Giornata del libro e delle rose

Giornata Mondiale del libro e del diritto d’autore, nota anche come Giornata del libro e delle rose. Celebrata dall’Unesco dal 1996, l’idea nasce in Catalogna, dove il 23 aprile viene offerta una rosa per ogni libro venduto. Oggi è anche san Giorgio, patrono del mio paese, molto onorato in Catalogna. Secondo la leggenda, un cavaliere di nome Jordi (Giorgio in catalano) con la sua spada uccise il drago che terrorizzava un villaggio e da uno spruzzo di sangue del mostro spuntò una rosa rossa che Jordi donò alla figlia del re, salvata dal sacrificio umano destinato al drago. Più realistico l’abbinamento di questa data alla morte di tre grandi della letteratura mondiale: Miguel de Cervantes (1547 – 1616), William Shakespeare (1564 – 1616) e Garcilaso Inca de la Vega (1539 – 1616). Fatta la doverosa premessa introduttiva, ora dico la mia, adottando un’espressione del mio amico Giancarlo riguardo il libro: “I libri sono gli amanti più fedeli”. In questo lungo periodo di pandemia, pare che l’oggetto libro abbia guadagnato punti di favore, e questo è un bene… ma in Italia sono ancora una minoranze le persone dedite alla lettura.Tuttavia io ne conosco che leggono molto, come Marisa, fedele visitatrice del mio blog, Serapia che legge “a morsi”, impegnata “tra pilastri e travi”, Lucia che preferisce la lettura serale alla tivu, come anche Adriana. Quanto a me, alterno periodi di scrittura alla lettura: il mondo delle parole mi attrae tutto, le considero il mio pane quotidiano, che mi nutre e che condivido nella comunità del blog. Siccome da una decina d’anni mi auto pubblico, sono grata a chi mi legge, segnalandomi le sue impressioni che mi consentono di procedere per nuove avventure letterarie. Visto che siamo in argomento, mi permetto di raccomandare la mia ultima creatura di carta, IL FARO E LA LUCE, che ha pochi giorni e che mi auguro di presentare in pubblico, in tempi non biblici, restrizioni sanitarie permettendo. Adesso che ho scritto il mio post quotidiano, mi ritiro a leggere. Buona lettura a tutti, a domani!

Giornata Mondiale della Terra

Nata nel 1970, coinvolge 193 Nazioni in tutto il mondo. Curioso – ma non troppo – sapere che nacque dopo la pubblicazione del libro “Primavera silenziosa” di una donna, la biologa statunitense Rachel Carson. Ogni anno la giornata propone un tema di riflessione; quello di questa edizione è particolarmente impegnativo: ripariamo il danno fatto. Una parola! Ormai i danni inferti all’ambiente con comportamenti sbagliati sono noti a tutti, ma non tutti si sono responsabilizzati e la vigilanza è d’obbligo. Quantomeno se ne parla e le giovani generazioni vengono sensibilizzate dall’infanzia, con la speranza che la salvaguardia ambientale diventi una costante per il resto della vita. Ai miei tempi, oltre cinquant’anni fa, ricordo la messa a dimora di piantine, in coincidenza con il primo giorno di primavera, una festa all’aperto, quando non si parlava quasi di inquinamento, con annessi e connessi. O tempora o mores (che tempi che costumi) direbbe Cicerone, per sottolineare come si sono complicate le cose. Però non bisogna perdere la speranza in un ritorno della ragione, perché la coscienza ambientale nel frattempo è cresciuta, forse anche a causa (o grazie?) alla pandemia. Una conferma viene dall’aumento delle escursioni a piedi e in bicicletta. Io ne ho una, modello ex Graziella rosa ritinteggiata viola, che staziona in garage, in attesa di essere usata, appena il tempo si assesta. Diciamo che non è il massimo pedalare, avendo l’artrosi… ma il cane, quando mi vede in sella si agita tutto, pregustando una scappatella per i viottoli, dove posso condurla a mano, mentre lui si gusta erbe e insetti del suolo e sottosuolo. Anzi, della Madre Terra!

Compleanni di riguardo

Il 21 aprile del 753 a. C. fu fondata Roma, che pertanto compie oggi 2774 anni: bel traguardo, per una città ultra millenaria! Chissà cosa direbbe, se potesse parlare! Ho una nipote che abita a Roma e si è innamorata della città eterna: non stento a crederle, sebbene siano palesi anche aspetti negativi della capitale. Lasciando il compleanno leggendario dell’urbe per uno reale, è risaputo che oggi la regina Elisabetta II compie 95 anni, il primo compleanno da vedova, appena sepolto il quasi centenario coniuge principe Filippo. Durante le esequie, ho visto la sovrana in lutto, ingobbita, isolata, lontana mille miglia dall’immagine regale: una donna anziana, che ha perso il compagno della sua vita. Mi ha procurato tristezza e tenerezza insieme. Ho ripensato a mia nonna, toccata dalla perdita di due figlie giovani… di una porto il nome. Dopo il lutto si era chiusa in un mutismo impenetrabile, scalfito solo anni dopo, quando il primogenito maschio ritornò con le sue gambe dagli orrori della guerra. Per la sovrana ci saranno il conforto dei familiari e della servitù… anche dei cani che ama molto. La capisco, perché gli animali sono più trasparenti delle persone e non ti colpiscono alle spalle come certi parenti in cerca di notorietà. Tralasciando gli alti ranghi, mi sovviene il testo ‘A LIVELLA, del principe della risata Antonio de Curtis, in arte Totò, che illustra alla perfezione il concetto di morte egualitaria: un’esperienza a prescindere da titoli, ceti, ricchezze. Come a dire che solo il lutto ci rende simili.

Lavori in prima linea

Oggi 10 aprile 2021, si celebra il 169esimo anniversario della Polizia di Stato. “Esserci sempre” sintetizza lo spirito di quanti operano con abnegazione ogni giorno, per la sicurezza delle persone, sapendo a che ora inizia il servizio che può dilatarsi a oltranza, a seconda delle emergenze. Lo dico con cognizione di causa, perché ho un amico carabiniere sempre in prima linea, subissato da molteplici impegni lavorativi, cui va tutta la mia stima. Dal 2000 possono arruolarsi nell’Arma anche le donne – 14.580, di cui 1.697 Ufficiali e 2.046 Sottufficiali – un lavoro che ritengo estremamente moderno ed interessante anche in abiti femminili. Infatti è passato il tempo in cui si destinavano le donne quasi esclusivamente alla didattica, dove peraltro scarseggiano i maschi. Ho visto il breve video postato su Internet dalla Polizia di Stato, dove giovani donne affermano di conciliare lavoro, casa e famiglia con invidiabile disinvoltura, arte del saper fare tante cose insieme, esercitata dalle donne da tempi immemorabili. Ricordo la battuta di mia zia, quando tornava dai campi stremata: “Beati i morti, loro sì che si riposano!”. Allora mi sembrava spropositata e fuori luogo – Primina era una bella friulana in carne – ma col senno di poi, oltre all’ironia la battuta mantiene una carica di veridicità. Ritengo che sia stata opportunamente archiviata la credenza che le donne rappresentino il sesso debole. Senza farne però una questione di genere, personalmente apprezzo molto chi è impegnato in ruoli sociali, soprattutto con il pandemonio dell’emergenza sanitaria che ha sparigliato abitudini e convinzioni. Pertanto, buon lavoro a tutti… ma soprattutto a chi mette a repentaglio la propria vita per il bene comune.

Addio a Filippo di Edimburgo

È morto Filippo di Edimburgo, 99 anni, il principe consorte della regina Elisabetta II, che con lui ha condiviso 73 anni di vita coniugale. Il 10 giugno prossimo ne avrebbe fatti 100, e già questo è un segno di eccellenza concesso a pochi. Immagino lo stato d’animo della regina, sostenuta dal cordoglio dei sudditi, lei donna eccezionale, (in carica dal 6.02.1952 e incoronata il 2.06.1953) sul trono da oltre sessant’anni, tuttora amata e benvoluta. Ma stavolta dedico una pagina di riguardo a lui, che ha saputo starle accanto, sempre un passo indietro. Ovviamente, quello che so l’ho appreso dai media e l’idea che me ne sono fatta è del tutto opinabile. Mi risulta che in generale gli uomini tendano a prevaricare e sono molto pochi quelli disposti a riconoscere le qualità femminili esercitate in ambiti maschili, prova ne sono certe professioni che stentano ad adottare la parola femminile corrispondente ad avvocato, architetto, eccetera. Senza farne una questione linguistica, credo che il temperamento bizzarro e spiritoso del principe Filippo lo abbia aiutato a barcamenarsi alla grande nei meandri spesso spinosi della vita di palazzo. Mi ha strappato un sorriso quando ho sentito che guidava, se pure incautamente a 90 anni, dimostrando un coraggio notevole, paragonato alle chiusure e alle ansie di molti suoi coetanei, invecchiati tristemente. Certo la genetica l’ha aiutati. Forse la realtà è stata edulcorata, dato il prestigioso ruolo di corte, ma mi piace assai l’immagine di una persona invecchiata senza rinunciare a gioire della vita, anche combinando qualche sciocchezza… giusto come i ragazzini! La pascoliana teoria del fanciullino insegna. Mi manca la figura del nonno, specie quella del nonno vulcanico, capace di emozionare e stupire nonostante la sua longevità. O meglio, grazie ad essa!

Giornata internazionale del popolo Rom

A carnevale, da bambina ho indossato un paio di volte il costume da fatina – con tanto di bacchetta magica – che detestavo. Evidentemente mia madre si compiaceva di tulle e brillantini, che a me facevano l’effetto contrario. Mi attraeva molto il vestito della zingara, a tinte forti e il carattere volitivo della persona che lo indossava. Ne ricordo una, truccatissima che leggeva la mano alle sagre, piena di bracciali tintinnanti. Anche la canzone “Zingara”, interpretata da Iva Zanicchi ha accentuato la simpatia per il popolo nomade. Da grande, ho associato l’abito zingaresco a quello delle ballerine di flamenco o di tango e qui mi sono tolta un sassolino dalla scarpa, perché ho indossato diversi abiti con balze e volant durante le mie danze giovanili sulle piste da ballo. Conservo gelosamente una mini foto zingaresca, scattata in Romagna una quarantina d’anni fa. La premessa, per introdurre l’argomento serio dell’odierna Giornata internazionale del popolo Rom, oggetto di tremende discriminazioni durante l’Olocausto, a tutt’oggi ancora emarginato. A scuola ne parlavo. Capitava di ospitare, di tanto in tanto, alunni nomadi i cui genitori artisti montavano il tendone in paese, a ridosso della festa del patrono. Ho sempre sentito attrazione per il diverso, curiosa di scoprire altri costumi e modi di vivere: credo che il mio spirito d’indipendenza sia molto simile a quello degli zingari, di cui ammiro anche la capacità di vivere in una grande famiglia allargata, itinerante e collaborativa. Purtroppo anche i loro spettacoli all’aperto si sono rarefatti, meglio dire azzerati. Gli viene dedicata la giornata odierna, che ricorda le traversie subite e ciò che rappresentano sia in ambito privato che pubblico.

Denise, dove sei finita?

Ci sono dei fatti di cronaca irrisolti, come quello che riguarda la piccola Denise Pipitone, sparita ben 17 anni fa a Mazara del Vallo, mentre giocava. Piera Maggio, la madre, non si è mai rassegnata e vive nella speranza di riabbracciare la figlia che oggi dovrebbe avere 21 anni. Ogni tanto spunta un avvistamento che fa presagire la risoluzione del caso. Di recente in Russia, una ragazza con tratti fisiognomici sovrapponibili a quelli della ipotetica madre siciliana, si è rivolta a un programma televisivo, dichiarando di essere stata rapita e di essere alla ricerca della madre. Sono in corso gli esami e le prove per risolvere il mistero, su cui i media intervengono molto, spesso per aumentare audience e angoscia. Non oso immaginare lo stato d’animo di mamma Piera, che da 17 anni convive con un macigno inimmaginabile. Mi è capitato a Lignano, al mare di “perdere di vista” per un paio d’ore mio figlio, allora di cinque anni. Lo avevo lasciato seduto fuori della gelateria, per comperare delle cartoline nel tabacchino di fronte. Uscita dopo pochi minuti non c’era più. Seppi più tardi… che aveva seguito una coppa di gelato e, disorientato, si era affidato a una sua ricerca personale di me nelle boutique dei paraggi dove andavamo insieme. Un incubo conclusosi abbastanza presto, con un mio pianto liberatorio e una sgridata del vigile al mio bambino, per non essere rimasto seduto in attesa del mio ritorno. Da quella brutta esperienza ho imparato che non bisogna fidarsi troppo delle raccomandazioni ai minori, che vanno osservati a vista. Anche Denise stava giocando, con tante persone attorno, familiari e conoscenti. Gira spesso il video di lei piccina che gioca… chissà che aspetto ha il mostro che l’ha rapita. Mi auguro, ovunque sia, che possa riabbracciare sua madre e dare una svolta in positivo alla sua vita. E che Piera possa porre fine alla pena straziante di non sapere che fine abbia fatto. Coraggio a entrambe, cui va tutta la mia solidarietà di donna e di madre.

Insolita Pasquetta

Quando l’ortopedico mi ha dato l’appuntamento per l’infiltrazione di acido ialuronico all’anca per il giorno di Pasquetta, quasi ho gioito. Ho pensato:”Almeno faccio un giro per motivi di salute, in zona rossa!”. Detto, fatto. Copro i 33 km del percorso da Castelcucco a Feltre, sia all’andata che al ritorno, in quasi solitaria: strada libera, poche auto, tutte di corsa, il che mi fa supporre che nessuno sia al volante per un viaggio turistico. Anche l’ospedale sembra abbandonato, senza via vai di operatori sanitari e visite ai parenti. Il parcheggio pressoché libero. Mi precedono tre persone in sala d’attesa. Il dottor Guido Mazzocato, col solito rassicurante sorriso mi introduce in ambulatorio, dove mi trattengo il tempo necessario per la pratica, indolore e molto utile nel mio caso. La rigidità motoria rimane, ma non ho male. Posso convivere col problema ancora per un po’, tenendomi il “pezzo originale”, l’anca artrosica finché non peggiora. Quando esco dall’ospedale Santa Maria del Prato, individuo in uscita delle bellissime siepi di pesco selvatico (pirus) lungo il passeggio pedonale che congiunge i due ingressi: pane per i miei denti, devo fotografarle. Peccato che non possa riprodurre il laborioso lavorìo delle api, in solerte attività. Il colore dei fiori è un toccasana per la vista, un piacere che rilassa e distende i nervi, praticamente una cura extra a portata di mano. Salgo in macchina con l’umore in crescita. È stata una benedizione sottopormi alla cura conservativa nel giorno di questo silenzioso lunedì di Pasqua. Grazie all’ortopedico, il dottor Guido Mazzocato che ci ha visto giusto!

Dantedì

Quando sostenni il colloquio, all’esame di terza media fui invitata a recitare “La Preghiera di S. Bernardo alla Vergine” (Paradiso, canto XXXIII), non proprio una passeggiata di 39 versi. Fui licenziata con il nove, ma da allora la mia simpatia per il padre della nostra letteratura virò al ribasso, preferendogli quel simpaticone di Giovanni Boccaccio del Decameron, oppure Francesco Petrarca, il languido cantore di Laura. Dante non me ne vorrà, se dico che mi è rimasta sullo stomaco l’impegnativa recitazione della sua alta poesia, richiesta in sede d’esame. Alle superiori c’è stato un analitico studio delle tre cantiche, con simpatia per l’Inferno, non fosse altro per una sorta di compartecipazione con le anime dei dannati, Paolo e Francesca in testa. All’università, liberata dagli oppressivi studi liceali, ho apprezzato altre opere del fiorentino illustre, tipo il raffinato Convivio e l’interessante De Vulgari Eloquentia. Tuttavia il magone mi è rimasto. Quando mi sono interessata alla vita raminga del nostro, costretto a “scendere e ‘l salir per l’altrui scale”, è scattata la molla giusta per riagganciarlo, e farmelo piacere. Così, maneggiando con un certo riguardo le monete da due euro, mi è parso di essermelo fatto, se non proprio amico, almeno familiare. La sua vita avventurosa è di per sé un romanzo. Un uomo colto e illuminato che ha costellato il suo percorso di versi e di opere, pagando di tasca sua per le scelte politiche. Così almeno la vedo io. Un modello esemplare, anche di coerenza politica, come ha affermato il nostro Presidente Sergio Mattarella. Da ultimo, trovo interessante e lungimirante la considerazione che il “Sommo Poeta” aveva delle donne. Giusto dedicargli il Dantedì, il 25 Marzo, giorno in cui iniziò il viaggio allegorico attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso descritto nella Commedia. Nel 700esimo anniversario della sua morte, buona Giornata Nazionale all’illustre fiorentino, più vitale che mai!

“Una poesia al giorno leva il medico di torno”

Mentre cerco una poesia, mi imbatto nel sito POESIA CURATIVA con sottotitolo: una poesia al giorno leva il medico di torno. Capita giusto nella Giornata Mondiale della Poesia. Come non concordare che la poesia sia terapeutica? Nel mio caso, è un sollievo da quando sono in pensione, perché posso occuparmene senza limiti di tempo e altre incombenze. Ma anche prima era oggetto di interesse. Infatti delle sei ore settimanali di Italiano che impartivo alla mia classe, una era sempre destinata alla poesia. Anzi, mi torna alla mente un piacevole ricordo: durante un colloquio d’esame di terza media, Rossella, una cara collega di Tedesco, si interessò al quaderno delle poesie di una candidata, complimentandosi con lei e con me: non è scontato il riconoscimento in ambito lavorativo (Rossella, se mi leggi ti ringrazio di avermi dato una intensa soddisfazione). Proponevo autori famosi ma incentivavo i ragazzi a poetare, senza timore di sbagliare perché “la poesia è di chi gli serve”, come dice Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) nel bellissimo film Il Postino. Per quanto mi riguarda, se riesco a esprimermi e a condividere l’emozione dei versi con qualcuno, mi sento soddisfatta come chi arriva al traguardo dopo un’impresa. Un’amica mi invita a raccogliere le mie piccole opere sparse e a darle alle stampe, magari accompagnate da qualche scatto fotografico appropriato… chissà, forse lo farò in seguito. Per oggi do il mio contributo con l’ultima poesia, di ambientazione marina che mi è uscita di penna, anzi di matita. Il FARO Sole e onde/scogli e mare/riescono/ad allentare/la tensione./Mi regalano/l’illusione/d’un mondo/migliore/a un passo/dal faro/imponente/che dona/la sua luce/intermittente/al disorientato/navigante.// Buona giornata poetica a tutti!