibile nel locale, praticamente a costo zero. Il significato del decoro arriva chiaro, l’allestimento è originale. Una prova che basta poco per comunicare un concetto, se c’è lo spirito dietro. Mi accomodo in disparte, come d’abitudine in cerca di notizie da privilegiare. Mi soffermo su quella che mi sembra più in relazione con il presepe artigianale allestito a pochi passi: sette giovani afgani – solo due maggiorenni – sono stati scoperti in un camion che trasporta mangime nello stabilimento Maia di Pieve di Soligo. A dare l’allarme il conducente del camion, uno straniero accortosi dei sigilli rotti nel rimorchio. Quindi ‘carico umano’, giunto furtivamente e miracolosamente a destinazione in Italia, dopo aver superato la rotta balcanica. Identificati e rifocillati, i sette migranti sono stati poi trasferiti in adeguate strutture a Vittorio Veneto. Una storia quasi finita bene, simile ad altre purtroppo con esito drammatico. Posso solo immaginare le sofferenze dei sette afgani in cerca di salvezza, un po’ come i pastori nei pressi della grotta. Mi auguro che il futuro riservi loro sostegno, oltre all’accoglienza che è il primo passo verso un percorso tortuoso alla ricerca della stabilità e magari del benessere. Suppongo che anche i 17 milioni di italiani in movimento sulle strade in questi giorni stiano cercando qualcosa di simile.

Nipoti di Babbo Natale e nipoti di penna

Sul settimanale il venerdì di Repubblica, a pag. 39 leggo l’articolo di Antonella Barina PER TANTI ANZIANI C’È UNA SORPRESA SOTTO L’ALBERO che trovo interessante. Si tratta di un progetto, chiamato Nipoti di Babbo Natale che consente di realizzare il sogno di un anziano solo. Per partecipare, basta entrare nel sito nipotidibabbonatale.it, scegliere il desiderio e seguire la procedura. La Onlus Un sorriso in più – che dal 2004 porta serenità agli anziani soli – attua il progetto e quest’anno punta a superare i 7.853 sogni realizzati l’anno scorso, proponendo un’altra straordinaria iniziativa, nipotidipenna.it che fa proprio al caso mio: diventare “Nipote di penna” tramite lo scambio di lettere tra gli ospiti di RSA e chiunque desideri instaurare con i “nonni” un rapporto continuativo. Ho sempre sentito la mancanza di un nonno/una nonna vicini e longevi. Avevo 13 anni quando persi nonna Adelaide cui ero molto affezionata e che torna nei miei scritti. Prima della pandemia avevo iniziato degli incontri culturali in alcune case di riposo dei paesi vicini, con reciproca soddisfazione, mia e degli ospiti. Secondo le mie intenzioni, la frequentazione sarebbe continuata ma il famigerato covid ci ha messo lo zampino. Alcune ospiti le ho sentite per telefono, di altre non ho saputo più nulla e qualcuna è passata a miglior vita. La situazione non si è sbloccata ed accedere in struttura, ora come ora è pressoché impossibile. L’iniziativa di avviare una corrispondenza epistolare con un ospite mi pare ottima. Ho dato una rapida occhiata al sito: Castelfranco Veneto è la sede più vicina che aderisce al progetto. Mi riprometto di approfondire e di candidarmi per corrispondere con qualcuno, certa che l’iniziativa corrisponda ad un reciproco regalo, immateriale ma sostanziale. Auguri speciali a tutti i nonni e oltre! 🌲

Solstizio d’inverno

21 dicembre solstizio d’inverno: da oggi inizia la stagione più fredda. In realtà percepiamo temperature rigide da un paio di settimane almeno. Del resto è ‘normale’, se l’andamento ciclico avviene secondo aspettative. Dopo una torrida estate e un autunno relativamente mite, vediamo cosa ci porterà l’inverno. Non mi aspetto sconvolgimenti climatici e mi adeguo al tempo che fa. Prendo le mie contromisure contro il freddo: esco poco e trascorro più tempo in casa, che non è proprio il mio regno dove comunque ho il mio angolo preferito, lo studio (anche da Fiocco, sopra la stampante). Condivido il pensiero di Victor Hugo: L’inverno è nella mia testa, ma un’eterna primavera è nel mio cuore. Anche se preferisco le stagioni intermedie, cerco di valorizzare ciò che ‘passa il convento’: più silenzio, più intimità, più progettualità. Per me che scrivo, dovrei essere favorita nella stesura di una trama per un prossimo romanzo: un canovaccio, una sinossi come la chiamano gli addetti ai lavori, ma non è così scontato. Sono distratta non tanto dalla gestione della casa, quanto dagli imprevisti per il funzionamento dei vari elementi: il blocco della caldaia, la rottura di un tubo dell’acqua, la pulizia del camino…cui si aggiungono le visite dei micetti dal veterinario e le mie dal dentista in questo periodo. Risaputo che non ho aiuti costanti tra le mura di casa e che sono una donna indipendente, mi arrangio…ma al pomeriggio sono stanca e faccio stop. Per scrivere mi rimane la sera, anche se mi sento più espressiva di mattina. Vabbè, non scrivo su commissione, lo faccio perché mi fa stare bene, qualunque sia la collocazione temporale. Passate le feste, provo a ritagliarmi il momento più utile per iniziare la tredicesima opera. Sperando che il numero mi porti fortuna!

Aspettando Natale

Mi piacciono i regali semplici, gli addobbi discreti, il silenzio piuttosto del chiasso. Avere in casa tre gatti, di cui due ancora cuccioli mi impedisce di usare festoni e lustrini che attirerebbero senz’altro la loro attenzione, con esito immaginabile. Ieri ho tolto dal ripostiglio un pinetto sintetico cui ho appeso dei cartoncini dove ho attaccato degli adesivi a soggetto natalizio. Su alcuni rami ho attorcigliato delle mini sfere chiudipacco, posizionando sulla punta un fiore giallo. Se Fiocco e Pepe ci giocheranno, almeno non faranno danni. Quanto al presepe, ripropongo quello artigianale dell’Ecuador: su una piccola pedana rotonda c’è la Sacra Famiglia e qualche altro personaggio. Argomento regali: mi sono esercitata a preparare diversi pacchettini con prodotti fatti in casa (specificatamente in cucina e in studio), ovverosia marmellata vari gusti e poesia a tema natalizio, prodotti per il corpo e per la mente. Ho già spedito la poesia a vari contatti e sono lieta che il pensiero venga apprezzato. Anch’io ho già ricevuto dei piccoli doni che non mi sarei aspettata: crema per le mani dalla parrucchiera, sapone per le mani dalla farmacia che frequento, un calice pieno di cioccolatini, una scatola di Ferrero Collection, un libro intitolato IO SONO UN GATTO del giapponese Natsume Soseki (1867 – 1916), considerato il più grande scrittore del Giappone moderno. In questa lista di doni avviata, ci aggiungo il cappuccino decorato da Gabriella, del bar Mirò. Stamattina ho avuto una lunga seduta dal dentista – appuntamento alle ore 9 – per la ricostruzione di un dente premolare che si era spezzato. Un’ora con la bocca spalancata, senza poter emettere verbo, per me è un’esperienza abbastanza penosa, anche se il dentista sa il fatto suo. Per recuperare lo spirito, ho pensato di fermarmi al bar Mirò, dove Grabriella omaggia i suoi clienti con cappuccini ripieni di Babbo Natale (il decoro è gratis). Le ho chiesto di farmi una foto, per valutare la mia espressione: non vi compare la seduta dal dentista!

Parola magica: talento

Non mi occupo di calcio ma l’Argentina mi è cara perché accolse e ospitò Sergio Stefani, lo zio materno che oltreoceano si fece una posizione e mia madre andò a trovarlo, prendendo l’unico aereo della sua vita. Quando insegnavo Geografia a scuola avevo una predilezione per i Paesi latino-americani, dove milioni di immigrati avevano cercato fortuna tra le due guerre. Fu proprio tra i banchi che uno studente marocchino, di seconda generazione mi scrisse in un tema che Lionel Messi era il suo idolo. Successe circa una quindicina di anni fa. Venendo ai Mondiali di Calcio, sento che l’Argentina ha vinto, dopo 36 anni, in una spettacolare finale contro la Francia, grazie alla Pulce/Messi che si avvia ad oscurare il primato di Maradona. Non ho visto la partita, vinta ai rigori, ma giocoforza seguo gli ultimi minuti esaltanti, trasmessi dalle varie reti. Torno con la mente allo studente ricciuto e vivace, che si riferiva al calciatore e mi interrogo sulla strada percorsa per riproporsi come idolo del calcio dopo parecchi anni. Non sono un’esperta, perciò vado a ‘naso’: sacrificio, costanza, allenamento come minimo, cui aggiungere un pizzico di fortuna e incontri giusti. Al di sopra il talento, base di ogni ulteriore crescita. Un un mondo pieno di cose e di stimoli, la parola talento può risultare obsoleta, anacronistica, fuori moda ma è la chiave per fare emergere le qualità che ognuno ha dentro di sé, indipendentemente dal successo che potrà essergli riservato da fuori. Immagino sia esaltante essere una star con un gran seguito di fan, però il successo personale nella vita va costruito dalla singola persona, per il suo benessere. Se poi gli sponsor, i tifosi, i media, la fortuna fanno esplodere il caso, ben venga. Complimenti a Messi e buona vita all’Argentina!

Sugli sci come una rondine

Sofia Goggia trionfa con la mano fratturata nella discesa libera bis di Saint Moritz Coppa del mondo di sci: Goggia è leggenda titola un video dell’impresa che mette i brividi. Operata il giorno prima a Milano, per la frattura scomposta del secondo e terzo metacarpo della mano sinistra, la 30enne bergamasca non si scoraggia, ritorna nella località svizzera, gareggia ed eccelle, con una capacità di ripresa (e di sopportazione del male, suppongo) incredibile. Esemplare prova di resilienza che mi fa riflettere su cosa significhi concretamente stringere i denti. Del resto ha il nome giusto, che la rappresenta. Sofia deriva dal greco ‘sophia’ (sapienza, saggezza) e nella mitologia greca, Sofia è appunto la dea della sapienza, cui sono associati il colore verde e la rondine come animale portafortuna. È facile unire questi elementi per dire che la campionessa… vola sugli sci come una rondine. Lei è il caso più recente di “convivenza con la sofferenza” ma non l’unico. Anni fa, durante una competizione di danza – mi pare sul ghiaccio – la donna, una cinese si ruppe un ginocchio e, ciononostante portò a termine il suo numero. Non mi sorprende che le infortunate siano donne, per vari motivi abituate a sopportare, ma ci saranno anche esempi maschili di altrettanto valore. Il tema della resistenza agli ‘urti’ della sorte può sembrare sgradevole, ma personalmente ritengo andrebbe riproposto, specie ai giovani troppo spesso sollevati dal peso della fatica. Nello sport, come in altri campi il successo non viene regalato, ma è frutto di impegno e sacrificio, cadute comprese. Sofia Goggia docet! (insegna)

La miglior difesa è l’attacco

Brutta? Le cose importanti sono altre. Le persone belle e gentili sono belle davvero. Parole di Jolanda, figlia di Ambra Angiolini e Francesco Renga. Da ULTIM’ORA LIVE, alle ore 14.15 mentre sto riassettando, mi colpisce la testimonianza di questa ragazzina profonda e carina, di 18 anni. Un esempio da lodare. La criminologa Bruzzone, intervistata a riguardo riconosce l’energia della ragazza che ha saputo reagire agli insulti per l’aspetto fisico. Quasi contemporaneamente, leggo sotto il casco dalla parrucchiera Lara l’articolo sul settimanale Oggi BASTA CYBERBULLISMO LA MIA BATTAGLIA PER CAROLINA di Cristina Rogledi, dove si ricorda il suicidio della 14enne Carolina Picchio, morta nel 2013 per bullismo digitale. Il padre ha creato la Fondazione Carolina, per rendere la rete un ‘luogo’ sicuro per bambini e adolescenti. Le due testimonianze citate riguardano lo stesso problema: la pericolosità delle offese, inoltrate dietro copertura della rete, che non è la responsabile, ma solo un mezzo usato da persone che non vogliono metterci la faccia e sfogano aggressività e invidia furtivamente. Il fenomeno non è nuovissimo, anche in passato c’era chi faceva dispetti e calunniava. A me era capitato in terza elementare… perché ero brava a scuola. Mi furono manomessi i freni della bicicletta; tornando da scuola, mi grattai un ginocchio su un muretto in curva. Poteva andare peggio. Mio padre, informato, andò a casa dei molestatori…con le caramelle, dato che faceva il rappresentante della Ferrero. Allora funzionò la diplomazia, ma fu determinante anche averlo informato. Da studente universitaria, affrontai per strada dei giovinastri che mi canzonavano, chiedendo se volessero parlarmi. Negarono l’evidenza e si eclissarono. Anzi uno mi porse le sue scuse, giorni dopo. Se è successo ancora, non ci ho più badato. Per tornare al video iniziale, la scelta di Jolanda è stata vincente: meglio affrontare subito il nemico. Anzi, come diceva l’imperatore Traiano, Optimus princeps (ottimo sovrano): La migliore difesa è l’attacco.