COMPLEANNO 💐 Nel 1963, quando avevo 10 anni, Marcello Marchesi cantava Che bella età !a mezza età… che era la sigla del Signore di mezza età, un varietà di costume firmato dallo stesso Marchesi che ricordo vagamente come un signore panciuto e coi baffi. Certo allora doveva sembrarmi vecchio un quarantenne, figuriamoci un settantenne! Adesso che metaforicamente soffio io sulle 70 candeline, non mi considero ancora anziana, in ciò confortata dal fatto che un aggiornamento delle fasce d’età ha spostato a 75 anni quella che mi dovrebbe riguardare. Dato il prolungamento della vita, l’anzianità è suddivisa in quattro gruppi: i “giovani anziani”, tra i 64 e i 74 anni; gli anziani, tra i 75 e gli 84 anni; i “grandi vecchi”, tra gli 85 e i 99 anni e i centenari. Bando alle classifiche, mi piace riportare il contenuto di un messaggio spiritoso dove si sostiene che conta lo stato di conservazione, non l’anno di immatricolazione. Grazie al cielo, sto bene e l’umore è buono. Serenamente in pensione, mi occupo dei fiori e dei gatti, leggo, scrivo e coltivo buone relazioni. Oggi festeggio il compleanno in compagnia, perché scambiare pensieri ed emozioni equivale a fare squadra e questa competizione affettuosa mi ricarica. Sono contenta di esserci e mi auguro di avere ancora un bel tratto di strada da fare. Passato e Futuro sono due riferimenti temporali che non mi appartengono più oppure non ancora, perciò mi sento protagonista del presente che intendo farmi amico. Così la squadra aumenta e ogni occasione è buona per ringraziare chi c’è a farmi compagnia. Quindi, cari amici, grazie di esserci e brindiamo alla vita! 🥂
Autore: Ada Cusin
Poesia, percorso benessere
Giornata Mondiale della Poesia, oggi 21 marzo in coincidenza con il risveglio della natura e in ricordo di Alda Merini, nata a Milano il 21 marzo 1931 (dove muore il 01.11.2009). È stata istituita dall’UNESCO nel 1999 per celebrare una delle “forme di espressione e identità culturale e linguistica più preziose dell’umanità”. Ringrazio il gentile amico e compagno del Liceo Amedeo Michele di avermelo ricordato, perché la poesia è una silenziosa compagna anche delle mie giornate, riempite pure dalla prosa. Mi impegno a produrre qualcosa di dignitoso in questo ambito, ma oggi rubo la definizione che ne dà Paul Celan: Io non vedo alcuna differenza di principio tra una stretta di mano e una poesia. Quindi una giornata dedicata alla promozione della poesia in tutto il mondo, da declinarsi non solo in versi, ma con qualunque forma espressiva che coinvolga le emozioni. Nata prima della scrittura – si pensi ai cantastorie – è una forma di comunicazione universale, capace di veicolare un messaggio di pace e di dialogo tra i popoli. Quando insegnavo, i poeti ermetici consentivano di calarsi nella realtà dolorosa della guerra più rapidamente che considerando i fatti sul libro di storia. Avevo una predilezione per Umberto Saba (Trieste, 9.03.1883 – Gorizia, 25.08.1957) per la semplicità del suo dire e per non appartenere ad alcuna corrente letteraria: il mio modello di riferimento! Durante un’uscita didattica con le classi terze, siamo stati a vedere la sua libreria antiquaria a Trieste. Nel privato, apprezzo molto chi sa esprimersi in poesia, senza bisogno di esibire una ‘patente’ e sono diverse le persone a farlo, sia uomini che donne. Oggi stringo idealmente la mano a ognuna di loro e brindo ad Apollo, Dio delle arti e della poesia. 🥂
Felicità… dietro l’angolo
20 marzo, giornata della felicità! Coincide con l’equinozio di primavera, perciò foriera di buontempo e belle cose (si spera). La data del 20 marzo è stata stabilita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2012 e si celebra dal 2013. Il web dà anche 10 consigli per vivere spensierati, riassunti da tre step: Sii consapevole, sii grato, sii gentile, credo fattibili. Segue l’elenco di dieci azioni che ci fanno sentire felici, di cui riporto le tre che adotto: connettersi con le persone, avere degli obiettivi, apprezzare il mondo che ci circonda. Anche alcuni cibi possono favorire il buonumore, in quanto risultano utili per la produzione di serotonina, nota come neurotrasmettitore della felicità, tipo la banana, i mirtilli, i fichi… e il cioccolato. Tutto vero? Provare per credere. Appurato che l’ottimismo fa campare più a lungo, è difficile definire la felicità. Per Albert Einstein è una vita calma e modesta. Per gli studiosi del settore, trattasi di un’emozione temporanea, uno stato d’animo che si può imparare. Una ricetta che può portare alla felicità è la cosiddetta “scrittura espressiva”: mettere nero su bianco, quindici minuti al giorno, esperienze ed emozioni per risolvere meglio i conflitti, molto vicina al diario che consigliavo di scrivere a scuola. Adesso che mi ricordo, all’appello gli studenti dichiaravano il proprio umore, consentendo all’insegnante di prendere le contro misure. Durante i lavori di gruppo erano stati elaborati dei cartelloni sulle emozioni, stati d’animo passeggeri – diversamente dai sentimenti – tra cui la felicità che ogni ragazzo coniugava a modo suo. Venendo a me, mi faccio bastare momenti di felicità, che un po’ mi costruisco ad esempio scrivendo e un po’ mi vengono offerti dalla natura, dai gatti e dalle relazioni. Anche Alessandro D’Avenia tratta oggi l’argomento nella sua rubrica Ultimo Banco, intitolando l’articolo ‘Il midollo della vita’. In sintesi, la felicità è “creare secondo i miei talenti e amare secondo le mie possibilità”. E quindi può accadere “scrivendo, camminando, cucinando, facendo una lezione… e tutte le declinazioni del quotidiano. Forse la felicità è dietro l’angolo: basta coglierla!
Ciao inverno
Ultima domenica d’inverno, ormai la primavera è alle porte: basta solo che tolga la maschera! Sono stata a salutare la mimosa che tre settimane fa stava per sbocciare e ora è esplosa, uno spettacolo, un pieno di energia vitale che consente di ricaricare le pile. Mi sto appropriando del paesaggio dove vivo da oltre vent’anni, senza essermi resa conto degli suoi angoli più belli, dove proliferano i fiori e cantano gli uccellini. È proprio vero che Non è mai troppo tardi, se si mantiene la curiosità e la voglia di stupirsi. Rientrata dalla passeggiata, mi godo il resto del pomeriggio sotto il portico, tra il canto dei canarini e il rumore stridulo della sega che sta tagliando tronchi a circa duecento metri. Quando ci sono passata vicino, dal sentiero che costeggia il cimitero le mie narici hanno gustato l’odore del legno appena tagliato che mi ricorda il fuoco amico della stufa tuttora in funzione di sera. Prima che il sole tramonti, faccio un giretto per il giardino e fotografo ciò che mi sorprende: le viole, i giacinti, qualche piccola giunchiglia, un pezzetto di eden che mi procura benessere. Rimane l’incognita acqua. Intanto riciclo quella che posso, però ho visto che sono morte due piante di ortensie e la siccità potrebbe essere la causa. D’altro canto sto ospitando piante e fiori nati da soli. Qualche talea di geranio ha attecchito, pur non avendo il pollice verde. A proposito di fiori, prediligo le bulbose, forse per un felice ricordo della mia infanzia quando mio padre mi immortalò in mezzo ai narcisi sul monte Tomba. La foto, in bianco e nero, chiude la mia silloge di foto-poesia Natura d’oro, reperibile su Amazon. Se mi torna tra le mani la posto.
Il ladro di bambini
Il ladro di bambini è il titolo in prima pagina del quotidiano Il manifesto che apre la rassegna stampa in tivù. Si riferisce al mandato d’arresto di Putin, spiccato dalla corte penale internazionale (Cpi) con l’accusa di “deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle zone occupate dell’Ucraina”. Tutti i 123 Paesi del mondo che riconoscono l’istituzione internazionale, compresi i 27 Paesi della Ue (Israele, Cina e India tra i grandi assenti) dovranno arrestare il leader del Cremlino, qualora mettesse piede in una di queste nazioni. Evento alquanto improbabile, a mio dire e comunque da quella parte è arrivato il commento di considerare il provvedimento dell’organismo dell’Aia carta straccia (per la precisione igienica). Il titolo di apertura è comunque di grande effetto e mi riporta alla mente il film ‘Ladri di biciclette’, del 1948, genere drammatico, di Vittorio De Sica di cui mi ricordo vagamente qualcosa. Il film – che prende il titolo dall’omonimo romanzo di Luigi Bartolini – è considerato un classico della storia del cinema ed è ritenuto uno dei massimi capolavori del neorealismo cinematografico italiano. Ebbe un enorme successo. Il titolo della copertina del quotidiano è di sicuro effetto e genera un’enorme tristezza, più appropriato dire angoscia. I dati di Kiev segnalano “Oltre 16mila bambini ucraini deportati in Russia”. Ecco, già la guerra è una tragedia, impensabile nel terzo millennio; pensare a uno sradicamento di minori da condizionare e istruire a piacimento, dopo avergli tolto tutto mi appare insopportabile. Suppongo sia successo altrove, mi viene in mente l’Argentina durante la dittatura, ma che l’ignominia si ripeta è dannatamente sconfortante. Magari il cinema impegnato ci ricaverà degli ottimi film. Tuttavia preferirei che l’argomento fosse oggetto della letteratura fantasy, invece è di drammatica attualità.
Meno social, più sociale
‘Meno social, più sociale’ è lo slogan con cui il Comune di Silea promuove la campagna volontari. Anzi, lo slogan per esteso è ‘Meno social, più sociale: diventa volontario’ rivolto ai cittadini tra i 18 e i 75 anni. Mi sembra un’ottima idea, da copiare per coinvolgere i cittadini nello svolgere piccole attività di volontariato a scopo di pubblica utilità. Ne sento parlare per tivù e poi cerco la notizia sul web. Riporto le parole dell’Assessore al sociale Francesco Biasin che condivido: Invitiamo i cittadini a riflettere sul fatto che ciascuno di noi è una ricchezza per gli altri e può contribuire alla crescita di una comunità sana, coesa e a misura di tutti. Con iniziative di questo genere si realizza la dimensione civica. Un solo appunto: non escluderei i minori di 18 anni né gli ultra 75enni, se in buona salute. Ho postato ieri l’articolo sull’anzianità e sul valore della creatività coltivata anche in tarda età. Spero che nessun senior si senta escluso e che i minorenni si mettano in fila per dare una mano. La società ideale è una chimera, ma tentare un avvicinamento tra le generazioni sarebbe una bella cosa. Nello slogan è implicita la critica all’abuso dei social, utilizzati per troppo tempo dai giovani anche a causa dell’isolamento imposto dalla pandemia. Ma le relazioni sociali risultano in peggioramento pure per gli adulti, secondo il Rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile dell’Istat): gli italiani sono sempre più insoddisfatti. Certo non abbiamo trascorso tempi felici e nemmeno facili, abbiamo la pandemia alle spalle ma la guerra alle porte. L’elenco dei problemi sarebbe lungo e non invidio chi se ne occupa ad alto livello. Però sono convinta che la base della piramide non può girarsi dall’altra parte. Più vantaggioso per tutti darsi una mano, magari sorridendo!
Anzianità
Quando sono a corto di idee per scrivere il mio post quotidiano, cerco ispirazione nel CALENDARIO FILOSOFICO 2922/2023 che mi sono regalata a Natale. Leggo le massime di un mese e metto un puntino verde col pennarello su quelle meritevoli di riconsiderazione. L’attenzione cade su una che mi sembra appropriata per festeggiare diversi compleanni che cadono in questo mese, compreso il mio. Il pensiero è di Henry Ford, l’imprenditore statunitense fondatore della omonima casa automobilistica: Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia 20 o 80 anni. Chiunque continua a imparare resta giovane. So poco di questo signore, ad eccezione che ha introdotto la catena di montaggio in fabbrica, con tutto ciò che ne è seguito. Però deve essere stato un abile pensatore, dalla raccolta delle frasi che gli vengono attribuite, compresa questa: Pensare è il lavoro più arduo che ci sia ed è probabilmente questo il motivo per cui così pochi ci si dedicano: tagliente e acuto! Sono convinta che imparare sia una necessità – e un piacere – che si impara da piccoli e continua nel tempo, diventando una costante. Per questo ho una spiccata simpatia per le persone anziane che si mettono ancora in gioco con le loro abilità e che collaborano con i giovani, in uno scambio di emozioni e di competenze. Sarà che ho perso i nonni da bambina, ma invidio cordialmente chi li può ancora frequentare, come Manuel la nonna Gina che insieme hanno fatto i crostoli. Gli anziani creativi sono poi il mio modello: che dipingano e recitino poesie come Pio, ricamino o cantino come nella trasmissione ‘The voice senior’ fa lo stesso: ciò che apprezzo è che vivano la loro stagione al meglio, dando ciò che possono dare. E dopo una vita lunga e piena, frutti da raccogliere ce ne sono in abbondanza.
Grande Leonardo
Se la madre di Leonardo Da Vinci era davvero una schiava proveniente dall’antica Circassia (regione del Caucaso), tanto di guadagnato per lui; il dato aggiunge ulteriore curiosità al suo genio. IL SORRISO DI CATERINA, di Carlo Vecce è il libro che ne parla, sulla base di scoperte di carattere scientifico e il ritrovamento di documenti, tra cui una lettera di Piero Da Vinci, il padre di Leonardo. Che si chiamasse Caterina lo sapevo già, da una storia romanzata intitolata IL VOLO DEL NIBBIO, letta a scuola con i ragazzi. Anche il libro di Vecce, studioso del Rinascimento è una storia romanzata della donna rapita e obbligata a salire su una nave. Nell’intreccio si inserisce il mercato delle repubbliche marinare, con il traffico di persone sottomesse che richiama le condizioni di molti sfollati odierni. Dubito che mi procurerò il libro, edito da Giunti; mi spaventa il numero delle pagine: 528! Non mi stupirei di scoprire tra le righe una donna straordinaria, se è vero, come diceva la scrittrice inglese Virginia Woolf che Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Magari, chissà ci ricaveranno un film. Per ora rimango fedele al romanzo citato sopra, di Enzo Petrini che descrive la vita di Leonardo da quando era ragazzo fino alla sua morte. Averlo adottato come opera narrativa da proporre agli studenti e fargliela apprezzare mi ha consentito di gustarmela a fondo. Mi è rimasta impressa una frase-testamento attribuita al genio che riassume il suo stile di vita: “Come una giornata spesa bene dà sereno dormire, altrettanto una vita bene spesa dà sereno morire”. L’umanità di Leonardo non era meno del suo lungimirante pensiero. Tanto vasto è l’ambito del sapere dove ha spaziato che ogni nuovo scritto su di lui ci interessa. E ci inorgoglisce.
Papa Francesco
Mio zio materno, Sergio Stefani è vissuto in Argentina, a Buenos Aires, dove gli arrivavano le lettere che mia mamma dettava a me ragazzina sulla carta sottile, via aerea/par avion. Era il più giovane di cinque fratelli e gli era molto affezionata, tanto che andò a trovarlo laggiù da anziana. Forse anche per questo dettaglio personale l’Argentina mi è cara. Essendo poi la patria del tango, danza che ho praticato con un certo successo da ragazza, la simpatia aumenta. Che Papa Bergoglio venga da là, per me è un valore aggiunto perché mi pare uno di famiglia, sebbene d’alto livello. Infatti è salito sul soglio pontificio giusto 10 anni fa, la sera del 13 marzo 2013, presentandosi al mondo dicendo: “Fratelli e sorelle, buonasera!”. Pontefice dallo stile “latino” (per inciso ama il tango) è amato e osteggiato. Del resto niente è facile oggi, nemmeno essere a capo della chiesa cattolica, specie se le forze fisiche vengono meno e qualcuno ti rema contro. Sua Santità si definisce vecchio e alla domanda quale regalo vorrebbe per il suo pontificato decennale risponde “la pace”. Cos’altro potrebbe desiderare? Gli sono giunti auguri da tutto il mondo, compresi quelli della premier Giorgia Meloni che sottolinea l’attenzione del pontefice verso gli ultimi e le periferie fisiche e assistenziali. D’altro canto lui dichiara che dietro il conflitto c’è l’industria delle armi e pensa alle mamme, orfane dei figli in guerra sia dall’una che dall’altra parte. Mi suscita tenerezza questo 86enne (nasce il 27.12.1936), acciaccato con un ruolo tanto pesante da reggere sulle spalle ricurve. Ma con un cuore immenso, che abbraccia tutto il mondo, non credenti compresi. Ogni tanto è ventilata l’ipotesi che possa abdicare, evento che ritiene possibile in caso di infermità grave. Mi sembra una saggia posizione. Comunque io sono attratta dalla sua persona e non entro nel merito del ruolo abissale che ricopre nell’ambito della chiesa. Infine mi piace il nome che si è scelto, Francesco: sa di freschezza e pulizia.
Attualità…scolastica
Dopo un paio di post ameni, sento il richiamo dell’attualità che è uno dei temi del blog. Iniziare la settimana parlando di scuola può sembrare una deformazione professionale: chiedo venia, dato che ci ho lavorato per oltre trent’anni. Mi scombussola l’articoloTreviso, sospesi dieci alunni nella stessa classe. Un consiglio straordinario li ha puniti per insulti razzisti, offese ai professori e video girati durante le lezioni. Penso ai colleghi in servizio, soprattutto a chi si trova quasi in dirittura d’arrivo e conta quanto manca per andare in pensione. Anch’io a suo tempo mi sono trovata in situazioni difficili, ma non con un concentrato di problemi in un’unica classe. In una classe terza media di 27 alunni, cinque erano molto indisponenti e tre di questi non furono ammessi all’esame di stato, per insufficienze varie e condotta scadente. In un altro istituto, frequentato da soggetti con situazioni familiari fragili, uno studente aveva come obiettivo quello di farsi espellere…per tornare a casa! Una scelta che al momento mi parve inverosimile, ma col senno di poi compresi le sue ragioni. Un giorno convocai la madre di un ragazzetto che bestemmiava disinvoltamente in classe, temendo che negasse; invece lei candidamente ammise che il discolo lo faceva anche a casa. Adesso avrà trent’anni e chissà se ha smesso. Un proverbio veneto dice che Coi ani se fa i cristiani e sono propensa a ritenere che sia abbastanza vero, ma non del tutto e non per tutti. Dipende da cosa succede dopo. Scritte irrispettose sui muri della scuola contro questo o quel docente, me compresa non sono mancate, ma non di gravità insostenibile. Negli ultimi tempi la situazione è degenerata, causa il malessere diffuso un po’ dappertutto: in famiglia, nella società, nelle relazioni. Mi auguro che la scuola, luogo eletto per l’educazione e l’istruzione, trovi la forza di autorigenerarsi anche attraverso il ripristino del rispetto che si deve al luogo DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI.
