Il cuore, oltre le gambe

Avevo dedicato alle gemelle Kessler il post del 18 novembre. Oggi ci torno, dopo aver letto nella Repubblica di ieri il testo: “Un’eredità che arriva in dono a tutti” di Concita De Gregorio. Come da previsione, la giornalista all’inizio ricorda le gemelle per le lunghissime gambe e i balletti in cui si muovevano all’unisono, spostando poi l’attenzione su ciò che Alice ed Ellen erano dietro la sfavillante facciata “dove niente è come sembra”. Ne trae il profilo di due persone “rigorosissime, dotate di multiformi talenti, acute, determinate, fiere, sensibili e segnate da grandi dolori”. La scelta di lasciare questo mondo insieme, nell’impossibilità di vivere una senza l’altra turba molti, ma personalmente mi commuove. Se penso alle liti tra consanguinei nelle famiglie normali, loro testimoniano una sorellanza totale, per cui avevano rinunciato al matrimonio e ad avere figli. Senza eredi, con un colpo da maestro hanno lasciato tutti i loro beni a Medici senza frontiere, Unicef e altri enti che si occupano di bambini, lasciandoci in dono una lezione silenziosa: “meglio fare e non dire, che dire e non fare”. L’ultimo spettacolo offerto testimonia quanto cuore ci fosse oltre le gambe.

Altruismo nel fango

Tra tante notizie di cronaca nera, solleva il morale sentire che esiste ancora l’altruismo. È il caso che riguarda Quirin Kuhnert, 32enne originario della Baviera morto per salvare Guerrina Skocaj, l’anziana vicina di casa durante la frana che ha colpito il Friuli, a Brazzano di Cormons, in provincia di Gorizia, all’alba di lunedì. “Ho visto Quirin e Guerrina travolti dal fango” racconta Matteo Betteto, gravemente ferito ma sopravvissuto al cataclisma, paragonato a un’esplosione. Una storia drammatica dove emerge la generosità di questo giovane che muore mentre cerca di salvare la vicina 83enne, trovata poi anche lei priva di vita. Conquistato dalla zona del Collio in Friuli, dove veniva in vacanza da bambino, Quirin aveva aperto con la compagna un locale di enogastronomia. Una foto postata su Instagram ne denota qualità e temperamento. Il sindaco di Cormons, Roberto Felcaro, nell’esprimere le condoglianze ha evidenziato come il comportamento generoso di Quirin sia doppiamente lodevole in una situazione ad alto rischio per la sua stessa vita. In un periodo influenzato pesantemente dall’individualismo, sapere che ci sono ancora persone capaci di badare agli altri in difficoltà riaccende la fiammella della speranza in un mondo più umano.

Addio ad Alice ed Ellen Kessler

La notizia della morte di Alice ed Ellen Kessler mi ha rattristato, ma soprattutto incuriosito, riguardardando in simultanea entrambe. D’altronde, essendo gemelle monozigote, unite in vita hanno deciso di esserlo anche per congedarsi. Un esempio di coerenza e alterità. Durante 1Mattina News, Umberto Broccoli le definisce “Esempio di simmetria perfetta” non solo come ballerine, ma per come hanno vissuto, condividendo tutto fino alla fine. La scelta della morte assistita, pianificata da tempo, più che turbarmi mi emoziona. Credo che la loro unione non fosse di facciata, bensì reale e pertanto ammirevole. Nate a Lipsia il 20 agosto 1936, a distanza di mezz’ora una dall’altra, non hanno avuto un’infanzia semplice, ma da piccole hanno mirato all’indipendenza. Negli Anni Sessanta, con la televisione in bianco e nero, pressoché identiche, alte, bionde, con lunghissime gambe diventano protagoniste del varietà serale, ammirate dagli uomini e apprezzate dalle donne. Sempre composte e misurate, sincrone nei movimenti e nel parlato con l’inflessione tedesca. Massimo Gramellini nel Corriere, titola “L’anima gemella” il suo pezzo, che conclude dicendo: “Le Kessler hanno voluto riunire in morte l’unico elemento che le separava in vita: i corpi. Ora, e per sempre, sono una cosa sola”. La scelta di andarsene insieme (pare che una delle due fosse seriamente ammalata) era stata anticipata in un’intervista concessa per l’88esimo compleanno. Aldo Cazzullo nello stesso quotidiano le considera “Simbolo di un’Italia che non va né idealizzata né rimpianta; ma va assolutamente ricordata e raccontata”. Sottoscrivo.

Adorabili gatti neri

Di primo mattino Erica mi aggiorna che oggi è la Festa Nazionale del Gatto Nero, messaggio che gradisco perché il gatto è l’animale che preferisco e si merita che gli dedichi un post. Al momento ne ho tre: Fiocco di pelo rosso, Pepita bianca e grigia, entrambi di tre anni e mezzo, Grey tigrata, di dieci anni. Prima di loro c’era Puma, che non a caso avevo chiamato così per il manto nero. Una sua bella fotografia riempie il salvaschermo del tablet che ho spesso sottomano, così mi pare che sia ancora tra noi. Era arrivata a casa mia malaticcia e ha avuto una vita breve, ma posso assicurare che emanava solo positività, contrariamente a quanto si riteneva nel Medioevo del gatto nero. Anzi, secondo me aveva una marcia in più, perché percepiva dove il mio corpo fosse più fragile e vi si acciambellava. Diverse mattine me la sono trovata sotto le coperte, all’altezza dell’anca artrosica, in seguito operata. Nerina, ovviamente nera è la gatta di Vilma ed ha la bellezza di 18 anni ben portati che le auguro di incrementare. Suppongo che ci siano diversi gatti neri nelle nostre abitazioni, spero ben trattati. La giornata odierna ha lo scopo di far conoscere “i numerosi pregi di questa pantera in miniatura, contrastare false dicerie e vecchie superstizioni” secondo l’AIDAA {Associazio Italiana Difesa Animali ed Ambiente). Il grande Leonardo Da Vinci, a ragione affermava che “Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro’. Senza distinzioni sul manto.

Sindrome di Medea

Sindrome di Medea. In psicanalisi, il desiderio materno di uccidere i propri figli. Il riferimento è all’omonima tragedia greca di Euripide dove Medea, abbandonata dal marito Giasone, per punirlo uccide i figli avuti da lui. La tragedia andò in scena la prima volta ad Atene, alle Grandi Dionisie del 431 a. C. Da allora, purtroppo l’infanticidio si ripete. Il fatto sconvolgente successo a Muggia (Trieste) lo conferma. Olena, ucraina di 55 anni accoltella alla gola il figlio Giovanni, 9 anni “nel timore di non poter più vivere assieme al suo bambino”, scrive Giampaolo Visetti, autore dell’articolo in la Repubblica a pag. 24. Come un pugno sullo stomaco apprendere che gli incontri con la madre – in cura al Centro di salute mentale – fossero stati protetti fino a poco tempo fa. Un epilogo imprevedibile che lascia sconvolti i servizi sociali, il papà del bambino, il sindaco, il parroco di Muggia, la comunità tutta. Me compresa, che a fatica scrivo riguardo questo fatto di terribile cronaca nera. Povero Giovanni che giocava a pallone nei pulcini del Muggia e si preparava per la prima comunione. Pena anche per la madre infanticida. Peraltro non unica… basti pensare ad altri fatti simili recenti, a partire da Cogne in poi. Penso al dramma di Paolo, padre di Giovanni che aveva in affidamento il bambino. La maternità non è tutta rose e fiori e ci sono madri che odiano i figli. Pena e solidarietà con gli uomini, vittime di tragedie opera delle donne.

Gentilezza, questa (quasi) sconosciuta!

Giornata Mondiale della Gentilezza, la migliore arma di distinzione dalla massa. Il fiore simbolo è il Caprifoglio, ma il simbolo ufficiale è il Gelsominino giallo che rappresenta l’eleganza e la benevolenza, mentre il colore associato a questa virtù è il viola, caro anche a Eleonora Duse. Tra i vari messaggi che accompagnano i saluti mattutini, prelevo il pensiero di Esopo: “Per quanto piccolo, nessun atto di gentilezza è sprecato” e su questo non ci piove. Ho proposto Esopo (VI sex. a.C.) a scuola, in parallelo con Fedro (I sec. d.C.) in quando sono considerati i maggiori favolisti della storia. Le loro favole, attraverso una narrazione piacevole con protagonisti gli animali si concludono con una morale destinata agli uomini. Il che significa che allora come ora non è facile praticare i buoni comportamenti e relative virtù. La Gentilezza è piuttosto in disuso, anche se conosco persone che la praticano, massimo quelle che stanno in una mano. Personalmente diffido delle persone gentili di facciata, sorriso a 32 denti, ma poca spontaneità. “Il lupo travestito da pecora” di Esopo la dice lunga al riguardo. Chi lavora a contatto con il pubblico dovrebbe imporsi di essere gentile, anche se può essere stressante in certi contesti e capita di vedere le persone sbagliate nel posto sbagliato. Un corso sulla Gentilezza non sarebbe male, prima di intraprendere una professione, in tutti gli ambiti. Anche ricorrere ai rinforzi, quando serve.

“La poesia è un ponte tra il quotidiano e l’eterno”

Lo spazio dedicato alle lettere dei lettori talvolta allarga l’anima. È il caso della lettrice Eva Borra Nesi che scrive per congratularsi con il programma del mattino Radio Norba che propone la lettura di una poetessa sconosciuta ai radioamatori, “Un momento sospeso, dove il tempo si ferma per ascoltare”. Le liriche del mattino consentono di iniziare la giornata col piede giusto, perché “La poesia è un ponte tra il quotidiano e l’eterno, crea il silenzio e la voce interiore”. La lettera è uno scrigno di belle parole che condivido. Anch’io scrivo poesie e non avrei saputo esprimere meglio l’importanza che attribuisco a questa forma di espressione. Le parole sono il mio pane quotidiano, scrivere mi dà soddisfazione, sia in prosa che in poesia. Raggiungo il top quando ciò che metto nero su bianco diventa arcobaleno nell’interpretazione di un altro artista. Come si evince dalla copertina della mia ultima opera Amici Inaspettati dove Noè Zardo anticipa con leggiadria la storia di amicizia tra cani e umani. Ammetto che mi lusinga essere chiamata Poetessa, anche se non ho nessuna patente in tal senso. L’artista non cerca un premio materiale, ma la considerazione del pubblico, attraverso la condivisione ed anche la critica costruttiva. E siccome viviamo tempi difficili, mi piace chiudere con la frase del pittore e scultore francese Georges Braque (Argenteuil, 13 maggio 1882 – Parigi, 31 agosto 1963): “L’arte è una ferita trasformata in luce”.

Mimmo, delfino solitario

Simpatica la storia di “Mimmo, il delfino che ama Venezia”, letta stamattina in Cronache sul CORRIERE DELLA SERA a pag.27. In realtà “Dallo scorso giugno vive tra i canali, senza paura né voglia di andarsene”scrive Vera Mantengoli, creando apprensione tra chi vorrebbe fosse riportato in mare, per non incorrere in qualche incidente, dato che “C’è chi ha già rischiato di andargli addosso per un selfie”. Mimmo è un animale selvatico che vive in zone costiere. È arrivato a Venezia, probabilmente attratto dall’abbondanza di cibo: branzini, orate e cefali, di cui si nutre. È da solo, ma è normale che “Gli individui giovani come lui possano spingersi a fare esplorazioni in solitaria”(Carlotta Lombardo). Mimmo mi è simpatico anche per la sua indipendenza. Curioso, oggi 11 Novembre è la Giornata Mondiale dei Single, chissà se Mimmo la festeggia! I veterinari del Cert di Padova lo stanno monitorando, preoccupati che il cetaceo non faccia una brutta fine. Infatti a Venezia pare esplosa la “Mimmo mania” per la voglia di vederlo spuntare dall’acqua e magari saltare tra un vaporetto e una gondola. Beh, Mimmo è avvertito. Se i curiosi esagerano, la colonia di tursiopi lungo la costa lo aspetta. 🐬

“Un sogno per domani” (film)

Non rinuncio al mio riposino pomeridiano nemmeno alla domenica, anche se c’è il sole e ci starebbe una passeggiata. Del resto sono uscita in mattinata e mi sono piacevolmente imbattuta nella banda musicale e in un folto corteo di motociclisti. Sto per spegnere il televisore posizionato sul quarto canale quando parte la sigla dei “bellissimi”, film selezionati per un pubblico esigente, suppongo. Il film proposto è intitolato “Un sogno per domani”, del 2001, genere drammatico, tratto da un romanzo di Catherine Ryan Hude. Mi attrae dalle prime immagini, perché ambientato in una scuola media, classe seconda, la più difficile del triennio, in base alla mia esperienza. Quindi pane per i miei denti, anche se siamo a Las Vegas. D’altronde l’adolescenza è un’età difficile a qualunque latitudine. L’insegnante di Scienze sociali Eugene Simonet assegna ai ragazzi un insolito compito: trovare un modo per cambiare il mondo, innescando una sorta di catena della bontà. Trevor lo prende sul serio, iniziando a bonificare a casa sua, dove Arlene, la madre è una cameriera ex alcolizzata. Come anche la nonna, mentre il padre è un violento. Tra insegnante e allievo si crea una complicità che darà buoni frutti. Ma non è previsto il lieto fine. Infatti Trevor viene accoltellato mentre tenta di difendere un compagno dall’aggressione di alcuni bulli. Mi pongo due domande: Trevor è andato oltre con il suo tentativo di cambiare le cose? È utile contenersi anche nel fare il bene? Mi sembra un tema interessante, interpretato da un ottimo cast.

Peppe Vessicchio, un Maestro e un Signore 🎵

Ci sono persone che dallo schermo entrano in casa e diventano familiari, come Peppe Vessicchio, direttore d’orchestra e non solo, mancato improvvisamente ieri a 69 anni (Napoli, 17 marzo 1956). L’ho sentito nel tardo pomeriggio e ci sono rimasta male. Lo sguardo dolce, la barba e i capelli bianchi erano una sua caratteristica. Ma poi c’era il “maestro” di Sanremo, il compositore, l’arrangiatore e perfino lo scrittore. Infatti leggo che la settimana scorsa era uscito il suo libro per ragazzi su Mozart, “Bravo bravissimo” che avrebbe dovuto presentare a “Che tempo che fa” con Fabio Fazio. Cosa straordinaria, si era occupato degli effetti della musica sulla crescita di frutta e verdura ed aveva scritto il libro “La musica fa crescere i pomodori”. Beh, mi spiace non averlo conosciuto di persona, perché dev’essere stato uno spasso! Del resto sono molti gli amici e gli ammiratori che lo ricordano, compresa la Presidente Giorgia Meloni. Causa della morte la polmonite interstiziale, che aveva colpito anche mia madre nel lontano 2007. “L’interstiziale è difficile da auscultare, il medico nel 50% dei casi può non riconoscerne i suoni. Dopo 3 o 4 giorni la situazione si aggrava” (Margherita De Bac). Una carriera brillante, una persona talentuosa, una vita spezzata all’improvviso. Adesso parlerà per sempre la sua Musica.