Ci sono notizie che lasciano esterrefatti, come quella sulla morte del direttore di banca ucciso dal figlio 19enne, Gianluca, psichicamente instabile. Anche il padre, Antonio Loprete, 57 anni, laurea alla Bocconi, non se la passava bene: separato, aveva problemi di depressione. Succede a Sesto San Giovanni, nel Milanese. Ho appreso la ferale notizia per televisione ieri e oggi leggo l’articolo sul giornale. Raccapricciante lo sfregio sul cadavere del pover’uomo fatto a pezzi dal figlio, che ha telefonato ai carabinieri per informare della mattanza, prima di chiudersi nel silenzio. La prima riflessione che faccio è che la laurea – quand’anche super – non ti protegge dal cadere vittima di disgrazia. La seconda riguarda il ruolo del genitore, già di per sé impegnativo, di un figlio problematico. Poi seguono gli interrogativi, tardivi e destinati a rimanere inevasi: Era curato a dovere il ragazzo? Sono stati sottovalutati segnali di pericolosità? Il padre era adeguatamente supportato dai servizi sociali? Leggo che la casa dove vivevano era trascurata…ma non credo che l’appunto si riferisca alla trasparenza dei vetri o alla pulizia del pavimento. “Assenza di mano femminile”, suppongo si riferisca ad altro. Singolare, ma solo per me che la madre, di origine equadoregna si sia stabilita in Austria: un giro del mondo in fuga dai suoi due uomini. Non vorrei essere nei suoi panni. L’ultima considerazione la faccio a favore dei genitori – me compresa – spesso insoddisfatti dei figli, perché ringrazino il Cielo di non essere coinvolti in drammi familiari e di accettare di buon grado qualche delusione dalla prole, su cui è fisiologico riporre aspettative esorbitanti. Senza dimenticare che noi siamo l’arco e loro la freccia, come dice la bellissima poesia di Gibran Khalid I TUOI FIGLI NON SONO FIGLI TUOI che invito ad andare a rileggere.
Autore: Ada Cusin
Una pecora non è solo una pecora
Non voglio parlare di guerra e neanche di politica, in questa domenica di chiamata alle urne. Ho fatto il mio dovere, esercitando il diritto al voto. Ci sono andata prestino, con rapida sosta al bar in compagnia della fedele Lucia. La rapida occhiata al quotidiano non mi ha incuriosita, perciò cerco sul web una notizia che mi ispiri per scriverci il post odierno. Un breve video cattura la mia attenzione, corredato dal seguente titolo: Pecora salvata dalle acque del Brenta, si trovava bloccata nel fiume da tre giorni. La notizia è di ieri e l’intervento di salvataggio è avvenuto alle ore 9, all’altezza della frazione di Santa Margherita di Codevigo. Era in corso un’esercitazione della Protezione civile, sia con squadre di terra che di acqua e per il povero animale è stata la salvezza: appena notato che era in difficoltà, sono partite le procedure per il recupero, andate a buon fine: rifocillata, la pecora è stata restituita ai legittimi proprietari, una società agricola di Porto Viro (Rovigo). Il sindaco di Codevigo in persona si è complimentato con i volontari della Protezione civile per il risultato ottenuto. Sembra una notizia da poco, ma io sono dello stesso avviso di Ghandi che diceva: “La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”. Un plauso anche da parte mia ai volontari della Protezione civile, che nel video postato si esprimono in un simpatico dialetto (che immagino avrà tranquillizzato la povera bestia). Altre volte ho letto con soddisfazione del salvataggio di animali – spesso cuccioli – tolti da situazioni problematiche. Questo compensa in parte la trascuratezza e l’odio di cui sono oggetto talora i nostri amici a quattro zampe. Spero che aumentino gli episodi a favore e che si faccia buona propaganda dei comportamenti lodevoli.
Pur di stare insieme
Sabato 11 giugno, domani si vota: solo le tortore rompono lo strano silenzio mattutino, destinato alla riflessione. Non so di cosa scrivere e vedo sul web a cosa è destinata la data: Giornata Mondiale del lavoro a maglia in pubblico, con tanto di vignetta su Google. Mi scappa da ridere: ancora qualcuno che sferruzza? Poi mi attrae la parte finale, il luogo dove è destinato avvenga l’intrattenimento, e divento seria, perché sarebbe bello praticare un’ora di diversivo in compagnia, accantonando i problemi quotidiani e scambiando quattro chiacchiere. È ciò che facevano le nostre nonne quando andavano a fare filò nella stalla, oppure le signore del sud sull’uscio di casa, a pochi metri una dall’altra. Non ho avuto la fortuna di godermi i nonni, distanti e mancati quand’ero piccola, ma ho percepito un grande attaccamento alle tradizioni, attraverso i racconti di mia madre. Con la crescita, ho avuto l’opportunità di imbattermi in diversi prodotti artigianali usciti dalle mani delle donne: addirittura corredi, fiori fatti con le calze (sgualcite), tende ricamate, arredi per l’altare, corsetti…maglie, quadri a mezzo punto…non so se realizzati in solitaria oppure in compagnia. Tra i regali ricevuti per il mio compleanno lo scorso marzo, il più originale e gradito è stato un quadretto fatto all’uncinetto da Sara, contornato di fiori (che non appassiranno mai) con al centro il mio nome. Insomma, è un omaggio doveroso all’attitudine creativa delle donne che la giornata intende evidenziare, messa in condivisione con gli altri, per un benessere collettivo. Dopo il lungo e snervante periodo del lockdown, non è più scontato lo stare insieme. Se da una parte c’è una grande voglia di recuperare tempi e modi di fare vacanza, dall’altra sono aumentati prezzi e impedimenti per godersela, non disgiunti da un nervosismo (talvolta maleducazione bella e buona) a fior di pelle delle persone, espresso anche alla guida. Magari aiuterebbe riproporre i vecchi Giochi senza Frontiere in formato casalingo o di quartiere, un’Infiorata di paese, un torneo di poesia parallelo a quello delle bocce…e perché no? Un originale prodotto a maglia realizzato in pubblico!
Tragedia umana
Fui a Rubano (PD) diversi anni fa, per un concorso di poesia. Mi ci portò la gentile collega Adriana, perché allora come ora non guidavo volentieri. La mia poesia parlava di fiori – è un ‘peccato’ originale – e mi pare fosse risultata terza. Una bella emozione che ritorna oggi, suggerita dalla località, Rubano dove viveva Gabriela, purtroppo ribaltata in cronaca nera per il duplice femminicidio di Vicenza, seguito dal suicidio del killer: sarebbe bastato che l’autore dello scempio a danno di ex moglie e compagna avesse invertito la procedura e non ci sarebbero quattro orfani a piangere le rispettive madri, donne ‘amate’ dall’uomo che infine ha tolto loro la vita. Provo una rassegnata desolazione, pensando alle vittime sacrificate sull’altare di un amore deviato. L’assassino-suicida aveva anche fatto un percorso di rieducazione, dopo la denuncia di maltrattamenti da parte della ex moglie, illudendo di essersi redento. Invece covava la strage, architettata subdolamente. Rubo la parte ‘mente’ all’avverbio perché è lì che sta l’origine di tutto, nella parte che ci distingue dagli altri animali, ancora tanto sconosciuta e poco valorizzata. Mi chiedo anch’io, come molte persone se ci sia stata leggerezza nel rimettere in libertà una persona che aveva già dei precedenti per maltrattamenti; se era davvero malato, non avrebbe dovuto stare fuori. Però è pure vero che molti sanno recitare e traggono in inganno anche i professionisti. D’altro canto cos’altro avrebbero potuto fare Lidja, 42 anni e Gabriela, 36enne, le due vittime dell’omicida? Chissà come cresceranno i due figli dell’una e dell’altra, se e come si accosteranno all’altro sesso, cosa racconteranno ai loro figli, se ne avranno. La commedia umana si trasforma in tragedia a ritmo sostenuto, trasformando un bel ricordo in un’amara considerazione, congiunta ad un pietoso abbraccio rivolto a tutte le vittime di violenza.
Inciampi
Oggi piove. Durante la visita al mercato, una folata di vento mi ha storto l’ombrello azzurro, irrimediabilmente compromesso. Sono avvilita, un po’ per l’ombrello, a suo tempo scelto per il colore, in tono con la Panda azzurra, di più perché l’opera di promozione del mio ultimo impegno sta inciampando su imprevisti scogli. Se le cose non cambiano, la sera del previsto incontro con l’autore, per presentare il libro DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, potrebbe esserci un altro accattivante invito. Preciso che la data di venerdì 24 giugno mi è stata offerta su un piatto d’argento, non senza valutare pro e contro. Forse è sfuggito a qualcuno il calendario degli eventi, ma assicuro che proporne due in contemporanea garantisce un flop al 50%. Tanto è difficile perseguire la strada dell’equilibrio, o dell’aurea mediocritas come la intendevamo i Latini. Dopo l’esperienza estenuante fatta per quest’ultima mia creatura letteraria, consegno le insegne e abbandono il campo, non proprio di battaglia ma nemmeno di gioco. La mia passione è scrivere e passo il testimone ad eventuale agente letterario che si assuma l’onere di rappresentarmi. Durante il travagliato percorso degli ultimi tre mesi per presentare l’opera, sostenuta dall’energia positiva di Vilma Cunial, figlia del protagonista ho conosciuto persone disponibili e attente, ma anche altre distratte e/o interessate ad altro. Il mondo è bello perché è vario, dice il proverbio (e talvolta avariato, corregge un buontempone su WhatsApp). Con l’età che avanza meglio selezionare gli impegni. Parlo per me, che concentrerò le energie su ciò che mi fa stare bene. Il mio maestro Enrico Cunial, cui dedico l’opera, artisticamente rappresentata in copertina dall’amico Noè Zardo, credo non mi risparmierebbe un buffetto sulla guancia e un sorriso di compiacimento sotto i baffi!
Salute, Ordine e Convivenza
Pressioni sul personale medico del pronto soccorso. Un medico su due non accetta di stare al pronto soccorso, un luogo di cura finale, non prossimale. Il sistema sanitario è in crisi. Ne sento parlare su Rai1 durante il programma Uno mattina. Al bar, sul quotidiano Il Gazzettino di Treviso leggo un articolo che mi lascia senza parole. Questo il titolo: Caos in pronto soccorso, ragazza rifiuta le cure dopo l’incidente: “Non voglio una dottoressa straniera”. Sono disorientata e perplessa, dispiaciuta che succedano queste cose nella presunta – meglio sarebbe dire ex – Marca Gioiosa et Amorosa dove vivo. Da quando è emerso il problema covid, in buona compagnia con altre categorie – tipo le Forze dell’Ordine – quella dei sanitari è stata massacrata, sia di vittime sul campo che di orari folli, incompatibili con il sereno svolgimento della professione. Vale anche per i medici di base, assediati da pazienti e da nuove incombenze. In altre occasioni ho riportato un convincimento popolare, secondo cui SANARE EDUCARE GOVERNARE sono le tre arti più difficili al mondo. Intendo esprimere solidarietà a tutte le categorie coinvolte in prima linea, spesso senza adeguato riconoscimento economico e sociale. Mi ritengo fortunata ad avere come medico di base la dott.ssa Roberta Bolzonella che nel tempo è diventata una mia lettrice ed estimatrice. Fa un certo effetto essere considerati per espressioni…extra-sanitarie, in ossequio al proverbio ‘Mens sana in corpore sano’, sentire il medico come un sostenitore e perfino un amico. Certo bisogna che si crei un’alchimia, sostenuta da reciproco rispetto e fiducia, che non nascono su due piedi, ma possiamo favorire con atteggiamenti non ostativi. Ciò detto, essendo una paziente… moderatamente paziente, frequento l’ambulatorio solo se non posso farne a meno e preferisco vedere la mia dottoressa alla presentazione dei miei libri, quando lei fa degli interventi veramente di livello! Grazie Roberta e grazie a quanti si spendono per garantirci Salute, Ordine e Convivenza.
Tra vita e lavoro
Ristorazione e Agricoltura: mancano i giovani. 243.000 posti di lavoro persi nel corso degli ultimi mesi. Molti si sono trovati un’altra attività, ma non è un fenomeno solo nazionale. Nel Regno Unito lo chiamano Work life balance (equilibrio tra vita e lavoro). Il nodo principale è la formazione. Infatti questo è l’allarme degli imprenditori: mancano la formazione e l’educazione agro-alimentare. Beh, è un problema notevole, in una nazione famosa anche per la sua cucina. Tempo addietro, mi risulta che a un candidato cameriere in un ristorante della zona offrissero 5 (cinque) euro l’ora, che non commento. Del resto l’Italia è uno dei dieci Paesi europei dove non è previsto il salario minimo, che invece è adottato in altri 21 (ventuno), come da lettura dell’articolo a pag. 10 del Corriere odierno, intitolato: l’Europa verso il salario minimo. Fissa i criteri, ma non l’obbligo. Tempo due anni per verificare se la proposta prenderà piede e darà frutti. Nel mentre, però che faranno i giovani – e meno giovani – in cerca di lavoro? Andranno all’estero, dove sembra che ‘L’erba del vicino è sempre più verde’? Vivranno sulle spalle dei genitori anche oltre i trent’anni? Cadranno in depressione e/o diventeranno aggressivi e violenti? Mi sforzo di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma percepisco un aumento considerevole delle problematiche. Dopo tanti lavori precari, da un paio d’anni mio figlio 33enne lavora come istruttore in palestra, secondo un contratto di collaborazione che però non prevede ferie e altre opportunità. Salvo aprire una partita iva, al momento impensabile per i costi connessi. Sì è allenato e ha un fisico prestante. Vive fuori casa dallo scorso ottobre. Quando gli ho chiesto dove andrà in ferie ad agosto, palestra chiusa, mi ha risposto “Non posso permettermelo”. Risposta saggia, permeata di malinconia.
Pani e pesci
Di prima mattina, mentre sorseggio il cappuccino davanti alla tivù sento Dario Venerelli, della Coldiretti Impresa Pesca: “Siamo in sala di rianimazione con la pesca”, affermazione che rende bene lo stato dei lavoratori del mare, a causa dell’aumento del prezzo del gasolio, a sua volta legato agli effetti collaterali della guerra in corso. A questo grave problema si aggiunge quello del grano, stipato nei silos o bloccato nei porti, per la stessa emergenza. I consumatori cambiano i loro piani di spesa, con blocco della ripresa. Quale futuro? Il mercato ittico è fermo… chissà cosa scriverebbe Giovanni Verga, che aveva scritto sulle disavventure dei Malavoglia, sulle difficoltà attuali del comparto. Mio nonno Giacomo Stefani – Giacomin del pesse – friulano con baffetti alla Marx e cappello di paglia in testa – vendeva pesce porta a porta, stipato in cassette sistemate sulla bicicletta. È probabile che da lui, attraverso mia madre, mi sia giunto l’amore per il mare e per il pesce, che preferisco di gran lunga alla carne. Almeno tre/quattro volte alla settimana lo inserisco nel mio menù quotidiano, cotto a vapore o sulla griglia, raramente fritto per cui stravedeva mia mamma, che accompagnava con la polenta. Il giovedì, giorno del mercato locale, mi concedo il pasticcio di pesce, caro ma buonissimo. A proposito di prezzi, aumentati ovunque in modo sospetto – vale per la miscela degli uccellini, come per la lettiera dei gatti, tanto per restare in ambito pet – stamattina ho speso oltre venti euro per un polpo di sette etti e tre etti di mazzancolle. Ci mangerò quattro volte, ma dovrò privilegiare specie più economiche, tipo la trota che mi sta pure simpatica e fa bene anche al vecchio cane Astro. Tornando al discorso di apertura, mi auguro che i lavoratori del comparto pesca non siano costretti a restare in porto, se uscire sarà troppo dispendioso. Oltretutto l’Italia è una penisola, circondata per tre quarti dal mare, dove secondo la mitologia nacque Venere. Coniugare bellezza, salute, cucina non dovrebbe essere tanto difficile, con gli interventi giusti.
Tra Arte e Natura
Oggi 5 giugno Giornata Mondiale dell’Ambiente. È stata celebrata la prima volta nel 1974 con lo slogan Only One Earth (una sola Terra), per promuovere una seria tutela ambientale e comportamenti virtuosi anche nelle azioni quotidiane. Tanti i temi su cui focalizzarsi e basta un click per verificare. Io resto nel mio ambito e accenno a ciò che ho intorno: distante un paio di chilometri da Castelcucco dove abito, è iniziato ieri il primo di tre weekend dedicati a “Le vie della bellezza tra Arte e Natura”, suggestivo percorso artistico nel borgo spettacolare di Castelcies, a Cavaso del Tomba. Il titolo dell’evento racchiude e anticipa la sorpresa che il visitatore raccoglierà a piene mani: bellezza gratis a profusione, offerta dall’ambiente naturale e dall’interpretazione artistica, declinata a vari livelli. Nel modesto spazio di casa mia, osservo e interpreto ciò che ho sotto gli occhi: ogni mattina una sorpresa, un laboratorio esperienziale che mi conferma essere la creazione opera divina, dataci in concessione per goderne, con l’impegno di preservarla e non alterarla. La pergola di Glicine è la struttura più accogliente per le mie riflessioni, ma è il tronco aggrovigliato della pianta che trovo illuminante: da un coacervo di rami variamente intrecciati si è sviluppata una copertura foliare armonica, da cui pendono grappoli di fiori color lilla, dal profumo inebriante: una metafora della vita, un percorso travagliato della linfa vitale che sale a fatica verso l’alto, per ricordarci da dove veniamo e dove siamo diretti. Una riflessione semplice che mi fa sentire parte di un Tutto, orgogliosa di esserci, nella consapevolezza che lo scambio è reciproco.
Esperienza sensoriale mattutina
“Il mattino ha l’oro in bocca” è il proverbio che sperimento su di me, che mi alzo piuttosto presto, prima delle sette (ma recupero poi nel primo pomeriggio). Data la pappa ai micetti Fiocco e Pepe, messe sul davanzale del salotto le crocchette per Grey – contrariata dai nuovi intrusi – riempita la ciotola per Astro… finalmente mi preparo la colazione. Poi è il momento dei canarini, che diletto con due foglie di radicchio e mezzo uovo sodo. Quindi sposto la voliera coi cinque pennuti dal ripostiglio al portico a ovest, perché si godano il fresco del mattino, in attesa del sole verso il mezzodì. Sbrigate queste incombenze, faccio il giretto per la parte esterna della casa, in cerca di fiori e frutti. Ho reciso le prime Ortensie e raccolto le fragole, distribuite in vari vasi. Deliziose le fragoline di bosco che si staccano con un tocco delle dita. L’aria è profumata dal Gelsomino in fiore, il mio e quelli dei vicini. Lego con uno spago i pomodorini che stanno ‘alzando la testa’ e annuso con piacere l’odore che depositano sulle mie dita. A proposito di olfatto, il Fico spontaneo piazzatosi al centro dell’aiuola davanti alla cucina, mi conferma che è pregiata l’essenza che se ne ricava, utilizzata in profumeria. Colori, odori, sapori…diciamo che l’esperienza sensoriale che faccio a domicilio mi fa partire col piede giusto. So che sono in buona compagnia, perché diverse mie conoscenze amano e curano piante e fiori: Serapia, Pia, Lisa e Roberta, Lina, Adriana, Marcella…Gianni, il marito di Lucia, Matteo che gestisce il banco delle sementi al mercato locale…e chissà quanti altri. Del resto, se la casa è espressione di chi la vive, tanto vale occuparsene da buon padre/madre di famiglia. I familiari vanno e vengono, ma i fiori rimangono, creature silenziose destinate a sollevare il nostro umore. Riconoscenza compresa.
