La drammatica notizia dell’attentato alle Torri Gemelle arrivó come una saetta, mentre andavo dal veterinario per far sterilizzare il cane Luna. Era l’11 settembre 2001, venticinque anni fa, impossibile dimenticare. L’attacco terroristico coordinato dal gruppo di al-Qaida contro gli Stati Uniti provocò quasi 3000 vittime, ma si muore ancora per Ground Zero. Ground Zero a New York è l’area del nuovo complesso del World Trader Center sorta al posto delle Torri Gemelle. Il sindaco di New York Zohran Mamdani segnala “Aria tossica, c’era amianto”. Le conseguenze dell’esposizione alla polvere, al fumo e alle sostanze tossiche sprigionate continuano a mietere vittime. Oltre 57mila le certificazioni per tumore. Il numero delle persone morte per malattie correlate all’11 settembre ha ormai superato quello delle vittime degli attentati del 2001. Un aggiornamento angoscioso che si aggiunge alle notizie catastrofiche della crisi climatica e delle guerre in corso. Tra i saluti mattinieri, segnalo quello con le stelle alpine e la didascalia di Fabrizio Caramagna: La stella alpina ci insegna che le cose più belle nascono sul bordo degli abissi. 2977 droni luminosi – uno per ogni persona uccisa – hanno illuminato il cielo sopra il porto di New York, ricreando le Torri Gemelle a grandezza naturale. Durante la commemorazione dell”11 settembre, a Ground Zero sono vietati i comizi e i discorsi politici, una restrizione introdotta ufficialmente nel 2012 dalla fondazione che gestisce il Memorial e il Museum. Più che doveroso rendere omaggio alle vittime e mantenere intatto il loro ricordo. 🙏🌻
Categoria: Attualità
Il cervello, questo sconosciuto 🧠
Sono annichilita dalla morte di Lorena Isceri, 45 anni, gettata dall’ex da un cavalcavia giovedì 3 settembre, dopo averla rapita e chiusa nel bagagliaio. La cosa che mi turba profondamente è sentire che Federico Vella, il suo ex è assassino, era in cura psichiatrica da 15 anni (pare visto due volte negli ultimi due anni). Con un tempismo tardivo, prima di buttarsi dal cavalcavia ha scritto alla madre di lei “Tua figlia è morta”, alla sua “Ho combinato un casino”, sui social “Addio a tutti”. Lorena era di Squinzano, nel Salento dove parecchi anni fa fui ospite della mia amica Liliana. Un posto così bello, per un funerale tanto acerbo e crudele, oggi alle 17, nella chiesa di Maria Regina. Un doppio filo mi lega a questo dramma: ho trascorso delle belle giornate a Squinzano; troppe morti precoci costellano la mia vita, anche se per suicidio e non omicidio. Non bastano le dita di una mano, per contenerle tutte. Penso alle vittime e ai familiari delle vittime. Dopodiché mi interrogo sul cervello. Durante il programma pomeridiano Diario del giorno, un ospite – presumo specialista – ha fatto vedere un modellino di cervello, dicendo che è la cosa più importante che abbiamo, invitando ad averne cura. Parole sante. Ho l’impressione che ci sia ancora molta strada da fare per comprendere il funzionamento dell’organo principale del sistema nervoso che controlla pensieri, emozioni, movimenti e funzioni vitali del corpo. Chiamato materia grigia, mente, testa, intelletto rappresenta il 2 % del peso corporeo, eppure consuma circa il 20 % dell’ossigeno e dell’energia totale. Produce abbastanza elettricità da accendere una piccola lampadina, pesa circa 1300 grammi e ha una consistenza morbida simile a un budino, paragone che addolcisce il tutto. Se struttura e aree sono note, sfugge il comportamento insano di certi soggetti che commettono violenza contro se stessi e gli altri (anche se in cura psichiatrica).
Benvenga la poesia
Ultimo breve giro in bicicletta. Domani riprendo la palestra, in sala pesi, con temperature mitigate, si spera. Non mi dilungo su questo argomento, perché non voglio “Dar fuoco alle polveri”, espressione di ambito militare antico usata per indicare l’inizio delle ostilità che io uso in senso figuratio. Non conosco nessuno che gradisca grondare di sudore per le temperature eccezionali, causa di danni fisici e psicologici. Al momento non resta che adattarsi, aggrappandosi a qualcosa di bello, tipo la poesia. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha svelato che la sua poesia preferita è L’infinito di Giacomo Leopardi. La conoscenza della lingua italiana è posta al centro delle nuove indicazioni nazionali, grazie anche al ritorno delle poesie a memoria alle elementari. A mio modesto avviso è una buona cosa, se la poesia viene proposta, di parere contrario se imposta. Da scolara e poi studente ho sperimentato entrambe le modalità e devo dire che il gradimento non è mai andato a braccetto con l’imposizione. Ritengo di avere una buona memoria, ma per altre ragioni. Anch’io ho apprezzato il Leopardi, di più il Foscolo, anche per il temperamento. Se dovessi raccomandre un autore moderno, direi Umberto Saba, semplice e profondo insieme. Il suo Canzoniere è un po’ io mio ‘vangelo’; modello le mie poesie sulle sue, perché anch’io scrivo versi, in alternanza alla prosa. La poesia si distingue dalla prosa per l’uso di un linguaggio che mira a trasmettere emozioni, riflessioni e stati d’animo con un linguaggio non quotidiano. Tuttavia non deve essere troppo ricercato, per non disorientare il lettore. Questo è un mio pensiero, D’altronde c’è posto per tutti. Mi appagano i miei lettori e grazie a chi mi chiama Poetessa.
Se il caldo non molla, siamo freschi!
Autunno meteorologico? Come, dove, quando, perché sono le domande chiamate anche le 5 W del giornalista: Who/Chi? What/Che cosa? When/Quando? Where/Dove? Why/Perché? Quando insegnavo, le proponevo ai miei alunni come schema per la presentazione sintetica di un brano o di un romanzo letto. L’autunno meteorologico inizia ufficialmente il primo di settembre di ogni anno e non coincide con l’autunno astronomica che inizia con l’equinozio, di solito intorno al 22 o 23 settembre. Bando a queste precisazioni, le temperature attuali di settembre sono come quelle di Luglio, di circa 10 gradi superiori a quelle ritenute ‘normali’ per questo periodo. Costretta a trascorrere il tempo in casa, non posso godermi un po’ di scoperto perché fuori è un forno. Il mio Glicine fa ombra a se stesso è non viene visitato neanche dai gatti che si allungano sul porfido a Nord, oppure sul pavimento alla veneziana in sala. Fuori discussione le visite, la gente non si muove, salvo i giovani – sovente chiassosi – a sera inoltrata. Mi aggrappo alla buona notizia: tra mercoledì e giovedì una forte perturbazione atlantica dovrebbe determinare un sensibile calo delle temperature, nell’ordine di 7 – 10 gradi. Tuttavia non sono da escludere temporali anche intensi, grandinate e forti raffiche di vento, come effetto collaterale dello scontro tra aria fresca e quella fortemente riscaldata. Siamo freschi, concedetemi la battuta. Il modo di dire ha radici ironiche legate al concetto di fresco. La prima testimonianza scritta risale a Dante Alighieri nel canto XXXII dell’Inferno. Riferendosi ai dannati imprigionati nel lago ghiacciato di Cocito, Dante usa la frase “là dove i peccatori stanno freschi”. Noi siamo imprigionati nel caldo e un po’ di ghiaccio ci farebbe bene.
“Inno alla Vita”
“Inno alla Vita” A metà mattina mi trovo in cucina ad affettare zucchine con la mandolina, per preparare il pranzo: parmigiana di zucchine, pietanza su cui mi sto impratichendo. Accendo il televisore sul primo canale dove stanno trasmettendo A Sua Immagine, dedicata a Madre Teresa di Calcutta (Skopje, 26 agosto 1910 – Calcutta, 5 settembre 1977), beata e santa. Sul calendario, ieri era riportato “santa madre Teresa di Calcutta” e avevo pensato di dedicarle un post. Quando insegnavo, durante l’ora di Poesia più volte ho dettato e condiviso con gli studenti i suoi pensieri. Anzi, in un raccoglitore ho custodito diverse sue poesie che fanno ancora scuola, sebbene a scuola non insegni più. Un classico è “Inno alla Vita” La vita è un’opportunità, coglila./La vita è bellezza, ammirala./La vita è beatitudine, assaporala./ La vita è un sogno, fanne una realtà./ La vita è una sfida, affrontara./ La vita è un dovere, compilo./La vita è un gioco, giocalo./ La vita è preziosa, abbine cura./ La vita è una ricchezza, conservala./La vita è amore, godine./La vita è un mistero, scoprilo,/ La vita è promessa, adempila./La vita è tristezza, superala./La vita è un inno, cantalo./La vita è una lotta, combattila./ La vita è un’avventura, corrila./La vita è felicità, meritala./La vita è la vita, difendila./Molto attuale, a mio dire anche “Trova il tempo” e “Solo per donne fenomenali” che lascio ai contatti interessati rivedere. Madre Teresa ha ricevuto il Nobel per la Pace nel 1979 per il suo grande aiuto ai più poveri tra i poveri. I pensieri e i testi che le sono attribuiti, dal punto di vista accademico forse non sono vera poesia. Ma hanno un valore morale e spirituale indiscusso.
Attualità del ventaglio 🪭
Ho appena (ri)sentito il meteo: caldo ovunque, temperature elevate. La sesta ondata è già in movimento. Un passaggio veloce al bar, per una scorsa al quotidiano mi stava lasciando a bocca asciutta quando mi attrae un breve articolo che si collega con l’annuncio meteorologico: A settembre va di moda il Ventaglio di Alda Vanzan, nella pagina dedicata alla cultura del Gazzettino. La giornalista scrive che sul tappeto rosso della Mostra del Cinema di Venezia: “I ventagli sono gli articoli più gettonati, ma soprattutto i gadget più apprezzati: all’Italian Pavilion ne hanno regalati di colore blu, al party di Variety hanno fatto di meglio con i mini ventilatori a batteria omaggiati al centinaio di invitati”. Orbene, ho già parlato del ventaglio in un post recente, ma ci ritorno volentieri. Ne possiedo uno molto bello, acquistato di passaggio in Sicilia durante una crociera, ormaii vent’anni fa. Lo tengo tra gli oggetti cari, perché mi ricorda mia mamma con cui condivisi l’avventura. Per quanto riguarda l’etimologia, il termine ventaglio viene dal francese antico êventail che a sua volta proviene dal verbo éventer (fare vento) derivati dal latino ventus (vento). Nato nell’antico Egitto e in Asia, simboleggia l’eleganza e lo status sociale. Strumento di seduzione e comunicazione, tra il Settecento e l’Ottocento in Europa le donne di corte lo usavano per scambiarsi messaggi segreti in codice. Oggi la comunicazione verbale non è ben messa, forse per abuso di messaggeria e dipendenza informatica. Non sarebbe male prendere in considerazione il ventaglio, “accessorio senza tempo” per avviare qualche laboratorio allo scopo di riconciliarci con il passato, con la mente rivolta al futuro. 🪭
Animali grandi e piccoli
Quando ritiro la voliera, verso le venti i canarini sono già posizionati sul posatoio. Nell’erba un grillo pare addormentato, non più disposto a far parte del coro come nelle settimane scorse. Del resto la stagione vira verso l’autunno, anche se le temperature si mantengono assai elevate. Non è ancora tempo di fare bilanci, però ho adottato misure di sopportazione del caldo umido mai messe in atto prima, come bere tanta acqua aromatizzata con succo di limone. Come noi, anche gli animali soffrono per il caldo, quelli domestici e quelli selvatici. In un panorama piuttosto ‘ardente’ mi scuote la notizia di un lieto evento. Nel Parco Natura Viva di Bussolengo, in provincia di Verona, un ippopotamo di nome Camilla dopo otto mesi di gravidanza ha partorito, all’età record di quasi 55 anni il suo 15esimo figlio. Camilla è l’ippopotama più anziana d’Europa e mi fa molta simpatia. Nonostante il nome greco significhi “cavallo di fiume” non è imparentato con i cavalli, ma condivide un antenato comune con le balene. È uno dei mammiferi terrestri più grandi del mondo, dopo l,’elefante e il rinoceronte. Può pesare tra 1,5 e 3 tonnellate (non so il ‘cucciolo’), di notte esce dall’acqua per brucare l’erba. Animale molto territoriale, viene considerato tra i più pericolosi e aggressivi d’Africa. Non sarà così per Camilla che ha generato una numerosa figliolanza. Mi piacerebbe sapere chi se ne occupa e che futuro avrà questo suo ultimo nato in cattività. Negli Anni Ottanta l’ippopotamo Pippo era la mascotte dei bambini associato alla vendita dei pannolini. Ricordo vagamente la canzoncina Pippo l’ippopotamo., mentre riemerge Pippo non lo sa, grande successo radiofonico degli Anni Quaranta, cantata dal Trio Lescano. Quel Pippo però non era un ippopotamo.
Potere della condivisione
Il male non guarda in faccia nessuno, nemmeno i politici ancorché giovani o quasi. Mi riferisco al 48enne Alessandro Di Battista, deputato M5S dal 2013 al 2018 e a Dario Franceschini, 67 anni, senatore del Pd e già ministro della Cultura. Alessandro Di Battista, ricoverato d’urgenza a L’Avana (Cuba), in seguito a un probabile aneurisma cerebrale, attende che i medici diano il via libera al trasporto in Italia con un velivolo messo a disposizione dall’Aeronautica. “Si parla di domani o dopodomani” leggo nell’articolo a pa. 11 del CORRIERE odierno. Sulle pagine dello stesso quotidiani, ieri Dario Franceschini ha confessato: “Ho il Parkinson ma non volevo parlarne per la vergogna. Non isolatevi, continuate a vivere”, dichiarazione che gli fa onore, considerato che quando lo seppe nel 2020 “è stata una botta tremenda”, come suppongo per chiunque abbia la notizia di una grave malattia. Il giornalista Vincenzo Mollica combatte con la malattia da più di un decennio. Ha espresso ammirazione per Franceschini, riconoscendo che “I giorni difficili ci sono, ma il dialogo porta speranza”. È quello che penso anch’io, pur nel rispetto di come ognuno decida di vivere momenti di fragilità, parlandone oppure comunicandolo. La scelta non deve essere facile. Franceschini ci ha messo sei anni e mi auguro che sia stato liberatorio. Il Parkinson è una patologia neurodegenertiva cronica e progressiva che colpisce il sistema nervoso centrale, compromettendo soprattutto il controllo dei movimenti. Uno studio dell’Ateneo padovano per individuare le prime spie della malattia autorizza a sperare che “Si potranno sviluppare nuove cure”. Nel mentre è salutare parlarne e condividere.
Scienza e coscienza
Provo a combinare due titoli a carattere scientifico che leggo sul settimanale OGGI, sperando che mi venga in aiuto qualche esperto del settore che non è il mio. Il primo titolo pone un quesito: “Lo scioglimento dei ghiacciai libererà virus e batteri di migliaia di anni fa?” cui risponde il ricercatore Maurizio Azzaro, sostenendo che trattasi di un’ipotesi reale, ma remota. “L’obiettivo è studiare l’archivio microbico del passato, e reperire nuove risorse genetiche. Queste ultime potrebbero trovare applicazione nelle biotecnologie e in diversi settori industriali, tra cui quello farmaceutico”. Giusto ieri ho postato la foto del ghiacciaio inviatami da Manuel, stupendomi dell’assenza di ghiaccio. Sarebbe gradito un intervento esplicativo. Il secondo testo è il servizio della divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti, introdotto dal titolo: “Antibiotici inutili? C’è un rimedio”. Noto ora che entrambi gli scritti interrogano il lettore, in genere poco introdotto alla Scienza. Per quanto ne capisco, la strada per arrivare a un farmaco è lunga. Qualche ricerca con l’intelligenza artificiale sembra essere promettente “Ancora una volta è chiaro che le nuove tecnologie possono cambiarci la vita in meglio, ma il loro utilizzo va attentamente sorvegliato”. Quindi Scienza e Prudenza devono andare a braccetto. Intravedo il richiamo alla Aurea mediocritas di Orazio, famoso poeta dell’età augustea (Venosa, 8 dicembre 65 a.C. – Roma, 27 novembre 8 a.C.), autore delle Odi/Carmina, delle Satire/Sermones, delle Epistole/Lettere in versi e degli Epodi/poesia di ispirazione polemica e aggressiva. Magari la risposta sta nella combinazione delle varie scienze, sotto il controllo dell’intelligenza umana. Chi vivrà vedrà!
Strada e pallone
Da qualche giorno leggo di un attrito tra i sindaci dell’Alta Marca, riguardo cartelli stradali che avvertono di bambini che giocano in strada. Stamattina sul quotidiano IL GAZZETTINO mi soffermo sull’articolo: Cartelli e bambini, scoppia lo scontro sul gioco in strada, che vede divisi i sindaci e l’opinione pubblica sul tema della sicurezza stradale e del diritto al gioco. Tutto è partito dall’iniziativa del sindaco di Farra di Soligo Mattia Perencin di fare installare cartelli che invitano gli automobilisti a rallentare perché “I bambini giocano ancora per strada”. Vero che la prudenza non è mai troppa, ma non mi risulta che la strada – per quanto secondaria o periferica – sia da considerarsi luogo per giocare. Non mi considero una “bacchettona” ma mi è capitato tempo fa di prendere posizione al riguardo. Davanti al mio cancello dei ragazzini giocavano a pallone che più volte finiva dentro la mia proprietà, con richiesta di restituirglielo. Una, due, tre volte… finché mi sono scocciata e ho affisso un cartello con scritto Vietato Giocare a Palla davanti al Cancello di entrata e uscita con l’auto. La cosa che mi ha sconcertata è stata la reazione dell’agente di polizia locale contattato, di media età che seraficamente ha confidato che anche lui da ragazzino giocava in strada e che Via dei tigli dove abito non è trafficata. Di recente sono stati affissi dei divieti di sosta, col buon senso da estendere anche al divieto di giocare in strada. Abito a Castelcucco dal 2000. Da allora molte cose sono cambiate, anche a livello di urbanizzazione. Ci sto bene, ma non vorrei che il rispetto del codice stradale variasse in rapporto alle vie. Inoltre esiste il campo sportivo e altre zone idonee per giocare. Non solo a calcio. E meno male che nel recente Campionato Europeo di Ginnastica Artistica di Zagabria abbiamo potuto applaudire parecchi giovani atleti azzurri in differenti discipline.
