Mi procura disagio sentire e leggere di baby gang che delinquono, anche di più se con il concorso di ragazze. Mi riferisco a quanto successo a Treviso, in centro storico, la sera del 18 agosto scorso, quando un venditore ambulante di rose – questo particolare mi intristisce anche di più perché vendeva bellezza – è stato picchiato e derubato da sette giovinastri. Pare che la prima a colpire sia stata una ragazza del gruppo, formato da 4 ragazzi e 3 ragazze. Il bottino sottratto sotto la minaccia di un coltello ammonta a 150 euro, non so a quante rose vendute ammonti: due dozzine? Forse l’incasso della giornata, perché le rose si trovano in molti giardini e quelle del fiorista o del venditore ambulante asiatico 48enne sono una chicca per occasioni speciali. Una collega che insegna alle superiori a Treviso aveva già illustrato l’imbarbarimento dei costumi giovanili in città, rispetto a zone periferiche della provincia. Mi torna in mente la favola di Esopo Il topo di campagna e il topo di città. Scritta nel VI secolo a.C. insegna come una vita modesta sia più appagante rispetto a quella più stimolante ma insidiosa della città. Ovvio che non dipende dalle proposte ambientali, se mai da come vengono usate. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarebbe stato più comodo trasferirmi in città – nel mio caso Bassano del Grappa – per usufruire di vantaggi soprattutto culturali, ma ci ho ripensato. Cambiato l’ambiente, cambiata io che nel mio paese mi. sento più tranquilla. Rimane il fatto che la quotidianità è soggetta a pericoli non sempre prevedibili. Tornando all’episodio di apertura, è stata la stessa vittima a chiamare la polizia e i sette – alcuni minorenni – sono ora accusati di rapina aggravata in concorso. Mi auguro una giusta pena per loro e che la vittima continui a vendere rose e bellezza. 🌹
Giornata Mondiale del Cane
26 Agosto, Giornata Mondiale del Cane, istituita nel 2004 negli Stati Uniti d’America, fa ‘pendant’ con la Giornata Mondiale degli Animali che si celebra il 4 Ottobre. Vorrei che fossimo in molti a saperlo, soprattutto chi ha l’insana tendenza a disfarsene quando l’amico a quattro zampe diventa un problema o un impiccio, fors’anche per andare in ferie. Io sono una inossidabile gattare, ma i cani hanno sempre girato per casa fin da bambina. Mio padre aveva una predilezione per i Cocker che per un breve periodo ha anche allevato. Io mi intendevo di più con quelli senza pedigree, come Astro, mancato due estati fa, figlio dell’indomita Luna. Peccato che la loro vita non duri quanto la nostra, perché il bene che ci donano è senza riserve. Non mi stupisce che l’attore Alain Delon, mancato di recente si sia fatto seppellire con i 35 cani che gli avevano fatto compagnia. Conosco diversi cani: Coco e Dory (dei miei nipoti Cristina e Andrea), Benito, Nina, Candy, Beppe, Bibi, Ettore, Aron… e diversi altri che vengono portati in passeggiata e passano davanti casa mia, segno che sono affidati a padroni che se ne prendono cura. Però conosco anche il rovescio della medaglia, purtroppo. Valentina e Roberta sonoh due addestratrici di cani che potrebbero raccontare diverse storie di accoglienza. La Pet Therapy non è più un mistero e finalmente gli animali d’affezione vengono introdotti nelle case di riposo e nelle strutture ospedaliere. Per non parlare dei cani che salvano i padroni in difficoltà o anche sconosciuti, fiutandone il pericolo. Per completezza, devo segnalare che ci sono anche cani ‘pericolosi’ non tanto per predisposizione genetica, quanto per vissuto doloroso e/o di abbandono. In questo caso, meglio affidarsi ai santi Vito, Rocco e Uberto di Liegi, protettori dei cani.
Pizzica e Salento
Sono stata in Puglia un paio di volte, regione misteriosa e affascinante, ospite di un’amica in Salento, cui ho dedicato una poesia che riporto sotto. Da allora mi sono scoperta una propensione affettiva per ciò che succede laggiù, come ‘La Notte della Taranta’ in diretta da Melpignano (Lecce) che seguo sul terzo canale, anche se non interamente dal momento che il mega concerto dell’estate dura tre ore. Intanto la parola ‘taranta’ dalla ‘tarantola’, ragno velenoso che pungeva spesso e volentieri i lavoratori dei campi. Secondo la tradizione, danza e musica erano la cura contro la puntura provocata dall’essere pizzicati, da cui deriva il ballo della ‘pizzica’. Insomma, folclore e tradizione esaltati dal tamburello soprattutto, dai costumi rossi bianchi e neri dei ballerini. Non mi stupirei che ci fossero degli agganci col Flamenco. Comunque sia è uno spettacolo vedere le ballerine che danzano a piedi scalzi, con le gonne svolazzanti e i capelli sciolti sulle spalle. Diversi cantanti si alternano sul palco, compresa la giovane Angelina Mango che ha energia da vendere. L’evento raduna 200.000 persone che condividono cultura popolare e arte. Non sono un’esperta, ma mi attrae il binomio musica – danza, colore – movimento, emozione – inclusione. Non so se tornerò in Puglia. Ma sono contenta di esserci stata e di averle dedicato la poesia SALENTO Da perlacea spuma conteso/e nuvole accorte/il mare cerca nella pineta/la tonalità forte da indossare./Oleandri odorosi e rosati/si concedono flessuosi/all’abbraccio del grecale./Amiche del sole, le cicale/friniscono impazzite/nel mezzogiorno assolato./Il secolare ulivo/dal tronco provato/custodisce tra le rugose ferite/svariate storie/ del grandioso Creato.//
Sul diritto di cittadinanza
Mi attrae ciò che riguarda la scuola, per una sorta di deformazione professionale, avendo fatto l’insegnante per oltre trent’anni. Me ne rendo conto quando vado a fare la spesa e l’occhio mi cade sulla cancelleria che adesso, in prossimità della ripresa delle lezioni – per il Veneto l’11 di settembre – è proposta all’ingresso del supermercato. Quadernoni, pennarelli, temperamatite, cartelline colorate… sono ancora pane per i miei denti, almeno a livello psicologico e continuo a portarmi a casa qualcosa. Succede altrettanto se leggo un articolo che c’entra con la scuola, come quello riportato a pagina 6 del quotidiano la Repubblica, che si occupa dello Ius scholae. Ho masticato il Latino al Liceo classico e traduco le due parole in ‘diritto di studio’ ovverosia scuola giusta, ma vorrei saperne di più. Leggo con attenzione gli articoli di Concetto Vecchio e Giulia D’Aleo sull’argomento, con poca soddisfazione. Mi sembra più comprensibile l’intervista di Enrico Ferro al governatore del Veneto Luca Zaia che dichiara: ‘Raggiunti 10 anni di vita in Italia e la maggiore età, e pretesa la conoscenza della lingua italiana, bisogna velocizzare le procedure per ottenere la cittadinanza” La cittadinanza allo straniero integrato è oggetto delle discussioni al Meeting di Rimini. La riforma della legge del ’92 potrebbe portare “In cinque anni mezzo milione di nuovi italiani tra i banchi”, una misura di contrasto all’inverno demografico. Non credo sia una passeggiata dimostrare di essere davvero italiani, spesso non lo è neanche per un italiano doc. Non è questione di pelle e/o di provenienza. La diversità è ricchezza, se poggia su valori condivisi e praticati. Il resto è fumo negli occhi.
Storia d’amore e di sport
Un conforto sentire una bella storia di primo mattino. È quella che riguarda due nuotatori campioni paralimpici che sono anche coppia nella vita: Stefano Raimondi e Giulia Terzi, storia d’amore e di sport, così titola il servizio che vedo sul primo canale a ridosso delle otto. Giulia Terzi, 29enne atleta paralimpica da record – a 8 anni aveva scritto in un tema che sognava le Olimpiadi – dal 2018 è sulla sedia a rotelle per una forma di scoliosi congenita rara. È mamma di Edoardo di cinque mesi. Stefano Raimondi, 26enne, atleta plurimedagliato paralimpico ha una lesione alla gamba sinistra, riportata in un incidente quando aveva quindici anni. Durante l’intervista, lei spruzza gioia da tutti i pori, lui è più contenuto, ma regala un tuffo in piscina sulla schiena. Il figlioletto ha già conosciuto il battesimo dell’acqua. Le loro storie personali si sono intrecciate grazie – oppure a causa – delle rispettive limitazioni. Ne consegue che “Non tutto il male viene per nuocere” se si riesce a trasformare un problema in un’opportunità. I due giovani atleti si sono raccontati a “Fuoriclasse Live” al Salone del Libro l’anno scorso; mi sarebbe piaciuto sentirli, ma posso immaginare la loro testimonianza, sostenuta dal monito di Giulia: “Credere sempre nei propri sogni e lottare per raggiungere i propri obiettivi”. La parola lottare che potrebbe impressionare è la chiave del successo per ogni risultato costruito con le proprie forze. D’altro canto i sogni vanno coltivati e perseguiti con tenacia. Alla base deve esserci una forte motivazione che nutre l’autostima, aldilà di ogni medaglia. Un plauso a Stefano e Giulia, con gli auguri di ogni bene.
La vita è un palcoscenico
Techetechetè manda in onda il programma “Unica, Anna” che vedo tra un sorriso, una risata e parecchia nostalgia. Lei è Anna Marchesini, attrice teatrale, comica, doppiatrice e scrittrice. Faceva parte del celebre Trio con Massimo Lopez e Tullio Solenghi. Una donna talentuosa, mancata troppo presto il 30 luglio 2016. Era mia coetanea, essendo nata il 19 novembre 1953 a Orvieto. Impossibile ricordare tutti i personaggi interpretati, pubblici e privati con l’esagerazione che le apparteneva. ‘La cecata’ è irresistibile, ‘Lucia’ dei Promessi Sposi pure, come anche ‘La signorina buonasera’ che interrompe le notizie per un colpo di tosse. Comunque far ridere non è impresa facile, lo dice lei stessa in un’intervista durante la quale definisce la comicità una sorta di terra promessa. Oggi poi deve essere ancora più difficile. Venuta a mancare la coppia Vianello-Mondaini e scioltosi il Trio, si sono diradate assai anche le risate. D’altro canto si dice che ridere fa buon sangue. Infatti sono riconosciuti i benefici sul corpo e la mente della risata che allarga i vasi sanguigni, migliorando la circolazione. Difficile è trovare i motivi per ridere. Io mi accontento di sorridere e in questo esercizio mi aiutano molto i gatti: vedere che si scavalcano l’un l’altro per correre alla ciotola dei croccantini è divertente, come anche notare la cura che hanno nel farsi la toeletta. A ragione mia nipote Cristina li ha definiti “Gli animatori del villaggio” intendendo l’ultima parola riferita a casa mia. Anche i fiori mi fanno sorridere, mentre non è nelle mie corde la risata. Dovrò chiedere lumi a Lisa che si occupa di teatro. D’altronde qualcuno ha già definito la vita un palco dove ognuno rappresenta la parte che gli è stata affidata oppure che si è ritagliata addosso. Chiudo con la frase di Luigi Pirandello: “La vita, mia cara, è un palcoscenico dove si gioca a fare sul serio”.
Naufragio
Super yacht affondato a Palermo, con 22 persone a bordo, di cui 15 salvate, causa una tromba d’aria. Finora un morto e sei dispersi, tra cui il proprietario dell’imbarcazione, il magnate Mike Lynch, il “Bill Gates britannico’ e la figlua 18enne Hannah. Una gita finita drammaticamente. Anche le parole barca a vela, veliero e yacht relative all’imbarcazione mi creano un po’ di confusione, facendo galoppare la mente tra l’avventura e il lusso. Comunque non cambia la sostanza del fatto: una gita si è trasformata in tragedia. L’imbarcazione -:molto lussuosa – era stata sottoposta a revisione pochi anni fa e si giovava di un equipaggio di eccellenza. Sprofondata a 49 metri di profondità, rende difficili le operazioni di recupero dei dispersi, probabilmente rinchiusi nelle rispettive cabine. A ragione, si intravede nel disastro ‘Una piccola Concordia’, in riferimento a quanto accaduto alla nave da crociera Costa Concordia il 13 gennaio 2012 che provocò 32 morti. Intanto plauso ai membri dell’equipaggio della nave a vela olandese che hanno soccorso passeggeri ed equipaggio del Bayesian, salvandone quindici. Fui in crociera alle Isole greche con mia mamma nel 2006, un anno prima della sua scomparsa, a 84 anni. È stata la vacanza più lunga condivisa ed anche l’ultima, perciò me la tengo cara. I colori bianco e blu dominanti erano lo sfondo ideale per il relax, vivacizzato dai tramonti. In una occasione ci fecero indossare i giubbotti appesi dietro la porta della cabina: mi venne l’ansia al pensiero che avrebbero potuto malauguratamente servire in caso di calamità. Per fortuna l’esercitazione fu rapida e indolore. Tornai con un sacco di foto e qualche souvenir. Purtroppo non sempre c’è il lieto fine.
Oggi, protagoniste le api
Ricevo la foto di un bel campo fiorito, con la didascalia “Prato per le api che non viene falciato. I prati di fiori, habitat ideale per accrescere le comunità di impollinatori”. La foto arriva da Madonna di Campiglio – famosa per il turismo estivo ed invernale – e me la invia Erica, amante dei gatti anche più di me. In questo caso però sono protagoniste le api, che non stanno proprio bene, a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento da agenti fisici e chimici, della distruzione degli habitat. Le api che garantiscono l’impollinazione sono in declino e rischiano di scomparire. Il problema non tocca solo l’Italia, ma anche altri Paesi dell’Unione Europea. Di norma le api vivono 30-40 giorni, ma se sparissero dalla terra ci resterebbero pochi anni da vivere, dal momento che contribuiscono in modo decisivo alla fecondazione del pianeta. La loro estinzione avrebbe conseguenze catastrofiche sia per la natura che per l’umanità. Lasciare degli spazi naturali incontaminati per il loro prezioso lavoro è senz’altro buona cosa. Anche raccomandarsi al santo protettore delle api che scopro essere oggi San Bernardo da Chiaravalle, monaco, abate e teologo francese dell’ordine cistercense, fondatore dell’abbazia di Claurvaux. Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà. È una delle sue citazioni che la dicono lunga sul rapporto che aveva con la natura. Fervente scrittore, compose poesie; viene chiamato “doctor mellifluus”/dottore dolce come il miele. Pare che anche Sant’Ambrogio sia protettore delle api e degli apicoltori. Comunque sia, due è meglio di uno. Anche in Letteratura non mancano i cantori delle api, basti pensare a Virgilio nel IV libro delle Georgiche. Simbolo di instancabile laboriosità nella Bibbia, contrariamente a quanto molti pensano le api sono insetti senzienti e autoconsapevoli. In una parola: stupefacenti!
Giornata Mondiale della Fotografia
Il 19 agosto 1839 è riconosciuto come il giorno in cui è nata la fotografia. Infatti in questo giorno la nuova invenzione fu presentata ufficialmente a Parigi, presso l’accademia delle Scienze e quella delle Arti Visive. La prima fotografia risale però al 1826 ad opera di Joseph Niépce, anche se il padre è considerato Daguerre. Tra le varie definizioni che se ne danno, mi piace quella che ritiene la fotografia uno strumento per esprimere il proprio mondo interiore. Infatti, secondo me una buona fotografia racconta un contenuto e dà un’emozione, anche se non è tecnicamente perfetta, come quelle attaccate sui pensili della mia cucina. Ho ereditato macchine fotografiche e attitudine da mio padre che amava il bianco e nero. Io mi sono applicata da adulta dopo la sua scomparsa, con l’intento di fermare l’attimo attorno al quale poi scrivere. Le mie foto – che io definisco ‘emozionali’ – agevolano la descrizione e talvolta favoriscono la poesia. Con queste premesse ho allestito due mostre di fotografia corredate di poesie nel Municipio di Castelcucco dove abito, intitolate rispettivamente Natura d’Oro nel 2015 e Fiori Colori Pensieri nel 2018. I miei soggetti preferiti sono i fiori che in questo periodo purtroppo latitano, salvo andare in montagna. Sono affezionata a una foto fatta da casa verso la chiesa parrocchiale, attraverso la mediazione…di un girasole: nessun effetto speciale, un colpo di fortuna aver fermato l’istante in cui l’occhio ha colto lo spettacolo, una mattina di luglio di qualche anno fa. L’immagine ha poi fatto da apertura al calendario distribuito ai concittadini dall’amministrazione comunale. Un onore per me che talvolta posto qualche scatto su Instagram. Senza pretese, perché sono una fotografa dilettante.
Fate l’arte non la guerra
Interessante Patti Smith, cantautrice, poetessa e artista statunitense. Figura atipica nel roch degli Anni Settanta, di anni lei ne ha 77 e sarà in Italia, a Venezia per un progetto e un tour dedicati a Pasolini e a Picasso. Lo apprendo dall’articolo del settimanale il venerdì, intitolato: FATE L’ARTE NON LA GUERRA di Alba Solaro. Lo accompagna una foto suggestiva dell’artista davanti a una tazza di the/caffè col mento sul palmo della mano e l’immancabile lunga treccia che corrisponde a un biglietto da visita. Nel corso dell’intervista, la cantante che viaggia moltissimo informa che il prossimo 5 settembre sarà con la sua band a Mantova per inaugurare a Palazzo Te la mostra Picasso. Poesia e salvezza con un concerto. Mirabili le sue parole: “Ci sono così tante brutte cose nel mondo, tanta corruzione, avidità. La musica, l’arte e la poesia rappresentano una grande, nobile tregua da tutto ciò”. Pensiero che condivido pienamente. Ciò che mantiene giovane l’artista è la curiosità, le cose nuove che impara, l’entusiasmo delle persone che incontra. Comprensibile l’empatia che riesce a provocare. Si merita di occupare un posto di rilievo tra i miei ‘fari’, sebbene potrebbe essermi sorella per età anagrafica. Nel complesso non so molto di lei, ma mi affascina l’entusiasmo intellettuale che continua a dimostrare e che tento di coltivare anch’io. A proposito dell’arte, un tema che mi sta molto a cuore afferma: “L’arte può esprimere i sentimenti più basilari e oscuri, ma anche quelli più mistici. È l’unico posto dove non dovremmo censurare le nostre emozioni”. Parole sante condivise al cento per cento. Creatività coniugata alla semplicità. Alla domanda Se potesse incontrare Pasolini, che cosa gli direbbe? risponde Andiamo a prenderci un caffè!
