Scrivere a mano ci dice chi siamo: sembra uno slogan pensato ad hoc per la odierna Giornata nazionale della scrittura a mano o HandWriting Day, istituita nel 1977 in America e dedicata all’arte della calligrafia. Sarà contenta la mia amica Rossella che ha seguito un corso di quest’arte e pure la sua amica Lurdes. Anch’io sono lieta che tra tante giornate, ci sia spazio per la comunicazione scritta, oggi sempre più digitale e meno affidata a carta e penna. Io stessa uso la tastiera per postare nel mio blog e scrivo al pc romanzi e racconti, per ovvie ragioni di tempo e chiarezza. Tra parentesi, nei concorsi letterari rifiutano il manoscritto, e immagino perché. Però le mie poesie nascono dalla matita su carta anche di emergenza – per fermare l’attimo creativo – e uso il retro degli scontrini per appuntare ciò che devo comperare. Quindi non ho rinunciato alla scrittura a mano, a favore della quale ho scritto che: “Le parole hanno sempre un senso, anche se a volte bisogna cercarlo oltre le righe. Dietro la scrittura delle singole lettere ci sono le emozioni, espresse dal tratto lieve o intenso. La comunicazione è un gioco di squadra tra chi scrive/parla e chi legge/ascolta”. La mia non è una calligrafia nel senso di bella scrittura, ma una grafia che denota temperamento, fatta di lettere appuntite e impresse con tensione. Quando scrivo qualche dedica o un biglietto speciale, cerco di controllare la mano per lasciare uno scritto che parli di me e che sia intelligibile. Nel tempo la firma su è un po’ modificata: la A di Ada una volta era ad arco, mentre ora assomiglia alla Torre Eiffel: chissà cosa vorrà dire! La sigla che apponevo sui compiti a scuola è invece rimasta identica: una C ondulata che si allunga in una A a triangolo. Interessante questo guardarsi dentro attraverso i segni della scrittura, la più grande tra le invenzioni.
Categoria: Hobbies
Protagonista il Tango
In un momento di pausa forzata, mentre faccio uno spuntino accendo la tivù in cucina e assisto ad un tango da parte dei campioni europei di questa danza affascinante. Per inciso, durante l’ultima edizione di ‘Ballando con le stelle”, il 24 dicembre scorso Wanda Nara e Pasquale La Rocca hanno conquistato pubblico e giuria ballando il tango argentino della finalissima. Mi risulta che il tango sia anche il ballo preferito da Papa Francesco che, da buon argentino lo ha praticato in gioventù. È noto che il tango emerge come il ballo degli argentini poveri e immigrati, quindi un genere musicale all’inizio triste e malinconico che trasmette poi incanto ed eleganza, passione e complicità. Che c’entro io? Sergio Stefani, zio materno, dal Friuli si trasferisce giovanissimo a Buenos Aires in Argentina dove diventa benestante, allevando bestiame. Sicuramente ballava il tango, anche perché aveva una schiera di cugini musicisti autodidatti. Io da piccola pensavo di fare la ballerina, un sogno nel cassetto che ho aperto da grande – ma non troppo, sui vent’anni – andando a ballare con mia sorella maggiore. Euterpe, una delle nove Muse, dea della danza figlia di Zeus e Mnemosine, mi prese di buon occhio e in poco tempo divenni una provetta ballerina, grazie anche all’eccellente maestro. Ho pure vinto un paio di gare di liscio, ovviamente non da professionista, anche se qualcuno pensava lo fossi, tanto piroettavo volentieri. Di quel periodo ricordo le gonne con i volant e i bolerini, gli orecchini pendenti e i fiori tra i capelli, giusto abbigliamento da ‘tanghera’. Tra tutti i balli appresi, il tango era e rimane il mio preferito, anche se ora non lo ballo più. La stagione delle danze si è chiusa con la nascita di Saul, mio figlio. Ma il tango mi è rimasto dentro.
Giochi di parole
Domenica sera, ora di cena. Dopo il telegiornale su Rai 3, viro su Rai 1 e mi godo La ghigliottina, parte finale del programma L’eredità condotto dal garbato Marco Liorni. Attualmente il campione in carica è Daniele Alesini che il conduttore chiama ‘dottore’, provvisto di barba e un sorriso cordiale. Le cinque parole selezionate senza sbagliare combinazione sono: Insieme, Ritorno, Potere, Sacco, Posto per un montepremi accumulato di € 190.000. In un minuto bisogna trovare quella che le unisca tutte: ci provo anch’io da casa e le ultime tre mi suggeriscono ‘vuoto’ ma non mi capacito il collegamento con le prime due. Vediamo cosa propone Daniele, che in una precedente puntata aveva già vinto una bella somma. Io non vinco nulla, ovvio ma la soddisfazione di partecipare al gioco di parole, mio strumento di diletto non me la toglie nessuno. Il bello del gioco è confrontare il ragionamento del concorrente con il proprio. Quando il dottore – scoprirò dopo neurologo – spiega che la parola ‘sacco’ gli ha aperto la strada, gongolo di piacere perché è quella che mi ha fatto pensare al gioco ‘sacco pieno sacco vuoto’ come lui, che è molto più giovane di me e padre di tre figli. Il conduttore è molto controllato e alimenta la suspence del pubblico in sala e a casa. Daniele ha scritto sulla tavoletta la sua risposta: ‘Vuoto’ e quando M. Liorni gira la sua tavoletta con scritto ‘Vuoto’ , la parola giusta è un boato di ammirazione che trapassa lo schermo e fa esultare anche me! In un minuto il gentile concorrente – medico e padre – incassa il montepremi che, sommato alla precedente vittoria gli consente di incassare 285.000 euro! E poi c’è chi dice che con le parole non si mangia. Evviva i giochi di parole! Rivedrei volentieri anche Parola mia, da cui ho pescato Verbamea, il nome del mio blog e Verbanostra che condivido con le colleghe scrittrici Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa 💐
Effetto Befana
La festa della Befana è appena passata, ma la sua coda rilascia buonumore e simpatia, non soltanto tra i più piccoli bensì anche tra gli anziani di una casa di riposo (anzi, spero in tante strutture simili) dove soggiorna Liana, una casa persona che conosco. Mi giungono delle foto scattate a delle arzille ospiti durante la festa e tra loro riconosco lei, donna minuta e di grande temperamento. La cosa mi fa molto piacere, perché rimanda l’immagine di un luogo dove le persone riescono a divertirsi, al netto della perdita dell’autonomia esercitata a casa propria. “Il divertimento è stato il protagonista del pomeriggio, con le befane che hanno fatto scherzetti agli anziani, creando un clima di complicità e allegria”. La parola ‘divertimento’ ha un potere salutare che cura quanto una medicina, dove gli ospiti sono soggetti di attenzione e di amorevoli cure. Scorrendo le foto che mi sono state inviate, la mia amica grande ha uno scialle sulle spalle e una scopa in mano… però è chiaro che le servono per la scenetta, da condividere con altri ospiti, sia maschi che femmine, divertiti interpreti di un gioco popolare. Gli anziani che sanno giocare sono incoraggianti. D’altronde, raggiunta la terza o quarta età e superati tanti grovigli della vita non vedo perché privarsi del piacere di sorridere, meglio se in compagnia. Cade a fagiolo l’annuncio dell’ultimo libro della psicoterapeuta Maria Rita Parsi, pubblicato da Mondadori nella Collana ‘Vivere meglio’ (che di per sé spiega il contenuto): “Noi siamo bellissimi. Elogio della vecchiaia adolescente” che senz’altro mi procurerò. Personalmente ammiro molto chi, in età longeva mantiene uno spirito giovanile, coltiva hobby ed emozioni. Brava Liana e…lunga vita alle Befane!
La ‘stella’ gentile
Mi trattengo sulla poltrona relax più del solito perché sono piuttosto ‘acciaccata’, con l’anca rigida. Così ha detto il mio fisioterapista stamattina che mi consiglia di fare i raggi per procedere con oculatezza. Stesso parere del mio medico. Nel mentre mi concedo più pause di riposo e di evasione mentale. Su Rai 3, ospite della trasmissione pomeridiana ‘Alla scoperta del ramo d’oro’ c’è un’ospite speciale: Amalia Ercoli – Finzi, “La signora delle comete”, classe 1937, una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e tecnologie aerospaziali, consulente scientifica della NASA. Una curiosità: il nome Amalia, molto comune presso gli Ostrogoti significa ‘operosa, diligente’ e chissà se c’è un nesso con l’astrofisica che ho apprezzato per i suoi interventi durante il programma serale ‘Splendida Cornice’ , in onda di giovedì sera su Rai 3 tempo fa. Mi ha colpito la comunicazione cordiale e semplificata di argomenti non proprio alla portata di tutti. Tra l’altro la scienziata è madre di cinque figli, il che dimostra che è riuscita a combinare benissimo professione e vita privata. Grande donna che sprizza buonumore solo a guardarla, e viva simpatia per gli obiettivi raggiunti. Torno al titolo del programma ‘Alla scoperta del ramo d’oro’ che mi ha incuriosito e ho scoperto che in epoca medioevale simboleggiava l’albero della conoscenza, quindi ci sta in un programma culturale. A proposito di piante e di rami, nello stemma/emblema della Repubblica Italiana, uno dei simboli è rappresentato dal ramo di quercia che incarna la forza e la dignità del popolo italiano (gli altri due elementi sono la stella e la ruota dentata). Per concludere, con un po’ di pazienza si possono selezionare programmi televisivi che nutrono le nostre conoscenze e che ci riconnettono con ‘Mamma Rai’, invecchiata ma in grado ancora di interessare.
Felis silvestris/ Gatto selvatico
Mentre mi faccio il caffè a metà pomeriggio, accendo il televisore su Rai 3 durante la trasmissione Geo e il conduttore annuncia un servizio sul gatto selvatico, pane per i miei denti. Grey, Fiocco e Pepita, i miei tre felini aspettano pazienti la razione di croccantini e non sembrano interessati a sentire informazioni sul loro ‘parente’, con cui hanno in comune parecchio. Il gatto selvatico o Felis silvestris ha una coda significativamente più lunga e spessa, una corporatura voluminosa, il pelo grigio-marrone, con una fantasia a strisce. Insieme alla lince è il rappresentante italiano della famiglia dei Felidi. È un animale solitario e territoriale, vive in Europa, Africa, Asia Centrale e Meridionale, abita i boschi ed è un lontano cugino del gatto domestico. Mi piacerebbe tanto incontrarlo, come è capitato al fotografo presente in trasmissione. Ho già detto della grande simpatia che ho per questa flessuosa e indipendente creatura del creato, condivisa da parecchie mie amiche e non solo. Conosco i nomi di alcuni felini: Nerina è la più gettonata, seguono Merlino, Pif, Mary, Sissi…Grigio, Lulù, Barbino…Nerone, Lupin (la scelta dei nomi elencati – non tutti per motivi di spazio – la dice lunga sul legame con i rispettivi padroni). Sul tablet mi arrivano molti brevi video con protagonisti cuccioli umani in serena compagnia con gatti, cani, uccellini che fanno ben sperare sul rapporto uomo-animale. Per Natale ho ricevuto in regalo da mio figlio il gustoso romanzo ‘Il mio gatto mi detesta’ di Federica Bosco, un diario immaginario scritto da un gatto di razza Maine Coon che critica la sua padrona – che lui chiama Umana – perché lo ossessiona con eccessive cure. Sono ovviamente dalla parte del gatto che però, a mio dire assomiglia troppo a un uomo che critica una donna. Dubito che saprei scrivere una storia con protagonista un gatto; in compenso ho diverse foto dei miei protetti, cui ho dedicato delle poesie. I più amati? Briciola e Sky, entrambi tigrati con bellissimi occhi verdi, somiglianti al gatto selvatico che porto nel cuore.
Sorellanza letteraria
Secondo giorno dell’anno 2024. Continuo a rimanere bloccata in casa per il dolore al fianco, per cui assumo antiinfiammatori e miorilassanti. La giovane dottoressa che mi ha visitato venerdì ha prescritto una settimana di cura, quindi tra due giorni dovrei stare meglio. Incrocio le dita e spero. Non avevo in programma festeggiamenti di fine anno, ma avrei preferito non mi capitasse questa tegola tra capo e collo, anzi tra schiena e anca. Dovrei uscire a colazione con Elisa, una delle sei ‘rododactilos’, alias dita rosate del blog verbanostra, rientrata da Torino per le feste. Però fa freddo e non voglio candidarmi a buscare altro, perciò ricevo la giovane amica/scrittrice in casa, dove si trattiene, raccontandomi un po’ di sé e ricevendo un incarico da me: rappresenterà il mio libro Passato Prossimo al Salone del Libro di Torino il prossimo aprile. Sono onorata di questo prezioso servizio che mi solleva dalla presenza al salone e consente a lei di fare un’esperienza che mi auguro le sarà utile. È di conforto il sostegno che si crea tra persone di varia età ed esperienze, mosse dalla stessa attitudine a scrivere. Elisa ha vinto l’anno scorso il concorso di narrativa promosso dall’associazione Zheneda di Vittorio Veneto e ha ottime canche per vincerne altri. Dopo di lei è toccato a Francesca, che è… l’apripista del blog verbanostra e colei che lo alimenta con post permeati di nostalgia e di amore per la natura. Veronica ha dato parecchio, postando un lungo racconto giallo in nove puntate, mentre Sara si è espressa con la poesia. Valentina, mamma in servizio h 24 sta cercando il momento per produrre e noi la aspettiamo fiduciose. Ho voluto rinfrescare la memoria ai lettori del neonato blog verbanostra, confidando nei loro utili consigli: siamo un gruppo di donne che scrivono per passione, avendo ognuna una vita privata e degli impegni. Stiamo cercando il modo per farci conoscere, per condividere esperienze ed emozioni. La ‘sorellanza letteraria’ è il più bel regalo ricevuto nell’anno appena trascorso.
“Male più non fare”
Sento Ermal Meta cantare “Male più non fare”, brano eccentrico con messaggio positivo. Premetto che apprezzo il cantante albanese, naturalizzato italiano che insieme a Fabrizio Moro nel 2018 vinse la 68ma edizione del Festival di Sanremo col brano impegnato: “Non mi hanno fatto niente”. Tra l’altro l’anno scorso ha pubblicato il suo primo romanzo “Domani e per sempre” già alla sesta ristampa e tradotto in varie lingue, ambientato in Albania durante la seconda guerra mondiale. Tanto di cappello al pluriartista. Ho cercato il testo della canzone, introdotto da un video piuttosto sinistro che fa pensare al male in conflitto col bene. Ma il titolo del brano è illuminante sull’atteggiamento da mantenere: ogni comportamento è lecito, se non ferisce gli altri, tenendo presente che “Chi fa grandi cose non muore mai”. Contro le critiche altrui, considerare che “Solo Dio e il tribunale ti possono giudicare”, concetti intercalati da un rassicurante “Non ti devi preoccupare” ripetuto più volte. Un progetto sentimentale emerge dalla confidenza “Cerco un’anima gemella per illuminare il vuoto cosmico, come la corrente elettrica”, immagine sofisticata che scuote come una scossa. In sintesi, è un bel mix di energia e di riflessioni. L’artista guarda oltre le critiche e tira innanzi. Qua mi fermo e chissà se il cantante, cantautore, compositore e scrittore approverebbe il mio accenno di analisi. Intanto l’ultimo pezzo “Male più non fare”, uscito quattro settimane fa viene trasmesso da varie radio. Mi capita di sentirlo mattina e sera, pur non essendo un’assidua consumatrice di musica, e non mi dispiace. In studio, con il gatto sopra la fotocopiatrice, Ermal mi ricorda “E c’è una stella che non c’era mai”. L
La lezione di Martina
Martina Piotto è una “lettrice forte”: ha letto 59 libri in 4 mesi. Non si tratta di un’adulta, bensì di una ragazzina di 10 anni che abita a Nove, in provincia di Vicenza. Ha conquistato il primato nell’ambito della “Hit parade dei libri” che inizia a maggio e termina a fine settembre. Ovviamente nella sua famiglia leggono tutti. Katia Morabito, la madre precisa: “Ama i libri di avventura e ne legge piu di uno in contemporanea”. Tra i suoi preferiti, i libri della collana Il Battello a Vapore e tutta la saga di Geronimo Stilton. Una storia incoraggiante che fa sperare venga replicata. La notizia della passione di Martina per la lettura mi ha riportato alla mia infanzia, tanti decenni fa. Mi piaceva leggere, ma non in maniera ossessiva, anche perché a otto anni sono stata incaricata di fare da ‘tata’ a mia sorella minore, nata a scompaginare i miei giochi. ‘La cieca di Sorrento’ è il titolo del libro che mi ha segnata di più, insieme con ‘I miserabili’ della collana classici di mia sorella maggiore. Credo che per me leggere significasse evadere, immaginare di calarmi in panni diversi dai miei, fare una fuga dal mondo reale per scoprire altri orizzonti. Come deve essere stato per la mia nonna materna, Adelaide che si commuoveva mentre leggeva i fotoromanzi. Quando insegnavo, delle mie sei ore di Italiano, due erano destinate alla lettura di testi dell’antologia che poi venivano esposti e collegati a vari argomenti. In terza media veniva letta e analizzata in classe un’opera narrativa che gli studenti portavano poi all’esame (pratica abbandonata per fare posto ad altro), talvolta valorizzata dall’incontro con l’autore. Da pensionata non ho più il polso della situazione, complicata anche dalla pandemia. Martina è un’eccezione che spero diventi regola.
Potere della musica
Bella storia di Natale che giunge dallo schermo tivù: Yaffa Adar, 85enne, ex ostaggio a Gaza racconta che durante la prigionia è resistita cantando le canzoni di Andrea Bocelli. Il cantante le scrive una lettera: “Cara signora Yaffa, vorrei poterla abbracciare. Vorrei ringraziarla per l’emozione che la sua storia ha suscitato in tutte le persone che hanno avuto il privilegio di ascoltarla…”. La signora, sopravvissuta della Shoah, è madre di tre figli, nonna di otto nipoti e sette volte bisnonna. Il suo nipote maggiore, Tamir Adar, 38 anni, risulta ancora prigioniero a Gaza. In un’intervista, Yaffa ha raccontato che durante i 49 giorni di prigionia non ha versato una lacrima perché: “Voglio che i miei figli siano orgogliosi di me”. Penso che qualcuno le dedicherà una storia. Ma anche il nostro artista si difende bene. Grato che la sua voce sia diventata così importante, precisa che: “Non c’è premio, applausi, onore o riconoscimento che valga quanto le sue parole, che le assicuro, non dimenticherò mai”. Potesse la musica prevaricare sui rimbombi delle armi! Comunque i protagonisti di questa bella storia, nonostante le reciproche limitazioni – lei della libertà, lui della vista – hanno testimoniato che si può ‘fare rete’ con l’arte e lo spirito di resilienza. Sono convinta che sia utile aggrapparsi al bene che c’è, nelle cose e nelle persone, sebbene nascosto e talora proprio sfuggente. Non per nulla sento invocare una rivoluzione culturale, un nuovo Umanesimo che dovrebbe restituirci il piacere della condivisione materiale e soprattutto morale. Purtroppo non distante da noi infuria ancora la guerra, col suo carico di tragedia. Chissà che fine faranno gli ostaggi ancora detenuti da Hamas. I terroristi, facessero cadere dal cielo, anziché bombe le melodie del nostro tenore!
