Meno tre giorni alla presentazione del mio ultimo impegno letterario, il romanzo a sfondo biografico Il Faro e La Luce. Confesso di essere un po’ sulle spine, anche se è una situazione per me non nuova. Però stavolta non è solo lavoro mio, perché ci confluiscono le energie di altre persone: Noè ha progettato la bellissima copertina, Francesco ha elaborato l’interessante prefazione, Massimo mi ha inviato le mail su cui ho edificato la storia, Alberto ha scritto un pezzo da manuale, Lidia ha testimoniato da sensibile docente, Gigliola da ex alunna ammirata… insomma, partita da sola mi ritrovo in piacevole compagnia che merita giusta considerazione. Quindi conto sulla risposta del pubblico, per condividere la soddisfazione del lavoro di squadra. Senza contare quello che ho previsto per la serata, che sarà improntata a varie forme espressive, grazie al contributo delle persone che allieteranno l’incontro. La vostra presenza è importante! Perciò, cari Castelcucchesi e non, veniteci a trovare giovedì 8, in Centro Sociale, ore 20.30) (Entrata gratuita senza prenotazione, nel rispetto delle norme anti-covid)
Bellezza o Conoscenza?
Di domenica mi rifiuto di parlare di cronaca nera, anche se è un ambito mai sguarnito di fatti. Piuttosto mi colpisce un pensiero di Corrado Augias, sentito durante un’intervista, che contraddice il famoso convincimento del russo Dostoevskij, secondo il quale la bellezza salverà il mondo. A parere del famoso giornalista e conduttore televisivo 86enne, è la conoscenza che salverà il mondo. Rifletto un attimo e ritengo che entrambe le tesi siano meritevoli di considerazione: la bellezza per un godimento più esteriore, fruito dai sensi; la conoscenza per l’arricchimento mentale e la soddisfazione interiore. D’altronde, non siamo un impasto di corpo e di spirito? Mi piacerebbe sapere come la pensate voi, miei cari lettori, al riguardo perché non riesco ad argomentare tanto attorno a questo dilemma affascinante. Diciamo che ho delle intuizioni, sostenute dalla conferma che mi viene dalla natura. Per esempio, stamattina Arletta mi ha mandato per Whatsapp una bellissima rosa, che solo a vederla mi si è allargato il cuore. Ero un po’ giù di tono e il mio umore è risalito, immaginando di annusare la regina dei fiori e di accarezzarne i petali vellutati. D’altro canto la conoscenza è indispensabile, per evitare di farsi male in svariate situazioni quotidiane, tant’è che non è ammessa l’ignoranza colpevole. L’ armadietto dei farmaci può diventare una bomba a orologeria, se non si fa accorto uso delle pillole. Chissà perché mi viene in mente la posizione dei no-vax, ma in questo caso credo c’entri più il pregiudizio verso la scienza, che è umana e non miracolosa; se continuo potrei sollevare un vespaio, preferisco desistere. Per questa volta mi limito a gettare un sasso nello stagno e passo il testimone a chi vorrà raccoglierlo.
Un velo di pietà
Leggo dei fatti che sembrano usciti dai libri di storia, oppure dalla trama di un film. Mi riferisco a quanto successo nell’ovest del Canada: il ritrovamento di 761resti umani, moltissimi di bambini, rinvenuti nelle adiacenze di un collegio gestito dai preti per nativi, ossia di indigeni sottratti alle famiglie di origine, per introdurli alla cultura bianca. Per associazione, mi è tornato alla mente il bellissimo film Philomena, del 2013, che scopre una storia vera: nel 1952, in Irlanda, l’adolescente Philomena, rimasta incinta, viene scacciata dalla famiglia e confinata in un convento dove partorisce il figlio che le viene sottratto e poi dato in adozione a una coppia americana. Con l’aiuto di un giornalista, da adulta lo cerca, scoperchiando abusi commessi e fosse comuni di vittime innocenti. Quando la realtà supera la fantasia. Stamattina ho sentito che in Canada si sono verificati incendi dolosi appiccati alle chiese dai nativi, per ritorsione contro la drammatica scoperta che lascia stordito anche Papa Francesco. Voglio sperare che i decessi di tanti minori siano da attribuire a morti naturali… ma non annulla la pietà per la perdita della vita tanto lontana da casa. Il che aprirebbe un dibattito sull’invadenza dell’Occidente nel colonizzare parti del mondo sottomesse con la forza. A scuola parlavo malvolentieri delle crociate e delle guerre di religione, argomenti piuttosto scomodi da alleggerire, per rimanere obiettivi. Assodato che il male esiste, e che sa anche camuffarsi bene, per il momento mi limito a prendere atto della notizia, stendendo un velo di pietà sulle centinaia di vittime tornate allo scoperto.
Oggi, pesce!
Dico la verità: stare in cucina proprio non mi piace, anche se apprezzo la buona tavola. Sarà che non ho commensali con cui condividere, che ci vuole parecchio tempo per realizzare un buon piatto… e almeno altrettanto per sbrigare, quando posso lo compro già pronto, come nel caso del pasticcio di mare che trovo di giovedì al mercato in paese. Stamattina scopro con rammarico che il banco del pesce fornisce molte insalate, ma niente spiedini e pasticcio, perché in questo periodo la cucina rimane chiusa. Mio malgrado dovrò arrangiarmi, compero un polpo piccolino e lo metto in pentola a pressione, con poca acqua, mezzo bicchiere di vino, una carota e un pezzetto di sedano. Ci starebbe bene anche una foglia di alloro ma lo dimentico. Niente sale. Durante la cottura scrivo il post, che per me è un nutrimento mentale, naturalmente sotto il glicine, che è il mio angolo preferito. Non è piovuto, come da aspettative ma è qualche grado in meno di ieri e una leggera brezza smuove le foglie del ciliegio, quest’anno improduttivo. Anche il cane sta godendo del sole, accucciato in una zona sfiorata dall’ombra, ai piedi del ciliegio giapponese. Mi rendo conto di essere in vacanza, perché sto parlando delle mie abitudini alimentari, piuttosto che considerare argomenti tosti. Però anche gli antichi avevano un occhio di riguardo per il buon cibo, se dobbiamo a loro il proverbio “Mens sana in corpore sano”. Cari visitatori del blog, come mangiate, quale importanza attribuite al cibo? Mi auguro facciate parte della schiera di chi mangia per vivere… e non viceversa! Scusate il gioco di parole, oggi va così. Comunque buon pranzo o colazione a tutti! (vale anche per la cena)
Ciao Giugno 2021
Il mese di Giugno si chiude con temperature molto elevate, facendoci boccheggiare. E non possiamo neanche lamentarci più di tanto, visto che nel resto del mondo la situazione è anche peggiore: singolare che in Canada gli orsi cerchino refrigerio nelle piscine! In Pedemontana del Grappa si sta bene mattina e sera: di giorno dentro casa, con o senza climatizzatore. Io preferisco tenere porte e finestre aperte, tende da sole abbassate e balconi socchiusi. Mi infastidisce la ventola del clima, ostica anche al gatto. Il mio posto ideale rimane la pergola del glicine, che ora è in seconda fioritura, escluse le ore centrali del giorno quando non si muove foglia. Mi ha colpito sentire dai notiziari che 3000 medici se ne andranno in pensione nei prossimi anni e ci saranno notevoli problemi nel coprire i posti vacanti. Significa che non potremo ammalarci? Personalmente faccio il possibile per stare alla larga dagli ospedali e contatto il mio medico di base tramite app o mail, incrociando le dita nella speranza di non averne urgenza. L’ultima volta che sono stata in ambulatorio, in epoca pre-covid, è stata una sofferenza per l’attesa inaudita, a causa del super affollamento. Certo che fare il medico oggi significa stare in prima linea, sia che il professionista lavori in ospedale oppure sia medico di base. Se sarà incentivata la sanità territoriale, tanto meglio. La riforma del settore è una delle più urgenti… insieme con altre che i cittadini attendono. L’ opportunità offerta dal Recovery Plan (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) non dovrà essere disattesa. Ci sono i soldi e ci sono le proposte: basta aggiungere entusiasmo e buona volontà da tutte le parti, per avviare una vera ripartenza. Senza timore di essere trascurati, se per caso il medico… a sua volta si è ammala!
Il blog Verba mea compie un anno!
Oggi 27 giugno 2021 il mio blog compie un anno: è stata una bella esperienza che mi ha consentito di esprimermi ogni giorno per 365 giorni e di comunicare con il gruppo di visitatori aumentati nel tempo e con i commentatori, pochi ma buoni, che sento il dovere di ringraziare: tra tutti Lucia, quotidianamente fedele, seguita a ruota da Martina, Manuel, Piero, Adriana B., Antonietta, Paola, Serapia, Rossella, Giancarlo… Roberta, Bruno e mi scuso se scordo qualcuno. Diverse persone tra cui Massimiliano, Lisa, Lina, Pia e Marisa mi leggono e commentano in separata sede, perché preferiscono non esporsi pubblicamente, pur essendo questa una piazza circoscritta e sicura: grazie anche a loro. In questi lunghi mesi di pandemia, l’idea del blog è risultata vincente per farmi sentire “connessa”; adesso mi concedo una pausa, di riflessione e per motivi tecnici ( legati al cambio del tablet ormai obsoleto); continuerò a postare le mie riflessioni, senza però l’assillo quotidiano. Mi farà piacere leggere i commenti di chi vorrà continuare a dirmi la sua, cui mi impegno di rispondere. Una persona mi ha suggerito di raccogliere tutti gli articoli postati e di realizzare una sorta di almanacco: ci sto pensando. Potrebbe essere un’idea, per ripercorrere gli eventi e le emozioni che hanno intessuto i dodici mesi che spaziano dal 27 giugno 2020 al 27 giugno 2021. Potrei intitolate la raccolta POST PER UN ANNO, corredandola di qualche foto significativa. Che ne dite? Sarebbe gradito un vostro parere. Intanto ci penso. Qualcuno ha detto che solo il linguaggio ci distingue dagli animali, che si esprimono in altro modo, non disponendo della parola. Che il blog si chiami Verba mea (=Parole mie) non è un caso; ritengo un’opportunità e un privilegio poterne fare uso e corrispondere con chi vuole, in maniera libera e volontaria. Cari lettori, buone vacanze! Grazie di esserci. A presto!
Sardegna in lutto
Muore dopo aver salvato la figlia e due amiche in mare. È successo in Sardegna, la vittima un 60enne di nome Fernando Porcu. Sono angosciata di scrivere di decessi in posti che hanno sapore di vacanza. In Sardegna non ci sono ancora stata, ma è come se ci fossi nata, grazie alla lettura di vari romanzi di Grazia Deledda, sarda di Nuoro, ripetente la quinta elementare perché “intelligentina”, secondo il giudizio della sua maestra, unica donna italiana insignita del Nobel per la Letteratura nel 1926. A sostenere la mia simpatia per l’isola, come ho scritto in un precedente post, ci pensa Massimiliano, un caro collega sardo, peraltro legato al Veneto dove insegnò Scienze Motorie anni fa, che da lì mi invia foto stupende. Ma ci deve essere un’attrazione inconscia per ciò che rappresenta l’isola in generale, luogo di silenzio e di pace, posto dell’anima per una persona creativa, o che si ritiene tale, come me. Non so quanto incida nella sventura la voglia di riprendersi dopo un anno e mezzo di isolamento sociale, però ho l’impressione che la bellezza della rinascita (qualcuno preferisce il termine ripartenza o addirittura ripresa) sia offuscata da un eccesso di disgrazie, proprio nei luoghi deputati al benessere psico-fisico. Tornando al caso segnalato, lo sforzo compiuto dal signor Fernando gli è stato fatale e non c’entrano disattenzioni altrui. Forse un’imprudenza immergersi in acque col mare mosso? La figlia se ne farà una colpa e le bambine non scorderanno cos’è successo. E proveranno per sempre gratitudine per chi ha sacrificato la sua vita, per tutelare la loro.
Un post dolce
Oggi vorrei scrivere qualcosa di dolce, che distragga dalla cronaca pesante. L’aggettivo dolce calza a pennello con la marmellata (dovrei precisare confettura) di albicocche, realizzata ieri pomeriggio, con la frutta donatami da Adriana: albicocche non trattate, spontaneamente cadute dall’albero, di un bel colore arancio, con la buccia talora intaccata… particolarmente apprezzate dalle formiche. Anch’io ho un albicocco, che quest’anno non ha prodotto alcunché, viceversa dall’anno scorso; pare che l’alternanza produzione-riposo sia normale. In ogni caso il mio frutto preferito è l’albicocca, perciò ho gradito molto il dono che nell’immediato ho gustato al naturale, trasformando l’abbondante resto, come da prassi. Avevo in casa quanto serve, vasetti quattro stagioni compresi, perciò mi sono messa all’opera, prima che il caldo notevole di questi giorni alterasse la frutta. Ho trasformato circa due chili di albicocche in marmellata, distribuita in 13 vasetti da 0,25 litri, perché mi piacciono le confezioni piccole, più carine da regalare. Sul coperchio ho scritto “Apricot” (parola più corta di Albicocche) e la data: 24.06.2021 che coincide con quella del trasloco nella mia casa di proprietà a Castelcucco, risalente al 2000, così ho ricordato l’importante evento. Verso le ventidue, mentre sonnecchiavo in poltrona sono stata scossa dallo scoppiettio dei coperchi, che mi annunciava l’avvenuta sterilizzazione: è stato un piacevole sentire, una festa in formato ridotto che mi viene offerta dalla natura e dalla generosità di un’amica.
Sangue sul Piave
Da ragazza andavo anch’io a prendere il sole sul greto del Piave, una sorta di spiaggia alternativa che qualcuno definiva dei poveri, e si intuisce il perché: accesso libero, niente divieti, adattamento obbligatorio. Il bagno no, l’acqua del fiume è fredda, al massimo il pediluvio. Tra le pietre calde e l’acciottolato che delimita le sponde circolavano molti insetti, uno dei quali mi ha lasciato un ricordo sulla pelle che sembra una scottatura. L’abbronzatura di fiume costa in termini psicologici, perché è scomoda e faticosa. A un tiro di schioppo se uno abita nei pressi del fiume sacro alla Patria, come la sfortunata barista di Pieve di Soligo, accoltellata ieri da uno squilibrato 35enne che si sentiva preso da una grande rabbia! Sono desolata e pietosa verso la vittima, pare scelta a caso, e mi disorienta la malattia mentale che esplode improvvisa ed irreparabile. Non dovrebbero mai succedere questi misfatti, in luoghi di alto valore simbolico e di bellezze naturali gratuite, offerteci dal Padreterno per sollevarci il corpo e l’anima. È dell’altro giorno l’incidente nautico sul Garda. Temo che anche dai monti arriverà qualche triste notizia… eppure non possiamo rinchiuderci in casa dopo tanti mesi di penitenza, proprio ora che l’Italia è quasi del tutto in zona bianca. Certo che l’ansia di scontrarmi col matto di turno mi turba più di venire a contatto con un soggetto no vax, non credo che sarò presa dalla smania della villeggiatura, mi accontento di essere in salute e mi impegno a mantenerla. Se ci scappa una giornata al mare o in montagna in compagnia, ben venga! Mentre scrivo sono sotto il glicine, che dopo la drastica potatura di febbraio si è già ricoperto di fogliame ombreggiante. Un delizioso venticello si insinua tra i capelli… se chiudo gli occhi immagino di essere sotto un gazebo al mare, senza odore di crema solare, schizzi e schiamazzi!
Bimbo scomparso ritrovato
Una bella notizia: è stato ritrovato Nicola, il bimbo di 21 mesi sparito dalla sua abitazione, in una zona isolata in provincia di Firenze tre giorni fa. Sembra si fosse allontanato da solo, è stato ritrovato in buone condizioni e tanto basta: una storia a lieto fine, che poteva avere risvolti tragici. Mi ha girato la notizia Paola, che abita a Nazareth e ciò dà l’idea di come la vicenda abbia tenuto col fiato sospeso dentro e fuori “casa”. Immagino l’angoscia della madre, che ha un altro figlio di quattro anni e la trepidazione delle centinaia di persone che si sono messe alla ricerca del bimbo scomparso. Nel privato vissi anch’io un paio d’ore tremende, quando mio figlio di sette anni si era perso… dietro una gran coppa di gelato, col terrore di non poterlo rivedere. Lo avevo lasciato seduto a un tavolo della gelateria, per comprare delle cartoline nella tabaccheria di fronte… una leggerezza che mi ha sconvolto la vita per due ore infinite, risoltasi in un pianto liberatorio alla sua ricomparsa, per mano di un ragazzetto che si era messo generosamente sulle mie tracce. Quando ricordo l’episodio, provo ancora un brivido di sgomento. Chissà se il piccolo Nicola potrà chiarire, forse è meglio per lui di no… Comunque la vicenda mi suggerisce altre considerazioni che riguardano il rapporto genitori-figli: succede che una madre perda di vista il figlio quando questi è cresciuto, è maggiorenne e vuole rompere il legame con la famiglia, per indipendenza, per dissapori, per svariate ragioni, e nessuno può restituirglielo. Queste sono le perdite più dolorose, non infrequenti, che nessuna ricerca può sanare. Salvo un aggiustamento dei ruoli e degli equilibri, con reciproca salutare comprensione.
