Sul Gazzettino di oggi mi cattura il titolo ‘Elda, cento anni, si opera e ritorna a camminare’, succede ad Altivole dove la centenaria “Piena di entusiasmo, di voglia di vivere e di sorrisi aspetta l’arrivo del prossimo compleanno”, raccontando di una profezia fattale da un frate cappuccino secondo la quale “La tua vita durerà almeno fino a 112 anni”. Fino a qui ci è arrivata, mettendo al mondo tre figli che la festeggiano insieme con nipoti e pronipoti. In un arco di tempo così lungo ha affrontato di tutto, seconda guerra mondiale e COVID compresi. L’anno scorso, a 99 anni,, a causa di una frattura al femore ha affrontato la sua prima operazione, brillantemente riuscita. Per inciso, oggi ricorre la festa dei santi Cosma e Damiano, fratelli gemelli arabi vissuti nel III-IV secolo d.C. Curavano malati e bisognosi con grande abilità, senza chiedere alcun compenso in danaro. Sono protettori e patroni di medici, chirurghi, farmacisti, dentisti, ostetriche e barbieri. Un doveroso grazie a chi è al servizio di ammalati e/o bisognosi di cure. Non so se la signora Elda si affidi ai santi suddetti, però le invidio la lucida longevità e il buonumore che l’hanno accompagnata e sostenuta nel lungo percorso di vita. Certo ne avrebbe da raccontare, oltre a quanto raccolto dalla giornalista Benedetta Basso, autrice dell’articolo. Io nutro una simpatia particolare per le persone molto in là con gli anni, ammirata che abbiano superato gli incerti della vita, senza perdere il sorriso. Stanno in un palmo della mano e me le tengo care. La loro testimonianza per me è un incorggiamento ad affrontare di buon grado l’uscita, a prescindere dalla data del congedo. Buona qualità della vita e quantità degli anni sono un ottimo mix! Complimenti ai centenari!
Categoria: Attualità
Culpa in educando
Il Corriere del Veneto riporta in terza pagina questo titolo: Il figlio delinque? Corsi di rieducazione per i genitori. Se no stop ai bonus. È una proposta di legge che considero sensata, perché la prima comunità educante rimane la famiglia. Lascio al lettore leggersi l’articolo e porto un episodio del mio passato di insegnante. Ricevimento generale dei genitori, oltre dieci anni fa, quando il malessere dei giovani era ancora gestibile. Informo una mamma che il suo figliolo in classe bestemmia con disinvoltura. Con un certo imbarazzo mi aspetto che lei neghi. Invece, senza trepidare ammette che lo fa anche a casa dove è ‘costume’ diffuso dei maschi imprecare in tal modo. Se ricordo bene, lo studente frequentava la seconda media, la classe più difficile del triennio che riguarda i dodici/tredicenni. Dopo l’incontro c’è stata una remissione del turpiloquio, ma non una totale sanificazione. Mi auguro che l’ex alunno abbia adottato altre abitudini. Certo che questo episodio, paragonato ai fatti incresciosi che succedono oggi in varie scuole d’Italia fa quasi sorridere. Il mio punto di vista è di partire dal riconoscimento del fatto, senza negarlo o cercare scusanti. Se si tratta di cosa seria/grave, cercare aiuto in strutture preposte a contenere il disagio giovanile, coinvolgendo i genitori. Nessuno è perfetto, ma insieme è più probabile trovare una soluzione. Neanche gli specialisti hanno la sfera di cristallo e i genitori non hanno una patente per farlo. Su questo argomento ieri in tivù ho sentito la frase “I figli dovrebbero nascere orfani”, modo di dire tipico dello sport giovanile che mi ha fatto accapponare la pelle. Certo provocatoria, ma con un palese monito contro la capacità educante dei genitori. Buone riflessioni a tutti!
Valore del corsivo
Scrivere è come andare in palestra è il pezzo di Luigi Garlando sul settimanale OGGI nel ‘Dialogo con una figlia’ che suppongo immaginario, comunque avvincente. Sapevo che scrivere a mano potenzia cervello e memoria, prima ancora dello studio della Norwegian University and Technology di Trondheim. Ho fatto l’insegnante di Lettere per oltre trent’anni e sono persuasa della cosa da molto tempo. Nell’era degli smartphone e dei tablet può apparire antiquato, ma è stato dimostrato che usando il corsivo si attivano delle parti del cervello che non si mettono in moto quando digitiamo su una tastiera. Il valore di una lettera manoscritta va oltre quello della mail, indubbiamente più rapida ma anche spersonalizzata. D’estate, da ragazza ricevevo cartoline da svariati posti che mi facevano sognare. Adesso sono diventate un cimelio del passato che vado a recuperare dentro i libri di scuola. Conservo anche le cartoline dei miei primi alunni, speditemi dalle località di villeggiatura, testimonianze di un tempo ormai alle spalle. Lettura e scrittura sono abilità diventate obsolete, per dirla con un aggettivo di vecchio stampo. Nella cassetta delle lettere adesso trovo solo pubblicità e bollettini da pagare che mi rifiuto di farmi accreditare, per non seppellirmi in casa. Anche la figura del postino non è più centrale e tra un po’ spariranno anche le cassette per imbucare. Penso con simpatia alle lettere scritte a mano dai soldati in guerra, ma anche a quelle degli emigranti oltreoceano. In un clima pervaso dal digitale, ritengo utile mantenere qualcosa di unico e speciale come la scrittura in corsivo. Anzi, dico di più: benvengano i corsi di calligrafia che trasformano un saluto e un augurio in qualcosa di speciale. Lo dico con cognizione di causa, dopo che Rossella, una cara collega mi ha omaggiato di pensieri scritti con il pennino. Venendo a me, uso il corsivo per emergenze poetiche quando metto nero su bianco dei versi che premono per uscire. Dopo li fisso al computer. Una procedura equidistante che mi fa stare coi piedi per terra, guardando oltre.
“Non tutto il male viene per nuocere”
La cronaca abbonda di fatti incresciosi. D’altronde la frase “Nella felicità non c’è storia” lo conferma. Tutta la pagina 27 del quotidiano la Repubblica di ieri è dedicata al 50enne romano che ha sparato con una carabina ad aria compressa sui passanti, “per divertimento”, ferendo Cristina Stillitano, sottoposta ad intervento per estrarre il proiettile. “Confessa ma resta libero polemica sul cecchino di Roma” introduce l’articolo di Luca Monaco, mentre Romina Marceca titola il suo “La cucina, la droga e la noia Edoardo, il ‘figlio di papà’ con un abbonamento all’Hilton”. Il responsabile è Edoardo Ciardiello Crescimanno, disoccupato e residente in via della Giuliana, in quartiere Prati a Roma, a due passi dal Vaticano. La persona ferita al braccio sinistro è la giornalista e scrittrice 49enne menzionata sopra, operata e dimessa con una prognosi di 21 giorni. Comprensibilmente spaventata, dice: “Sono sconvolta, mi aspettavo l’arresto, che fosse messo in condizioni di non nuocere, potrebbe rifarlo”. Se la prognosi fosse stata superiore ai 40 giorni, il reato avrebbe consentito la misura cautelare dell’arresto. Al di là dei numeri, la motivazione “Per divertimento ” fornita per il suo insano gesto è preoccupante. Ma anche il tenore di vita, tra giornate in piscina e palestre, da “annoiato, indolente”. Dato che la vittima è anche una scrittrice, mi sono documentata. A Luglio non succede mai niente. Le inchieste di Clodoveo è un suo recente romanzo. Credo che adesso avrà altro materiale poliziesco da trasferire sulla carta. Se l’evoluzione della triste vicenda avrà un esito positivo – che le auguro – potrà recuperare il famoso proverbio “Non tutto il male viene per nuocerà”.
Social sì, social no
Sul Gazzettino odierno leggo due articoli in qualche modo legati, in quanto hanno in comune i social. Ne riporto i titoli: “Dall’Europa arriva la stretta sui social: no agli under13, mini-account fino a 15” di Fabiana Luca e “Smonto i miti storici ma il web mi attacca” di Alessandro Marzo Magno. Poiché ho fatto l’insegnante e scrivo, li ho trovati entrambi interessanti. Lascio al lettore farsi un’idea al riguardo. Mi soffermo sul secondo, perché la scrittrice Mariangela Vaglio (Trieste, 1972), docente, giornalista pubblicista confida di essere oggetto di pesanti critiche sul web riguardo la sua ultima opera su Alessandro Magno. Parole sue: “l’Italia è piena di vecchi rancorosi e i social sono lo specchio della società… Per di più il fatto che una donna parli di argomenti militari, di legioni romane, di Giulio Cesare, viene ritenuta una indebita interferenza” e le donne dovrebbero occuparsi di storia femminile. Mi spiace leggere che la maleducazione e l’arroganza aumentino con l’età, mentre tra i ragazzi c’è più disponibilità ad ascoltare. La scrittrice parla con cognizione di causa, dato che è laureata in Lettere classiche ed ha pubblicato dieci libri sull’antichità classica, gestisce una pagina su Facebook con 102 mila contatti e 27mila su Instagram. Le sue parole “L’attività di divulgatrice storica online riserva parecchie insidie” mi fa riflettere sugli effetti collaterali dell’uso dei social per promuovere un’opera dell’ingegno. Io ho dato alle stampe 14 testi, i due ultimi online tramite auto pubblicazione. Per promuoverli, mi sono data da fare all’inizio, ma dopo la pandemia sono venuti meno entusiasmo, energia e lettori. Ho pensato di ricorrere alla promozione online, ma sono scettica, perché dovrei gestirla, evitando di esserne inguaiata. Gradirei sapere il vostro punto di vista…
Potere dell’Arte
Non so se la storia sia vera, ma mi piace pensarlo. A raccontarla è stato il Cornwall Time. Il protagonista è Rhys Wynne Jones, un 34enne della Cornovaglia che due anni fa era senzatetto. Suonava il pianoforte nella chiesa di St Mary a Penzance, in Inghilterra, per racimolare qualche soldo. Deve averlo fatto molto bene, perché la sua esibizione di “Bohemian Rhapsody”dei Queen è stata registrata e postata sui social, diventando virale. La sua fama è esplosa e Rhys è diventato “il pianista della chiesa notturna”. Il proverbio “impara l’arte e mettila da parte” ha fruttato precchio. Per oltre dieci anni non ha avuto una dimora fissa e ora ha finalmente una casa propria. Non solo: ha raccolto 50mila sterline (corrispondono a circa 58.000 euro) che ha devoluto in beneficenza. Quindi non è solo un ragazzo dotato, ma anche molto sensibile e generoso. Con tante brutte storie che finiscono in cronaca, la sua sembra una favola. Tra l’altro dimostra quanto l’arte sia salvifica, concetto che mi è caro. Non intendo solo quella dei grandi artisti, ma anche quella ‘povera” e di strada. Dalla Strada al Palco è un programma che ho apprezzato perché scopre talenti in persone che si sono messe in gioco, senza aver seguito scuole o accademie. L’ultima stagione andata in onda su Rai 1 è stata la quinta e si è conclusa a maggio. Mi auguro ci sarà il seguito, magari con lo stesso garbato conduttore che risponde al nome d’arte di Nek (Sassuolo, 6 gennaio 1972), pseudonimo di Filippo Neviani, cantautore, musicista e polistrumentista. Riguardo l’origine della parola, per arte si intende qualsiasi attività umana, creativa ed espressiva, capace di trasmettere emozioni, idee e messaggi. Deriva dal latino ars (artis) che traduce il greco téchne (tecnica, abilità o mestiere)
Incidente in Laguna
Omicidio nautico, un reato relativamente nuovo che corrisponde all’omicidio stradale. Nella Laguna di Venezia, a causa dello scontro tra un barchino e un taxi acqueo ha perso la vita Sean Michieli, pescatore 25enne mentre la moglie Gabriella Querino risulta dispersa. Indagato ill tassista. La giovane coppia era sposata da appena tre mesi. Erano partiti insieme da Burano, alle cinque del mattino di sabato, per cercare esche. Lei, brasiliana di 26 anni lo supportava nel lavoro di vongolaro e aveva imparato a condurre il barchino. La tragedia in una sorta di autostrada d’acqua. Gli incidenti sulla strada sono una costante, ma pensare a quelli nautici riesce difficile, pur essendo Venezia una città sull’acqua. Un dato che rende l’incidente ancora più pesante è sapere che i giovani fossero sposati da poco. Lei, forse incinta risulta tutt’ora dispersa. Anzi no, alle 9.30 di stamattina il corpo è stato avvistato e recuperato, dopo tre giorni di ricerche nelle acque fangose, all’altezza dell’isola di Tessera. Sono desolata. Dato che lei era brasiliana, suppongo un dietro le quinte di sacrifici e di sogni annientati. La fatalità spesso nasce dal caso o da una coincidenza sfortunata. Non mi considero fatalista, ma ammetto che non si può controllare tutto. Ci sono eventi imprevedibili che sfuggono al proprio controlo. La precarietà è una costante. La tocco con mano ogni giorno quando leggo il quotidiano, oppure scorro nomi e volti delle epigrafi affisse fuori dai bar. Le morti superano le nascite di gran lunga. Naturale, se avvengono a tarda età e per cause naturali. Viceversa mi sembra anacronistico e molto più doloroso. È un argomento che vorrei trattare nel mio prossimo libro, in punta di piedi. Grazie ai contatti, se mi diranno come la pensano a riguardo.
Un sepolcro imbiancato
Notizia sconcertante dalla Puglia: arrestata una guardia forestale 34enne, accusato di essere un piromane seriale. Gli vengono contestati sette incendi a Vieste e uno a Peschici, nel Gargano, tra Luglio ed Agosto, appiccati con carte e accendino. Ad aggravare il comportamento, il fatto che si tratti di un volontario della Protezione civile. Comprensibile lo sconcerto tra i soci. L’arresto a pochi giorni dalla Giornata per la Custodia del Creato… da non credere! Non so il motivo di un agire tanto insano, a danno dell’ambiente e di chi lo abita. Può essere che la risposta sia racchiusa nell’aggettivo insano, perché una persona equilibrata non si comporterebbe così. Oppure è stato pagato per farlo. Gli incendi sono una piaga estiva legata alla siccità, problema ricorrente nel meridione e condiviso con altre nazioni, tipo Spagna e Grecia. La cosa che mi lascia interdetta è che la persona arrestata venerdì dai Carabinieri forestali fosse volontario della Protezione civile, ovverosia di un organismo che tutela la vita, i beni, l’ambiente da danni derivanti da calamità, catastrofi, eventi umani. Insomma, un “sepolcro imbiancato” per dirla con una frase pronunciata da Gesù contro gli scribi e farisei nel Vangelo secondo Matteo. Non sarebbe la prima volta che una persona abusa del proprio ruolo per male agire. Spontaneo chiedersi in che mani siamo. Però penso alle forze dell’ordine, alle indagini che hanno portato a individuare l’autore di tanto disastro ambientale. E lo sdegno cede il posto all’ammirazione.
“La bellezza è scomoda e faticosa”
Una notizia curiosa in apertura di anno scolastico: a Ginostra, frazione dell’isola di Stromboli ha riaperto la scuola – chiusa oltre 20 anni fa per mancanza di alunni – per una sola bimba, Ayhsa, 6 anni. Per la quarantina di residenti sull’isola durante l’inverno (d’estate gli abitanti arrivano a 350) l’evento ha un valore storico. Far riaprire la scuola elementare, ad oggi la più piccola d’Italia è stata “Una sfida che sembrava impossibile” dice Rafik Bazine, il padre di Ayhsa. Tra dodici mesi, quando un compagno di giochi della ragazzina compirà sei anni, anche lui potrà frequentare la scuola di Ginostra. L’arcipelago delle Eolie è composto da 7 isole che rispondono al nome di: Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli, Panarea, Filicudi e Alicudi. Sono sei le isole che ospitano le elementari, mentre per le medie la scelta è tra Lipari o Milazzo. Il sindaco di Lipari, Riccardo Gullo mette le mani avanti e dice: “Non si può fare una scuola per ogni bambino, ci sono esigenze di socialità che per i bambini sono importantissime”. L’articolo/racconto GINOSTRA di Gaetano Savatteri letto sul quotidiano la Repubblica di venerdì mi ha fatto fare un salto indietro nel tempo di oltre quarant’anni. Laureata in Lettere a 23 anni, avrei fatto qualunque scelta didattica, anche lontana da casa, pur di insegnare. Avevo pensato perfino alle carceri… di fatto mi sono adattata a fare l’Applicata di segreteria per quattro anni, finché ho rinunciato al ruolo e ho accettato la prima supplenza di tre mesi nel triennio di un Istituto tecnico. La gavetta è durata fino al concorso di ruolo nel 1980, se ricordo bene. Insomma, non è stata una passeggiata, però un po’ invidio l’insegnante di Aysha che esercita in un paradiso dove il mare è di un blu abbagliante. Tuttavia “La bellezza è scomoda e faticosa. Bisogna sapersela meritare” dice Ulli Stulgies, tedesco, che con la moglie Karola da 47 vive a Ginostra tra molta bellezza e mille difficoltà.
Emma, una vita in prima linea
Addio a Emma Bonino, una delle politiche italiane più conosciute, leader del Partito Radicale, battagliera dentro e fuori le istituzioni. Una donna tenace, sempre in prima linea per i diritti delle donne, l’autodeterminazione, i diritti umani universali e la laicità dello Stato. Ricoverata in terapia intensiva per problemi respiratori, è morta ieri a Roma, all’età di 78 anni, dopo aver combattuto contro il cancro al polmone sinistro che l’aveva colpita nel Gennaio 2015. Risale a quel periodo l’uso del turbante per coprire la perdita dei capelli a causa delle cure oncologiche. Di fatto era diventato un suo segno distintivo, vario e colorato. Non sapevo che avesse avuto in affido due bambine, Rugiada e Aurora, figlie di due donne diverse che per circa quattro anni vissero con lei, chiamandola mamma. “Mi hanno fatto sentire buona, utile, necessaria”. Il suo animo era grande, quanto la sua passione politica. La trovavo ‘vera’, nel senso che era coerente tra il dire e il fare, anche se non condividevo tutto il suo pensiero. Il legame ideologico con Pannella, a suo tempo mi aveva affascinato. Oltre il credo politico, ammiravo la sua presenza senza trucchi, mettendoci sempre la faccia, una caratteristica apprezzata anche dagli avversari. A proposito di diversità – lei era atea – mi ha intenerito l’incontro in sedia a rotelle con Papa Francesco che andò a trovarla, nella sua casa di Roma, quasi due anni fa. Due grandi tanto diversi eppure così vicini, “Più credente di tanti cristiani, un esempio di libertà e di resistenza”. L’incontro storico con Papa Wojtyla, Giovanni Paolo II in Vaticano risale al 13 febbraio 1986, con oggetto la malnutrizione e lo sterminio per fame nel mondo. I funerali di Stato martedì in Campidoglio, alle 12.30
