“Insieme si fa tutto” è il motto di Giampietro Nardi, 18O dipendenti dell’azienda Nardi di Chiampo (VI) operante nel settore dell’arredo giardini. Per il suo 80esimo compleanno ha rimpinguato la busta paga dei suoi dipendenti con 1500 euro. L’autore del mirabile gesto dice: “I dipendenti sono il vero capitale dell’azienda, il nostro successo è merito di ciascuno”. Un terzo dei dipendenti proviene da altre parti del mondo. Partito nel 1968 con le gabbiette per uccelli, nel 1990 passa agli arredi da giardino che vende in 132 Paesi del globo. Le figlie Floriana e Anna, amministratrici delegate dell’azienda gli hanno regalato il libro “Giampietro Nardi. State comodi”, Antiga Edizioni che racconta la storia di questo pioniere dell’arredo outdoor e contiene le dediche dei dipendenti. L’imprenditore vicentino si fa benvolere dai suoi dipendenti che l’anno scorso aveva portato alla festa del Redentore a Venezia su una barca noleggiata. Davvero una bella storia. Il mio giardino è contenuto e arredato, altrimenti gli comprerei volentieri qualcosa. Ad averne di imprenditori così: abili, tenaci e generosi. Partito dal basso e volato in alto, senza dimenticare le sue radici. Le gabbiette per uccelli degli esordi sono state premonitrici. Lunga vita a lui e complimenti anche ai dipendenti che se lo contendono.
Categoria: Attualità
Mariam, indomita fotoreporter
Commovente l’intervista al padre di Mairam Abu Dagga, la 33enne giornalista palestinese uccisa a Gaza, una dei cinque giornalisti uccisi da Israele in un raid sull’ospedale Nasser di Khan Yunis, nel sud della Striscia. Il suo ultimo servizio è stato sulla cerimonia funebre di due bambini uccisi da una bomba. Pochi minuti prima di morire, aveva parlato con il figlio 13enne, riparato negli Emirati con il padre. Il padre della fotoreporter la ricorda così: “Era coraggiosa e dolce, Mariam mi donò un rene, vorrei che ora vedesse le lodi al suo lavoro”. Il giornalista gli chiede di raccontare della figlia e lui risponde: “Sono padre di 11 figli, sei maschi e cinque femmine, ho cinquanta nipoti. Mariam era la mia ragazza speciale… le piaceva studiare ed è andata all’università. Dio abbia pietà di lei.” Salma Kaddoumi, un’amica della fotoreporter dice: “Ci si abitua a vedere la morte, ma non al male che fa quando si prende uno dei tuoi”. Mariam, consapevole del rischio che correva facendo il lavoro in una zona di guerra, aveva lasciato una bellissima lettera al figlio in cui scrive: “Voglio che tu tenga la testa alta, che studi, che tu sia brillante e distinto, che diventi un uomo che vale, capace di affrontare la vita”. Pietà e solidarietà per questa madre, figlia e indomita fotoreporter.
Il Papa del sorriso
Il 26 agosto 1978, il cardinale Albino Luciani, Patriarca di Venezia veniva eletto al soglio pontificio, col nome di Papa Giovanni Paolo I, in omaggio ai suoi predecessori. Ritorna ogni anno l’appuntamento del 26 agosto per ricordare la sua proclamazione a pontefice, servizio durato solo 33 giorni, uno dei più brevi della storia della Chiesa. Infatti morì improvvisamente il 28 settembre 1978. La sua morte, ufficialmente attribuita ad infarto, ha alimentato diverse teorie, secondo cui potrebbe non essere stata naturale.Chiamato il “Papa del sorriso” è stato proclamato Beato da Papa Francesco il 4 settembre 2022. Era nato a Canale d’Agordo (BL) il 17 ottobre 1912, in un contesto familiare e sociale semplice, ma ricco di valori. La mia amica Mariuccia è di Canale d’Agordo, dove sono stata a trovarla lo scorso settembre. In quell’occasione, ho visitato la casa natale di Papa Luciani, diventata ora casa – museo. Prima di entrare, nello spazio verde c’è una scultura di Carlo Balljana che rappresenta il Santo Padre sorridente, mentre sta per ricevere delle rose da una bambina. Accanto al gruppo, Mariuccia mi ha fatto delle foto che tengo care. A lato dell’ingresso, è ancora parcheggiata l’auto del pontefice, una 110 del 1960. Dell’interno, ricordo le scale strette e di legno per accedere ai vari piani, gli utensili da cucina, la sua stanza da letto… ma soprattutto l’atmosfera di grande serenità che aleggiava ad ogni passo. Perfettamente in accordo con il suo sorriso.
Notizia shockante
Ore 7.30 del mattino. Ho già fatto colazione, rifocillato i tre gatti (i canarini dopo), risposto ai primi messaggi. È domenica, non ho in programma nulla di straordinario. Mi concedo la prima pausa in poltrona relax davanti alla tivù, seguendo la rassegna stampa delle prime testate. La notizia bomba giunge dall’Avvenire: Un robot per la gravidanza artificiale, ovverosia una macchina che può portare in grembo un bambino…insomma: la gravidanza affidata alle macchine! Stupefacente che l’umanoide venga creato in Cina, dove si fanno sempre meno figli e la popolazione odierna è di quasi un miliardo e mezzo di persone, inferiore solo all’India che continua a crescere. Del resto la Cina ha sostenuto la politica del figlio unico – introdotta alla fine degli Anni Settanta – fino al 2013, mentre adesso si possono avere fino a tre figli. Stando così le cose, vorrei sapere perché mai intenda aumentare il tasso di natalità, magari tramite il robot. Mia madre faceva l’ostetrica e mi chiedo come avrebbe preso la notizia. Se deleghiamo le macchine a sostituirci perfino nel miracolo della gestazione, anche la pratica dell’utero in affitto mi sembra meno sconvolgente. Ho toccato questo tema nel mio ultimo lavoro RICAMI e LEGAMI. Le titubanze provate all’inizio si sono sciolte E disperse di fronte a questa notizia shockante.
Diavolo di un prete!
Diavolo di un prete: don Antonio Mazzi mi stupisce sempre. Dalla sua rubrica PECCATI E PECCATORI del settimanale OGGI parla della “Carovana 40” nata quarant’anni fa a Milano nell’ambito del Progetto Exodus, un percorso fisico, ma anche un viaggio di trasformazione sociale. In sintesi, si tratta di un progetto educativo di recupero e prevenzione delle dipendenze e del disagio sociale, fondato negli Anni Ottanta da don Antonio Mazzi, quasi 96 anni (nato a Verona il 30 novembre 1929). Il sacerdote, noto per il suo impegno nel recupero di giovani con problemi vari, si esprime con piglio giornalistico e la consueta simpatia. “Questi ragazzi sono la testimonianza che anche dai percorsi perduti si può rinascere. Intanto, però, il mondo di fuori ci parla di guerra, distruzione, disperazione”. Definisce la Carovana una “provocante” avventura, un invito a cercare strade diverse, anche se difficilmente percorribili. In un video, don Mazzi ricorda che Cristo è stato un grande camminatore. Riferendosi a se stesso Egli ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita”. A quarant’anni dalla prima esperienza, 15 tra ragazzi ed educatori si sono rimessi in sella alle loro biciclette e hanno già percorso tutto il Nord, per arrivare in agosto a Roma, proseguire poi verso la Sicilia e rientrare a Milano a fine settembre. Quattro mesi in bici per l’Italia, per aiutare chi è in disagio. L’estate dei bravi ragazzi è motivo di speranza.
Tempo al tempo
Non sapevo nulla della statua della sirena, in piazza Rita Levi Montalcini a Monopoli, in provincia di Bari. Forse mi era arrivato qualcosa, subito archiviato perché ritenuto poco o zero interessante. Il giornalista Luigi Garlando la ritira in ballo nel suo “Dialogo con una figlia” nel settimanale OGGI, a seguito del concorso di bellezza “Miss Mascotte” legato a “Miss Italia” in Campania, vinto da una 13enne. Prima di entrare nel merito della questione, preciso che l’opera è stata realizzata dagli studenti dell’lstituto d’Arte Luigi Russo un paio d’anni fa ed è dedicata al mare. Rappresenta una sirena decisamente formosa che ha già suscitato ilarità e polemiche. Non mi stupisce che gli studenti abbiano pensato a una donna del loro immaginario, piuttosto che alla scienziata cui è dedicata la piazza. Da parte mia, sono contenta di avere un figlio maschio adulto. Se avessi avuto una femmina, le cose non sarebbero state diverse, perché avrei in ogni caso coltivato il dentro, rispetto al fuori. Nella rubrica leggo: “La mamma di quella ragazzina la porta ai concorsi di bellezza da quando aveva 7 anni”, comportamento che conferma il detto “La mela non cade mai lontano dall’albero”. D’altronde la Montalcini affermava: “Le donne che hanno cambiato il mondo, non hanno mai avuto bisogno di ‘mostrare’ nulla, se non la loro intelligenza”. Comunque, all’organizzatore locale del concorso è stato revocato il mandato, perché le candidate devono avere 17 anni.Tempo al tempo!
Palla al centro
“Palla al centro” è l’espressione usata da Costanza Calabrese, conduttrice del programma “4 di sera News” per dire che comincia qualcosa, a proposito del vertice alla Casa Bianca, definito da alcuni show, da altri strategia politica. Non sono affatto un’esperta, la sensazione è che sia cambiato qualcosa nella diplomazia mondiale e che l’Occidente si sia finalmente ‘svegliato’. Sul seguito c’è da sperare che finalmente si trovi un accordo, compresa la proposta della nostra Premier Giorgia Meloni di estendere l’articolo 5 della Nato all’Ucraina. Sono andata a vedere di che si tratta: è il pilastro dell’Alleanza Atlantica, i cui Paesi membri “concordano che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nel Nord America sarà considerato un attacco contro tutte”. L’Ucraina non è tra i 32 Paesi della Nato, ma la Meloni ha proposto di estendere le garanzie previste dal suddetto articolo all’Ucraina, proposta che Trump ha fatto a Putin nel summit di Anchorage di Ferragosto. La Meloni si è rivelata mediatrice fra il Tycoon e gli europei, finalmente riuniti attorno allo stesso tavolo. Il seguito è da vedere, non sarà semplice né rapido. Ma almeno si sono smosse le acque. Trump, Zelensky e Putin dovrebbero incontrarsi in un summit a breve, forse a Ginevra. Intanto la Russia continua a bombardare l’Ucraina. Dopo la preghiera dell’Angelus a Castel Gandolfo, Papa Leone XIV prega “perché vadano a buon fine gli sforzi per fare cessare le guerre e promuovere la pace disarmata e fisarmante”. E noi con Lui. 🙏
Palio, un evento emozionante 🏇
Palio di Siena, un evento ad alta tensione emotiva. Seguo la diretta su LA7 verso le 19.30 di sabato 16 Agosto, incollata al video e ansiosa per cavalli e cavalieri. Premetto che apprezzo molto il cavallo, animale indomito che invidio per la bellezza, la possenza e l’indole non arrendevole. Invidio mia nipote che ne mantiene uno a distanza. Si chiama Egoist. Certo non è facile tenerlo in casa come un gatto, con cui condivide la ‘personalità’ enigmatica. In testa alle mie preferenze rimane il felino, seguito a ruota dal cavallo. Tornando al Palio, vince la contrada di Valdimontone con il fantino Giuseppe Zedde detto Gingillo e si aggiudica il drappellone di Francesco De Grandi, pittore siciliano, classe 1968. Dopo mezz’ora di schermaglie ai canapi, arriva il momento clou: vedere i cavalli scalpitare gomito a gomito mi trasmette un’emozione altissima, perché temo che qualcuno cada e si azzoppi (e farebbe una brutta fine). Partecipo meno per la sorte dei dieci fantini. Fortunatamente non succede l’incidente. Tra gli spettatori c’è anche la pop star Madonna, credo che il coinvolgimento emotivo sia identico al mio. Sono stata a Siena parecchi anni fa e ne conservo un bel ricordo. Inoltre apprezzo la competizione storica nella forma della giostra equestre che coinvolge le 17 contrade in cui è divisa la città. Se fossi ancora in cattedra, ne farei una palpitante lezione interdisciplinare.
“Volevo un gatto nero…”
Da qualche anno, sul salva schermo del mio tablet d c’è una bella foto di Puma, la gattina nera mancata troppo presto per un problema di cuore. Più volte mi ero detta di cambiarla, ma adesso non ci penso più e mi conforta vederla ogni volta che apro il tablet, il che succede diverse volte al giorno. Del resto sul computer troneggia Sky, che però era tigrato. Il distinguo è d’obbligo, perché oggi è la Giornata Mondiale della valorizzazione del Gatto Nero. Istituita dall’artista americano Wayne H. Morris, mira a sfatare le superstizioni legate ai gatti neri e a promuovere la loro accettazione. Gli Antichi Egizi veneravano i gatti neri come una divinità e ne possedevano molti. Infatti, la gatta nera incarnava Bastet, la dea egizia della fertilità, delle donne e della famiglia. Mi viene in mente la canzoncina “Volevo un gatto nero”, proposta nel 1969 dal Piccolo Coro dell’Antoniano nell’undicesima Edizione dello Zecchino d’Oro. Esemplare un passaggio: Volevo un gatto nero, nero, nero. Mi hai dato un gatto bianco. Ed io non ci sto più. La canzone, classificatasi all’ultimo posto, ha tuttavia venduto più di due milioni e mezzo di dischi. Il significato del gatto nero varia molto a seconda delle culture. In quelle orientali è considerato un portafortuna, mentre in occidente, durante il medioevo era associato alla stregoneria. Per me il nero è simbolo di eleganza, di bellezza, di mistero. ‘Indossato’ dal gatto, è un valore aggiunto. Chiudo con la citazione di Leonardo Da Vinci che non badava certo al colore del manto: “Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro”.
Vigilia di Ferragosto
“OK. Per me l’estate è bastata. Possiamo anche finirla qui…??” è il testo che accompagna una vignetta di Schulz con il simpatico Snoopy, occhiali scuri e ombrellone chiuso sottobraccio che lascia la spiaggia. Vigilia di Ferragosto con 18 milioni di italiani in partenza per le ferie nel mese più caldo dell’anno, con temperature bollenti specie al Nord, con Bolzano a 35 gradi. La meta preferita rimane il mare, dove bollenti sono anche i prezzi per il caro spiaggia, e i balneari lamentano un calo di presenze. Certo in questo periodo non mi fa gola, per la folla, il traffico, eccetera. Di indole felina, mi sento a mio agio a casa, con i gatti e la ricerca della tranquillità. Scrivere il post e altro mi dà piacere ogni giorno. Viceversa riordinare è deprimente. Ad esempio, ho dedicato due infuocati pomeriggi a sgomberare il ripostiglio, stanza ‘cieca’ senza finestra. Ho la tendenza a tenere scatole e scatoloni, per offrirli come graditi giacigli ai gatti, senza considerare che rappresentano comunque un ingombro. Qualcuno mi serve per tenerci prodotti da bagno e per capelli che poi dimentico, cosicché per un po’ sono servita. Tra un cesto e un cestino, torna alla luce qualcosa di accantonato: un marsupio che usavo quando portavo in passeggiata Astro, che il Cielo lo abbia in gloria. Era un cane buonissimo, che andava d’accordo con i gatti. Mi ha fatto compagnia per quasi 18 anni. Non lo dimentico, perché un amico a quattro zampe è per sempre, vacanze comprese.
