Oggi è una giornata luminosa, adatta per scattare foto, diversivo mattutino che mi mette di buonumore. Dopo un periodo di contrasti climatici, finalmente è in fioritura la Camelia, chiamata anche Rosa d’Oriente, da cui proviene. A differenza della rosa, il fiore non si sfalda ma cade tutt’intorno a terra… forse anche per questo simboleggia la costanza, oltre che la bellezza e la raffinatezza. In Giappone era riservata ai nobili; io ce l’ho nel mio prato-giardino da vent’anni e la considero un componente esterno della famiglia. Archivio le foto migliori, che inoltro poi ai miei contatti come una firma, o un abbraccio ideale. Ricevo di conseguenza le risposte, spesso con giudizi di apprezzamento per il soggetto, che io ho immortalato ma che è opera di quella grande maestra che è la Natura. Marcella commenta la foto della doppia calla inviatale stamattina così: “Ti tirano su il morale, che belle!” e la mia autostima lievita, perché la mia amica ha colto in pieno la ragione del mio hobby mattutino. Senza considerare che ogni fiore rinvia a una leggenda, alla letteratura, all’Arte tutta. Mi ritorna il pensiero, attribuito a Dante, che i fiori siano una delle tre cose rimasteci del paradiso, insieme con le stelle e i bambini. A suo tempo scrissi una poesia, intitolata IL MIO EDEN, dove esprimevo lo stesso concetto. Con la bella stagione che avanza, nonostante inciampi ed intoppi, non avrò un grande bisogno di evadere: mi basterà condividere con un’anima sensibile ciò che posso ammirare ogni mattina.
Mese: aprile 2021
Previsione
Il lunedì mi dà la carica. È il giorno della settimana che preferisco, destinato a fare la spesa e a sbrigare pratiche burocratiche, inframezzato da una rapida visita a Lina, dove sono in fioritura gli iris, fiori che mi piacciono molto. Infatti, nel mio neonato romanzo mi sono data il nome di Iris. Secondo la mitologia corrisponde a Iride che era la messaggera degli dei, una mediatrice tra la terra e l’olimpo. Infatti il significato di questo nome è portatrice di buona notizia, che non è niente male, dato che siamo tutti in ansiosa attesa di tempi migliori. Dunque, ora c’è il sole e questo va bene. I canarini maschi stanno cantando e immettono nell’aria note di gioia. È finalmente piovuto e anche questo evento è stato una benedizione per la terra. L’indice di diffusione del covid è al ribasso e speriamo continui la sua discesa fino… al suo esaurimento. Se dovessi fare l’elenco delle cose che non vanno, temo che cambierei umore, perciò non lo faccio e mi concentro su quello che mi offre di positivo la giornata. Durante la mia visita a Lina, in uno scatolone in cucina ho visto due micini appena nati, amorevolmente accuditi dalla mamma gatta, che mi ha riportato ai trascorsi della mia infanzia quando nacque la mia attrazione per questi splendidi animali, senza i quali non mi sentirei a mio agio. Tra me e loro c’è un autentico feeling. Prima di andarmene, gentilmente Lina ha raccolto un mazzo di iris e me li ha donati. Dunque, tirando le somme nel cuore del pomeriggio, diciamo che la settimana è partita bene. Incrociamo le dita e chissà che succeda qualcosa di buono entro sera. Ma se anche restasse così, mi accontento.
L’albero delle farfalle
Di domenica, mi è capitato di ammirare dei brevi video sulla natura, durante la trasmissione televisiva UnoMattina in famiglia, spesso associati a un brano musicale, tanto che il conduttore, nel presentarli parla di meteo-canzone. Stamattina mi sono goduta lo spettacolo di una fioritura estesa a tante varietà floreali, peraltro proposta da parecchi video che girano su Whatsapp. Però impagabile è seguire dal vivo lo schiudersi delle gemme, giorno dopo giorno, con una escalation emozionante: a me è capitato dallo studio, aprendo lo scuro di prima mattina sul ciliegio giapponese, che è una magnificenza da due settimane. Gli ho fatto un sacco di foto, ma non ho pensato di girare un video… provvederò per il futuro. Del resto la Natura non si smentisce, e nonostante la pandemia e altre aggressioni, rinnova l’appuntamento con il risveglio. Sto attendendo la comparsa degli iris selvatici, e poi dei gladioli e delle ortensie. Attualmente è in fioritura un “cornus florida rubra”, o albero delle farfalle, messo a dimora circa un mese fa. Spero si sia ambientato, perché ha una crescita molto lenta… non gli faccio fretta, mi auguro di vedergli svolazzare intorno le farfalle, leggiadre creature dell’aria, a me care più di altri solerti e laboriosi insetti. Più il tempo passa e più mi convinco della necessità di preservare il nostro ambiente naturale, evitando di danneggiarlo con comportamenti sconsiderati. Questo lungo anno di distanziamento dalle persone, forse ha favorito una riflessione riguardo l’ambiente e una presa di coscienza doverosa. Martina, grande camminatrice, mi dice che durante le sue escursioni incontra molta più gente, impegnata prima in altre attività. Lo considero un buon segno, o almeno lo spero! Bisognerà vedere poi, se si tratta di un comportamento di riflesso, oppure di un cambio di marcia. Dipende anche dal terreno dove cade la semente… io confido che abbiamo imparato la lezione.
Romanzo IL FARO E LA LUCE
Novità letteraria: ieri sera è entrato in casa l’ultimo mio impegno, il romanzo biografico IL FARO E LA LUCE. Stipate in tre scatoloni, duecento copie dell’opera mi fanno gradevole compagnia ed ammetto che è una bella soddisfazione immaginarmi nel paesaggio marino della copertina, dove il faro, simbolo di stabilità, diffonde la luce sulla sirena allungata sulla scogliera, in cerca di stelle marine e di coralli. È un’immagine simbolica del contenuto, che sintetizzo in una storia d’amicizia allargata dove la luce dell’intelletto diffonde benessere in chi la riceve. Altro dirò in successivi post. La mia speranza è poterlo presentare in pubblico, appena sarà possibile. Sto anche considerando una finestra adeguata sul web: per ora posso dire che l’opera è acquistabile sul mio sito verbameaada.com nella sezione “il mio negozietto”. I prossimi giorni valuterò come promuoverlo, visto che trattasi di prodotto… autoprodotto (mi si perdoni il gioco di parole). Giancarlo dice che i figli se ne vanno, ma i libri restano: mi consola questa fedeltà dell’opera creata, che non verrà mai meno, mi fa compagnia e mi consente di tenere i legami con le persone che ci ruotano attorno. Approfitto per ringraziare chi ha fornito testimonianze utili a sostanziare la trama del mio romanzo: Lidia, Massimo, Alberto… e chi ha abbellito il mio lavoro con la sua arte o la sua competenza: Noè, Francesco, Gigliola, Angelo, Manuel… le mie amiche Lucia, Adriana, Pia, Serapia, Marcella, Martina, Paola, Lisa, Rossella, e mi perdonino quelle che al momento mi sfuggono. Alle soglie della sera, sono contenta di sentirmi letta e in compagnia con i visitatori del blog, maglie importanti della rete dell’anima.
Arte, dimensione del bello
Ieri era la Giornata Mondiale dell’Arte, scelta non a caso il 15 aprile, giorno in cui nacque il genio Da Vinci. Me ne occupo oggi, perché ieri ho scritto di rondini, che rendono comunque artistici i nostri cieli e sottotetti. Venendo al World Art Day, proclamato nel 2012 dall’Associazione Internazionale dell’arte, partner ufficiale dell’UNESCO, trovo opportuno dedicare una giornata all’Arte, in tutte le sue espressioni, dato che l’Italia detiene un gran numero di siti delle meraviglie, paesaggistiche ed artistiche. Anzi, ancora scarsa è la cultura per le bellezze che abbondano nel nostro Belpaese, spesso apprezzate più dagli stranieri che da noi Italiani. Comunque, evitando discorsi accademici che lascio ai professionisti, provo a dire cosa rappresenta l’arte per me e quale forma espressiva mi rappresenti. Per dare un’idea, mi elettrizzava l’ora di arte al ginnasio con il manuale verde scuro di Storia dell’arte G.C. Argan, tre volumi, poi sacrificata al liceo per fare spazio ad altre discipline. Se non avessi fatto il classico, per una spiccata attrazione verso la lingua in generale, credo mi sarei sentita bene in un liceo artistico, senza disdegnare quello musicale. L’arte per me è la dimensione del bello, in tutte le sue accezioni, sia quella creata dall’uomo con il suo ingegno, sia quella esistente in natura, spesso solo sfiorata dal nostro sguardo. Visto che io sono portata ad esprimermi con la parola, Adriana mi lusinga quando dice che scrivo pennellate, perché mi illudo di avere acquisito un po’ l’arte del pittore, che non è proprio il mio campo. Ma sono onorata di condividerlo con l’amico Noè Zardo, autore del dipinto riprodotto in copertina del mio ultimo romanzo, IL FARO E LA LUCE, che sta per… vedere la luce. Pochi giorni ancora e poi dalla tipografia passerà a casa mia. Con la speranza di poterlo in qualche modo presentare e condividere con i lettori!
Il ritorno della rondine
In prossimità dei campi dove abito, ci sono parecchi merli che zampettano tra i tigli e le aiuole, goffi e simpatici. Ad uno dedicai una poesia, tempo fa, tornando da scuola. Non ho ancora avvistato rondini, che pure dovranno esserci, magari prudentemente fuori della portata del gatto. Me lo conferma il racconto che Adriana mi ha fatto ieri per telefono: da anni si gusta lo spettacolo dell’arrivo dell’uccello migratore, che aggiusta il nido sotto al portico per la cova e l’allevamento della prole. Il tutto in coppia, testimone di fedeltà e unione. L’anno scorso sono nati, in due momenti, ben nove rondinini (pulli) che in autunno si sono involati con i genitori per destinazioni lontane. Quest’anno il ritorno posticipato ha creato qualche preoccupazione. Ma il primo di Aprile è ricomparsa la rondine, che si è subito affaccendata ad aggiustare il nido, bisognoso di intervento, dopo aver ospitato l’anno precedente tanti nati. La cosa straordinaria è che, a suo dire – ma non ho motivo per smentire – è la stessa rondine dell’anno scorso, tornata non “nel luogo del delitto”, bensì della nascita! Oltretutto Adriana insegna Scienze e queste cose le sa bene, a differenza della sottoscritta. Tra l’altro mi informa che la rondine ha vita lunga e, di conseguenza costruisce rapporti amichevoli con i luoghi e le persone durante i suoi spostamenti. Infatti a casa sua ci sono numerosi gatti ben nutriti che pare non disturbino i volatili, i quali a loro volta sono abituati alla loro presenza. Quando ci sono i piccoli, sotto al portico è tutto un lieto andirivieni delle creature dell’aria. Di recente, dopo qualche giorno dal ritorno della femmina, è arrivato anche il compagno, così la coppia si è ricostituita. È una lezione bellissima che mi emoziona. Invidio chi ha la possibilità di godere in casa di tale spettacolo, temo sempre più raro. Non a caso le rondini sono una specie in via di estinzione. Col consenso di Adriana, se possibile andrò a salutare la futura nidiata.
Pansè sospeso
Stamattina sono stata impegnata a ripulire la zona legnaia fino a tarda mattinata. Ho pranzato con tagliolini al salmone, preventivamente comperati, perché sapevo che non avrei avuto tempo di stare ai fornelli. Ora mi concedo una pausa fuori, nello spazio un po’ giardino e un po’ prato dove osservo ciò che mi circonda. I tulipani sono stati sgualciti dalla pioggia abbondante degli ultimi due giorni, mentre si è ripreso il pansè giallo appeso sotto al glicine. Il cielo sopra è azzurro, con qualche sbuffo bianco. Mi piace ammirarlo da sotto la pergola ristrutturata con robusti pali di castagno, perché l’angolazione si presta a… voli di fantasia. Praticamente si tratta di un vaso di fiori sospeso, che mi richiama il caffè sospeso, ovvero offerto per chi non può pagarlo. Il mio è un pensiero peregrino, perché in realtà intendo tenermi la pianta, custodita durante l’inverno che ora ha ripreso a fiorire, ma la off volentieri alla vista altrui, per una iniezione vitaminica. Arzigogolo sul fatto che è posto in un vaso pensile, a metà strada tra terra e cielo, in una posizione privilegiata o svantaggiosa, dipende dai punti di vista. Mi torna in mente Pico della Mirandola, super campione di memoria: se non ricordo male, asseriva che l’uomo è posto sul mezzo di una scala ed è sua facoltà salire oppure scendere. Insomma, il mio bel pansè (noto anche come viola del pensiero) mi induce pensieri filosofici… che colorano la giornata.
Contrasto
Ieri sera sono andata a letto che pioveva di brutto. La terra ha avuto la sua dose di pioggia, spero non rovinosa. Il Po si sarà rimesso in sesto, domani tornerà primavera. Certo che vedere la neve sui monti dalla finestra, mentre in giardino è in fioritura il ciliegio giapponese e si sono aperte le camelie fa un certo effetto: un contrasto inquietante. Alle sette di mattina, la temperatura sotto il portico è di 7 (sette) gradi, una ventina in meno di circa tre settimana fa, quando ho fatto il bagno al cane che si era asciugato al sole. Se è primavera, di fatto si comporta come fosse inverno. Forse la stagione in corso ha assorbito i nostri umori al ribasso e ce li restituisce sotto forma di giornate shock! Del resto, da tempo si pontifica che non ci sono più le stagioni di una volta… ci sarà pure una ragione! Chissà che la reclusione in casa indotta dalla pandemia e gli sbalzi termici inducano a riflessioni profonde sul cambiamento climatico, effetti collaterali compresi. Mi è capitato di pensare a come sarebbe bello vivere in un posto a temperatura mite costante, senza sconvolgimenti climatici e naturali, magari a braccia nude e piedi scalzi… ma poi mi ricredo, pensando a quanto successo quando lo tsunami si abbattè sul sud-est asiatico. Era il 26.12.2004, “uno dei più catastrofici disastri dell’epoca moderna e ha causato centinaia di migliaia di morti” (Wikipedia): sembra l’altro ieri. Non so cosa riserverà il futuro ai nostri nipoti, mi auguro che il presidente Biden consideri l’argomento con il dovuto riguardo – negato dal suo predecessore – e che tante piccole Greta Thunberg smuovano le coscienze. Per oggi mi godo il ciliegio giapponese e le camelie, aspettando che la neve sulle cime dei monti si sciolga dolcemente.
Antidoto
Iniziare la settimana con la pioggia, per me non è il massimo perché significa rinunciare al mercato nel paese vicino e restare a casa, come se fossimo in zona rossa. Del resto la divisione in zone colorate credo procuri, non solo a me, disturbi di connessione psico-visiva. Tant’è, devo farmene una ragione e considerare che la terra aveva bisogno del nutrimento prezioso dell’acqua piovana. Perciò ben venga una rinfrescatina con adeguate precipitazioni, purché a metà settimana ritorni a splendere il sole, anch’esso benefico per la terra e per l’umore. Cerco motivi incoraggianti per non avvilirmi: oggi avrei dovuto prenotare la vaccinazione anti-covid nel portale della sanità… ma le operazioni sono a rilento per problemi vari, quindi solo mezzo sorriso. Temevo che il ciliegio giapponese, ormai in post fioritura lasciasse cadere i teneri fiori rosa sotto il peso della pioggia… ma non è ancora accaduto, perciò mezzo sorriso dall’altro lato della bocca. Se ricordo bene, in algebra meno più meno fa più, perciò devo accontentarmi e dispormi a sorridere… non proprio a bocca spalancata. Devo vedermela con il nervosismo della gatta che fa dentro e fuori casa, con il sonnecchiare prolungato del vecchio cane che si appisola ovunque, intralciando i miei passi. E anche con la mia inquietudine, che si allenta solo scrivendo. Sbircio il cielo dalla porta-finestra e mi pare di percepire un certo chiarore. Può darsi che il pomeriggio riservi delle piacevoli sorprese: potrebbe anche far capolino il sole… in tal caso potrò andare a salutare la mia amica Lucia e tornerà il buonumore!
Mare da amare
Avevo cinque anni la prima volta che vidi il mare… deve avermi fatto un grande effetto, perché è stato un crescendo di attrazione e di simpatia, una sorta di innamoramento ricambiato con la serenità che mi regalava il mare quando potevo starci anche poche ore. Viceversa la montagna mi incuteva soggezione e da grande l’ho evitata. Ma per questo ho una spiegazione: le scottature che prendevo da piccola sul tubo di scappamento della gilera, quando scendevo dal sellino posteriore, conclusa la gita che mio padre spericolato effettuava su percorsi montani accidentati. Dal mare ho percepito tutt’altro, un mondo in subbuglio, come un’anima che freme, a volte di passione, a volte di sentimenti sfumati. Per me è un luogo aperto come le pagine di un libro che non annoia. Racconta storie di emigrazione, di marinai, di pescatori, di sirene, di amori… Mi sovviene adesso la bellissima canzone “Una rotonda sul mare”, interpretata da Fred Bongusto, che da ragazza ha avuto il suo peso nel creare certe atmosfere romantiche. Ma anche vari testi recenti hanno per protagonista il mare, senza scordare la letteratura, dove i miei ricordi pescano la struggente poesia “Arrivederci fratello mare” di Nazim Hikmet. Una lunga introduzione per ricordare che oggi, 11 aprile si celebra la giornata nazionale del Mare (istituita con decreto legislativo 229/2017), con lo scopo di sensibilizzare i giovani e di sviluppare il concetto di “cittadinanza del mare”. Mi sembra molto opportuno, dato che l’Italia è una penisola protesa nel mar Mediterraneo… e che la vita viene dal mare. Se fossi ancora in servizio, ne avrei di racconti e di foto da proporre agli studenti al riguardo. Beato il mio caro collega Massimiliano che abita in Sardegna. Dalla sua isola mi invia foto paradisiache che fanno sognare. Col suo favore le posto, per condividerle con i visitatori del blog. Buon mare a tutti!
