AstroSamantha

Oggi voglio parlare di una donna speciale, nel senso che fa un lavoro straordinario, l’astronauta ed è pure mamma di due figli: Samantha Cristoforetti, 45 anni, nata a Milano e originaria di Malé (Trento) dove cresce, laureata presso l’università degli studi di Napoli, “la donna delle stelle”. Il primo lancio il 23 novembre 2014, oggi torna nello spazio a bordo della capsula Crew Dragon Freedom, a otto anni dalla sua prima missione. Quella odierna si chiama Minerva, in omaggio alla dea guerriera “che incarna la forza d’animo, la tenacia e la disciplina che ci sono richieste, così come la saggezza” (parole sue), durante la lunga permanenza in orbita di sei mesi, durante i quali Samantha lavorerà a decine di esperimenti scientifici, insieme con altri tre colleghi. Il ritorno sulla Terra è previsto per settembre. Tutti gli astronauti hanno messo la loro firma su un muro vicino alla rampa, come vuole la tradizione. Prima di entrare nella navicella, AstroSamantha – come viene affettuosamente chiamata – ha mandato un bacio ai piccoli figli, un maschio e una femmina. Mi fermo su questo dettaglio per esprimere tutta la mia ammirazione per le donne che hanno saputo/potuto fare altro, oltre che le madri. E non è che ignori cosa comporti il ruolo genitoriale, specie se sostenuto dalla condizione di single, come nel mio caso. Con l’età e l’esperienza sul campo mi sono persuasa che non è sempre positivo donarsi completamente a un unico ruolo, perché si corre il rischio di diventare accentratrici, quando non autoritarie. Del resto in natura l’accudimento dei cuccioli dura poco, e se non se la cavano alle svelte l’alternativa è l’abbandono. Il mio punto di vista è opinabile, ma trovo saccenti e presuntuose quelle nonne che scavalcano le figlie nell’educazione dei nipoti di cui si occupano, riproponendo sempre lo stesso trito modello di mamma/donna di casa. Quando la casa è il mondo intero. Talvolta anche la luna!

Generosità calpestata

Nel contenzioso tra genitori e figli, solitamente sono dalla parte dei figli. Tuttavia ci sono situazioni in cui mi è impossibile non partecipare per il genitore. Come nel fatto di cronaca nera successo a Bergamo, dove un imprenditore di Grumello, Anselmo Campa, 56 anni, è stato ammazzato dall’ex fidanzato della figlia, di cui usava la Renault Clio rossa che non intendeva restituire. Negli articoli che ho letto, la vittima viene descritta generosa, tant’è che aveva offerto un lavoro da operaio al ragazzo 25enne, nato in Italia da immigrati marocchini, riservandogli trattamento di favore. Poi la storia con la figlia maggiore era terminata e la macchina a lei intestata era stata chiesta indietro, addirittura venduta a un nuovo proprietario del circolo Arci di Grumello. Ma Luca Makka (vero nome Hamedi El Makkaoui) non voleva separarsi dalla “piccola bestia”, come chiamava l’auto. Pare che avesse da restituire altri prestiti all’imprenditore, descritto come un uomo tranquillo, buono, accomodante. La cosa che mi impressiona è la generosità calpestata, l’assurdità di una vita spezzata per mantenere il possesso di un bene altrui, considerato proprio. Di solito i padri, gelosi delle figlie, tendono a ostacolarne le relazioni amorose, mentre in questo caso era avvenuto il contrario, lodevole ma ritortosi contro la vittima. Un pensiero di profonda pietà va anche alla figlia, privata del padre per mano del ragazzo con cui aveva condiviso un percorso di vita, il quale ha pure inscenato di essere addolorato. Chissà se la sfortunata ragazza si fiderà di altri pretendenti…cosa che le auguro, dopo opportuna selezione. Il signor Anselmo non diventerà mai nonno e il suo mancato genero non guiderà più la “piccola bestia” incolpevole della sua assurda bestialità.

Mesto 25 aprile

Giornata importante per noi il 25 aprile, ma da un paio di mesi è come se il nastro della storia si fosse riavvolto e fermato al tempo delle imboscate e dei bombardamenti dell’ultima fase della seconda guerra mondiale, chiamata Resistenza. Ora però serpeggia il timore che la guerra in corso tra Russia e Ucraina abbia tempi lunghi e non si intravede la fine. Ogni giorno scorrono immagini di distruzione e di morte, vecchi che si stringono al cane, passeggini svuotati, condomini distrutti. Mi torna in mente la poesia di Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968; Nobel per la Letteratura 1959) Milano, agosto 1943 che inizia così: Invano cerchi tra la polvere,/povera mano, la città è morta./ Il poeta descrive la desolazione cui fu sottoposta la città, dove lavorava nel settore editoriale, bersaglio di una serie di bombardamenti da parte degli alleati anglo-americani. Purtroppo la storia si ripete. Seguo la cerimonia odierna all’Altare della Patria, luogo simbolo della Resistenza e mi chiedo cosa provino il nostro Presidente della Repubblica, le autorità, i civili allora coinvolti e chi nacque dopo quegli eventi, che ora drammaticamente si ripetono altrove, non lontano da qui, dove mi auguro venga concessa almeno una tregua, per consentire ai sopravvissuti di lasciare i bunker e ai bambini costretti nel ventre della acciaieria di uscire a giocare alla luce. Forse è chiedere troppo, considerata l’escalation del conflitto. Però non posso gioire per la Liberazione conquistata dai nostri nonni e padri 77 anni fa, sapendo che eventi parimenti drammatici si stanno rinnovando in Europa (e anche fuori d’Europa). Considerata il vecchio continente, una parte di Europa risulta dura di comprendonio. Non resta che attendere che rinsavisca, con l’aiuto del Cielo.

Magnifici 80 anni!

Oggi compie 80 anni Barbra Streisand (Brooklyn, 24.04.1942), una donna per me mitica: cantante, attrice, compositrice, regista e produttrice cinematografica statunitense. Nel corso della carriera lunga sei decenni, ha vinto numerosi premi, tra cui 52 dischi d’oro e 31 di platino. Diva partita dal nulla, è impegnata anche politicamente, vista la sua attività di grande sostenitrice del Partito Democratico con grandi raccolte di fondi. L’anno scorso ha pubblicato il suo ultimo album, “Release Me 2” e ora è impegnata a finire la sua autobiografia. Una carriera inimitabile e una voce inconfondibile. Oltre alle indubbie qualità artistiche, deve avere un carattere di ferro, che le ha consentito di esibire con orgoglio il naso importante e i denti storti. Di lei mi piace ricordare l’interpretazione del brano “Woman in love” e quella del film drammatico “Pazza”, del 1987 con Richard Dreyfuss (una squillo di lusso uccide un cliente), che a suo tempo mi impressionò parecchio. Interessante la vita dell’artista, che 15enne perde il padre, stimato professore e si diletta a imitare i divi che vede in televisione. Curioso: madre e zii tentano di dissuaderla dal cantare, per il suo aspetto ritenuto non particolarmente gradevole. Il che è incredibile, considerato che diventerà un vero e proprio “sex symbol”. Da ultimo, pensarla mentre scrive la sua autobiografia a ottant’anni è incoraggiante, perché tutto si può ancora fare in età avanzata, se benedetti da mente e salute. Un bell’esempio di creatività che induce a valorizzare ogni momento della vita, compresi i difetti fisici. Grande Barbra, lunga vita a te e a chi ti assomiglia! 🌷 ,

Arte e Libertà

Nessun paese esiste senza cultura: sono le profetiche, a mio dire, parole espresse da un artista ucraino all’ingresso del padiglione riservato al suo Paese, alla vigilia dell’inaugurazione della Biennale d’Arte, la 59esima. Vi espongono 213 artisti di 58 nazioni (di cui 26 italiani), con una presenza femminile record, pari all’80%, dato che la curatrice Cecilia Alemanni evidenzia. Il titolo di questa edizione è: “Il latte dei sogni” che mi fa pensare a qualcosa di rassicurante come il latte, ma anche immaginifico, come il sogno. Scopro che il titolo si rifà a un libro di favole di Leonora Carrington (1917 – 2011), artista surrealista che descrive un mondo magico dove la vita viene costantemente reinventata attraverso l’immaginazione. Apertura al pubblico da oggi 23 aprile fino al 27 novembre 2022. Mai avuto il piacere di parteciparvi. Scopro che il biglietto costa parecchio e per visitare tutti i padiglioni ci vorrebbero due giorni. Vedo alcuni video sul web. Non ho la cultura idonea per giudicare, ma non distribuirei a pioggia il mio assenso. Diciamo che sono vicina a quanto espresso da Marco Goldin e letto sul quotidiano un paio di giorni fa: “Se un’opera d’arte merita, allora scatta la stellina. Per arrivare a tre, che è il massimo nella sua scala di apprezzamento deve essere un capolavoro”. Curioso, anch’io durante le interrogazioni a scuola usavo lo stesso sistema di valutazione. Goldin, classe 1961, trevigiano ha curato oltre 400 esposizioni e le sue parole, per me valgono oro. Al di là di cosa vedere alla mostra, avendone la possibilità, ritorno al pensiero iniziale dell’importanza della cultura per ogni paese. “La tirannia teme il potere dell’arte” è emerso dal discorso di Zelensky a Venezia. Dati i tempi tempestosi, l’arte a sostegno della libertà è importante. Fondamentale a tutela della Pace.

Pro Madre Terra

Giornata mondiale della Terra 2022 (per l’esattezza Giornata Internazionale della Madre Terra): dal 1970 si celebra ogni anno il 22 aprile, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera; è la più grande manifestazione ambientale dedicata al Pianeta. Nata come movimento universitario, ogni edizione ha il suo tema. Quello di questa edizione, che è la 52esima, è: Investire nel nostro Pianeta (= Invest In Our Planet), che fa amaramente sorridere, pensando alla guerra in corso in Ucraina, e chissà dove. Leggo che, per proteggere il nostro Pianeta, servono energie nuove e parole nuove, atte a rinnovare anche il mondo del turismo, dov’è in crescita l’interesse verso esperienze di viaggio più sensibili all’ambiente. Mi viene in mente che era gettonata a scuola una traccia per svolgere il compito di Italiano che diceva all’incirca così: Cosa faresti conoscere ad un amico lontano, in visita nel tuo ambiente? In realtà la traccia era molto più articolata, ma finalizzata a fare emergere bellezze sconosciute. Ritengo che l’amore per l’ambiente si veda soprattutto dai comportamenti rispettosi. Ma si esprima anche attraverso l’arredamento. A proposito mi capita stamattina di andare a Pederobba, per farmi sostituire delle lenti: in pratica adattare alla vecchia montatura che ormai fa parte di me le lenti di un paio di occhiali di riserva. Il posto si chiama LIÒ FACTORY STORE sulla feltrina, che avevo frequentato in precedenza. In questa circostanza, dovendo attendere una ventina di minuti per il trasferimento delle lenti da un occhiale all’altro ho avuto modo di apprezzare l’arredamento, che utilizza molto legno chiaro un po’ dovunque: sugli espositori delle montature, sugli specchi, sui tavoli e sui sedili, sul “recinto” per bambini attrezzato di matite colorate e un pupazzetto artigianale… In fondo alla sala, la gigantografia di un paesaggio montano reca la seguente scritta: Nulla di ciò che costruiamo è più bello di quello che troviamo in natura. Condivido in pieno la frase e mi sembra opportuno valorizzarla oggi che è la Giornata della Madre Terra. Complimenti a chi l’ha creata e a chi ne condivide lo spirito. Esco indossando gli occhiali rinnovati e la soddisfazione di condividere un bene comune.

Buonsenso in vacanza

“Il buonsenso potrebbe risolvere molte cose”, è il pensiero di un un vigile del fuoco sull’incidente accaduto il giorno di Pasquetta sul lago di Braies (Bolzano): 14 persone cadute in acqua, per il cedimento della sottile lastra di ghiaccio dove si erano avventurate per scattare o farsi scattare una foto. Tra queste, un bimbo di solo sette mesi che di certo non aveva deciso di posare. Ah, i numerosi cartelli dissuasori sono stati ignorati e il salvataggio dei malcapitati (più adeguato chiamarli incoscienti) ha richiesto l’intervento dei sommozzatori. Mi auguro che le vittime del bagno fuori stagione vengano adeguatamente sanzionate. Il posto è fra le perle delle Dolomiti, famoso anche per essere il set cinematografico naturale della serie televisiva “Un passo dal cielo” con Terence Hill. Mi chiedo: ma non era sufficiente godersi lo spettacolo naturale, senza rischiare di finire nel lago ghiacciato? I turisti in gita non si portano dietro il buonsenso? Resto allibita da tanta leggerezza, giustifico in parte solo chi si è avventurato d’istinto ma non equipaggiato per prestare soccorso agli sprovveduti, restando a sua volta intrappolato. Se il lago potesse parlare, ne avrebbe di richiami da fare, e potrebbe arrabbiarsi di brutto, perché la natura va rispettata ma non provocata. Anche se una ritorsione comunque è avvenuta contro le incaute scarpe sulla superficie cristallina del lago. Immagino che qualcuno degli avventati turisti avesse in mano il telefonino, che avrà subito un bagno devastante, azzerando le foto-ricordo. Oppure no, così avrà un documento su cui riflettere per rinsavire.

Pace o condizionatore?

Oggi domenica delle Palme, la settimana prossima sarà Pasqua. Stamattina c’è il sole, ma la temperatura è assai bassa. Ieri, sulla Marca trevigiana è imperversato un temporale da spavento, in cui sono stata in parte coinvolta: nubi nere, raffiche di vento, pioggia fitta e poi grandine. Ero in auto in prossimità di casa, incerta se fermarmi o procedere sotto il diluvio: ho scelto la seconda opzione e con il cuore in gola ce l’ho fatta. In casa mi sono tranquillizzata. Dopo la pensione, è diventata il mio rifugio e importa poco se attrezzato o meno di tutti i comfort. Se è bel tempo e la temperatura lo consente, sto fuori in giardino, oppure in casa con la stufa accesa d’inverno e gli scuri accostati d’estate. Di rado accendo il clima, versione umidificatore, installato su richiesta di mio figlio qualche anno fa. A proposito di climatizzatore, torna a proposito la domanda del premier Draghi: “Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?” che appartiene, a mio dire al genere delle domande retoriche, cioè con la risposta scontata, perché è ovvio che sia gettonata la pace, anche se una minoranza remerà contro. Giusto sul quotidiano leggevo poco fa che serpeggia il malumore tra gli artigiani del settore termo-idraulico, addetti ad installare i sunnominati ausilii. Credo nella buonafede di Draghi e nel giustificato malumore della categoria coinvolta. Sospetto che dovremo tutti tirare la cinghia, tirando fuori vecchie abitudini e strumenti diventati obsoleti, come il cappello di paglia, il parasole, indumenti non sintetici per ripararci dalle eruzioni cutanee dovute al solleone…sempre che ci visiti! L’estate scorsa non abbiamo sudato poi tanto. Non mi dispiace pensare di praticare il risparmio, rivitalizzando vecchi indumenti e adottando accorgimenti che usava mia nonna Adelaide, friulana doc: un esempio di autentica resilienza, in tempi durissimi che non si devono ripetere.

Il popolo rom e la libertà

8 aprile: Giornata Internazionale dei Rom, scelta per ricordare il primo congresso mondiale del popolo rom, che si tenne a Londra nel 1971, per celebrare la cultura di questo popolo e fare conoscere i problemi che incontra nei vari Paesi. Ringrazio Martina che me lo ha ricordato. Il termine Rom significa uomo nella lingua romanì (che è la lingua dei Rom) e la loro bandiera è una ruota rossa in campo azzurro (che rappresenta il cielo) e verde (che rappresenta la terra). La ruota invece allude al continuo migrare dei popoli nomadi, che sono tanti: un gruppo numeroso è quello dei Sinti; poi ci sono i Camminanti, i Kalè, i Gitani e molti altri. La loro è una lunga storia. I loro antenati vivevano nel nord dell’India. Erano nomadi e si mantenevano facendo i musicisti, i giocolieri, addestrando gli animali e lavorando i metalli. Poi si spostarono verso l’Europa, dove si dispersero nei vari Paesi, diventando presto il capro espiatorio di ogni evento negativo. Durante la seconda guerra mondiale furono internati nei campi di concentramento dove 500.000 di loro furono uccisi. Fatto un po’ di ripasso storico, adesso dico la mia: provo una grande ammirazione per ciò che rappresenta questo popolo in termini di unità e indipendenza. La figura della zingara mi ha sempre affascinato, tanto che da bambina preferivo il costume di gitana a quello della stucchevole fatina con la bacchetta magica. Non a caso anni addietro ho scritto un lungo racconto, intitolato FLAMENCO THERAPY con protagonisti artisti di strada, che spero di ampliare nel prossimo futuro, magari trasformandolo in romanzo. La fisarmonica, strumento che suonano con maestria, mi è cara: l’ha suonata mio figlio da ragazzino e la strimpello anch’io, in periodi particolari. Adesso che ci penso, ho vinto un paio di gare di tango sulle onde della fisarmonica, strumento caro agli zingari (per me la parola zingaro è piena di ritmo e di movimento). Il concetto di libertà è bene rappresentato dal popolo nomade che convive serenamente con la natura e gli animali. Un paio d’anni fa, in paese aveva fatto sosta un carrozzone condotto da cavalli, casa viaggiante per una numerosa famiglia di artisti, che si esibivano la sera su un prato. Ho anche parlato con una giovane mamma coi lunghi capelli neri e l’ampio sorriso, in cui mi sono identificata. Anche se è durato solo un paio di giorni.

Costruire la Pace

5000 casi di presunti crimini di guerra. Lo sento alle sette, dalla voce della giornalista del Tg1 mentre la collega comunica con il linguaggio dei sordi in un angolo dello schermo. La UE vara nuove sanzioni contro la Russia, il quinto pacchetto. Al Consiglio di sicurezza dell’ONU ieri Zelensky ha chiesto di espellere la Russia per i crimini che vengono negati. Il sindaco di Mariupol dice: “Siamo oltre la catastrofe umanitaria”. Crimini di guerra oppure contro l’umanità? È un quesito che risolverà – forse – la Commissione costituita per indagare cosa effettivamente è avvenuto in Ucraina. A me, ignorante in materia, non sembra la domanda più importante da fare. Anzi, più che domande e conferenze servirebbero risposte e proposte operative. Sono desolata di navigare a vista, cerco di filtrare ciò che vedo e sento. Un esempio: in paese un signore molto anziano che si sposta con un monociclo a motore ha accolto in casa tre persone fuggite dall’Ucraina, compiendo un grande atto di generosità. La titolare del bar che frequento mi ha detto che le ha confidato la tristezza/sofferenza che gli procurano le tre ospiti in preda al pianto e alla nostalgia per la loro terra martoriata, anche se hanno salvato la pelle. Più volte mi sono chiesta come mi sarei comportata io, in caso di aggressione, ma tuttora non saprei rispondere con risolutezza. Ecco, ammiro molto l’amore che gli Ucraini dimostrano per gli animali, il grande coraggio, anche delle donne che abbracciano le armi, la capacità di reinventarsi del presidente Zelensky…non so quanto durerà il loro calvario, cosa troveranno al rientro, se torneranno a casa. Al momento provo una grande pietà e mi auguro che la guerra finisca al più presto. Temo però che la speranza, ultima dea non basti. Esemplare il monito dei nostri saggi vecchi, ricordato ieri da Antonietta: “Chi vive di speranza, muore disperato!”.