Una storia triste, intessuta di disagio sociale ma anche di generosità. Succede a Livorno dove Alfredo, un pensionato 86enne, vedovo e senza cibo, chiede aiuto a due giovani agenti che lo soccorrono, facendogli la spesa e compagnia. Bravo il pensionato che ha chiamato il 112 e bravi i poliziotti, “Due angeli con la pistola” come li ha definiti il signor Alfredo che con loro si è confidato, raccontando la sua storia. È successo due settimane fa e ieri un programma televisivo ha riproposto la disavventura dell’anziano, ora preso in carico dai Servizi sociali. Una storia di emarginazione e solitudine venuta alla ribalta e rimediata. Ma chissà quante altre storie simili si celano dietro a indifferenza e solitudine. La pandemia non ha certo favorito l’inclusione… speriamo che la sanità territoriale e i servizi sociali ne escano rinvigoriti. Anche saper chiedere aiuto, come ha fatto il signor Alfredo, è indice di socialità, perché “Nessun uomo è un’isola”, come titola il celebre saggio di Thomas Merton (scrittore e monaco cristiano statunitense, dell’ordine dei Trappisti). Data la mia età non più green, mi capita di pensare alla parte finale della vita, cui i saggi raccomandano di prepararsi da giovani… il che sembra anacronistico, ma ha un suo senso, a mio dire, perché nessuno può sapere quando uscirà di scena. Però ognuno può decidere come vivere ora, che è il pensiero attivo introdotto da Alfredo per rompere il suo stato di disagio. Ho una grande simpatia per le persone anziane che hanno superato indenni o quasi vari travagli della vita, mantenendo la voglia di esserci e di farsi sentire. Incrocio le dita e spero di imparare a invecchiare bene. (per motivi tecnici può essere che saltino i post di domani e sabato)
Mese: settembre 2021
Addio, Chiara…
Vorrei scrivere di belle cose, ma la cronaca nera imperversa, purtroppo. Tra i fattacci, mi ha colpito la morte di Chiara Ugolini, la 27enne veronese, vittima del vicino, arbitrariamente entrato in casa sua, non certo con buone intenzioni. Al momento è ignota la causa dell’aggressione che si ipotizza di tipo sessuale. Il vicino, Emanuele Impellitteri, già condannato per rapina e altro, padre di una bimba piccola era da poco uscito di galera. Il fidanzato della sfortunata ragazza, ha postato un pensiero d’addio molto commovente. A lui riservo le mie riflessioni, destinando a lei tutta la mia pena. Nel post del compagno pubblicato su Instagram si legge: “… non ti preoccupare amore mio, ti porterò per sempre con me, dentro al mio cuore… so che tu sarai sempre al mio fianco, per tutta la vita. Ti amo Chiara”. Perdere il compagno della propria vita, agli albori di una relazione amorosa tutta in crescita deve essere tremendo, mi auguro che i ricordi leniscano il dramma di questo giovane, privato proditoriamente della sua metà. Penso anche alla compagna e alla figlioletta dell’aggressore, che non avranno vita facile, non per colpa loro. Dato che il sospettato – ormai reo confesso – era sotto osservazione dei Servizi sociali, mi vien da pensare che si tratti di un recidivo che incarna bene il male, per usare una figura retorica e lascio stendere il suo profilo agli esperti del crimine. Infine, considero come sia pervasiva la casualità: se Chiara avesse avuto un altro vicino, non sarebbe successo quel che è successo. Ovvio che non c’entra la palazzina a tre piani dove conviveva da poco col fidanzato, ma dal diabolico inquilino che vi abitava. Dolce Chiara, non ti dimenticheremo. Riposa in pace.
Dura lex, sed lex
Rocambolesca la vicenda successa a Napoli, dove un’anziana signora vince un patrimonio al gratta e vinci, ma il biglietto le viene sottratto dal tabaccaio della rivendita che fugge col biglietto vincente 500 mila euro. Il buon Boccaccio (16.06.1313 – 21.12.1375) che a Napoli aveva soggiornato al seguito del padre, per imparare il mestiere mercantile e bancario, avrebbe potuto scriverci un’altra novella da aggiungere alle 100 del Decameron. Accusato di furto pluriaggravato e tentata estorsione, Gaetano Scutellaro è stato arrestato mentre tentava di fuggire alle Canarie, dopo aver depositato il biglietto in una banca di Latina. Al di là di come evolverà la vicenda, con l’augurio che il denaro vada a chi gli spetta, mi viene da fare alcune considerazioni. Forse per lo studio dei classici, di cui ho tradotto tanti pensieri durante il Liceo, condivido ciò che sostiene Seneca: “Una grande fortuna è una grande schiavitù”. Troppo denaro crea problemi di gestione e… molti falsi amici, interessati a goderne di riflesso. Il che non significa sputarci sopra, ma prendere le giuste distanze. Mia madre aveva l’abitudine di comprare dei biglietti della lotteria, in occasioni speciali, sperando in una vincita, scelta che io contestavo. Per fortuna non ha vinto perché in tal caso prevedevo un carico di responsabilità e di noie burocratiche. Sono tuttora persuasa che la vera ricchezza sia interiore e che l’equilibrio delle relazioni favorisca il vero benessere. D’altronde molte liti familiari scaturiscono per motivi di eredità, svelando un dietro le quinte per nulla edificante. Seguo di pomeriggio il programma Forum condotto da Barbara Palombelli, che è un’ottima palestra per riflettere sui motivi dei conflitti. Anche nell’ipotesi che alcune cause siano costruite a tavolino, la citazione degli articoli di legge e le sentenze elaborate dai giudici sono pertinenti ed esaustive. “Dura lex, sed lex” (la legge è dura, ma è legge). Concludendo, mi godo il mio piccolo gruzzolo e auguro ai forti vincitori di non perdere la testa!
Sapori d’autunno
Vado a trovare Lina, un saluto veloce a metà mattina, anche se lei mi invita a fermarmi a pranzo. Declino la gentile offerta, perché ho in mente di fare una sosta anche dalla collega che le abita vicino. Come da gradita abitudine, dopo uno scambio di confidenze, Lina mi offre dei prodotti di stagione a chilometro zero, che raccoglie direttamente nel suo orto-giardino davanti casa: fichi e uva fragola. Nel caso dei fichi, lei sostiene che sono di una pianta che io le regalai anni fa, nata spontaneamente nel mio angolo verde, da un precedente esemplare che avevo estirpato. Se è così – e non ho motivo di dubitare – si tratta di un dare-avere cordiale, una corrispondenza… di prodotti naturali che fa bene al cuore e al palato. I frutti sono piccoli ma dolcissimi, turgidi e sodi. L’uva fragola è bianca, gustosissima, distribuita lungo un graticcio che ricopre la parte laterale dell’atrio dove stazionano diversi vasi di fiori. Anch’io ho una vecchia pianta di uva fragola, versione nera, che pilucco quando vado in zona garage. Ma trovo quella della mia amica di qualità superiore, forse perché “L’erba del vicino è sempre più verde”. Come da programma passo da Adriana, che all’ombra del grande noce sta sminuzzando con le forbici erba cipollina, salvia e rosmarino per fare la salamoia, da donare a Natale a chi se lo merita. Certi doni vanno preparati per tempo! Assisto con piacere alla procedura: erbe aromatiche dentro il mixer con abbondante sale grosso, avvio robot per qualche minuto e la mistura profumata è bella e pronta, basta solo che si asciughi e poi può essere inserita nei vasetti di vetro da etichettare a dovere. Semplice e facile, con prodotti di casa propria. Le mie narici sono inebriate dal profumo delle aromatiche, oggi olfatto e gusto sono stati stimolati piacevolmente. Torno a casa di buonumore.
Magia tricolore
Oggi domenica, ultima giornata delle Paralimpiadi di Tokyo, che tante soddisfazioni hanno dato all’Italia. Ieri, sabato veramente emozionante per l’atletica azzurra, dove sul podio salgono in tre, conquistando tre medaglie nei 100 metri femminili: Ambra Sabatini, 19 anni, oro, seguita da Martina Caironi, 31 anni, argento e Monica Graziana Contrafatto, 40 anni, bronzo, rimpinguando il medagliere italiano che raggiunge così in questi Giochi le 69 medaglie! Un successo incredibile. Ambra Sabatini – che tra l’altro ha battuto il record del mondo con 14”11 – ha perso la gamba in un incidente, ma dimostra che i limiti non esistono, per chi va oltre. Monica Contrafatto, rimasta ferita in una missione militare in Afghanistan, dedica la medaglia alle donne afgane. Vittima di un pirata della strada, Martina Caironi ha perso metà della gamba sinistra, ma non la voglia di rimettersi in gioco, perché come lei dice: “Un disabile non è un alieno, è solo una persona con esigenze diverse”. Tre donne simbolo che sono andate oltre i limiti fisici, trasformando un sogno in realtà. Vederle gioire insieme, sotto la stessa bandiera, è stato un valore aggiunto alle performance individuali, un omaggio all’Unione, all’Amicizia, alla Sportività, alla Bellezza. E al Coraggio di non arrendersi mai. Che lezione, grazie ragazze! (Oggi alle 13, cerimonia di chiusura dei XVI Giochi Paralimpici Estivi di Tokyo)
Una vita spesa bene
Due giorni fa è morto Mikis Theodorakis, 96 anni, compositore greco, patriota, genio ribelle e tanto altro che ha legato la sua fama al “sirtaki” e alla musica del film “Zorba il greco” (1964), autore delle musiche dei brani interpretati dalle cantanti di casa nostra Milva e Iva Zanicchi. So che era amico di Alekos Panagulis, compagno della giornalista Oriana Fallaci, che gli dedica il romanzo Un uomo, diventato un best seller. Personaggio scomodo per la Grecia dei colonnelli (1967 – 1974) si proclamava comunista e ha pagato con la prigione, la tortura e l’esilio le sue coraggiose scelte politiche. Oltre a tutto ciò – che non è certo poco – scopro che, finito il periodo buio, si era messo in politica e aveva fatto una proposta, a mio dire straordinaria: indire le Olimpiadi dello spirito, in una nazione dove nacquero le Olimpiadi sportive, tuttora in corso nella versione delle Paralimpiadi dove i nostri atleti stanno facendo incetta di medaglie. Grande Mikis, per fare una proposta del genere che avrà fatto sorridere molti, doveva avere la vista lunga: per come vanno le cose in tempo ancora di pandemia, le Olimpiadi dello spirito sarebbero un’ottima terapia, da rendere obbligatoria tutti gli anni, anziché ogni quattro! Chissà che qualche illuminato politico raccolga la sfida e possiamo applaudire tanta gente misconosciuta dal cuore grande. Come quello dell’artista greco, “caro agli dei”.
“La vita è bella ma…”
Nel quotidiano la Repubblica di oggi 3 settembre 2021, in Cronaca a pag. 17 leggo l’articolo “La vita è bella ma io sono malata e domani voglio poter dire basta”, corredato di una bella foto di Laura Santi, 46 anni, in carrozzina, spinta dal marito. Faceva la giornalista, amava viaggiare, nuotare, divertirsi. Entrambi sorridenti, sposati da 17 anni, uniti dalla cultura, dall’amore e dalla sclerosi multipla diagnosticata alla moglie 25 anni fa e che peggiora di mese in mese. Lei è testimonial della campagna per poter morire dolcemente e legalmente in Italia, senza essere costretta ad andare in Svizzera “quando non ce la farò più”. Argomento dolorosissimo del fine vita su cui il possibile referendum a primavera potrebbe chiedere agli Italiani di esprimersi. Non ho convinzioni al riguardo e mi esprimo più che altro per intuizione, consapevole che “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, se non addirittura l’oceano, come in questo caso. Allargando un po’ la visuale, ritengo che bisognerebbe parlare molto presto della possibilità di una morte improvvisa, come tante ne capitano per incidenti anche banali. Peggio della morte credo sia lo stato di perenne sofferenza, la condanna alla dipendenza non temporanea dei propri cari, il limbo senza fine di chi perde il lume della ragione. Non so a che stadio sia la legge sul testamento biologico, me ne dovrò occupare. Appena andata in pensione, mi informai in municipio sulla possibilità di acquistare un loculo e mi venne risposto che la vendita non riguarda chi ha meno di 70 anni, perciò per un po’ sto ancora tranquilla. Sperando di mantenermi in buona salute e che la previsione sia corretta.
Un effervescente Leone d’oro
Roberto Benigni è stato insignito del Leone d’oro alla carriera al Festival del Cinema di Venezia, la 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Lui, che è un comico dal cuore grande lo dedica alla moglie Nicoletta Braschi, dicendo: “Io mi meritavo un gattino, un micino, ma non un Leone, e poi addirittura d’oro!”. Quando si dice un grande. Io lo apprezzavo da prima del premiato film La vita è bella, per quel suo modo di fare un po’ fanciullesco e un po’ erudito. Sarebbe stato un ottimo insegnante, ma già lo è per chi si mette in ascolto. Memorabili le sue lezioni sulla Divina Commedia. Credo sia anche un gentiluomo, per come si esprime nei confronti delle donne e della consorte, a cui dice: “Tra me e te è stato amore a prima vista. A ultima vista”. Mi fa piacere che sia quasi mio coetaneo (n. il 27.10.1952), un motivo in più per ammirare le sue performance. Tornando al suo ruolo principale di attore comico, credo che sia molto più difficile far ridere che piangere, specie di questi tempi poco luminosi. L’altra sera mi è capitato di vedere il Il mostro, film del 1994 interpretato e diretto da Benigni, che in passato avevo considerato una pellicola di sottogenere comico. In sintesi Loris, il protagonista viene erroneamente considerato un maniaco sessuale, con tutta una serie di tragicomiche situazioni, legate al pregiudizio e alla casualità. Oltre la facciata ridanciana, ho riflettuto sui danni che può causare un atteggiamento di chiusura mentale. Per arrivarci, Benigni regista e attore gioca tutte le sue carte, e si merita il mio plauso anche per quel film, sebbene tardivo. Assolutamente meritato il Leone alla carriera, modestamente ridimensionato a… micino!
Benvenuto Settembre!
“Aria fresca settembrina… alla sera e alla mattina” recita un messaggio odierno, incorniciato da foglie dorate. Convengo che è proprio così, finalmente dopo settimane torride si dorme meglio, di sera torna utile un golfino e le ore centrali sono una delizia, potendo esporsi al sole. Il nuovo mese si annuncia clemente ed è un buon motivo per dare una sistemata al proprio umore. Sento per tivù che l’economia è in crescita, spero non sia una fake news. Porto l’auto in officina e noto che sono pieni di lavoro, mi fermo a sfogliare il quotidiano al bar e la titolare si affretta a portare cappuccini e aperitivi ai clienti, seduti fuori. Le palestre hanno riaperto, anche se con l’ansia di dover rinchiudere tra un po’. Ecco, come una spada di Damocle grava il pericolo di tornare indietro, dati i precedenti. Ma “I problemi esistono per essere risolti” ha affermato l’ospite di una trasmissione televisiva stamattina, la vaccinazione e il vituperato Green pass servono quantomeno per limitare i danni. So di liti in famiglie dove i componenti sono di idee diverse… e una volta tanto non piango sulla mia situazione di single (anzi ne vado piuttosto fiera) con figlio di opposte vedute. La diversità è stimolante, finché non diventa limitante per le scelte altrui. Ci stiamo avviando verso la parte finale della pandemia, qualcosa abbiamo imparato. Se non vogliamo crocifiggerci, carichiamo le pile e andiamo avanti, assaporando il piacere delle piccole cose. Per esempio una pizza in compagnia, che mi concedo con Manuel e Lucia dopo dieci mesi. Ad altiora semper! (Sempre verso mete più alte!)
