Oggi15 Maggio, Giornata Internazionale delle Famiglie, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993, per approfondire i temi che riguardano l’istituto familiare. Argomento su cui mi sento inadeguata a discorrere. In Italia le famiglie sono oltre 26 milioni, di cui oltre un terzo costituito da persone sole. Mi limito a dire che il termine ‘famiglia” deriva dal latino familia, legato a famulus (= servo, schiavo) e nell’antica Roma indicava l’insieme dei servi e dei beni di un patrimonio, per estendersi poi a tutte le persone sottoposte all’autorità del pater. Il mio punto di vista è che nell’istituto attuale, sia sopravvissuto qualcosa dell’impianto originario, per cui evito di scendere nei dettagli. In ogni caso sono favorevole ai sentimenti, anche se non codificati in contratti. A togliermi dall’impasse giunge propizio il buon Gianni Rodari, autore della poesia La famiglia Punto-e-virgola, contenuta in Filastrocche in cielo e in terra (Einaudi, 1960). Il testo mette il buonumore e pertanto lo trascrivo. C’era una volta un punto/e c’era anche una virgola:/erano tanto amici,/si sposarono e furono felici./Di notte e di giorno/andavano intorno/sempre a braccetto./”Che coppia modello -/la gente diceva -/che vera meraviglia/la famiglia Punto-e-virgola”./Al loro passaggio/in segno di omaggio/perfino le maiuscole/diventavano minuscole:/e se qualcuna, poi,/a inchinarsi non è lesta/la matita del maestro/le taglia la testa.// Attraverso la metafora della punteggiatura, Rodari sottolinea l’importanza dell’armonia che si realizza anche tra persone diverse (nel migliore dei casi).
Categoria: Attualità
Fiori e vandalismo
Di solito pago le bollette prima della scadenza, ma non quella dell’acqua per cui oggi è l’ultimo giorno ‘buono’. Decido di uscire presto per provvedere, ma Giove Pluvio scarica catinelle dal cielo che sembra un nubifragio. In attesa che il temporale si risolva, decido di ricavare delle talee dal Pothos che ho in studio, con dei rami attorcigliati attorno alla mia coppa di Laurea e a quella di Tango, espressioni dell’impegno giovanile riposto nel titolo accademico e nel ballo preferito. Ho chiesto a mio figlio, bravo con le piante verdi e mi sono documentata. Il Pothos è una pianta d’appartamento rampicante, con foglie cuoriformi spesso variegate di bianco o giallo, eccellente purificatore d’aria. Ho presenti due piante in un negozio che sono strepitose, con rami lunghi oltre due metri. Io non mi aspetto altrettanto, anche perché sono più portata per i fiori. Comunque mi attivo e metto in diversi vasetti dei rami che fisso con delle forcine per capelli (!). Nel mentre smette di piovere ed esco, per pagare la bolletta dell’acqua. Sosta al bar dove mi colpisce l’articolo che riguarda un atto di vandalismo sui fiori, accaduto a Conegliano: sono stati strappati i fiori dai vasi appesi sul ponte, parte dell’arredo urbano. Una signora li ha raccolti e rinvasati: veramente lodevole! Anche il Comune le riconoscerà l’atto di civiltà, mentre mi auguro sprofondi/sprofondino nella vergogna chi si è macchiato di vandalismo contro un bene pubblico. Sono due facce della stessa medaglia che fanno riflettere. Ieri sono stati abbattuti per motivi di sicurezza i tre pioppi, perfettamente sani che la mano di un vandalo aveva segato in prossimità dell’area giochi di Monigo, un quartiere di Treviso. Piante e fiori agiscono come antidepressivi naturali. Ma i vandali che si sfogano incivilmente lo ignorano!
Potere dei libri
Sul settimanale il venerdì di Repubblica leggo l’articolo di Stefania Parmeggiani “Lettere dal carcere. Con amore”. Premetto che da giovane laureata in Lettere avevo considerato la possibilità di poter insegnare in carcere, poi accantonata. Successivamente ho conosciuto una collega che frequento tuttora che in carcere ha lavorato per parecchi anni. Questo giustifica il mio interesse per l’argomento trattato nell’articolo, che sintetizzo: dalla corrispondenza tra un ragazzo condannato come scafista e una professoressa nasce il libro Perché ero ragazzo (Sellerio, € 17), vincitore del Premio Terzani, con la motivazione “Una storia esemplare di dignità e di coraggio”. I protagonisti sono Alaa Faraj e Alessandra Sciurba. Alaa studiava Ingegneria a Bengasi ed era una promessa del calcio libico. Arrivato ventenne in Italia nel 2015 su un barcone con oltre trecento persone , di cui 49 muoiono soffocate nella stiva, Alaa viene accusato e condannato a trent’anni come scafista. In carcere studia e scrive a mano la sua storia, lettera dopo lettera, da cui nasce il romanzo. La professoressa, docente di Filosofia del diritto ed ex Presidente dell’ong Mediterranea lo conosce durante un laboratorio sui diritti umani e dice: “Le sue lettere erano straordinarie, per contenuto e per lingua. Riusciva a esprimere concetti profondi con grande semplicità ed efficacia”. Dopo la presentazione del libro arriva la grazia parziale che cancella oltre la metà della pena residua (è in corso una procedura di revisione del processo) e l’amore. Infatti i due convoleranno a nozze a giugno, anche se la notizia doveva restare riservata. Sui social si sono scatenati i leoni da tastiera che non credono alla bontà della storia. Io credo al potere di riscatto della cultura. Non so se i libri possono cambiare la vita. Nel caso di Alaa di sicuro. Non mi stupirei che da questa storia partita male e finita bene nascesse un film.
Mamme e Fiori
Quando scende la sera, prima di ritirarmi in casa faccio un giretto per il giardino che mi regala sempre qualcosa: una rosa e una fragola è l’ultimo bottino. Sembra poca cosa, ma la Rosa Cristoforo Colombo di colore arancione è stupenda e la fragola molto buona. Temendo che piova, taglio la prima Peonia con annesso bocciolo e ne faccio un bel centrotavola. Mio figlio ha tagliato l’erba così mi godo la zona verde pulita e ordinata come una tovaglia appena stesa. Verso le ventuno sotto il pergolato di Glicine si accendono le lucine al led che sembrano lucciole e un grillo inizia a cantare. Ho dei buoni motivi per stare bene a casa mia, diventata un mio prolungamento. La zona è equidistante tra la piazza e il camposanto dove guardano i due portici, perciò posso spaziare verso il settore che preferisco, quello rivolto ai campi, bordato dai papaveri. A proposito di fiori, maggio è il mese delle rose e oggi è la festa della mamma. Mi viene spontaneo ricordare il titolo del mio penultimo libro, Dove i Germogli diventano Fiori dato che i figli sono come dei fiori, non solo quelli di chi li ha partoriti, ma anche quelli degli altri, attenzionati da insegnanti o educatori. Di recente ho dedicato un post al fondatore della Comunità Exodus, don Antonio Mazzi, 96 anni che si sente ‘padre’ di centinaia di giovani accolti e amati. Mi dissocio invece dalla pubblicità che incensa oltremodo la figura materna, sottostimando il sacrificio che il ruolo richiede. Pertanto sono favorevole a meno esibizionismo, anche verbale e più attenzione al ruolo di genitore, sia padre che madre. Le carinerie sono sempre gradite, fiori compresi. Purché non servano a colmare un disimpegno a lungo termine. Un grato pensiero a tutte le mamme, specie a quelle che se ne sono andate. 💐
Morire in crociera
Fare un viaggio in crociera credo sia il sogno di molte persone. Risale al luglio di vent’anni fa quello che feci con mia mamma alle Isole Greche, con la nave Costa Victoria. Mi è rimasto un tenero ricordo, custodito in una album di belle foto scattate aBari, Santorini, Rodi, Dubrovnik. Se chiudo gli occhi, rivedo ancora la scia di schiuma della nave in navigazione e risendo il dondolio notturno in cabina, la numero 12203, una esperienza immersiva indimenticabile. Purtroppo talvolta il diavolo ci mette la coda e il sogno si trasforma in tragedia. Come è successo di recente alla Mv Hondius dove è esploso l’hantavirus che ha causato la morte di tre persone e otto infettati dal contagio, compreso il medico di bordo che ha assistito i malati, rimasto per alcuni giorni tra la vita e la morte prima di riprendersi. Gli olandesi deceduti avevano partecipato a un’escursione nei pressi di una discarica dove si affollano uccelli e roditori. Il direttore dell’Oms Tedros Adhanom ha ribadito: “Non siamo di fronte al nuovo Covid” e sul quotidiano IL GAZZETTINO di Treviso un articolo titola “Test rapidi contro l’hantavirus”. Prendo atto del tentativo di tranquillizzare, ma personalmente mi preoccupa che i passeggeri abbiano contratto il morbo – per alcuni letale – durante un viaggio che doveva rappresentare il meglio di quanto desiderato. La precarietà è una costante, d’accordo però non mi capacito che la sfortuna sia sempre dietro l’angolo. Del resto gli antichi, alla parola sorte abbinavano due aggettivi contrapposti: secunda/favorevole o adversa/sfavorevole. Si muore per tante ragioni e anche senza ragione, pensiero credo attribuito al giudice Giovanni Falcone. Però che succeda in un momento di festa mi pare proprio una beffa.
Delitto e corruzione
Sono orripilata da quello che il ‘Caso Garlasco’ sta scoprendo. Cerco il significato dell’aggettivo ‘orripilato’: deriva dal latino horripilare (avere il pelo irto), per una reazione estrema di paura o disgusto, sinonimo di spaventoso, terrificante, riferiti alla corruzione dell’ex pm di Pavia Mario Venditti che avrebbe ricevuto una grossa parcella per favorire l’archiviazione di Andrea Sempio nella prima indagine. Secondo l’indagine bis, Sempio avrebbe colpito e ucciso Chiara Poggi per il rifiuto di un rapporto sessuale. Delitto avvenuto nella villetta di famiglia in via Pascoli a Garlasco in provincia di Pavia, il 13 agosto 2007. Nel mentre in carcere c’è il fidanzato della sfortunata ragazza, Alberto Stasi. Più volte ho pensato alla sofferenza strabordante inflitta ai genitori di Chiara per la riapertura del caso, una sorta di fine pena mai. Il mio malessere si sposta però sul coinvolgimento del padre di Sempio per mettere a tacere a suon di banconote accertamenti sul figlio. Perché lo ha fatto? Suppongo risponderebbe per proteggerlo (da un’eventuale condanna all’ergastolo). Allora mi sorge urgente una domanda più in generale: fin dove può spingersi un genitore, per coprire le malefatte di un figlio? In questo caso si tratta della soppressione violenta di una giovane donna che oggi avrebbe 45 anni che sarebbe ancora giovane. Non vorrei essere nei panni di Giuseppe Sempio, padre di Andrea, indagato per corruzione. Lasciamo perdere il pubblico ministero che ha intascato 20/30 mila euro sottobanco: di certo non fa onore alla categoria. Però al male estremo non si rimedia con il denaro. E nemmeno con il sotterfugio e la copertura. Con l’aggravante di sapere che un altro pagherà al posto dell’omicida.
Biennale tra arte e proteste
Sabato 9 Maggio apre al pubblico la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, più semplicemente Biennale d’Arte di Venezia. Si tratta di una delle più importanti manifestazioni d’arte al mondo, fondata nel 1895. Giorni fa, la Giuria Internazionale si era dimessa, a causa delle tensioni venutesi a creare tra giurati, Biennale e governo italiano riguardo la partecipazione russa. Il Presidente Pietrangelo Buttafuoco ha difeso l’autonomia della Biennale, definendola un “giardino di pace”, alludendo a quello che dovrebbe essere. La Presidente Giorgia Meloni ha confermato la linea di Buttafuoco che precisa: “A Venezia non abbracciamo le armi, prepariamo la pace… L’unico veto è l’esclusione preventiva, la censura anticipata”. Come dargli torto, se l’arte appartiene a tutti? Piuttosto mi rattrista che tra i 111 artisti selezionati per questa Edizione dalla curatrice camerunense Koyo Kouoh – confermati dallo staff dopo la sua scomparsa – non figurino artisti italiani. Possibile, nel Belpaese? Poco sostegno agli artisti italiani da parte di collezionisti e galleristi? La scelta della curatrice ha privilegiato oltre misura l’arte africana? Pare che esperti, critici e operatori del mercato dell’arte non siano stupiti del disastro, da collegare a uno scadimento generale. Non sono un’esperta, ma percepisco che c’è qualcosa di vero nel tratteggiare un quadro a tinte fosche in un periodo di crisi. Ho degli amici artisti. Mi rammarica sapere che i loro sforzi non siano attrattivi ed adeguatamente riconosciuti. Mia zia paterna, Maria Cusin (1918 – 2005) era una ritrattista. In casa ho alcune sue opere. Dubito che in vita ne abbia vendute, ma considero un patrimonio quelle che allietano le mie stanze.
Pavone…e pavoneggiarsi 🦚
Abito in prossimità del camposanto, con distesa di campi a vista, poco distante dalla piazza del paese. Pomeriggio festivo abbastanza tranquillo, con tubare di tortore e abbaio di cani in lontananza. Qualche trattore in attività inquina il silenzio. Se non picchia il sole, il mio canarino canta e mi godo la lettura sotto il portico. Non so come reagirei se abitassi a Punta Marina, località balneare in provincia di Ravenna dove oltre un centinaio di pavoni crea disagi ai residenti con rumori continui e danni alle proprietà, in particolare rompendo le tegole sui tetti. Per inciso, il mio tetto è appena stato ‘revisionato’ ma dopo decennale usura e non c’entrano i pavoni. Il verso del volatile, simile a uno stridulo o grido acuto si chiama paupulo ed è un elemento di disturbo soprattutto durante il periodo degli amori. Serve per attirare le femmine…e anche le telecamere, come è stato raccontato dal programma di Rai1 “La Vita in Diretta”. I residenti si dividono tra pro e contro. Io non so da che parte starei e mi concentro sul pavone. Originario della Persia, è considerato un animale solare e rappresenta Gesù come luce del mondo. La ruota rappresenta il cielo stellato. Come racconta Sant’Agostino, la sua carne rimane sempre fresca, senza mai inputridire. Le penne della coda sono simbolo dell’universo e la loro estensione pari a quella dell’anima. In India è considerato animale sacro e re dei volatili. In epoca medievale, il pavone assume diversi significati, un simbolismo derivante dalla sua bellezza. Quando fa la ruota diventa simbolo di vanità, per il suo comportamento esibizionistico. Da qui nasce l’espressione ‘pavoneggiarsi’, ma sono sicura che il bellissimo uccello lo fa “in buona fede”.
Il “Campione dell’impossibile”
Quando ho sentito la notizia che Alex Zanardi non è più tra noi sono rimasta veramente male. Non mi considero una sportiva e meno che mai se c’entrano motori e competizioni. Ma Alex era un campione di doti umane, innate e ampliate dopo i drammi capitatigli nel corso dell’attività sportiva: l’incidente in Germania del 2001 (16 operazioni) che gli costò l’amputazione delle gambe e quello con l’handbike del 2020. Atleta di Formula 1 e Atleta Paralimpico, dotato di un sorriso spiazzante, possedeva una carica umana invidiahile. Giustamente IL GAZZETTINO gli dedica in prima pagina il titolo “Zanardi, addio uomo-coraggio”, una sorta di supereroe rinato dalle sue ceneri, sempre combattivo. “Scanzonato ed empatico, quando tutto sembrava finito trovava il modo di ripartire” afferma Luca Pancalli, ex Presidente del Comitato Italiano Paralimpico. Una persona che sapeva miscelare qualità agonistiche con qualità umane profonde. Del dottor Claudio Costa le intense parole: “Ha ridimensionato i contorni della mia anima” di medico e uomo. Aveva fondato l’associazione Obiettivo3, per il supporto agli atleti disabili. Sopravvissuto a due incidenti quasi mortali, è diventato un simbolo di autentica resilienza. Si racconta con Gianluca Gasparini nel libro Volevo solo pedalare…ma sono inciampato in una seconda vita, edito da Rizzoli. Un appassionato della vita e dello sport. Nato a Bologna, viveva da circa vent’anni a Noventa Padovana, che lo piange con bandiere a mezz’asta. Ricoverato in una struttura di lungodegenza padovana è morto a 59 anni per un malore improvviso. Martedì i funerali nella basilica di Santa Giustina a Padova. Viva ammirazione per l’uomo e l’indomito sportivo.
Lavoro e soldi
La rubrica di Don Antonio Mazzi sul settimanale OGGI che leggo sotto il casco è dedicata al lavoro, quello che dà o dovrebbe dare soddisfazione, indipendentemente dai soldi. Già il titolo parla chiaro: “Il lavoro? Conta più dei soldi” e il sottotitolo condensa il pensiero del famoso sacerdote ed educatore: “Spero non sia tardi per insegnare ai nostri figli che non ci si laurea o non si dirige un’azienda solo per guadagnare o arricchirsi. Altrimenti c’è il rischio di inaridirsi”. Ricordo che don Mazzi, 96 anni compiuti a novembre è il fondatore di Exodus, la comunità terapeutia nata nel 1984 a Milano e considera figli suoi quanti ricorrono alle sue cure per rimettere ordine nella vita. L’articolo pubblicato sembra però rivolto più ai genitori che ai figli, dato che “Vige la dittatura del denaro… e spesso la ricerca ossessiva del guadagno è a scapito della bellezza e dei valori”. Temo che il quadro sia realistico e non ho argomenti per dissentire, anche se esistono le eccezioni. Conosco dei bravi ex studenti che hanno anteposto la soddisfazione del fare al guadagno. “Di disoccupazione si può morire, ma si può morire anche a causa di occupazioni che riempiono i granai delle nostre case ma svuotano gli angoli delle nostre anime”. Ovviamente non si vive di aria. Il lavoro, un qualunque lavoro svolto con efficienza serve per la propria sussistenza e quale contributo alla comunità. Magari accantonando il pregiudizio che sia indispensabile un titolo di studio superiore per essere considerati. Oggi come oggi, fa più fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro un laureato rispetto ad una persona non qualificata. Dato confermato dalla difficoltà a trovare un artigiano, pur pagato profumatamente. Nel mondo attuale, c’è posto per tutti, purché sia chiara la scala dei valori.
