Imprudenza, madre di disgrazie

“L’imprudenza è la madre delle disgrazie” è il modo di dire che più si addice a commentare il fatto letto stamattina sul quotidiano che sintetizzo: 19enne polacco si butta dalla seggiovia con gli sci direttamente sulla neve e filma la bravata. Miracolosamente non si fa male, viene multato con 150 euro, per l’uso scorretto dell’impianto di risalita. È successo a Palafavera (Belluno), il 21 febbraio scorso. Il giovane ha spontaneamente consegnato il video del suo gesto agli agenti che invitano ad adottare un “comportamento prudente e responsabile” durante le attività sciistiche. Suppongo che volesse postare il video sui social. Non so se lo spericolato ragazzo conosca i Promessi Sposi, soprattutto la parte finale dove Renzo e Lucia riflettono sulle esperienze fatte, comprese le disavventure che il compagno si è andato a cercare, concetto che si sposa col detto di apertura. Dati alla mano, la precarietà del vivere è una costante e la signora con la falce miete vittime ovunque, anche tra i giovani. Ma comportarsi in maniera incosciente, per avere dei like sul telefonino mi sembra aberrante, parola che ha un sinonimo in assurdo. Da ultimo, mi spiacerebbe che l’imprudente giovanotto fosse in località turistica montana per una vacanza premio, magari in compagnia dei genitori in baita, al riparo da catastrofici esperimenti. Spesso i genitori sono gli ultimi a conoscere gli eccessi dei figli. Speriamo che l’autore di questa bravata paghi di tasca propria la multa. In fin dei conti neanche troppo salata.

Un umanoide in cucina

Un umanoide in cucina? Mi andrebbe benissimo, ma non potrei permettermelo, circa 16.000 dollari il robot G1 della cinese Unitree (più economico un umano vero). Sento al telegiornale un servizio dedicato agli ‘umanoidi’ dotati addirittura di pelle e muscoli. Roba da non credere. Nel 2025 arriveranno quelli domestici. Per la cronaca, il primo robot umanoide è stato costruito in Giappone nel 1973 e sapeva solo camminare in modo semi-statico. Oggi ogni campo del vivere moderno ha a che fare con l’automazione. Cito solo l’ambito ospedaliero, dato che sono stata operata ‘in robotica’ all’anca, lo scorso aprile dal dottor Giovanni Grano, con esito più che soddisfacente. Per robot industriali, la Cina batte tutti e l’Italia è al sesto posto con 11.500 robot, più di Taiwan e della Francia. L’industria manifatturiera italiana risulta essere tra le più automatizzate, ma anche la vita di tutti i giorni ne trarrà beneficio. Però si profila anche il rovescio della medaglia, se succederà che entro il 2040 ci sarà il 25 % in meno dei posti di lavoro. Ogni rivoluzione ha la sua contropartita: il danno o il beneficio non va attribuito alla macchina in sé, ma all’uso che se ne fa. Questo era ciò che dicevo ai miei allievi quando parlavo della Rivoluzione Industriale che ebbe anche i suoi detrattori: l’operaio Ned Ludd reagì violentemente all’introduzione delle macchine nell’industria e da lui derivò il movimento del luddismo che venne represso duramente con 17 operai condannati a morte. Io sono per la moderazione, la famosa aurea mediocritas dei Latini, bendisposta a godere del progresso, purché non diventi invasivo. Non è una scelta di comodo, ma di equidistanza tra due estremità. In cucina ci sto da sola. Non vorrei che un robot mi preparasse il pranzo. Piuttosto vado al ristorante (gestito da persone che conosco). .

“Viva la Vita” contro la guerra

Terzo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, attualità dolorosa che mi opprime. Rubo le parole di un lettore che scrive alla rubrica PER POSTA di Michele Serra nel settimanale il venerdì: “…forse stiamo assistendo, consapevoli o meno, a una mutazione genetica della specie Homo sapiens sapiens in Homo sapiens malvagius” a sostegno della tesi che le lezioni della storia malvagia sono penetrate nel Dna di milioni di individui. Nella risposta il direttore della rubrica sottolinea che: “Abbiamo cercato di emanciparci dalla cultura tribale originaria” ottenendo conquiste frutto di una innegabile evoluzione, anche se “è sempre stato così”, riguardo all’odio di fondo. Per uscire definitivamente “dalle spelonche dalle quali proveniamo” non rimane che la fiducia, per meglio dire la speranza che, prima o poi, il bene prevalga sul male. Nel mito del vaso di Pandora, la speranza è l’ultima ad uscire, da cui l’espressione latina “Spes Ultima Dea”, da intendersi spes come risorsa. San Paolo va oltre, coniando il detto: “Spes contra spem” = la speranza contro ogni speranza che io semplifico in essere speranzosi per iniettare speranza. A occhio e croce, non ci vuole tanto per comprendere come il dilagare del male sia un problema atavico. I soldati russi e ucraini morti nel conflitto tutt’ora in corso sono moltissimi, difficile considerare attendibili le cifre che giungono da ambe le parti. Invece la distruzione prodotta dall’apparato militare entra dal video nelle nostre case. Ed è solo uno dei 56 conflitti che coinvolgono, più o meno direttamente 92 Paesi nel pianeta. Cifre da brivido. Avrei bisogno di una terapia di speranza a lungo termine. Intanto ascolto il brano di Francesco Gabbani: “Viva la vita”. 🍀

Topo Gigio, una boccata di ossigeno

Oggi è domenica, intendo stare sul leggero. Olly, il giovane vincitore del festival sanremese non parteciperà all’Eurovision Song Contest a Basilea il prossimo maggio dove andrà Lucio Corsi, il secondo classificato. Il brano “Volevo essere un duro” ha ricevuto il premio della critica “Mia Martini”, grandissima interprete il cui ricordo mi strugge. Però voglio soffermarmi su Topo Gigio che ha cantato con il toscano “Volare/Nel blu dipinto di blu” durante la serata delle cover ed è stato un momento poetico. Il pupazzo creato da Maria Perego nel 1959, conosciuto in molti Paesi del mondo è più vivo che mai. Mi sono interrogata su chi gli dia la voce ed ho fatto una breve ricerca. Si sono alternati nel tempo: Domenico Modugno (1959 – 1960), Peppino Mazzullo (1961 – 2006), Davide Garbolino (2005 – 2009), Leo Valli (dal 2000) Claudio Moneta. La cosa stupefacente è che Peppino/Giuseppe Mazzullo (Messina, 6 giugno 1926), a 99 anni lo ‘interpreta’ ancora, come ho visto in una recente intervista al telegiornale. Il maestro vive tra le colline di Messina, dove si è ritirato dopo la pensione. Attore e doppiatore italiano, deve la notorietà alla voce dolce e alla risata contagiosa date al pupazzetto che ha accompagnato l’infanzia di numerose generazioni. Lui stesso racconta con emozione com’è nata la voce di Topo Gigio e la sua “strapazzami di coccole”. I miei complimenti al venerando doppiatore, ma anche a Lucio, giovane e originale cantautore che ha duettato con lui. Una boccata di ossigeno.

“C’è chi mi voleva morto…”

Il Papa che scherza sulla sua salute è molto umano. Ricoverato da sette giorni al Policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale su una bronchite asmatica, Papa Francesco non ha perso il proverbiale ottimismo, recepito anche dalla Premier Giorgia Meloni, andata ieri a fargli visita. Sento la rassegna stampa mattutina e mi strappa un sorriso quanto dice il Santo Padre: “C’è chi mi voleva morto e pensava già al Conclave, ma sto bene”. Le sue condizioni cliniche sono stazionarie, in lieve miglioramento. Il malato riposa e legge quotidiani. Non è una novità che Papa Francesco sia circondato da nemici, dentro e fuori casa. Non so se ci sia una vera e propria congiura contro il pontefice, di sicuro il suo ruolo fa gola a molti detrattori. Non sono una vaticanista. Dal punto di vista religioso, mi considero laica e Papa Bergoglio mi piace per diversi motivi: è diretto, umile, nato in Argentina da emigranti piemontesi, ama il tango, fa telefonate inattese, scrive libri e viaggia molto, nonostante gli acciacchi e l’età avanzata, 88 anni. Durante il suo pontificato, ha compiuto 47 viaggi apostolici in 66 diverse nazioni, senza contare le visite pastorali ‘in casa’. Il 26 dicembre 2024, giorno di Santo Stefano, Papa Francesco ha aperto la Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia, evento impensabile nella storia dei precedenti giubilei. A mio dire, è il Papa giusto per i nostri giorni, senza paludamenti e svenevolezze da monarca. Che incorra talvolta in errori – mi riferisco alla frase shock contro i gay nei seminari -:me lo rende ancora più umano. Gli auguro di rimetterersi in salute e di continuare a stupirci con i fatti e con le parole. Lunga vita a Papa Francesco!

5 anni fa, di questi giorni

Preferirei scrivere un pezzo leggero, ma non posso sottrarmi dal ricordare un evento che ci ha sconvolto, a livello individuale e planetario. Il 23 gennaio 2020 inizia il primo lockdown di massa della storia a Wuhan (Cina). Era di questi giorni, cinque anni fa quando venne identificato in Italia il “paziente zero”, un 38enne di Cologno. Nel giro di tre giorni si arriva a 325 casi confermati. E’ l’inizio della prima devastante ondata per l’Italia, cui si tenta di porre rimedio con il lockdown nazionale a partire da domenica 8 marzo. L’11 marzo2020 l’OMS dichiara lo stato di pandemia, sappiamo com’è andata. Bisognerà attendere il 14 dicembre 2020 perché venga approvato il primo vaccino contro Covid-19 e l’inizio del contrasto al contagio. L’Istituto Fondazione Veronesi riassume il primo anno di pandemia in 10 date da ricordare. La fine dell’emergenza sanitaria, scoppiata poco più di tre anni prima sarà dichiarata dall’OMS il 5 maggio 2023, con la precisazione che “non è più un’emergenza globale” ma il virus resta una minaccia alla salute, e alla parola ‘salute’ aggiungerei i due aggettivi ‘fisica’ e ‘psichica’. E’ disponibile sul web una tabella riassuntiva dei casi e dei morti in Europa. Mi permetto una considerazione personale, senza entrare nel merito della gestione dell’evento. Mi sono sottoposta al vaccino anti covid con titubanza e fiducia di fare la cosa giusta, mentre il pensiero andava alle migliaia di vittime. Molti si sono salvati, altri hanno combattuto con gli effetti del vaccino e qualcuno è mancato proprio a causa del vaccino. La scienza non ha la sfera di cristallo e l’essere umano è mortale. Sposterei l’attenzione su chi resta e sull’opportunità di valorizzare ogni attimo della vita. A livello di relazione, prevale l’isolamento – soprattutto di giovani e anziani – che non è una bella cosa. Forse dobbiamo ancora guarire del tutto da un brutto momento che ci ha privato di persone e di emozioni. Ce la faremo, se c’è la volontà di andare oltre.

L’enciclopedia Treccani compie 100 anni

Il 18 Febbraio 1925 Giovanni Gentile e Giovanni Treccani fondano a Roma l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, comunemente nota come La Treccani, la più famosa enciclopedia in lingua italiana. Pertanto oggi è il centenario di questa famosa istituzione, La Treccani, considerata la più importante impresa editoriale italiana, in ambito culturale. Molti personaggi di rilievo nel panorama scientifico e culturale – italiano e non – hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, che all’esordio contava 35 volumi. Oggi sono 58, rilegati in pelle con fregi e incisioni in oro: circa 55.000 pagine e 32.500 illustrazioni, con oltre 8.300 tavole fuori testo, a colori e in bianco e nero. Da ragazzina, ricordo i rappresentanti porta a porta di enciclopedie varie, mai acquistate perché potevo consultare i tomi al liceo e in biblioteca. Ho frequentata abbastanza quella di Bassano del Grappa dove mi rifugiavo a scrivere da docente, durante il giorno libero. La parola SILENZIO rivestiva i pilastri della sala lettura, una ‘musica’ per la mente che tutt’ora mi è difficile ricreare. Impagabile anche il piacere di consultare un volume dove cercare informazioni: l’odore della carta, il formato della pagina, la cura dei dettagli, l’atmosfera protettiva del lavoro, interrotta appena dal rumore di una sedia spostata, oppure da un colpo di tosse. Frequentare la biblioteca dovrebbe essere un obiettivo didattico da proporre non saltuariamente, bensì d’abitudine per favorire la vicinanza tra il lettore/ricercatore e l’immenso patrimonio culturale esistente. Con buona pace della tecnologia che possiamo ospitare in casa, ma senza il corollario emozionale che la cultura ha spalmato durante il suo percorso. La carta ha un sapore unico e irrinunciabile.

“Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro” (Leonardo da Vinci)

Oggi 17 febbraio si celebra in Italia la Giornata Nazionale del Gatto, scelta oltre 30 anni fa, almanaccando sul numero romano XVII che anagrammato dà la parola VIXI in riferimento alle 7 vite attribuite al felino. Questa ricorrenza viene celebrata in date diverse in Paesi diversi, mentre la Giornata Internazionale del Gatto è l’ 8 Agosto. Anche i gatti hanno una protettrice: Gertrude di Nivelles, monaca benedettina del VII secolo nota per la sua profonda pietà. I gatti erano uno dei soggetti preferiti di Leonardo da Vinci, grande osservatore della natura che diceva: “Anche il più piccola dei felini, il gatto, è un capolavoro”. La mia frequentazione dei mici parte da molto lontano, quando avevo pochi mesi ed è documentata dalle foto in bianco e nero scattate da mio padre in varie circostanze. Cresciuta con me, i gatti mi hanno sempre fatto buona compagnia. Ad alcuni mi sono affezionata di più: Briciola e Sky mi sono rimasti nel cuore. Con loro c’era un’intesa straordinaria. Attualmente vivo con tre felini, di cui parlo spesso: Grey, Pepita e Fiocco che mia nipote Cristina ha definito “Gli animatori del villaggio”, espressione felice che condivido. Ognuno si distingue per carattere e comportamento, come tra gli umani. In generale apprezzo del gatto lo spirito d’indipendenza, la leggerezza, la flessuosità, la curiosità, la cura del corpo. Se credessi nella metempsicosi, ovverosia nella trasmigrazione dell’anima – teoria cui si riferiva Platone – non mi stupirei di avere ereditato parecchio dello spirito di un gatto. Per completezza, ricordo che durante il Medioevo i gatti godevano di una pessima fama ed erano considerati consorti delle streghe, soprattutto quelli neri. Poverini dico io, così belli nei loro manti diversi. Per chiudere, saluto quelli delle mie amiche: Nerina, Viola, Lollymi, Giallo, Bigeta, Lupin, Mollie… Zeus e Max sono quelli dei vicini. Lunga vita ai gatti!

“La musica è bellezza” e molto altro

“L’Italia in difficoltà si rifugia nei sentimenti” è il parere di un ospite del programma mattutino dedicato al festival di Sanremo appena concluso. E meno male che vengono valorizzate le emozioni e l’interiorità. Olly, 23enne cantautore genovese ha vinto con il brano Balorda nostalgia che non mi dispiace. Poetico L’albero delle noci, il testo di Brunori Sas piazzatosi al terzo posto che avevo apprezzato già dalla terza serata. Il brano di Achille Lauro Incoscienti giovani è un carico di nostalgia. Quando sarai piccola, di Simone Cristicchi rimane insuperabile per il messaggio forte, sebbene guadagni ‘solo’ il quinto posto. Una botta di ottimismo Viva la vita di Gabbani. Meritava di più, a mio dire il brano Pelle diamante di Marcella Bella. Al di là dei risultati personali, questa 75esima edizione del festival ha goduto di ascolti elevatissimi. Ammetto che si è distinta per la sobrietà della conduzione, l’eleganza degli artisti ed il buon livello delle canzoni. Tra l’altro oggi è in corso il Giubileo degli Artisti e del Mondo della Cultura e la musica è un ponte che unisce, come ha ricordato Papa Bergoglio – ricoverato al policlinico per bronchite – videoconnesso durante la prima serata, sottolineando che “La musica è bellezza, è messaggio di pace, è un linguaggio che tutti i popoli parlano per raggiungere il cuore di tutti, può aiutare la convivenza”. In tempi travagliati anche politicamente, con l’espansione dell”individualismo favorito dalla pandemia credo che tornare all’introspezione possa solo fare bene. Inoltre la musica e il canto sono da sempre legati alla preghiera. Nella Bibbia si invita spesso a cantare. Anche Sant’Agostino diceva: “Chi canta prega due volte”.

Non “Sono solo canzonette”

Mi sveglio un po’ dopo il solito, perché mi sono ritirata tardi. Non sono una patita del festival di Sanremo che guardo ‘di profilo’ mentre faccio dell’altro in poltrona, tra una coccola al gatto e una chiacchiera al telefono. Dopo colazione, mi concedo un quarto d’ora di tg1mattina e riporto la frase che appare in sovrimpressione: Sanremo 2025, nei testi dominano amore e introspezione. Il che, se sarà confermato mi pare una buona cosa. Avrei voluto sentire Simone Cristicchi, perché il testo della sua canzone parla di alzheimer, il che richiede coraggio. Qualche critico (malevolo) la considera una furbata. Io condivido il pensiero del Santo Padre, apparso in videocollegamento per la prima volta al festival dove afferma che: “La musica è bellezza, è uno strumento di pace”, obiettivo sottolineato dalla performance delle cantanti Noa e Mura Awad, che interpretano Imagine di John Lennon in quattro lingue: arabo, ebraico, inglese, italiano per sottolineare l’importanza dell’inclusione. Cerco e trovo la canzone di Cristicchi, artista apprezzato anche per precedenti interpretazioni. Il brano presentato “Quando sarai piccola” risulta tra i primi cinque votati. E lo credo bene: ci vuole coraggio per parlare di un argomento come il decadimento mentale in età senile. Il cantautore cita la data 20.3.46 che suppongo corrisponda alla nascita di sua madre, colpita da emorragia cerebrale nel 2012. I versi finali sono particolarmente intensi: “Quando sarai piccola ti stringerò talmente forte/che non avrai paura nemmeno della morte./Tu mi darai la mano” che mi fa tornare in mente la poesia “La madre” di Giuseppe Ungaretti, composta nel 1930. Quasi un secolo tra i due testi, ma un coinvolgimento unico. È un vanto che al festival approdino testi che non “Sono solo canzonette” (testo del 1980 di Edoardo Bennato)