Scopro che oggi è la giornata nazionale del limone, pianta preziosa per i suoi frutti con alto quantitativo di vitamina C ma anche per i profumatissimi fiori chiamati zagare. Mi occupo da parecchio di una pianta di limoni, più per i fiori che per i frutti, dalle molteplici proprietà benefiche che non oso quasi raccogliere, nel senso che mi piace guardarli e li stacco un attimo prima che avvizziscano. Pare che la pianta sia un ibrido tra l’arancio amaro e il cedro, coltivata per la prima volta nella regione di Assam, dell’India del nord-ovest. Apprezzato il limone anche in cucina, giuro che provo la ricetta “Spaghetti al limone e basilico”. La mamma aveva una tovaglia con disegnati tanti limoni gialli su fondo nero… un’anziana preparava il limoncello fatto in casa e lo serviva in deliziosi bicchierini di cristallo, il giallo è il mio colore preferito, da solo e/o in abbinamento col celeste. Di mattina, quando do da mangiare ai canarini, inserisco nell’abbeveratoio delle gocce di succo di limone, pratica che seguo anch’io per aromatizzare l’acqua. A ben considerare, sia pianta che frutti accompagnano la mia giornata e quella del vicino, che coltiva un esemplare più in salute del mio (in realtà l’ho ereditato da mio figlio che non se ne occupa più). Data la storia del limone e l’ampio impiego dei suoi fiori foglie e frutti, si merita di essere ricordato con la dedica dell’odierna giornata.
Categoria: Fiori e frutti
Fragole e more
Domenica 25 luglio. Mi fa un certo effetto pensare che tra cinque mesi sarà Natale… anche stanotte ho dormito con finestra e balcone aperti per godere un po’ di frescura notturna, inquinata dall’abbaiare dei cani dei vicini che facevano peraltro il loro lavoro. È indubbio che si dorma meglio col fresco, in montagna o in altra stagione. D’estate sono attraenti altre cose, ad esempio fiori e frutti. Prima delle sette sono sveglia, servo cane e gatto, mi preparo la colazione (niente più muffin perché col caldo ammuffiscono in fretta) e mi concedo il consueto giretto per il giardino, con tablet in mano nel caso possa sorprendere qualche fiore. A parte le ortensie, la stagione è magra. Silenzio umano e tubare di tortore mi accompagnano, Astro mi segue sempre, mentre Puma è già chissà dove. L’erba cresce imperterrita come il convolvolo, attorcigliato attorno alle foglie delle fragole che bordano il muretto di contenimento della zona destinata all’orto, ora incolta. La posizione delle fragole, ad altezza d’uomo mi consente di effettuare una facile pulizia manuale. La produzione risale allo scorso maggio ed ora le piantine sono in pausa (credo, ma non sono un’esperta). Non mi aspetto di trovare cuori rossi sotto le foglie… invece cinque fragoline fanno capolino e mi sorprendono: ne assaggio un paio e sono deliziose! Sulla rete vicina penzolano dei rami di more, con frutti bicolori rosso-neri. Sposto con cautela il fogliame, tasto un frutto che mi sembra ok: infatti si stacca facilmente e lo porto alla bocca, riconoscendo che è a perfetta maturazione. Diciamo che la giornata parte in dolcezza. Comunque vada il prosieguo, non mi posso lamentare: la natura mi ha già offerto il suo dono.
Il pane non si butta!
Dovrei evitare di andare al bar, perché ultimamente l’artrosi si fa sentire, specie quando mi alzo da seduta. Se non sono dolori, è comunque molto imbarazzante: devo pazientare diversi minuti prima di poter muovere la gamba. Pertanto, per quel che mi riguarda sarà un’estate condizionata dalla limitata libertà di movimento, finché l’intervento di arto-protesi, fissato il 3 novembre, non mi rimetterà in riga. Nel mentre limito gli spostamenti, sia in macchina che a piedi. Avendo il bar comodo, è forte il richiamo, anche se potrei farne a meno, leggendo il giornale in privato. Però senza il contorno di voci, colori, odori… non è la stessa cosa. Questa la premessa, che mi predispone alla ricerca della notizia da evidenziare attraverso il post, che oggi c’entra col pane e i prodotti da forno in scadenza a fine giornata. A Oderzo, Melissa e Nicol, due intraprendenti ragazze hanno avuto la bella idea di inventarsi il modo di non buttare il pane a fine giornata, ma di consentirne il consumo: attraverso l’app Too good to go collegata col forno Lievito 35 il cliente ordina il prodotto di panetteria che va a ritirare la sera imbustato e ancora buono da consumare. Contente loro e contenti i clienti, che gustano brioche, focaccine, pizzette, pane ancora fragranti. Una trovata geniale che mette tutti d’accordo, con l’esborso di pochi euro. Non sarà proprio come entrare in panetteria e farsi avvolgere dalla fragranza del pane appena sfornato… ma in tempo di crisi economica e bando allo spreco mi sembra una iniziativa lodevole.
Un post dolce
Oggi vorrei scrivere qualcosa di dolce, che distragga dalla cronaca pesante. L’aggettivo dolce calza a pennello con la marmellata (dovrei precisare confettura) di albicocche, realizzata ieri pomeriggio, con la frutta donatami da Adriana: albicocche non trattate, spontaneamente cadute dall’albero, di un bel colore arancio, con la buccia talora intaccata… particolarmente apprezzate dalle formiche. Anch’io ho un albicocco, che quest’anno non ha prodotto alcunché, viceversa dall’anno scorso; pare che l’alternanza produzione-riposo sia normale. In ogni caso il mio frutto preferito è l’albicocca, perciò ho gradito molto il dono che nell’immediato ho gustato al naturale, trasformando l’abbondante resto, come da prassi. Avevo in casa quanto serve, vasetti quattro stagioni compresi, perciò mi sono messa all’opera, prima che il caldo notevole di questi giorni alterasse la frutta. Ho trasformato circa due chili di albicocche in marmellata, distribuita in 13 vasetti da 0,25 litri, perché mi piacciono le confezioni piccole, più carine da regalare. Sul coperchio ho scritto “Apricot” (parola più corta di Albicocche) e la data: 24.06.2021 che coincide con quella del trasloco nella mia casa di proprietà a Castelcucco, risalente al 2000, così ho ricordato l’importante evento. Verso le ventidue, mentre sonnecchiavo in poltrona sono stata scossa dallo scoppiettio dei coperchi, che mi annunciava l’avvenuta sterilizzazione: è stato un piacevole sentire, una festa in formato ridotto che mi viene offerta dalla natura e dalla generosità di un’amica.
Amici Fiori
Rose perfette, Iris eleganti, piccoli Garofani profumatissimi… il sole: cos’altro per essere felici? Da quando ho una casa con un po’ di scoperto adibito in parte a giardino, ritengo che il meglio della mia proprietà stia fuori, dove preferiscono stare anche cane gatto e uccellini in voliera, che sposto dal portico est di mattina a quello ovest nel pomeriggio. Ieri è venuto un giovane giardiniere a tagliare l’erba, cresciuta a dismisura grazie alle piogge abbondanti. Di solito me ne occupo io, ma lui fa meglio di me e mi godo la pulizia effettuata… anche se per poco, perché verso mezzogiorno il tempo cambia ed ora piove di nuovo! Pensare che l’alternativa era un viaggetto al mare, in buona compagnia… ma l’umidità non è gradita all’artrosi! Ne riparleremo il mese prossimo. Sistemo in un vaso i fiori raccolti, ovviamente li fotografo… e ci parlo. Cosa gli dico? Li ringrazio di concedermi la loro bellezza, i colori, il profumo e di farmi silenziosa compagnia in casa, dove hanno un posto destinato perché possa goderne da ogni angolazione. Mi spiace non saper dipingere, perché fisserei sulla tela le emozioni che mi procurano. Rimedio con la poesia, che mi viene più facile. Così, quando il bouquet ha esaurito il suo ciclo vitale mi rileggo i versi, con una foto di accompagnamento. I fiori sono amici affidabili che ti curano senza aspettarsi niente in cambio. Da premio!
Potere dei fiori
Oggi è una giornata luminosa, adatta per scattare foto, diversivo mattutino che mi mette di buonumore. Dopo un periodo di contrasti climatici, finalmente è in fioritura la Camelia, chiamata anche Rosa d’Oriente, da cui proviene. A differenza della rosa, il fiore non si sfalda ma cade tutt’intorno a terra… forse anche per questo simboleggia la costanza, oltre che la bellezza e la raffinatezza. In Giappone era riservata ai nobili; io ce l’ho nel mio prato-giardino da vent’anni e la considero un componente esterno della famiglia. Archivio le foto migliori, che inoltro poi ai miei contatti come una firma, o un abbraccio ideale. Ricevo di conseguenza le risposte, spesso con giudizi di apprezzamento per il soggetto, che io ho immortalato ma che è opera di quella grande maestra che è la Natura. Marcella commenta la foto della doppia calla inviatale stamattina così: “Ti tirano su il morale, che belle!” e la mia autostima lievita, perché la mia amica ha colto in pieno la ragione del mio hobby mattutino. Senza considerare che ogni fiore rinvia a una leggenda, alla letteratura, all’Arte tutta. Mi ritorna il pensiero, attribuito a Dante, che i fiori siano una delle tre cose rimasteci del paradiso, insieme con le stelle e i bambini. A suo tempo scrissi una poesia, intitolata IL MIO EDEN, dove esprimevo lo stesso concetto. Con la bella stagione che avanza, nonostante inciampi ed intoppi, non avrò un grande bisogno di evadere: mi basterà condividere con un’anima sensibile ciò che posso ammirare ogni mattina.
L’albero delle farfalle
Di domenica, mi è capitato di ammirare dei brevi video sulla natura, durante la trasmissione televisiva UnoMattina in famiglia, spesso associati a un brano musicale, tanto che il conduttore, nel presentarli parla di meteo-canzone. Stamattina mi sono goduta lo spettacolo di una fioritura estesa a tante varietà floreali, peraltro proposta da parecchi video che girano su Whatsapp. Però impagabile è seguire dal vivo lo schiudersi delle gemme, giorno dopo giorno, con una escalation emozionante: a me è capitato dallo studio, aprendo lo scuro di prima mattina sul ciliegio giapponese, che è una magnificenza da due settimane. Gli ho fatto un sacco di foto, ma non ho pensato di girare un video… provvederò per il futuro. Del resto la Natura non si smentisce, e nonostante la pandemia e altre aggressioni, rinnova l’appuntamento con il risveglio. Sto attendendo la comparsa degli iris selvatici, e poi dei gladioli e delle ortensie. Attualmente è in fioritura un “cornus florida rubra”, o albero delle farfalle, messo a dimora circa un mese fa. Spero si sia ambientato, perché ha una crescita molto lenta… non gli faccio fretta, mi auguro di vedergli svolazzare intorno le farfalle, leggiadre creature dell’aria, a me care più di altri solerti e laboriosi insetti. Più il tempo passa e più mi convinco della necessità di preservare il nostro ambiente naturale, evitando di danneggiarlo con comportamenti sconsiderati. Questo lungo anno di distanziamento dalle persone, forse ha favorito una riflessione riguardo l’ambiente e una presa di coscienza doverosa. Martina, grande camminatrice, mi dice che durante le sue escursioni incontra molta più gente, impegnata prima in altre attività. Lo considero un buon segno, o almeno lo spero! Bisognerà vedere poi, se si tratta di un comportamento di riflesso, oppure di un cambio di marcia. Dipende anche dal terreno dove cade la semente… io confido che abbiamo imparato la lezione.
Pansè sospeso
Stamattina sono stata impegnata a ripulire la zona legnaia fino a tarda mattinata. Ho pranzato con tagliolini al salmone, preventivamente comperati, perché sapevo che non avrei avuto tempo di stare ai fornelli. Ora mi concedo una pausa fuori, nello spazio un po’ giardino e un po’ prato dove osservo ciò che mi circonda. I tulipani sono stati sgualciti dalla pioggia abbondante degli ultimi due giorni, mentre si è ripreso il pansè giallo appeso sotto al glicine. Il cielo sopra è azzurro, con qualche sbuffo bianco. Mi piace ammirarlo da sotto la pergola ristrutturata con robusti pali di castagno, perché l’angolazione si presta a… voli di fantasia. Praticamente si tratta di un vaso di fiori sospeso, che mi richiama il caffè sospeso, ovvero offerto per chi non può pagarlo. Il mio è un pensiero peregrino, perché in realtà intendo tenermi la pianta, custodita durante l’inverno che ora ha ripreso a fiorire, ma la off volentieri alla vista altrui, per una iniezione vitaminica. Arzigogolo sul fatto che è posto in un vaso pensile, a metà strada tra terra e cielo, in una posizione privilegiata o svantaggiosa, dipende dai punti di vista. Mi torna in mente Pico della Mirandola, super campione di memoria: se non ricordo male, asseriva che l’uomo è posto sul mezzo di una scala ed è sua facoltà salire oppure scendere. Insomma, il mio bel pansè (noto anche come viola del pensiero) mi induce pensieri filosofici… che colorano la giornata.
Il conforto del ciliegio
Avevo già riposto il giaccone invernale nell’armadio e messo in terra una rigogliosa azalea, regalatami per il mio compleanno due settimane fa. Tutto da rifare: ho dovuto espiantare l’azalea, rimetterla in vaso e ripararla in zona protetta sotto il portico; dall’armadio è tornato in servizio il giaccone e di sera riattivo la stufa con gli ultimi tronchetti di legna. La pioggia, tanto urgente per l’agricoltura e le colture si fa attendere… il tempo bizzoso scombussola assai. La mia mente peregrina cerca sul calendario giorni importanti: quando la vaccinazione anti-covid? Quando la prima puntata al mare? Quando una rimpatriata con le amiche in pizzeria? Non vorrei abituarmi a questa prolungata condizione di rinuncia alla comunicazione diretta con le persone, al piacere di un abbraccio, al conforto di una stretta di mano. Invidio cordialmente Paola che abita a Nazareth ed è stata messa in sicurezza da un po’. Quando tornerà a Bassano, ce ne racconteremo delle belle… Per distrarmi da pensieri grigi, fotografo in continuazione il mio ciliegio giapponese in fiore, un vero spettacolo della natura: una “pioggia” di piccoli fiori rosa, anche leggermente profumati. Non dureranno a lungo, ma rimedierò alla loro assenza con le foto. Ancora una volta, trovo conforto nella natura, specialmente nei fiori, compagni di ogni evento umano, nella buona e nella cattiva sorte, dalla nascita all’uscita terrena. Una delle tre cose rimasteci del paradiso, di cui possiamo ancora godere.
Venerdì santo, tra fiori e silenzio
Da giorni tenevo d’occhio il mio Ciliegio giapponese (da fiore) in attesa di cogliere l’apertura dei primi boccioli: è successo stamattina! Aprendo gli scuri dello studio, lo sguardo si è posato su un ricamo di fiorellini rosa, raggruppati a mazzetti, uno spettacolo! Non so paragonare l’emozione provata, frutto della bellezza distesa tra i rami e adornata dalla mia gratitudine. Non so cosa mi succederà oggi, ma prima di dormire metterò questo regalo della natura come la cosa più bella che ho avuto il piacere di apprezzare. La Natura è sempre un conforto, silenzioso e costante, offre spunti di riflessione anche il giorno di venerdì santo: dopo un inverno avaro di piogge e flagellato da sbalzi termici, rinascono i tulipani, messaggeri di buona sorte, le giunchiglie strizzano l’occhio all’ottimismo e i giacinti diffondono nell’aria un profumo di buono. Mi stupiscono soprattutto i fiori e le piante che nascono da soli nello spazio in cui vivo, tipo le viole sparse qua e là, per non parlare del fico in mezzo alle ortensie, del ciliegio selvatico tra le roselline tappezzanti e del susino selvatico insinuatosi tra la siepe di fottinie. Sono persuasa che il megIio della mia casa stia più fuori che dentro, cresciuto nel tempo per gli interventi straordinari della natura, più che per le mie attenzioni. La parabola del chicco di grano che muore per generare frutto si sposa benissimo con il significato religioso della giornata odierna, in cui si ricorda il sacrificio di Cristo sulla croce, successivamente risorto per redimerci. Quindi giornata di riflessione e di silenzio, favorito dal risveglio silenzioso e multicolore della natura.
