Poeta di strada e Intelligenza artificiale

Domenica sonnolenta, sfoglio il venerdì cercando qualcosa che mi svegli. Lo trovo a pag. 38 nell’articolo di Pasquale Raicaldo, dedicato a un poeta di strada che sfida l’algoritmo. Il collega si chiama Paolo Grasso, 44enne irpino di Grottaminarda, titolare della “Manoscritteria”, una bottega poetica ambulante dove su richiesta dei passanti, con una vecchia Olivetti compone poesie al volo. Ma non è finita qua. Il singolare personaggio ha l’idea di mettere a confronto la sua capacità creativa con quella di ChatGpt. “Il pubblico decide la poesia più bella: spesso vinco io, ma mi è capitato anche di perdere”. Io ero rimasta al “certame poetico” dove certame deriva dal latino certamen che significa gara o lotta, in auge dal Medioevo all’Umanesimo. Dettaglio: il poeta è stato a lungo disoccupato, prima di diventare “venditore ambulante” di poesie. Emozionare con le parole in un tempo dominato dalle immagini è una gran cosa, che implica un talento notevole. L’aspetto che mi lascia perplessa è il tempo brevissimo per la creazione, che nel mio caso non è immediata. Velocità e profondità non viaggiano sullo stesso binario, salvo eccezioni. Del resto Paolo Grasso non impone un prezzo per le sue creazioni, ma si accontenta di un’offerta, persuaso che “Quanto a noi poeti, l’algoritmo non ci seppellirà”. È quello che spero anch’io.

Consapevolezza (contro le truffe)

“La meditazione? Antidoto contro le nostre ansie” è il titolo del servizio a pag. 14 dell’odierno Corriere del Veneto, con intervista al maestro Tatsugen (Carlo Tatsugen Serra), classe ’53 – mio coetaneo – monaco buddista, una delle personalità più autorevoli che hanno permesso la diffusione del Buddismo Zen in Italia. L’intervista è legata al Festival della Consapevolezza alla quarta edizione che si terrà a Padova il 20 e 21 settembre. Il tema scelto per il 2025 è ”Intelligenza spirituale” con sottotitolo “Un ritorno alla profondità perduta” che lascia intuire parecchio dell’obiettivo. La parola ‘Consapevolezza’ del titolo mi cattura e mi sprona a fare delle riflessioni. Un sinonimo è coscienza, ma anche conoscenza. L’uso più comune si riferisce alla capacità di essere informati o coscienti di sé e della realtà circostanze. In pratica, la consapevolezza è una comprensione profonda che richiede esperienza e pratica. Anche di sapersi destreggiare nelle truffe telefoniche, argomento scottante di attualità. Proprio stamattina ci stavo per cadere. Rispondo al telefono fisso, dove una frettolosa voce femminile mi dice che il costo dell’abbonamento mensile di Vodafone, il mio gestore passerà da 30 a 54 euro: prendere o lasciare in tempi brevissimi, cioè subito. Alternativa: rompere il contratto o passare ad altro gestore. Mi sale il sangue alla testa, perché l’anno scorso ho faticato per farmi ridurre il costo della bolletta mensile. Sono arrabbiata e confusa sul da farsi. Interviene opportunamente mio figlio che interrompe la comunicazione. Poi segnaliamo al gestore il quale conferma che è già aperta una pratica per truffa telefonica. Sono mortificata, ma più consapevole di prima.

Addio a Stefano Benni 📚

Massimiliano, bravo e caro collega sardo mi informa che è morto Stefano Benni, scrittore, poeta, giornalista, umorista, sceneggiatore, nato il 12 agosto 1947 a Bologna e mancato ieri. Lo scrittore amava il Sinis (penisola della Sardegna centro occidentale) e i gatti. Una foto pubblicata da un giornale locale lo ritrae all’Oasi felina di Su Pallosu nel 2016. Tanto mi basta per occuparmene, essendo anch’io una gattara e una che scrive. A parte il nome, balzato alla ribalta in qualche occasione, non lo conoscevo. Concentro le ricerche sul poeta, perché le poesie si leggono più in fretta, riservando ad altro momento la lettura di un suo romanzo. I più raccomandati sono: Il bar sotto il mare, Bar Sport, Saltatempo, Stranalandia, La grammatica di Dio, editi da Feltrinelli. Da come crea i testi poetici, rivela uno spirito brillante e talvolta vulcanico. Imprevedibile come i gatti. La poesia Ti amo è un fuoco d’artificio – sorprendente la chiusura – ma non la riporto perché lunga. Interessante e vera Non disprezzare il poco Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza/L’umile, il non visto, il fuoco, il silenzioso/Perché quando saranno passati amori e battaglie/Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza/Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara/Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota/Il poco, il meno il non abbastanza.// Brevissima, ma efficace come un pugno nello stomaco Il prossimo exit poll In caso di guerra civile/secondo un recente sondaggio/ il governo e l’esercito/sono in leggero vantaggio.//Termino con L’isola dell’amore che mi ricorda Gianni Rodari Io e te partiremo/su un aereo di carta/in tre ore per passare il mare/dove il vento ci porta/un aereo di carta di giornale/che porta la notizia che/io e te siamo partiti/e non si sa dove siamo finiti.// Ironico, profondo, originale.

Maionese impazzita

Lunedì, mattinata piena per me, dedicata alla spesa. Ma prima passo per il bar Milady, sempre affollato. Il quotidiano che preferisco è disponibile, tuttavia non riesco a captare un argomento meritevole su cui riflettere. Mentre giro e rigiro le pagine, entra una giovane con la testa coperta e due bambine; si siede nel tavolo difronte al mio e con il telefonino fotografa una delle bimbe, ma potrebbe inquadrare anche me. Provo un attimo di disagio, immaginando effetti collaterali negativi se posta la foto. L’ipotesi mi disturba, anche se non devo nascondere alcunché. Mi distrae un titolo del quotidiano che mi riporta in cucina, non il mio posto dell’anima: “A sinistra c’è una maionese impazzita. M non mi alleo neanche con la destra”. Il giornalista Federico Fubini intervista Carlo Calenda sul bipolarismo di casa nostra. Riporto un passaggio: “Il bipolarismo italiano è destinato a frantumarsi quando le condizioni si faranno dure. E ci arriveremo”. L’argomento è serio, ma lascio al lettore recuperare l’intervista. Io mi sposto metaforicamente in cucina per un imprevisto occorso agli esordi della mia attività lavorativa. Da studente universitaria, per raggranellare qualcosa ho venduto frullatori porta a porta, esperienza stressante, ma remunerativa. Prenotare l’articolo, significava versare trentamila lire, che io intascavo. Ovviamente prima dovevo fare la presentazione, che prevedeva di realizzare la maionese… senza farla impazzire! Il che succede quando gli ingredienti non si legano bene. Ci sono riuscita, ma mi sono spellata il pollice sinistro, maneggiando incautamente la lama del robot. Un torrentello di sangue inquinò l’operazione. Poi fui più accorta e capii che basta un niente per farsi male. Anche in politica.

Il Millennials di Dio

Carlo Acutis, patrono di Internet è un segno dei tempi, quelli buoni. Morto 15enne a causa di una leucemia fulminante, oggi 7 settembre è santo. Doppia canonizzazione in Piazza San Pietro per lui e per il beato Pier Giorgio Frassati, entrambi giovanissimi. La Piazza è stracolma di giovani venuti a rendere omaggio a due testimoni della fede. Non sono la più titolata per parlare di eventi religiosi, perciò mi limito a informare, lasciando fluire le mie sensazioni. Premetto che ho sentito l’intervista alla mamma di Carlo Acutis, Antonia Salzano Acutis (Roma, 23/11/1966) e mi ha colpito sapere che nel 2010 è diventata madre dei gemelli Francesca e Michele, quattro anni dopo la morte di Carlo nel 2006, allora figlio unico. Un sogno premonitore le aveva annunciato che sarebbe diventata di nuovo madre, com’è successo, il che ha qualcosa di miracoloso, al netto dei due miracoli attribuiti al giovane che considerava l’eucarestia l’autostrada per il paradiso. La signora vive principalmente ad Assisi, in Umbria – trasferita da Milano dove gestisce un’azienda – per avvicinarsi alla tomba del figlio, nella Basilicata di Santa Maria Maggiore ad Assisi. Immagino cosa possa provare la madre di Carlo, pioniere digitale salito all’onore degli altari.

L’anno scolastico incombe…

Si avvicina la data della ripresa scolastica, per il Veneto mercoledì 10 settembre. Ho delle colleghe insegnanti, già immerse negli incontri che precedono l’inizio delle lezioni. Quand’anche me ne scordassi, dato che sono in pensione da un decennio, ci pensano i media. Ad esempio, la copertina del settimanale il venerdì di Repubblica con il provocatorio titolo “Abbasso la scuola” e l’articolo “Scuola senza cellulare, bene” nel settimanale Oggi che leggo sotto il casco dalla parrucchiera. Stamattina un saluto mi è giunto con una parata di pastelli colorati, sovrastati da cuoricini e un buongiorno in technicolor. L’impressione di un avvio festoso delle lezioni si mischia con problemi vecchi e nuovi che scoraggiano l’utenza. Anche se sono un’insegnante in pensione, l’ambiente scolastico continua ad influenzarmi, anche materialmente. Nelle cassettiere della scrivania custodisco materiali che dovrei buttare, per non parlare dei libri. Ma non ne ho il coraggio. Tra l’altro oggi è la Giornata Mondiale della Lettura, iniziativa nata negli Stati Uniti, diffusasi in altre parti del mondo, Italia compresa. Francesca, Lucia, Mariuccia, Marisa, Vilma leggono parecchio. Io alterno lettura e scrittura, abilità di base che si apprendono a scuola. Quando insegnavo, distributivo le mie 6 ore settimanali di Italiano tra Lettura, Grammatica, Poesia. Ma la Scuola non può fare tutto da sola.

Armani, una vita per la moda

Eleganza, sobrietà, gusto: tre parole che si addicono a ‘Re Giorgio’, il famoso stilista Giorgio Armani, mancato ieri a 91 anni. “La scomparsa di Giorgio Armani è un colpo durissimo” sono le parole accorate di Hoara Borselli che ne ricorda la semplicità e l’eleganza. In alcuni pensieri è condensata la sua filosofia: “‘Eleganza non significs farsi notare, ma significa farsi ricordare” e “I jeans rappresentano la democrazia nella moda”, oppure “I cretini non sono mai eleganti”. Vestiva sempre in nero perché “Il nero è modesto e arrogante nello stesso tempo”, un modo per concentrarsi sull’essenza, piuttosto che sulla superficie. Il blu, il colore preferito, di cui dice “È una valida alternativa al nero”. Nelle sue collezioni è ricorrente il ‘greige’, la tinta da lui creata, tra il grigio e il beige. L’impero creato conta quasi 8700 dipendenti nel mondo, un numero impressionante. Ha ricevuto la quinta laurea ‘honoris causa’ in Global Business Management dall’Università Cattolica di Piacenza, sua città natale, l’11 maggio 2023. Pensare che aveva iniziato la carriera come vetrinista (!) per la Rinascente di Milano, dopo aver abbandonato gli studi di medicina. Il debutto come stilista a Firenze nel 1974 e l’anno dopo fonda la sua azienda insieme a Sergio Galeotti, il primo compagno. Da lì un’escalation. L’anno scorso ha festeggiato 50 anni del suo marchio. Lo stilista più amato dalle celebrità era un uomo riservato che amava la bellezza coniugata alla sobrietà ed anche all’etica. Infatti aveva eliminato le pellicce dalle sue collezioni, a tutela degli animali e dei lavoratori. ARMANI Archivio, consultabile online concentra 50 anni di moda dello stilista ed è patrimonio digitale per tutti. Grande davvero!

Dalla bravata alla tragedia

Dalla bravata alla tragedia è il titolo che destino al mio post odierno su un fatto di cronaca nera. Ne scrivo per un’eco giornalistica e per pietà nei confronti della vittima, consapevole che i miei contatti preferiscono leggere notizie d’altro stampo. Lo sento per Tg1Mattina nell’elenco dei fatti in breve: 18enne senza patente travolge e uccide un ciclista in provincia di Treviso. Penso immediatamente alla madre, cerco e trovo dettagli sul web. La vittima è un professore di matematica in pensione, Diego Lapaine, quindi un collega 71enne e l’auto una Fiat 500 rossa, marca di auto che ho guidato con soddisfazione nel passato. Il grave fatto è successo ieri pomeriggio a Villorba, dove il ragazzo, senza patente, al volante dell’auto della madre ha perso il controllo, centrando il ciclista e scaraventandolo nel giardino di una casa. Il giovane, residente a Conegliano e di origini cubane è indagato per omicidio stradale. Continuo a pensare alla madre e ai sensi di colpa che la inonderanno. Anche al pericolo di usare la bicicletta oggi, non certo per colpa del mezzo, per lo più associato allo svago e all’evasione. La mia bici, nata rosa e tinteggiata blu è costretta al riposo forzato in garage, causa pioggia oppure troppo caldo. Mi auguro di usarla i prossimi giorni, per un tratto breve e rettilineo. Contando sulla buona sorte.

La Terra, tema ricorrente e sottostimato

Primo Settembre, Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del Creato, istituita da Papa Francesco nel 2015, in contemporanea con l’enciclica Laudato sì. La giornata segna l’inizio del Tempo del Creato che si concluderà il 4 Ottobre, festa liturgica di san Francesco d’Assisi. Mi soffermo sulla parola creato che mi piace molto, nel doppio significato di aggettivo (tratto dal nulla ) e sostantivo (universo e ciò che contiene). La tutela dell’ambiente/creato un non è solo una questione di giustizia sociale ed economica, ma rappresenta anche una necessità urgente, aggravata dalle guerre in atto. Il primo libro della Bibbia, la Genesi (parola che significa origine, creazione, nascita) descrive la creazione della terra in sette giorni; nello specifico la terra viene creata il terzo giorno, mentre nel sesto “Dio crea tutti gli esseri che vivono sulla terraferma” compreso l’uomo che rende speciale, al di sopra di tutte le altre creature. Beh, credo che il Padreterno abbia ecceduto in fiducia nei confronti dell’uomo, considerato come si sono messe le cose. Non sono una biblista, perciò chiedo venia se il mio pensiero sconfina nel paradosso. La terra è la nostra casa, ma non la trattiamo con la dovuta cura, anzi in molti casi la profaniamo anche nel privato, inquinando e abusando delle risorse a disposizione. Tema ricorrente fra tutte le persone sensibili e sottovalutato da chi dovrebbe farsene carico.

Salute mentale degli scrittori

Compero il settimanale il venerdì di Repubblica da quando insegnavo, perché maneggevole nel formato e abbastanza interessante. Diciamo che cerco le spigolature, piuttosto che i servizi, forse memore dell’uso didattico che ne facevo in classe. Inoltre con l’età ci si affeziona alle cose e pure alle testate. Comunque leggo anche dell’altro. Orbene, partendo sempre dalla fine come d’abitudine, verso la metà del giornale mi cattura il titolo: “Non si diventa scrittori se non si è disturbati mentali” che introduce l’intervista di Brunella Schisa alla madrilena Rosa Montero, autrice del libro ‘La pazza di casa’ che esce nuovamente dopo vent’anni. Istintivamente mi interrogo sul mio stato mentale, dato che sono una scrittrice anch’io. Credo di essere abbastanza in salute psico-fisica, ma è una mia percezione. Dovrò chiedere ai lettori e ai miei contatti che scrivono. Leggendo l’articolo, scopro che Santa Teresa d’Avila definiva la fantasia la “la pazza di casa” a cui si ispira il titolo del libro di Rosa Montero. Beh, coi santi non sono in grande confidenza, ma non ho motivo di dubitare della definizione della santa riguardo il mondo della letteratura, stimolante ed eclettico. L’autrice ironizza sui vizi capitali dei grandi autori – ad esempio sulla vanità di Italo Calvino – nonché sul disagio di quelli votati all’insuccessoe, come Melville, autore del Moby Dick che vendette meno di trenta copie. Da parte mia, sono abbastanza tranquilla, perché scrivo per liberarmi, non per vendere. Ma la costanza e il seguito dei lettori confortano.