Giardinaggio

Stamattina, pulizia del giardino: sfoltimento glicine, rametti basali del nocciolo, cimatura ortensie cresciute a dismisura, erbe infestanti, tappeto erboso di oltre un mese… un lavoraccio che io ho solo preventivato e commissionato a Reginaldo, un altro mio compagno di scuola. Abituato ai lavori in campagna, di poche parole e pieno di energia, solo lui riesce a mettere in moto la vecchia tosaerba che lavora ancora bene, meglio di quella a rapida accensione che ho comperato per aggirare il problema. Avere un giardino conforta ma richiede anche dispendio di tempo ed energie: non mi lamento, anzi preferisco lo scoperto alle mura di casa. Tuttavia non nego che mantenerlo in ordine è un impegno non da poco. In tarda mattinata, quando Reginaldo ha raccolto lo sfalcio, annessi e connessi in un enorme sacco, ha faticato ad inserirlo nel bagagliaio della sua auto da battaglia, per portarlo nell’oasi ecologica oggi aperta. Tre ore abbondanti di duro lavoro hanno trasformato la zona verde da quasi campo a tappeto erboso rasato e profumato, dove il vecchio cane può rotolarsi contento. Tra un mese l’operazione andrà ripetuta. Finché durerà la canicola, potrò godere del giardino all’alba e dopo il tramonto. Nell’aiuola di metallo bronzato, tra gli steli degli iris è sbocciato un gladiolo rosso che sembra un inno all’estate. Vorrei portarlo in casa, ma è l’unica nota colorata di questi giorni assolati. Perciò lo fotografo e lo lascio dov’è nato, come regalo della natura generosa anche in tempi “di fuoco”.

Tra le righe oltre le rughe

Metti tre giovani anziane in un caldo pomeriggio d’agosto: potrebbe essere l’inizio di un racconto, con trama da definire strada facendo. Invece è la realtà: trascorrere due ore in piacevoli conversari con due compagne del liceo diventate amiche mi sembra un esordio interessante. Il tempo è un galantuomo e restituisce frutti insperati. Da studentesse non c’era competizione tra noi, ognuna presa dall’impegno scolastico, ma nemmeno un grande afflato. Credo non ci fosse neanche il tempo di frequentarci, dopo la scuola, tempi duri al liceo classico. Poi le scelte di vita, con investimenti affettivi e professionali. Ora finalmente la pensione, con spazi da riempire a discrezione e a piacere, tempo da dedicare anche al recupero delle frequentazioni passate e scoprire che è bello stare insieme, a parlare di tutto e di niente. Attenzione, non siamo fuori di testa, anzi alla testa anteponiamo il cuore e la rete affettiva si fa più solida. Due ore passano veloci. Fuori è caldo ma in salotto si sta bene, con acqua fresca e gelato ricoperto. Ho messo i baci di dama portati in dono in frigorifero perché la cioccolata non si coli… ma sono presa dalla conversazione e mi dimentico di tirarli fuori. Prima del congedo, conduco le mie amiche in giardino che non è al top, causa troppo caldo. Però la pergola del glicine ci accoglie per uno scatto dove leggo tra le righe e oltre le rughe, quant’è bella l’amicizia!

National Women’s Day

A proposito di feste e ricorrenze cui attingo in internet, per scegliere l’argomento oggetto del mio post odierno, oggi è il National Women’s Day, la giornata nazionale della donna in Sudafrica. Fu istituita nel 1994, per commemorare una marcia di protesta di donne, tenutasi nel 1956. Tra l’altro coincide con la Giornata mondiale dei popoli indigeni (di proposito evito di parlare della bomba atomica su Nagasaki), il che mi consente di fare una considerazione generale sul contributo delle donne di qualunque parte della terra alle Olimpiadi appena concluse: 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi autorizzano ad almanaccare sul 2020 della XXXII Olimpiade di Tokyo che ho seguito in parte sullo schermo. Leggiadre le Farfalle della ginnastica ritmica, una libellula Vanessa Ferrari nel corpo libero… ma Irma Testa mi ha veramente impressionato: sia per la specialità, pugilato femminile, oro mai conquistato prima, sia per la provenienza: Torre Annunziata, dove a 14 anni è uscita di casa, masticando poco italiano per sua stessa ammissione. Tra l’altro una bella ragazza, come potrebbe esserlo la vicina della porta accanto, capelli lunghi neri, sguardo espressivo, quando nell’immaginario collettivo si potrebbe ipotizzare un donnone forzuto. Ho letto qualcosa sulla vita di questa giovane atleta che deve aver mandato giù diversi rospi, per cui mi fa particolare simpatia e condivido l’entusiasmo che le viene tributato. È un esempio della tenacia e dello spirito di sacrificio delle donne, se mai ce ne fosse bisogno. Anche fuori delle competizioni sportive, le donne hanno coperto chilometri di fatiche e hanno saputo rialzarsi dopo traumatiche cadute. Mi basta pensare a certe vedove di guerra che hanno allevato da sole parecchi figli, costrette a caricarsi di pesi destinati ai compagni. Qui mi fermo per non diventare patetica, ma ammiro molto la forza delle donne, costrette nel passato a esprimersi solo entro le mura di casa. La mia non è una posizione da femminista (esistono ancora?) ma da osservatrice della realtà circostante, che risulta molto piacevole quando maschi e femmine interagiscono allo stesso livello. Riconoscendo il dovuto a chi, per tanto tempo è stato sottovalutato.

Giornata Internazionale del Gatto

Oggi giornata internazionale del gatto, anche se non coincide con altra data – il 17 febbraio – proposta da altri siti. Parlo volentieri del mio animale preferito, di cui ammiro molti aspetti: il carattere indipendente, la flessuosità dei movimenti, l’agilità, lo sguardo… sì, confesso ne sono “innamorata”, ritengo che sia anche un animale fedele, se è lui che ti conquista. Nella mia vita ho avuto molti gatti e la mia simpatia felina parte da lontano, documentata da una foto che mi ritrae di pochi mesi mentre tiro la goda a un micetto. Poi è stato un crescendo di ammirazione e di relazione, estese anche a cani e canarini che hanno vivacizzato la vita familiare. Da adulta non è venuto meno il feeling felino, che perdura tuttora. Ricordo con particolare affetto Briciola e Sky, soriani tigrati di grande conforto, la tenera Puma mancata a gennaio, la persiana Micia, vissuta con mia madre e poi con me, Minù, Ciuffetto d’oro, Bianchino, Grillo… l’elenco è lungo, come la gratitudine che meritano. Attualmente mi fa le fusa, quando crede, Grey, tigrata, cinque anni, mai sazia, molto intelligente, spirito libero. Di media ne avevo tre che si strusciavano sulle gambe, e intendo ripristinare il numero, attingendo alle prossime cucciolate. Per fortuna, non sono sola a coltivare l’attenzione per i gatti e diverse mie conoscenti sono gattofile: il che rappresenta un valore aggiunto alla nostra amicizia. Grazie a loro e grazie ai gatti la vita mi è più gradita.

Siamo anche speciali

Noi Italiani siamo speciali nelle situazioni eccezionali. Gli Inglesi ci sottovalutano ma questo per noi è un vantaggio. Dovremmo diventare normali…. questo in sintesi è il pensiero di Beppe Severgnini che commenta la sconfitta degli Inglesi a Wembley contro l’Italia poche settimane fa. Per ritorsione, pare che da allora siano crollate le prenotazioni nei locali che forniscono pietanze del Belpaese, crollate di quasi il 60 %, pizza compresa., diventate indigeste come la rete di Leonardo Bonucci e le prodezze del portiere. Mi ero fatta un’idea diversa degli Inglesi, ma se è andata davvero così, mangino pure “fish and chips”, pesce e patatine. Mi spiace che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non sia stato adeguatamente omaggiato dal principe William… da signore qual è avrà fatto buon viso a cattiva sorte, perché “Se l’invidia fosse febbre, tutto il mondo l’avrebbe”, diceva mia nonna. All’evento sportivo di sopra, si aggiunge ora l’oro azzurro nella 4 x 100 a Tokyo 2020, che produce l’esclamazione “Not Italy again!”. Se il successo azzurro fa rumore, mi fa un certo effetto riflettere sulla frase di Severgnini, che siamo speciali nelle situazioni eccezionali, perché credo contenga molto di vero. Basta pensare a quanto successo durante il terremoto, oppure durante altre calamità, piuttosto frequenti a casa nostra. Ma anche altrove, a ben vedere: incendi, alluvioni, crolli… ce n’è per tutti! Sarebbe un gran bene che la risposta eccezionale diventasse normale. Sembra un gioco di parole, invece contiene un suggerimento operativo salutare, che per risposta ha la sicurezza, nostra e altrui. A buon intenditor poche parole.

Panta rhei (tutto scorre)

Bella Bassano, ma faticoso per me camminarci in questo periodo di limitazione motoria! Dovevo vedere una persona, per raccogliere la testimonianza sui suoi trascorsi scolastici: incontro andato solo in parte a buon fine, come un altro saltato. Non me ne dolgo, ma l’anca artrosica sì, purtroppo! Raggiungere piazza Libertà significa lasciare l’auto nei pressi del parcheggio santa Caterina, salire per la scalinata a Otto eccetera, scendere per una delle vie laterali e finalmente trovarsi nel cuore di Bassano. Nel mentre scatto un paio di foto che mi servono come documentazione dello scritto. Da studente liceale percorrevo queste vie a passo affrettato, per raggiungere il Liceo Classico G.B.Brocchi, ora ubicato altrove. Ricordo l’aria pungente che saliva dal Brenta…tremenda d’inverno, mentre stamattina procura un piacevole sollievo. Dall’inizio della pandemia, molte vetrine hanno cambiato allestimento e non poche hanno abbassato la saracinesca. Percepisco un’aria triste sulla città, ma può darsi che mi sbagli. Siamo in piena estate e può essere che ci sia chi va ancora in ferie. Le mie sono forzatamente di prossimità, anzi di rivisitazione del passato migliore, quando venivo al museo con annessa biblioteca per scrivere i miei primi romanzi, dieci anni fa. Non so se è nostalgia, oppure felice realismo, stile che mi riconosce Pia. Devo prendere atto che tutto cambia, tutto scorre come l’acqua di un fiume: “panta rhei” afferma il celebre aforisma attribuito al filosofo greco Eraclito. Non mi chiedo se sia bene o male: è così! Il viaggio stamattina non è stato liscio, ha cozzato contro un paio di imprevisti. Come l’acqua del fiume sulle pietre d’inciampo. C’est la vie (così è la vita)!

Sulla Poesia

Paola ha apprezzato il mio post sulla poesia di ieri, argomento che ripropongo anche oggi, in quanto la materia mi è congeniale. Inoltre mi sento psicologicamente in ferie, perciò considero il blog una sorta di salotto virtuale dove chi vuole può accomodarsi per interloquire con me, in maniera anche dissonante. Rispondo alle domande che in altre occasioni mi sono state rivolte: perché scrivo, da quanto scrivo, cosa scrivo… e via discorrendo. Posto che non ho una patente di poeta, scrivo per liberare le emozioni, come il pittore stende l’opera sulla tela; scrivo in prosa praticamente da sempre, ma in versi da non moltissimo, diciamo da adulta. L’argomento mi è suggerito dal caso, dalle associazioni che si creano tra la natura e le persone, dall’attualità… e dal cuore. Spesso parto dalla descrizione di un soggetto, per esempio il tramonto, e poi vado per eliminazione delle parole superflue, fino ad arrivare al testo più essenziale possibile, con scarsa considerazione della punteggiatura, usando se possibile la rima. Tendenzialmente divido il tutto in tre unità, di pari lunghezza. Se il prodotto mi sembra decente, lo giro a un paio di affezionate lettrici che si esprimono al riguardo, concedendomi il loro benestare. A questo punto mi sento motivata a continuare a… poetare: per il mio benessere soprattutto, e per chi vuole condividere. Il mondo è grande e c’è posto per esprimersi, senza ricorrere per forza a concorsi e olimpiadi della parola. Questo almeno è il mio punto di vista. Attendo il vostro!

Oggi poesia

Oggi mi sento un po’… crepuscolare. Sono stata impegnata a raccogliere testimonianze per il mio prossimo libro e sono piuttosto sfasata, perciò mi butto sulla poesia, che mi solleva da terra. Pesco nel mio repertorio recente e sottopongo alla vostra attenzione una delle ultime, che riporto, intitolata: COME INTRICATE LIANE La poesia è una melodia che distende le pieghe dell’anima aggrovigliate come intricate liane permalose. In versi brevi oppure lunghi le parole si appoggiano l’un l’altra disciplinate quali fanciulle affiatate per donare alla mente provata una boccata d’ossigeno.

Il ritorno di Simone

Simone Biles è ritornata in gara e ha appena vinto il terzo posto alla trave: grande prova di coraggio e di tenuta, dopo l’inconveniente dei giorni scorsi. Mi sto appassionando alle Olimpiadi, per l’exploit di atleti dal volto umano (e dal corpo perfetto), credo siano un esempio di disciplina e resistenza, condite da anni di fatiche e sacrifici. Al momento sto seguendo gli uomini alle parallele e devo dire che è una passerella di grandissimi interpreti, atleti di varie parti del globo che consente un ripasso della geografia. Mi piacerebbe avere qualche commento al riguardo. Mi limito ad esprimere grande ammirazione per le prove, esprimendo intensa solidarietà per il duro percorso affrontato. Lunga vita agli atleti!

Azzurri alle Olimpiadi

– Sono molto contenta che Vanessa Ferrari abbia vinto l’argento a Tokyo: leggera, flessuosa, potente! Ma la ammiro ancora di più da quando so quanto le è costato raggiungere il livello attuale di espressione artistica: cinque interventi e la pausa per il covid. Se non è resilienza questa! Brava ragazza, tenace e coraggiosa come ce ne vorrebbero tante. Per fortuna le Olimpiadi ci raccontano belle storie, come quella di Jacobs (100 metri) e Tamberi (salto in alto) che si abbracciano sotto la bandiera italiana. Le emozioni che trasmettono valgono quanto l’oro conquistato. Credo che a scuola dovrebbe essere incentivata l’attività motoria, come fattore di benessere psico-fisico da coltivare sempre, anche in maniera agonistica da giovani, ma quale strumento per vivere meglio da adulti e infine per invecchiare bene. Giusto stamattina sul quotidiano Il Gazzettino, nella rubrica Passioni e solitudini, la sessuologa Alessandra Graziottin si appella alle istituzioni perché prendano provvedimenti per i danni causati soprattutto agli anziani dal lungo periodo di isolamento emozionale e sociale da lockdown. Ma anche tanti giovani non ne sono esenti. Da bambina mi sarebbe piaciuto fare danza… mi sono dovuta accontentare di partecipare a qualche gara di ballo da adulta, di cui conservo un piacevole ricordo. Ho camminato in maniera spedita, senza essere una maratoneta. Adesso la coxartrosi mi limita, ma dopo l’intervento nessuno mi fermerà più!