Puntata di corsa al bar, perché ho diverse ‘incombenze domestiche’ da sbrigare. È una giornata limpida, il sole fa bene alle ossa e allo spirito. Dalla rapida scorsa del quotidiano, mi soffermo sulla notizia della morte di Anna Toscano, 55 anni (nata a Treviso e veneziana d’adozione), fotografa, poetessa, drammaturga, giornalista e critica culturale, docente “una figura estremamente poliedrica”. Non la conoscevo, ma emotivamente la considero una collega, per l’amore incondizionato alla parola. La scrittrice viveva in laguna da sette anni e amava Venezia. Commovente l’annuncio della dipartita che il marito Gianni Montieri, anch’egli poeta ne dà sui social: “La mia Anna, la mia adorata Anna, da stamattina è libera, è andata”. Trovo congeniale la definizione di “esploratrice della parola” che le viene attribuita e mi incuriosisce soprattutto il suo ruolo di poetessa. L’articolo si conclude con l’intensa poesia che ha il sapore del testamento spirituale: “Abbattetemi, seppellitemi/dove possa sentire il frusciare/delle pagine dei libri/che ho amato o non ho ancora letto./Ardetemi, mettetemi/tra gli scaffali di una libreria/bruciatemi con i miei zaini/quaderni e penne e occhiali./Voglio un’eternità/piena di parole, libere.” Per uno scrittore, la parola è la materia prima dell’arte e Anna la considera il suo vademecum per l’aldilà! Grandioso!
Categoria: Attualità
“Una preghiera, due preghiere pregherò…”
Una preghiera, due preghiere pregherò… Inizia così la canzone intitolata Sant’Allegria, interpretata magistralmente da Ornella Vanoni e Mahamud insieme. Il brano, del 1997 sta vivendo una nuova vita in radio e sui social, dopo la recente scomparsa della cantante. Mi piace molto, sembra una preghiera. Il testo descrive l’amore come un’emozione complessa dove si mischiano speranza e delusione, rappresentati da un “sole che sale” e una “stella che cade”. L’atmosfera è malinconica, a tratti struggente. Nei video che scorrono sul tablet la coppia, formata dall’anziana cantante e dal giovane collega fa tenerezza e dimostra come la qualità interpretativa non conosca età. Il tema della ciclicità della vita, insito nel testo trova la giusta cornice nei due interpreti. Ammetto che non avevo simpatia per la Vanoni cantante, altera e poco empatica. Ho riascoltato l’ultima intervista concessa a Fabio Fazio un mese fa e devo ricredermi: la trovo interessante come personaggio, più ancora che come cantante. Il suo fare un po’ distaccato – il padre Nino era un industriale farmaceutico – i diversi amori, il ruolo di madre poco presente per motivi artistici ne hanno sminuito la considerazione. L’età avanzata l’ha resa più morbida.
La casa nel bosco
La casa nel bosco. Sembra il titolo di una favola, ma non c’è modo di fantasticare, è tutto vero. Ne parlano da giorni, anche durante il programma Quarta Repubblica visto ieri sera su Rete 4. La vicenda è nota: tre minori – due gemelli di 6 anni e la bambina di 8 -:sono stati tolti alla coppia anglo-australiana nel bosco, in Abruzzo. Ne è nato un caso politico perché il giudice prevarica sulla famiglia. La casa è vicina alla strada, il bagno non c’è – è all’esterno – non hanno acqua corrente né elettricità. Sospensione temporanea della responsabilità genitoriale per i genitori: Nathan, ex chef inglese e Catherine, psicoterapeuta australiana. I servizi sociali si erano mossi a seguito del ricovero della famiglia un anno prima per intossicazione alimentare da funghi raccolti nel bosco. Ci sono sostenitori pro e contro la scelta di vivere isolati. Bisognerebbe conoscere le motivazioni del Tribunale. Al momento non riesco a schierarmi, ma qualcosa non mi torna. A esempio la donna, per la consulenza ‘spirituale’ pare percepisca 200 euro, che non mi sembrano pochi. Che sia arrivata qua dalla lontana Australia, nazione enorme da sembrare un continente mi pare strano, nel senso che laggiù poteva trovare silenzio e ristoro a chilometro zero. Sull’istruzione parentale, prevista in Italia sarei anche favorevole, però in gruppo si impara meglio e prima. Lo dico da ex insegnante, favorevole all’inclusione graduale. Bisognerebbe sentire i bambini, però dopo un’esperienza di vita scolastica in classe. Le mie attenzioni, come quelle dei giudici sono rivolte ai minori. Vedremo come si risolverà la vicenda.
Imbrattare l’ambiente
Puntata veloce al bar e scorsa altrettanto rapida al quotidiano disponibile, la tribuna dove mi attrae il titolo: Daspo a Greta “Via da Venezia”, in riferimento al blitz degli ecologisti che ieri hanno colorato di verde il Canal Grande, 37 persone denunciate; ordine di allontanamento dalla città e divieto di tornarci per le successive 48 ore per l’attivista svedese Greta Thunberg, per la quale non provo grande simpatia. Concordo col presidente della Regione Veneto, Luca Zaia che trattasi di azioni che danneggiano l’ambiente, costringendo ad interventi di ripristino. Insomma, protesta buona nelle intenzioni contro il “collasso climatico”, ma dannosa nei fatti. La parola ‘daspo’ molto usata in ambito sportivo è un acronimo, cioè una parola che si forma con le iniziali o le sillabe di altre parole, come Fiat, tanto per fare un esempio. In pratica è una sigla che sta per: divieto (di) accedere (manifestazioni) sportive, nel caso di Venezia esteso a manifestazione non autorizzata. L’ambiente è già abbastanza inquinato; armati di taniche cariche di colorante gli attivisti hanno versato la sostanza in acqua, tingendola di verde fosforescente, cioè alterandone il colore originario. Usare le parole appropriate e con calma, non sarebbe più semplice? Credo che il mondo della cultura dovrebbe farsi sentire. Imbrattare l’ambiente è l’ultima spiaggia (speriamo pulita).
Il cuore, oltre le gambe
Avevo dedicato alle gemelle Kessler il post del 18 novembre. Oggi ci torno, dopo aver letto nella Repubblica di ieri il testo: “Un’eredità che arriva in dono a tutti” di Concita De Gregorio. Come da previsione, la giornalista all’inizio ricorda le gemelle per le lunghissime gambe e i balletti in cui si muovevano all’unisono, spostando poi l’attenzione su ciò che Alice ed Ellen erano dietro la sfavillante facciata “dove niente è come sembra”. Ne trae il profilo di due persone “rigorosissime, dotate di multiformi talenti, acute, determinate, fiere, sensibili e segnate da grandi dolori”. La scelta di lasciare questo mondo insieme, nell’impossibilità di vivere una senza l’altra turba molti, ma personalmente mi commuove. Se penso alle liti tra consanguinei nelle famiglie normali, loro testimoniano una sorellanza totale, per cui avevano rinunciato al matrimonio e ad avere figli. Senza eredi, con un colpo da maestro hanno lasciato tutti i loro beni a Medici senza frontiere, Unicef e altri enti che si occupano di bambini, lasciandoci in dono una lezione silenziosa: “meglio fare e non dire, che dire e non fare”. L’ultimo spettacolo offerto testimonia quanto cuore ci fosse oltre le gambe.
Altruismo nel fango
Tra tante notizie di cronaca nera, solleva il morale sentire che esiste ancora l’altruismo. È il caso che riguarda Quirin Kuhnert, 32enne originario della Baviera morto per salvare Guerrina Skocaj, l’anziana vicina di casa durante la frana che ha colpito il Friuli, a Brazzano di Cormons, in provincia di Gorizia, all’alba di lunedì. “Ho visto Quirin e Guerrina travolti dal fango” racconta Matteo Betteto, gravemente ferito ma sopravvissuto al cataclisma, paragonato a un’esplosione. Una storia drammatica dove emerge la generosità di questo giovane che muore mentre cerca di salvare la vicina 83enne, trovata poi anche lei priva di vita. Conquistato dalla zona del Collio in Friuli, dove veniva in vacanza da bambino, Quirin aveva aperto con la compagna un locale di enogastronomia. Una foto postata su Instagram ne denota qualità e temperamento. Il sindaco di Cormons, Roberto Felcaro, nell’esprimere le condoglianze ha evidenziato come il comportamento generoso di Quirin sia doppiamente lodevole in una situazione ad alto rischio per la sua stessa vita. In un periodo influenzato pesantemente dall’individualismo, sapere che ci sono ancora persone capaci di badare agli altri in difficoltà riaccende la fiammella della speranza in un mondo più umano.
Addio ad Alice ed Ellen Kessler
La notizia della morte di Alice ed Ellen Kessler mi ha rattristato, ma soprattutto incuriosito, riguardardando in simultanea entrambe. D’altronde, essendo gemelle monozigote, unite in vita hanno deciso di esserlo anche per congedarsi. Un esempio di coerenza e alterità. Durante 1Mattina News, Umberto Broccoli le definisce “Esempio di simmetria perfetta” non solo come ballerine, ma per come hanno vissuto, condividendo tutto fino alla fine. La scelta della morte assistita, pianificata da tempo, più che turbarmi mi emoziona. Credo che la loro unione non fosse di facciata, bensì reale e pertanto ammirevole. Nate a Lipsia il 20 agosto 1936, a distanza di mezz’ora una dall’altra, non hanno avuto un’infanzia semplice, ma da piccole hanno mirato all’indipendenza. Negli Anni Sessanta, con la televisione in bianco e nero, pressoché identiche, alte, bionde, con lunghissime gambe diventano protagoniste del varietà serale, ammirate dagli uomini e apprezzate dalle donne. Sempre composte e misurate, sincrone nei movimenti e nel parlato con l’inflessione tedesca. Massimo Gramellini nel Corriere, titola “L’anima gemella” il suo pezzo, che conclude dicendo: “Le Kessler hanno voluto riunire in morte l’unico elemento che le separava in vita: i corpi. Ora, e per sempre, sono una cosa sola”. La scelta di andarsene insieme (pare che una delle due fosse seriamente ammalata) era stata anticipata in un’intervista concessa per l’88esimo compleanno. Aldo Cazzullo nello stesso quotidiano le considera “Simbolo di un’Italia che non va né idealizzata né rimpianta; ma va assolutamente ricordata e raccontata”. Sottoscrivo.
Adorabili gatti neri
Di primo mattino Erica mi aggiorna che oggi è la Festa Nazionale del Gatto Nero, messaggio che gradisco perché il gatto è l’animale che preferisco e si merita che gli dedichi un post. Al momento ne ho tre: Fiocco di pelo rosso, Pepita bianca e grigia, entrambi di tre anni e mezzo, Grey tigrata, di dieci anni. Prima di loro c’era Puma, che non a caso avevo chiamato così per il manto nero. Una sua bella fotografia riempie il salvaschermo del tablet che ho spesso sottomano, così mi pare che sia ancora tra noi. Era arrivata a casa mia malaticcia e ha avuto una vita breve, ma posso assicurare che emanava solo positività, contrariamente a quanto si riteneva nel Medioevo del gatto nero. Anzi, secondo me aveva una marcia in più, perché percepiva dove il mio corpo fosse più fragile e vi si acciambellava. Diverse mattine me la sono trovata sotto le coperte, all’altezza dell’anca artrosica, in seguito operata. Nerina, ovviamente nera è la gatta di Vilma ed ha la bellezza di 18 anni ben portati che le auguro di incrementare. Suppongo che ci siano diversi gatti neri nelle nostre abitazioni, spero ben trattati. La giornata odierna ha lo scopo di far conoscere “i numerosi pregi di questa pantera in miniatura, contrastare false dicerie e vecchie superstizioni” secondo l’AIDAA {Associazio Italiana Difesa Animali ed Ambiente). Il grande Leonardo Da Vinci, a ragione affermava che “Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro’. Senza distinzioni sul manto.
Sindrome di Medea
Sindrome di Medea. In psicanalisi, il desiderio materno di uccidere i propri figli. Il riferimento è all’omonima tragedia greca di Euripide dove Medea, abbandonata dal marito Giasone, per punirlo uccide i figli avuti da lui. La tragedia andò in scena la prima volta ad Atene, alle Grandi Dionisie del 431 a. C. Da allora, purtroppo l’infanticidio si ripete. Il fatto sconvolgente successo a Muggia (Trieste) lo conferma. Olena, ucraina di 55 anni accoltella alla gola il figlio Giovanni, 9 anni “nel timore di non poter più vivere assieme al suo bambino”, scrive Giampaolo Visetti, autore dell’articolo in la Repubblica a pag. 24. Come un pugno sullo stomaco apprendere che gli incontri con la madre – in cura al Centro di salute mentale – fossero stati protetti fino a poco tempo fa. Un epilogo imprevedibile che lascia sconvolti i servizi sociali, il papà del bambino, il sindaco, il parroco di Muggia, la comunità tutta. Me compresa, che a fatica scrivo riguardo questo fatto di terribile cronaca nera. Povero Giovanni che giocava a pallone nei pulcini del Muggia e si preparava per la prima comunione. Pena anche per la madre infanticida. Peraltro non unica… basti pensare ad altri fatti simili recenti, a partire da Cogne in poi. Penso al dramma di Paolo, padre di Giovanni che aveva in affidamento il bambino. La maternità non è tutta rose e fiori e ci sono madri che odiano i figli. Pena e solidarietà con gli uomini, vittime di tragedie opera delle donne.
Gentilezza, questa (quasi) sconosciuta!
Giornata Mondiale della Gentilezza, la migliore arma di distinzione dalla massa. Il fiore simbolo è il Caprifoglio, ma il simbolo ufficiale è il Gelsominino giallo che rappresenta l’eleganza e la benevolenza, mentre il colore associato a questa virtù è il viola, caro anche a Eleonora Duse. Tra i vari messaggi che accompagnano i saluti mattutini, prelevo il pensiero di Esopo: “Per quanto piccolo, nessun atto di gentilezza è sprecato” e su questo non ci piove. Ho proposto Esopo (VI sex. a.C.) a scuola, in parallelo con Fedro (I sec. d.C.) in quando sono considerati i maggiori favolisti della storia. Le loro favole, attraverso una narrazione piacevole con protagonisti gli animali si concludono con una morale destinata agli uomini. Il che significa che allora come ora non è facile praticare i buoni comportamenti e relative virtù. La Gentilezza è piuttosto in disuso, anche se conosco persone che la praticano, massimo quelle che stanno in una mano. Personalmente diffido delle persone gentili di facciata, sorriso a 32 denti, ma poca spontaneità. “Il lupo travestito da pecora” di Esopo la dice lunga al riguardo. Chi lavora a contatto con il pubblico dovrebbe imporsi di essere gentile, anche se può essere stressante in certi contesti e capita di vedere le persone sbagliate nel posto sbagliato. Un corso sulla Gentilezza non sarebbe male, prima di intraprendere una professione, in tutti gli ambiti. Anche ricorrere ai rinforzi, quando serve.
