Presepe sì, presepe no

Stamattina ero incerta su cosa scrivere il mio post odierno. Mi era venuta un’idea – che tengo buona per i prossimi giorni – poi mi arriva da Novella un video sul presepe della premier Giorgia Meloni: capelli sciolti, abito con stelline su fondo scuro, davanti a un presepe perora la causa a favore di questo simbolo, escluso dagli allestimento scolastici per non ferire la cultura di altri Paesi. Giustamente la/il/premier si interroga su come un bimbo che nasce in una grotta possa infastidire qualcuno. Pertanto lei, da alberista diventa presepista, giocando con le parole. Il video dura poco oltre i due minuti, durante i quali nomina la figlia Ginevra, cui intende trasmettere i valori rappresentati nella capanna, aldilà del credo religioso: solidarietà, laicità dello stato, sacralità della vita… E brava Giorgia, si sta rivelando una leader determinata, con le idee chiare e le ‘spalle larghe’, sebbene sia di costituzione minuta. Risale ad almeno un decennio la polemica attorno al presepe sì oppure no, che mi ha sempre lasciato basita. Addirittura una volta fui richiamata perché dettai una poesia – come ero solita fare in prossimità della pausa natalizia – che conteneva la parola natale o presepe, avendo in classe un alunno del Marocco cui non facevo Religione. Anzi, probabilmente non usufruiva proprio dell’ora di Religione, avendo scelto Attività Alternativa. Stendo un pietoso velo di silenzio sul futuro dello studente, ma continua a perseguitarmi l’idea che avrebbe potuto fargli del bene riflettere sul significato della povertà e della semplicità, della famiglia e della vita, senza peraltro toccare le corde del credo religioso. Col senno di poi mi sono persuasa che accogliere il diverso è un valore, ma è un peccato rinunciare alle proprie tradizioni, per un perbenismo subdolo, fatto di apparenza più che di sostanza. Ciò detto, mi accontento quest’anno di un presepe artigianale di legno dell’Ecuador, perché riprodurlo con muschio e statuine sarebbe troppo allettante per i miei gattini ancora cuccioli. Ma sul simbolo non ci piove.

Relazioni generative

Perdersi tra le luci di una ritrovata felicità: lo dice una persona intervistata che percorre le vie addobbate in clima natalizio. Colgo la felice battuta durante il telegiornale della sera di canale5. È cominciata la corsa ai regali e anche le emittenti televisive si adeguano. Sarò sincera: mi disturba l’obiettivo commerciale di tanto luccichio, anche se riconosco che l’economia deve girare. Piuttosto mi attrae la parola felicità ed anche l’aggettivo ritrovata in cui ravviso più una speranza che una certezza. Personalmente mi muovo coi piedi di piombo, nel senso che valuto bene come e dove muovermi. Mai stata festaiola, ma piuttosto riservata e selettiva negli acquisti e nelle amicizie. Non ho memoria di cenoni o abbuffate, forsanche perché i parenti stavano distante e in famiglia non c’era l’abitudine di avere ospiti. Del resto mia madre aveva il suo bel daffare ad accogliere le cicogne che visitavano a tutte le ore le sue partorienti e io ho ereditato la sua disaffezione ai fornelli. Tuttavia non sono così incapace, so fare quanto basta…ma non mi piace stare in cucina, preferisco uscire a pranzo – di rado a cena – in due o tre è perfetto. Anche in quattro/cinque…ma oltre è difficile conversare. Lo scorso ottobre mi sono ritrovata con una quindicina di ex compagni di liceo: piacevole, nostalgico, frizzante…ma non idoneo per uno scambio di autentiche confidenze. Di recente ho pranzato con Lucia e Adriana in un locale vicino. Poi ci siamo fatte scattare una foto davanti all’albero addobbato e l’ho girata ad un caro collega ritornato in Sardegna, dopo l’esperienza didattica nella scuola media di Castelcucco. La soddisfazione quando mi ha risposto – lui è un vero signore – mi ha restituito una “ritrovata felicità”. Esperienza provata anche con un’altra collega: vive ed insegna a Treviso, ma ha lasciato il cuore – almeno un pezzetto – in Pedemontana. Un’altra fonte di benessere mi viene dagli incontri culturali, declinati in qualsiasi forma artistica. L’ultimo recentissimo è coinciso con l’inaugurazione della mostra di pittura di Renato Zanini, mentre un mese fa è stato presentato il volume Francesco Sartor l’uomo e l’artista a cura del Gruppo di Ricerca Storica di Cavaso del Tomba, nel cui ambito conto più di un amico. Le relazioni generate dalla frequentazione amicale e dalla cultura sono una garanzia di benessere che si può trasformare in felicità.

L’orma dell’artista

Mostra grandiosa “Segno forma colore ricerca della luce” del pittore e amico Renato Zanini, inaugurata giovedì 8 dicembre in Villa Rubelli, a san Zenone: 140 dipinti e 260 disegni distribuiti tra le varie sale dei tre piani, frutto della dedizione quarantennale di Renato all’arte. Va da sé che “Le cose dipinte non sono solo cose dipinte”, come precisa il relatore Leonardo Di Venere, ma contengono l’esercizio dell’artista inteso come ricerca della luce che è cura spirituale. Durante la presentazione mi segno alcune parole-chiave: solitudine, attesa, essenza che sono alla base della ricerca Non di domande e risposte adeguate (parole di Renato) bensì del proprio posto, definizione che condivido perché assomiglia a quella usata da me per spiegare il mio bisogno di scrivere. Modificando un po’ la scaletta, l’artista si riserva l’ultima parte dell’incontro per accompagnare i presenti in rapida rassegna delle sue opere, raccontando l’evoluzione avvenuta di decennio in decennio, mantenendo sempre come riferimenti Cesanne e Van Gogh, ma aprendosi anche alla Pittura Veneta. L’artista Gino Silvestri – mancato da poco – lo avvicina all’astrattismo, cui si riferiscono le ultime opere. Insomma, un esercizio la ricerca del colore che lo accompagna da quarant’anni, la pittura una compagna che stupisce e cura. Dove abita, a Costalunga di Cavaso, in una posizione sopraelevata immersa nel verde, ha trovato e creato il luogo dove nutrirsi di luce. Innamorato delle piante dalla giovanile esperienza di Forestale, tuttora le abbraccia e le introita dentro di sé, per stenderle poi sulla tela con elaborazioni psicologiche interessanti. Significativo il dipinto Abbracci scelto per la locandina che contiene il suo autoritratto. È palese come per lui dipingere sia vitale, come per me esprimermi con le parole. A ben considerare, la capacità espressiva attraverso svariate modalità artistiche è ciò che ci distingue dalle altre creature che con noi condividono la permanenza sulla terra. E dove l’artista imprime la sua orma. Bravo Renato, lunga vita all’Arte! 👍

Natale di Davide Maria Turoldo

Leggo sul Gazzettino una pagina dedicata a Davide Maria Turoldo (Coderno di Sedegliano – Udine, 22/11/1916 – Milano, 6.02. 1992), religioso, poeta, saggista e mi torna in mente una sua poesia sul Natale che dettai ai miei alunni, alcuni anni fa. Il titolo è Natale in Friuli, dove era nato, nono di dieci fratelli. A chi gli dava del polentone rispondeva: La polenta mi piaceva: era profumata e calda. Nel latte, poi – quando c’era! – o col formaggio – sempre quando c’era! – aveva un sapore di miele. Personaggio scomodo e talentuoso, a guerra finita si laurea alla Cattolica in Filosofia con una tesi “Sulla fatica della ragione” e già la scelta dell’argomento la dice lunga. A 13 anni va in seminario e gli danno il nome di Davide Maria (all’anagrafe era Giuseppe) e alla fine del 1938 pronuncia i voti solenni a Vicenzia; poi va a Venezia a studiare Teologia. Scrive e vince premi ma è sgradito a politici e autorità che gli rendono la vita difficile. Ma lui non arretra. Il critico Carlo Bo dirà che ha avuto in dono da Dio la fede e la poesia. Sarà che anche mia madre era friulana, sarà che mi piacciono i personaggi scomodi e lui “coscienza inquieta della Chiesa” lo è senza dubbio, ma trovo interessante e stimolante il suo contributo poetico. Riporto l’inizio della poesia citata sopra: Ma quando facevo il pastore/ allora ero certo del tuo Natale./ I versi centrali, a mio dire i più intensi, sono i seguenti: I tronchi degli alberi parevano/creature piene di ferite;/mia madre era parente/della Vergine,/tutta in faccende,/finalmente serena./ Ecco, pochi versi sanno ricreare la vera atmosfera del Natale, all’insegna della semplicità rappresentata dall’ambiente e della operosità, incarnata dalla madre. Il tutto mi riporta alla capanna, simbolo del presepe col suo messaggio di pace e di amore.

Mostra del Libro

Più libri più liberi è lo slogan della Fiera nazionale della piccola e media editoria, che si tiene a Roma nei primi giorni di dicembre. L’ annuncio mi offre l’opportunità di ricordare che l’8 dicembre (domani) alle ore 16.30 sarà inaugurata dal Sindaco Paolo Mares presso il Centro Sociale di Castelcucco l’annuale Mostra del Libro cui partecipo anch’io come autore, attraverso la presenza di alcune mie opere. Poi seguirà l’accensione dell’albero con vin brulé e cioccolata offerti dal Gruppo Alpini. Gradita presenza: Babbo Natale. In contemporanea, in Villa Rubelli a San Zenone viene inaugurata la mostra di pittura “Ricerca della luce” dell’amico Renato Zanini, cui sono invitata e non posso mancare. Tuttavia sono disponibile a intrattenermi con qualche visitatore della Mostra nei prossimi giorni, fino alla chiusura domenica prossima. Adesso due parole sul libro, un prodotto che consumo quando leggo e che creo quando scrivo. Infatti definisco mie creature le opere finora editate o date alle stampe (cavillosa differenza che non c’entra con il contenuto ma riguarda la sua diffusione sul mercato). Premetto che attualmente sto leggendo i romanzi di Annie Ernaux, la 82enne francese ultimo Nobel della Letteratura che mi piace molto, per la scrittura rapida e asciutta. È palese che per me il libro in sé è un insostituibile compagno di viaggio. Barbara Alberti, nella prefazione al mio TEMPO CHE TORNA afferma “È lui l’unico amante, il libro” e in un altro passaggio offre questa bella immagine: “Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano”. Ecco, il posto giusto dove incontrare i libri, toccarli, visionarli, farsi un’idea del contenuto, magari incontrare l’autore e farsi scrivere una dedica, acquistarli per sé oppure donarli è la Mostra del Libro! Avanti lettori, i libri vi aspettano!

Ceesecake

Stamattina alle otto la temperatura è prossima allo zero, normale per la stagione. Per fortuna c’è il sole che mi consente di far (fare) pulizia di foglie e sterpi, in abbondanza caduti sul terreno con la pioggia dei giorni scorsi. Mentre aspetto che arrivi Reginaldo che mi dà una grossa mano nella pulizia dello scoperto, faccio colazione con una novità: la ceescake preparata ieri…per utilizzare i biscotti troppo friabili fatti giorni addietro, non quelli fatti con mio figlio sabato: buoni, belli e già esauriti. Contrariamente a quanto credevo, la torta di formaggio può anche passare per il forno, procedura che prediligo rispetto a quella riservata alla torta semi-fredda. Una volta raffreddata, si può nappare a piacere. Io uso la mia marmellata di melagrane, intiepidita a bagnomaria. Ancora in pigiama, procedo all’assaggio, che non delude: è veramente squisita! A metà mattina ne offro una fetta al mio giardiniere di fiducia che la definisce deliziosa! Non immaginavo di cavarmela così bene in realizzazione di dolci; del resto ho una certa pratica di muffin che le mie amiche apprezzano molto, al netto delle marmellate – più corretto sarebbe chiamarle composte – che realizzo da vent’anni con la frutta dei miei alberelli. Già che ci sono e che siamo in zona regali di Natale, ho deciso che donerò solo cose realizzate con le mie mani e/o con la mia mente. Sto pensando a una poesia, magari illustrata da una fotografia scattata da me in tema natalizio. Sento il bisogno di dare qualcosa che mi rappresenti e di non sprecare denaro in oggetti standardizzati. Se con l’età si diventa più essenziali, mi sta bene. Adesso mi rimane stendere l’elenco dei miei contatti, provvedermi di nastri e borsette, preparare i biglietti…e scrivere la poesia ch.e spero regalerà un po’ di dolcezza. Come una fetta di ceesecake!

Viva Rai2!

Come annunciato, stamattina è iniziata la prima puntata dell’atteso programma VIVA RAI 2! (da oggi in pillole anche su RaiPlay), condotto da Rosario Fiorello, gran mattatore che non ha deluso le aspettative: uno scoppiettio di battute, trovate, notizie accennate, scherzi…da una postazione in strada, con ‘soppalco’ dove si esibisce un cantante con due ballerine. Sul tavolo una serie di quotidiani su cui il conduttore clicca e rileva la notizia che intende privilegiare. Simpatica la scelta dell’agenda della premier che finge di leggere. Come primo impegno odierno, Portare Ginevra all’asilo, e poi appuntamenti politici da aggiustare o togliere. Gli fa da spalla l’amico Amadeus e un gruppo di aiutanti di varie età, dello spettacolo e non, oltre a chi si collega da remoto, come Maria De Filippi che oggi compie gli anni (61). Tre quarti d’ora d’intrattenimento sono tanti, ma lo showman se li può permettere, perché ha una lunga carriera alle spalle. Alla fine, in sovrimpressione scorrono alcuni commenti del tipo Mi piaceva di più quando Fiorello faceva con nomina dei vari programmi condotti, con l’ultima trovata – suppongo a tavolino – Mi piaceva di più quando Fiorello non faceva niente che trovo geniale per l’ironia e lo spirito. Ciò che ammiro, anzi invidio all’uomo di spettacolo – che ha un fratello, Beppe, eccellente attore – è la carica di energia trasbordante che non so dove vada a pigliare. So che fa sempre tapis roulant e ginnastica – mi pare mezz’ora e mezz’ora – che gli consentono di mantenersi in forma, ma la parte esplosiva credo sia frutto di ricerca, esperienza e incontri giusti. Sa scegliere anche il prodotto da reclamizzare, così entra nelle case come uno di famiglia. Me lo ricordo quando portava il codino e faceva il karaoke. Ha saputo cavalcare l’onda e restare a galla. Non mi dispiace che metta un po’ di pepe alle mattine invernali, dal lunedì al venerdì per 115 spettacoli. Iniziare la giornata con il buonumore credo sia fare servizio pubblico, questo rientra nei compiti della Rai (parole sue). Sono d’accordo.

Compleanno…e Compleanno

Era il 3 dicembre 1992 quando fu inviato il primo SMS della storia, il cui testo è “MERRY CHRISTMAS” (Buon Natale), mittente l’ingegnere e programmatore britannico Neil Papworth che lo inviò da un computer a un cellulare sulla rete GSM Vodafone. Quindi il ‘messaggino’ compie trent’anni! Un minimo di ripasso: SMS è acronimo inglese che sta per short message service (servizio messaggio breve) e la lunghezza massima dei messaggi va da 70 a 160 caratteri, oltre i quali il testo viene suddiviso in più invii. La cosa straordinaria è la diffusione del prodotto: ogni giorno su WhatsApp vengono scambiati circa 100 miliardi di messaggi, un dato davvero impressionante! Prima di documentarmi sulla ricaduta del fenomeno a livello socio-culturale, informo sulle mie abitudini al riguardo. Di prima mattina ricevo i saluti dalle mie cugine, visto che Lucia ha avuto la bella idea di creare il gruppo NOI CUGINE CUSIN: il primo messaggio è di Luisa che ama i fiori e si occupa di funghi champignon, fotografati spesso…come un mare di testine bianche. Poi giungono gli SMS di Morena, Giuliana e Lucia ‘la mente’. Siccome abitiamo a una sessantina di chilometri e non ci vediamo spesso, è di conforto comunicare via whatsapp. Verso le otto seguono i saluti di Wilma, con cui mi sento nel pomeriggio. Tra i contatti quotidiani c’è la mia amica Lucia, che per fortuna posso anche vedere perché mi abita vicino, Pia, Serapia, Lisa, Arletta, Marta, Novella, Marcella, Antonietta… qualche artista e una squadra di care persone. Quando ho qualche difficoltà col pc oppure la televisione (l’altro ieri, ad esempio mi ero incautamente seduta sul telecomando), mando una richiesta di aiuto tramite messaggio a Manuel, che frequenta l’università – Ingegneria elettronica – a Cesena: anche da remoto, lui risolve tutto! Una serie di contatti sono per interventi di manutenzione domestica, ma altri di piacere, per scambiare foto, ricette e video. Oggi ad esempio è il compleanno di Adriana, cui ho inviato un messaggio, prima della telefonata. Avrei preferito farle gli auguri in presenza, ma il tempo ‘da santabarbara’ mi trattiene e confido sulla sua clemenza. Il pomeriggio e la sera sono vivacizzati da altrettanti messaggini che gradisco anche in chiusura di giornata. Concludendo, senza esserne schiava, dico che i messaggi mi fanno compagnia. Di questi tempi dominati dall’individualismo, sono quantomeno un placebo (sostanza che si somministra al posto di un farmaco). Salute e Saluti ai lettori! Auguri, Adriana! 💐

Vita degli scrittori

Il settimanale il venerdì del 2.12.2022 presenta in copertina un titolo assai accattivante per me che scrivo: LA VITA AGRA DEGLI SCRITTORI, dove agra vale quanto dura. Controllo sul dizionario online e trovo: aspro, pungente, spiacevole e deduco che il titolo è volutamente polemico. L’articolo che trovo all’Interno, a pag.16 chiarisce quanto anticipato, ovverosia suggerisce il quesito se MANGIARE CON LA CULTURA sia possibile. Michele Gravino, autore dell’articolo si rifà alla Milano di Luciano Bianciardi, scrittore (Grosseto, 14.12.1922 – Milano, 14.11.1971), autore de La vita agra, aggettivo preso e messo in copertina per stimolare una riflessione sul mondo degli scrittori contemporanei. Condivido il parere dello scrittore e traduttore milanese Marco Rossari, 49 anni, che dice: “Beh, non è come la miniera”, però bisogna comunque scavare tra le parole, aggiungo io che non scrivo per lavoro, ma per un’esigenza interiore. Tuttavia il diversivo mi costa, dato che finora ho pagato di tasca mia le opere, che sono circa una decina tra romanzi brevi, una raccolta di foto-poesie e una di articoli di vario argomento scritti durante la pandemia. Causa il lungo lockdown non ho potuto presentare gli ultimi tre, con il risultato che ho in casa un sacco di invenduto. Di recente, non senza difficoltà e grazie all’aiuto di Manuel, ho avviato unn contratto con Amazon, per la vendita online di otto mie opere, con la speranza che qualche lettore si incuriosisca e mi legga. Io scrivo perché mi libero, raccontare mi svuota dentro, praticamente è una terapia che mi costa i soldi della tipografia. L’ideale sarebbe essere presa in carico da un editore, che mi solleverebbe dalla promozione e dalla vendita dei libri. So che non mi arricchirei. Sono un’insegnante in pensione e basto a me stessa. Non mi interessa avere successo, ma poter contare su un pubblico di affezionati che mi sostenga e con cui poter dialogare. In questo senso il blog è un ottimo mezzo e ringrazio chi lo visita. Per tornare al titolo del settimanale il venerdì, la mia vita da scrittrice indipendente è lieta ma finora in perdita. Domani è un altro giorno 🍀🌻🖐️

Fine corsa

Davide Rebellin, 51 anni, ciclista professionista viene travolto da un camion mentre si allena in bici, poco prima di mezzogiorno, lungo la strada nel comune di Montebello Vicentino. L’uomo al volante del camion non si è fermato. Il fratello dello sfortunato ciclista, appresa la notizia dell’incidente stradale ha un presentimento, va sul luogo e lo riconosce. La bicicletta è un ammasso di rottami. A una manciata di giorni dall’incidente, l’autotrasportatore non è ancora stato rintracciato, ma la targa del mezzo tedesco sì e l’Europol è coinvolta nelle indagini. Colmo della beffa, il campione doveva accordarsi col sindaco del paese natale – lui viveva a Montecarlo con la moglie Francoise – per festeggiamenti in suo onore. Penso che la due ruote accartocciata sia una metafora della profonda ferita generata dalla morte improvvisa e violenta. Leggo che sono più di un centinaio i ciclisti morti sulle strade dall’inizio dell’anno. Che le nostre strade non siano sicure è un dato noto, cui si affianca la richiesta di dotare i mezzi pesanti di segnalatori delle ‘zone cieche’ che intuisco siano le più pericolose. Un genitore intervistato dichiara che mai farà praticare ciclismo a suo figlio, in controtendenza con i genitori dei giovani ciclisti che hanno gareggiato nei pressi di casa mia lo scorso luglio, con una insopportabile canicola. Durante le prove, sentivo i genitori incitare oltremodo i figli – dai sei ai quattordici anni – con una foga decisamente esagerata. Può darsi che in certi adulti scatti il meccanismo della proiezione sulla prole, di obiettivi propri non raggiunti, mentre l’attività agonistica dovrebbe favorire soltanto benessere fisico e mentale. Anche successo, quando ci sono le doti umane e sportive, come nel caso di Davide Rebellin, Un talento purissimo e cristallino, che si merita un’intera pagina di saluto sul quotidiano Il Gazzettino, cui mi unisco mestamente anch’io.