Oggi niente parrucchiera, meritatamente in ferie. Anche quella che in altre occasioni l’ha sostituita. Ho la fortuna di usufruire del servizio bigodini di Marcella, ma devo provvedere da me al lavaggio della lunga chioma. Faccio una puntata al bar e sfoglio rapidamente il quotidiano. Mi cattura un titolo su cui mi soffermo: Mauro Pinosa, sindaco di Lusevera regala 35 frigoriferi ai detenuti di Udine, partecipando all’iniziativa Un frigo per ogni cella. E confida: “Anch’io ero in carcere 44 anni fa”. Mi sovviene il proverbio “Ciò che semini, raccogli” che vale quanto “Il bene (e il male) che si fa, torna sempre indietro”. Incuriosita leggo l’articolo e vengo a sapere che l’allora 22enne futuro sindaco aveva ‘soggiornato’ nelle patrie galere per un impiccio burocratico, un’irregolarità nel porto d’armi: in sintesi, durante una gara di tiri al poligono di Udine aveva usato una pistola da tiro a segno regolarmente registrata, cui mancava però l’avvallo finale, cioè una firma per poterla usare. Per questo fu arrestato, costretto in prigione per otto giorni e subì un processo per direttissima da cui uscì ‘pulito’, ma con l’amara esperienza di essere privato della libertà. In quel doloroso frangente fu confortato dai compagni di cella, gesto che non ha più dimenticato, tanto che giustifica il dono dei frigoriferi, dicendo: “Un modo per sdebitarmi: anch’io finii dietro le sbarre negli Anni Ottanta”. Una bella storia, dove altruismo ed esperienza si fondono. Con l’attuale sovraffollamento delle carceri, i suicidi che vi si verificano ed altre distorsioni si perde di vista l’umanità dei detenuti che non sono tutti uguali ma non smettono di provare emozioni. La gratitudine sembra in disuso. Dare rilievo a storie come questa del sindaco friulano consente di credere ancora nel bene che c’è.
Pietro Mennea, la freccia del Sud
Rivedo volentieri il film Pietro Mennea: La freccia del Sud, nell’assolato pomeriggio di ferragosto. Il prodotto è del 2015, in due puntate, con gli attori Michele Riondino (Mennea) Luca Barbareschi (l’allenatore), Lunetta Savino (la madre). A mio dire, una ricostruzione toccante degli esordi e poi dell’affermazione sportiva del velocista di Barletta “pallido e pelle e ossa” secondo un primo giudizio di Carlo Vittori, suo allenatore. Ho apprezzato particolarmente l’intesa creatasi tra i due, a conferma del legame allievo – maestro che riguarda persone dotate davanti e dietro la cattedra. Indubbio che Pietro fosse molto motivato a correre, a dispetto del fisico, all’apparenza gracile. Padre sarto e madre casalinga lo vogliono prima ragioniere, e lui si applica per non deluderli. Ma investe nella corsa e ha come idolo il velocista Tommie Smith, soprannominato Jet. Nella prima Olimpiade a Monaco nel 72 – quella dell’attentato terroristico – vince la medaglia di bronzo nei 200 metri. Poi è un’escalation di vittorie fino al 1988 quando si ritira… e si iscrive all’Università dove nel tempo consegue non una, bensì quattro lauree: Giurisprudenza, Scienze politiche, Scienze motorie, Lettere. Ma non è finita qua: è autore di 23 libri scritti o partecipati di cui riporto un paio di titoli significativi: Soffri ma sogni e L’uomo che ha battuto il tempo. Senza contare che ha fatto anche l’europarlamentare e il dottore commercialista. Una vita intensa, piena di sacrifici e di successi. Che se ne sia andato a soli 61 anni, il 21.03.2013 per un tumore al pancreas gli ha impedito di conquistare altri titoli, ma è indubbio che la sua vita sia stata bene spesa, all’insegna del talento e della tenacia. Un piccolo grande uomo che ha lasciato un segno indelebile.
Fiori e frutti ferragostani
“Non servono grandi cose per fare grande un giorno” è la frase di un messaggio di cui mi approprio per introdurre la mia riflessione quotidiana sul ferragosto odierno. Intanto alle nove di mattina la temperatura rilevata è di 23 gradi deliziosi e dopo il caldo luciferino delle scorse settimane è già un conforto. Poi dalla fida Lucia – la quale sa che amo i fiori – mi arriva la foto di un’orchidea venezuelana celeste che è una meraviglia: a parte il colore che è il mio preferito, sembra davvero un ricamo! Alle dieci faccio visita a Francesca che mi congeda con pomodori e cetrioli del suo orto, coltivato dal marito Franco che tra l’altro è un ottimo cuoco e fa un pasticcio che è una delizia. Riassumendo: a metà mattina dispongo di fiori, frutti e del condimento per il pranzo: le confidenze di Francesca che diventano gustose descrizioni del passato. A riportarla al presente ci pensa il telefonino che trilla per mano di un familiare. Dettaglio: ha sette nipoti che stravedono giustamente per lei, ma non le impediscono di coltivare i suoi hobbies, tra cui la scrittura. Stamattina mi racconta dell’escamotage messo in atto da ragazza, per vedere il ‘suo’ Franco, inviso al padre. Il virgolettato serve, perché un altro Franco è stato tirato in ballo come copertura, per consentirne lo scambio al momento convenuto. Dopo tre anni di incontri burrascosi, finalmente le nozze, con insperato attaccamento del padre al genero. Roba d’altri tempi, che meriterebbe una versione teatrale o cinematografica. Anche raccontarla agli adolescenti di oggi, li lascerebbe increduli o quantomeno stupiti. La nipote Ester è comprensibilmente attratta dalla nonna e viceversa. Anch’io a dodici anni ero molto affezionata a nonna Adelaide, di cui avrei voluto ereditare il nome. Nonne spartiacque tra presente e passato, dolcezza e austerità, fiori e frutti.
Vigilia di ferragosto
Nell’antica Roma, il mese di agosto era dedicato all’imperatore Augusto che veniva festeggiato con spettacoli e celebrazioni di vario tipo. In origine, la festa di Ferragosto si celebrava il primo di agosto. Fu poi la chiesa a spostarla al 15 del mese, per farla coincidere con l’Assunzione di Maria. A proposito di storia antica, mi piaceva la figura dell’imperatore Augusto (Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto), pronipote di Cesare, uno dei personaggi più importanti della storia che aveva un occhio particolare per l’agricoltura, in aggiunta a tutto quello che aveva da fare. Infatti fu capo di Roma per 57 anni e morì di serena vecchiaia a Nola, il 19 agosto del 14 d.C. (era nato a Palatino, il 23 settembre del 63 a.C). La premessa per un richiamo all’origine etimologica del mese in corso e fare un paio di considerazioni. Ferragosto oggi coincide col cuore dell’estate ed un periodo di ferie per molti Italiani. Del resto Il nome ferragosto deriva dal latino ‘feriae Augusti’ cioè ‘riposo di Augusti’ ed il concetto di periodo dedicato al recupero psicofisico è rimasto. Poi ognuno lo persegue ‘de gustibus’ secondo la famosa locuzione latina, attribuita a Giulio Cesare ‘De gustibus non disputandum est’/sui gusti non si può discutere. Personalmente, niente di straordinario. Gli anni passati facevo una puntata sul colle di san Rocco a Possagno dove ho abitato, oppure a san Bortolo a Castelcucco dove abito. In entrambi i luoghi, solo il panorama è uno spettacolo, oltre al piacere di degustare piatti tipici in compagnia. Bisognerà vedere se la calura concederà una tregua, come si spera. Nel mentre, buona vigilia di ferragosto a tutti in tranquillità, senza colpi di calore e/o di testa.
Nascita del sole
Di solito mi alzo presto, molto presto in questo periodo di temperatura bollente. Credo di avere incamerato l’orario di servizio di quando dovevo essere a scuola poco prima delle otto. Oltre trent’anni di pratica lasciano il segno, ma non me ne dolgo, se posso recuperare parte del sonno al pomeriggio, come di fatto succede. Tra l’altro i miei tre gatti – Grey, Fiocco e Pepita – dormono fuori e quando mi sveglio non vedo l’ora di alzarmi e vederli che mi aspettano, bramosi di croccantini. Un po’ sottotono per via della notte disturbata da qualche zanzara e dal rumore instancabile degli altrui climatizzatori poco prima delle sei esco in giardino dal lato est e sbircio in cielo una luminescenza dorata che annuncia la nascita del sole. Non ci penso due volte e fotografo l’evento che tutte le mattine si verifica pressoché ignorato, meno che dagli artisti. Due soli scatti perché la trasformazione è subitanea: uno mi pare interessante e lo invio ai miei selezionati contatti. La giornata è salva, benché si annunci torrida perché ho qualcosa di speciale da osservare. Anzi, partecipare all’evento – un lieto evento – mi induce a dedicargli la poesia Astro Dorato che riporto. Ancora assonnata/mi hai abbracciata,/Astro dorato/insinuato/tra le fronde/del mio ciliegio/selvatico./Creatura celeste,/con il tuo apparire/improvviso/mi hai sorpreso/e il cuore/ha sobbalzato/di stupore.// Diciamo che è un esempio di scrittura terapeutica, una scappatoia… alla noia e un modo per allenarmi con la mente, dato che la palestra è chiusa. Credo che anche al sole farebbe bene prendere un periodo di ferie, distribuendo altrove la sua energia. Considerato che quasi tutte le forme di vita presenti sulla terra dipendono da lui, gliene siamo grati. Ma è meglio non esagerare!
Pallavolo femminile, risultato storico
La Nazionale Italiana di Pallavolo Femminile batte 3 a 0 gli Stati Uniti in finale, conquistando la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Parigi 2024. Quindi le medaglie azzurre sono 40 in totale (12 d’oro). Nel post di ieri – postato prima della gara – avevo scritto 39. Mi aggiorna Max, un caro e bravo collega di Scienze Motorie dalla Sardegna poco dopo le quindici, scrivendo: “Abbiamo appena vinto l’oro nella Pallavolo femminile. Con grande orgoglio sardo per la presenza di Alessia Orro che ho avuto l’onore e il piacere di avere come alunna”. Questa aggiunta personale alla notizia della vittoria mi ha allargato il cuore e mi ha tolto di dosso il torpore del primo pomeriggio. Infatti anche a me è capitato di condividere il successo di un ex alunno, diventato un collega, un amico multitasking, un braccio che mi risolve un sacco di problemi piccoli e grandi. Perciò condivido l’orgoglio di Max e gioisco per la supremazia delle pallavoliste, compresa Alessia, ex allieva del mio stimato collega, coda di cavallo bionda, numero 8 – magico per me – sulla schiena. L’intervista all’allenatore Julio Velasco svela la compattezza della squadra che in soli quattro mesi ha raggiunto livelli di prestazione tali da vincere. Il gruppo tricolore è formato da: Carlotta Cambi, Alessia Orro (palleggiatrici), Alice Degradi, Caterina Bosetti, Myriam Sylla, Gaia Giovannini (schiacciatrici), Marina Lubian, Anna Danesi, Sara Fahr (centrali), Paola Egonu, Ekaterina Antropova (opposti), Monica De Gennaro (libero), Ilaria Spirito (libero). Tutte insieme fanno proprio un bel vedere, un mix armonico di carnagioni, di acconciature, di sorrisi… e infine di lacrime di gioia. Ho rivisto stamattina la squadra in azione. Mi sono sentita pervasa da orgoglio ed emozione. Grazie, ragazze!
Il volo delle Farfalle
Medaglia di Bronzo a Squadre: un’altra soddisfazione per l’Italia nella ginnastica ritmica: due gare e due medaglie di bronzo sono un super bilancio della ginnastica ritmica italiana ai Giochi di Parigi. Cina prima, seconda Israele, quindi Italia con le nostre Farfalle. “Riconfermarsi dopo Tokio è il risultato di tre intensi anni di impegno senza sosta” è ciò che dice al microfono una delle nostre atlete che sono: Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Agnese Duranti, Daniela Mogurean e Laura Paris. L’ultimo esercizio è eseguito sulla musica di Ennio Morricone “L’estasi dell’oro” tratta dal film “Il bello, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, il che è un valore aggiunto. Le atlete hanno totalizzato 68.100 punti (36.100 nella rotazione con i cinque cerchi e 32.000 in quella con i nastri e le palle). Assisto anche alla premiazione delle tre squadre vittoriose che non è fulmineo. Ma si capisce, le atlete – quindici – si devono cambiare: smettono il costume e indossano delle tute istituzionali, quindi raggiungono il palco dove vengono medagliate, partendo dalla terza squadra classificata. La carrellata di sorrisi e strette di mano è d’obbligo ma quando salgono le bandiere dei tre Paesi vincitori, con l’inno della Cina è un momento toccante. Il medagliere italiano a Parigi contempla 39 medaglie così ripartite: 11 oro, 13 argento, 15 bronzo, l’Italia si classifica al decimo posto tra le prime 25 posizioni della classifica FIFA. Mi pare un lusinghiero risultato, cui fa da contraltare la delusione per gli imprevisti con annessi insuccessi, occorsi ad esempio a ‘Gimbo’/Gianmarco Tamberi – giusto per restare in casa – eliminato dalla finale del salto in alto che ha comunque affrontato nonostante le coliche. Si merita la medaglia per la grinta ed il coraggio. Ad altiora!
Ginnastica ritmica super!
Sofia Raffaeli, la regina azzurra nella ginnastica ritmica: che spettacolo! La sua esibizione con le clavette risulta impeccabile non solo a me, ma anche ai giudici di gara. Pure Milena Baldassarri, ginnasta 22enne di Ravenna offre un ottimo spettacolo ai nastri. Ma ritorno a Sofia – a ragione soprannominata ‘Formica Atomica’ – che si allena 8 ore al giorno per 300 giorni l’anno, al Palazzetto di Fabriano nelle Marche, un ‘dettaglio’ quello delle ore di allenamento che richiama la frase di Leonardo Da Vinci: “I dettagli fanno la perfezione, e la perfezione non è un dettaglio”. Da due anni porta allori all’Italia e nonostante un errore durante l’esercizio con il nastro vince meritatamente la medaglia di bronzo nell’ All Around, la prima di sempre per la ginnastica ritmica individuale italiana. Sul podio più alto sale la tedesca D. Varfolomeev e seconda la bulgara B. Kaleyn. Il pomeriggio dedicato alla ginnastica ritmica mi regala intense emozioni. Trattenuta dal caldo in poltrona relax, balconi accostati e tende parasole abbassate, per un paio d’ore mi godo uno spettacolo superlativo durante il quale tutte le atlete mi sembrano molto brave, fasciate in colorati tubini svolazzanti, con i capelli trattenuti a chignon e truccate quel poco che basta. Immagino il percorso fatto dalle atlete per approdare alle Olimpiadi, ai sacrifici, alle rinunce, alle cadute e alle soddisfazioni. Sono un esempio concreto di cosa significhi impegno senza scuse, al netto di una genetica favorevole e del prezioso supporto delle famiglie, considerato che non poche sono ancora minorenni e hanno iniziato ad allenarsi da bambine. Donne dalla scorza dura, al di là dell’aspetto minuto come Sofia Raffaeli cui va la mia ammirazione, da estendere a tutte le atlete, a prescindere dalla medaglia.
Lady ‘scippo’
Maternità strumentale: non avevo mai sentito prima d’ora l’abbinamento tra il nome maternità e l’aggettivo strumentale. Se non sbaglio, ne risulta un ossimoro, figura retorica che accosta due termini in forte antitesi tra loro, tipo ghiaccio bollente, silenzio assordante, eccetera. In questa circostanza, maternità – evento centrale per una donna – e strumentale = ‘asservito a determinati fini’ dice il dizionario. Semplificando, fare figli per evitare il carcere a causa di attività illecite. È quello che ha fatto Ana Zahirovic, 31enne borseggiatrice rom di origini croate, accusata di 148 reati in vent’anni, libera perché sempre incinta. Una lunga carriera di rapine messe a segno nelle metropolitane di Milano e di Roma dove finalmente è stata arrestata. ‘Lady scippo’ – così è soprannominata – ha avuto una bambina tre mesi fa e sarà da vedere come evolverá la situazione. Non riesco a immaginare il passato di questa donna ancora molto giovane, gravato da tante gravidanze. Ma di più penso ai suoi dieci figli, chissà se introdotti al borseggio, affidati a chi o manipolati per chiedere l’elemosina. Immagino che Ana abbia un corpo d’acciaio, forse senza un filo di grasso. Magari in carcere finalmente si riposerà, senza vederlo lievitare in continuazione. Ma ai figli ci ha pensato, quando progettava di averli? In passato anche da noi nelle campagne i figli erano considerati il bastone della vecchiaia dei genitori, mentre nel caso considerato sono uno strumento di comodo per evitare di scontare la pena. Sono i figli che dovrebbero essere risentiti e prendersela con tanta madre. Per forza il fatto è diventato un caso politico. La maternità è una cosa seria, un diritto ma non un dovere. In un Paese libero, c’è posto per qualunque scelta. Non per questo tipo di maternità!
8 agosto 2024
L”8 è un numero speciale (anche nelle valutazioni scolastiche). Nella numerologia cinese è il numero fortunato per eccellenza, in quanto la sua pronuncia ‘ba” è molto simile alla parola “fa” che significa ‘fare fortuna’ quindi è associato a buona salute, prosperità, successo. L”8 coricato, ovverosia formato da due cerchi che si incontrano in un unico punto ha un significato simbolico davvero particolare: è considerato il numero dell’equilibrio cosmico e dell’infinito. Nella Bibbia, il numero 8 è il sigillo della Nuova Alleanza, indica il completamente della creazione e il momento della resurrezione di Cristo. Caspita, mica sapevo tutte queste cose quando l’8.08.88 misi al mondo mio figlio che oggi compie gli anni e a cui faccio… Infiniti Auguri! (Ringrazio chi li fa anche a me). Certo, la successione di quattro otto è una data molto facile da ricordare e spero che la numerologia connessa porti bene. Anche il nome scelto, Saul non è casuale, dato che in ebraico significa ‘desiderato” ed è stato portato da Saulo di Tarzo – san Paolo prima della conversione – da Saul, primo re d’Israele, dal Nobel per la letteratura 1976 Saul Bellow. Il segno zodiacale è il leone, re della foresta perché il più grande e il più potente tra i felini. Oggi è anche la Giornata Internazionale del Gatto, felino domestico a me molto caro, pertanto trovo la coincidenza quantomeno intrigante. La celebrazione fu creata nel 2002 dall’international Found for Animal Welfare per rendere omaggio all’amico a quattro zampe, che Italia e Polonia gli destinano il 17 febbraio di ogni anno. A proposito della denatalità, Papa Francesco rileva: “Nelle famiglie più cani e gatti che figli”. Personalmente, mi tengo cari gli uni e gli altri.
