Caldo e salvia

Arrivato il caldo bello tosto, adesso si può procedere al cambio degli armadi. Veramente avevo iniziato l’operazione circa tre settimane fa, con l’aumento della temperatura, poi bruscamente rientrato. Ieri sembrava fosse agosto, alle dieci di mattina il sole picchiava. L’anticiclone africano ci farà compagnia per circa una settimana, con tutti gli effetti collaterali. Durante la Rassegna di Poesia, mentre i responsabili dell’evento parlavano ai convenuti, ho dovuto spostarmi con la sedia un paio di volte. Più organizzata di me, qualche ospite si era munita di cappellino. Per fortuna, tornata a a casa ho trovato l’erba sfalciata. I gatti hanno trascorso il pomeriggio dentro, perché fuori il termometro superava i trenta. Ho ritirato anche la voliera con i canarini perché mi pareva che non gradissero il caldo, sebbene di pomeriggio abbassi le tende parasole. La considerazione che mi viene più ovvia è la difficoltà di adattamento nel passare da una stagione all’altra… senza soluzione di continuità. L’espressione, nata originariamente come termine medico – chirurgico, in senso figurato indica un’interruzione nello spazio o nel tempo. Inoltre la percezione è che le stagioni da quattro si siano ridotte a due. Quindi non resta che accettare e adeguarsi, mettendo in atto le strategie che il caso richiede. Ad esempio, stamattina sono uscita molto prima del solito per fare la spesa e sono rientrata a un’ora ‘decente’ per idratarmi e stare al fresco dentro casa. Leggo che la salvia è un’alleata per combattere caldo e sudore. È la mia preferita tra le piante aromatiche e vedrò come fare.

Monte Grappa in versi

Mattinata festiva dedicata alla Poesia, nella cornice della bella Villa Marini-Rubelli di San Zenone. Sono una dei poeti del territorio della Biosfera Monte Grappa e partecipo alla seconda edizione della Rassegna con la poesia “Cime Innevate”. Apprezzo che non ci siano premi e vincitori, bensì persone che coltivano un hobby che non dona ricchezza, ma serenità e conforto. Vale per me e immagino sia altrettanto per la quarantina di poeti partecipanti come autori/lettori distribuiti tra san Zenone al mattino e Asolo al pomeriggio. Per me è l’occasione di incontrare Sisto e Mariuccia che vengono appositamente da Belluno, Gigliola, Manuel che fa i video, Lisa che legge e interpreta magistralmente la mia poesia e quella di Noè, impegnato in Arte e Natura a Cavaso del Tomba. La Rassegna gode del patrocinio di 22 Comuni da Altivole a Val Brenta. Il poeta più grande è Evaristo Borsato di Bassano del Grappa che dichiara di avere 83 anni – portati benissimo – mentre la più giovane è una ragazzina che legge la poesia per la nonna. Trovo rassicurante il contributo di autori di età differenti che coltivano l’arte poetica per contrastare l’invasione di schermi e “spento/acceso”, secondo le parole di Franco Berton nell’accattivante discorso di accoglienza. Venendo alla mia poesia, è nata osservando i rilievi del Massiccio del Grappa da casa al mattino, quando apro gli scuri. Spontaneo il pensiero ai giovani soldati che riposano lassù, protetti dal silenzio e dalla natura. Nel Sacrario militare di Cima Grappa riposano complessivamente 22.950 caduti della Prima Guerra Mondiale. Non si possono dimenticare le loro gesta e i valori di cui erano portatori, da iniettare nel chiasso quotidiano. Ecco il testo di CIME INNEVATE Le cime Innevate/dal sole irraggiate/mi sorprendono/quando apro gli scuri/di primo mattino./Qualcosa di divino/accade lassù/nell’immenso silenzio/mentre quaggiù/comincia la corsa./Sarebbe salutare/un ponte d’incontro/tra l’affanno quotidiano/e il messaggio di chi/parla senza parole./Ciò che mi duole/non è la distanza fisica/tra chi c’era e chi c’è/ma la sicumera di pensare/che loro con contino più.//

Il mare, metafora dell’esistenza

Adesso che i corpi dei cinque sub italiani sono stati recuperati e le salme sono rientrate in Italia, mi fa uno strano effetto vedere le immagini di Monica Montefalcone con la lunga treccia bionda sorridere da un’imbarcazione, come se fosse ancora viva. Il pensiero pietoso accompagna la figlia Giorgia Sommacal, la più giovane del gruppo, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti, senza scordare Mohamed Mahudhee, il subacqueo maldiviano morto durante le operazioni di soccorso. Conclusa l’operazione di recupero grazie al contributo dei tre sub-speleologi finlandesi arrivati alle Maldive, su base volontaria, per recuperare i corpi intrappolati nelle grotte. Questi i loro nomi: Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist che non hanno chiesto e non vogliono alcun compenso: la fondazione Dan Europe coprirà tutte le spese. “L’unica cosa che si sono concessi è una birra” come scrive Giacomo Talignani sul quotidiano la Repubblica di ieri. Trovo veramente encomiabile il gesto dei tre esperti finlandesi che si sono inabissati per recuperare i corpi a oltre cinquanta metri di profondità, in un’operazione certo non facile, dal punto di vista professionale ed emotivo. Inoltre, il recupero delle attrezzature rimaste lì sotto sarà fondamentale per sapere cosa è andato storto nella grotta “sistema di camere, corridoio e cunicoli” mai stata ufficialmente mappata. Consola in parte sapere che sono morti per la passione condivisa per i fondali, mentre altre morti sono state inferte dall’uomo, come nell’attentato di Capaci, il 23 Maggio di 34 anni fa. Anche il giudice Giovanni Falcone amava il mare, metafora della vita: le onde rappresentano le difficoltà, la bonaccia i momenti di pace, la profondità il nostro inconscio.

Trucco e stile

Ho un rapporto contraddittorio con la spesa che di norma faccio al lunedì. Quando entro al supermercato Alì dì Fonte sono euforica. Conosco per nome Michele, il vicedirettore e diversi dipendenti, sia maschi che femmine, il che mi fa sentire in ambito familiare. Quando esco, a spesa fatta e con lo scontrino memorizzato sempre in salita, mi prende un cenno di sconforto. Però è un piacere incontrare persone che riemergono dal passato. Mi è successo ieri, per merito di una mia ex alunna di Crespano, Francesca (spero che il nome corrisponda) che mai avrei riconosciuto, se Lei non mi avesse salutata. A mia discolpa sono trascorsi oltre trent’anni. Lei era una ragazzina, mentre ora è una gentile signora bionda. Da parecchio vive a Londra e ritorna in paese per salutare la madre. A suo tempo frequentò il Liceo artistico su mio consiglio. Dice che mi trova “tale e quale”, solo senza trucco. Infatti ho rinunciato ad imbellettarmi da quando è nato mio figlio, l’8.08.88 (data mitica). Per caso – oppure no – il CORRIERE DELLA SERA odierno riserva diverse pagine al BEAUTY che scorro velocemente, perché l’argomento mi sfiora soltanto. Tuttavia il titolo di una pagina interna mi cattura perché coincide con il mio ‘stile’: Trucco, la nuova parola d’ordine è semplicità. Se trattasi di una tendenza non lo so, però apprezzo la semplicità in ogni agire, anche nella scrittura. La gentile ex alunna del tempo passato mi ha restituito l’orgoglio di non essermi fatta condizionare dalle mode e di ripropormi così come ero: stessa pettinatura, stesso peso, stessi occhiali. Riesco a infilarmi qualche capo ‘antico’ – meno le scarpe col tacco – e qualche giacca di mia madre, di cui ho la struttura. Non mi sento a disagio, appagata e grata di quello che ho.

Scrivere perché

È in corso il XXXVIII Salone del Libro a Torino, dal 14 al 18 Maggio, la più importante fiera del libro e della cultura. Sfogliando il venerdì, trovo una pagina promozionale che presenta gli eventi da giovedì 14 a lunedì 18 ‘impressionante’: autori e autrici si avvicendano al ritmo incalzante di un quarto d’ora/mezz’ora tra le varie Sale (Azzurra – Oro – Rosa – Granata – Rossa – Bronzo – Viola – Fucsia – Magenta – Bosco degli Scrittori – Sala della Poesia – Stand Robinson…), esperienza che ho vissuto indirettamente un paio d’anni fa, quando mi rappresentò Elisa, una gentile e giovane collega. Non essendoci stata fisicamente, credo di essermi persa il meglio. Nel contempo però ho evitato lo stress che mi avrebbe procurato la presenza, peraltro non obbligatoria. Ricordo l’entusiasmo di Manuel nell’impacchettare le mie opere, ritornate a casa pressoché integre e invendute. La promozione comporta fatica. Sullo stesso quotidiano leggo l’interessante articolo di Lidia Ravera “Fioriscono libri” di cui riporto l’illuminante sottotitolo: Le file, gli autografi, i cocktail, le feste. E la parata degli ego. Il Salone di Torino in un affresco agrodolce. Dalle origini “leniniste” ai booktoker. Rifletto sulla parata degli ego e mi interrogo sul perché scrivo. Di pancia rispondo: non per farmi vedere, per farmi leggere se capita, senza disperdere energie. Io scrivo per un bisogno interiore di esprimermi, riguardo situazioni e vissuti, secondo un paradigma che seguo anche nel blog. Agli esordi ho cercato un riscontro tramite concorsi e presentazioni che mi hanno persuasa a continuare. Dopo il covid ho accantonato la ricerca di visibilità. Scrivo per diletto, da condividere con leggerezza. Comunque c’è spazio per tutti, autori noti e non.

Linguaggio fumoso

‘Pronto Soccorso Linguistico’ è una rubrica televisiva curata dal professor Paolo d’Achille – Presidente dell’Accademia della Crusca – nell’ambito del programma domenicale Uno Mattina in Famiglia su Rai1. Stamattina la conduttrice Ingrid Mucitelli gli ha proposto di chiarire due parole: burocratese e aziendalese. Quest’ultima pare aver soppiantato la precedente, con disapprovazione del linguista che invita a moderare l’uso di parole nuove e straniere. Senza volerlo, associo questo termine all’articolo di attualità che leggo sul quotidiano Il Gazzettino che coinvolge le aziende, intitolato ‘Colloqui a vuoto nella Marca saltano 28mila assunzioni’. Il giornalista Mauro Favaro invita le aziende a investire di più sui giovani, attraverso una formazione continua, la flessibilità organizzativa, ambienti moderni e meritocrati. Interessante la chiusura: “Anche il linguaggio della comunicazione aziendale deve avvicinarsi alle nuove generazioni” che è il concetto che si lega al termine ‘aziendalese’. Spesso usato in modo ironico o spregiativo, tende ad abusare di inglesismi e perifrasi, volte a mascherare o abbellire i concetti. Caspita, immagino che un candidato ad un colloquio di lavoro si senta disorientato. Tra l’altro, la parola colloquio deriva dal latino colloquium che significa parlare insieme, conversare. Sarebbe utile sentire al riguardo una persona addetta alle assunzioni. Tra chi cerca lavoro, spesso circola “una percezione negativa del lavoro privato, considerato precario, poco stabile o scarsamente valorizzante”. È in atto un cambiamento profondo del mercato del lavoro. Inoltre in molti settori i giovani sono diventati una risorsa difficile da reperire, a causa dell’inverno demografico. Stanti le complicazioni, semplificare il linguaggio sarebbe un passo per favorire l’intesa.

Inghiottiti dal mare

Tanti anni fa, all’esame di terza media per la prova di Educazione artistica feci un fondo del mare. Piacque al professore – Giuseppe Papagni da Fano – sebbene io non fossi portata per il disegno. Ma ero affascinata da ciò che immaginavo vivesse sotto i nostri piedi, così mi andò bene. Il Liceo artistico non era a portata di mano e mi iscrissi al classico. L’introduzione è volutamente soft, per addolcire quanto accaduto giovedì mattina nel cuore dell’Oceano indiano. “Maldive, strage nella grotta morti cinque sub italiani durante una crociera scientifica” titola Alessandra Ziniti in la Repubblica di ieri. Le vittime: Monica Montefalcone, 51 anni, prof di Ecologia all’Università di Genova, la figlia 23enne Giorgia Somma, quasi Ingegnera Biomedica, Muriel Oddenino, 31 anni, al suo terzo viaggio scientifico alle Maldive, Federico Gualtieri, 31 anni, il “ragazzi che parlava ai fondali” e Gianluca Benedetti, 44enne capobarca padovano, unico ad essere stato finora recuperato nei pressi della grotta, a 60 metri di profondità. Poco fa ho sentito al telegiornale che è morto un sommozzatore delle forze armate delle Maldive impegnato nelle difficili operazioni di recupero delle salme. Sono frastornata ed enormemente dispiaciuta. Ho sentito il marito di Monica e padre di Giorgia difendere con la voce rotta la competenza di moglie e figlia, ipotizzando qualcosa di grave successo all’interno della grotta, un tunnel lungo una sessantina di metri. Tutti e cinque dotati di brevetto e appassionati della vita negli abissi dove si inabissavano per documentare la biodiversità dell’atollo di Vaavu. Forse li ha traditi il panico. E il paradiso si è trasformato in un inferno.

La Famiglia punto-e-virgola

Oggi15 Maggio, Giornata Internazionale delle Famiglie, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993, per approfondire i temi che riguardano l’istituto familiare. Argomento su cui mi sento inadeguata a discorrere. In Italia le famiglie sono oltre 26 milioni, di cui oltre un terzo costituito da persone sole. Mi limito a dire che il termine ‘famiglia” deriva dal latino familia, legato a famulus (= servo, schiavo) e nell’antica Roma indicava l’insieme dei servi e dei beni di un patrimonio, per estendersi poi a tutte le persone sottoposte all’autorità del pater. Il mio punto di vista è che nell’istituto attuale, sia sopravvissuto qualcosa dell’impianto originario, per cui evito di scendere nei dettagli. In ogni caso sono favorevole ai sentimenti, anche se non codificati in contratti. A togliermi dall’impasse giunge propizio il buon Gianni Rodari, autore della poesia La famiglia Punto-e-virgola, contenuta in Filastrocche in cielo e in terra (Einaudi, 1960). Il testo mette il buonumore e pertanto lo trascrivo. C’era una volta un punto/e c’era anche una virgola:/erano tanto amici,/si sposarono e furono felici./Di notte e di giorno/andavano intorno/sempre a braccetto./”Che coppia modello -/la gente diceva -/che vera meraviglia/la famiglia Punto-e-virgola”./Al loro passaggio/in segno di omaggio/perfino le maiuscole/diventavano minuscole:/e se qualcuna, poi,/a inchinarsi non è lesta/la matita del maestro/le taglia la testa.// Attraverso la metafora della punteggiatura, Rodari sottolinea l’importanza dell’armonia che si realizza anche tra persone diverse (nel migliore dei casi).

Fiori e vandalismo

Di solito pago le bollette prima della scadenza, ma non quella dell’acqua per cui oggi è l’ultimo giorno ‘buono’. Decido di uscire presto per provvedere, ma Giove Pluvio scarica catinelle dal cielo che sembra un nubifragio. In attesa che il temporale si risolva, decido di ricavare delle talee dal Pothos che ho in studio, con dei rami attorcigliati attorno alla mia coppa di Laurea e a quella di Tango, espressioni dell’impegno giovanile riposto nel titolo accademico e nel ballo preferito. Ho chiesto a mio figlio, bravo con le piante verdi e mi sono documentata. Il Pothos è una pianta d’appartamento rampicante, con foglie cuoriformi spesso variegate di bianco o giallo, eccellente purificatore d’aria. Ho presenti due piante in un negozio che sono strepitose, con rami lunghi oltre due metri. Io non mi aspetto altrettanto, anche perché sono più portata per i fiori. Comunque mi attivo e metto in diversi vasetti dei rami che fisso con delle forcine per capelli (!). Nel mentre smette di piovere ed esco, per pagare la bolletta dell’acqua. Sosta al bar dove mi colpisce l’articolo che riguarda un atto di vandalismo sui fiori, accaduto a Conegliano: sono stati strappati i fiori dai vasi appesi sul ponte, parte dell’arredo urbano. Una signora li ha raccolti e rinvasati: veramente lodevole! Anche il Comune le riconoscerà l’atto di civiltà, mentre mi auguro sprofondi/sprofondino nella vergogna chi si è macchiato di vandalismo contro un bene pubblico. Sono due facce della stessa medaglia che fanno riflettere. Ieri sono stati abbattuti per motivi di sicurezza i tre pioppi, perfettamente sani che la mano di un vandalo aveva segato in prossimità dell’area giochi di Monigo, un quartiere di Treviso. Piante e fiori agiscono come antidepressivi naturali. Ma i vandali che si sfogano incivilmente lo ignorano!

Potere dei libri

Sul settimanale il venerdì di Repubblica leggo l’articolo di Stefania Parmeggiani “Lettere dal carcere. Con amore”. Premetto che da giovane laureata in Lettere avevo considerato la possibilità di poter insegnare in carcere, poi accantonata. Successivamente ho conosciuto una collega che frequento tuttora che in carcere ha lavorato per parecchi anni. Questo giustifica il mio interesse per l’argomento trattato nell’articolo, che sintetizzo: dalla corrispondenza tra un ragazzo condannato come scafista e una professoressa nasce il libro Perché ero ragazzo (Sellerio, € 17), vincitore del Premio Terzani, con la motivazione “Una storia esemplare di dignità e di coraggio”. I protagonisti sono Alaa Faraj e Alessandra Sciurba. Alaa studiava Ingegneria a Bengasi ed era una promessa del calcio libico. Arrivato ventenne in Italia nel 2015 su un barcone con oltre trecento persone , di cui 49 muoiono soffocate nella stiva, Alaa viene accusato e condannato a trent’anni come scafista. In carcere studia e scrive a mano la sua storia, lettera dopo lettera, da cui nasce il romanzo. La professoressa, docente di Filosofia del diritto ed ex Presidente dell’ong Mediterranea lo conosce durante un laboratorio sui diritti umani e dice: “Le sue lettere erano straordinarie, per contenuto e per lingua. Riusciva a esprimere concetti profondi con grande semplicità ed efficacia”. Dopo la presentazione del libro arriva la grazia parziale che cancella oltre la metà della pena residua (è in corso una procedura di revisione del processo) e l’amore. Infatti i due convoleranno a nozze a giugno, anche se la notizia doveva restare riservata. Sui social si sono scatenati i leoni da tastiera che non credono alla bontà della storia. Io credo al potere di riscatto della cultura. Non so se i libri possono cambiare la vita. Nel caso di Alaa di sicuro. Non mi stupirei che da questa storia partita male e finita bene nascesse un film.