– Sono molto contenta che Vanessa Ferrari abbia vinto l’argento a Tokyo: leggera, flessuosa, potente! Ma la ammiro ancora di più da quando so quanto le è costato raggiungere il livello attuale di espressione artistica: cinque interventi e la pausa per il covid. Se non è resilienza questa! Brava ragazza, tenace e coraggiosa come ce ne vorrebbero tante. Per fortuna le Olimpiadi ci raccontano belle storie, come quella di Jacobs (100 metri) e Tamberi (salto in alto) che si abbracciano sotto la bandiera italiana. Le emozioni che trasmettono valgono quanto l’oro conquistato. Credo che a scuola dovrebbe essere incentivata l’attività motoria, come fattore di benessere psico-fisico da coltivare sempre, anche in maniera agonistica da giovani, ma quale strumento per vivere meglio da adulti e infine per invecchiare bene. Giusto stamattina sul quotidiano Il Gazzettino, nella rubrica Passioni e solitudini, la sessuologa Alessandra Graziottin si appella alle istituzioni perché prendano provvedimenti per i danni causati soprattutto agli anziani dal lungo periodo di isolamento emozionale e sociale da lockdown. Ma anche tanti giovani non ne sono esenti. Da bambina mi sarebbe piaciuto fare danza… mi sono dovuta accontentare di partecipare a qualche gara di ballo da adulta, di cui conservo un piacevole ricordo. Ho camminato in maniera spedita, senza essere una maratoneta. Adesso la coxartrosi mi limita, ma dopo l’intervento nessuno mi fermerà più!
Categoria: Attualità
Il costo del successo
Seguo “di profilo” le Olimpiadi, nel senso che mi aggiorno sulle gare e partecipo con gli atleti delle varie specialità… ma mi attrae ancora di più il dietro le quinte dei giochi, dove gli sportivi smettono di essere semidei e diventano uomini. Come è successo alla ginnasta statunitense Simone Biles, a 24 anni detentrice di ori e medaglie… e ritiratasi dalle gare per un cedimento mentale che ha compromesso la sua eccezionale performance. Intanto complimenti per aver avuto il coraggio di comunicare questa sua fragilità. Le auguro di rimettersi a volteggiare come una farfalla, appena si sarà ristabilita fisicamente e psicologicamente. Immagino la pressione cui è sottoposta: essere sempre in prima linea produce anche effetti collaterali negativi. Personalmente sono per una seconda fila, senza sbagliare. Parlo per me che da piccola ero “bullizzata” perché brava. Il termine ancora non era in auge, ma i dispetti sì. In terza elementare coprivo in bicicletta il tratto casa- scuola, di circa un chilometro. Un giorno, tornando, mi sono sbucciata un ginocchio contro un ruvido muretto, perché i freni erano stati messi fuori uso da qualcuno invidioso delle mie prestazioni scolastiche. E non è stata l’unica volta. Tanto che da insegnante dissuadevo i genitori troppo ambiziosi, dall’opprimere i figli con richieste di valutazioni stratosferiche. Erano sempre loro a protestare, se ritenevano che il giudizio assegnato fosse al di sotto del merito. Con sceneggiate talora imbarazzanti. Ritengo che l’equilibrio psico-fisico sia prioritario in qualunque ambito, anche nelle competizioni sportive. Solo il singolo sa quando è ora di dedicargli più attenzioni.
Cultura e Amicizia: ottimo salvagente!
Mi piace lo slogan adottato dal G20 Cultura “La cultura unisce il mondo”. Creato nel 1999, il gruppo dei 20 è un forum dei leader, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei Paesi più industrializzati che si incontrano per “favorire l’internazionalità economica e la concertazione tenendo conto delle nuove economie in sviluppo”. Non sono un’esperta ma intuisco che il buono della definizione stia nella parte finale, che si chiude con la parola sviluppo. La cerimonia di apertura della riunione G20 Cultura al tramonto, nel Colosseo, nel cuore dell’antica Roma, con il Presidente Draghi è di grande suggestione. Il Ministro della Cultura Dario Franceschini, con voce ferma dichiara che sarà la cultura la chiave della ripresa, perché “La cultura parla ai popoli e ha il potere di unire il mondo”. L’Italia è il Paese con il maggior numero di siti Patrimonio dell’Umanità Unesco, che con i tre recenti: Montecatini, Cappella degli Scrovegni, portici di Bologna giunge a quota 58 (contro i 55 della Cina e i 48 della Spagna e Germania). Tra l’altro, oggi è la giornata mondiale dell’Amicizia, sentimento che unisce persone, ma per estensione anche popoli. Considerato che abitiamo tutti lo stesso pianeta, mi pare che sia di buon auspicio per studiare e avviare relazioni sulla base di questi due grandi valori: Cultura e Amicizia, da parte dei grandi della terra ma anche di ognuno di noi.
Animali domestici
Non toccatemi i gatti, per me creature straordinarie. Ne ho avuti tanti nella vita, alcuni più cari di altri perché anche i felini domestici hanno il loro carattere. Attualmente mi sento privata di Puma, la gattina nera, sofferente di cuore mancata a gennaio, dopo un’inutile permanenza dal veterinario che non è riuscito a prolungarle la vita, conclusa a 11 anni. Adesso c’è Grey, soriana tigrata di 5 anni che entra in casa solo per mangiare, il che succede spesso perché pare insaziabile. Dettaglio da riferire a eventuale psicologo degli animali: quando Grey sgranocchia i suoi croccantini (se capita, anche quelli del cane Astro) fa rumorosamente le fusa, che interpreto come soddisfazione e forse gratitudine. Però, per età e temperamento, non posso dire che mi faccia compagnia. La prossima primavera conto di introdurre un paio di micetti che allieteranno le mie giornate. Mi è capitato di seppellirne qualcuno, vittima della strada. Non so come reagirei se capitasse a me quanto accaduto alla proprietaria della gattina impallinata a Spresiano, e miracolosamente sopravvissuta. Approvo che abbia sporto denuncia e mi auguro che l’infame gesto contro un animale indifeso non resti impunito. Non fa differenza se l’autore risultasse un cacciatore impaziente che si esercita indiscriminatamente prima dell’apertura della caccia, oppure un giovane aggressivo che si sfoga su un bersaglio facile. Una rilettura del Cantico delle Creature del poverello di Assisi sarebbe quanto mai salutare!
La generosità può essere un boomerang
– Ci sono dei fatti di cronaca che mi producono disagio, perché mi chiedo come mi sarei comportata io in identica situazione, in questo caso come nonna nei confronti della nipote. I miei nipoti sono tutti maggiorenni, ma a breve sarà il compleanno di mio figlio, che compirà 33 anni, l’età di Gesù! Ho cercato di indagare su cosa potrebbe fargli piacere o essere utile, ma credo che rimedierò con un buono spesa, come da richiesta. Nessuna sorpresa o cosa straordinaria, non mi è concesso esagerare: forse dovrei essere contenta, anche se così svanisce l’effetto sorpresa. Certo non vorrei essere nei panni del nonno che ha regalato la Mini minor di seconda mano a sua nipote 16enne (con congruo anticipo), perché si impratichisca con la guida e la ragazza ha innescato la prima, anziché la retromarcia, schiacciando contro il muro l’amica coetanea, che è deceduta. Tremendo che una vita sia stata azzerata per un incidente dovuto all’ incompetenza… ma forse anche a una intempestiva generosità. Senza l’auto, regalo del nonno, l’incidente non si sarebbe verificato. È successo in un casolare nel senese, tra giovedì e venerdì scorso; la vittima, sedicenne come l’amica che l’ha investita, è morta sabato. Una sciagura spropositata, con uno strascico doloroso immenso.
Triste vecchiaia
Fin da piccola ho avuto grande ammirazione per gli anziani, quelli invecchiati bene, s’intende, tanto che per me sono come un faro che illumina il cammino verso la vecchiaia. Credo che la perdita dei nonni, avvenuta molto presto, abbia influito in questo senso. Ma anche gI studi classici e il De senectude di Seneca, dedicato all’arte di saper invecchiare, obiettivo che mi propongo di perseguire, non senza qualche difficoltà. È per questo che resto assai male, quando in fatti di cronaca nera sono coinvolti anziani, diciamo pure vecchi, usando il termine con rispetto. Leggo stamattina che nel comune di Lana, in Alto Adige, in una Rsa, un 87enne ha accoltellato a morte la compagna 78enne che era andato a trovare: raptus, fine di una storia d’amore, cos’altro? Di sicuro, uscita di scena per lei e entrata in carcere per lui, immagino. Senza contare che ognuno avrà alle spalle dei familiari che della drammatica vicenda non sapranno farsi una ragione. Di tante tristezze di cui è costellata la vita, una morte violenta per mano di un affine, in età avanzata mi sembra assurda e contraddittoria, perché annulla tutte le conquiste precedentemente fatte. Detto in altri termini, vittima e carnefice è come se fossero vissuti invano. Soprattutto il carnefice, a rigor di logica, mentre alla vittima va tutta la mia pietà, estesa anche a chi se ne occupava e non ha potuto impedire che si compisse l’infame delitto.
Addio fenicotteri rosa!
Mia madre ricamava a mezzo-punto, hobby abbastanza curioso in lei che era una donna molto dinamica. Le piaceva passare i fili sui centri che rappresentavano soprattutto fiori e paesaggi. Alla fine, il ricamo diventava un’opera d’arte artigianale che faceva incorniciare e gustava appesa alle pareti di casa. Dei molti realizzati, ne possiedo una decina, che mi parlano di lei e mi fanno compagnia. Due, piuttosto grandi, rappresentano lo stesso soggetto in due momenti diversi: fenicotteri al tramonto, sui toni del rosso, posizionato in salotto e fenicotteri in notturna, sui torni del blu, appeso in camera. La premessa, per introdurre un fatto d’attualità allarmante: la strage di fenicotteri, dovuta al surriscaldamento globale, diffusa ieri da un notiziario. Riconosco a questi uccelli un portamento regale che mi affascina. Beato Massimiliano che li può osservare nel loro habitat in Sardegna, spero in buona salute. Mi si è stretto il cuore vedere le loro carcasse, vittime di eventi catastrofici dovuti all’inquinamento. Anche l’Italia pare esposta a sovvertimenti climatici, e lo constatiamo di giorno in giorno, assistendo a perturbazioni prossime a quelle che si verificano in ambito tropicale. D’altro canto brucia l’estremo nord, con scioglimento dei ghiacci e orsi polari che boccheggiano. “Dobbiamo muoverci a livello europeo molto velocemente, adottando energie alternative”, ha esortato una scienziata. Non c’è ombra di dubbio che il pianeta sia in agonia. Speriamo di non fare la fine dei bellissimi fenicotteri rosa!
Pensieri aggrovigliati
Fa male leggere certe notizie, non solo per il fatto in sé, ma per la scia di amaro che lasciano nel lettore, praticamente una doppia delusione. Mi riferisco all’articolo letto in tarda mattinata sul Gazzettino, dal titolo: “La pandemia a Nordest”, con sottotitolo: “Un medico offre 100 euro per un certificato vaccinale”. È successo a Vacil di Breda (se ricordo giusto) e il fatto si commenta da solo, un tentativo di corruzione messo in atto da un professionista che dovrebbe avere a cuore la salute, sua e degli altri. Dubito che conosca l’articolo 32 della Costituzione, che invito ad andare a leggere. Ad aumentare la preoccupazione, leggo che in provincia di Treviso hanno rifiutato il vaccino 90 medici e 300 infermieri: un record al ribasso, battuto solo da Verona. Non intendo aprire polemiche, mi limito a dire che ho fatto la prima dose del vituperato AstraZeneca il 4 maggio scorso, senza effetti collaterali, e completerò il ciclo vaccinale a fine mese. Se fosse stato possibile, mi sarei fatta vaccinare anche prima, non perché abbia una fiducia cieca nella scienza, quanto perché ritengo sia al momento l’unica arma disponibile per contrastare la pandemia, a integrazione delle norme igieniche anti-covid. Senza la salute, tutto il resto diventa secondario, perciò mi deprime pensare che in ambito sanitario ci sia tanta resistenza, a fronte delle innumerevoli vittime registrate in corsia, anche tra gli operatori sanitari. Peggio ancora che ci sia chi fa il doppio gioco e finge di vaccinarsi, per il dio denaro. Non so come evolverà la situazione, sento che sta aumentando l’indice di diffusione del contagio, e calando la fiducia nella risoluzione a breve del problema. A novembre sarò operata all’anca, dopo sei anni di convivenza con l’artrosi: spero di tornare a casa con le mie gambe, senza portarmi dietro gli effetti collaterali della mancanza di senso civico e/o ipocrisia altrui, che a quanto pare alberga dovunque.
Ombre sulla nascita
Mia madre faceva l’ostetrica, anzi la levatrice come preferivano chiamarla le donne che partorivano a casa, prima dell’ospedalizzazione del parto. Le ho dedicato un libro intitolato C’era una volta l’ostetrica condotta, piccole storie di donne grandi, presentato nel 2008, l’anno dopo la sua dipartita. In copertina una bella foto di lei sulla lambretta, il suo cavallo di battaglia, con me sul sellino posteriore: foto simbolica del viaggio della vita. Per un certo periodo, mia madre lavorò anche in ospedale, reparto Ginecologia dove le mamme sostavano con i neonati fino alle dimissioni. Una volta la seguii, per assistere a un parto in diretta: super emozionante, provare per credere. La nascita è un evento straordinario, che ti riempie di energia, se tutto va bene. A casa il parto era più naturale, ma rischioso in caso di problemi. Oggi molti considerano la nascita in ospedale alla stregua di una malattia. Comunque sia, quando una creatura viene alla luce, chi assiste al prodigio dovrebbe sentirsi in festa. Clima festoso non doveva esserci nel reparto di Ginecologia dell’ospedale santa Chiara di Trento, se in cinque anni ci sono state 62 dimissioni. La Procura ha aperto un fascicolo sulla scomparsa della ginecologa Sara Pedri, scomparsa dal 4 marzo scorso. Leggo di liti in sala parto e addirittura di lancio di strumenti… spero siano esagerazioni. Sta di fatto che la 31enne di Forlì non era più la stessa e non si sa che fine abbia fatto, anche se il ritrovamento della sua auto nei pressi di un ponte non fa ben sperare. Intanto il direttore generale è stato trasferito e pure il primario del reparto. In attesa di conoscere il seguito della tristissima vicenda, mi chiedo come un evento così luminoso come la nascita può essere oscurato dalla fragilità umana, magari lasciata allo sbaraglio.
Stasera incontro con l’autore
Giovedì, giorno di mercato in paese, oggi quasi trascurato perché stasera c’è l’incontro con l’autore – che sarei io – e devo fare le prove audio in Centro Sociale. Per fortuna c’è quel mago che risponde al nome di Manuel che sopperisce a tutti i difetti strumentali dell’attrezzatura obsoleta: lui porta da casa proiettore e microfoni, pc portatile, cuffie, chiavette… e soprattutto il suo entusiasmo giovanile che unito alla competenza sono una doppia risorsa. Io ci metto una pianta di curcuma, la più simile ai fiori viola di Iris che compaiono magicamente sulla parete, per accogliere il pubblico in entrata. In uscita ci penserà Lucia, che interpreterà il dolce brano di Biagio Antonacci intitolato Iris. Quello che succederà tra l’inizio e la fine dell’incontro rimane per ora top secret e dovrete venire a vederlo coi vostri occhi. Spero che il tempo sia clemente e non comprometta ciò che abbiamo preparato con cura, perché trattasi di lavoro sinergico, dove confluiscono diverse arti: poesia, pittura, scrittura, lettura espressiva, musica, pedagogia… e umanità generosa, illuminata dalla conoscenza. Ringrazio pubblicamente i miei collaboratori e chi mi ha sostenuto nell’impresa di offrire un momento di leggerezza, dopo tanti mesi di distanziamento sociale. La mia gratitudine si estende all’amministrazione comunale, sempre sensibile alle proposte culturali. La presenza del pubblico costituisce il prezioso corollario dell’evento. Non è obbligatorio acquistare il libro, ma sarebbe un conforto se potessi avere un riscontro della lettura. Perché temo che continuerò a scrivere.
