Di domenica, mi è capitato di ammirare dei brevi video sulla natura, durante la trasmissione televisiva UnoMattina in famiglia, spesso associati a un brano musicale, tanto che il conduttore, nel presentarli parla di meteo-canzone. Stamattina mi sono goduta lo spettacolo di una fioritura estesa a tante varietà floreali, peraltro proposta da parecchi video che girano su Whatsapp. Però impagabile è seguire dal vivo lo schiudersi delle gemme, giorno dopo giorno, con una escalation emozionante: a me è capitato dallo studio, aprendo lo scuro di prima mattina sul ciliegio giapponese, che è una magnificenza da due settimane. Gli ho fatto un sacco di foto, ma non ho pensato di girare un video… provvederò per il futuro. Del resto la Natura non si smentisce, e nonostante la pandemia e altre aggressioni, rinnova l’appuntamento con il risveglio. Sto attendendo la comparsa degli iris selvatici, e poi dei gladioli e delle ortensie. Attualmente è in fioritura un “cornus florida rubra”, o albero delle farfalle, messo a dimora circa un mese fa. Spero si sia ambientato, perché ha una crescita molto lenta… non gli faccio fretta, mi auguro di vedergli svolazzare intorno le farfalle, leggiadre creature dell’aria, a me care più di altri solerti e laboriosi insetti. Più il tempo passa e più mi convinco della necessità di preservare il nostro ambiente naturale, evitando di danneggiarlo con comportamenti sconsiderati. Questo lungo anno di distanziamento dalle persone, forse ha favorito una riflessione riguardo l’ambiente e una presa di coscienza doverosa. Martina, grande camminatrice, mi dice che durante le sue escursioni incontra molta più gente, impegnata prima in altre attività. Lo considero un buon segno, o almeno lo spero! Bisognerà vedere poi, se si tratta di un comportamento di riflesso, oppure di un cambio di marcia. Dipende anche dal terreno dove cade la semente… io confido che abbiamo imparato la lezione.
Categoria: Fiori e frutti
Pansè sospeso
Stamattina sono stata impegnata a ripulire la zona legnaia fino a tarda mattinata. Ho pranzato con tagliolini al salmone, preventivamente comperati, perché sapevo che non avrei avuto tempo di stare ai fornelli. Ora mi concedo una pausa fuori, nello spazio un po’ giardino e un po’ prato dove osservo ciò che mi circonda. I tulipani sono stati sgualciti dalla pioggia abbondante degli ultimi due giorni, mentre si è ripreso il pansè giallo appeso sotto al glicine. Il cielo sopra è azzurro, con qualche sbuffo bianco. Mi piace ammirarlo da sotto la pergola ristrutturata con robusti pali di castagno, perché l’angolazione si presta a… voli di fantasia. Praticamente si tratta di un vaso di fiori sospeso, che mi richiama il caffè sospeso, ovvero offerto per chi non può pagarlo. Il mio è un pensiero peregrino, perché in realtà intendo tenermi la pianta, custodita durante l’inverno che ora ha ripreso a fiorire, ma la off volentieri alla vista altrui, per una iniezione vitaminica. Arzigogolo sul fatto che è posto in un vaso pensile, a metà strada tra terra e cielo, in una posizione privilegiata o svantaggiosa, dipende dai punti di vista. Mi torna in mente Pico della Mirandola, super campione di memoria: se non ricordo male, asseriva che l’uomo è posto sul mezzo di una scala ed è sua facoltà salire oppure scendere. Insomma, il mio bel pansè (noto anche come viola del pensiero) mi induce pensieri filosofici… che colorano la giornata.
Il conforto del ciliegio
Avevo già riposto il giaccone invernale nell’armadio e messo in terra una rigogliosa azalea, regalatami per il mio compleanno due settimane fa. Tutto da rifare: ho dovuto espiantare l’azalea, rimetterla in vaso e ripararla in zona protetta sotto il portico; dall’armadio è tornato in servizio il giaccone e di sera riattivo la stufa con gli ultimi tronchetti di legna. La pioggia, tanto urgente per l’agricoltura e le colture si fa attendere… il tempo bizzoso scombussola assai. La mia mente peregrina cerca sul calendario giorni importanti: quando la vaccinazione anti-covid? Quando la prima puntata al mare? Quando una rimpatriata con le amiche in pizzeria? Non vorrei abituarmi a questa prolungata condizione di rinuncia alla comunicazione diretta con le persone, al piacere di un abbraccio, al conforto di una stretta di mano. Invidio cordialmente Paola che abita a Nazareth ed è stata messa in sicurezza da un po’. Quando tornerà a Bassano, ce ne racconteremo delle belle… Per distrarmi da pensieri grigi, fotografo in continuazione il mio ciliegio giapponese in fiore, un vero spettacolo della natura: una “pioggia” di piccoli fiori rosa, anche leggermente profumati. Non dureranno a lungo, ma rimedierò alla loro assenza con le foto. Ancora una volta, trovo conforto nella natura, specialmente nei fiori, compagni di ogni evento umano, nella buona e nella cattiva sorte, dalla nascita all’uscita terrena. Una delle tre cose rimasteci del paradiso, di cui possiamo ancora godere.
Venerdì santo, tra fiori e silenzio
Da giorni tenevo d’occhio il mio Ciliegio giapponese (da fiore) in attesa di cogliere l’apertura dei primi boccioli: è successo stamattina! Aprendo gli scuri dello studio, lo sguardo si è posato su un ricamo di fiorellini rosa, raggruppati a mazzetti, uno spettacolo! Non so paragonare l’emozione provata, frutto della bellezza distesa tra i rami e adornata dalla mia gratitudine. Non so cosa mi succederà oggi, ma prima di dormire metterò questo regalo della natura come la cosa più bella che ho avuto il piacere di apprezzare. La Natura è sempre un conforto, silenzioso e costante, offre spunti di riflessione anche il giorno di venerdì santo: dopo un inverno avaro di piogge e flagellato da sbalzi termici, rinascono i tulipani, messaggeri di buona sorte, le giunchiglie strizzano l’occhio all’ottimismo e i giacinti diffondono nell’aria un profumo di buono. Mi stupiscono soprattutto i fiori e le piante che nascono da soli nello spazio in cui vivo, tipo le viole sparse qua e là, per non parlare del fico in mezzo alle ortensie, del ciliegio selvatico tra le roselline tappezzanti e del susino selvatico insinuatosi tra la siepe di fottinie. Sono persuasa che il megIio della mia casa stia più fuori che dentro, cresciuto nel tempo per gli interventi straordinari della natura, più che per le mie attenzioni. La parabola del chicco di grano che muore per generare frutto si sposa benissimo con il significato religioso della giornata odierna, in cui si ricorda il sacrificio di Cristo sulla croce, successivamente risorto per redimerci. Quindi giornata di riflessione e di silenzio, favorito dal risveglio silenzioso e multicolore della natura.
Tulipani e Poesia
Premesso che tutti i fiori mi piacciono, ho una predilezione per il tulipano. Originario della Turchia, di cui è simbolo nazionale, fu importato in Europa nel 1554 dall’ambasciatore fiammingo Ogier Ghislain Busbecq che affidò alcuni bulbi al botanico Carolus Clusius che fece il resto, favorendone la coltivazione in modo estensivo nei Paesi Bassi intorno al 1593. Comunque il fiore era già molto popolare in Turchia, durante il regno di Solimano il Magnifico, già nel corso del XVI secolo. Quanto al significato del tulipano – il cui nome deriva dal turco e significa copricapo – rappresenta il vero amore, declinato in maniera diversa, a seconda del colore. Ad esempio, il tulipano rosa è simbolo di affetto, premura e buon auspicio, perfetto da donare a una persona amica o a un familiare. Quello viola simboleggia la rinascita ed è l’ideale per festeggiare l’arrivo della primavera. Adesso mi calo nel privato. La mia simpatia per questo fiore è legata alla prima poesia che scrissi, attorno ai 16 anni: carina, dedicata a un lui del passato, tenera e intensa come le emozioni che si trasmettono attraverso i fiori. L’ho trovata in fondo a un armadio, dentro una borsetta celeste, nascosta nella taschina interna chiusa dalla cerniera, ed è stato come… abbeverarmi a una fonte! Oggi riconosco nel tulipano delle qualità che apprezzo e che vorrei avere: discrezione, eleganza, riservatezza, cura del bello interiore come il caleidoscopio di colori dentro il fiore. L’assenza di profumo non è un problema perché sono allergica a quelli troppo intensi che mi stordiscono. In attesa che i miei tulipani prossimamente fioriscano, mi gusto l’occhio con quelli immortalati l’anno scorso. E ringrazio chi si firma con un tulipano rosa…
Spettacolo insolito
Sto correggendo la bozza del mio ultimo lavoro letterario, un romanzo biografico intitolato IL PROFESSORE, che dedico alla memoria del mio amato professore di Italiano del Liceo, mancato un anno fa. Aggiornerò sull’uscita dell’opera, al momento in tipografia. Da ragazza, pensavo che avrei potuto fare, tra le altre cose, la correttrice di bozze, per la mia dimestichezza con le parole, cosa che per fortuna non si è verificata perché è un’operazione veramente stressante, almeno fatta in privato. Per concedermi una pausa, verso le 10.30 esco in giardino a fare uno spuntino e mi attrae uno spettacolo insolito: i bambini della Scuola dell’infanzia in passeggiata! Una ventina di gioiose creature, con in testa alla cordata una maestra e un’altra che chiude la fila. Hanno scelto un percorso tranquillo dalle parti del cimitero, dove abito. In prossimità delle quattro piante di Noce, spesso fotografate dalla sottoscritta, mi colpisce l’invito che una maestra rivolge ai bimbi di osservare le gemme sui rami: io le ho sotto il naso, eppure non avevo pensato di prestare attenzione alle modifiche in atto, aldilà della strada! Amo la natura… ma non mi appartengono più l’ingenuità infantile, la meraviglia della scoperta, la curiosità disinteressata. Però ho anche guadagnato altre capacità, non intendo buttarmi giù: ogni età ha le sue “specialità” e non sono nostalgica a oltranza. Mi piace fare qualche tuffo nel passato, restando con i piedi ben fermi per terra, osservando e descrivendo la vita “con felice realismo”, secondo l’osservazione del mio compianto professore.
Omaggio ai fiori
Ho ripreso a fotografare i fiori di casa mia, quelli esterni, come le bellissime stelline rosa di una pianta grassa messa a dimora in una fioriera di fronte al garage. Non so come si chiami, ma mi sorprende la resistenza al freddo e alle intemperie, tanto da donare una stupefacente fioritura alla fine dell’inverno. Contatto Serapia, architetto col pollice verde che, in men che non si dica mi informa che trattasi di Bergenia cordifolia, molto usata come bordura negli antichi giardini. Lei è una fonte affidabile di nozioni green, un’appassionata di cinema e grande lettrice, anche mia fan: le sono grata.Tra l’erba occhieggiano veronica (occhi della Madonna) e pratoline. I pansè, alias mammole o viole del pensiero, hanno rialzato il capo e si godono il tepore delle ore centrali, perché la temperatura è ancora rigida. Il tempo che dedico a salutare e a fotografare i fiori è il miglior ricostituente della giornata, dev’essere una cosa genetica perché anche mia mamma se ne circondava, senza avere tuttavia il tempo di occuparsene. Infatti ogni anno ne comperava di nuovi, perché quasi sempre i suoi non superavano l’inverno. Era un avvicendarsi di gerani, violaciocche, margherite… che devono aver lasciato un imprinting su di me bambina. Dei fiori mi piace tutto: il colore, la forma, con o senza profumo, coltivati o selvatici sono la più bella, discreta ed elegante espressione della natura. Qual è il mio fiore preferito: difficile concentrarsi su uno solo, però dovendo sceglierei direi il tulipano, perché custodisce nascosto il suo meglio. Come le persone che preferisco.
Amarillys, uno spettacolo atteso pazientemente…
In spagnolo “aspettare” si dice “esperar”, perché in fondo aspettare è anche sperare. Così recita un messaggio giunto via Whatsapp, che corrisponde al buongiorno mattutino, interessante se fa riflettere. È quello che è successo, aspettando che il bulbo di Amarillys, messo a dimora a Novembre, desse i suoi frutti: tre magnifici fiori rossi, sbocciati ieri, una meraviglia! Sottolineo tre, che si considera numero perfetto (perché rinvia alla Trinità, se ricordo bene, ma anche per altri motivi). Dante, di cui ricorrono i 700 anni dalla morte, sul numero tre e i suoi multipli ha costruito tutta la Divina Commedia. Il rosso non è il mio colore preferito, ma in questo caso i petali sembrano velluto. Ma ritorno sul tema dell’attesa, che implica anche pazienza, alquanto invocata in questi quasi dodici mesi di pandemia. Mi auguro davvero che si possa recuperare un po’ di libertà di movimento, coniugata con molta attenzione, perché la strada da fare è ancora lunga e dissestata. Mi ispiro alla natura, che riesce a dare frutti meravigliosi insperati. Il bulbo di Amarillys mi ha fatto compagnia in studio, davanti al computer tra la lampada e la fotocopiatrice. Ne spiavo ogni giorno gli impercettibili cambiamenti, che si sono palesati negli ultimi venti giorni. Se potesse parlare, il fusto reggente le tre splendide corolle, potrebbe ampiamente raccontare i miei umori di scrittrice e di poetessa, descrivere il caos sulle due scrivanie, informare sui miei gusti musicali… eccetera. Da parte mia, quando sto con i gatti e i fiori, sono in ottima compagnia.
Se i fiori potessero parlare
Se i fiori potessero parlare, quante cose potrebbero raccontare! In casa ho parecchi vasetti distribuiti in varie stanze, comprese le talee di gerani che ho fatto sia nella prima che nella seconda ondata della pandemia. La stanza più luminosa è la cameretta a sud, dove la gatta schiaccia il pisolino quotidiano e io scrivo il post di primo pomeriggio, illudendomi, se c’è il sole che sia primavera. Ci stazionano le piante verdi, in compagnia di libri, quadri di fiori realizzati a mezzo punto da mia madre, musicassette e fotografie sulle ante dell’armadio: una sorta di galleria domestica. Per lo squilibrio termico, deve essersi confuso un vasetto di ciclamini, inizialmente confinato in bagno e dato per spacciato, che ha ripreso vigore: prima spunta un fiore di un bel rosa deciso, incalzato poi da una decina di boccioli puntuti che si fanno strada tra una decina di foglie in cerca di luce, qualcuna mangiucchiata da un minuscolo bruco. Intuendo una ripresa vegetativa, l’ho trasferito nello studiolo – la stanza luminosa – dove ha trovato la collocazione ideale per fiorire, o forse per rifiorire, dato che si tratta di una piantina vecchia, non so se in ritardo rispetto alla stagione, oppure in abbondante anticipo. Dati i tempi controversi, non mi stupirei della confusione che distribuisce a piene mani temperature rigide ed altrettante miti. Comunque sia, nel cuore dell’inverno, a ridosso dei freddi giorni della merla, sono grata al piccolo ciclamino che colora di rosa la mia giornata. Anche oggi madre natura ha impartito la sua lezione fuori copione, dimostrando che c’è ancora posto per la meraviglia.
Anemone o “Fiore del Vento”
Mi sono arrivate delle foto da Nazareth, dove abita Paola, mia amica di liceo che ha immortalato dei bellissimi Anemoni rossi, blu e viola. Tra l’altro mi informa che ieri la temperatura in Israele era di venti gradi e che è già stata vaccinata contro il covid, una doppia bella notizia. Indago sul fiore, che viene chiamato anche “Fiore del Vento” per la fragilità delle sue corolle, dagli svariati colori. Simbolo di caducità e di vita effimera, è anche legato al concetto di attesa. Pertanto lo ritengo adatto a questo periodo liquido nel quale si vive come sospesi, in balìa delle raffiche della pandemia. In Veneto siamo messi male, temo che passeremo a breve in zona rossa, e la cosa mi disturba parecchio perché significa che il Dpcm di Natale non è bastato a migliorare la situazione sanitaria. Per essere chiari, è stato un provvedimento che molti non hanno rispettato, condividendo il virus con i piatti delle feste, laddove altri hanno pranzato da soli, come la sottoscritta. Ed è chiaro che la mancanza non riguarda il cibo, che succede anche di buttare. Adesso la situazione si è addirittura complicata e solo la vaccinazione di massa potrà restituirci un po’ di normalità, in tempi non brevissimi. Tornando all’argomento iniziale dei fiori fragili in Israele, la nazione sta vivendo composta il terzo lockdown, e vorrà significare qualcosa se ha provveduto a mettere velocemente al riparo i suoi nove milioni di abitanti, che come premio si godono temperature primaverili, mentre noi combattiamo con neve e gelo. Devo indagare con la mia amica sull’andamento climatico colà: se fosse costante tutto l’anno, non escludo di fare come le rondini in autunno (per tornare a primavera).
