Ho visto Alice D’Amato sulla trave: eccezionale! Bella, giovane, talentuosa…e affezionata alla sorella gemella Asia, ginnasta come lei che non ha potuto partecipare alle Olimpiadi a causa di un infortunio al legamento crociato. Nate il 7 febbraio 2003 a Genova, le sorelle D’Amato praticano la ginnastica artistica da quando erano bambine e sono molto legate. Il momento più doloroso nel 2022 causa la morte del padre Massimo, vigile del fuoco che le seguiva in ogni gara. A lui e anche all’amata sorella Alice ha dedicato la medaglia d’oro che in questa categoria – la trave – nessun atleta aveva mai vinto ai Giochi Olimpici. Onore alla campionessa: salita sul podio per ricevere la medaglia ringrazia il padre, la sorella e i familiari di averla sostenuta. Ecco, questo dietro le quinte delle Olimpiadi mi piace altrettanto delle performance spettacolari, perché gli atleti non sono robot, dimostrano di avere umanità e coltivano buoni sentimenti. Del resto lo spirito della competizione deve/dovrebbe prevalere sui risultati, questo almeno nelle intenzioni degli organizzatori. Al netto di un combattimento nato male e concluso senza l’abbraccio finale, ho seguito qualche competizione, emozionandomi nel momento del congedo affettuoso degli atleti, presumo caldeggiato ma non imposto dalle rispettive società sportive. Tra le frasi motivazionali sullo sport, segnalo questa che condivido: ‘Non puoi vincere a meno che impari a perdere” , perfetta per gli atleti che perdono il podio, nonostante lo strenuo allenamento e le legittime aspettative. Si veda quanto successo alla ginnasta Simone Biles e al velocista Marcell Jacobs. Comunque se c’è il talento, basta attendere che si palesi. Accettando le cadute che fanno parte del gioco.
Il mago dell’aria
Da sempre mi attraggono gli artisti: quelli che hanno frequentato le Accademie, quelli autodidatti, quelli di strada. Il settimanale di Repubblica il venerdì in corso dedica un interessante servizio a Philippe Petit, 74enne artista francese, noto funambolo, mimo e giocoliere, tra l’altro autore del Trattato del funambolismo. Lo scrittore Mauro Garofalo gli ha dedicato il romanzo Il mago dell’aria e il titolo è illuminante. Giusto il 7 agosto di 50 anni fa, Philippe compì un’impresa per cui venne poi arrestato: la traversata sul filo delle Twin Towers di New York. Una traversata di 42 metri e mezzo a 411 metri di altezza, della durata di tre quarti d’ora. La storia è anche raccontata nel film The Wall (2015) di Robert Zemeckis. Il 7 e 8 agosto l’artista si esibirà in una performance aerea alla cattedrale di Saint John the Divine, a New York dove vive. “È un evento a cui lavoro da due o tre anni. Sarà il più grosso, potente e bello della mia vita. Mi sento come un bambino impaziente. Sting canterà mentre io camminerò sul cavo”. Spero di poter vedere lo straordinario spettacolo di Philippe Petit, diventato artista di strada dopo essere stato espulso da cinque scuole per avere borseggiato i suoi insegnanti e avere usato carte da gioco sotto il banco. I suoi trascorsi scolastici mi ricordano quelli di altri personaggi diventati famosi, a prescindere dalle premesse. Grazia Deledda vinse il Nobel della Letteratura nel 1926, sebbene avesse frequentato due volte la quarta elementare, in quanto ritenuta ‘intelligentina’ dalla maestra e quindi meritevole di rafforzare le sue abilità, prerogativa superflua per le bambine, allora destinate al matrimonio o al convento. Per sottolineare come il talento si faccia strada molto presto e, se coltivato faccia buona compagnia tutta la vita. U
‘Ogni giorno accade qualcosa di straordinario’
“Ricordiamo che ogni giorno accade qualcosa di straordinario, basta accorgersene” è la bella frase giuntami ieri con il saluto mattutino, in un contesto da prima colazione. Oggi l’ho sperimentato. Niente spesa nel paese vicino, preceduta da sosta al bar perché devo incontrare Mariuccia che abita alternativamente a Canale d’Agordo e Belluno. La nostra conoscenza risale ai tempi del liceo, ma solo di recente si è intensificata, essendoci scoperte in sintonia su vari aspetti. La rimpatriata con i coetanei al cinquantesimo dalla maturità ha favorito il riavvicinamento che si è trasformato in amicizia. Lei apprezza come io scrivo, mentre io sono meravigliata delle splendide foto che fa, in condivisione con il consorte e della simpatia che mi dimostra. Un paio d’anni fa ho presentato in Sala Consiliare a Cavaso del Tomba il lavoro dedicato al mio maestro Dove i Germogli diventano Fiori e tra i presenti lei era quella giunta da più lontano. Non è un caso se ho intravisto in lei la mia ‘alter ego’ nel recente Ricami e Legami, cui ho assegnato il nome Fosca e il ruolo di giornalista. Così la presento a pag. 26: ‘È rimasta pressoché identica a quand’era ragazza: alta, bionda… dai modi eleganti” e mi terrà compagnia fino alla fine del lungo racconto. Nel corso della vita, ho dovuto rinunciare a un paio di amicizie, peraltro sostituite da altre nuove e insperate. Mi soccorre l’immagine delle onde marine che vanno e vengono, s’infrangono contro gli scogli e si rigenerano. Come osserva Mariuccia, che faceva l’infermiera si tende a parlare sempre delle cose che vanno male, ma bisogna dare spazio anche al bene che c’è e non chiede visibilità ma continuità. Ricetta da mettere in pratica subito, a maggior ragione in momenti di turbolenza varia. Forse è anche merito dell’età non più evergreen se ci riscopriamo più sagge, un po’ seguaci di Minerva o Athena di cui ho parlato nel post di ieri. Con tanto di civetta vera, fotografata da Sisto, il consorte di Mariuccia. r
‘Il giorno della civetta’
Prima domenica di agosto, Giornata Mondiale del Gufo. Non ci avrei badato, se Lucia non mi avesse detto che una civetta gira all’imbrunire e la sente, quando dorme di notte con la finestra aperta. Che sia gufo o civetta – le differenze sono evidenti specie nel piumaggio e nella forma del corpo -‘si tratta di rapaci notturni. Proprio per la sua straordinaria capacità di vedere nel buio, è considerata l’animale simbolo della saggezza ed in tanti miti rappresenta la profezia e la chiaroveggenza. Nell’antica Grecia la civetta era considerata sacra per la dea Atena e per questo rappresentata su vasi, bassorilievi e monete. Lo stesso nome scientifico, Athene Noctua rimanda al nome greco della divinità. La civetta di Minerva (alla dea greca Atena corrisponde la dea romana Minerva) era anche rappresentata sull’antica moneta ateniese, la dracma e sulla moneta greca da un euro compare la civetta, sacra alla dea Atena. Ritenuta portatrice di speranza e buonasorte, viene spesso regalata sotto forma di oggetti decorativi o di gioielli in occasione di lauree o altri lieti eventi. A causa delle sue abitudini notturne, nella cultura popolare ha assunto significati negativi, legati all’oscurità e al diavolo. Quindi sentirne il canto porta sfortuna ed è presagio di morte. Ovvio che io propendo per la simbologia di derivazione greca. In passato, una collega di Arte e Immagine che ne aveva una collezione me ne regalò una in gesso che conservo in studio. A questo punto non mi dispiacerebbe sentire la civetta ‘nostrana’ bubolare – così si chiama il verso caratteristico del gufo – di notte, considerato che anche nei pressi dell’abitazione di Francesca una civetta nidifica dentro l’incavo di un cipresso da parecchi anni. Dato che si muove nottetempo per andare a caccia e si ciba in prevalenza di uccelli, spero non tolga di mezzo i pipistrelli del cimitero (utili contro le zanzare) nei cui paraggi abito.
Risse a pagamento
La cronaca può essere bianca, nera, rosa… a seconda del ‘peso’ della notizia. Però in certi casi bisognerebbe abbinarle un colore nuovo, legato all’incredibile. Mi riferisco al fattaccio successo a Muggia (Trieste) dove 500 ragazzini sono stati identificati per risse a pagamento, l’ultima frontiera del divertimento giovanile. Lo sento durante il programma ‘Diario del Giorno’ quando riemergo dal mio riposino pomeridiano e sono basìta, sia per il numero di minori coinvolti, sia per la proposta: 12enni pagano 5 euro per vedere risse tra coetanei. Da non credere. Ma i genitori dove sono? Come da prassi, durante il programma vari ospiti dicono la loro, tra cui una suora che non è nuova al dibattito televisivo. Dal confronto delle opinioni emerge che il fenomeno è allarmante e preoccupante. Assodato che l’oratorio non funziona più, che la famiglia è cambiata, che sono mutate le ne consegue che il punto di aggregazione predominante adesso è la piazza digitale, con tutti i pericoli connessi, compreso quello di condividere la violenza. Eppure ci sono gli spazi pubblici dove i giovani potrebbero trovarsi, magari per fare sport che offre una buona alternativa a noia e solitudine. Un opinionista ipotizza che la causa del disagio giovanile vada cercata nel troppo denaro posseduto – e non guadagnato – dai giovani. Dal quadro desolante vanno esclusi molti ragazzi “sani” che non fanno notizia e sono impegnati in attività di volontariato oppure studiano per guadagnarsi onorevolmente un posto al sole. Ho la fortuna di conoscerne. Credo non sia marginale che appartengano a famiglie solide con valori forti. La qualità del terreno favorisce la semina, come allude il titolo della mia penultima opera Dove i Germogli diventano Fiori.
Il match della discordia
Angela Carini si ritira dopo due pugni e 46 secondi di combattimento con l’atleta algerina Imane Khelif. È stata una competizione di pugilato leale? Per caso mi capita di vederla, mentre sosto in cucina per una rapida merenda. L’azzurra si ritira, dicendo: “Mi fa troppo male” riferendosi ai due pugni ricevuti da Khelif, l’avversaria che ha tutte le sembianze di un uomo. La disparità di costituzione tra le due atlete balza agli occhi e anche le fattezze esteriori. Com’è potuto succedere che Imane, esclusa da altre gare di pugilato per sovrabbondanza di testosterone competa alle Olimpiadi? Se è vero – come è vero – che i Giochi sono portatori di valori, è il polverone scatenato che mi disturba e che di certo nuoce allo sport. Sul momento, cioè durante il minuto scarso di competizione non si capiva cosa fosse successo e perché l’azzurra volesse ritirarsi. Anche il commentatore dell’evento era basìto. Nel giro di un paio d’ore è scoppiato il polverone e pure Giorgia Meloni ha detto la sua all’azzurra: “Un giorno avrai ciò che meriti in gara equa”. Rimane però l’amaro riguardo il dietro le quinte. Possibile non chiarire prima se competono atleti di pari livello? Ad esempio, si è esibita la categoria 66 chili – me lo ricordo perche è il mio peso – ma la massa muscolare, la potenza non contano? Angela ha incassato contro un avversario che la sovrastava. Di certo non gli è andata incontro per dargli la mano. Mi è dispiaciuto non assistere all’abbraccio finale che di solito suggella la fine di un match. Successivamente assisto all’incontro della judoka Alice Bellandi con la israeliana Inbar Lanir che si conclude con l’emozionante vittoria dell’azzurra e un reciproco abbraccio di conforto.
Agosto 2024
In origine la festa di Ferragosto si celebrava il giorno 1 di agosto, quindi come oggi. Successivamente la chiesa cattolica la spostò a metà del mese, per farla coincidere con l’Assunzione di Maria. Il calendario riporta oggi Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, vescovo cattolico e compositore italiano, autore di opere letterarie, teologiche e di celebri melodie. Non conosco nessun Alfonso a cui fare gli auguri di buon onomastico, ma il nome mi piace e credo di averlo usato in uno dei miei racconti. Di origini Gote, diffuso in Spagna e Italia meridionale a causa dell’occupazione Aragonese e poi Borbonica, deriva dalle parole Gote “Athal”= Nobile e “funs”= valoroso. È protettore di avvocati, confessori e teologi. Protegge contro l’artrite. Tornando al mese e considerando i proverbi di stagione, mi concentro su questo: “Quando piove d’Agosto piove miele e piove mosto” che parla da sé. Dopo un Luglio torrido, molte piante sono in sofferenza, compresa la mia vite di uva fragola che mai ha dato problemi in precedenza: gli acini che si stanno colorando di viola sono avvizziti, disidratati. Di certo non farò il mosto come mi era capitato una decina d’anni fa. D’altronde la siccità è un fenomeno che va di pari passo con l’aumento delle temperature, problema planetario ad oggi sottostimato. Immagino lo scoramento di chi lavora la terra e la situazione emergenziale di molte aziende. Che il clima si vada tropicalizzando – anche la recente morìa di pesci ne è un segno – dovrebbe farci correre ai ripari, per salvare il salvabile. In alcune aree del Sud Italia, l’acqua è razionata da decenni; lo evidenziava anche lo splendido film Il Postino con il grande Massimo Troisi. Vivendo in Pedemontana del Grappa, mi considero fortunata ad aprire il rubinetto quando voglio. Con moderazione.
Manuel ‘pronto intervento’
Che bella la sera d’estate dopo il tramonto, con una tregua della calura e i rumori attenuati. Se non fosse per le zanzare fameliche, si starebbe bene. Per evitare l’attacco, ho posizionato davanti al portico tre vasi di piante insettifughe: incenso, lantana e menta, con altarini di citronella al momento poco efficaci. Perciò spruzzo braccia e caviglie con una lozione a base di oli essenziali: per i prossimi trenta minuti sono “coperta’; poi riparo dentro casa dove ho trascorso tutta la giornata, meno una rapida uscita a piedi a metà mattina. Il caldo mi costringe a stare reclusa e per distrarmi mi invento qualcosa, ma poi dirotto sulla scrittura, ostacolata da una bizzarria del tablet che si è posizionato in orizzontale e mi complica la digitalizzazione. Manuel ‘pronto intervento’ è in viaggio verso Bologna dove lo attende l’esame di stato da ingegnere. Temo non possa aiutarmi… Invece sì, perché mi dà le indicazioni dal treno: ‘Tiri giù la tendina…ci sarà qualcosa con scritto rotazione automatica…poi dia dei colpetti per fare tornare dritta l’immagine “. Miracolo, funziona! Manuel è straordinario, se potessi lo assumerei. Mentre sfreccia…con un freccia da Padova a Bologna riesce a risolvere il problema da remoto. Per la disponibilità e l’abilità nella risoluzione di problematiche varie si merita un premio extra. Dalla contentezza decido di fare una ceescake ai mirtilli per quando torna (troppo caldo per i muffin). L’operazione non è difficile, ma piuttosto lunga e prevede tre fasi: prima il fondo di biscotti sbriciolati imbibiti di burro sciolto, poi la crema e infine la copertura che faccio con mirtilli e more delle mie piante. La nappatura è la parte finale che mi inorgoglisce perché uso prodotti a metro zero. Riposo in frigo e assaggio!
Pro Amicizia
Giornata Internazionale dell’Amicizia, oggi 30 luglio. Proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011 per promuovere l’amicizia tra gli individui ma anche tra popoli, paesi e culture. Posto che è un valore, mi soccorre il proverbio: “Chi trova un amico trova un tesoro”, a sottolineare che la vera amicizia è una cosa rara, per meglio dire un dono. È un argomento buono per i temi, una costante nell’ambito dei sentimenti che ognuno può declinare a seconda del suo modo di pensare e di sentire. Per Aristotele, l’amicizia è un’importante fonte di felicità, forse la più importante. Anche Platone e Cicerone sono sulla stessa linea, tanto per restare nella Letteratura antica, mentre per Manzoni è “una delle più grandi consolazioni della vita”. Nelle relazioni quotidiane, secondo me è citata spesso a sproposito, come succede con l’amore con cui condivide qualche ingrediente: stima, rispetto, condivisione…difficile comprimere in una definizione un legame profondo che talvolta si rivela fragile. Mi è capitato con un paio di persone che credevo amiche inossidabili, finché l’allontanamento si è sostituito alla frequentazione, rivelando lacune reciproche. Però ne ho conosciute altre che mi dimostrano amicizia ed è un conforto ricevere attenzioni inattese. Io mi muovo con prudenza, attenta a non illudere e a non farmi deludere. Comunque mi sento sulla buona strada, un anello della rete affettiva che mi sostiene ogni giorno. Le persone amiche ci sono, alcune temprate dall”esperienza, altre in via di conoscenza. La metafora del viaggio in treno rende bene l’idea di chi sale e di chi scende alle varie stazioni: importante è non trovarsi in carrozza da soli. Per concludere, buongiorno e buona lettura agli amici vicini e lontani!
Sulla deriva educativa
Da tempo immemore faccio una puntatina al bar, soprattutto per sfogliare il quotidiano, ma sento che sto per cambiare abitudini. Forse sono cambiata io, forse è cambiata la clientela, forse entrambe le cose. Sta di fatto che quello che dovrebbe essere un piacere, da un po’ è diventato una sopportazione per il tasso di chiacchiere ad alto volume degli avventori, se non affetti da problemi acustici da superficialità riguardo chi non desidera essere coinvolto nei fatti altrui. Eppure si invoca la privacy in altri contesti. Ho anticipato l’orario, pensando che il pienone sia a metà mattina, ma ho fatto un buco nell’acqua. Infatti alle 8.30 ci sono clienti sia fuori che dentro il locale dove mi accomodo in un angolino; a due tavoli di distanza sei donne di una certa età quasi sbraitano. Chiedo al titolare se sono sorde e lui fa una risatina, dicendo che non si vedono da una settimana (!) e devono raccontarsene tante. Le guardo con disappunto ma non comprendono, o fanno finta. Mi butto sulla lettura del Corriere della Sera. Neanche farlo a posta, trovo conforto nell’articolo di Elvira Serra intitolato: “Un ddl contro la maleducazione”. La giornalista sarda se la prende soprattutto coi bambini maleducati, ma anche con chi videochiama in viva voce “senza porsi neanche il dubbio di disturbare chi gli sta seduto accanto e, magari, anche lui sta lavorando”. Pare succeda anche in spiaggia dove, se uno rimbrotta si sente rispondere: “Ma siamo all’aperto!”. La deriva educativa non conosce ostacoli. Stando così le cose, mi butterò sulle biblioteche come quand’ero studentessa universitaria e mi tranquillizzava la scritta SILENZIO diffusa in sala lettura. Peccato che nei piccoli comuni l’orario di accesso alla biblioteca sia risicato. Però Antonella, la vice sindaca del mio paese mi ha detto che gli studenti universitari possono accedervi secondo bisogno. Un gesto magnanimo e lungimirante.
