Ginnastica ritmica super!

Sofia Raffaeli, la regina azzurra nella ginnastica ritmica: che spettacolo! La sua esibizione con le clavette risulta impeccabile non solo a me, ma anche ai giudici di gara. Pure Milena Baldassarri, ginnasta 22enne di Ravenna offre un ottimo spettacolo ai nastri. Ma ritorno a Sofia – a ragione soprannominata ‘Formica Atomica’ – che si allena 8 ore al giorno per 300 giorni l’anno, al Palazzetto di Fabriano nelle Marche, un ‘dettaglio’ quello delle ore di allenamento che richiama la frase di Leonardo Da Vinci: “I dettagli fanno la perfezione, e la perfezione non è un dettaglio”. Da due anni porta allori all’Italia e nonostante un errore durante l’esercizio con il nastro vince meritatamente la medaglia di bronzo nell’ All Around, la prima di sempre per la ginnastica ritmica individuale italiana. Sul podio più alto sale la tedesca D. Varfolomeev e seconda la bulgara B. Kaleyn. Il pomeriggio dedicato alla ginnastica ritmica mi regala intense emozioni. Trattenuta dal caldo in poltrona relax, balconi accostati e tende parasole abbassate, per un paio d’ore mi godo uno spettacolo superlativo durante il quale tutte le atlete mi sembrano molto brave, fasciate in colorati tubini svolazzanti, con i capelli trattenuti a chignon e truccate quel poco che basta. Immagino il percorso fatto dalle atlete per approdare alle Olimpiadi, ai sacrifici, alle rinunce, alle cadute e alle soddisfazioni. Sono un esempio concreto di cosa significhi impegno senza scuse, al netto di una genetica favorevole e del prezioso supporto delle famiglie, considerato che non poche sono ancora minorenni e hanno iniziato ad allenarsi da bambine. Donne dalla scorza dura, al di là dell’aspetto minuto come Sofia Raffaeli cui va la mia ammirazione, da estendere a tutte le atlete, a prescindere dalla medaglia.

Lady ‘scippo’

Maternità strumentale: non avevo mai sentito prima d’ora l’abbinamento tra il nome maternità e l’aggettivo strumentale. Se non sbaglio, ne risulta un ossimoro, figura retorica che accosta due termini in forte antitesi tra loro, tipo ghiaccio bollente, silenzio assordante, eccetera. In questa circostanza, maternità – evento centrale per una donna – e strumentale = ‘asservito a determinati fini’ dice il dizionario. Semplificando, fare figli per evitare il carcere a causa di attività illecite. È quello che ha fatto Ana Zahirovic, 31enne borseggiatrice rom di origini croate, accusata di 148 reati in vent’anni, libera perché sempre incinta. Una lunga carriera di rapine messe a segno nelle metropolitane di Milano e di Roma dove finalmente è stata arrestata. ‘Lady scippo’ – così è soprannominata – ha avuto una bambina tre mesi fa e sarà da vedere come evolverá la situazione. Non riesco a immaginare il passato di questa donna ancora molto giovane, gravato da tante gravidanze. Ma di più penso ai suoi dieci figli, chissà se introdotti al borseggio, affidati a chi o manipolati per chiedere l’elemosina. Immagino che Ana abbia un corpo d’acciaio, forse senza un filo di grasso. Magari in carcere finalmente si riposerà, senza vederlo lievitare in continuazione. Ma ai figli ci ha pensato, quando progettava di averli? In passato anche da noi nelle campagne i figli erano considerati il bastone della vecchiaia dei genitori, mentre nel caso considerato sono uno strumento di comodo per evitare di scontare la pena. Sono i figli che dovrebbero essere risentiti e prendersela con tanta madre. Per forza il fatto è diventato un caso politico. La maternità è una cosa seria, un diritto ma non un dovere. In un Paese libero, c’è posto per qualunque scelta. Non per questo tipo di maternità!

Oro alla trave… e non solo!

Ho visto Alice D’Amato sulla trave: eccezionale! Bella, giovane, talentuosa…e affezionata alla sorella gemella Asia, ginnasta come lei che non ha potuto partecipare alle Olimpiadi a causa di un infortunio al legamento crociato. Nate il 7 febbraio 2003 a Genova, le sorelle D’Amato praticano la ginnastica artistica da quando erano bambine e sono molto legate. Il momento più doloroso nel 2022 causa la morte del padre Massimo, vigile del fuoco che le seguiva in ogni gara. A lui e anche all’amata sorella Alice ha dedicato la medaglia d’oro che in questa categoria – la trave – nessun atleta aveva mai vinto ai Giochi Olimpici. Onore alla campionessa: salita sul podio per ricevere la medaglia ringrazia il padre, la sorella e i familiari di averla sostenuta. Ecco, questo dietro le quinte delle Olimpiadi mi piace altrettanto delle performance spettacolari, perché gli atleti non sono robot, dimostrano di avere umanità e coltivano buoni sentimenti. Del resto lo spirito della competizione deve/dovrebbe prevalere sui risultati, questo almeno nelle intenzioni degli organizzatori. Al netto di un combattimento nato male e concluso senza l’abbraccio finale, ho seguito qualche competizione, emozionandomi nel momento del congedo affettuoso degli atleti, presumo caldeggiato ma non imposto dalle rispettive società sportive. Tra le frasi motivazionali sullo sport, segnalo questa che condivido: ‘Non puoi vincere a meno che impari a perdere” , perfetta per gli atleti che perdono il podio, nonostante lo strenuo allenamento e le legittime aspettative. Si veda quanto successo alla ginnasta Simone Biles e al velocista Marcell Jacobs. Comunque se c’è il talento, basta attendere che si palesi. Accettando le cadute che fanno parte del gioco.

Il mago dell’aria

Da sempre mi attraggono gli artisti: quelli che hanno frequentato le Accademie, quelli autodidatti, quelli di strada. Il settimanale di Repubblica il venerdì in corso dedica un interessante servizio a Philippe Petit, 74enne artista francese, noto funambolo, mimo e giocoliere, tra l’altro autore del Trattato del funambolismo. Lo scrittore Mauro Garofalo gli ha dedicato il romanzo Il mago dell’aria e il titolo è illuminante. Giusto il 7 agosto di 50 anni fa, Philippe compì un’impresa per cui venne poi arrestato: la traversata sul filo delle Twin Towers di New York. Una traversata di 42 metri e mezzo a 411 metri di altezza, della durata di tre quarti d’ora. La storia è anche raccontata nel film The Wall (2015) di Robert Zemeckis. Il 7 e 8 agosto l’artista si esibirà in una performance aerea alla cattedrale di Saint John the Divine, a New York dove vive. “È un evento a cui lavoro da due o tre anni. Sarà il più grosso, potente e bello della mia vita. Mi sento come un bambino impaziente. Sting canterà mentre io camminerò sul cavo”. Spero di poter vedere lo straordinario spettacolo di Philippe Petit, diventato artista di strada dopo essere stato espulso da cinque scuole per avere borseggiato i suoi insegnanti e avere usato carte da gioco sotto il banco. I suoi trascorsi scolastici mi ricordano quelli di altri personaggi diventati famosi, a prescindere dalle premesse. Grazia Deledda vinse il Nobel della Letteratura nel 1926, sebbene avesse frequentato due volte la quarta elementare, in quanto ritenuta ‘intelligentina’ dalla maestra e quindi meritevole di rafforzare le sue abilità, prerogativa superflua per le bambine, allora destinate al matrimonio o al convento. Per sottolineare come il talento si faccia strada molto presto e, se coltivato faccia buona compagnia tutta la vita. U

Risse a pagamento

La cronaca può essere bianca, nera, rosa… a seconda del ‘peso’ della notizia. Però in certi casi bisognerebbe abbinarle un colore nuovo, legato all’incredibile. Mi riferisco al fattaccio successo a Muggia (Trieste) dove 500 ragazzini sono stati identificati per risse a pagamento, l’ultima frontiera del divertimento giovanile. Lo sento durante il programma ‘Diario del Giorno’ quando riemergo dal mio riposino pomeridiano e sono basìta, sia per il numero di minori coinvolti, sia per la proposta: 12enni pagano 5 euro per vedere risse tra coetanei. Da non credere. Ma i genitori dove sono? Come da prassi, durante il programma vari ospiti dicono la loro, tra cui una suora che non è nuova al dibattito televisivo. Dal confronto delle opinioni emerge che il fenomeno è allarmante e preoccupante. Assodato che l’oratorio non funziona più, che la famiglia è cambiata, che sono mutate le ne consegue che il punto di aggregazione predominante adesso è la piazza digitale, con tutti i pericoli connessi, compreso quello di condividere la violenza. Eppure ci sono gli spazi pubblici dove i giovani potrebbero trovarsi, magari per fare sport che offre una buona alternativa a noia e solitudine. Un opinionista ipotizza che la causa del disagio giovanile vada cercata nel troppo denaro posseduto – e non guadagnato – dai giovani. Dal quadro desolante vanno esclusi molti ragazzi “sani” che non fanno notizia e sono impegnati in attività di volontariato oppure studiano per guadagnarsi onorevolmente un posto al sole. Ho la fortuna di conoscerne. Credo non sia marginale che appartengano a famiglie solide con valori forti. La qualità del terreno favorisce la semina, come allude il titolo della mia penultima opera Dove i Germogli diventano Fiori.

Il match della discordia

Angela Carini si ritira dopo due pugni e 46 secondi di combattimento con l’atleta algerina Imane Khelif. È stata una competizione di pugilato leale? Per caso mi capita di vederla, mentre sosto in cucina per una rapida merenda. L’azzurra si ritira, dicendo: “Mi fa troppo male” riferendosi ai due pugni ricevuti da Khelif, l’avversaria che ha tutte le sembianze di un uomo. La disparità di costituzione tra le due atlete balza agli occhi e anche le fattezze esteriori. Com’è potuto succedere che Imane, esclusa da altre gare di pugilato per sovrabbondanza di testosterone competa alle Olimpiadi? Se è vero – come è vero – che i Giochi sono portatori di valori, è il polverone scatenato che mi disturba e che di certo nuoce allo sport. Sul momento, cioè durante il minuto scarso di competizione non si capiva cosa fosse successo e perché l’azzurra volesse ritirarsi. Anche il commentatore dell’evento era basìto. Nel giro di un paio d’ore è scoppiato il polverone e pure Giorgia Meloni ha detto la sua all’azzurra: “Un giorno avrai ciò che meriti in gara equa”. Rimane però l’amaro riguardo il dietro le quinte. Possibile non chiarire prima se competono atleti di pari livello? Ad esempio, si è esibita la categoria 66 chili – me lo ricordo perche è il mio peso – ma la massa muscolare, la potenza non contano? Angela ha incassato contro un avversario che la sovrastava. Di certo non gli è andata incontro per dargli la mano. Mi è dispiaciuto non assistere all’abbraccio finale che di solito suggella la fine di un match. Successivamente assisto all’incontro della judoka Alice Bellandi con la israeliana Inbar Lanir che si conclude con l’emozionante vittoria dell’azzurra e un reciproco abbraccio di conforto.

Manuel ‘pronto intervento’

Che bella la sera d’estate dopo il tramonto, con una tregua della calura e i rumori attenuati. Se non fosse per le zanzare fameliche, si starebbe bene. Per evitare l’attacco, ho posizionato davanti al portico tre vasi di piante insettifughe: incenso, lantana e menta, con altarini di citronella al momento poco efficaci. Perciò spruzzo braccia e caviglie con una lozione a base di oli essenziali: per i prossimi trenta minuti sono “coperta’; poi riparo dentro casa dove ho trascorso tutta la giornata, meno una rapida uscita a piedi a metà mattina. Il caldo mi costringe a stare reclusa e per distrarmi mi invento qualcosa, ma poi dirotto sulla scrittura, ostacolata da una bizzarria del tablet che si è posizionato in orizzontale e mi complica la digitalizzazione. Manuel ‘pronto intervento’ è in viaggio verso Bologna dove lo attende l’esame di stato da ingegnere. Temo non possa aiutarmi… Invece sì, perché mi dà le indicazioni dal treno: ‘Tiri giù la tendina…ci sarà qualcosa con scritto rotazione automatica…poi dia dei colpetti per fare tornare dritta l’immagine “. Miracolo, funziona! Manuel è straordinario, se potessi lo assumerei. Mentre sfreccia…con un freccia da Padova a Bologna riesce a risolvere il problema da remoto. Per la disponibilità e l’abilità nella risoluzione di problematiche varie si merita un premio extra. Dalla contentezza decido di fare una ceescake ai mirtilli per quando torna (troppo caldo per i muffin). L’operazione non è difficile, ma piuttosto lunga e prevede tre fasi: prima il fondo di biscotti sbriciolati imbibiti di burro sciolto, poi la crema e infine la copertura che faccio con mirtilli e more delle mie piante. La nappatura è la parte finale che mi inorgoglisce perché uso prodotti a metro zero. Riposo in frigo e assaggio!

Pro Amicizia

Giornata Internazionale dell’Amicizia, oggi 30 luglio. Proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011 per promuovere l’amicizia tra gli individui ma anche tra popoli, paesi e culture. Posto che è un valore, mi soccorre il proverbio: “Chi trova un amico trova un tesoro”, a sottolineare che la vera amicizia è una cosa rara, per meglio dire un dono. È un argomento buono per i temi, una costante nell’ambito dei sentimenti che ognuno può declinare a seconda del suo modo di pensare e di sentire. Per Aristotele, l’amicizia è un’importante fonte di felicità, forse la più importante. Anche Platone e Cicerone sono sulla stessa linea, tanto per restare nella Letteratura antica, mentre per Manzoni è “una delle più grandi consolazioni della vita”. Nelle relazioni quotidiane, secondo me è citata spesso a sproposito, come succede con l’amore con cui condivide qualche ingrediente: stima, rispetto, condivisione…difficile comprimere in una definizione un legame profondo che talvolta si rivela fragile. Mi è capitato con un paio di persone che credevo amiche inossidabili, finché l’allontanamento si è sostituito alla frequentazione, rivelando lacune reciproche. Però ne ho conosciute altre che mi dimostrano amicizia ed è un conforto ricevere attenzioni inattese. Io mi muovo con prudenza, attenta a non illudere e a non farmi deludere. Comunque mi sento sulla buona strada, un anello della rete affettiva che mi sostiene ogni giorno. Le persone amiche ci sono, alcune temprate dall”esperienza, altre in via di conoscenza. La metafora del viaggio in treno rende bene l’idea di chi sale e di chi scende alle varie stazioni: importante è non trovarsi in carrozza da soli. Per concludere, buongiorno e buona lettura agli amici vicini e lontani!

Sulla deriva educativa

Da tempo immemore faccio una puntatina al bar, soprattutto per sfogliare il quotidiano, ma sento che sto per cambiare abitudini. Forse sono cambiata io, forse è cambiata la clientela, forse entrambe le cose. Sta di fatto che quello che dovrebbe essere un piacere, da un po’ è diventato una sopportazione per il tasso di chiacchiere ad alto volume degli avventori, se non affetti da problemi acustici da superficialità riguardo chi non desidera essere coinvolto nei fatti altrui. Eppure si invoca la privacy in altri contesti. Ho anticipato l’orario, pensando che il pienone sia a metà mattina, ma ho fatto un buco nell’acqua. Infatti alle 8.30 ci sono clienti sia fuori che dentro il locale dove mi accomodo in un angolino; a due tavoli di distanza sei donne di una certa età quasi sbraitano. Chiedo al titolare se sono sorde e lui fa una risatina, dicendo che non si vedono da una settimana (!) e devono raccontarsene tante. Le guardo con disappunto ma non comprendono, o fanno finta. Mi butto sulla lettura del Corriere della Sera. Neanche farlo a posta, trovo conforto nell’articolo di Elvira Serra intitolato: “Un ddl contro la maleducazione”. La giornalista sarda se la prende soprattutto coi bambini maleducati, ma anche con chi videochiama in viva voce “senza porsi neanche il dubbio di disturbare chi gli sta seduto accanto e, magari, anche lui sta lavorando”. Pare succeda anche in spiaggia dove, se uno rimbrotta si sente rispondere: “Ma siamo all’aperto!”. La deriva educativa non conosce ostacoli. Stando così le cose, mi butterò sulle biblioteche come quand’ero studentessa universitaria e mi tranquillizzava la scritta SILENZIO diffusa in sala lettura. Peccato che nei piccoli comuni l’orario di accesso alla biblioteca sia risicato. Però Antonella, la vice sindaca del mio paese mi ha detto che gli studenti universitari possono accedervi secondo bisogno. Un gesto magnanimo e lungimirante.

Via Appia, Regina Viarum

Con i suoi 2300 anni di storia, l’Appia antica mostra i segni di un passato illustre, un museo all’aperto che si snoda per 16 chilometri sempre percorribili. Fu la prima delle grandi strade di Roma costruite con tecniche innovative, veri capolavori di ingegneria civile. Considerata l’asse principale di tutte le comunicazioni dell’Impero Romano collegava la vecchia Roma con la nuova Roma che era Costantinopoli. Adesso la Via Appia entra nel Patrimonio Mondiale Unesco: è il 60esimo sito italiano. “Soddisfazione e orgoglio” da parte del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e da quanti amano l’Arte e la Storia. Un pezzo di Arte, di Architettura, di Storia italiana da Roma a Capua e poi a Brindisi sotto gli occhi di tutti. Certo i Romani ci sapevano fare come costruttori di strade, al netto delle altre abilità. Mi rallegro del nuovo riconoscimento alla competenza ingegneristica che va di pari passo con la bellezza paesaggistica. l’Italia è il Paese con più siti Unesco al mondo – ad oggi 60 – seguita da Cina (57 siti) poi Germania e Francia (52). Quindi l’Italia è al primo posto tra ben 87 Paesi al mondo per l’influenza culturale e il suo patrimonio artistico. Mi spiace dover dire che non mi risulta ci sia una risposta adeguata dalla base, perché l’educazione alla bellezza scarseggia. Il proverbio “Chi ha il pane e non i denti” rende bene l’idea di un patrimonio d’eccellenza sottovalutato. Se fossi ancora in servizio, so cosa direi ai miei alunni. Adesso uso il blog per diffondere comunque il mio pensiero, lieta di condividerlo ed eventualmente modificarlo. Sono attratta sia dall’Arte che dalla Storia, perciò mi compiaccio del nostro patrimonio culturale, con l’augurio che entri nelle grazie di un pubblico sempre più vasto e sensibile.